martedì 8 ottobre 2019

ALLA SCOPERTA DELLA GIALLA ( di Pordenonelegge ) 1

 
 
 
 
        Ci rifugiamo nei nostri abbracci…
 
 

IL MACHINE LEARDING E LA NOTTE STELLATA


IL TRAUMA VICARIO DI UNA POETESSA INCONSAPEVOLE
 
Fatti andar bene
i dibattiti pigri,
i luoghi comuni,
gli encefalogrammi piatti.

Sorridi svampita,
accetta gli inviti,
la corte impacciata
di uomini con la camicia
che gli ha comprato la mamma.

Frena il dimenare delle mani,
blocca la mimica facciale,
placa il ribollir dei tini,
soffoca i parossismi,
cela la tua ipersensibilità da enneatipo 4,
e per favore, non commentare la scelta
dei vini.

Pendi dalle loro labbra,
limita l'eruzione verbale
o stringili forte
prima che li travolga.
Bevi il tuo tè, con la consapevolezza
che anche un minuscolo sorso
è un maremoto per la tazza.

Sei la poesia,
la tua vita è poesia,
la tua coscienza è poesia,
i tuoi sbagli, i tuoi sbadigli sono poesia.

Fuori c'è un vento che stira le nuvole,
oscillano le luci gialle dei Navigli,
continua a cercare un tavolo per due
che non sia vuoto a metà.


                                             ***
CHE COSA TROVO IN TE


Che cosa ci trovo poi io in te,
sei solo una donna stupenda
con due occhi come ami per la pesca d'altura,
due sonar che scandagliano senza sosta il fondale del lago di Lochness,
che mi capisce come se mi avesse partorito
e con cui posso parlare di tutto ciò che amo
fono a morire di complicità.

E' proprio vero ciò che ci piace dell'amore
è il suo assoluto- non sense.

Dai versi e le strofe
nati dalle conversazioni su Telegram
e dai contratti editoriali
che mi chiedono la carità
ho capito che devo lasciare che la vita mi devasti.

Solo così mi assegneranno
un compagno di viaggio adeguato,
il loculo della Merini è accanto
a quello di Gaber non a caso.
Quando anche i fogli di carta
mi mostreranno le loro spalle nere,
tu scherzerai ancora al nostro modo
coi nostri amici ignari,
con me non lo farai già più.

Ora vado a una festa a trattar male qualcuno,
a farmi mandare a fare in culo.

Al diavolo i comportamenti Karma- compatibili.


                                                ***

TUTTI I MIEI PARALIPOMRNI


Sul mio filo logico
ci hai steso la biancheria;
sai far volare anche
un tappeto dell' Ikea,
sei la colomba
nel cilindro del mago,
sei la cosa che più
assomiglia ad un essere alato.

Sogni di sbirciare
in quella stanza sullo sfondo
come la ballerina nel dipinto di Degas;
respiri vita a stento
nonostante una maschera antigas…
Mi hai detto,
con fare convinto :
" Ti amo, ma ho perso le chiavi",
sai trasformare
il dispari in pari,
sei la regina
degli insetti pronubi,
l'incanto inaspettato
in fila alle Poste,
l'aria  passivo- aggressiva
dei cumulonembi,
il tenero sotto la crosta;
sei il salto alla corda
senza un momento di sosta
e per di più senza corda.

Sei tutti i miei paralipomeni.


                                         ***

AMORE TRA PARENTESI ( alle mie nuvole)

Ognuno ha le sue nuvole,
ognuno le sue costellazioni,
ognuno il suo spazzolino,
il suo asciugamani, le sue convinzioni.

Io - invece - vado a caccia di scorpioni,
stano l'amore dai suoi nascondigli di parole,
gli strappo gli artigli e lo lascio a dimenarsi
- impotente -
come si fa con le nuvole
e con le loro contraddizioni.

Altre volte lo bracco,
calcolo la balistica del dardo,
i danni laterali del coinvolgimento
e attendo
attendo
il momento giusto per sparargli a tradimento,
come un amante spavaldo,
come un cupido codardo.

Mi stendo al suo fianco
a guardare il cielo
e penso che se gli apostrofi tagliassero le gole
come fanno con le parole,
la mia bocca traboccherebbe di sangue;
che se le nuvole dicessero la verità
riguardo la loro vera forma,
non ci sarebbe azzurro sufficiente
a segnare l'orizzonte
a meno che
traboccasse dai tuoi occhi.


                                                ***

QUEL PUNTO MOLLE TRA LE TUE COSTOLE

Sfili la maglietta un pomeriggio d'agosto
scoprendo quell'incavo perfetto nel costato
e io ti trafiggo il cuore con un dito.

Cadi come d'autunno
si stacca la foglia da un ramo,
planando.


Non c'è alcun senso di tragedia nella caduta,
nessun accenno di fatalità.

Cadi in un vuoto pneumatico e atemporale
che fagocita il suono,
come al lampo non segue mai il tuono,
in un mare idrofobo,
in uno stadio fetale
in cui giaci non tanto per giacere,
ma perché qualcuno estragga
la tua condizione di valore
nascosta - come le cose preziose -
nei dotti lacrimali
in algoritmi primordiali,
nei cunicoli dei giacimenti d'argentite.

Hai bisogno di rivelare la tua essenza,
" di vivere al di sopra
delle tue possibilità sentimentali",
per permettere al diavolo
di suonare l'organo nella tua chiesa,
affinché tutto intorno bruci
ed evaporino finanche i mari occidentali.

Non c'è alcun senso di tragedia nella caduta,
nessun accenno di fatalità
nel continuare a precipitare
danzando tra gli aliti e le creste delle fiamme.


                                          ***

L'ORTOGENESI RIASSUME LA FILOGENESI

Siamo due alberi secolari che si amano
nel luccichio della polvere d'avorio
di un cimitero di pachidermi
su cui non si estende mai l'ombra.

Siamo vita e linfa
in un regime in cui non nascono poeti
che raccontino di noi,
dei collant sul pavimento
morti da eroi,
una scoperta che non conoscerà profeti,
celata tra aridità e tane di scorpioni,
l'anidride mischiata all'ossigeno
nelle spirali degli avvoltoi
che planano su di noi
che non abbiamo bare
che non possiamo arrugginire
nella cornice di una polaroid.

Siamo venuti su
farabutti e insolenti
come l'erba infestante,
come radici nodose
in impervi versanti,
aggrappati alla terra,
sedotti con trucchi da 4 soldi
e un deserto che disperde i passi;
ci rifugiamo
- tra corazze di corteccia -
nei nostri abbracci,
migliori di mille posti,
di mille viaggi.



    Francesco Tripaldi   da  Il machine learning e la notte stellata



domenica 6 ottobre 2019

DIEGO E FRIDA ( Un amore assoluto e impossibile ) 1

 
 
 
                                              
                                                La morte di Matilde Calderòn

(…) Dietro l'atteggiamento disinvolto e il comportamento da
       ragazzina innamorata, Frida nasconde un'esperienza dolorosa
       fuori del comune. Tutta la sua vita è fatta di momenti difficili.
       Nata nel 1907 da una famiglia squattrinata, capisce in fretta
       che non avrà molto da aspettarsi. Suo padre Guillermo ha
       avuto una vita dura. Fotografo ufficiale ai tempi di Porfirio
       Diaz, la rivoluzione l'ha lasciato senza denaro, senza avvenire
       e vive di espedienti. E' Matilde Calderòn, la madre di Frida
       che deve occuparsi di far quadrare il bilancio domestico
       vendendo suppellettili e mobili, affittando  camere agli
       scapoli di passaggio e facendo meschine economie su tutto
       quanto. Questa madre sembra aver avuto un ruolo minimo
       negli affetti di Frida : troppo pia, bigotta, dura e
       contemporaneamente riservata, sfigura al fianco di Guillermo,
       così artista, così fragile, così poco realista. Lei, così graziosa
       e viva nella sua giovinezza, per proteggere la famiglia è
       divenuta autoritaria e severa. " Mi iefe ", dice di lei Frida,
      " mio padrone". Come Diego, ha conosciuto l'abbandono
       materno nella primissima infanzia: spossata dalle continue
       gravidanze, alla nascita di Cristina ( un anno dopo Frida ),
       Matilde sprofonda nella depressione e non può più occuparsi
       delle bambine. La balia che allatta Frida è il pendant della
       Antonia di Diego, la madre india.Tuttavia è senza dubbio dalla
       madre che Frida eredita quello che la distingue dalle altre
       ragazze della sua classe: quell'energia, quello sguardo lucente
       e la devozione quasi religiosa all'ideale rivoluzionario.
       Suo padre, così fragile e così sognatore è l'uomo- bambino che
       Frida cercherà per tutta la vita.  (…)


Jean- Marie Gustave Le  Clézio   da   Diego e Frida ( Un amore assoluto e impossibile )

DIEGO E FRIDA ( Un amore assoluto e impossibile ) 2

                                               Le due Frida  ( 1939 )      

(…) La sofferenza di essere diversa è la vera formazione di Frida.
       In quel momento non sogna affatto di dipingere, ma vive in un
       mondo di fantasia e di suoni in cui trova una compensazione
       alla solitudine; fa apparire a volontà, sulla finestra della sua
       camera, un'altra Frida, il suo doppio, sua sorella: " Avevo
       alitato sul vetro della finestra della mia camera di allora ",
       scrive nel suo diario " e con un dito avevo disegnato una porta.
       Piena di gioia e di urgenza, varcai quella soglia con l'
       immaginazione. Attraversai per intero la pianura che avevo di
       fronte e arrivai a una fattoria chiamata " Pinzòn". Entrai
      attraverso la "o" di Pinzòn e scesi in fretta nel cuore della terra
      dove la mia " amica immaginaria" stava aspettando. Non
      ricordo né la sua faccia né il suo colore, ma so che era allegra,
      che rideva molto. Senza emettere suono. Era agile e danzava
      come se il suo corpo non avesse peso. La seguivo in tutti i suoi
      movimenti e mentre danzava le raccontavo i miei problemi
      segreti".
     Frida non si separerà mai dal suo doppio.In un quadro del 1939
     intitolato Le due Frida , due sorelle siamesi sedute fianco a
     fianco, si tengono per mano e i loro cuori appaiono uniti dalla
     stessa arteria. L'incipiente malattia, il rinchiudersi nella
     solitudine del dolore hanno trasformato il sogno di bambina in
     fantasma, e dato un valore quasi mitico a quell'altra se stessa
     che lei scruta nel suo specchio.
    Quello che stupisce nel destino di Frida è l'assoluta irrazionalità
    di tutto quanto la concerne. Contrariamente a Diego Rivera,
    nulla la predispone a diventare anche lei pittrice. E' certamente
    educata dal padre al gusto dell'arte e, sin dai tempi del collegio
    si appassiona a quelle giovani creature del nuovo Messico che
    vogliono farsi riconoscere.  (…)


Jean- Marie Gustave Le Clézio  da   Diego e Frida ( Un amore assoluto e impossibile )


DIEGO E FRIDA ( Un amore assoluto e impossibile ) 3


(…)Un evento terribile cambierà tutto il corso della vita di Frida e
      la chiuderà per sempre nella solitudine e nella maledizione del
      dolore da cui l'arte diverrà la sola via d'uscita.
      Il 17 settembre 1925 ( ha allora poco meno di diciotto anni ),
      Frida sale con Alejandro su uno di quei nuovi autobus che
      cominciano a solcare la capitale dalla piazza centrale dello
      Zòcalo fino a Coyòacan, e che godono del favore del pubblico
      perché vanno molto più in fretta dei tram. All'angolo tra Cinco
     de Mayo e il mercato di San Juan,l'autobus è investito di striscio
     da un tram.
     Frida ha raccontato più tardi come ha vissuto l'incidente: " Lo
     scontro si verificò pochi istanti dopo che eravamo salito sull'
     autobus. In precedenza ne avevamo preso un altro, ma poiché io
     avevo perso un piccolo parasole, eravamo scesi a cercarlo e fu
     così che finimmo sull'autobus che mi avrebbe distrutta.
     Il tram si muoveva lentamente, ma l'autista del nostro mezzo era
     giovane e molto nervoso. Quando il tram ebbe girato l'angolo,
     l'autobus finì schiacciato contro un muro.
   " Io ero una ragazza intelligente, ma poco pratica, nonostante
      tutta la libertà che mi ero conquistata. Forse per questo non mi
      resi conto della situazione, né indovinai che ferite avessi. La
     prima cosa a cui pensai fu il " balero" ( giocattolo messicano )
     dai bei colori che avevo appena comprato e che stavo
     trasportando. Tentai di cercarlo, pensando che quanto era
     successo non avrebbe avuto conseguenze serie ".  (…)


Jean- Marie Gustave Le Clézio  da  Diego e Frida ( Un amore assoluto e impossibile )

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DIEGO E FRIDA ( Un amore assoluto e impossibile ) 4



(…) " E' una bugia che ci si renda conto dello shock, è una bugia
        che si pianga. Io non ho avuto lacrime. L'urto ci catapultò in
        avanti e un corrimano mi trafisse nello stesso modo in cui una
        spada trafigge il toro. Un uomo vide che avevo una tremenda
        emorragia.Mi prese e mi sistemò su un tavolo da biliardo dove
        rimasi fino all'arrivo dell'ambulanza.
        E' così che ho perso la mia verginità. Il rene era leso: non
        riuscivo più a orinare, ma quello che mi faceva soffrire di più
        era la colonna vertebrale. Nessuno aveva l'aria di
        preoccuparsi. E poi non si facevano radiografie. Mi sono
        seduta come potevo e ho detto alle persone della Croce Rossa
        di chiamare la mia famiglia. Matilde seppe la notizia dai
        giornali e fu la prima a venirmi a trovare; non mi abbandonò
        per tre mesi, giorno e notte al mio fianco. Mia madre non si
        fece vedere per un mese, per via dello shock, e non venne a
        trovarmi. Quando mia sorella Adriana seppe la cosa, svenne.
        E mio padre diventò così triste che si ammalò e non lo potei
        vedere per più di venti giorni".
        Le conseguenze dell'incidente sono terrificanti e la maggior
        parte dei medici che visitarono Frida sono sorpresi del fatto
        che sia ancora in vita: la sua colonna vertebrale è spezzata
        in tre punti nella regione lombare; il collo del femore è
        frantumato, e anche le costole; nella gamba sinistra ci sono
        undici fratture, il piede destro è schiacciato e slogato; la
        spalla sinistra lussata, l'osso pelvico spezzato in tre. Il
        corrimano d'acciaio dell'autobus le ha trapassato il ventre,
        penetrando dal fianco sinistro e uscendo dalla vagina. (…)


Jean- Marie Le  Clézio  da    Diego e Frida ( Un amore assoluto e impossibile )

DIEGO E FRIDA ( Un amore assoluto e impossibile ) 5



(…) Ma la resistenza di Frida, la sua vitalità sono eccezionali.
       Sopravvive all'incidente e alla disperazione che ne segue. La
       sofferenza che patisce all'ospedale sono insopportabili.
      " Sto male, tu non puoi sapere fino a che punto -  scrive ad
       Alejandro un mese dopo - e ogni volta che mi tiro su dal letto,
       verso litri di lacrime, ma - naturalmente , come si dice - dei
       cani che abbaiano e delle lacrime delle donne non bisogna
       fidarsi".
       Nell'autoironia e nell'humor nero, Frida trova l'incredibile
       energia per superare la disperazione e il dolore. Scrive, legge,
       scherza interminabilmente con Matilde. Impara il significato
       dell'espressione messicana" aguantar", " sopportare il dolore".
       Il 5 dicembre 1925 scrive: " La sola cosa buona è che ora
       comincio ad abituarmi  alla sofferenza".
       Uscita dall' ospedale della Croce Rossa, ritrova la casa di
       Coyocàn, in cui deve restare inchiodata a letto. Allora decide
       di dipingere. E' dalla sofferenza e dalla solitudine che nasce
       questa volontà. Alla madre annuncia la sua decisione:" Non
       sono morta e per di più ho una ragione per vivere. Questa
       ragione è la pittura ".  (…)


Jean - Marie Gustave Le Clézio   da  Diego e Frida ( Un amore assoluto e impossibile )

DIEGO E FRIDA ( Un amore assoluto e impossibile ) 6


(…) La madre fa costruire una sorta di cielo al di sopra del suo
      giaciglio e,come un baldacchino,fa montare un grosso specchio
      perché la ragazza possa vedersi e diventare la propria modella.
      Sono questo letto e questo specchio che accompagnano Frida
    per tutta la sua opera,come un altro modo di passare dalla porta
    disegnata sul vapore del vetro e di ritrovare l'altra Frida, quella
    che balla sempre, così allegra e leggera, che condivide i suoi
    segreti.
    Ormai la pittura, l'humor nero e la solitudine compongono il
 destino di questa ragazza prima d'allora così lunatica e scherzosa,
 che sognava di diventare " una navigatrice e una grande
 viaggiatrice". Solitudine tanto più profonda perché Alejandro, il
 suo fidanzato,l'ha lasciata per andare a studiare in Germania:così
 lontano che le lettere impiegano mesi per arrivare. L'esilio di
 Alejandro non è casuale: i suoi genitori vedono di malocchio la
 relazione con una ragazza così svergognata, insolente, e che per
 di più sta per diventare invalida.
 Ora Frida ha potuto misurare la gravità dell'incidente che l'ha
 sventrata: sa che non potrà mai avere figli, come le hanno detto i
 medici. Nel 1926 scrive una partecipazione colma di cupa ironia:

                                    LEONARDO
         nacque alla Croce Rossa nell'anno di grazia 1925,
                    il mese di settembre, e fu battezzato
                   nella città di Coyocàn l'anno seguente.
                                   Sua madre fu
                                   Frida Kahlo,
                                  Isabel Campos
                          e Alejandro Gomez Arìas
                                  i suoi padrini.  (…)


  Jean- Marie Gustave Le Clézio  da  Diego e Frida ( Un amore assoluto e impossibile )



DIEGO E FRIDA ( Un amore assoluto e impossibile ) 7



(…) Quando Diego Rivera incontra Frida per la prima volta - fatta
       eccezione per la provocazione dell'adolescente nell'anfiteatro
       della Scuola Preparatoria - è colpito dal contrasto tra la
       sottigliezza la bellezza inquieta del volto, e da quello sguardo
       scuro,brillante e teso che lo fissa e lo interroga con la sincerità
       propria dell'infanzia che incute timore.
       Frida non assomiglia a nessuna delle donne che ha conosciuto.
     In lei non c'è nulla del pallore slavo di Angelina,né dell'audacia
     di Marievna o della sensualità e della violenza di Lupe Marìn.
     Non appartiene all' Europa distante né all'aristocrazia locale e
     non mostra la fredda determinazione che si legge sul volto da
     madonna di Tina Modotti. Un po' come lo stesso Diego, una
     ragazza della razza cosmica di Vasconcelos, strano miscuglio
     dell'allegria spensierata degli indios e il dolore meticcio, con in
     più quell'inquietudine e quella sensualità ebraiche che le
     vengono dal padre. E' tutto questo che riconosce al primo
     sguardo, ad attirarlo, come lo attira anche la grande giovinezza
     di Frida.
     Ma quello che scopre allora,mentre impara a conoscerla meglio
     nel corso delle visite che fa come un fidanzato all'antica ogni
     settimana in casa Kahlo a Coyocàn, è la terribile esperienza di
     vita che si nasconde sotto le apparenze della fragile ragazzina.
     Frida non parla molto del suo passato, si confida poco. Ha più
     di ogni altra cosa la qualità tipica delle donne, le donne
     messicane della sua classe: un enorme pudore nella
     manifestazione dei sentimenti, una specie di umorismo acido
     comune anche a Diego: un'imprecazione, persino un'oscenità
     sono preferibili a qualsiasi sentimentalismo.
    Dipinge,e quello che Diego avverte nella sua pittura lo affascina
    e lo turba. Tutte le sue disillusioni, tutti i suoi drammi, quell'
    immensa sofferenza che si confonde con la vita di Frida, tutto è
    esposto lì, nella sua pittura, con una tranquilla impudenza e una
    straordinaria indipendenza di spirito.  (…)


 Jean-  Marie Gustave Le Clézio   da   Diego e Frida ( Un amore assoluto e impossibile )

sabato 5 ottobre 2019

LETTERA D' AMORE

 
 
 
                               
                                   Lettera d'amore    Jan  Vermeer
                                              
                                  " Mi tormenta il tuo amore
                                   che non mi serve da ponte,
                                   perché un ponte non si regge
                                   da un solo lato ".


                                         Julio  Cortàzar        



DOMANDE ( Il cammino dell'uomo )

 
 

   " Il ritorno decisivo a se stessi è - nella vita dell'uomo - l'inizio del cammino, il sempre nuovo inizio del cammino umano. Ma è decisivo - appunto -  solo se conduce al cammino: esiste infatti anche un ritorno sterile, che porta solo al tormento, alla disperazione e a ulteriori trappole " .  (  M. Buber )

                           
                             
RITORNO A SE STESSI

(…) Rabbi Shneur Zalman, il Rav della Russia, era stato calunniato
       presso le autorità da uno dei capi dei mitnaggedim ( avversari
       del chassidismo, movimento mistico- religioso nato in seno all'
      ebraismo dell' Europa orientale, n.d.r. ),che condannava la sua
      dottrina e la sua condotta, ed era stato incarcerato a
      Pietroburgo. Un giorno, mentre attendeva di comparire davanti
      al tribunale, il comandante delle guardie entrò nella sua cella.
      Di fronte al volto fiero e immobile del Rav che, assorto, non lo
      aveva subito notato, quest'uomo si face pensieroso e intuì la
      qualità umana del prigioniero. Si mise a conversare con lui e
      non esitò ad affrontare le questioni più varie che si era sempre
      posto leggendo la Scrittura. Alla fine chiese: " Come bisogna
      interpretare che Dio Onnisciente dica ad Adamo : " Dove sei?".
     " Credete voi - rispose il Rav - che la Scrittura è eterna e che
      abbraccia tutti i tempi,tutte le generazioni e tutti gli individui?"
     " Sì, lo credo", disse. " Ebbene - riprese lo zaddik - in ogni 
      tempo Dio interpella ogni uomo:" dove sei tu nel mondo? Dei
      giorni e degli anni a te assegnati, ne sono già trascorsi molti:
      nel frattempo tu fin dove sei arrivato nel tuo mondo?"
      Dio dice per esempio: " Ecco, sono già quarantasei anni che
      sei in vita. Dove ti trovi?".
      All'udire il numero esatto dei suoi anni, il comandante si
     controllò a stento,posò la mano sulla spalla del Rav ed esclamò:
     " Bravo! ".  Ma il cuore gli tremava.  (…)


                                           ***

IL CAMMINO PARTICOLARE

(…) Rabbi Bar di Rodoschitz  supplicò un giorno il suo maestro, il
       Veggente di Lublino : " Indicatemi un cammino universale al
       servizio di Dio! ". E lo zaddik rispose: " Non si tratta di dire
       all'uomo quale cammino deve percorrere: perché c'è una via
       in cui si segue Dio con lo studio e un'altra con la preghiera;
       una col digiuno e un'altra mangiando. E' compito di ogni uomo
       conoscere bene verso quale cammino lo attrae il proprio cuore
       e poi scegliere quello con tutte le sue forze ".
      Questo ci dice innanzitutto quale deve essere il nostro rapporto
      con il servizio autentico che è stato compiuto prima di noi:
      dobbiamo venerarlo, trarne insegnamento, ma non imitarlo
      pedissequamente. Quanto di grande e di santo è stato compiuto
      ha per noi valore di esempio perché ci mostra con grande
      evidenza cosa sono grandezza e santità, ma non è un modello
      da ricalcare. Per quanto infimo possa essere - se paragonato
      alle opere dei Patriarchi - ciò che noi siamo in grado di
      realizzare, il suo valore risiede comunque nel fatto che siamo
      noi a realizzarlo nel modo a noi proprio e con le nostre forze.
      (…).



           Martin  Buber   da    Il cammino dell'uomo


venerdì 4 ottobre 2019

LEGAMI E LIBERTA' ( Presentazione )


E' Sigmund Freud a presentare la figlia Anna alla scrittrice Lou Salomé, per colmare l'assenza di una madre distante. Tra le due donne nasce un'inedita amicizia, che prende corpo in un'appassionata corrispondenza. La trama di riflessioni su loro stesse e sul legame che le unisce si intreccia con un sentimento di affettuosa devozione che va oltre le parole per diventare scambio di attenzioni, visite e regali.
Delle lettere che si scrivono tra il 1922 e il 1937, emerge il ritratto di una Germania fiaccata dalle ristrettezze economiche e irretita dal nazismo, in cui l'unica via di fuga sembra essere l'attenzione alla natura e alla crescita interiore. Ma la vera protagonista di questo scambio epistolare è la psicoanalisi, che ha trovato nella comunità ebraica viennese l'ambiente ideale per imporre le proprie idee rivoluzionarie.
Su questo sfondo, in cui si annodano - a volte tragicamente - le vite di analisti e pazienti, si legano i destini di Lou e Anna, l'una incarnando l' " eterno femminino ", l'altra emancipandosi dai modelli femminili dell'epoca, pur restando sempre e fino all'ultimo a fianco del padre.
Da questo incontro nascerà un nuovo modo di vedere il lavoro analitico, non più confinato alla patologia, ma aperto alla comprensione della normalità e alla costruzione di una vita psichica autonoma, ricca di pulsioni, sogni e fantasie.



                                ( f. )


LEGAMI E LIBERTA' ( Lettere di Lou Salomé e Anna Freud ) 1

 
 
                                   " Ombra mai fu, di vegetabile, cara ed amabile soave più…"


Monaco 22 / 12 / 1921

(…) Mia cara Anna,
       mi sorprendo a trovare una gioia tutta particolare nello
       scriverti giacché la penna può darti del tu, e tutto ciò per me si
       spiega soltanto con i sentimenti che, nei giorni davvero
       bellissimi di Vienna, ho imparato a percepire sempre più
       forti per te. L'altro ieri, vicino a Salisburgo, guardando le
       montagne nella magnifica luce del sole, ho sentito un amaro
       dispiacere nel non essere potuta restare ancora un poco
       insieme in quel luogo…
      Di fuori splende una specie di sole d'aprile;è ancora così anche
      da voi? La prima notte ho sognato intensamente e - almeno cosi
      mi sembra - in modo assolutamente rivelatore.A Vienna, infatti,
      come ti ho già raccontato, mi è capitato spesso di sognare un
      colloquio con tuo padre, e questo era certo un modo di
      recuperare ciò che i miei desideri mi facevano balenare come
      vero, benché a livello cosciente non lo avrei mai disturbato
      rubandogli del tempo. Ora invece il sogno si è trasformato in
      una lunga conversazione con te - su che cosa esattamente non
      lo ricordo, ma certo su qualcosa che abbiamo profondamente
      in comune, e ci troviamo in cammino da qualche parte, verso
      quale luogo non saprei dirlo, ma di sicuro verso una stessa
      meta.Al risveglio, mi è rimasta addosso quella sensazione di
      cui abbiamo parlato: che nella separazione non si diventa
      pienamente coscienti della perdita, bensì del possesso.
      Io lo sento in me in modo così preciso e vivo, e ti tengo con me
    - che tu lo voglia o no - per sempre.
      Cara Anna, saluta di cuore da parte mia i tuoi genitori e tutti
      in casa.
      E te, ti bacio sulla bocca


                                          Lou   (…)


      Legami e libertà      Lettere di Lou Andreas- Salomé e Anna Freud


LEGAMI E LIBERTA' ( Lettere di Lou Salomé e Anna Freud ) 2


Vienna, 24/ 1 / 1923

(…) Mia cara Lou,
       oggi per la prima volta ho visto un'ipnosi. Papà già da qualche
       tempo era dell'idea che dovessi vedere almeno una volta come
       viene praticata. Tra le persone di qui, è in particolare il Dr.
       Deutsch che si dedica a fare esperimenti ipnotici: per lui si
       tratta- credo - della relazione tra l'attività cardiaca e il vissuto
       nell'ipnosi e del ricordo che ne rimane e di cose del genere.
       Il prossimo mercoledì vuole tenere una conferenza in proposito
       e allora ne saprò di più. Oggi sono state soltanto due semplici
      ipnosi con suggestione durante la condizione di sonno ipnotico.
      Lo svolgimento di un compito nella fase post- ipnotica, che
      voleva mostrarmi, è purtroppo fallito. Ma già vedere l'
      addormentamento, che in entrambi i casi non è stato per niente
      facile, mi ha interessato molto. La cosa che però mi avrebbe
     interessato più di tutto,sarebbe stato sentir porre delle domande
     ad un paziente addormentato, in modo particolare ad un
     bambino.
     Ma ora sentirò e vedrò la conferenza del Dr. Lazar presso la
     clinica medico- pedagogica, e lui dimostra casi infantili. I casi
     in sé sono spesso molto interessanti, solo che il Dr. Lazar non è
     in grado di dirne molto. Preferisce quasi sempre definire tutto
     come " una leggera forma di epilessia". Papà spesso ritiene,
     quando gli racconto i casi, che da questo genere di bambini si
     può venire a sapere molto soltanto nell'ipnosi. Con l'analisi di
     sicuro non c'è granchè da fare, perché ai bambini manca la
     capacità di espressione.

                                            (…)

    Quando vedo un'ipnosi, capisco molto bene come papà abbia
    praticato l'ipnotismo così malvolentieri, e che alla fine l'abbia
    abbandonato. Quando si deve costantemente rassicurare un
    paziente sul fatto che resterà sempre sano, e non avrà mai più
    dolori, e inoltre bisogna ricevere la riconoscenza del paziente
    stesso nel momento in cui si sente meglio, e ci crede, e invece si
    sa che tutto questo non potrà durare, allora ci si deve sentire
    come un miserabile mago di quart'ordine. Ma in questo modo
   sono riuscita a rendermi conto di quanto invece sia onesta l'
   analisi, coi suoi successi piccoli, ma reali…


                                     la tua  Anna   (…)


   Legami e libertà      Lettere di Lou Andreas - Salomé e Anna Freud

     

LEGAMI E LIBERTA' ( Lettere di Lou Salomé e Anna Freud ) 3


Vienna  12 /5 / 1923

(…) Mia cara Lou,
       ti ringrazio tanto della tua lettera e scrivo in fretta prima che
       sia domenica e la posta si fermi un giorno intero. Altrimenti
       aspetteresti troppo a lungo questa lettera,e io per troppo tempo
       non avrei tue notizie.
       La tua mi ha fatto pensare a molte cose, a una cosa che una
       volta ha detto papà e anche ad altro. Una volta - d'estate - era
       così bello nei Tatra, da farmi desiderare che tutto rimanesse
       così per sempre. E invece papà disse che proprio questo ci
       avrebbe impedito di goderne a fondo. Si gode perché tutto è
       passeggero: più o meno quello che scrivi tu. Per me era una
       cosa del tutto estranea. Fin da quando ero piccolissima, ho
       sempre desiderato l'immobilità e l'eternità di ogni cosa, come
       se soltanto in esse si potessero trovare lo spazio e la pace per
       poter sbocciare. Perché la realtà è uguale a quando si viaggia
       in un convoglio in movimento. Si guarda fuori, ma a vivere le
       cose si inizia solo quando esso si arresta e si scende.
       Sai, una volta abbiamo parlato del paesaggio in Frisia,quando
       sono stata da te poco tempo fa. Ti ho detto che mi sembrerebbe
       così bello essere lì perchè lì non c'è più nulla, come se soltanto
       dietro a questo Nulla potesse aver inizio qualcosa di grande,
       di segreto e di reale. E' forse una sciocchezza, e la prima volta
       che ho letto Al di là  ( "Al di là del principio del piacere " - S.
       Freud, n.d.r. ), mi è venuto in mente che questa pace e questa
       eternità non sono altro che " l'essere morti ".
       Tutto questo mi ha dato un grande desiderio di quella Elegia
       di Rilke che si conclude con un addio. Sono stata così stupida
       da non copiarla quando ero da te.
       Papà ha il permesso di fumare.Ha offerto ad Hajek di smettere
       ma lui ha rifiutato: dice che non è necessario. Oggi c'è stata
       la prima seduta di radioterapia.
 
                Ti bacio ancora tante tante tante tante tante

                                    la tua Anna  (…)


                     
 Legami e libertà     Lettere di Lou Andreas - Salomé e Anna Freud


LEGAMI E LIBERTA' ( Lettere di Lou Salomé e Anna Freud ) 4


Konigsberg  5/ 10 / 1923

(…) Mia cara Anna,
       in verità non riesco assolutamente a scrivere. Mi sento ancora
       come se avessi ricevuto un colpo in testa. Non riesco a
       riprendermi, sebbene senta che solo i bambini reagiscono così,
       pensando: non può essere! Non può assolutamente essere !
       E scrivere a te, dopo tutto questo, a te, che invece stai vivendo
       di persona il fatto che giorni di sole possano seguire a questi -
       sì, proprio a questi perché dalla tua lettera sembra che l'
       operazione sarà proprio in settimana. Siete già da tempo in
       clinica, e la paura di questo momento e la preoccupazione per
       l'esito dell'operazione forse le avete già alle spalle. Ma i miei
       pensieri si attagliano ora ad altro, ai molti altri dettagli che
       devono aver riempito queste giornate internamente ed
       esteriormente, alle scarse settimane che vi sono state concesse,
       con la conclusione in ogni caso terribile per tuo padre:
       sottoporsi nuovamente a sofferenze che riguardano la bocca e
       la zona buccale e che in questo punto non si potranno evitare
       nemmeno in seguito. Tutte le ferite della bocca sono
       soggettivamente mostruosamente dolorose, e quando ci penso
       mi viene da piangere, finchè di fronte ad estranei mi tocca di
       fingere un raffreddore.Per me è una prova davvero spaventosa
       non potervi vedere in questo momento.
       Continuo a pensare a questo: tutta la tua vita e il tuo essere si
       sono ora rivelati( rivelati nel senso di un " fiorire"! Nonostante
       tutto una fioritura! ) giacchè ora ti senti in una così
       spaventosa e santa necessità nei confronti del più  caro degli
       uomini; tutto ciò che è accaduto prima - per quanto fosse anch'
       esso necessario - non è stato nulla in confronto a questo essere
       reciprocamente - necessari. Continuo a pensare: solo adesso
       la cosa è davvero grande e perfetta.
       E' materia di inesprimibile riflessione il fatto che la vita, nel
       prendere, dia così tanto, e nella rinuncia offra così tante
       compensazioni. E tuttavia ogni ora, ogni minuto, restano pieni
       di quanto c'è di più duro e difficile; ogni risveglio del mattino -
       sì, questo resta, io sento distintamente. Come saranno le notti
       per tuo padre, dopo l'operazione?
       Cara Anna, ti ringrazio e ti bacio con tutta l'anima


                                    la tua vecchia Lou   (…)


 Legami e libertà       Lettere di Lou Andreas- Salomé e Anna Freud

martedì 1 ottobre 2019

L'UOMO DELL' AUTUNNO

 
 

                                                         L' intesa che avemmo con gli assenti…


INVENTARIO DI UNA FINE ESTATE

Piacciono, questi orti di maltempo.
Piace l'umore delle nervature, il penultimo confine
 dell'autunno. Piace l'eterna indecisione
delle azioni, la porta leggermente
schiusa, il sussulto delle parole attente;
l'antefissa, dal ghigno sorprendente.


                                          ***

ULTIME NOTIZIE

Parla piano, e gentilmente convoglia
la speranza dentro al giorno. Tutto qua.
Come un parato, un segno chiuso,
un maglio appeso al polso nell'attraversare
la materia. Un gioco
di fiale dietro al parabrezza
e un carteggio muto. Tutto qua.


                                            ***

GEROGLIFICI

Non riuscirò domani ad allontanarmi;
vedi: è il non saper risolvere in eterno,
uno stramare d'alberi, un cielo saturato
dai miei nomi.
Perché, dopo questo correre all'esterno,
dopo gli occhi chiusi, la fame, il tempo,
dovrebbe bastare questa casa ad ospitarci?
Ognuno in fondo è un punto
più a centro del centro.


                                   ***

L' IMPAZIENZA

Così mi sto accorgendo
di non avere più quella
impazienza
che c'era da bambini a mezza sera:
di qua l'affanno lieto delle biciclette
appena smesse; di là
la soffice inquietudine
dell'ombra.


                                   ***

SAREBBE COME ACCONTENTARSI

Sarebbe come accontentarsi
dei riassunti, dici.
Sarebbe un farsi beffa di
questo inferno che è aria
e niente più dell'aria, e di
questa vita - poi - che appare
e disappare con uno svaporìo
di indizi:
scomporre la materia, dimenarsi,
respirare.


                                         ***

QUA E ALLE PAGINE SEGUENTI

E' tutto qui:
nella protezione che cercammo
stringendoci gli occhi, coprendoci
la bocca; nell'intesa che avemmo
con gli assenti.
La ghost track è un colpo,
un palpito di cuore:
un cinguettìo sommesso.
La stanza vuota
non si può dire vuota, ma piena
di niente.



                              Luca  Lanfredi  da     Il tempo che si forma