mercoledì 4 luglio 2018

PERDONAMI

 
 

                                   
                                La rotta delle cicogne palpita il palpito del mio sangue…



TI MANCAVO

Chissà perché sono passati tanti giorni.
Ti mancavo
tutto quel tempo. Tenevo la bocca chiusa.
Ora posso parlare, col senno di poi.

Dirò alcune cose tenute dentro di me.
Tra divieti domande risposte uno sguardo
alla mano dove accanto ad altri segni
era scritto anche un addio.

Un distaccarsi dal tempo dal quale
non possiamo sentirci liberi.
Sei sempre tu? - Certo.
Dov'eri andato? - A cogliere l'attimo.

Sei riuscito a catturarlo a fermarlo a farlo
sostare? Per quanto tempo? Anche per me?
- Oggi hai
gli occhi verdi.
- Già. E al forno anche un piatto per te.


                                                                     ***



CHE POTERE HANNO LE TUE LABBRA

Che potere hanno le tue labbra che mi
manca  dove fare un passo di lato?

- La mia bocca, già, sa di un selvatico
incantato albero di pera.

- Non era finito nell'inverno freddo
quando morì l'animale e l'uccello?

- No no, con il mio stesso fiato
lo proteggevo
come adesso te.

- Che cos'hai da darmi che ti stringi così
forte a me come contro la notte nera?

- Il tempo che passa passa,
scandito dal mio cuore.


                                                            ***


VENTOSA

Vengo così vicino alla tua bocca ventosa.
Te lo senti lo senti sì che lo senti -
il volo triste delle cicogne.

La tua giacca a vento emana odore
di funghi. E un sapore asprigno nella tua bocca.
Ma riguardati!
E tienimi, tienimi stretta.

Sebbene le tue braccia
rimangano chiuse
intorno a me, la rotta delle cicogne
- la senti - palpita il palpito del mio sangue.



                                                              ***


PERDONAMI

Perdonami. Non posso portarti
con me. Là c'è un vento brutto.
Spargerà della sabbia bollente
dentro i tuoi occhi.
Terrà la sete feroce
sulla tua bocca.
Là senza tregua
regna il mezzodì. Niente nuvole.
Niente ombre. Niente pioggia,
niente ombrelli, niente rose
che sempre
mi regalavi. Mi
avevi visto
nell'aldiquà
nel mese di maggio frondoso.
Perdonami. Ricorderai di mantenere intatti
quegli asprigni sapori nella mia bocca.
Hai vestiti caldi
per questa vita.
Un maglione soffice
Ero io a lavorarlo a maglia.
Perdonami, non posso portarti via
di qua, dove un tempo stavo, sentivo, svanivo.



Mari Vallisoo  da  Quadernario ( Almanacco di poesia contemporanea )




martedì 3 luglio 2018

PROVE D'AMORE

 
 
 
" Le donne e gli uomini che hanno bisogno di una " prova" d'amore per confermare la validità di una relazione, sono la " prova certa" che - di amore - non ne hanno mai ricevuto e che probabilmente lo stanno cercando nella direzione sbagliata "  ( frida )



QUESITI, QUERELLE E QUALCUNO DA AMARE

(…)  Appunti per la mia tesi: Catullo dedicò tutta la sua opera a
        Lesbia. Antinoo si buttò in uno stagno quando si convinse di
        non essere più abbastanza bello per Adriano. Marco Antonio
        perse un impero per Cleopatra. Lancillotto tradì il suo
        mentore e miglio amico per amore della regina Ginevra e in
        preda alla passione e al rimorso intraprese il suo
        pellegrinaggio in cerca del Santo Graal. Robin Hood rapì
        Lady Marian. Beatrice liberò Dante dal Purgatorio; Petrarca
        dedicò tutta la sua opera a Laura. Abelardo ed Eloisa si
        scrissero per tutta la vita. Diego Marcilla, a Teruel, cadde
        morto ai piedi di Isabel di Segura quando venne a sapere che
        questa aveva sposato il pretendente scelto dal padre. Giulietta
        si pugnalò quando vide Romeo morto e Melibea si gettò dalla
        finestra quando morì Calisto.Ofelia si buttò nel fiume convinta
        che Amleto non l'amasse. Polifemo cantò Galantea fino alla
        fine dei suoi giorni, vagando in lacrime tra prati e fiumi.
        Botticelli impazzì per Simonetta Vespucci dopo averne
        immortalato la bellezza nella maggior parte dei suoi quadri.
        Giovanna di Castiglia vegliò Filippo il Bello per mesi, giorno
        e notte -inconsolabile - e quindi andò a chiudersi in un
        convento.Don Chisciotte dedicò tutte le sue imprese a
        Dulcinea; Donna Inés  si suicidò per don Giovanni e tornò in
        seguito dal paradiso per intercedere per la sua anima.
        Garcilaso scrisse decine di poesie per Isabel de Freire e non
        la toccò  mai con un dito; san Francresco Borgia lasciò la
        corte alla morte dell'imperatrice Isabella e non toccò più
        nessun'altra donna. Elisabetta d' Inghilterra respinse principi
        e re per amore di Sir Francis Drake e Sandokan lottò per
        Marian, la perla di Labuan. Werther si sparò alla tempia
        quando gli annunciarono le nozze di Carlotta e Holderlin si
        ritirò in una torre alla morte di Diotima, che non aveva mai
        neppure toccato, e non ne uscì più. Rimbaud, che aveva scritto
        capolavori a sedici anni, non scrisse più una riga quando
        terminò la sua relazione con Verlaine: diventò mercante di
        schiavi e si suicidò letteralmente. Verlaine cercò di uccidere
        Rimbaud e subito dopo si convertì al cattolicesimo e scrisse
        Le Confessioni , ma non fu mai più lo stesso. Julian Sorel
        sopportò di non guardare più negli occhi per due mesi
        Matilde de la Mole pur di riconquistare il suo affetto, mentre
        Anna Karenina abbandonò il figlio per amore del tenente
        Vronskij e si buttò sotto un treno quando credette di aver
        perso quell'amore. Camille Claudel impazzì per Rodin, che
        non mosse mai un dito per lei.
        E io continuo a lasciare messaggi quotidiani sulla segreteria
        di Iain, ma se lui me lo chiedesse, smetterei di farlo e non lo
        chiamerei più. E non mi viene in mente una prova d'amore
        più grande, perché penso a lui di continuo.  (…)


                Lucia  Etxebarrìa     da   Amore, Prozac e altre curiosità 

GIUDITTA

 
 



Il Signore Onnipotente li ha rintuzzati
per mano di donna!
Poiché non cadde il loro capo contro i giovani forti,
né figli di titani lo percossero,
né alti giganti l'oppressero,
ma Giuditta, figlia di Merari,
con la bellezza del suo volto lo fiaccò.
Essa depose la veste di vedova
per sollievo degli afflitti in Israele,
si unse con aroma il volto,
cinse del diadema i capelli,
indossò una veste di lino per sedurlo.
I suoi sandali rapirono i suoi occhi,
la sua bellezza avvinse il suo cuore
e la scimitarra gli troncò il collo.

      
                Giuditta  16, 5-9

lunedì 2 luglio 2018

SCRIVIMI

  

                                            
                                  L' amore non è faccenda per gente sana…



TENERSI FRA LE LABBRA

Niente è più religioso di questo
tenersi tra le labbra,
chiamarsi per nome, guardare
il luccichio di un improvviso
smarrimento, un balbettìo, il
raggio di una promessa.

Rendere le orecchie aguzze come lupi
affamati, perché di questo
si tratta: di fame chiara.

Così tu ora mi tieni tra le labbra.



                                                                     ***


PICCOLI MORSI DELL' AMORE CANNIBALE

Vieni, diceva con la voce intinta
nel più profondo miele, vieni che ti
sbrino il cuore, ti sciolgo
questi ghiacci eterni, ti lancio
l'autostima in orbita, in eccesso
di erezione l'ego, ti titillo
la vanità. E intanto pregustava
il sangue come un trofeo di caccia,
uno stendardo, e affilava la lama.
Perché l'amore non è faccenda
per gente sana: t'insinua l'illusione
della felicità da bere a sorsi
ma poi ti atterra, ti divora a morsi.


                                                                    ***


UN PICCOLO FUOCO

Scrivimi.

Mandami un piccolo fuoco,
una striscia di cielo
una schiera
di sillabe,
un itinerario veloce, matite,
i tuoi confini, una mappa.

Scrivimi.

Uno spartito di adagi
e silenzi
il sapore di luce
dele parole,
la distanza di un gatto, il mare,
il perimetro dello sguardo.

Un assaggio, un graffio
di solitudine pungente
come la pioggia alla fermata degli autobus,
un calendario propizio, il fruscìo
del vestito, una lampada,
un pettine, confondimi
in un labirinto di luci.

Vedi,
mi aggrappo ai dettagli, annaspo
in un'ansa di vuoto,
smarrisco dicembre, dimentico
i pomeriggi in città,
le finestre.

Ma tu rovescia il mio buio, affrettati
a esistere.

Scrivimi.



             Paolo Polvani         da      Fame  chiara




domenica 1 luglio 2018

LA CARNE QUANDO E' SOLA




                             Non vedi come fanno gli animali quando vanno a morire lontano…



Non era venuto nessuno
aveva atteso per ore
il telefono non aveva suonato
il cuore si era precipitato
aveva riversato sul corpo
il dolore e ogni organo
ora martellava per
riempire il vuoto.

                                                                   ***

Annaffiare l'odio lucidarlo
carezzarlo cullarlo nel corpo
medicare la ferita inferta
con l'acido e l'aceto
pungere per il torto urtare
con il torto riportare
la piaga sul corpo.


                                                                      ***

Lo infastidiva ogni giorno di più
la vita non era tutto quel disperare
quel girarsi da una parte all'altra
per Dio! Bisognava scavare una piccola
tana non vedi come fanno gli animali
quando vanno a morire lontano?
Si accucciano non si fanno vedere
nascondono agli altri il dolore
gli esseri umani non hanno dignità
neanche un briciolo di decoro.



           Vera Lucia de Oliveira    da    La carne quando è sola


IL CORPO DEL SILENZIO





               Impara ad accendere fuochi che ripetano sulla terra il volto delle  stelle…



Sa cosa vuol dire ricomporre il silenzio dilaniato da parole deflagrate con spietata crudezza o molestato da un silenzio avverso, nemico del silenzio buono che chiama al profondo dell'ascolto, al chiaro della redenzione. Lo sa lei, divisa in media ed estrema ragione, lei rimanente del tutto che l'accoglie. Così si affida alle parole come un sogno si affida alla realtà.


                                                      ***


La speranza prevede abbandoni difficili, lo scavo di abissi lungo sentieri illuminati dalla lungimiranza. Si serve della qualità evangelica della luce per portare altrove il male; lo porta dove è altro male così- senza identità - si confonde; reso innocuo, muore.
Lui la guarda senza capire e la notte dorme, mentre lei - prudente  e furtiva - veglia su un giaciglio di parole insidiate da un silenzio orecchiabile - le conduce a dottrina dai suoi sogni.


                                                   ***


Li abbracciano. I sommozzatori abbracciano i corpi degli annegati per riportarli in superficie e lei abbraccia le parole vive nel fondo marino del suo corpo contro il loro corpo gonfio di silenzio. Le porta a galla perché sulla pagina cantino al mondo la lucentezza delle tenebre e com'è giusto il nostro essere temporali e come è perfetta l'equazione di vita e di morte per noi numeri complessi nel moto relativo dell'esistenza.


                                                                ***


Vede il silenzio salire dalle radici delle parole e percuoterle, percuoterle perché possano risuonare meglio dentro ciò che non sanno, dentro il buio delle cose e dei cuori senza più attitudini. Vaglia tutte le prove sufficienti a suggerire che Dio possa essere un numero che batte il tempo al nostro respiro.



                                                             ***


Sosta a lungo nel farsi luogo della parola. Impara ad accendere i fuochi che ripetano sulla terra il volto delle stelle - un loro tratto almeno - e siano di ristoro allo sforzo di perdurare che ogni cosa ed essere compie. Insegna al pensiero l'uso domestico e quotidiano del silenzio, il suo mutare di sostanza attraverso la liquida sonorità dell'inchiostro.



    
   Lucianna  Argentino   da     Frammenti di autobiografia postuma




LA RESTITUZIONE 1

 
 
     
                                                           " La Vita che mi hai ridato
                                                              ora te la rendo
                                                              nel canto".

                                       ( David Maria Turoldo in  Canti Ultimi )


                            
                                 " Io voglio solo poter rendere centuplicato
                                    tutto quello che ricevo giorno per giorno"

                                           ( Cristina Campo da  Lettere a Mita )



                         " E' solo quando si è a corto - di tenerezza o di 
                            qualsiasi altra forza - che se ne riconosce             
                            l'inesauribilità. Più diamo, più ci resta.
                            Dilapidando arricchiamo. Sanguiniamo.
                            Ed eccoci fonte viva "

                                       ( Marina Cvetaeva da  Notti fiorentine )     

Ci sono momenti in cui ci si sente di restituire non per obbligo, per dovere, per colpa, ma perché si riconosce che ciò che si ha è il frutto di ciò che si  ricevuto; che ciò che si possiede è stato generato assieme, in relazione con gli altri. Si restituisce per riconoscenza, per gratitudine, mettendo a disposizione ciò che si ha e che si è : competenze, tempo, cura, denaro…
L'atto gratuito della restituzione costituisce la comunità e sostiene il bene, nell'imprescindibile conflitto con le debolezze e le sopraffazioni umane. La restituzione è il modo per inserirsi gratuitamente - per grazia - nel flusso incessante del dare e ricevere, che è il movimento della vita.


(…) E' la consapevolezza di essere in relazione, e quindi di ricevere
      e dare continuamente, che spinge e motiva a restituire, a ridare
      tutto o in parte ciò che si è avuto,a rimettere in gioco le proprie
      risorse, ciò che si è e ciò che si ha.
      La molla vera di ogni restituzione è la riconoscenza.
      Si restituisce perché si è riconoscenti di essere parte di uno o
      più circuiti di relazioni in cui si è avuto e si dà continuamente
        La restituzione è un atto libero proprio perché si basa sulla
      ri- conoscenza, un sapere nuovo che porta a vedere l' Altro e
      se stessi da un inedito punto di vista: è un conoscerlo e
      conoscersi di nuovo. La ri- conoscenza è la presa d'atto di
      essere in relazione e quindi di aver ricevuto e di continuare a
      ricevere. Perché è nell'Altro che noi conosciamo noi stessi,
      come noi riveliamo l'Altro a sé. Nella conoscenza si riverbera
      la possibilità - consentita più volte nella nostra vita - di ri-
      nascere, di farsi nuovi.
      Anche la nostra libertà si fonda sullo sfondo degli altri: parte
      da una differenziazione. Solo riconoscendo questo abbrivio
      si può essere realmente liberi. Solo riconoscendo l' Altro, solo
      essendo riconoscenti, si è pienamente consapevoli di sé,
      comproprietari della propria pienezza.
      La consapevolezza che siamo esseri in relazione, porta a
      riconoscere, a conoscere nuovamente, qualcosa che si è già
      provato: la dipendenza come limite costitutivo della nostra
      vita. E' questa ri- conoscenza,  rimemorazione della dipendenza
      originaria dei genitori , che ci muove fiduciosi verso gli altri,
      che ci fa sentire in debito non obbligante, vale a dire in
      relazione tra-di-noi.
      La riconoscenza è una conoscenza nuova di noi e degli altri,
      una presa d'atto dell'interdipendenza che ci arricchisce. (…)


               Carlo  Penati  da     La Restituzione ( Saggio breve )

LA RESTITUZIONE 2

 

(…)La restituzione origina dunque dalla gratitudine,che è memoria
     di un bene ricevuto. E' grazia, gratuità, riconoscenza della
     relazione imprescindibile che ci forma e ci nutre: comprensione
     di sé come parte di un sistema di relazioni, ricomprensione di sé
     e degli altri come inestricabilmente collegati.
     La gratitudine è l'anima più profonda del dono gratuito, non
     mutuo, non " contrattuale", mentre il dono non gratuito
     presuppone, anzi pretende, il contraccambio.
     La gratitudine è priva di valore economico proprio perché non è
     scambiabile: nel momento dello scambio perderebbe infatti la
     propria peculiarità di essere gratuita, restituzione libera,
     riconoscenza - appunto -,  e non solo sapere nuovo, ma atto
     generativo, creativo. In questa dinamica, critico è non solo il
     dare - che rischia di obbligare, vincolare più o meno
     intenzionalmente il ricevente -, ma anche il ricevere. Si può
     ricevere senza sentirsi obbligati a contraccambiare, a dare
     almeno nella stessa misura? .Sì, se pensiamo che è dalla nascita
     che riceviamo incessabilmente, che ci costituiamo - appunto -
     nella relazione. Ci si può sentire grati non obbligati,  grati di un
     dono gratuito.
     L'obbligo di restituire attiene ai sistemi di tassazione, a un
     calcolo preciso di quanto vale ciò che si è costruito e ricevuto.
     La gratitudine, in quanto priva di calcolo, si basa su un'
     intuizione, su una percezione positiva di sé e dell'Altro. La
     gratuità si può solo accogliere quando ci si propone.
     Si può dunque ricevere senza sentirsi obbligati verso chi dà ?
     Sì, nella misura in cui ci si è abituati a dare senza pretendere,
     senza cioè definire gli atti conseguenti propri e altrui, senza
     voler determinare - in forza del potere di un dono - sé e gli altri;
     sì, nella misura in cui ci si è aperti agli accadimenti, senza
     ricondurli esclusivamente alle proprie ragioni; sì nella misura
     in cui si è mentalmente ( e spiritualmente ) in ricerca, cioè
     scettici. " Levinàs ridefinisce la ragione proprio come questa
     possibilità di ricevere, sovvertendo questa sua pretesa
     sovranità". Si può ricevere con gratitudine nella misura in cui
     si è in grado di dimostrare - dando e ricevendo - che si è
     interessati ad un bene comune, ad  aumentare il proprio
     reciproco interesse, a privilegiare la propria e altrui felicità.
     La felicità ( star bene nel mondo ) " rompe" il tempo, inserisce
     una frattura nello scorrere ininterrotto delle cose, rendendolo
     indifferente: allontana da noi l'angoscia dello spreco del tempo,
     sospende la sottrazione irrecuperabile che ci divora.
     Lo stare bene con se stessi e con il mondo non rimanda ad altre
     aspettative inesauste - perché sempre deluse - e non chiede
     altro tempo se non quello che si vive. E ci rende più liberi.
    
    Ci si sente liberi perché si è ricevuto e si riceve molto, perché si
    è riconoscenti alla vita.
    E' il riconoscimento della non autosufficienza al alimentare il
    desiderio di libertà .  (…)


              Carlo  Penati  da     La Restituzione ( Saggio breve )

venerdì 29 giugno 2018

E' URGENTE L' AMORE




                                                       Le mattine più limpide non hanno voce…



QUASI NIENTE

L'amore
è un uccello tremante
nelle mani di un bambino.
Si serve di parole
perché ignora
che le mattine più limpide
non hanno voce.


                                    ***



GLI AMANTI SENZA DENARO

Avevano il viso aperto di chi passava,
avevano leggende e miti
e freddo nel cuore.
Avevano giardini dove la luna passeggiava
mano nella mano con l'acqua
e un angelo di pietra come fratello.

Avevano come tutta la gente
il miracolo di ogni giorno
sgocciolante dai tetti;
e occhi di oro
in cui ardevano
i sogni più dispersi.

Avevano fame e sete come le bestie,
e silenzio
intorno ai loro passi.
Ma, ad ogni gesto che facevano,
un passero nasceva dalla dita
e - abbagliato - penetrava negli spazi.


                                                                        ***



CONSIGLIO

Sii paziente: aspetta
che la parola sia matura
e si stacchi come un frutto
quando passa il vento e la cattura.



                                                                             
                                                       ***


ADDIO

Come se ci fosse una tempesta
a scurire i tuoi capelli,
o - se preferisci - la mia bocca nei tuoi occhi,
carica di fiore e delle tue dita;

come se ci fosse un bambino cieco
a inciampare dentro di te,
ho parlato di neve, e tu trattenevi
la voce in cui con te mi persi.

Come se la notte venisse e ti portasse,
era fame l'unica cosa che sentivo;
dico addio, come se non tornassi
al paese in cui il tuo corpo inizia.
Come se ci fossero nuvole su nuvole,
e sulle nuvole mare perfetto,
o - se preferisci - la tua bocca pura
ad avanzare largamente nel mio petto.



Eugénio De Andrade  da    Poesie ( edito da  Fundaçao Eugénio De Andrade - Porto )



giovedì 28 giugno 2018

NE' CON TE NE' SENZA DI TE 1

 
 

" Ego nec sine te nec tecum vivere possum" ( Publio Ovidio Nasone)


Vera, ci sono giorni che cominciano male e finiscono peggio. Oggi è uno di questi.

Non rispondo alla tua lettera perché non voglio averla letta. Ne sono sicuro: non l'ho letta. Quindi ti riscrivo più tardi, quando l'avrò dimenticata del tutto. Hai un sacco di ragioni, ma ne ho anch'io. E se c'è una cosa che mi hai insegnato è la necessità del rispetto, al di là delle battute per alleviare argomenti così importanti. Se rischio di diventare un'ossessione, un rodimento, una ferita - amore - fermati. Riavvolgi il nastro e torna nella tua tranquillità. Ti amo abbastanza per desiderare che la tua vita sia più serena anche se non ci vedremo per un po'. Sei importante. Poi decidi quello che vuoi.

                               Nicola



Vera, non mi hai scritto. Non ci sarebbe nulla di strano se non ti conoscessi: lo sciopero è inusuale. Qualcosa ti spinge lontano dalla tastiera. E da me. Cosa freni, hai già deciso quale strada imboccare?
E' un silenzio pensato, non naturale. E' un silenzio dovuto, forse. Dovuto a te e a me. E' un silenzio che rende piombo le parole, evita che escano a vanvera. Quello che è accaduto mi ha fatto male, come ha fatto male a te. Ci sentiremo quando tutti i granelli di sabbia smossi da un piede maldestro saranno di nuovo posati sul fondale.
Un gran bacio, ora.
Immutato è quanto bene ti voglio.

                    Nicola


Paola  Calvetti  da  Né con te né senza di te ( Storia di una passione )

NE' CON TE NE' SENZA DI TE 2


I silenzi uccidono, sgretolano, chiudono porte, Nicola.
Abituano all'indifferenza. Sono scatole, contenitori di nulla. Le lacrime dense sciolgono anche gli animi più difesi. Di solito. Peccato non capirsi. E non lasciare che l'anima si diriga laddove sta al suo posto. La vacanza ha fatto male a me. Non capisco perché a te, ma non capisco perché non ne sono capace. Tu sei agguerrito, giovane. Io sto sotto la mia coperta pulciosa. Le stelle. Il mare dove confondersi. Unicità non prevedeva questo. Ma io mi adatto, perché sono perdente. Ho paura. Di te. Ci sentiremo quando i granelli, come tu hai deciso ( decidi sempre tu, del resto ), si depositeranno laggiù.
Dove non ci si può raggiungere.

    Vera


Paola  Calvetti   da     Né con te né senza di te ( Storia di una passione )

L' AMORE DANNOSO 1

 
 

                                                " Il  vero amore è una quiete accesa" ( G. Ungaretti )


(…) L'amore dannoso è l'amore della ferita. L'amore che nasce dal
       danno, che reagisce al danno di non essere stati amati. O di
       essere stati amati male, troppo o troppo poco. Comunque,
       maleamati e - perciò - " maleducati sentimentalmente e
       sessualmente" . Umanamente. Per i maleamati, divenuti
       maleamanti, le ferite del passato si riaprono e coinvolgono
       loro, i loro partner, il mondo intero. Infatti, quando essi amano
       o credono di amare, trasformano in " destino" le conseguenze
      - ancora vive - di quelle ferite. Così, antichi e irrisolti copioni
       della vita affettiva, sentimentale e sessuale, di genitori e
       parenti o di altre figure di riferimento affettivo o educativo,
       appresi dai maleamati nella famiglia d'origine o nell'ambiente
       di crescita per traumatica impronta, vengono nuovamente
       messi in scena nei rapporti amorosi in età adulta, al fine di
       esorcizzare - ma in realtà perpetuandoli - percorsi conflittuali
       e dolorosi con relativi finali drammatici o destabilizzanti o
       incompiuti.
       Si tratta - però - di tentativi inefficaci di sfide e prove amorose
       che si ripetono per approssimazione o per difetto senza
       raggiungere - quasi mai - l'intento catartico di spezzare le
       catene dei legami morbosi, infantili, irrisolti, confusivi.
       Doppi e tripli legami, nemici di ogni chiarezza comunicativa,
       di ogni autonomia, di ogni crescita interiore.
       L' amore dannoso non lascia tregua agli amanti: è complicato,
       stressante, carico di ansia, mai spontaneo. E' urlato,
       dichiarato, ma al contempo clandestino e pieno di segreti.
       Mai libero.
       Sempre foriero di legami ammalati invischianti, possessivi,
       contagiosi.
       L'amore dannoso ha radici nelle radici delle radici della
       storia familiare, sociale, culturale e spirituale di ciascuno che
       se ne scopra afflitto, affetto, disfatto. L' amore dannoso trionfa
       poiché, nella prima parte di un percorso di vita, l'amore s'è
       fatto amore di piaga, amore duellante, amore negato, amore
       rimosso, amore d'incesto o morboso segreto d'amore.
       Infatti, è nei bisogni insoddisfatti dell'infanzia e dell'
       adolescenza, nei tradimenti della fiducia, della speranza, della
       disponibilità con la quale il  nostro cuore si disponeva ad
       essere iniziato all'intimità, ai sacri misteri dell'amore umano;
       è nel vuoto dell'abbandono che ci è stato inflitto, è nella
       confusione dei ruoli nella quale ci hanno fatto assistere e
       partecipare genitori, parenti e adulti intorno a noi( fino a
       renderci - già da bambini - complici dei conflitti di coppia,
       dell'incomprensibile e perenne altalenare degli umori, delle
       identità mancate, dei lutti mai elaborati); è in tutto ciò che
       risiede nella solitudine che l'amara pianta dell'amore dannoso
       si radica, si fortifica e cresce. (…)

Maria Rita Parsi  da   L'amore dannoso ( Come uscire dal labirinto dei rapporti sbagliati )


     

L' AMORE DANNOSO 2



(…) L'amore dannoso è cibo primario. Inizia - assai spesso - col
       latte avvelenato di un amore materno che non c'è. E nel tempo,
       diventa cibo quotidiano d'ogni sorta d'amore che si trasforma
       in tormento, in " idea spodestante", in fatica di vivere, in
       dipendenza, in costante paura di perdere l'oggetto d'amore.
       E' un amore - allora - fatto di attacchi e distacchi, di attese
       snervanti, di vuoti, di sensi di colpa e di colpe. Un amore di
      " peccati" e  di " errori" costantemente ripetuti, che mai si
       trasformeranno in patrimonio di esperienze, se non quando
       esploderanno un dolore acutissimo o la disperazione, o la
       depressione o il disagio psicologico che spinge all'analisi, al
       cambiamento, alla crescita. O- se vince la paura - all'oblio del
       rimosso.E' un amore di trappole - sempre le stesse - nelle quali
       cadere, di parti in commedia o in tragedia - sempre le stesse -
       da recitare; di ruoli intrecciati, scambiati, capovolti. Di messe
       in scena nelle quali, pur intersecando o scambiando i ruoli
       degli interpreti, pur provando e riprovando le parti, non si
       giunge mai al debutto.
       Si tratta di amori che lasciano il segno, che costringono alla
       resa emotiva, che deludono, che amplificano conflitti anche
       interiori, che vanificano il tempo e le occasioni di crescita, che
       costringono a prove estenuanti, a percorsi dolorosi e laceranti.
       Amori che espropriano le persone di se stesse, che le stritolano
       nell'incastro di vite altrui, amori che impongono l'esilio,
       allontanano dalla terra della propria identità.
       Amori mancati e mancanti, amori crudeli che si ingentiliscono
       solo a distanza, nei ricordi dell'esilio obbligato, verso il quale
       gli amanti sono spinti dal complesso dell'abbandono, dal senso
       di inadeguatezza, di inferiorità, di incompletezza, dalla paura,
       dalla vergogna, dalla mancanza di intimità, dall'incapacità di
       comunicare, di dare e ricevere amore. (…)


 Maria  Rita  Parsi  da  L' amore dannoso ( come uscire dal labirinto dei rapporti sbagliati ) 

mercoledì 27 giugno 2018

FOLLIA D' AMORE




                                                   Non mi perdo neanche un solo attimo di te…



LA COMETA

Quel mio amore per lui aveva ali di cera
lunghe le ali sembravano eterne
battevano il cielo sicure, sfioravano picchi,
puntavano al sole con nervature nervine.

Fuse le ali ormai mi ricrescono dentro,
soltanto ora - perdute - mi diventano vere,
e ai cuori incauti grido: la passione è un fantasma
troppo importante - uomini - per potersi incarnare.

Chiomate vaganti comete di Halley, presagi
disastri prodigi che infiammano il sangue,
nessuno osi fissarvi, si arrischi a sfiorare
coaguli di pura lontananza - morgane.



                                                                         ***


REALTA' E METAFORA

Tu, realtà e metafora, luminoso
corpo dal doppio segno. Tu moneta
d'inscindibile faccia, bianco cigno
che ingloba il suo riflesso.

Penso all'abbraccio, e all'improvviso scende
in acque buie il mio vascello ebbro.
Confluiscono oceani. L'energia,
duraturo arabesco di fulmine.



                                                                             ***


E LUI MI ASPETTERA' NELL' INTERTEMPO

E lui mi aspetterà nell'intertempo
sorridente e puntuale, con saluti
e storie che alle poverette orecchie
dell'arrivata parranno incredibili.
Ma riconoscerà - lui - ciò che gli dico?
In poche note o versi qui raccolgo
i messaggi essenziali. Un altro raggio,
- aria diversa - glieli tradurrà.



                         Maria  Luisa  Spaziani

PIGRE DIVINITA' E PIGRA SORTE

 
 

                                                     Divento immenso campo di memoria…



TROPPA MEMORIA

Troppa memoria, ma vaga, senza storia.
Colpa dell'aria. Tiepida, sgranata.
Non più contratto e denso per il freddo
il corpo esterno si apre e si distende
a maglie larghe si lascia penetrare
e intenerito cede particelle
all'aria dolce: lasca superficie
tutta intrisa di mondo, al mondo arresa.
E dal suo centro che è nell'ipocondrio
languidamente sale un entusiasmo
che porta via con sé tutto il mio caldo.
E mentre con talento vagabondo
nell'aria si confonde io- non presente -
divento immenso campo di memoria
dove mi perdo quanto più avanzo
ma senza volontà perché sto ferma.
Così ferma che quasi mi scompaio
non leggera nel vuoto ma pesante
per troppo peso di memoria. E ascolto.
Sento quell'entusiasmo che mi chiama
e che pretende il mio trasferimento
verso quel posto dove sta il mio caldo.
Sì, perché è lì che io voglio sempre andare,
dove c'è una figura fissa al centro
che assorbe tutto il vuoto che sta intorno,
e lì chiusa e stordita rimanere
senza memoria, senza sentimento.





VOGLIO IL MIO BENE

Voglio il mio bene adesso cosa faccio?
Non so neanche da dove cominciare.
Perché ho quell'infallibile certezza
quando voglio raggiungere il mio male,
mentre per il mio bene non ho idea
non ho nessuna idea su cosa fare?
Forse perché il male è esuberanza
di spirito che anela a straripare
e uscendo poi dal margine rivela
eccesso di materia, dismisura
che si rovescia in varietà di forme,
dissonanza che esalta quel che c'è
non quel che manca. E dunque se lo cerco
io lo trovo, basta muoversi un po',
intraprendere, volere. Il bene essendo
invece assenza di sostanza, recede
da ogni forma e non si svela : quando lo cerco
diventa il suo fantasma, credo di averlo
e subito mi manca. Se allora
il male è un più e il bene un meno, come
posso volere, cosa spero? Ogni
mia volontà è perdizione. Perciò
dovrei restare dove sono, senza
mente ambiziosa, ma innocente
di tutto, anche del bene,
a questo anzi ritrosa.


            Patrizia  Cavalli    da    Pigre divinità e pigra sorte

martedì 26 giugno 2018

CONCORDANZE: LE PERSONE DEL VERBO

 
 

                                     L'io impoverito sprofonda nelle concordanze del Nulla.



Una volta
e per pochi giorni
molto tempo fa
io e te
improvvisamente fummo nell'intimo
Noi.

" Noi due " potevo dire
nelle ore voraci che furono nostre.

Da tempo
se parlo di te
posso usare soltanto
la terza persona: Lei.

L'io impoverito sprofonda
nelle concordanze del Nulla.

  
                                 Emilio Pacheco    

ASPETTAMI E IO TORNERO'

 
 

                                         Aspettami quando le gialle foglie ti ispirano tristezza…



Aspettami e io tornerò,
ma aspettami con tutte le tue forze.
Aspettami quando le gialle foglie
ti ispirano tristezza,
aspettami quando infuria la tormenta,
aspettami quando c'è caldo,
quando più non si aspettano gli altri,
obliando tutto ciò che accadde ieri.
Aspettami quando da luoghi lontani
non giungeranno mie lettere,
aspettami quando ne avranno abbastanza
tutti quelli che aspettano con te.

Aspettami e io tornerò,
non augurare del bene
a tutti coloro che sanno a memoria
che è tempo di dimenticare.
Credano pure mio figlio e mia madre
che io non sono più;
gli amici si stanchino di aspettare
e, stretti attorno al fuoco,
bevano vino amaro
in memoria dell'anima mia.
Aspettami. E non t'affrettare
a bere insieme a loro.

Aspettami e io tornerò
ad onta di tutte le morti.
E colui che ormai non mi aspettava,
dica che ho avuto fortuna.
Chi non ha aspettato non può capire
come tu mi abbia salvato
in mezzo al fuoco
con la tua attesa.
Solo noi due conosceremo
come io sia sopravvissuto:
tu hai saputo semplicemente aspettare
come nessun altro.


                      Konstantin M. Simonov   da   Poeti del ' 900