martedì 26 giugno 2018

UNA NUOVA FORMA DI MISURA

 
 

                                                             Quando i punti diventano persona…



Codici a barre dietro ogni carezza
non m'importa vado di fretta
col rispetto di chi sta indietro
dividerò il collo in tanti pezzettini
per far entrare le voci ancora sane
depredate dei soliti lamenti
voci-tempesta della gente che resta
richiudo la gola, le conservo all'interno
prima di partire quelle voci mi diranno:
" abbracciate a noi potrai spiccare un volo
ma un volo vero senza più limiti da sotto".




Spengo gli occhi prima di dormire
e ritrovo le cose belle di una volta
sotto il petto le prime onde
di sacrifici tutti uguali
e vado felice senza
un attimo di pace.




Quando i punti diventano persona, difficilmente
le vie per raggiungerli parlano chiaro
come le cifre nere su bianche delle vetrine infrante.
Riuscirò a consolare quelle parti di te
che camminano fisse sui bordi del vento
e poi, sono sicura al di là di ogni evento,
nascerà una nuova specie di misura
che nessuno vede, che nessuno respira,
che rimarrà a un soffio dai passi
di chi ti segue e fa da cortina.



             Barbara  Pietrone   da   Nuovissima Poesia Italiana


DONNE VALOROSE ( Consuelo De Saint- Exupéry ) 1

 
 

" Consuelo, stasera ti scriverò una lettera d'amore perché - nonostante le molteplici ferite, le parole che non hai compreso, i richiami che muoiono contro il vetro della tua mente chiusa - sono arrivato a un punto in cui non ne posso più di un amore che non ha mai trovato la sua strada. In te si trova una persona che amo e la cui gioia è fresca come l'erba medica ad Aprile " ( Lettera- New York, 1942/43 )



(…) " Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli
         occhi". Così ci insegna il Piccolo Principe, i libro più letto e
         venduto al mondo.
         E Antoine sa bene che le cose essenziali della vita sono
         spesso trascurate degli esseri umani e possono diventare
        invisibili agli occhi: lo sa perché ha rischiato più volte di
        perdere il suo amore a causa del suo carattere intemperante,
        inquieto tendente alla depressione e a violenti accessi di
        gelosia.Il suo amore si chiama Consuelo Suncìn- Sandoval: è
        minuta, ha un fisico da ballerina, ma gli occhi scuri e
        infuocati come la lava dei vulcani della sua isola El Salvador,
        gli stessi vulcani che dominano l'asteroide B-612 da cui è
        partito il Piccolo Principe per la sua esplorazione inter-
        galattica . Antoine non ha mai visitato la terra di Consuelo,
        ma la conosce comunque a memoria, perché lei gliel'ha
        descritta nei minimi particolari, raccontando la maestosità
        delle montagne, le meraviglie della vegetazione tropicale, le
        intricate foreste di baobab, le splendide rose.
        Consuelo viene chiamata dagli amici la " Sherazade dei
        Tropici" ed è un piacere ascoltarla perché con la sua voce
        suadente e vellutata incanta gli spettatori e fa rivivere con
        le parole, la magia di mondi sconosciuti.
        Consuelo è la rosa del Piccolo Principe: le sue quattro spine
        sono appuntite e hanno cercato di proteggerla a lungo dall'
        impetuosità di Antoine, innamorato capriccioso che ha sempre
        rischiato di perdere tutto per la smania di legarla a sé, come
        un bambino che non vuole farsi negare un giocattolo.
        Ma Consuelo non è una bambola: è una ragazza sveglia che
        ha deciso di lasciare l'isola fatata della sua infanzia per
        scoprire il mondo, emanciparsi, studiare e soprattutto
        sperimentare la libertà: l'incontro tra i due non era
        assolutamente previsto ed è piuttosto uno scontro, una
        collisione tra pianeti lontani che impattano per caso a una
        folle velocità. Ci sono dei movimenti stellari che non sono
        governabili e le conseguenze possono portare a quello che gli
        amici surrealisti di Consuelo chiamano amour fou : più che
        una passione, una vera malattia dalla quale è quasi
        impossibile guarire.
        Quando Consuelo incontra Antoine ha 29 anni, ma ha già
        vissuto un divorzio e una vedovanza. Il primo matrimonio in
        Messico è quasi una ragazzata, ma l'unione con lo scrittore
        Enrique Carrillo è una storia d'amore importante che si
        concluderà tragicamente con la morte improvvisa di lui. (…)


                  Serena  Dandini    da    Il catalogo delle donne valorose

DONNE VALOROSE ( Consuelo De Saint- Exupéry ) 2



(…)Consuelo è distrutta dalla perdita, e gli amici le consigliano di
      viaggiare: l'antica medicina per affrontare il dolore.La giovane
      vedova accetta l'invito del presidente argentino,grande sponsor
      di Carrillo, che le chiede di omaggiare il marito con una serie
      di conferenze in suo onore, e il 15Agosto 1930 si imbarca su un
      piroscafo in direzione dell' Aregentina.Madame Soncìn viaggia
      insieme ad altri scrittori e accademici francesi, amici cari che
      l'accompagnarono in questa missione culturale che per lei è
      soprattutto un ritorno alle origini nell'amata America del Sud
      per tentare di riconquistare la pace interiore.
      E invece, per uno scherzo del destino, le prime due cose in cui
      Consuelo si imbatte quando arriva a Buenos Aires, sono una
      rivoluzione nelle strade e un aviatore che si è guadagnato la
      fama di eroe sugli aerei postali. Al primo incontro, Consuelo
      giudica Antoine De Saint- Exupéry antipatico e arrogante e
      accetta malvolentieri l'invito del pilota per un'escursione aerea
      sopra i cieli della città. Trascinata dai suoi amici entusiasti
      dell'avventura, si ritrova in volo con quest'uomo un po'
      scorbutico e insolente che le chiede subito di baciarla mentre
      si esibisce in una serie di acrobazie che terrorizzano la
      compagnia.
      Si conoscono appena, ma Antoine rimane subito folgorato dal
      fascino di Consuelo e decide che non può vivere senza di lei,
      come confessa ad un amico :" C'era una tale bellezza selvaggia
      nei suoi occhi neri, e nelle sue idee soffiava un tale uragano di
      fantasia, che ne fui stregato". L'aviatore è convinto di aver
      trovato la donna della vita, e soprattutto la sua musa: non a
      caso le spedisce una lettera amorosa di ottantatré fogli che
      contiene una domanda di matrimonio e alcune pagine del
      manoscritto del suo romanzo , Volo di notte . Antoine capisce
      che solo questa donna intelligente e sensibile può dargli la
      forza e la giusta temperatura esistenziale per portare a termine
      la sua impresa letteraria: subito le sottopone i suoi lavori, e
      soprattutto i suoi dubbie le sue insicurezze. (…)


            Serena  Dandini   da    Il catalogo delle donne valorose

domenica 24 giugno 2018

DONNE VALOROSE ( Consuelo De Saint -Exupéry ) 3


(…)Consuelo rimane senza fiato dinanzi a questa corte serrata e
      implacabile e cerca di resistere, non si sente pronta, sta ancora
      piangendo un grande amore e ha paura di questo terremoto che
      scuote la sua vita. Da questo momento in poi la loro storia è un
      susseguirsi di passi avanti e indietro, in un duello amoroso
      senza esclusione di colpi. Consuelo sa che se soccombe al
      grande eroe, perderà molta dell'indipendenza e della libertà
      che si è conquistata, ma come resistere alla tentazione di essere
      felice? Antoine è un gigante che la sovrasta in tutti i sensi
    - anche fisicamente - visto che pesa un centinaio di chili e lei al
      suo cospetto sembra un uccellino indifeso. Eppure c'è qualcosa
      di travolgente in questo incontro fatale che Consuelo non riesce
      ad arginare. In preda all'incertezza decide di scappare dall'
      Argentina mentre Antoine è impegnato in uno dei suoi voli
      postali verso la Patagonia: è l'ultimo tentativo di contrastare 
      un destino ineluttabile. Ma appena salita sulla nave che la
      riporterà in Francia, vede apparire in cielo un aereo che segue
      la sua rotta a bassa quota. De Saint- Exupéry non vuole
      perderla e la seguirà fin che ha carburante lanciando dal
      velivolo biglietti d'amore: si sposeranno in Francia pochi mesi
      dopo, il 23 Aprile 1931.La foto del matrimonio è emblematica :
      l'immagine li ritrae abbracciati,ma quasi malinconici.Consuelo
      indossa per l'occasione un vestito di pizzo macramé nero ( un
      colore singolare per una giovane sposa ) mentre lui, più che
      stringerla, è aggrappato a lei come a un'ancora di salvezza.
      E' alto quasi due metri,ma nell'alchimia di questa strana coppia
      non meraviglia che il piccolo sia proprio lui: " Ed è stato così
      che ci siamo sposati, mio piccolo Tonio, mio piccolo marito. Tu
      non mi hai lasciato respirare", scrive Consuelo in una lettera
      che farà parte del suo bellissimo libro Lettres du dimanche .
      La vita matrimoniale proseguirà così, fra alti e bassi, snervanti
      attese e ritorni.
      Antoine, nel 1935 è di nuovo in volo, ma dopo pochi giorni si
      perdono le sue tracce. Il mondo è con il fiato sospeso e
      Consuelo è impietrita dalla paura: dopo due giorni di assoluto
      silenzio - quando ormai è dato per disperso - arriva un
      telegramma dalla Libia : " Antoine è vivo ". Ha avuto un
      incidente nel deserto, ma miracolosamente è stato soccorso da
      una carovana di beduini che l'ha portato in salvo.
      Anche i soldi vanno e vengono e l'umore della coppia è
      variabile e spesso turbolento.La guerra e l'invasione dei nazisti
      fanno precipitare la situazione: Antoine vuole partecipare alla
      difesa della propria patria e costringe Consuelo ad
      ad abbandonare il Paese e ad aspettarlo negli U.S.A. (…)


               Serena  Dandini   da    Il catalogo delle donne valorose

DONNE VALOROSE ( Consuelo De Saint- Exupéry ) 4



(…)  Quando lui la raggiunge a New York, i due vivono uno dei
        momenti più tranquilli e felici della loro esistenza tumultuosa:
        nonostante i tradimenti reciproci e gli abbandoni sono di
        nuovo insieme e Antoine ha capito - forse troppo tardi - che
        Consuelo è la sua unica rosa, un fiore molto complicato, ma:
       " Vai a guardare di nuovo le rose. Ora capirai che la tua è
        unica al mondo...perché è lei che ho innaffiato...perché è lei
        che ho ascoltato lagnarsi o vantarsi. O qualche volta tacere.
        Perché è la mia rosa".
        Consuelo ancora una volta sente che deve fare di tutto per
        mettere Antoine nella condizione migliore per scrivere, e trova
        una casa vicino al mare, a due ore da New York: un rifugio
        ideale per far nascere questa strana favola che il suo
       " cavaliere volante" ha in testa da un pezzo. Perché Il Piccolo
        Principe non è solo un libro per ragazzi, ma è adatto a tutti e
        soprattutto al bambino che è dentro di noi e che, secondo
        Saint- Exupéry,non si dovrebbe mai dimenticare,come ricorda
        nel suo tenero racconto : " Tutti gli adulti una volta sono stati
        bambini, ma pochi se ne ricordano".
        Il Piccolo Principe li unisce intimamente e diventa per loro
        come il figlio che non hanno mai avuto:un racconto che celerà
        per sempre malinconie e tenerezze della loro intensa vita di
        coppia e dove finalmente Antoine riconoscerà il valore della
        sua preziosa rosa. Ora lui è al fronte insieme alle truppe
        alleate e porta con sé in volo la prima bozza della sua favola
        prediletta. Non tornerà più e verrà dato per disperso nei cieli
        del Mediterraneo il 31 Luglio 1944.
        Consuelo non si arrende e spera ancora in un miracolo,e ogni
        domenica - come d'abitudine -continua a scrivergli una lettera
        d'amore, raccontandogli l'intimità della sua vita in attesa del
        suo ritorno.
        Era stata proprio la distanza a rendere grande la loro storia
        controversa, e Consuelo non smetterà di amarlo, anche se non
        lo vedrà più. Ma non sono proprio le cose invisibili agli occhi
        le più care al cuore? .      
      " Adesso sono sola, Tonio mio. Non sei ritornato. Ma sei in me
       - eterno - il mio bambino, mio marito e ti porto con me come
        Il Piccolo Principe : noi siamo intoccabili ". (…)


             Serena  Dandini    da     Il catalogo delle donne valorose
       


sabato 23 giugno 2018

DONNE VALOROSE ( Karen Blixen ) 1

 
 
 
 
" L'aria -in Africa - ha un significato ignoto in Europa: piena di apparizioni e miraggi è - in un certo senso - il vero palcoscenico di ogni evento "  ( K. Blixen )                             



(…) Se non avessi perso la mia fattoria in Africa, non sarei mai
       diventata una scrittrice: non sempre i disastri della vita  
       annunciano altre tempeste "
       Siamo nel 1959: Karen Blixen ha settantaquattro anni, pesa a
       malapena quaranta chili, ma non ha perso il suo spirito
       effervescente, la voglia di raccontare storie e di fumare una
       sigaretta dietro l'altra. La scrittrice danese è stata invitata a
       New York per un giro di conferenze e incontri letterari e,
       nonostante le malandate condizioni di salute causate dalla sua
       antica malattia, accetta con entusiasmo questo viaggio nel
       Paese dove i suoi libri sono sempre stati accolti con affetto
       straordinario.
       Quando arriva a New York, la scrittrice si considera nella sua
       quinta vita: è così che ha diviso la sua esistenza , attribuendo
       ad ogni fase un motto distintivo.
       L' ultima è una citazione di Edmund Spenser : " Sii audace, sii
       audace, ma non troppo audace ". E audace, la nobildonna
       danese lo è sempre stata sin da ragazzina, quando scorrazzava
       nelle incantevoli tenute di famiglia di Rungsted, nella      
       campagna danese vicino al mare, e già scriveva i suoi primi
       racconti: ma prima della definitiva trasformazione in scrittrice
       dovranno passare ancora molte vite, che la vedranno
       protagonista di una lunga serie di avventure. Lei stessa - anni
       dopo - dichiarerà :" Nessuno è entrato nella letteratura
       sanguinando più di me".
       Poco più che ventenne, Karen si innamora follemente di suo
       cugino, il barone Hans Blixen - Finecke, ma non è corrisposta.
       Allora sposa il fratello gemello, Bror e diventa la baronessa
       Blixen.Quello che sembrava un ripiego, si rivela invece un
       matrimonio d'amore: insieme, i due decidono di lasciare la
       Danimarca e, con un vero salto nel buio, inaugurano una vita
       nuova nel continente africano. E' proprio il desiderio di vivere
       sempre in totale libertà, lontano dalle convenzioni sociali, uno
       dei tratti caratteristici di questa originale baronessa, che
       acquista insieme al marito una piantagione di caffè nei pressi
       di Nairobi. (…)


          Serena  Dandini   da   Il catalogo delle donne valorose

DONNE VALOROSE ( Karen Blixen ) 2


(…) " In Africa avevo una fattoria ai piedi degli altipiani del Ngong
       ( è il celebre incipit del romanzo La mia Africa , che Blixen
       scrisse molti anni dopo per ricordare la sua esperienza
       romantica e avvolgente, ma anche carica di avvenimenti
       dolorosi. Ad un anno dal suo arrivo- infatti - si ammala
       gravemente: in un primo tempo i medici pensano che sia
       malaria, ma presto si scopre che si tratta di sifilide, e a uno
       stadio avanzato E' stato Bror, con le sue continue infedeltà, a
       trasmetterle questa terribile malattia, che allora si curava solo
       con massicce dosi di mercurio e arsenico: una terapia d'urto
       che mina definitivamente la salute di Karen. Ma nonostante
       tutto lei non vuole divorziare dal marito che ama ancora, fino
       a che non è lui a chiedere la separazione, lasciandola sola a
       gestire la piantagione. L'indomita baronessa non si perde d'
       animo e, anche se non è affatto portata per gli affari, fa di tutto
       per salvare la fattoria, sempre sull'orlo del fallimento.
       Ma questo - per lei - sarà anche un periodo molto felice grazie
       al magico incontro con Denys Finch-Hatton, il più grande
       amore della sua vita. Oggi è difficile per noi separare la vera
       storia dei due amati dall'immagine cinematografica del film
       tratto dal romanzo La mia Africa . I volti di Robert Redford  e
       Meryl Streep i confondono con quelli dei protagonisti che li
       hanno ispirati ( una scena del film si può vedere nel blog nella
       sezione" registi " ), e ci sembra di aver vissuto insieme a loro
       le luminose giornate africane fra letteratura, musica , safari e
       i racconti serali al tepore del camino. La verità è un po' più
       controversa, ma il finale tragico purtroppo è lo stesso. Nel
       1931 Finch muore in un incidente mentre è alla guida del suo
       aereo e con lui si chiude per sempre il sogno africano della
       Blixen. La piantagione è divorata dai debiti e per Karen non ci
       sono più ragioni per combattere: in pochi giorni decide di
       abbandonare tutto e tornare in Danimarca.
       Ma nonostante le grandi difficoltà che ha dovuto superare, i
       diciassette anni che la scrittrice ha trascorso in Africa sono
       stati " unici e meravigliosi " perché qui ha trovato una
       dimensione di vita selvaggia e primitiva che le ha permesso di
       esprimersi in totale libertà :"Anche se con altri l' Africa è stata
       più clemente, io credo fermamente di essere uno dei suoi figli
       prediletti. Un gran mondo di poesia mi si è dischiuso quaggiù,
       mi ha fatta entrare, e io l'ho amato".
       Anni dopo i suoi romanzi saranno accusati di razzismo per i
       toni paternalistici e naif con cui Karen descrive il suo rapporto
       con gli indigeni: in realtà i suoi sentimenti erano sinceri e
       appassionati e vanno inquadrati storicamente, oltre che sotto
       una sorta di luce romantica.
     " Ho guardato i leoni negli occhi e ho dormito sotto la Croce
       del Sud; ho visto le gradi praterie in fiamme e le ho viste
       coperte di tenera erba verde dopo la pioggia; sono stata amica
       di Somali, Kikuyu e Masai, e credo che la mia casa sia stata
       un rifugio per i viandanti e i malati, e per gli indigeni il nucleo
       di uno spirito amichevole".
       La casa di Karen, abbandonato il Kenya, sarà di nuovo la
       gelida campagna di Rungsted:i cieli sconfinati sotto le pianure
       di Ngong appartengono ormai al passato, ma ritrova il mare
       della sua infanzia : " La cura per ogni cosa è l'acqua salata:
       sudore, lacrime o il mare ". La grande forza di questa donna
       è stata quella di riuscire a reinventarsi a ogni fase della vita,
       trasformando i rovesci in nuovi capitoli del suo destino.
       Non  a caso un altro dei suoi celebri motti era: " Perché no?"
       (…)


               Serena  Dandini   da      Il catalogo delle donne valorose
     

venerdì 22 giugno 2018

LA MACCHIA

 
 

                                                                    Ma è solamente amore…



LA MACCHIA

Ci si macchia - inavvertitamente -
pensando che sia acqua
ma è solamente amore.
Come fiume
s'imprime e si intaglia,
fluisce scava,
insinuandosi lento
in reticoli indelebili
e al fine si arresta
nel profanarti l'anima.


                 frida

mercoledì 20 giugno 2018

LA CRISI MISTICA DI CESARE PAVESE

 
 

                                                                  da  " Lavorare stanca "



(…)Torino fu sempre la città più amata da Pavese, città degli studi,
      del lavoro, degli amici, degli sfortunati amori.
    " Città...dove sono nato spiritualmente, arrivando di fuori: mia
     amante, e non madre né sorella".
     Cittadino sino al midollo, sentiva Torino come sua città ideale.
     Torino era il Po, la collina, la " barriera" non più città e non
     ancora campagna, osterie che si chiamavano " Far West" e
     cinema dove si proiettavano film americani.
   " Quest'è il giorno che salgono le nebbie dal fiume / nella bella
     città, in mezzo a prati e colline / e la sfumano come un ricordo".
     E poi l'Hotel Roma nella centralissima  piazza Carlo Felice
     dove Pavese, esaurita la sua stagione di uomo e scrittore, giunto
     ad un drammatico crocevia tra la vita e la morte, gettò i dadi e
     scelse la via verso il nulla.
     Una camera d'albergo, le telefonate alla disperata ricerca di
     una voce amica, le ultime parole sul suo libro più amato, l'
     avvelenamento con i barbiturici.
     Era il 27 Agosto del 1950 : fuori l'aria distratta e anonima della
     città - la sua città - deserta nel caldo torrido di quella fine
     estate. Com'era lontano il mare - mai amato - come lo erano
     invece stati i due fiumi della sua vita ( il Belbo e il Po ): quello
     ligure di Varigotti che fa da sfondo alla storia de La spiaggia
     e di Bocca di Magra dove si riuniva la casa editrice Einaudi o
     quello calabro dell'esilio dove compose i suoi " tristia ".
   " Uomo solo dinanzi all'inutile mare / attendendo la sera, 
     attendendo il mattino ".
     E come apparivano lontane, sfumate nel ricordo, le sue amate
     Langhe: i sentieri tortuosi, le curve morbide e sensuali delle
     colline, le rive, le vigne che si perdono nel cielo, i campi di
     granoturco ondeggianti al vento.
     Com'erano lontani i tempi di Casale Monferrato, dove Pavese
     trascorse uno dei periodi più tormentati della sua vita in un
     momento tragico per l' Italia devastata dalla guerra civile, da
     sfollato. Nel collegio Trevisio, retto dai Padri Somaschi, dava
     lezione sotto falso nome agli studenti.
   " Quel giro di portico intorno al cortile, quelle scalette di
     mattoni per cui dai corridoi s'andava sotto i tetti, e la grande
     cappella  semibuia, facevano un mondo che avrei voluto sempre
     più chiuso, più isolato, più tetro…"
     Le lunghe ore trascorse nella biblioteca del collegio sono
     dedicate alla lettura e allo studio dei testi mitologici.
     A Serralunga di Crea, ospite nella casa del cognato, trascorse
     lunghi periodi. In questi luoghi, impregnati di religiosità, gli
     parve di trovare la strada che conduce a Dio.
     In questo ambiente, con le suggestioni e la complicità del vicino
     Santuario, nacque prepotente il bisogno di un colloquio con
     Dio e la crisi mistica è puntualmente registrata nel diario del
     29 Gennaio 1944: " Ci si umilia nel chiedere una grazia e si
     scopre l'intima dolcezza del regno di Dio. Quasi si dimentica
     ciò che si chiedeva: si vorrebbe soltanto godere quello sgorgo
     di divinità. E' questa senza dubbio la mia strada per giungere
     alla fede, il mio modo di essere fedele.Una rinuncia a tutto, una
     sommersione in un mare di amore, un mancamento al barlume
     di questa possibilità. Forse è tutto qui : in questo tremito del
    " se fosse vero! ". Se davvero fosse vero… (…).

     
  Franco Vaccaneo  da   La scoperta del mito con Cesare nel Parco

IL CUORE E' UN OSSO DURO

 
 

                                                          Ho bisogno solo di cose vere




Non può un muscolo
tenero e indifeso
creare tutti questi problemi:
ne deduco che il cuore
è un osso duro
al pari di un femore
o di una costola
si rompe il cuore
come tutto il resto.

   
                                           ***





Oggi ho voglia di niente
fregare il presente
ritrarre le foglie

usare i colori in modo incosciente
aprirmi le mani
toccarmi la vita in modo indecente.


                                            ***





Chi conosce il mio corpo
sa cose che io non so

di dove vanno i miei umori
di come fanno le lentiggini
a guardare fuori

di cerchi che stringono
al centro di un imbuto
bassoventre
scodella
ossobuco.


                                                      ***





Dico basta in senso lato
dico ancora in senso stretto
concentro il mio centro
in mezzo a un prato
i miei limiti in un tubetto
e se io non avanzo di un metro
niente mi avanza
niente mi resta dietro.


                                             ***




Io ho bisogno di molte primavere
e estati
solo stagioni intere
e in generale
solo di cose vere.






         Manuela  Dago   da    Poesie che non mi stavano da nessuna parte





martedì 19 giugno 2018

PER QUESTO

 
 

                                                 T'ho conosciuto e t'ho offerto la mia vita...                



Se ho teso la mano ai tuoi versi ( l'ho fatto )
come a lettere dei morti che ridestano l'animo,
da rabdomante cercato la tua fonte
per abbeverare la mia sete,
scavato nel mio concime scheletri e petali
che per te dovevano riflettere la luce:

- al lavoro nel mio sotterraneo mangiato dai vermi,
roso dai tarli senza patria,
ho una scusa?

Se ho sfiorato il tuo dito
con lingua affamata,
leccato dal tuo palmo una crepa di sale,
se ti ho sognato o pensato
sacca di sangue appena estratto
appeso rossoscuro a un gancio
più alto del mio cuore
( tu che comprendi la trasfusione ),
a cos'altro dovrei rivolgermi?

Una luce- spia brilla fioca
mentre i fuochi dei gas dormono
( un gatto esce in punta di zampa dai fornelli
al gelo notturno ),
il linguaggio raro e agile come la verità
scioglie il silenzio più radicale.

L'etica del custode di un faro:
cura di tutti o di nessuno,
per questo si può pure dare fuoco ai mobili.
Un questo contro cui abbiamo sbattuto
come se la luce potesse essere spenta a estro,
il salvataggio negato ad alcuni

e rimanere un faro.


             Adrienne  Rich    da      La guida nel labirinto

lunedì 18 giugno 2018

PISCINA FERIALE

 
 



           "   Siamo tutti inquieti, chi seduto e chi disteso,
               qualcuno contorto, e dentro di noi c'è un vuoto,
               un'attesa che ci fa trasalire la pelle nuda ".


                      Cesare Pavese  da   Piscina feriale ( Racconto )
          

L'INNAMORATA

 
 

                                             Non dicano poi che quella donna innamorata eri tu…


Questa lugubre mania di vivere
questa recondita facezia di vivere
ti trascina - Alejandra - non lo negare

Oggi ti sei guardata allo specchio
e ti sei sentita triste eri sola
la luce ruggiva l'aria cantava
ma il tuo amato non ha fatto ritorno.

Manderai messaggi sorriderai
farai ondeggiare le mani così tornerà
il tuo amato tanto amato.

Odi la demente sirena che lo rubò
la nave con i barbigli di spuma
in cui morirono le risa
ricordi l'ultimo abbraccio
oh niente angoscia
ridi nel fazzoletto piangi a crepapelle
però chiudi le porte del tuo volto
affinché non dicano poi
che quella donna innamorata eri tu.

Ti rodono i giorni
t'incolpano le notti
ti fa male la vita tanto tanto
disperata, dove vai?
Disperata, nient'altro!


            Alejandra  Pizarnik  da     Poesia completa ( Lieto Colle )

domenica 17 giugno 2018

I FARI DELL'UNIVERSO

 
 
 

                                                                                                              Cose quaggiù sì belle
                                                          altre il mondo non ha, non han le stelle.

                                                                                 (  G. Leopardi )



Ho pensato che splendore sarebbe se ci incatenassero
io e te, l'una all'altro, insieme
nello spazio, una sola cosa come la pulsar
doppia che ruota in millisecondi
attorno al proprio asse in un corpo
a corpo celestiale, emettere nell'etere le nostre
memorie in onde radio perché nessuno mai
possa dimenticarlo che ti ho amato
e tu mi hai amata, nati entrambi dal collasso
della stella più luminosa in natura, d'una supernova
composti noi di soli neutroni
con la densità enorme che hanno i nuclei
atomici, nonostante le dimensioni infinitesimali
dei nostri pensieri, fari di quali
universi ? E' impossibile pensarci adesso
separati, che dovremo morire e perderci in noi stessi.

                   
                              Matteo  Zattoni  da        Il territorio dell'uomo

 

MI BASTA L' ARIA 1

 
 


" Laetatus sum in his quae dicta sunt mihi: in domum Domini ibimus ". (Mi sono rallegrato nel sentirmi dire che andremo nella casa del Signore) .  Salmo del Vespro.



(…) Che cosa aspettiamo?
       Ognuno di noi è in attesa del suo " miracolo" e forse anche per
       questo guardiamo così spesso i nostri cellulari. Ma non ci
       procureremo miracoli con stupefacenti occhiali che
      " aumentano" la realtà sovrapponendole maschere, ma
       allenando gli occhi a scorgere i prodigi insiti nel quotidiano.
       I nostri occhi, sempre voraci e spalancati, proprio chiudendosi
       possono aprirsi davvero, per questo indovini e poeti del mito
       sono spesso ciechi. Non riceviamo miracoli perché non
       instauriamo la giusta intimità con cose e persone, siamo
       passanti la cui soglia di attenzione dura 8 secondi, divoriamo
       senza gustare, preferiamo la superficie al tuffo. Assomigliamo
       a Sisifo, che deve eternamente spingere il suo masso su un'
       altura per vederlo poi inesorabilmente cadere una volta in
       cima. Vorremmo essere liberi di non spingere invano, fermarci
       e riposare, perché anche fermarsi è vita: oggi chi non si ferma
       a guardare, non guarda, come chi non si ferma a pensare, non
       pensa. Azione e contemplazione sono sistole e diastole della
       vita: più si esagera da una parte, più l'altra reclama i suoi
       diritti, perché il cuore senza azione resta acerbo, senza
       contemplazione marcisce.
       Fermarsi non vuol dire essere immobile,ma stabile,il contrario
       di " in - fermo ", colui che è instabile perché non si ferma mai,
       e perciò s'ammala. Fermarsi è creare ogni giorno spazi di
       intimità che permettono al quotidiano di " miracolarci" senza
       ricorrere ad effetti speciali: fermarsi è la cura per i " dis-
       graziati", cioè chi non trova più grazia nel mondo. Infatti
       la parola contemplare indicava in origine l'osservare la
       porzione di cielo visibile dal recinto sacro del tempio. Il volo
       degli uccelli, intercettato in quella cornice, diventava segno
       del destino: era solo un volo animale, ma diventava anche un
       volo dell'anima attraverso una strettoia di attenzione e attesa.
       (…)


                        Alessandro D' Avenia


MI BASTA L'ARIA 2



(…) Si contempla solo a partire da un limite, come Leopardi dalla
      sua siepe. Il cervo sperduto, il bambino abbandonato, il quadro
      nascosto, bucano  il muro di distrazione che ce li rendeva
      invisibili : entrano sfolgorando nelle nostre pupille come
      frammenti di una pienezza smarrita e desiderata. In un attimo
      amiamo cervi, bambini, quadri: li abbiamo ritrovati , proprio
      noi, passanti disattenti che non li vedevamo più.  Contemplare
      è il guardare che conduce ad amare,un tirocinio dell'attenzione
      che rende possibile una relazione erotica col mondo: si guarda
      tutto come l'amante la sua amata, ogni dettaglio contiene e
      rivela tutta la persona. Non è l'amore ad essere cieco,ma l'odio.
      L'amore, in quanto attenzione ad ogni particolare dell'altro, ci
      vede benissimo. Fermando lo sguardo sui dettagli di ciascuno, i
      nostri occhi si purificano e ogni vita appare insostituibile.
      Contemplare è aver fede nelle cose della terra, avere le visioni
      che la realtà merita, guardare una persona come ciascuno di
      noi vuole e può essere guardato, come un dono per il mondo.
      In questo senso l'arte è esercizio per allenare gli occhi al
      miracolo: ma chi di noi oggi si ferma a guardare un quadro
      almeno un minuto? Considerate come i pittori fiamminghi del
     ' 600 dipingevano scene di vita casalinga. Stanze, suppellettili,
      gesti di uomini, donne, bambini e animali diventavano
     " apparizioni" grazie alla cordialità dello sguardo e alla
      pazienza dell'arte. Per Vermeer, Ter Borch, de Hooc, la realtà
      non era da aumentare, era già aumentata perché era l'apparire
      di una casa nelle cose e azioni quotidiane, e di un tesoro nelle
      persone che si incontravano. Quei pittori non introducevano la
      bellezza nel quotidiano, ma la liberavano dal suo interno.
      Invece noi spesso cerchiamo di innamorarci della realtà
      sovrapponendole modifiche, informazioni ed emozioni utili al
      consumo, senza così mai riuscire a riposarvi e riposare.  (…)


                    Alessandro D' Avenia 

MI BASTA L'ARIA 3


(…) Un giorno Van Gogh, in cerca di quel riposo, ebbe un'idea
       folgorante:dipingere la sua camera. Ne scriveva con
       entusiasmo al fratello Theo : " Si tratta semplicemente della
       mia camera da letto, il colore deve fare tutto e, accentuando lo
       stile degli oggetti, dovrà suggerire il riposo. Il legno del letto e
       delle sedie avrà il tono giallo del burro fresco, le lenzuola e i
       guanciali sono di un verde limone molto chiaro. La coperta è
       scarlatta, la finestra verde. La toeletta arancione, la bacinella
       azzurra, la porta lilla. Le ampie linee dei mobili devono
       esprimere un riposo inviolabile. La cornice, non essendovi
       bianco nel quadro, sarà bianca". I grandi pittori incorniciano -
       senza menzogna e ingenuità - un pezzo di quotidiano come un
       prodigio, e ci lavano gli occhi.Qual è però nella vita la cornice
       bianca di cui parla Van Gogh che rende una camera un angolo
       di paradiso?
       La cornice bianca è accettare il limite di essere uomini. Per i
       Greci l'uomo era definito in relazione agli dei immortali.
       Omero infatti chiama gli uomini " quelli alle prese con la
       morte"; i " mortali ", Eschilo li chiama " gli effimeri, quelli
       d'un sol giorno". Se inseriamo ogni azione nella cornice di un
       giorno, se non rimuoviamo la morte, contempleremo e
       smetteremo di aspettare, perché avremo già tutto. Se morire è
       fermarsi del tutto, vivere è allora fermarsi un poco, essere
       presenti. Se aveste un solo giorno, cosa fareste? Se la risposta
       coincide con ciò che già fate, siete " miracolati " e ciò che
       abbandonereste  è solo un masso di Sisifo.
       Io proverei a far meglio ciò che faccio abitualmente: leggerei
       ai ragazzi delle pagine- testamento: Omero, Dante, Leopardi.
       Spegnerei il cellulare e direi dei grazie, scusa, come stai, a tu
       per tu. Sorriderei molto. (…)


                               Alessandro D' Avenia

MI BASTA L' ARIA 4



(…) Ascoltando il secondo movimento del Concerto N. 4 per piano
       di Beethoven ( lo trovi qui il 25 Dicembre 20217 )scriverei,con
       la malinconia di chi salpa e lascia la sua terra, ma con la
       speranza di giungere al porto su cui tutto ha scommesso: Dio.
       Imbandirei una cena, come di compleanno, con familiari e
       amici stretti. Mi fermerei con loro a ricordare e ridere con del
       buon vino fino a tardi. Poi da solo guarderei le stelle, le poche
       visibili in città, e me le farei bastare. Direi buonanotte con un
       bacio calmo, pregherei in silenzio e mi abbandonerei al sonno,
       amato sonno. Il " riposo inviolabile" di cui parla il pittore, non
       è non agire, ma riposarsi nell'agire, soffermandosi - cioè
       fermandosi - sotto, al servizio di cose e persone.
       Alla fine di un racconto breve, l'ultimo prima di morire di
       tumore a 43 anni, Marina Sangiorgi,con penna leggera quanto
       consistente, alle prese con la morte scovava la vita dappertutto
      " Sto male e mi accorgo che l'aria è bella e gli alberi alla sera
       sono bellissimi: si imbrunano e le foglie si muovono all'aria
       leggera; e tutto è dolce, una meraviglia, una bellezza
       spropositata e immeritata. Mi piace tutto: i bambini nei
       passeggini, la musica, la gente - ah, la gente! , ma li guardo
       abbastanza i visi, i sorrisi, le mani, l'attaccatura dei capelli?
       Dio, mi piace tutto! I sandali, le seggiole, le lampadine, il
       pavimento che scorre sotto i piedi, ogni momento, ogni
       andamento, oleandri e magliette e risate, le voci, il chiasso
       della vita; voglio restare per guardare, per guardare ancora,
       guardare e basta. Ogni giorno è clamoroso:  è un clamore di
       desiderio e amore; ogni giorno è tutto, e non voglio più niente,
       non chiedo più niente, mi basta l'aria  ".
       Mi basta l'aria : così si intitola il racconto, il titolo giusto per
       il letto da rifare di oggi:e per chi vuole farsi bastare l'aria, l'
       unica strada è fermarsi un poco.
       Respirare non fa dell'aria il miracolo di questo istante ? (…)


                 Alessandro  D' Avenia


sabato 16 giugno 2018

IL SENSO DEL VIAGGIO

 
 


                             " Fra le tante opportunità' del viaggio,
                 c'è quella che prima o poi si fa ritorno...
                Ed è proprio questa certezza che dà    senso
               al nostro andare, che lo circoscrive e lo definisce."
        

                               frida