mercoledì 17 luglio 2019

LA NORMALITA' DEL MALE 1

 
 

                    " Multa renascentur quae iam cecidere…" ( Orazio da "Ars Poetica" )


(…) Le mie scuse ad Hanna Arendt: non l'ho plagiata, ma l'ho
      parafrasata,e da una distanza intellettuale che non ho difficoltà
     a definire siderale.
     Il suo libro La banalità del male mi ha colpita, come ha colpito
     tutti quanti, ma anche perché sono una criminologa e ho quindi
     abitualmente a che fare con uomini che uccidono colei che
     amavano o dicevano di amare, o con donne che, contrariamente
     alla sacrosanta aspettativa dell'amore e delle dedizione
     materna, ammazzano i loro bambini.
     Perché lo facciano è una domanda che i criminologi si sono
     sempre posti e a cui hanno dato risposte diverse: la malattia
     mentale,la disperazione o magari la cattiveria; perfino la
     superficialità.
     Quel che invece non sono mai riuscita a capire e su cui continuo
     a interrogarmi, è come possa accadere che un intero popolo o
     comunque centinaia di migliaia di persone possano condividere
     il male estremo. Non sono mai riuscita a comprendere come
     persone dalla vita normale che la mattina si alzano, fanno
     colazione, baciano i loro bambini, portano a spasso il cane e
     vanno a lavorare poi. da un momento all'altro, si dilettino nello
     sterminio dei loro simili, o colludano con chi stermina.
     Come ebbe ad affermare Arendt  nel suo celebre libro : " Una
     mezza dozzina di psichiatri lo aveva dichiarato " normale"...
     Ma il guaio del caso di Eichmann era che di uomini come lui
     ce n'erano tanti, e che questi tanti non erano né perversi né
     sadici, bensì erano - e sono tuttora - terribilmente normali.
     Persino i torturatori studiati da Conroy ( vescovo irlandese del
     XIX sec. ) in diversi contesti geografici e politici non sono
     distinguibili dalla popolazione generale ,e " atti indicibili "
     possono essere commessi da " persone comuni ".  (…)


Isabella  Merzagora   da  La normalità del male ( La criminologia dei pochi e la criminalità dei molti )



LA NORMALITA' DEL MALE 2


UOMINI E NO

(…) Le guerre, anche quelle ideologiche, sono pericolose e sono
       possibili solo se si impara a distinguere fra" noi" e " loro" ,con
       la convinzione che loro siano inferiori.
       Un fattore psicologico che rende possibile l'incrudelire, è stato
       descritto come la " riduzione animalesca dell'avversario" o
       definito controantropomorfismo .Si tratta della tendenza a
       negare le qualità più prettamente umane alle proprie vittime
       per poter aggirare quella forza inibente l'aggressività che è
       costituita dall'identificazione. Gli altri sono ridotti ad animali,
       o addirittura a oggetti. Per facilitarsi il compito, chi vuole
       comportarsi da boia, deve dirsi che le proprie vittime non sono
       esseri umani, viceversa " Cessano invece di comportarsi da
     umani quelli che uccidono in se stessi ogni umanità per decidere
     lo sterminio degli altri." ( T. Todorov da " Memoria del male ").
     Intervistato dopo la fine della guerra, quando era detenuto con
     condanna a vita, il comandante del Lager di Treblinka spiega
     che le umiliazioni nei confronti dei prigionieri erano necessarie
     per far sì che gli aguzzini facessero quel che facevano: per
     poterla uccidere, la vittima andava degradata, de- umanizzata,
     affinché l'uccisore sentisse meno il senso della sua colpa.
     Ciò non è solo tipico del genocidio nazista, ma di tutti gli altri
     innumerevoli eccidi perpetrati nel corso della Storia e ancora
     in atto.
     Secondo Bauman: " La responsabilità viene messa a tacere
     quando si erode la prossimità:essa può alla fine trasformarsi
     in avversione una volta che i soggetti umani a noi vicini siano
     stati trasformati in " altri" o in " altro".
    Fu una separazione del genere che consentì a migliaia di uomini
    di uccidere,e a milioni di osservare l'assassinio senza protestare.
    E ancora : " Essendo inestricabilmente legata alla prossimità
  umana, la morale sembra conformarsi alla legge della prospettiva
  ottica.Essa appare grande e massiccia quando è vicina all'occhio;
  al crescere della distanza, la responsabilità verso gli altri si
  riduce e  la dimensione morale dell'oggetto si sfoca, finchè
  entrambe raggiungono il punto di fuga e spariscono dalla vista ".
  (Z. Bauman da Modernità e Olocausto ).   (…)


Isabella Merzagora  da  La normalità del male ( La criminologia dei pochi e la criminalità dei molti ).



LA NORMALITA' DEL MALE 3



(…) Helen Fein ( sociologa storica, professore specializzata in
       genocidi, violenze collettive e diritti umani, n.d.r.) sostiene che
       vi è per le persone un universo degli obblighi , vale a dire
       un territorio sociale, un gruppo nei confronti del quale si sente
       un legame di reciproco rispetto; al di là di questa cerchia i
       precetti morali perdono senso e coloro che sono espulsi non
       fanno più parte dei titolari di obblighi etici.
       Per spiegare le uccisioni di massa, J.G.Allen ( professore di
       Psichiatria , n.d.r ) ha utilizzato il concetto di ottundimento
       morale che sarebbe provocato dalla sistematica
       disumanizzazione degli oggetti di odio e disprezzo. Lifton (
       studioso delle cause e degli effetti psicologici della guerra , n.
       d.r. ), parla di ottundimento psichico. " E' però probabilmente
       impossibile uccidere un altro essere umano senza ottundere la
       propria capacità di immedesimazione verso la vittima ".
       Il controantropomorfismo si pratica ogniqualvolta si
       paragonano alcuni umani ad animali: di solito le scimmie per
       i neri, gli scarafaggi per i tutsi, i ratti e i serpenti per altri; se
      poi si tratta di responsabili di contagio è l'apoteosi,come scrive
       Hitler nel Mein Kampf definendo, con una certa confusione
       biologica, il giudaismo  come " Una pestilenza con cui la
       nazione veniva inoculata; il calabrone scansafatiche che si
       introduce presso gli altri; il ragno che succhia lentamente il
       sangue delle nazioni; il parassita tipico; uno scroccone che va
       a moltiplicarsi come un microbo dannoso;l'eterna sanguisuga;
       il parassita delle nazioni; il vampiro dei popoli".
       Siccome poi " ognuno è ebreo di qualcuno", come ci ricorda
       Primo Levi, un comandante inglese, per giustificare l'uccisione
       di migliaia di cattolici irlandesi nel 1641, affermò :" Uccidete
      le uova di pidocchio e non avrete pidocchi",mentre il presidente
      Truman,all'indomani del bombardamento atomico di Nagasaki,
      ebbe a dire :" Quando si ha a che fare con una bestia, bisogna
      trattarla come una bestia ". " Dopo che avremo liquidato i
      Tedeschi e i Giapponesi, dovremo concentrarci sugli altri
      nemici del genere umano quali i ratti, i serpenti e i germi" è 
      una delle frasi riportate nella ricerca di Adorno per valutare le
      tendenze fasciste, frase a cui taluni statunitensi intervistati 
      hanno affermato di acconsentire .  (…) 




 Isabella  Merzagora  da  La normalità del male ( La criminologia dei pochi, la criminalità dei molti )



      

martedì 16 luglio 2019

 
 

                                      
                            

lunedì 15 luglio 2019

ODI ET AMO

 
 

                        " Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
                          Nescio, sed fieri sentio et excrucior ". ( G.V. Catullo- Carme 85 )


Odiando, m'ami
tremando al profumo
di gelsomini e rose
che di me hai nella carne incise


e pur tuttavia, tu mi pensi
rapace in sogni che stremi
volando la terra
dopo lanci di pietre.



                                   frida



IL LIBRO DEI RITORNI

 
 

                                                            Ma ogni mattina scrivo il tuo nome…


Amici
non posso dirvi perché parto per questo paese.
E' mezzanotte e nei miei occhi c'è un mirabile splendore.
L'aria sfida gli uccelli che emigrano
e un gemito di balena percorre la stanza.
L'occhio cerca la tartaruga che brilla e ruota col mio bagaglio.
Ho bisogno soltanto delle sue parole,
fiume sotterraneo
dove la luce germoglia festosa.


                                               ***

Questo è il mio cuore:
taglialo e mangiane fino all'alba
per vedere le tue viscere,
il tuo ventre in estasi
sfiorando le mie pupille.
Al mattino
metterò sull'altare rametti di olivo,
iris e malconce violaciocche.
Io sono l'unico colpevole:
potrebbero riconoscermi?
Fuori gli alberi ardono
davanti a uno splendore circolare e lontano.
Non ti condannare:
bevi e persisti in queste acque,
il viaggio deve essere meraviglioso.
Se l'angelo bussa alla porta,
digli di entrare e di sedersi a tavola.


                                                ***

Mi prenoto questo istante
per ballare sul tuo corpo
come un cavallo in cerca di nuovi fiori.
Cavallo come quello visto nella mia infanzia
in una selva tropicale
di uccelli che cantavano controvento.
In questa stanza
sotto luci e specchi triangolari
camminerai sul mio fianco.
La tua bocca inseparabile che guada non so quali fiumi
con oblunghe campanelle.
Già mezzanotte:
chi va contro quel cavallo imbizzarrito?


                                             ***

Vieni
gira sul mio nome
fatto di giorni e di sillabe dimenticate.
Prendi questa fiamma che mi insegna a vivere,
a conoscere la forza che trascina l'universo.
Non guardare questo luogo
dove si erge la mia ombra penitente,
morte che il tuo piede ignora.
Non guardare la città.
Vieni come stai:
che la tua lingua di colibrì
spezzi quest'istante
e tremino coloro che vorrebbero sapere.


                                              ***

Nella pioggia fredda del mattino
chi sono, chi è questo,
cos'è tutto questo per il cuore
di un uomo che corre
e non vede il ritorno, non vede le coste
perché il tempo fa festa,
fa fuochi e mi perdo il lieve giro
e vado di porta in porta
come chi ha dimenticato il proprio io
davanti ai giorni che scivolano
perché la vita ha smesso di brillare
e il corpo va da solo
e la bocca non dice nulla
e gli occhi non cercano il paesaggio
e fuggo come chi cerca un altro lavoro.
Ma ogni mattina scrivo il tuo nome
e scompaiono le parole.



                  David  Cortés  Caban     da         Il libro dei ritorni


domenica 14 luglio 2019

A LUGLIO CONOBBI L'AMORE

 
 
                                                  
                                                       Chiedo un silenzio spalancato d'anima


A LUGLIO CONOBBI L' AMORE

A luglio conobbi l'amore
di sera, in mezzo alla gente,
amore con occhi curvi
e brevi consunte parole.
Da quanto attendevo incredulo.

Nell'aperta città
andammo a spegnere il sole
incontro a tramonti viola,
amore senza memoria
raccolto per tante giornate
traverso un quieto dolore
scoperto alfine più lieve,
felicità rivelata,
amore, farfalla tremula.

Io chiedevo la sosta
al mio continuo penare,
ora sazio la sete
alla fontana più fresca.
E prego questo amore
che viva dentro i miei giorni
e i silenzi mi sciolga
di fitte parole;
io canterò il motivo
ritrovato nel canto.

T'ho lungamente atteso
amore con occhi curvi
e quando sei venuto
alla mia porta socchiusa,
ho scordato il pianto
e i lunghi tormenti:
del tuo respiro di miele
ho colmo la bocca.

Amore di un mese e di sempre
dolcemente consumami
il cuore e il canto. Tu
felicità ritrovata,
ruscello, colto geranio,
adolescenza incantata,
amore fiorito,
ti porto nelle strade
perché gli invidiosi sappiano
l'amore che conobbi
a luglio in mezzo alla gente.
Amore, clarino dell'anima.


                                       ***

NELLE TUE PALME DISCHIUSE


Nelle tue palme dischiuse
lascia ch'io posi stasera
questo mio sonno di lacrime.
Né sei più tu chi diceva
" andremo… sempre…". Tu vai
incontro ad altre parole
per strade che non conosco
e io rimango a pensare
se tutto fu gioco.


                                     ***

ANCORA APPRESTANDO LA CENA


Ancora apprestando la cena
parliamo delle cose di ieri.
Sai, come sciarpa tiepida
ho avvolto intorno al collo la pena
stranamente godendola.
Mi racconti i tuoi amori
quelli di oggi e quelli
che domani attendi,
l'amore grande che presto
venga a domarti
un lunghissimo tempo.
T'ascolto senza gridare
perchè io devo capire
che un nuovo sole ti scalda:
io chiedo un silenzio
spalancato d'anima.
( Comprerò anemoni scuri
e gialla mimosa
per la mia stanza d'ombra ).
Eravamo la goccia che chiude il mondo
e l'incauta felicità,
la nota che s'alza dal flauto
e penetra il cielo. Tu vai
in questo febbraio di vento,
poi apprestando la cena
parliamo delle cose di ieri.


                                                ***

CON COLTELLO D' AMORE

Ammucchio frumento per i giorni
e papaveri senza odore
per ornare la soglia e le stanze
Acquario gonfiando
di pioggia le gronde.
Le parole dei vecchi
sono pene che conosco,
oltre i vetri appannati
mi fingo una bianca strada,
la tua mano fanciulla
m'inserra il cuore
( dentro l'arancio Inverno
preme di giallo seme la scorza ),
la polpa delle tue dita
apro con coltello d'amore:
io domando la forza dell'infinita stagione.



                             Elio  Pecora    Inediti    ( 1965 - 66 )


venerdì 5 luglio 2019

LUGLIO

 
 

                                                                    Oslo  - frida  -


                                                    Se gli occhi
                                                    non hanno
                                                    confini
                                                    nemmeno
                                                    nelle ciglia
                                                    e aperti
                                                    stanno,
                                                    io li leggo
                                                    valle
                                                    soleggiata
                                                    di una città
                                                    di ombre
                                                    a farmi
                                                    verde pascolo.



                                                           frida



giovedì 4 luglio 2019

LIBERTA' E VIAGGIO

 
 
                  
                                                          Voleva portare l'amore nel mondo…


(…) Non c'è viaggio senza un distacco: senza un partire, senza una
       rottura. E l'arrivare, nel viaggio, non è altrettanto importante.
       In ogni caso, se non si esce, non si ritorna, se non si parte non
       si arriva. Staccarsi, distaccarsi, è il momento decisivo del
       viaggio.
       Partire, uscire, interrompere, spezzare. Liberarsi di una
       monotonia, di una ripetizione, di una costrizione. Liberarsi,
       liberare. L'altro nome del viaggio è la libertà. Una libertà di
       interrompere, di rompere. Libertà del no, che è anche libertà
       per un sì. Ogni viaggio è un dire di noi per dire di sì. No e sì
       che si abbracciano, contestuali e indivisibili. Nessuna libertà
       per qualcosa, per un progetto, può mai sorgere senza il
       coraggio di un no ; un coraggio iniziale, e ripetuto. Nel
       coraggio di un no non abita solo la rottura o la fuga,vi è anche
       l'intuizione - per quanto confusa e vaga possa essere - di una
       direzione, di un progetto, qualsiasi cosa ne pensino coloro che
       con grande saggezza mettono sempre sull'avviso: " Non si
       lascia la strada nuova per la vecchia senza sapere dove porta;
       non si può soltanto criticare ".
       La saggezza comune mette in guardia perché nel viaggio ci si
       può perdere: si può partire senza tornare più. La rottura e il
       pericolo sono intrinseci al viaggio, il rischio, ancora, da cui
       proviene il suo indescrivibile fascino: voglia di lasciarsi tutto
       alle spalle ( anche se solo per un po' e con qualche illusione );
       di essere " liberi ".
       Nel partire, nella rottura, c'è una libertà : la libertà dalla
       propria ( presunta ) identità; la libertà per la ricerca di un'
       identità, la libertà per la ricerca di un'alterità. Viaggiando si
       interrompe la costante messa in ordine del mondo, la ripetuta
       ricerca delle definizioni; una libertà di sperimentare allora
       qualcosa di diverso, di nuovo rispetto allo sforzo quotidiano di
       catalogare, di trovare : una libertà - in definitiva - di farsi
       trovare.   (…)



                       Franco  Riva    da    Filosofia del viaggio


      

ALTERITA' E VIAGGIO 2



(…) L'odissea di Ulisse rappresenta in un certo modo il viaggio
       circolare, espressione di un mondo chiuso, finito.Qui il viaggio
       è sempre un partire da casa e un ritornare a casa, e il vissuto
       del viaggio si esprime anche nel sentimento della lontananza
       dalle proprie radici.Il viaggio è qui diverso dal vagabondaggio
       perché non è un andare senza meta.Il rientrare presso se stessi
       è altrettanto importante quanto il partire, che si concepisce
       sempre come momentaneo e provvisorio.
       Il viaggio di Abramo si presenta in modo ben diverso: la casa
       non è più casa,il partire vale più del tornare,il mondo è aperto,
       nuovo e non conosciuto. All'immagine della casa si sostituisce
       quella della tenda ( il nomade ), perché il futuro del cammino è
       più importante del passato. Il punto di partenza  è
       più chiaro del punto di arrivo, che non si conosce, l'apertura
      più importante della conclusione del viaggio. Con Abramo l'
      altro chiama e continua a chiamare, impedendo il ritorno alla
      primitiva e sedentaria identità di origine, e suggerendo l'idea
      che nello stesso viaggiare - nello stesso star fuori - vi sia l'
      esperienza più autentica di identità.  (…)



                           Franco Riva     da      Filosofia del viaggio


ALTERITA' E VIAGGIO 1

 
 

                                                Avevano parlato a lungo di passione e spiritualità…


(…) Il viaggio è in rapporto con un distacco dall'identico, con una
       frattura dell'ordinario,con un'alterità di cui si va in cerca e che
       nello stesso tempo si incontra.L' intuizione e la percezione di
       un'alterità che affascina sottilmente e con cui ci si confronta,
       sono essenziali al viaggio. Probabilmente nessuno viaggerebbe
       più se fosse sicuro di non incontrare davvero niente di diverso
       rispetto alle coordinate solite di riferimento : ci si limiterebbe
       soltanto a spostamenti più o meno grandi, più o meno piccoli,
       ma sempre solo spostamenti da un luogo all'altro entro un
       universo organizzato dove è già tutto noto.
       Nel viaggio si assiste a un intreccio di alterità, e il viaggio
       stesso diventa tanto più interessante quanto più restituisce a
      se stessi dopo il passaggio intenzionale attraverso una diversità
      riconosciuta come tale, nella sua forza di provocazione e
      insieme di confronto.
      Negli intrecci di alterità del viaggio sono presenti dimensioni
      spaziali e temporali,ma soprattutto umane.Le forme non umane
      di alterità rinviano spesso e spesso suppongono un incontro
      con altri stili di vita, con altre culture, con altre organizzazioni
      del vivere collettivo.
      Un viaggio dalla pianura alla montagna o al mare, e viceversa
      significa tutto questo. E così pure un viaggio tra paesi e culture
      diverse.Ma anche un viaggio all'indietro nel tempo rappresenta
      per eccellenza l'incontro con altre culture, altra umanità o con
      momenti diversi della stessa cultura.
      Senza percezione di alterità e di dislocazione spazio- temporale
      non c'è propriamente viaggio. L'alterità struttura il viaggio in
      due modi diversi: essa può costituire il momento indispensabile
      del passaggio circolare da un'identità iniziale a una stessa
      identità che si ritrova finalmente presso se stessa dopo le
      peripezie del viaggio ( viaggio circolare ), ma può anche
      rappresentare un'uscita dalla propria identità senza più un
      ritorno preciso ( viaggio lineare ).  (…)



                        Franco  Riva    da      Filosofia del viaggio

mercoledì 3 luglio 2019

VIAGGIARE E NON PARTIRE 1

 
 

                   E' vero che per essere capaci di vedere, dobbiamo allontanarci…


" Non si sta bene che altrove ",ha detto qualcuno: è un programma,
   una dichiarazione di fede o di sfiducia. Da sempre anime inquiete
   trovano nel viaggio un momento in cui la vita vibra a frequenze
   inconsuete.L' inaspettato, lo sperdersi ci fa sentire più vivi, attiva
   i sensi, sconquassa i pregiudizi.Lo spaesamento rompe gli schemi
   mentali in cui incaselliamo il mondo. Si incontrano nuovi odori,
   nuovi sapori, cambiano le regole del gioco. Dobbiamo imparare
   molto, niente è più scontato, neppure prendere un autobus o
   ordinare un piatto al ristorante. Nessuno ci conosce, nessuno
   connette il nostro volto a una storia, a un  nome. La vecchia
  identità non funziona più:veniamo visti e guardati in modo nuovo.
  Può essere un momento per cercare un io più vero, più profondo,
  oltre i trucchi e le convenzioni. Oppure possiamo provare trucchi
  diversi, altre maschere, e in una libertà eccitante ben al di là di
  ogni carnevale, esplorare altre vie possibili.
  Certo, sommi filosofi hanno mostrato i limiti del viaggio, dell'
  andare via come coazione a ripetere, come necessità senza 
  libertà.

  Dice  Lao Tzu nel Tao Te King : " Senza uscire dalla porta,
  conoscere il mondo1
  Senza guardare dalla finestra, vedere la Via del Cielo!
  Più lontano si va, meno si conosce.
 Perciò il Santo conosce senza viaggiare:egli nomina le cose senza
  vederle; egli compie senza azione.".

  Del resto è chiaro:c'è chi viaggia sempre e non parte mai, avvolto
  in un bozzolo di pregiudizi. C'è chi parte e va lontano, senza
  bisogno di viaggiare. C'è chi parte e viaggia e c'è chi non parte e
  non viaggia.
  Forse il punto non è se stare a casa o partire, ma " come" si sta
  nelle partenze o nella stanzialità.
  Del resto, Colombo sbagliò strada e finì come sappiamo, con la
  scoperta dell' America. E credo che questo succeda spesso al
  viaggiatore: cerca una cosa e ne trova un'altra.
  E' un bene? E' un male?  (…)



                        Andrea   Bocconi    da    Viaggiare e non partire
 

VIAGGIARE E NON PARTIRE 2



(…) Sappiamo che se potessimo guardare la Terra da una stella
       abbastanza distante, vedremmo le legioni di Cesare marciare.
       Molti fanno questo tipo di viaggio nel passato senza aver
      bisogno di abbandonare il pianeta.Lo scrittore Cees Noteboom,
      per esempio, attraversa la Spagna carico di ponderosi tomi
      sull'architettura romanica, insegue la storia dei re nei quadri 
      di vecchi castelli e cerca di riannodare i fili del passato con un
      presente che sembra sfuggirgli, ma sempre in maniera geniale:
      in un capitolo di Verso Santiago, intitolato Quando il passato
      è presente , scrive :
     "Succede a ogni viaggio, o meglio mi succede ogni volta che
      intraprendo un viaggio lungo. Il tempo che trascorro lontano
      da casa si ferma, si solidifica, diventa qualcosa di massiccio e
      strano che si richiude dietro di me...
      Mi dilato con quello che assorbo vedo e raccolgo. Non si tratta
      di una conoscenza superiore, ma piuttosto di una sorta di
      deposito alluvionale… Naturalmente potrei anche limitarmi a
      dire che ingrasso, che mi gonfio di un'infinità di informazioni,
      mezzi pensieri, notizie relative alla provincia in cui vengo
      casualmente a trovarmi, però al contempo devo anche cercare
      di convivere con questo personaggio dilatato e ingrassato.
      Una persona un po' montata che non sa più niente di casa
      propria e si sofferma temporaneamente altrove."   (…)



                    Andrea Bocconi   da   Viaggiare e non partire

VIAGGIARE E NON PARTIRE 3



(…) Ha scritto Giacomo Casanova, che certo sedentario non fu :
    " Coltivare il piacere dei sensi fu per tutta la mia vita, la mia
     principale occupazione e non ne ebbi mai altra più importante".

     Non è un'affermazione riduttiva come può apparire se ci
 limitiamo a prendere in considerazione solo le avventure amorose.
 Il viaggio funziona come certe droghe: acuisce i sensi, li risveglia,
 li stupisce. Da un punto di vista neurologico, l'occhio fa la parte
 del leone: la maggior parte delle informazioni sono visive. Quello
 che avanza se lo piglia in gran parte l'orecchio.Vi sono però molte
 altre informazioni che passano da canali più sottili: ad esempio c'è
 chi sostiene che anche tra gli umani, l'odore gioca un ruolo molto
 importante di cui spesso non siamo affatto consapevoli :nell'
 attrazione sessuale, per esempio.
 D'estate cerchiamo il sole, ci gustiamo il piacere del corpo nudo.
" A modo mio, avrei bisogno di carezze anch'io", cantava Lucio
 Dalla e aveva ragione :la psicologia e l'etologia hanno dimostrato
 l'importanza delle carezze e del contatto fisico nello sviluppo dei
 piccoli. Mi pare che siamo diventati degli analfabeti del tatto,
 analfabeti di ritorno: sapevamo, ma abbiamo dimenticato.
Ci tocca reimparare facendo i più svariati corsi di massaggio: thai,
ayurvedico, hawaiano. Si cercano stimoli nuovi che possano
risvegliare questo senso negletto.
Vediamo se è vero, sentiamo che ne dicono gli altri, assaporiamone
il sapore… (…)



                  Andrea   Bocconi   da    Viaggiare e non partire


VIAGGIARE E NON PARTIRE 4



(…) " Io penso che - riguardo ai viaggi - una buona parte delle
       persone mentano, ma nessuno lo ammette"
       Max Knaus sostiene che tutto il  tourist bousiness si regga
       sulla stessa convinzione: non dire mai che la tua vacanza è
       stata un disastro.
       Soprattutto non dirlo a se stessi, penso io..

       Non dimentichiamoci che travel  ( viaggiare, in inglese ),
       viene da  travail " sofferenza, lavoro" e in italiano addirittura
       " travaglio ".

       Nadia Fusini, giornalista e scrittrice, rompe l'omertà :

     " Viaggiare è un'arte e richiede un talento che non tutti hanno.
        Io, ad esempio, ne sono priva. Già partire mi mette in ansia;
        figuriamoci arrivare in un luogo dove non sono mai stata e
        si parla una lingua che non conosco e si mangiano cibi che
        non somigliano a quelli cui non sono abituata e perfino i
        letti sono diversi e i rumori non sono gli stessi.
        Ma naturalmente,come al cieco piacerebbe vedere, al muto
       parlare e allo zoppo correre,così io non faccio che fantasticare
       su quell'organo che mi manca, e vagheggiare le meraviglie di
       cui il mio handicap mi esclude. Immagino partenze comode e
       arrivi avventurosi, fantastiche scoperte, incontri esotici. Come
       appunto leggo nei libri di viaggio, dove non trovo mai
       descritti quei momenti che ritengo invece assai probabili ( o
       solo a me capitano? ), quando al crepuscolo la nostalgia di
       casa si fa insopportabile, e la vita odiosa in una stanza d'
       albergo sordida, e si vorrebbe solo morire alla vista degli
       scarafaggi a New York, delle rane in India, dei topi sul Nilo.
       Da sola come sopportare tutto ciò?
       Per questo ci vuole sempre  compagno di viaggio… "   (…)



                        Andrea  Bocconi     da     Viaggiare e non partire

VIAGGIARE E NON PARTIRE 5


" E' l'animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi "

                        ( Lucio  Anneo  Seneca )


(…) L' avevo promesso che, nonostante la mia faziosità, avrei dato
     voce anche ai sedentari,a chi vede nel viaggio un'inutile perdita 
     di tempo, un allontanarsi da se stessi, un passatempo di chi non
     ha il coraggio di stare con sé. Pascal ha detto che la maggior
    parte dei problemi dell'uomo nascono dal fatto che non è capace
   di starsene tranquillo nella sua stanza.Credo anch'io che si possa
   imparare moltissimo senza muoversi,  lo sostengono illustri
   personaggi.

   Giuseppe Tucci, fondatore dell'orientalistica italiana, è stato uno
   dei primi occidentali a viaggiare in Tibet in questo secolo.Fu una
straordinaria figura di viaggiatore,studioso di fama internazionale,
 cercatore spirituale.
 Renata Pisu racconta di un incontro con lui poco prima che
  morisse:
" In lui la barriera tra la vita e la morte era diventata sottile come
   quei fogli di carta di riso che i cinesi mettono alle finestre e che
   il sole e la pioggia rendono diafana, addirittura immateriale…
   La carta sottile che in Tucci divideva ancora vita e morte era sul
   punto di dissolversi, lo percepivi, e lo percepiva anche lui.
   Però era ancora combattivo, oserei dire avventuroso, anche se
   immobilizzato su una sedia a rotelle. Ricordo che gli chiesi se
   rimpiangeva la vita di un tempo, che era stata un continuo
   andare, e lui mi rispose orgogliosamente,anche se era avvertibile
   una nota di rimpianto nella sua voce , che " la gente non può
   capire, ma è su questa sedia ,in questa stanza che ho fatto le più
  importanti scoperte della mia vita. "  (…)



              Andrea  Bocconi   da   Viaggiare e non partire



lunedì 1 luglio 2019

IL MAIALE ( introduzione )



Di nessun altro animale si può dire che sia sulla bocca di tutti: tanto letteralmente - la carne suina è la le più consumate - quanto simbolicamente - nominiamo il maiale per esprimere mille caratteristiche, prima fra tutte la mancanza di buone maniere, o per simboleggiare una viziosità con caratteristiche legate alla sessualità. Intorno alla sua figura abbondano tabù e pregiudizi : onnivoro per eccellenza,è simbolo di impurità religiosa presso diverse culture,di estrema austerità o di stupidità senza fine.
Filosofo e storico della cultura, l'autore del presente libro - Thomas Macho - percorre le vicende del maiale da fonte di sostentamento a ineguagliabile ispiratore di riflessioni e allegorie, da Lutero a Goethe, da Orwell a Canetti.
Senza dimenticare il mondo dell'arte pittorica.


 
 
 
" Circe and the Companions of Ulysses "  di  Briton Riviere 
 
 
 
                                      

IL MAIALE 1

 
 

                                Ma se è destino morire scannati, voglio pure farvi beati…


(…) I maiali suscitano in noi meraviglia e apprensione. Ci attirano
       e repellono al tempo stesso. E' tutt'altro che semplice riuscire
       a collocarsi alla giusta distanza, trovare il giusto grado di
       prossimità. I confini che separano il maiale dall'essere umano
       rimangono indistinti, confusi e i rapporti tra le due specie
       risultano improntati all'ambivalenza. Si potrebbe dire che i
       maiali sono troppo simili e insieme  troppo diversi da noi. A
     volte ci appaiono addirittura come un doppio dell'essere umano,
     senonchè quando ci fanno da controfigura, è sempre per
     incarnare l'estraneo che ci portiamo dentro. I maiali sono un
     ottimo esempio di quello che Freud chiamava il " perturbante ",
     quel non so che di sinistro che si annida nelle pieghe dell'
     esistenza quotidiana e che tendiamo a rimuovere, celare,
     dissimulare. I maiali sono troppo  simili e troppo diversi da noi.
    Secondo una superstizione popolare,imbattersi nel proprio sosia,
    è un presagio di morte imminente.
    Il maiale ci mette a disagio perché è un nostro fratello gemello.
    Per questo nelle ultime righe della  Fattoria degli animali di
    Orwell ,una parabola che non risparmia né gli uomini né gli
    animali, si legge : " Le creature di fuori guardavano dal maiale
    all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma
    già era loro impossibile distinguere fra i due ". La stessa
    oscillazione si ritrova nel poeta tedesco Gottfried  Benn: " Il
    signore del creato, il maiale, l'essere umano ". Wiston Churchill,
    per parte sua, amava ripetere : " Mi piacciono i maiali. I cani ci
    trattano con ossequio. I gatti ci trattano con disprezzo. I maiali
    ci trattano da pari grado ".
    Già, ma in che senso i maiali ci trattano da pari grado ? Perché
    non si può certo dire che noi facciamo altrettanto: diamo loro la
    caccia o li alleviamo per cibarcene. La carne suona è tra tutte la
    più apprezzata: ogni anno, nel mondo ne vengono prodotti oltre
    centosedici milioni di tonnellate. Ma la carne di maiale che
    arriva sulle nostre tavole, sotto forma di scaloppine, pancetta o
    fette di salame non ha più nulla a che vedere con la forma dell'
    animale, a differenza del pesce o del pollame.E' come se - giorno
  dopo giorno-mangiassimo un pezzetto di maiale senza rendercene
   conto.  (…)



                         Thomas  Macho    da       Il maiale


IL MAIALE 2



(…) I maiali sono troppo simili e insieme troppo diversi da noi. Da
       un lato risultano pressoché invisibili, dall'altro sono "ovunque
       e in ogni luogo", come scrivono Marilyn Nissenson e Susan
       Jonas. Sono presenti nella loro assenza e assenti nella loro
       presenza. Mentre ci diamo dentro per spazzolare la nostra
       razione pro capite di quarantasei suini, i maiali popolano una
       regione immensa del nostro immaginario, fatta di miti, fiabe,
       leggende, poesie, romanzi, immagini, film, progetti artistici e
       spettacoli teatrali, giù giù fino ai manifesti pubblicitari, alle
       stoviglie, ai giocattoli e ad ogni sorta di oggetti dal gusto più o
      meno pacchiano.Fare il loro ritratto - in altri termini - significa
      spaziare in una dimensione immensa, popolata da due specie
      diverse di suini: da un lato maiali  in carne ed ossa, però
      invisibili, irriconoscibili;dall'altro le loro immagini trasfigurate
      o le loro caricature, trasposizioni legate ai registri della
      visibilità, da Miss Piggy a Babe maialino coraggioso, a Peppa
      Pig con la sua famiglia dei cartoni che tanto piacciono ai
      bambini,passando per il Napoleone di Orwell . Le domande da
      porci sono molte, ma il livello delle proiezioni e degli artefatti
      rischia i far scomparire l'animale in carne e ossa, quello che
      vive e respira.
    " Adoro i maiali ! ", ha confessato Dora Stephan nelle sue
      Memorie di un'allevatrice " sono animali perfetti da tenere in
     casa. Passano al setaccio i boschi di essenze miste a caccia di
     ghiande, faggiole, castagne e funghi. Mangiano lombrichi e
     larve di insetti e non disdegnano neppure i topi e altri piccoli
     roditori. Grazie ad un olfatto straordinario, ci aiutano a trovare
     i tartufi (che poi sarebbe giusto dividere con loro ! )e si possono
     persino addestrare alla caccia agli stupefacenti o alla caccia
     propriamente detta, dando degli ottimi maiali da  ferma. Sono
     intelligenti come delfini, gentili e fedeli con le persone care, ma
     abbastanza furbi da non dare confidenza al primo venuto. Sono
     animali giocosi ed edonisti, impertinenti e leali,grandi corridori
     e nuotatori eccellenti. Il maiale sarebbe il miglior amico dell'
     uomo se non assomigliasse troppo ai suoi cugini dotati di
     linguaggio, che hanno terrore di quella somiglianza.
     Non sarebbe neppure la prima volta che una lunga inimicizia
     nasca da una troppo spiccata affinità. "



                       Thomas  Macho   da           Il maiale