venerdì 7 luglio 2017

INGRATITUDINE 2


SEMPRE L' INGRATITUDINE CI FERISCE E UMILIA

(...)  Mortifica e sminuisce l'aiuto prestato a chi si rivolse a noi; chi
       ci cercò o incontrammo per caso.Perchè gli dessimo una mano
       e gli offrissimo cure, amore, consigli.
       Talvolta c'è anche chi si congedò senza ringraziare, in
       frettoloso commiato; in seguito ricambiò il bene ricevuto con
       un'imprevista e inspiegabile inimicizia.
       Dimostrandoci - se ancora l'ignoravamo - che breve è la
       memoria della riconoscenza, o del tutto assente.
       L'ingratitudine è anche il sogno che ci hanno sottratto,
       rubandocelo senza alcuna spiegazione. E' un tradimento,
       oppure un appuntamento al quale chi o che cosa
       attendevamo non si presenterà mai.
       L' ingratitudine è sgomento dinanzi alla solitudine, a un
       mancato saluto, a domande ormai inutili a Dio e agli uomini
       che con il passare degli anni non più rivolgeremo né all'uno
       né agli altri.
       L' ingratitudine ci invita a conoscerci meglio, per riscoprire
       la gratitudine altrui che abbiamo dimenticato o mai onorato.
       (...)


              Duccio  Demetrio   da     Ingratitudine
      


L'INGRATITUDINE 3


   DISINGANNI

(...) A ben guardare, fatti i conti con il passato e la propria
      coscienza, nessuno si salva dall'aver vissuto o inflitto ad altri
      i dolori dell'ingratitudine. E' un patimento anomalo, dotato di
      una sua peculiarità emotiva. E' quella fitta al cuore passeggera
      quell'amaro in bocca, di disgusto e disinganno, che diviene una
      lacerazione destinata a non rimarginarsi mai del tutto. Anzi, a
      riempirsi di malanimo e di risentimento con il trascorrere degli
      anni. Né possiamo negare che mai ci sia accaduto di aver
      accusato qualcuno di averci dimenticati, abbandonati o delusi,
      con cattiveria, perfidia ricattatoria e gratuita, spesso ripetendo
      un rituale crudele appreso in famiglia. L'ingratitudine offende
      l'entusiasmo dei desideri migliori, trasformandoli in tentazioni
      vendicative.
      Si dice  - a ragion veduta - tenendo conto delle inevitabili e
      necessarie transizioni dell'esistenza, che per crescere occorra
      dimenticare ( anche con sensi di colpa ) quel che abbiamo
      ricevuto. Innanzitutto da chi ci ha messo al mondo, accudito,
      protetto, educato. Quali e quante siano state le vie percorse,
      sostituite, sbagliate negli esperimenti e nelle solitudini della
      nostra formazione umana: quali e quante siano le persone
      generose, interessate sinceramente al nostro destino che
      abbiamo incrociato o cercato, e sono molte - io credo - quelle
      a cui abbiamo negato anche soltanto un cenno di gratitudine.
      (...)


              Duccio  Demetrio   da     Ingratitudine

INGRATITUDINE 4


      UNA VIOLENZA

(...) In tutti i casi, l'ingratitudine è una forma di violenza inferta o
      ricevuta. Le sofferenze che provoca si misurano sempre però in
      rapporto al ruolo che assegniamo ai nostri simili. Al valore
      d'uso, di scambio, di sfruttamento che attribuiamo loro. Si 
      tratta di soprusi di varia intensità, che disseminano sfregi di 
      cui la nostra psiche conserva tracce vistose o viceversa 
      impercettibili, che configurano molto presto chi siamo e 
      diverremo. " La violenza dell' Altro - infatti - non si manifesta
      elettivamente attraverso la memoria della ferita, ma solo per la
      via di ferite che non possono cicatrizzarsi mai del tutto proprio
      perché invisibili".
      L' ingratitudine fa quindi parte delle amarezze, delle
      disillusioni, dei conti in sospeso della vita. Lo capiamo ben 
      presto, come vittime o colpevoli; ma non per questo scoprirlo
      subito o in seguito può confortarci. Come recidivi ostinati, non
      sempre per cattiva volontà, ma perché trascinati dalle 
      pressioni amorali che la vita ci impone, finiamo col ricaderci
      seppellendone il ricordo, nella fiducia che ciò possa bastare
      a metterci l'animo in pace. Poiché l'ingratitudine - se gli
      ingrati siamo noi - è difficile che ci trascini in uno sconforto
      inconsolabile, nella delusione, nel rammarico, nel rancore,
      se nessuno ci ha educato ad essere riconoscenti, a mitigare
      gli istinti più egoistici. Se invece ne siamo il bersaglio, quel
      nostro senso di desolazione può rivelarsi transitorio, in ragione
      dei valori sui quali abbiamo creduto di basare la nostra
      esistenza. Ma non per questo, a meno che l'ingratitudine non
      vesta i panni di una palese ingiustizia subita, riusciamo sempre
      a soffocare tentazioni d'ira, risentimento, rivalsa, in un
      susseguirsi di indecenti e meschine emozioni, nelle quali l'
      ingratitudine pesca a piene mani, fino al punto di covare mire
      di vendetta senza fine. Tali stati d'animo si affollano insieme,
      si sedimentano nella coscienza, ci inducono a porci delle
      domande che spesso restano senza risposta, nel desiderio -
      destinato a rimanere tale - di respingere la ricerca degli errori.
      C'è invece chi se le pone, cercando di comprendere; ma c'è
      anche chi, ritenendo l'ingratitudine un'offesa grave, chiude
      all'istante ogni rapporto con l'ingrato di turno al primo
      segnale.  (...)


              Duccio  Demetrio   da     L' ingratitudine

INGRATITUDINE 5


RISONANZE SOCIALI E AMBIVALENZE

(...) Non tutti, dopo queste esperienze, anche acerbe, sono ancora
      disposti a mostrarsi solidali, a non nutrire sospetti dinanzi alle
      richieste di un amico e tanto meno di uno sconosciuto. Per
      questo, ed è più rispondente ai fatti, è meglio ogni volta
      declinare l'ingratitudine al plurale. Le più perverse e asociali
      minano senza attenuanti i requisiti delle regole elementari del
      rispetto e della convivenza, nelle plurime occasioni dell'
      amicizia, della  solidarietà, della concordia, dell'accoglienza,
      dell'ospitalità. Sbagliato sarebbe ridurre la questione ai diverbi
      e alle incomprensioni soltanto personali e private. Ogni
      comparsa dell'ingratitudine nelle nostre storie, quali ne siano
      i modi, genera turbamenti e risonanze sociali. E' un'offesa alla
      nostra aspirazione alla generosità, alla fiducia, al tempo
      dedicato agli altri per pura passione e gratuità. Quando i segni
      di gratitudine che ci attendiamo non siano sottoposti al vincolo
      di contropartite disoneste, a contratti non scritti sottobanco e
      tali da implicare il corrompersi delle sue virtù, nelle sue
      degenerazioni più inique. Quando un grazie mancato o privo
      di ostentate genuflessioni ,comporti che l'ingrato venga ritenuto
      un infame, un inaffidabile e una minaccia anche nelle
      aggregazioni umane più insospettabili.
      Mostrare gratitudine è, o per lo meno dovrebbe essere, un
      valore aggiunto in molte situazioni di convivenza.
      E' " quel di più " indispensabile anche quando è in gioco il
      rispetto dei diritti e dei doveri dei cittadini. E' dagli effetti
      emotivi che suscita in noi, o in chi siamo noi a ferire, aprendoci
      o aprendo gli occhi a una verità dolorosa, più o meno crudele,
      che occorre iniziare a parlarne per tornare sempre alle
      sensazioni di sdegno o di delusioni provate. Ma poche
      sensazioni, come quelle suscitate dall'ingratitudine o dalla
      perfida intenzione di essere stati ingrati verso qualcuno, hanno
      il potere di risvegliare - ogni volta  che ci accada di
      rammentarle - le amarezze già provate. Sono paragonabili al
      gusto agrodolce della rivincita e del castigo, quando ci
      avvaliamo dell'ingratitudine per mandare un segnale esplicito
      o in codice, un messaggio intimidatorio a chi non abbia fatto o
      detto qualcosa a nostro vantaggio, così come speravamo
      potesse avvenire. L'ingratitudine - in questi casi - sarebbe
      pleonastico definirla un sentimento, eppure ne suscita non
      pochi. Ci trova passivi quando ne riceviamo i segnali, ne
      percepiamo gli indizi, ne ascoltiamo i silenzi; ci trova reattivi
      invece se- avendola subita - non incassiamo il dolore, non
      tacciamo il nostro scontento. E se di tale materia vischiosa ed
      evocatrice di tristezze, di azioni ignobili, di errori e rimpianti
      vogliamo occuparci: se in tali circostanze sono i moti dell'
      animo istintivi, più che i calcoli e le prudenze della ragione ad
      avere la meglio, non ci resta che una via da percorrere - a mio
      parere - obbligata. Occorre disporsi - di buon grado o
      controvoglia - a disseppellire i ricordi delle esperienze di
      ingratitudine .  (...)


              Duccio  Demetrio    da     Ingratitudine



 
 




                                               

giovedì 6 luglio 2017

ASSENZA

 
 

                                  
                                              ...come una pietra. Leggera...


Assenza,
più acuta presenza.
Vago pensier di te
vaghi ricordi
turbano l'ora calma
e il dolce sole.
Dolente il petto
ti porta,
come una pietra
leggera.


     Attilio  Bertolucci    da                Sirio, 1929


SOGNO D' ESTATE

 
 

                   
                                             Sei una favola troppo bella per essere vera...



Trapeli un po' di verde,
il limone, il sifone,
il piccolo portone
della pensione;
trapeli il blu
anche tu
vestita col tuo nudo rosa,
ogni cosa amorosa.
Amore è amore
liscio alla sua foce.
Un'ape zuccherina,
il tuo amore è brina.
Che sogno averti vicina
notturna, fresca, sottovoce.


    Alfonso  Gatto     da         Osteria Flegrea

mercoledì 5 luglio 2017

UNO PSICHIATRA IN INFERNO ( Piet Kuiper )

 
                             
                                                La Danse Macabre

(...) Piet Kuiper,  già direttore della Clinica psichiatrica dell'
      Università di Amsterdam, venne colpito da una psicosi
      depressiva che durò tre anni, parte dei quali trascorsi in lunghe
      degenze in ospedale psichiatrico. Raccontò poi la sua
      esperienza estremamente dolorosa in un diario che è di un'
      incandescenza emozionale quasi insostenibile.
      In questo suo libro di straziata bellezza, lo psichiatra olandese
      scende negli abissi della sua anima devastata dal dolore, e
      della memoria ferita che lo porta a confrontare il presente
      e la sua condizione di malattia con il passato lontano e vicino.
      Un passato che lo aveva visto per molti anni curare e assistere
      negli stessi luoghi in cui ora doveva a sua volta essere curato,
      con psicofarmaci che conosceva bene, ed essere assistito dagli
      stessi psichiatri e dalle stesse infermiere a cui - sia pure
      collegialmente - assegnava compiti e dava direttive. Lo
      psichiatra olandese si confrontava giorno dopo giorno con una
      malattia che - diversamente da quello che avviene abitualmente
      in una depressione anche psicotica, non si concludeva mai, e
      che spegneva ogni traccia di speranza. Non bastava cambiare
      i farmaci, non bastava ascoltare le opinioni di altri psichiatri
      ad alleviare la lacerazione depressiva dell'anima. Non sono
      infrequenti - questo lo si sa - i disturbi psichici negli
      psichiatri, che incorrono talora nel fascino stregato del suicidio
      della morte volontaria. E nondimeno ciascuno di noi non può
      non sentirsi immunizzato nei riguardi di malattie e di sofferenze
      psichiche che conosciamo bene quando si manifestano negli
      altri, ma che non riconosciamo più quando siamo noi a
      riviverle: nel nostro corpo e nella nostra anima. Ma, quando
      infine la malattia scompare, non si è più in ogni caso quelli che
      si era prima. Anche a questo riguardo, le cose che lo psichiatra
      olandese scrive, fanno pensare ancora più drammaticamente
      al mistero del dolore dell'anima e al mistero della solitudine
      che la presenza delle persone amate riesce - ma non
      completamente - a incrinare; e al mistero della speranza che è
      la sola mongolfiera - fragile e inconsistente - sulla quale si
      può, nonostante tutto, salire: anche nelle più profonde notti
      oscure dell'anima .  (...)


             Eugenio Borgna    da       L' ascolto gentile
     

L'ASCOLTO GENTILE

 
 


IN DIALOGO


(...) Un dialogo terapeutico non può se non svolgersi nel contesto
      di una relazione: noi siamo relazione in ogni ora della nostra
      vita, e in particolare nel momento in cui un paziente si incontra
      con un medico, e in misura ancora più radicale con uno
      psichiatra. Non c'è conoscenza - in psichiatria - se fra noi e gli
      altri da noi non nasce una conoscenza dialogica
      reciprocamente dotata di senso; ma perché possa sgorgare una
      relazione che sia fonte di conoscenza e di cura, e che aiuti a
      ritrovare le parole che curano, è necessario conoscere le
      emozioni che vivono in noi, e le emozioni che vivono nell' altro
      da noi con cui entriamo in dialogo. Ma come riconoscere la
      cascata infinita delle nostre e delle altrui emozioni, e come
      avviarsi lungo i sentieri interrotti che portano nei vortici della
      nostra interiorità e ci consentono di immedesimarci in quella
      altrui? Solo non stancandoci mai di guardare dentro di noi
      in questa ricerca continua di quello che siamo e di quello che
      si anima nella nostra interiorità. Certo, ci sono attitudini
      diverse a compiere questo cammino di conoscenza, e non
      sempre sono legati a formali parametri professionali.
      La linea segreta di ogni psichiatria umana e gentile dovrebbe
      essere la disperata attenzione a cogliere i significati della
      sofferenza che non si vedono, che sono al di là della soglia del
      visibile, e che si nascondono in noi e negli altri, gli altri che
      stanno male in particolare. Senza la ricerca ardente e febbrile
      dei valori e dei significati che si animano nella nostra
      interiorità e in quella degli altri, la psichiatria non può
      giungere a cogliere le radici profonde del dolore dell'anima e
      del dolore del corpo. Ancora: senza la ricerca di quello che ci
      unisce, al di là delle differenze, ai fantasmi e alle ombre, alle
      figure e alle dissolvenze, al dolore e alla sofferenza che fanno
      parte delle esperienze psicopatologiche, non si riesce ad
      aiutare chi sta male. E nemmeno si riesce a salvaguardare la
      propria interiorità, che tende fatalmente a inaridirsi e a
      spegnersi, divenendo monade dalle porte e dalle finestre chiuse
      e sigillate. In questa archeologia della vita, le parole di
      Nietzsche sono ancora una volta indispensabili, quando ci
      invita a non essere ranocchi pensanti, e ad essere capaci di
      accogliere nel cuore molte cose. L'introspezione è la premessa
      dell'immedesimazione che non è se non la ricostruzione della
      vita interiore degli altri, immaginandola.  (...)


            Eugenio  Borgna    da      L' ascolto gentile



     

lunedì 3 luglio 2017

FATTI VIVO





                                       L'indomabile fiducia dorme sonni che contengono l'alba...




Non voglio eseguire il male
mi acquatto e aspetto
che torni un soffio
di ben volere.
Ho una lacrima zitta
per ogni sillaba di alfabeto
che pugnala o graffia.
Ho rimpianto per ogni parola
che sfreccia casuale
senza un preciso silenzio
senza riposo.
Ho vergogna
per ogni inciampo nel me
che chiamiamo parola.
Insegnami parola disarmata,
nevicami.


                                                    ***

Tu hai urlato
dall'orlo del mio pozzo
per mantenermi viva,
una passione d'amore,
hai il mio cuore tra i denti.
La notte è così degenerata
qua sotto
la luce  si è tutta consumata
a parlarmi. Suggeriva
come via d'uscita la mano
nel gesto di salutarti,
è l'ultimo angelo terrestre
quello degli addii:
ti regala l'assenza.
Presto imparerò a nuotare.
Fino a lassù.
Da te.
Aprimi.


                                                ***

Ti costudisco
come si costudisce l'assenza
con passione doverosa
come il ramo spacca il legno
e fa uscire il fiore
come da una porta faticosa,
come da un funerale
una farfalla; ti costudisco
e certi giorni all'improvviso
questo cibo
sfama gli uccelli più belli
quasi gli dipinge le piume
le piume assenza
le piume sole sole,
allora io
ringrazio.



                                                    ***

Hai bisogno di te
hai bisogno di questo tempo
in cui non si cucina
e non si prega
si sta.
Soli e improvvisati
abbandonati e senza senso
si sta, frastornati
e vuoti. Si sta.
E l'indomabile fiducia
accucciata fuori dalla porta
come un cane folle
di devozione
dorme sonni
che contengono l'alba.




       Chandra Livia Candiani     da       Fatti vivo




domenica 2 luglio 2017

COME PER UNA CAREZZA

 
 

                       
    Parlami - deh - parla ancora...( da " Sansone e Dalila". Saint-Saëns )




Ci sono risposte
che sono una mossa con la mano
gettata dietro le spalle:
come dire di un punto
messo lì a tacere un'acqua passata.
Perché certi errori
hanno altre verità
e non si può che smettere di spiegare.

Si china sempre meno la schiena
a raccogliere sguardi caduti
di chi non sa stare
davanti a una domanda.
L'angolo della bocca si piega
e le mani - che non sanno più d'impaccio -
si aprono.
Come per una carezza.


           
                           frida



DIARI DI SUSAN SONTAG

 
 
 
 
Ho una bella sensazione: ho avuto tutto; tutto sta andando per la mia strada...


Questo è un estratto del testo integrale degli appunti scritti in modo discontinuo e spesso estemporaneo tra il 1958 e il 1967 su taccuini e fogli sparsi ritrovati negli appartamenti di New York dopo la morte di Susan Sontag. La scrittrice aveva l'abitudine di riempire i momenti di ozio fermando sulla carta i pensieri, le impressioni e
gli umori della giornata. Nei diari si trovano così i dettagli della vita privata, annotata con cura ansiosa, ma anche abbozzi di romanzi, giudizi su film appena visti, articoli o libri letti. Il filo conduttore è l'intima ricerca di quella coerenza umana e intellettuale che è uno dei tratti inconfondibili del suo volto pubblico. 




30 Dicembre 1958

La mia relazione con Harriet mi turba. Io vorrei che non fosse pensata, premeditata, ma l'ombra delle sue aspettative rispetto a ciò che dovrebbe essere una " storia", sconvolge il mio equilibrio, mi fa annaspare. Lei con le sue insoddisfazioni romantiche, io con i miei bisogni e i miei desideri romantici...
Un dono inatteso: che è bella. La ricordavo decisamente non bella,
piuttosto volgare e poco attraente. E' tutto fuorché questo. E per me la bellezza fisica è enormemente, quasi morbosamente importante.

SUL TENERE UN DIARIO

Superficiale intendere il diario solo come ricettacolo dei propri pensieri privati - segreti - come se fosse un confidente sordo, muto
e analfabeta. Nel diario non mi limito ad esprimere me stessa più
apertamente di quanto potrei fare con un'altra persona: creo me stessa. Il diario è un mezzo per darmi un senso di identità. Mi
rappresenta come emotivamente e spiritualmente indipendente.
Perciò ( purtroppo ) non registra semplicemente la mia vita
concreta, quotidiana , quanto  piuttosto - in molti casi - ne offre
un'alternativa.
C'è spesso una contraddizione tra il modo in cui ci rapportiamo con una persona e ciò che in un diario diciamo di provare per quella persona. Ma questo non significa che quello che facciamo
è superficiale, e che solo quello che confessiamo a noi stessi è
profondo.Le confessioni, e naturalmente intendo le confessioni sincere, possono essere più superficiali delle azioni. Sto pensando adesso a quello che oggi ho letto su di me nel diario di H - quel
giudizio secco, sleale e ingeneroso su di me in cui dice in conclusione che non le piaccio veramente, ma che la passione che
provo per lei è accettabile e opportuna. Dio sa se fa male, e sono
indignata e umiliata. Raramente sappiamo quello che gli altri pensano di noi ( o meglio, che pensano di pensare di noi...).
Mi sento in colpa per aver letto quello che non era destinato ai miei occhi? No. Tra le principali funzioni ( sociali ) di un diario c'è proprio quella di essere letto furtivamente da altre persone, quelle
persone  ( come i genitori e gli amanti ) su cui si è stati crudelmente sinceri solo nel diario. E H lo leggerà mai questo?


SCRIVERE

E' corruttore scrivere con l'intento di moralizzare, di elevare i
principi morali degli altri.
Nulla mi impedisce di essere una scrittrice se non la pigrizia. Una
buona scrittrice.
Perché scrivere è importante? E' soprattutto  una questione di egotismo, suppongo. Perché voglio essere " quella" persona, uno scrittore, e non perché ho qualcosa da dire. E tuttavia, perché non anche quello? Rafforzando un po' il mio ego, come attraverso il
fait accompli offerto da questo diario - conquisterò la certezza di avere anch'io ( io ) qualcosa da dire, qualcosa che dovrebbe essere detta. Il mio Io è gracile, cauto,troppo sano di mente. I buoni scrittori sono egotisti sfrenati fino al punto della fatuità.  Gli
uomini sani di mente, i critici li correggono  - ma la loro sanità mentale è parossistica  e vive della fatuità creativa del genio.



2 Gennaio

Mio povero, piccolo ego, come ti senti oggi?
Non benissimo, temo - piuttosto ammaccato, dolorante, traumatizzato-. Calde ondate di vergogna e tutto il resto. Non mi ero illusa pensando che fosse innamorata di me, ma ero convinta di piacerle.



19 Novembre 1959

L'arrivo dell'orgasmo ha cambiato la mia vita. Mi sento liberata, ma non è questo il modo giusto di dirlo. Più importante: mi ha limitato, ha chiuso delle possibilità, ha reso chiare e nette le alternative.Non sono più illimitata. E cioè un niente.
La sessualità è il paradigma. Prima, la mia sessualità era orizzontale, una linea infinita suddivisibile all'infinito. Ora è verticale; e sale e ricade. Oppure niente.
L'orgasmo mi fa concentrare: ho una gran voglia di scrivere. L'arrivo dell'orgasmo non è la salvezza,ma qualcosa di più : la nascita del mio ego. Non posso scrivere finchè non trovo il mio ego. L'unico tipo di scrittore che potrei essere è il tipo che si espone. Scrivere è spendersi, giocarsi d'azzardo. Ma fino ad ora non mi era piaciuto nemmeno il suono del mio nome. Per scrivere
devo amare il mio nome. Gli scrittori sono innamorati di se stessi
e i libri che scrivono nascono da quell'incontro e da quella violenza.



24 Dicembre

Il mio desiderio di scrivere è connesso alla mia omosessualità.
Ho bisogno di quell'identità come di un'arma, da contrapporre all'arma che la società usa contro di me.
Ciò non giustifica la mia omosessualità. Ma mi accorderebbe - lo
sento - una certa licenza.
Solo adesso mi rendo conto di quanto mi sento in colpa d'essere omosessuale. Con H ero convinta che la cosa non mi turbasse, ma
mentivo a me stessa. Ho fatto in modo che gli altri credessero che il mio vizio fosse H , e che se non fosse per lei non sarei omosessuale, o almeno non prevalentemente.

Essere omosessuale mi fa sentire più vulnerabile.



1960


Cogito ergo est.





sabato 1 luglio 2017

LOS RESPIROS DEL ALMA

 
Foto di Donatella D' Angelo e José Lasheras
 
 
 
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 2
 
3

 
4


" Lo ammetto. Ho iniziato a leggere il libro di Donatella D'angelo,
  Memento Vivere, conoscendo la vicenda biografica. Non si
  dovrebbe. Ma è successo. Così ho lasciato che le sue parole
  costituissero l'aria della storia, anche se non c'è stata la
  possibilità che essa si dipanasse. Donatella e José si innamorano:
  sono entrambi fotografi e decidono di lavorare insieme. Tutto si
  colloca nella drammatica tenerezza del tempo prima di ogni
  evento, dove ogni istante è perfezione, illusione, desiderio. Non
  sanno cosa potrà accadere: se ne vanno in un casale del
  Monferrato, si spogliano e si fotografano. Sono come sono: un
  uomo e una donna. Ma José sa che gli rimangono pochi mesi di
  vita e non lo dice alla compagna. E' così che nasce la storia di
  Memento Vivere, la raccolta poetica di Donatella D' Angelo
  corredata dalle immagini scattate insieme a José Lasheras.
  Le immagini e le parole- come in amore - nascono da questa
  disparità, da un abisso, un vuoto, una mancanza. Nelle fotografie
  essi sono vicini nel momento in cui sono più distanti, mai così
  nudi, mai più così vivi. Le fotografie che si sono scattati insieme
  lo fanno intuire, celebrano questo mistero, rivelano l'attimo
  sospeso della perfezione. Il tempo si ferma, lo spazio si dilata,
  i corpi perdono la loro consistenza. La morte e la vita si
  incontrano nell'attimo sospeso dell'estasi: ognuno esce da se
  stesso ed entra nell'altro attraverso il proprio riflesso, il proprio
  doppio fotografico, la propria anima , " l' ombra luminosa che
  accompagna il corpo ".  "


          Silvia Mazzucchelli  da   Doppiozero

MEMENTO VIVERE

 
 


                                          ...una neve di passione o un pallone a carnevale...



tutto nasce dall'acqua
e all'acqua torna
il senso ultimo delle cose

fuggo la tua morte
per avvicinarmi alla mia

tra le braccia di un presente
ai margini del giorno.





allo scalpitìo delle parole
preferisco l'urgenza del silenzio

e la saggezza del blu
che disegna
il contorno del non detto
così sottile tra le pieghe del viso.






eravamo soli
senza fiato
nelle curve in salita

impigliati tra le pieghe
di lunghe lingue di sale

di noi ora resta
un ultimo abbraccio.





così finisce il tempo delle parole
e muta la terra
custode del seme
prospera

ed è in quel nulla
che sento la vita affiorare.



          Donatella D' Angelo   da        Memento vivere

INDIVIDUI INTEGRI VERSO RAPPORTI DI COPPIA CREATIVI 1




(...) Per arrivare a rapporti di coppia più  creativi e soddisfacenti,
      mi sembra sia urgente demitizzare le differenze di identità di
      genere che ora esperti e gente comune attribuiscono a uomini e
      donne solo sulla base del sesso biologico, e studiare meglio
      esempi già esistenti di individualità androgine e / o non
      sessuotipiche. E' cruciale proporre ruoli sessuali che non
      limitino e vincolino prematuramente l'individuo. In questo
      senso è necessario che genitori, insegnati e istituzioni educative
      affrontino una serie di nodi relativi agli stereotipi maschili e
      femminili molto più apertamente di quanto abbiano fatto finora,
      cercando di separare ciò che è il prodotto di contingenze
      storico- culturali da ciò che appartiene alla sfera biologica e
      individuale. E ogni essere umano adulto deve rielaborare la
      propria storia sessuale, cercando di individuare nel proprio
      iter personale e familiare quali sono i  condizionamenti
      ricevuti, i limiti e le possibilità ancora aperte.
      In questa direzione si muove Virginia Satir che arriva alle
      conclusioni simili alle mie da un osservatorio privilegiato di
      terapeuta di coppia. Secondo la Satir molti rapporti di coppia
      non hanno funzionato per mancanza di reciprocità, perché
      basati su rapporti di potere. Il tentativo di imporsi all'
      altro, porta i due partner ad una situazione di minor vitalità
      ed entusiasmo, ad una diminuita capacità di agire, minore
     chiarezza e autostima e a una maggiore compulsione nei
     confronti del Sé e dell'altro. Inoltre questo processo porta ad
     una fuga dalle connessioni profonde e a un vissuto di
     ambivalenza nei confronti del rapporto, che viene desiderato e
     temuto nello stesso tempo.Al contrario, un legame sano produce
     negli individui coinvolti maggior entusiasmo e vitalità, energia, 
     dà maggior chiarezza e conoscenza di sé e dell'altro, e fa
     desiderare un legame forte e la comunione con il partner.
     Per raggiungere questo desiderabile modo di stare insieme tra
     uomini e donne, Virginia Satir propone cinque nuove idee che
     possono cambiare sensibilmente i modi in cui i membri di una
     coppia si rapportano l'uno all'altro e guardano a se stessi,
     oltre che influire positivamente sul lavoro di terapeuti di coppia.
    (...)


             Donata  Francescato  da     Quando l'amore finisce

INDIVIDUI INTEGRI VERSO RAPPORTI DI COPPIA CREATIVI 2



  1 - 2  )


1 ) (...) La possibilità di formare una coppia sana dipende dalla
            capacità di impostare un rapporto su una base di
            uguaglianza. Questo contrasta con l'idea tradizionale che
            la coppia si basi su un modello centrato sulla dominanza e
            sulla sottomissione, del tipo carnefice - vittima, infermiere-
            malato. Una relazione sana si può instaurare solo tra due
            persone che si sentano di eguale valore l'una rispetto all'
            altra . (...)


2 ) (...)  Ogni persona, maschio o femmina, contiene parti intuitive
             e parti cognitive. Per funzionare meglio, queste parti 
             devono essere integrate e sviluppate : in passato gli
             uomini sono stati relegati nel ruolo cognitivo e le donne
             in quello intuitivo. Credo che l'esigenza di pienezza
             avvertita da tutti necessiti di entrambe le dimensioni. Nel
             passato le persone hanno cercato di costringere questa
             integrazione nella relazione maschio- femmina: due 
             persone per fare un intero; era cioè come se la donna
             dovesse usare la testa dell'uomo poiché non ne aveva una
             propria, e l'uomo il cuore della compagna.
             Dal momento che abbiamo bisogno di entrambe le parti,
             la relazione tra uomo e donna diventava questione di vita
             o di morte ( è risultato poi chiaro che questa soluzione
             richiede la morte del Sé, al " servizio" della sicurezza
             amorosa, dando luogo ad effetti collaterali catastrofici,
             come senso di colpa, ansia e paura.
             Anche attraverso i loro sintomi, le coppie combattono per
             diventare un intero. Il problema è che non sanno come
             raggiungere tale interezza e questo bisogno è all'origine
             delle molte difficoltà che abbiamo riscontrato nei nostri
             separati. Per cambiare le basi di una relazione, occorre
             aiutare ogni membro a diventare un tutto, a non dipendere
             in modo eccessivo dall'altro e ad esprimere parti di sé
             negate o non sviluppate . (...)


               Donata  Francescato   da    Quando l'amore finisce

INDIVIDUI INTEGRI VERSO RAPPORTI DI COPPIA CREATIVI 3



   3 )


(...) L'identità deve essere separata dal ruolo. Da sempre - nota la
      Satir - il ruolo è stato il fattore più importante nella
      strutturazione dell'identità e la società ha definito per secoli le
      persone in base al loro ruolo : casalinga, dottore, manager.
      Ciò che stava dietro alla persona era soggetto ai dettami del
      ruolo, cioè repressione e modellamento della forza vitale
      secondo uno schema prescritto. Al contrario, occorre aiutare
      ogni persona a ritrovare se stessa al di là del proprio ruolo e a
      mettere stessa al centro della propria vita.
      Tra i ruoli più pericolosi ci sono quelli sessuali, che
      definiscono cos'è un uomo e cos'è una donna : " La
      delineazione del ruolo è sempre stata così rigida che variazioni
      nella sua definizione sono sempre state considerate patologiche
    ( le bambine che non giocavano alle bambole venivano
      considerate maschiacci; al contrario, se un maschietto
      mostrava di interessarsi ai giochi con le bambole, veniva
     guardato con sospettosa preoccupazione )." I processi di
     emancipazione femminile hanno scosso le fondamenta del
     modello dominanza - sottomissione e hanno aperto nuove
     possibilità sia per gli uomini che per le donne. Ad esempio : una
     volta legittimato il loro accesso ai sentimenti, gli uomini non
     dovranno più incanalare tutta la loro energia nell'acquisizione
     di status e potere e non dovranno dipendere dalle donne per la
     gratificazione emotiva. Le donne - a loro volta - potranno
     abbandonare i loro ruoli dipendenti e di vittima e trovare un'
     autonomia finanziaria e psicologica.
     Gli individui sani sanno di essere unici ed esprimono la propria
     identità attraverso l'integrazione delle loro diverse componenti.
     (...)


       Donata  Francescato  da     Quando l'amore finisce

INDIVIDUI INTEGRI VERSO RAPPORTI DI COPPIA CREATIVI 4


  4 )


(...) Una buona valutazione di sé è indispensabile per un
      soddisfacente rapporto di coppia, perché l'autostima è il
      fondamento della capacità di decisione. Se una persona ha un
      basso concetto di sé, le sue scelte saranno fatte in termini di
      decisioni a favore o contro se stessa, compromettendo di
      conseguenza la propria integrità. Le persone con un'alta stima
      di sé, prenderanno decisioni in base a elementi oggettivi di
      valutazione: sono persone che possono essere leali e in grado
      di amare in modo autentico.
      Le difficoltà ad affrontare i problemi all' interno di una coppia,
      sono sempre- secondo la Satir - riconducibili alla scarsa stima
     di sé dei partner.
      Spesso i membri di una coppia sono imprigionati l'uno nell'
      altra in un incastro psicologico che ripete gli antichi modelli
      infantili. Perciò tendono - come abbiamo visto in molte delle
      nostre storie di separati - a proiettare sugli altri paure e
      desideri, difetti e fantasie. In generale, più è alto il bisogno di
      proiezione, più bassa è l'autostima. Quasi sempre non veniamo
      educati con modalità che favoriscono la formazione dell'
      autostima. Alla maggior parte delle persone viene insegnato
      ad obbedire e a conformarsi a regole esterne sotto la minaccia
      della violenza, del rifiuto o dell'abbandono.
      Così non si può sviluppare l'autostima, né si è in grado di
      accettare il rischio di stabilire una relazione intima. Il
      desiderio di intimità è grande, ma ancora più grande è la paura
    " Nelle coppie bisogna promuovere compassione e amore e
      neutralizzare la forza legata alla paura e alla distruttività.
     Bisogna poi dirigere l'energia usata negativamente in canali
     costruttivi in modo da promuovere stima ed intimità.
     Questo atteggiamento è in contrasto con quello in base al quale
     gli obiettivi da perseguire nella vita sono: status, abilità e
     potere. "   (...)


            Donata  Francescato   da      Quando l'amore finisce

INDIVIDUI INTEGRI VERSO RAPPORTI DI COPPIA CREATIVI 5

      5 )

(...) Le persone sono esseri spirituali, sono manifestazioni della
      vita, esseri cosmici, sacri. Essere consapevoli di questo insegna
      a provare passione e compassione nei confronti di se stessi e
      degli altri. Una relazione sana può accogliere l'unicità di
      ciascun partner e la comunione dei due. Il risultato è che la
      relazione rimane vitale e viva : " Quando la differenza non è né
      capita né valorizzata, non può essere tollerata; per vivere
      bisogna avere il coraggio di esprimere se stessi. E' raro che
      una persona sia stata allevata con un senso di autostima: molti
     - al contrario - hanno sentimenti di grande disprezzo nei propri
      confronti. Ci hanno insegnato a conquistare, competere ed
      eccellere, ma ci hanno insegnato poco ad amare noi stessi.
      Ma se non possiamo amare noi stessi, come potremo amare gli
      altri? Nel modello dominanza - sottomissione, amarsi è inteso
      come egoismo e/ o superiorità contro inferiorità.
      Nel modello di eguaglianza, l'amore fa riferimento ai
      sentimenti e diventa il succo in cui bagnare la propria anima e
      sviluppare forza. " (...)


         Donata Francescato   da    Quando l'amore finisce

Cinquanta sfumature di grigio - Sam Taylor - Johnson

 
 


                                    Sei qui perché io sono incapace di lasciarti andare...