venerdì 7 luglio 2017
INGRATITUDINE 2
SEMPRE L' INGRATITUDINE CI FERISCE E UMILIA
(...) Mortifica e sminuisce l'aiuto prestato a chi si rivolse a noi; chi
ci cercò o incontrammo per caso.Perchè gli dessimo una mano
e gli offrissimo cure, amore, consigli.
Talvolta c'è anche chi si congedò senza ringraziare, in
frettoloso commiato; in seguito ricambiò il bene ricevuto con
un'imprevista e inspiegabile inimicizia.
Dimostrandoci - se ancora l'ignoravamo - che breve è la
memoria della riconoscenza, o del tutto assente.
L'ingratitudine è anche il sogno che ci hanno sottratto,
rubandocelo senza alcuna spiegazione. E' un tradimento,
oppure un appuntamento al quale chi o che cosa
attendevamo non si presenterà mai.
L' ingratitudine è sgomento dinanzi alla solitudine, a un
mancato saluto, a domande ormai inutili a Dio e agli uomini
che con il passare degli anni non più rivolgeremo né all'uno
né agli altri.
L' ingratitudine ci invita a conoscerci meglio, per riscoprire
la gratitudine altrui che abbiamo dimenticato o mai onorato.
(...)
Duccio Demetrio da Ingratitudine
L'INGRATITUDINE 3
DISINGANNI
(...) A ben guardare, fatti i conti con il passato e la propria
coscienza, nessuno si salva dall'aver vissuto o inflitto ad altri
i dolori dell'ingratitudine. E' un patimento anomalo, dotato di
una sua peculiarità emotiva. E' quella fitta al cuore passeggera
quell'amaro in bocca, di disgusto e disinganno, che diviene una
lacerazione destinata a non rimarginarsi mai del tutto. Anzi, a
riempirsi di malanimo e di risentimento con il trascorrere degli
anni. Né possiamo negare che mai ci sia accaduto di aver
accusato qualcuno di averci dimenticati, abbandonati o delusi,
con cattiveria, perfidia ricattatoria e gratuita, spesso ripetendo
un rituale crudele appreso in famiglia. L'ingratitudine offende
l'entusiasmo dei desideri migliori, trasformandoli in tentazioni
vendicative.
Si dice - a ragion veduta - tenendo conto delle inevitabili e
necessarie transizioni dell'esistenza, che per crescere occorra
dimenticare ( anche con sensi di colpa ) quel che abbiamo
ricevuto. Innanzitutto da chi ci ha messo al mondo, accudito,
protetto, educato. Quali e quante siano state le vie percorse,
sostituite, sbagliate negli esperimenti e nelle solitudini della
nostra formazione umana: quali e quante siano le persone
generose, interessate sinceramente al nostro destino che
abbiamo incrociato o cercato, e sono molte - io credo - quelle
a cui abbiamo negato anche soltanto un cenno di gratitudine.
(...)
Duccio Demetrio da Ingratitudine
INGRATITUDINE 4
UNA VIOLENZA
(...) In tutti i casi, l'ingratitudine è una forma di violenza inferta o
ricevuta. Le sofferenze che provoca si misurano sempre però in
rapporto al ruolo che assegniamo ai nostri simili. Al valore
d'uso, di scambio, di sfruttamento che attribuiamo loro. Si
tratta di soprusi di varia intensità, che disseminano sfregi di
cui la nostra psiche conserva tracce vistose o viceversa
impercettibili, che configurano molto presto chi siamo e
diverremo. " La violenza dell' Altro - infatti - non si manifesta
elettivamente attraverso la memoria della ferita, ma solo per la
via di ferite che non possono cicatrizzarsi mai del tutto proprio
perché invisibili".
L' ingratitudine fa quindi parte delle amarezze, delle
disillusioni, dei conti in sospeso della vita. Lo capiamo ben
presto, come vittime o colpevoli; ma non per questo scoprirlo
subito o in seguito può confortarci. Come recidivi ostinati, non
sempre per cattiva volontà, ma perché trascinati dalle
pressioni amorali che la vita ci impone, finiamo col ricaderci
seppellendone il ricordo, nella fiducia che ciò possa bastare
a metterci l'animo in pace. Poiché l'ingratitudine - se gli
ingrati siamo noi - è difficile che ci trascini in uno sconforto
inconsolabile, nella delusione, nel rammarico, nel rancore,
se nessuno ci ha educato ad essere riconoscenti, a mitigare
gli istinti più egoistici. Se invece ne siamo il bersaglio, quel
nostro senso di desolazione può rivelarsi transitorio, in ragione
dei valori sui quali abbiamo creduto di basare la nostra
esistenza. Ma non per questo, a meno che l'ingratitudine non
vesta i panni di una palese ingiustizia subita, riusciamo sempre
a soffocare tentazioni d'ira, risentimento, rivalsa, in un
susseguirsi di indecenti e meschine emozioni, nelle quali l'
ingratitudine pesca a piene mani, fino al punto di covare mire
di vendetta senza fine. Tali stati d'animo si affollano insieme,
si sedimentano nella coscienza, ci inducono a porci delle
domande che spesso restano senza risposta, nel desiderio -
destinato a rimanere tale - di respingere la ricerca degli errori.
C'è invece chi se le pone, cercando di comprendere; ma c'è
anche chi, ritenendo l'ingratitudine un'offesa grave, chiude
all'istante ogni rapporto con l'ingrato di turno al primo
segnale. (...)
Duccio Demetrio da L' ingratitudine
INGRATITUDINE 5
RISONANZE SOCIALI E AMBIVALENZE
(...) Non tutti, dopo queste esperienze, anche acerbe, sono ancora
disposti a mostrarsi solidali, a non nutrire sospetti dinanzi alle
richieste di un amico e tanto meno di uno sconosciuto. Per
questo, ed è più rispondente ai fatti, è meglio ogni volta
declinare l'ingratitudine al plurale. Le più perverse e asociali
minano senza attenuanti i requisiti delle regole elementari del
rispetto e della convivenza, nelle plurime occasioni dell'
amicizia, della solidarietà, della concordia, dell'accoglienza,
dell'ospitalità. Sbagliato sarebbe ridurre la questione ai diverbi
e alle incomprensioni soltanto personali e private. Ogni
comparsa dell'ingratitudine nelle nostre storie, quali ne siano
i modi, genera turbamenti e risonanze sociali. E' un'offesa alla
nostra aspirazione alla generosità, alla fiducia, al tempo
dedicato agli altri per pura passione e gratuità. Quando i segni
di gratitudine che ci attendiamo non siano sottoposti al vincolo
di contropartite disoneste, a contratti non scritti sottobanco e
tali da implicare il corrompersi delle sue virtù, nelle sue
degenerazioni più inique. Quando un grazie mancato o privo
di ostentate genuflessioni ,comporti che l'ingrato venga ritenuto
un infame, un inaffidabile e una minaccia anche nelle
aggregazioni umane più insospettabili.
Mostrare gratitudine è, o per lo meno dovrebbe essere, un
valore aggiunto in molte situazioni di convivenza.
E' " quel di più " indispensabile anche quando è in gioco il
rispetto dei diritti e dei doveri dei cittadini. E' dagli effetti
emotivi che suscita in noi, o in chi siamo noi a ferire, aprendoci
o aprendo gli occhi a una verità dolorosa, più o meno crudele,
che occorre iniziare a parlarne per tornare sempre alle
sensazioni di sdegno o di delusioni provate. Ma poche
sensazioni, come quelle suscitate dall'ingratitudine o dalla
perfida intenzione di essere stati ingrati verso qualcuno, hanno
il potere di risvegliare - ogni volta che ci accada di
rammentarle - le amarezze già provate. Sono paragonabili al
gusto agrodolce della rivincita e del castigo, quando ci
avvaliamo dell'ingratitudine per mandare un segnale esplicito
o in codice, un messaggio intimidatorio a chi non abbia fatto o
detto qualcosa a nostro vantaggio, così come speravamo
potesse avvenire. L'ingratitudine - in questi casi - sarebbe
pleonastico definirla un sentimento, eppure ne suscita non
pochi. Ci trova passivi quando ne riceviamo i segnali, ne
percepiamo gli indizi, ne ascoltiamo i silenzi; ci trova reattivi
invece se- avendola subita - non incassiamo il dolore, non
tacciamo il nostro scontento. E se di tale materia vischiosa ed
evocatrice di tristezze, di azioni ignobili, di errori e rimpianti
vogliamo occuparci: se in tali circostanze sono i moti dell'
animo istintivi, più che i calcoli e le prudenze della ragione ad
avere la meglio, non ci resta che una via da percorrere - a mio
parere - obbligata. Occorre disporsi - di buon grado o
controvoglia - a disseppellire i ricordi delle esperienze di
ingratitudine . (...)
Duccio Demetrio da Ingratitudine
giovedì 6 luglio 2017
ASSENZA
...come una pietra. Leggera...
Assenza,
più acuta presenza.
Vago pensier di te
vaghi ricordi
turbano l'ora calma
e il dolce sole.
Dolente il petto
ti porta,
come una pietra
leggera.
Attilio Bertolucci da Sirio, 1929
SOGNO D' ESTATE
Sei una favola troppo bella per essere vera...
Trapeli un po' di verde,
il limone, il sifone,
il piccolo portone
della pensione;
trapeli il blu
anche tu
vestita col tuo nudo rosa,
ogni cosa amorosa.
Amore è amore
liscio alla sua foce.
Un'ape zuccherina,
il tuo amore è brina.
Che sogno averti vicina
notturna, fresca, sottovoce.
Alfonso Gatto da Osteria Flegrea
mercoledì 5 luglio 2017
UNO PSICHIATRA IN INFERNO ( Piet Kuiper )
La Danse Macabre
(...) Piet Kuiper, già direttore della Clinica psichiatrica dell'
Università di Amsterdam, venne colpito da una psicosi
depressiva che durò tre anni, parte dei quali trascorsi in lunghe
degenze in ospedale psichiatrico. Raccontò poi la sua
esperienza estremamente dolorosa in un diario che è di un'
incandescenza emozionale quasi insostenibile.
In questo suo libro di straziata bellezza, lo psichiatra olandese
scende negli abissi della sua anima devastata dal dolore, e
della memoria ferita che lo porta a confrontare il presente
e la sua condizione di malattia con il passato lontano e vicino.
Un passato che lo aveva visto per molti anni curare e assistere
negli stessi luoghi in cui ora doveva a sua volta essere curato,
con psicofarmaci che conosceva bene, ed essere assistito dagli
stessi psichiatri e dalle stesse infermiere a cui - sia pure
collegialmente - assegnava compiti e dava direttive. Lo
psichiatra olandese si confrontava giorno dopo giorno con una
malattia che - diversamente da quello che avviene abitualmente
in una depressione anche psicotica, non si concludeva mai, e
che spegneva ogni traccia di speranza. Non bastava cambiare
i farmaci, non bastava ascoltare le opinioni di altri psichiatri
ad alleviare la lacerazione depressiva dell'anima. Non sono
infrequenti - questo lo si sa - i disturbi psichici negli
psichiatri, che incorrono talora nel fascino stregato del suicidio
della morte volontaria. E nondimeno ciascuno di noi non può
non sentirsi immunizzato nei riguardi di malattie e di sofferenze
psichiche che conosciamo bene quando si manifestano negli
altri, ma che non riconosciamo più quando siamo noi a
riviverle: nel nostro corpo e nella nostra anima. Ma, quando
infine la malattia scompare, non si è più in ogni caso quelli che
si era prima. Anche a questo riguardo, le cose che lo psichiatra
olandese scrive, fanno pensare ancora più drammaticamente
al mistero del dolore dell'anima e al mistero della solitudine
che la presenza delle persone amate riesce - ma non
completamente - a incrinare; e al mistero della speranza che è
la sola mongolfiera - fragile e inconsistente - sulla quale si
può, nonostante tutto, salire: anche nelle più profonde notti
oscure dell'anima . (...)
Eugenio Borgna da L' ascolto gentile
L'ASCOLTO GENTILE
IN DIALOGO
(...) Un dialogo terapeutico non può se non svolgersi nel contesto
di una relazione: noi siamo relazione in ogni ora della nostra
vita, e in particolare nel momento in cui un paziente si incontra
con un medico, e in misura ancora più radicale con uno
psichiatra. Non c'è conoscenza - in psichiatria - se fra noi e gli
altri da noi non nasce una conoscenza dialogica
reciprocamente dotata di senso; ma perché possa sgorgare una
relazione che sia fonte di conoscenza e di cura, e che aiuti a
ritrovare le parole che curano, è necessario conoscere le
emozioni che vivono in noi, e le emozioni che vivono nell' altro
da noi con cui entriamo in dialogo. Ma come riconoscere la
cascata infinita delle nostre e delle altrui emozioni, e come
avviarsi lungo i sentieri interrotti che portano nei vortici della
nostra interiorità e ci consentono di immedesimarci in quella
altrui? Solo non stancandoci mai di guardare dentro di noi
in questa ricerca continua di quello che siamo e di quello che
si anima nella nostra interiorità. Certo, ci sono attitudini
diverse a compiere questo cammino di conoscenza, e non
sempre sono legati a formali parametri professionali.
La linea segreta di ogni psichiatria umana e gentile dovrebbe
essere la disperata attenzione a cogliere i significati della
sofferenza che non si vedono, che sono al di là della soglia del
visibile, e che si nascondono in noi e negli altri, gli altri che
stanno male in particolare. Senza la ricerca ardente e febbrile
dei valori e dei significati che si animano nella nostra
interiorità e in quella degli altri, la psichiatria non può
giungere a cogliere le radici profonde del dolore dell'anima e
del dolore del corpo. Ancora: senza la ricerca di quello che ci
unisce, al di là delle differenze, ai fantasmi e alle ombre, alle
figure e alle dissolvenze, al dolore e alla sofferenza che fanno
parte delle esperienze psicopatologiche, non si riesce ad
aiutare chi sta male. E nemmeno si riesce a salvaguardare la
propria interiorità, che tende fatalmente a inaridirsi e a
spegnersi, divenendo monade dalle porte e dalle finestre chiuse
e sigillate. In questa archeologia della vita, le parole di
Nietzsche sono ancora una volta indispensabili, quando ci
invita a non essere ranocchi pensanti, e ad essere capaci di
accogliere nel cuore molte cose. L'introspezione è la premessa
dell'immedesimazione che non è se non la ricostruzione della
vita interiore degli altri, immaginandola. (...)
Eugenio Borgna da L' ascolto gentile
lunedì 3 luglio 2017
FATTI VIVO
L'indomabile fiducia dorme sonni che contengono l'alba...
Non voglio eseguire il male
mi acquatto e aspetto
che torni un soffio
di ben volere.
Ho una lacrima zitta
per ogni sillaba di alfabeto
che pugnala o graffia.
Ho rimpianto per ogni parola
che sfreccia casuale
senza un preciso silenzio
senza riposo.
Ho vergogna
per ogni inciampo nel me
che chiamiamo parola.
Insegnami parola disarmata,
nevicami.
***
Tu hai urlato
dall'orlo del mio pozzo
per mantenermi viva,
una passione d'amore,
hai il mio cuore tra i denti.
La notte è così degenerata
qua sotto
la luce si è tutta consumata
a parlarmi. Suggeriva
come via d'uscita la mano
nel gesto di salutarti,
è l'ultimo angelo terrestre
quello degli addii:
ti regala l'assenza.
Presto imparerò a nuotare.
Fino a lassù.
Da te.
Aprimi.
***
Ti costudisco
come si costudisce l'assenza
con passione doverosa
come il ramo spacca il legno
e fa uscire il fiore
come da una porta faticosa,
come da un funerale
una farfalla; ti costudisco
e certi giorni all'improvviso
questo cibo
sfama gli uccelli più belli
quasi gli dipinge le piume
le piume assenza
le piume sole sole,
allora io
ringrazio.
***
Hai bisogno di te
hai bisogno di questo tempo
in cui non si cucina
e non si prega
si sta.
Soli e improvvisati
abbandonati e senza senso
si sta, frastornati
e vuoti. Si sta.
E l'indomabile fiducia
accucciata fuori dalla porta
come un cane folle
di devozione
dorme sonni
che contengono l'alba.
Chandra Livia Candiani da Fatti vivo
domenica 2 luglio 2017
COME PER UNA CAREZZA
Parlami - deh - parla ancora...( da " Sansone e Dalila". Saint-Saëns )
Ci sono risposte
che sono una mossa con la mano
gettata dietro le spalle:
come dire di un punto
messo lì a tacere un'acqua passata.
Perché certi errori
hanno altre verità
e non si può che smettere di spiegare.
Si china sempre meno la schiena
a raccogliere sguardi caduti
di chi non sa stare
davanti a una domanda.
L'angolo della bocca si piega
e le mani - che non sanno più d'impaccio -
si aprono.
Come per una carezza.
frida
DIARI DI SUSAN SONTAG
Questo è un estratto del testo integrale degli appunti scritti in modo discontinuo e spesso estemporaneo tra il 1958 e il 1967 su taccuini e fogli sparsi ritrovati negli appartamenti di New York dopo la morte di Susan Sontag. La scrittrice aveva l'abitudine di riempire i momenti di ozio fermando sulla carta i pensieri, le impressioni e
gli umori della giornata. Nei diari si trovano così i dettagli della vita privata, annotata con cura ansiosa, ma anche abbozzi di romanzi, giudizi su film appena visti, articoli o libri letti. Il filo conduttore è l'intima ricerca di quella coerenza umana e intellettuale che è uno dei tratti inconfondibili del suo volto pubblico.
30 Dicembre 1958
La mia relazione con Harriet mi turba. Io vorrei che non fosse pensata, premeditata, ma l'ombra delle sue aspettative rispetto a ciò che dovrebbe essere una " storia", sconvolge il mio equilibrio, mi fa annaspare. Lei con le sue insoddisfazioni romantiche, io con i miei bisogni e i miei desideri romantici...
Un dono inatteso: che è bella. La ricordavo decisamente non bella,
piuttosto volgare e poco attraente. E' tutto fuorché questo. E per me la bellezza fisica è enormemente, quasi morbosamente importante.
SUL TENERE UN DIARIO
Superficiale intendere il diario solo come ricettacolo dei propri pensieri privati - segreti - come se fosse un confidente sordo, muto
e analfabeta. Nel diario non mi limito ad esprimere me stessa più
apertamente di quanto potrei fare con un'altra persona: creo me stessa. Il diario è un mezzo per darmi un senso di identità. Mi
rappresenta come emotivamente e spiritualmente indipendente.
Perciò ( purtroppo ) non registra semplicemente la mia vita
concreta, quotidiana , quanto piuttosto - in molti casi - ne offre
un'alternativa.
C'è spesso una contraddizione tra il modo in cui ci rapportiamo con una persona e ciò che in un diario diciamo di provare per quella persona. Ma questo non significa che quello che facciamo
è superficiale, e che solo quello che confessiamo a noi stessi è
profondo.Le confessioni, e naturalmente intendo le confessioni sincere, possono essere più superficiali delle azioni. Sto pensando adesso a quello che oggi ho letto su di me nel diario di H - quel
giudizio secco, sleale e ingeneroso su di me in cui dice in conclusione che non le piaccio veramente, ma che la passione che
provo per lei è accettabile e opportuna. Dio sa se fa male, e sono
indignata e umiliata. Raramente sappiamo quello che gli altri pensano di noi ( o meglio, che pensano di pensare di noi...).
Mi sento in colpa per aver letto quello che non era destinato ai miei occhi? No. Tra le principali funzioni ( sociali ) di un diario c'è proprio quella di essere letto furtivamente da altre persone, quelle
persone ( come i genitori e gli amanti ) su cui si è stati crudelmente sinceri solo nel diario. E H lo leggerà mai questo?
SCRIVERE
E' corruttore scrivere con l'intento di moralizzare, di elevare i
principi morali degli altri.
Nulla mi impedisce di essere una scrittrice se non la pigrizia. Una
buona scrittrice.
Perché scrivere è importante? E' soprattutto una questione di egotismo, suppongo. Perché voglio essere " quella" persona, uno scrittore, e non perché ho qualcosa da dire. E tuttavia, perché non anche quello? Rafforzando un po' il mio ego, come attraverso il
fait accompli offerto da questo diario - conquisterò la certezza di avere anch'io ( io ) qualcosa da dire, qualcosa che dovrebbe essere detta. Il mio Io è gracile, cauto,troppo sano di mente. I buoni scrittori sono egotisti sfrenati fino al punto della fatuità. Gli
uomini sani di mente, i critici li correggono - ma la loro sanità mentale è parossistica e vive della fatuità creativa del genio.
2 Gennaio
Mio povero, piccolo ego, come ti senti oggi?
Non benissimo, temo - piuttosto ammaccato, dolorante, traumatizzato-. Calde ondate di vergogna e tutto il resto. Non mi ero illusa pensando che fosse innamorata di me, ma ero convinta di piacerle.
19 Novembre 1959
L'arrivo dell'orgasmo ha cambiato la mia vita. Mi sento liberata, ma non è questo il modo giusto di dirlo. Più importante: mi ha limitato, ha chiuso delle possibilità, ha reso chiare e nette le alternative.Non sono più illimitata. E cioè un niente.
La sessualità è il paradigma. Prima, la mia sessualità era orizzontale, una linea infinita suddivisibile all'infinito. Ora è verticale; e sale e ricade. Oppure niente.
L'orgasmo mi fa concentrare: ho una gran voglia di scrivere. L'arrivo dell'orgasmo non è la salvezza,ma qualcosa di più : la nascita del mio ego. Non posso scrivere finchè non trovo il mio ego. L'unico tipo di scrittore che potrei essere è il tipo che si espone. Scrivere è spendersi, giocarsi d'azzardo. Ma fino ad ora non mi era piaciuto nemmeno il suono del mio nome. Per scrivere
devo amare il mio nome. Gli scrittori sono innamorati di se stessi
e i libri che scrivono nascono da quell'incontro e da quella violenza.
24 Dicembre
Il mio desiderio di scrivere è connesso alla mia omosessualità.
Ho bisogno di quell'identità come di un'arma, da contrapporre all'arma che la società usa contro di me.
Ciò non giustifica la mia omosessualità. Ma mi accorderebbe - lo
sento - una certa licenza.
Solo adesso mi rendo conto di quanto mi sento in colpa d'essere omosessuale. Con H ero convinta che la cosa non mi turbasse, ma
mentivo a me stessa. Ho fatto in modo che gli altri credessero che il mio vizio fosse H , e che se non fosse per lei non sarei omosessuale, o almeno non prevalentemente.
Essere omosessuale mi fa sentire più vulnerabile.
1960
Cogito ergo est.
sabato 1 luglio 2017
LOS RESPIROS DEL ALMA
Foto di Donatella D' Angelo e José Lasheras
1
2
3
4
" Lo ammetto. Ho iniziato a leggere il libro di Donatella D'angelo,
Memento Vivere, conoscendo la vicenda biografica. Non si
dovrebbe. Ma è successo. Così ho lasciato che le sue parole
costituissero l'aria della storia, anche se non c'è stata la
possibilità che essa si dipanasse. Donatella e José si innamorano:
sono entrambi fotografi e decidono di lavorare insieme. Tutto si
colloca nella drammatica tenerezza del tempo prima di ogni
evento, dove ogni istante è perfezione, illusione, desiderio. Non
sanno cosa potrà accadere: se ne vanno in un casale del
Monferrato, si spogliano e si fotografano. Sono come sono: un
uomo e una donna. Ma José sa che gli rimangono pochi mesi di
vita e non lo dice alla compagna. E' così che nasce la storia di
Memento Vivere, la raccolta poetica di Donatella D' Angelo
corredata dalle immagini scattate insieme a José Lasheras.
Le immagini e le parole- come in amore - nascono da questa
disparità, da un abisso, un vuoto, una mancanza. Nelle fotografie
essi sono vicini nel momento in cui sono più distanti, mai così
nudi, mai più così vivi. Le fotografie che si sono scattati insieme
lo fanno intuire, celebrano questo mistero, rivelano l'attimo
sospeso della perfezione. Il tempo si ferma, lo spazio si dilata,
i corpi perdono la loro consistenza. La morte e la vita si
incontrano nell'attimo sospeso dell'estasi: ognuno esce da se
stesso ed entra nell'altro attraverso il proprio riflesso, il proprio
doppio fotografico, la propria anima , " l' ombra luminosa che
accompagna il corpo ". "
Silvia Mazzucchelli da Doppiozero
MEMENTO VIVERE
...una neve di passione o un pallone a carnevale...
tutto nasce dall'acqua
e all'acqua torna
il senso ultimo delle cose
fuggo la tua morte
per avvicinarmi alla mia
tra le braccia di un presente
ai margini del giorno.
allo scalpitìo delle parole
preferisco l'urgenza del silenzio
e la saggezza del blu
che disegna
il contorno del non detto
così sottile tra le pieghe del viso.
eravamo soli
senza fiato
nelle curve in salita
impigliati tra le pieghe
di lunghe lingue di sale
di noi ora resta
un ultimo abbraccio.
così finisce il tempo delle parole
e muta la terra
custode del seme
prospera
ed è in quel nulla
che sento la vita affiorare.
Donatella D' Angelo da Memento vivere
INDIVIDUI INTEGRI VERSO RAPPORTI DI COPPIA CREATIVI 1
(...) Per arrivare a rapporti di coppia più creativi e soddisfacenti,
mi sembra sia urgente demitizzare le differenze di identità di
genere che ora esperti e gente comune attribuiscono a uomini e
donne solo sulla base del sesso biologico, e studiare meglio
esempi già esistenti di individualità androgine e / o non
sessuotipiche. E' cruciale proporre ruoli sessuali che non
limitino e vincolino prematuramente l'individuo. In questo
senso è necessario che genitori, insegnati e istituzioni educative
affrontino una serie di nodi relativi agli stereotipi maschili e
femminili molto più apertamente di quanto abbiano fatto finora,
cercando di separare ciò che è il prodotto di contingenze
storico- culturali da ciò che appartiene alla sfera biologica e
individuale. E ogni essere umano adulto deve rielaborare la
propria storia sessuale, cercando di individuare nel proprio
iter personale e familiare quali sono i condizionamenti
ricevuti, i limiti e le possibilità ancora aperte.
In questa direzione si muove Virginia Satir che arriva alle
conclusioni simili alle mie da un osservatorio privilegiato di
terapeuta di coppia. Secondo la Satir molti rapporti di coppia
non hanno funzionato per mancanza di reciprocità, perché
basati su rapporti di potere. Il tentativo di imporsi all'
altro, porta i due partner ad una situazione di minor vitalità
ed entusiasmo, ad una diminuita capacità di agire, minore
chiarezza e autostima e a una maggiore compulsione nei
confronti del Sé e dell'altro. Inoltre questo processo porta ad
una fuga dalle connessioni profonde e a un vissuto di
ambivalenza nei confronti del rapporto, che viene desiderato e
temuto nello stesso tempo.Al contrario, un legame sano produce
negli individui coinvolti maggior entusiasmo e vitalità, energia,
dà maggior chiarezza e conoscenza di sé e dell'altro, e fa
desiderare un legame forte e la comunione con il partner.
Per raggiungere questo desiderabile modo di stare insieme tra
uomini e donne, Virginia Satir propone cinque nuove idee che
possono cambiare sensibilmente i modi in cui i membri di una
coppia si rapportano l'uno all'altro e guardano a se stessi,
oltre che influire positivamente sul lavoro di terapeuti di coppia.
(...)
Donata Francescato da Quando l'amore finisce
INDIVIDUI INTEGRI VERSO RAPPORTI DI COPPIA CREATIVI 2
1 - 2 )
1 ) (...) La possibilità di formare una coppia sana dipende dalla
capacità di impostare un rapporto su una base di
uguaglianza. Questo contrasta con l'idea tradizionale che
la coppia si basi su un modello centrato sulla dominanza e
sulla sottomissione, del tipo carnefice - vittima, infermiere-
malato. Una relazione sana si può instaurare solo tra due
persone che si sentano di eguale valore l'una rispetto all'
altra . (...)
2 ) (...) Ogni persona, maschio o femmina, contiene parti intuitive
e parti cognitive. Per funzionare meglio, queste parti
devono essere integrate e sviluppate : in passato gli
uomini sono stati relegati nel ruolo cognitivo e le donne
in quello intuitivo. Credo che l'esigenza di pienezza
avvertita da tutti necessiti di entrambe le dimensioni. Nel
passato le persone hanno cercato di costringere questa
integrazione nella relazione maschio- femmina: due
persone per fare un intero; era cioè come se la donna
dovesse usare la testa dell'uomo poiché non ne aveva una
propria, e l'uomo il cuore della compagna.
Dal momento che abbiamo bisogno di entrambe le parti,
la relazione tra uomo e donna diventava questione di vita
o di morte ( è risultato poi chiaro che questa soluzione
richiede la morte del Sé, al " servizio" della sicurezza
amorosa, dando luogo ad effetti collaterali catastrofici,
come senso di colpa, ansia e paura.
Anche attraverso i loro sintomi, le coppie combattono per
diventare un intero. Il problema è che non sanno come
raggiungere tale interezza e questo bisogno è all'origine
delle molte difficoltà che abbiamo riscontrato nei nostri
separati. Per cambiare le basi di una relazione, occorre
aiutare ogni membro a diventare un tutto, a non dipendere
in modo eccessivo dall'altro e ad esprimere parti di sé
negate o non sviluppate . (...)
Donata Francescato da Quando l'amore finisce
INDIVIDUI INTEGRI VERSO RAPPORTI DI COPPIA CREATIVI 3
3 )
(...) L'identità deve essere separata dal ruolo. Da sempre - nota la
Satir - il ruolo è stato il fattore più importante nella
strutturazione dell'identità e la società ha definito per secoli le
persone in base al loro ruolo : casalinga, dottore, manager.
Ciò che stava dietro alla persona era soggetto ai dettami del
ruolo, cioè repressione e modellamento della forza vitale
secondo uno schema prescritto. Al contrario, occorre aiutare
ogni persona a ritrovare se stessa al di là del proprio ruolo e a
mettere stessa al centro della propria vita.
Tra i ruoli più pericolosi ci sono quelli sessuali, che
definiscono cos'è un uomo e cos'è una donna : " La
delineazione del ruolo è sempre stata così rigida che variazioni
nella sua definizione sono sempre state considerate patologiche
( le bambine che non giocavano alle bambole venivano
considerate maschiacci; al contrario, se un maschietto
mostrava di interessarsi ai giochi con le bambole, veniva
guardato con sospettosa preoccupazione )." I processi di
emancipazione femminile hanno scosso le fondamenta del
modello dominanza - sottomissione e hanno aperto nuove
possibilità sia per gli uomini che per le donne. Ad esempio : una
volta legittimato il loro accesso ai sentimenti, gli uomini non
dovranno più incanalare tutta la loro energia nell'acquisizione
di status e potere e non dovranno dipendere dalle donne per la
gratificazione emotiva. Le donne - a loro volta - potranno
abbandonare i loro ruoli dipendenti e di vittima e trovare un'
autonomia finanziaria e psicologica.
Gli individui sani sanno di essere unici ed esprimono la propria
identità attraverso l'integrazione delle loro diverse componenti.
(...)
Donata Francescato da Quando l'amore finisce
INDIVIDUI INTEGRI VERSO RAPPORTI DI COPPIA CREATIVI 4
4 )
(...) Una buona valutazione di sé è indispensabile per un
soddisfacente rapporto di coppia, perché l'autostima è il
fondamento della capacità di decisione. Se una persona ha un
basso concetto di sé, le sue scelte saranno fatte in termini di
decisioni a favore o contro se stessa, compromettendo di
conseguenza la propria integrità. Le persone con un'alta stima
di sé, prenderanno decisioni in base a elementi oggettivi di
valutazione: sono persone che possono essere leali e in grado
di amare in modo autentico.
Le difficoltà ad affrontare i problemi all' interno di una coppia,
sono sempre- secondo la Satir - riconducibili alla scarsa stima
di sé dei partner.
Spesso i membri di una coppia sono imprigionati l'uno nell'
altra in un incastro psicologico che ripete gli antichi modelli
infantili. Perciò tendono - come abbiamo visto in molte delle
nostre storie di separati - a proiettare sugli altri paure e
desideri, difetti e fantasie. In generale, più è alto il bisogno di
proiezione, più bassa è l'autostima. Quasi sempre non veniamo
educati con modalità che favoriscono la formazione dell'
autostima. Alla maggior parte delle persone viene insegnato
ad obbedire e a conformarsi a regole esterne sotto la minaccia
della violenza, del rifiuto o dell'abbandono.
Così non si può sviluppare l'autostima, né si è in grado di
accettare il rischio di stabilire una relazione intima. Il
desiderio di intimità è grande, ma ancora più grande è la paura
" Nelle coppie bisogna promuovere compassione e amore e
neutralizzare la forza legata alla paura e alla distruttività.
Bisogna poi dirigere l'energia usata negativamente in canali
costruttivi in modo da promuovere stima ed intimità.
Questo atteggiamento è in contrasto con quello in base al quale
gli obiettivi da perseguire nella vita sono: status, abilità e
potere. " (...)
Donata Francescato da Quando l'amore finisce
INDIVIDUI INTEGRI VERSO RAPPORTI DI COPPIA CREATIVI 5
5 )
(...) Le persone sono esseri spirituali, sono manifestazioni della
vita, esseri cosmici, sacri. Essere consapevoli di questo insegna
a provare passione e compassione nei confronti di se stessi e
degli altri. Una relazione sana può accogliere l'unicità di
ciascun partner e la comunione dei due. Il risultato è che la
relazione rimane vitale e viva : " Quando la differenza non è né
capita né valorizzata, non può essere tollerata; per vivere
bisogna avere il coraggio di esprimere se stessi. E' raro che
una persona sia stata allevata con un senso di autostima: molti
- al contrario - hanno sentimenti di grande disprezzo nei propri
confronti. Ci hanno insegnato a conquistare, competere ed
eccellere, ma ci hanno insegnato poco ad amare noi stessi.
Ma se non possiamo amare noi stessi, come potremo amare gli
altri? Nel modello dominanza - sottomissione, amarsi è inteso
come egoismo e/ o superiorità contro inferiorità.
Nel modello di eguaglianza, l'amore fa riferimento ai
sentimenti e diventa il succo in cui bagnare la propria anima e
sviluppare forza. " (...)
Donata Francescato da Quando l'amore finisce
(...) Le persone sono esseri spirituali, sono manifestazioni della
vita, esseri cosmici, sacri. Essere consapevoli di questo insegna
a provare passione e compassione nei confronti di se stessi e
degli altri. Una relazione sana può accogliere l'unicità di
ciascun partner e la comunione dei due. Il risultato è che la
relazione rimane vitale e viva : " Quando la differenza non è né
capita né valorizzata, non può essere tollerata; per vivere
bisogna avere il coraggio di esprimere se stessi. E' raro che
una persona sia stata allevata con un senso di autostima: molti
- al contrario - hanno sentimenti di grande disprezzo nei propri
confronti. Ci hanno insegnato a conquistare, competere ed
eccellere, ma ci hanno insegnato poco ad amare noi stessi.
Ma se non possiamo amare noi stessi, come potremo amare gli
altri? Nel modello dominanza - sottomissione, amarsi è inteso
come egoismo e/ o superiorità contro inferiorità.
Nel modello di eguaglianza, l'amore fa riferimento ai
sentimenti e diventa il succo in cui bagnare la propria anima e
sviluppare forza. " (...)
Donata Francescato da Quando l'amore finisce
Cinquanta sfumature di grigio - Sam Taylor - Johnson
Sei qui perché io sono incapace di lasciarti andare...
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