lunedì 11 maggio 2026

CORPO CONTRO

 


                                                     C'è una forza impareggiabile nella solitudine...



C'è un momento, nella lettura di certi libri di poesia, in cui si smette di leggere e si comincia ad ascoltare. " Corpo conto corpo " è uno di quei libri. Non perché seduca o lusinghi, ma perché fa esattamente il contrario : riduce, sottrae, sfronda - fino a lasciare il lettore solo con qualcosa di essenziale, che forse non si riesce neppure a nominare, ma che proprio per questo rimane, imprimendosi in mente e cuore.





Questo è il tempo che non mente

un calcolo esatto che non risolve

la sedia spaiata di chi se n'è andato

l' inutile allerta della sentinella.



                                                  ***


Restano gli occhi

abbagliati nelle foto

confitti nell' istante

dallo sguardo che li ha colti

indifesi e nudi - tuttavia oscuri

a chiunque - chiedendo alla luce

l' ultima stilla, la voce perduta.

Questo solo unisce

cuore e non più cuore

corpo e non più corpo

al di sopra del tempo

dei vivi a venire

gli esistenti e gli inesistenti.



                                                  ***


Non fanno scudo contro le ombre

non coprono la piega stanca delle labbra

trascinano indietro, tirano calci negli stinchi.

Il baricentro si sposta, un bradisismo

silenzioso senza scosse.



                                                     ***


Ora la materia

restringe lo spazio

occupato dal corpo

la luce si mescola al fiato

detta le regole il respiro -

vita non vita, né strepiti né paure.

Siamo il gioco prediletto degli atomi

un continuo oscillare

sotto leggi comuni e opposte

direzioni, esclusi dal progetto.

Qualcuno ascolta o nessuno -

c'è una forza impareggiabile

nella solitudine.



                                                  ***


Questo è l' ordine secco presente

il corpo da far funzionare, il dolore

da controllare. Non si parla di niente

con nessuno, solo le frasi del bisogno.

Voltarsi verso la morte con leggerezza

farci concavi e smisurati per il vuoto

che a grandi falcate avanza.



                                                 ***


Dopo il crollo ascolta i segnali

il buio è meno buio, il dolore

non più acuto, o forse meno ostile.

Anche lo spreco delle nostre vite

non sembra così grave, una variabile

fisica tutto sommato irrilevante -

la maglia rotta nella rete

delle possibilità.





                               Daniela  Pericone    da   Corpo contro



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