La nostalgia del peso di un'esistenza viva... " Perché credo che la poesia sia necessaria a questo mondo moderno in cui siamo affetti da ansia e paura. La poesia ha le sue radici nel respiro umano: e cosa mai saremmo se il nostro respiro dovesse venir meno? La poesia è un atto di fiducia : e chi sa se il nostro disagio non dipenda da una mancanza di fiducia… E devo aggiungere che oggi dobbiamo ascoltare quella voce umana che chiamiamo poesia, quella voce che rischia sempre di andare estinta per mancanza di amore, ma che sempre rinasce. Minacciata, ha sempre trovato un rifugio; rifiutata, rimette sempre radice nei luoghi più impensabili. Non fa distinzione fra luoghi grandi piccoli del mondo; la sua patria è nel cuore degli uomini di tutto l'universo; ha l'istinto di sapersi sottrarre al circolo vizioso dell'abitudine… " ( Dal discorso di accettazione del Premio Nobel del 1963 ) *** E il poeta si attarda a guardare le pietre e si domanda chissà se esistono in mezzo a queste linee guaste, agli spigoli, alle curve, alle cavità chissà se esistono qui, dove s'incontrano la pioggia, il vento e l'usura se esistono il moto del viso, la forma dell'affetto, di quanti diminuirono così stranamente nella nostra vita, di quanti rimasero ombre di flutti e pensieri nella sconfinatezza del mare? O forse no, non resta altro che il peso, la nostalgia del peso di un'esistenza viva. *** Tornammo sfiniti alle nostre case le membra fiacche, la bocca devastata dal sapore di ruggine e di salsedine. Al risveglio, ci dirigemmo a nord, estranei immersi nella bruma delle ali immacolate dei cigni che ci ferivano. Le notti d'inverno, l'impetuoso vento dell'est ci toglieva il senno, d'estate ci perdevamo nell'agonia del giorno che non riusciva ad estinguersi. Riportammo indietro questi rilievi di un'arte disadorna. Giorgio Seferis da Poesie
Mi muovo con te legge che voltoli la terra. In te voglio cadere legge delle acque e delle maree che guidi le comete ghiacciate per i cieli. Tu istruisci il più piccolo seme e lo conduci nei suoi gonfiori nelle putrefazioni e lo maturi in frutti succosi. Io scelgo te - non scritta. Non recitata nei tribunali, poco onorata dimenticata. Te che scuoti a piccoli colpi ognuno dei cuori ogni ciglio che batte è battuto da te e unghia e crescita di pelo e cadere del dente e ogni respiro lo induci. Mi alleo con te che già sei mia alleata. Riposo in te. La tua norma mi piace. In te divento quello che sono - nessuno - splendidamente niente - senza peso - Adoro te. *** C'è nella tristezza un contagio - amore mio - e da questo si vede che abbiamo fatto comune cuore e siamo uno che appare due. Allora io insemino la gioia in questa cosa che non consiste però esiste e tiene entrambi appesi. La gioia ce la metto io. *** Volevo tutte le sbandate essere viva fino allo scortico essere tavolo pietra bestiale essere bucare la vita coi morsi infilare le mani in suo pulsare di vita scavare la vita scrostarla sfondarla spericolarla battermi con lei ai suoi sigilli. Per amore - per amore - tutto per amore . *** Sii dolce con me. Sii gentile. E' breve il tempo che resta. Poi saremo scie luminosissime. E quanta nostalgia avremo dell'umano. Come ora ne abbiamo dell'intimità. Ma non avremo le mani. Non potremo fare carezze con le mani. E nemmeno guance da sfiorare leggere. Una nostalgia d'imperfetto ci gonfierà i fotoni lucenti. Sii dolce con me. Maneggiami con cura. Abbi la cautela dei cristalli con me e anche con te. Quello che siamo è prezioso più dell'opera blindata dei sotterranei e affettivo e fragile. La vita ha bisogno di un corpo per essere e tu sii dolce con ogni corpo. Tocca leggermente leggermente poggia il tuo piede e abbi cura di ogni meccanismo di volo di ogni guizzo e volteggio e maturazione e radice e scorrere d'acqua e scatto e becchettìo e schiudersi o svanire di foglie fino al fenomeno della fioritura, fino al pezzo di carne sulla tavola che è corpo mangiabile per il tuo mio ardore d'essere qui. Ringraziamo. Ogni tanto. Sia placido questo nostro esserci - questo essere corpi scelti per l'incastro dei compagni d' amore. *** Se questo è amore, mi dico. Ma sì, questo è l'amore che conosciamo. Ora. Amore appiccicato, che incolla quel poco di ala modesta sulla schiena. Amore legato. In cui si ripete la solfa del tu e dell'io. Non siamo capaci di essere insieme acqua e moto, sale e onda, unica impresa spettacolare. Come il mare laggiù, lo vedi? Mariangela Gualtieri da Bestia di gioia
Le solitudini sono più di tre una scarpa sotto il letto il lato vuoto della tavola la pagina bianca a fine libro. Taglio il formaggio lasciando la sostanza che rubo da un centro che a me sembra perfetto. Tu mi sgridi ma non sai - ho evitato la fine di una coppia - che crosta e parte molle non le puoi separare a nessuna latitudine che il non toccarsi è la quarta solitudine. Giulio Maffii Inedito
Che evochi nel dirlo… un sibilo degli occhi… Dovrai trovarmi tu adesso e darmi un nome messo al futuro che evochi nel dirlo appena un sibilo degli occhi. Saremo mentre siamo tiranti controvento, fedele bollettino ai naviganti, code di folate, semina di grano in dimore d'acqua. frida
( Mi assenterò una decina di giorni. A rivederci )
STANCO DIARIO L'amore è acqua, l'esistenza è sete primitiva, la vita si frantuma alle onde dell'amore. L'amore evapora. Ti accontenterai perfino tu delle piogge sottili e tenere, di inumidirti di amore usato. *** NORWEGIAN WOOD Procedeva di poco davanti a me e le guardavo le spalle rigide, stizzite. Camminando disegnava dei semicerchi con le caviglie esili e cerulee per i riflessi del mare, adeguate per scappare, per strappare quel che resta di una mano su un fianco. A occhi chiusi vedo ancora la sua sagoma illuminata piegarsi sul pianoforte, l'unico in quel misero emisfero. Nessun'altra aveva i suoi occhi in quel paesino di periferia, che è ancora casa mia. Nessun'altra ha la schiena pallida e levigata come aveva lei. Nessun'altra muore così, in un albero qualsiasi, con una corda qualsiasi, di una notte qualsiasi, sul mio amore qualsiasi. *** QUELLE COME TE A quelle come te riesce semplice dondolarmi il tuo grano in faccia e poi guardarmi con volto docile, come a rinnegarmi. A quelle come te piace vincere e divertirsi col sudore dei popoli; io lo so quello che non puoi raccontare, io lo sento il tuo silenzio parlare. Una volta - lo sai - ho raccontato che le tue mani sono fredde, e io chiaramente ho sbagliato a sfiorarle, ma eri già bella ed eri imprudente. Una volta - lo sai - ho pianto, un'altra ho fatto finta per simulare di sentirmi in colpa; ma a quelle come te non importa, dondoli ancora il tuo grano, e il tuo sorriso davanti ai miei occhi. A quelle come te non pesa di ferire, o di ferirsi. Quelle che come te hanno bellezza e ingenuità, non possono rimetterci. Se non ingrigiscono i capelli, lo fanno i pensieri, e tu rimani solo un segnale di pericolo capovolto. Ricordo bene quelle piccole tre cose logorate per darti un tono: la farfalla tatuata e la stella blu che si vede solo dalla tua finestra. E me. *** FANTE DI CUORI L'eroe che interpreti partorisce la tua angoscia, tutte le tue belle sculture di una sera cosa ti lasciano? Appassisce in fretta il viale alberato della tua gestualità, il tuo odio efebico come il tuo imbarazzante amore. *** AUTUNNO ( foglie cadute ) Tu sei l'autunno che muore spogliato. violentata dal freddo che ti ha assuefatta. Ingoi le foglie che hai perso per strada e nel ventre tuo sorge di nuovo la vita. Il vuoto ancora si compiacerà. Chissà se stai guardando verso di me? Spero di no, perché tremano le mie mani di nostalgia. Spero di sì, perché è l'unico fuoco che adesso mi scalda. Non so se stai scalando le mie stesse montagne, o precipitando dai medesimi strapiombi; se hai sospeso - anche tu - un secondo per un desiderio impossibile. Dovrei godere dei tuoi silenzi o delle tue - sempre lucide - verità? Dovrei ingoiare il sangue delle bugie che ancora mastico e inchinarmi alla tua sincera ingenuità. Non riesco a distinguere che te in mezzo alla folla, e di te non saprei tratteggiare il volto: la tua voce soltanto intercetto, e sforzo non basta per ricordarla. Niente può arrivare a capire se la foresta sia dentro di me o il mio corpo a inciampare tra i rami. Capisco i tuoi baci e la tua assenza, la lucida verità dell'autunno. A volte il cuore impazzisce ma rimango muto, perché parlare - di tenerezza o di avventure - sembra forzare l'acqua a ghiacciare. Perché adesso ho malinconia? *** LA STESSA RISPOSTA Silenzioso, calpesto le tue lacrime, finché piangi. Riverente, abbracci i miei travagli, finché ti seguo. Mi chiedi di più, come ogni volta , la stessa risposta - che non ti concedo - rimane in bocca : voglio solo guardarti piangere. Fabrizio Sani da Si innamoravano tutti di me e io del loro amore
La metà del cuore torna a me... PIE mi ero detta di lasciar fuori la rabbia di non riempirle di rancori, queste pagine di non ficcarci in mezzo paure e incazzature e allora che ci faccio, con tutta questa negatività del cazzo? cerca almeno di non essere scurrile giusto. scusa. beh, che ci faccio con tutto questo schifo? un arrosto? una torta? sì, una torta rustico agrodolce. che sa di nervosismo. ma la preparerei - pure quella - con troppo incondizionato affetto e verrebbe pure bene. Credo impasterei quella dannata negatività e ne verrebbe fuori qualcosa di buono. Puf bello scherzo, eh? sottile umorismo universale basta un attimo di distrazione accendi il forno, per favore. *** DUMPLINGS ma...hai gli occhi verdi? sorpreso incantato su quel pavimento che rotola accanto al fiume. sì rispondo. cambiano rispondo. certe sere dice sono un uomo solo vieni. così ti scaldo i sofficini nel forno a microonde. aggiungo. e i suoi occhi aperti ok. crash of the soul. mi sono innamorata di te adesso. ci sposiamo? domani. dice. no, I'm sorry. and bere comethe dumplings. *** LIGHT mi hanno detto non ti spegnere e io mi sono innamorata di un pirata con la luce nella voce. *** ANCORA UN MARE ti ho detto che avrei ancora un mare di cose da dirti ma la verità è che non ho niente da dirti se non che ti amo se non che mi manchi se non che adesso non so davvero che altro dirti se non quello che ancora non ti ho detto. *** LA META' DEL CUORE la metà del cuore torna da me, a passo d'uomo. Giulia Bergonzoni da Showcooking
UN INVENTARIO DELL' ESISTENZA (…) Lydia Davis scrive tutto ciò che vuole. Con il ritmo interiore del pensiero e della distrazione, quello che si dice di una persona " con la testa tra le nuvole". Le sue nuvole diventano racconti che volano dritti verso di noi e provocano un riconoscimento: ci fa sentire su un piano più alto, aereo ma concreto, pieno di accondiscendenza verso il basso che fa soffrire, che fa sbandare. In America l'hanno definita miniaturist, e la sua opera flash fiction, ma tutti aggiungono subito che è impossibile definirla. Jonathan Franzen ( scrittore e saggista , n.d.r. ) ha detto : " Lei è Proust, più breve ". Malinconica, ironica, raffinata, ha raccontato, spiegato, consolato, divertito e straziato l'identità femminile. Ha reso lieve il dolore, ha mostrato l'altro volto della gioia, ha raccontato la sopportazione altissima, l'ironia che salva, l' eleganza, il limite, la maternità quando sei allo stesso tempo profondamente assorbita e profondamente annoiata e vorresti andare a una festa. E quella specie di distacco che anche in una valle di lacrime fa decidere che quel piatto va lavato immediatamente, e che lui ha delle scarpe veramente orribili. La desolazione metafisica e la saggezza, insieme al senso della commedia. Nei racconti di Lydia Davis c'è divertimento e profondità, assoluzione e spietatezza, ma sempre con la possibilità di un respiro,anche quando la stanchezza assomiglia alla disperazione. La donna che telefona trentasette volte all' uomo che non le risponde, è così vera, comica e straziante insieme perché non ci sono accuse, processi e indignazioni, ma la letteratura che ci mostra la vita da dentro. Un suo brevissimo racconto si intitola Insonnia: Sono tutta dolorante. Dev'essere questo gran letto che mi preme contro da sotto. Cominci a capire il paradosso : stesa sul letto accanto a lui, sei profondamente assorbita a guardare il viso e a tenergli le mani, eppure al tempo stesso sei profondamente annoiata e vorresti essere altrove a fare altro. Ad esempio ad una festa. Lydia Davis ha pubblicato molte raccolte di racconti, ha tradotto Proust, Foucault, è stata sposata con Paul Auster e insieme hanno un figlio. Dice: "In questi giorni cerco di dirmi che quello che sento non ha tutta questa importanza. L'ho letto in tanti libri ormai : quello che sento è importante ,ma non è il centro di tutto. Posso anche capirlo, ma non ci credo abbastanza da comportarmi di conseguenza. Vorrei crederci con più convinzione. Che sollievo sarebbe.Non dovrei sempre stare lì a cercare di sentirmi meglio" Bisognerebbe leggerli tutti, questi racconti, come un breviario, come un inventario dell'esistenza, come una voce di ragazza che dice: vorrei pensare di meno e intanto far crescere il volume mentale, con grazia, con acutezza. A volte sembra origliare se stessa e trovarsi antipatica : " Se io non fossi me e mi ascoltassi per caso dal piano di sotto, da vicina di casa - mentre parlo con lui -mi direi quanto sono felice di non essere lei, di non suonare come suona lei". Perché l'accondiscendenza è sempre verso gli altri, mai verso se stessa. E' una donna, del resto. Ma anche così, anzi soprattutto così, Lydia Davis è necessaria per raccontare chi siamo. (…) Annalena Benini da I racconti delle donne
LA RAGAZZA CON BRUTTI GUANTI (…) Elsa Morante è stata la figlia più amata, mandata dalla zia ricca a studiare e a mangiare bene, a curare l'anemia, lodata per l'intelligenza e per la bellezza. E' stata la speranza e il riscatto di sua madre, Irma Poggibonsi, maestra elementare, che aveva avuto questi figli da un altro uomo, per l'impotenza del marito Augusto Morante. " Mia madre raccontava - traboccante di legittima baldanza - che all'età di due anni e mezzo, girando intorno alla tavola, avevo composto il mio primo poema in versi sciolti. E io covavo un empio rancore contro di lei, che aveva partorito un simile prodigio ". Elsa andò via di casa a diciott'anni e non volle sua madre al matrimonio con Alberto Moravia nel 1941 ( e al rinfresco litigò con la suocera che voleva darle lezioni di economia domestica, la definì "una donna senz'anima " e non la rivide mai più ). Elsa Morante era sempre in guerra, e anche quando aveva tutto il Paese i suoi piedi, come i compagni di classe alle scuole elementari, si sentiva comunque in fondo al cuore la ragazza ubriaca e povera con i brutti guanti, che gli altri guardano dall' alto in basso, come ha scritto in una lettera ad una sua amica- Luisa Fantini - all'inizio della storia d'amore con Moravia. " A. è uno snob e io vorrei soddisfare con la mia persona il suo snobismo, avendo per esempio un'alta posizione sociale o essendo illustre. Niente di tutto questo è, e ieri quella visita alla Mostra con la coscienza di non essere una persona importante là dentro, e lui che parlava con la contessa e io ubriaca con i brutti guanti alle mani,e poi non mi presentarono gli Accademici, e il suo racconto di quei giorni passati in quella villa aristocratica di quella signora dell'aristocrazia amata da lui… Basta, è una lunga lista di umiliazioni. Credevo di averle vinte col solito pensiero che io valgo tanto, che so di essere… Un errore ". Aveva dovuto impegnare al Monte di Pietà la macchina per scrivere per pagare i debiti. Ma voleva diventare la regina del mondo borghese di Moravia e desiderava per sé, oltre al suo amore assoluto, anche la sua disciplina di scrittore. "Invidio Alberto che è così metodico.Lui non crede all' ispirazione ma alla perseveranza e qualunque cosa avvenga, si mette a scrivere ogni mattina. Poi è libero e soddisfatto e la giornata gli si stende davanti placata. Io invece riesco a scrivere soltanto di pomeriggio e solo quando i miei personaggi mi chiamano. Ma il lavoro pomeridiano incide su tutta la giornata, proietta la sua ombra - come un rimorso - anche sui profili innocenti dei mattini. Solo il momento in cui si deve accendere la lampada sul tavolo mi salva." Elsa Morante ha vissuto e scritto così, combattendo, inseguendo e scappando, la prima della classe e l'ultima del mondo, la più importante scrittrice italiana, al tempo stesso la più amata e la più infelice, la più difficile e la più grande. (…) Annalena Benini da I racconti delle donne
Marguerite Yourcenar " Non mi ucciderò. Ci si scorda così presto dei morti. Non si costruisce una felicità che su fondamenta di disperazione. Penso proprio che ora possa mettermi a costruire. Della mia vita non si accusi nessuno. Non si tratta di un suicidio. Si tratta soltanto di battere un record. (da " Fuochi " )
E TU TE NE VAI? (…) " Spero che questo libro non venga mai letto" : è l'incipit di Fuochi . Marguerite aveva trentadue anni: era il 1935 e viveva prevalentemente in Grecia ( " Importa probabilmente a me sola che Saffo o Del suicidio sia stato scritto sul ponte di un cargo ormeggiato sul Bosforo," ha scritto vent'anni dopo") Il libro, composto da frammenti, monologhi, pensieri isolati, poesie e prose liriche con voce di donna, è nato da una grande crisi d'amore, dalla storia con un uomo che l'ha rifiutata: " E tu te ne vai? Tu te ne vai…No, tu non te ne vai, io ti trattengo… Mi lasci nelle mani la tua anima come un mantello ". Lui era André Fraigneau, di quattro anni più giovane di lei, lavorava da Grasset e l'ammirava, la consigliava; biondo, bellissimo e omosessuale. " Lei cercava sempre di sedurre tutti, uomini e donne, mi tempestava di poemi: si può dire che sono stato oggetto di una passione di cui aveva voglia", ha dichiarato alla biografa di Marguerite Yourcenar. Lei, allora, non aveva ancora incontrato, a Parigi, Grace Frick, che per quarant'anni è stata la compagna della sua vita. " Ma, oltreché sentire il ridicolo di commentare troppo lungamente un'opera che desideravo non fosse mai letta, non è qui il luogo adatto a discutere se l'amore totale per una particolare creatura, con ciò che comporta di rischio per sé e per l'altro, d'inevitabile inganno, di abnegazione e di umiltà autentiche,ma altresì di violenza latente e di egoistiche esigenze meriti o no il posto privilegiato che gli hanno riservato i poeti", ha scritto riflettendo sull'autobiografia e sulla grandezza - o piccolezza - dell'amore. Prima donna eletta all' Académie française, ha cominciato a pubblicare poesie e prose a diciott'anni, tuffandosi nel passato e modernizzandolo: ha strofinato la letteratura con la vita, concretizzato il sentimento e creando un linguaggio poetico mentre creava un personaggio " L' etre que j' appelle moi " la persona che chiamo io. Così come ha raccontato la vita dell' imperatore Adriano ( Memorie di Adriano ) nel modo in cui potrebbe averla vissuta e capita lui. " Potrei dire che tutti i miei libri furono concepiti quando avevo vent'anni, anche se sarebbero stati scritti trenta o quarant'anni dopo.". Le scorte emotive di Marguerite le hanno permesso di entrare anche in Saffo,aderendo alla leggenda controversa del suicidio per un uomo indifferente: " Sdraiata sull'altalena del suo destino di stella,esposta seminuda a tutti i venti dell'abisso,una mancanza di dolcezza la fa soffrire come per una mancanza di cuscini. Gli uomini della sua vita non sono stati che i gradini che ha scalato non senza sporcarsi i piedi." (…) Annalena Benini da I racconti delle donne
Dorothy Parker L' ACCONDISCENDENZA VERSO IL DOLORE (…) Il Valzer uscì sul " New Yorker" il 2 Settembre 1933, quando Dorothy Parker aveva quarant' anni. E a proposito dei quarant'anni, Dorothy ha scritto anche una prosa intitolata La mezza età, ovvero il periodo blu che si conclude così: " Oh vieni, mezza età, vieni, vieni! Vienimi accanto, porgimi la tua mano, fatti guardare negli occhi… Oh...dunque è questo il tuo vero aspetto? Che Dio mi aiuti… aiuto! ". Giornalista, poetessa, scrittrice, sceneggiatrice, critica teatrale, sperperatrice di vita e di talento, signora mondana temuta e adorata per i giudizi taglienti, per il sarcasmo, per la forza spietata delle sue osservazioni. Ha raccontato la solitudine, la vanità, la gelosia, le pene d'amore, l'attesa di una telefonata che non arriva, l'alcool, la guerra tra uomini e donne e il vuoto di certe giornate a New York. E' il modello di tutte le scrittrici che, dopo di lei, hanno usato l'ironia e il senso dell' humor nell' osservare la verità della vita quotidiana. " Che altro si può dire quando un uomo ti invita a ballare? Ci mancherebbe altro, dovrai passare sul mio cadavere? Oh, grazie infinite, ne sarei estasiata, ma ho le doglie… Sarà un vero piacere". Sarà un vero piacere farmi levare le tonsille;sarà un vero piacere ritrovarmi su una nave in fiamme nel cuore della notte ": vale per tutti,vale per sempre,vale non soltanto per i balli indesiderati, parte da un valzer e arriva all'accondiscendenza verso il dolore. Dorothy Parker ha detestato l'etichetta di umorista, e infatti non lo è mai stata." Non voglio essere classificata come una scrittrice umoristica: mi fa sentire colpevole ". Si è sentita colpevole per tutta la vita: per non aver fatto abbastanza. Per non essere diventata, nella sua idea di scrittura, Ernest Hemingway o Francis Scott Fitzgerald; per aver sprecato il tempo e la salute mentale a Hollywood ( " a ucciderci non sono le tragedie, sono i casini " ), e per essersi lasciata consumare dalla vita mentre se ne nutriva per raccontare gli esseri umani. Nel 1956, lei si sentiva perduta, preparava il suo epitaffio: " Scusate la polvere "; viveva in un albergo a New York con un barboncino, beveva troppo. Ma aveva già scritto tanto, e nel suo continuo costruire e demolire, ha creato un modo diverso di guardare il mondo, e di averne pietà. INVENTARIO Quattro cose conosco molto bene: ozio, dolore, un amico e un nemico. Di quattro cose avrei poi fatto senza: amore, curiosità, lentiggini e dubbio. Tre cose non potranno essere mai mie: soddisfazione, invidia e champagne a sufficienza. Tre cose avrò finchè rimango in vita: riso, speranza e un pugno nell'occhio. (…) Annalena Benini da I racconti delle donne
Contavi le costole affiorare… Parole per un'anoressica suicida. Una persona. IV Odiavi l'estate, le sere che si allungano, le albe precoci: odiavi l'asfalto che brucia la plastica dei sandali, il calore che risale svelandoci la pelle. Intatti restano i tuoi armadi, l'ingombro delle maglie lunghe con cui coprivi il latitare delle scapole, il vuoto del costato. *** VII Per te hanno parlato gli esperti. Ma ora, Magda, tua è la parola: entra nell'aula, con il tuo dolore portato come un talismano, come un ingenuo stupore del mondo: spiega l'enigma di queste fiorite che d'autunno colorano i bastioni, rosse e improvvise come una ferita, più insondabili di qualunque gioia. *** XIII Eri stata gettata nella vita per saccheggiare e farti saccheggiare; per raccogliere dove non avevi seminato e per dare frutti a chi ti aveva disseccata: ma hai scelto il rimorso, l'oscuro senso di colpa che ci hanno trasmesso i padri, l'avversario evanescente come la serpe del primo giardino. *** XVIII Nel volto che trucchi allo specchio ci sono i volti di tutte le donne che ci hanno partoriti nella paglia delle cucine per svanire lungo i cognomi che hanno tramandato: nel volto che trucchi allo specchio c'è un patto antico di dolore che sconosciute stirpi hanno contratto, c'è un'angoscia che chiede la parola. *** XXII Lo sai, ci sono sere in cui la terra ci è data, facile inspiegabile come un pane appena sfornato. Ora nei giardini del mondo passeggiano le donne: e se le ascolti chiamare per nome la pancia che cresce, lo sai che anche tu semplicemente eri Magda, l'attesa. *** XXVI Sentinella del tuo dolore, devi proteggerti dalla scaltrezza del giorno, che ti riporta alla vita degli altri, alla vita che popola gli ipermercati e le strade del centro. Lo sai che niente ti appartiene come la malattia, come le vertebre che si sfarinano e i capelli che cadono nel vuoto del lavabo. *** XXVII Sentivi i femori affiorare dalle anche, contavi le costole sporgere l'una dopo l'altra. Parlavi di una primavera che non sorgerà dalla terra, che non saprà lo strazio delle piante che spezzano l'intonaco per farsi nidi di luce ai davanzali. *** XXXVII Ora gli addetti vestono il costato, il vuoto delle scapole. Ritorni fra le vetrine e i banchi del mercato: sei un corpo che l'adolescenza non ha colmato, un esile profilo che attende il lievito dei seni. Carlo Bordogno ( pseudonimo ) da Magda