mercoledì 7 agosto 2019
NOSTALGIA DEGLI DEI 5
(…) Non siamo in grado di stabilire, percepire o solo intuire l'
immortalità dell'anima e nemmeno il contrario,la sua mortalità.
L'anima è la sede della nostra presenza e può essere che si
perda come un'eco nel mondo, o che si ritiri in un centro da cui
è promanata.Tempo ed eterno sono modi di figurare l'estensione
della durata mediante due approssimazioni estreme, finita o
infinita, mortale o immortale. Ma non disponiamo di alcuna
facoltà che ci consenta di paragonarli o di coglierne il senso e
il nesso eventuale. Ci azzardiamo a dire che nell'anima risiede
la nostra essenza, come nel corpo la nostra esistenza, ma
tacciamo sulla sua eternità. Non ne siamo in grado.
L'anima individuale persiste fino a che sussistono legami con la
vita, i suoi cari, le loro tracce terrene, i ricordi nella mente, l'
aura che resta nell'aria.Il primo passaggio è rientrare nell'alveo
delle generazioni precedenti, quel ricongiungersi al padre e alla
madre, mano nella mano, come un percorso inverso alla
creazione. Poi gradualmente l'individualità si rimargina come
una ferita o un solco scavato nella terra che pian piano ritrova
la sua unità. La cicatrice si estingue nel tempo e il passaggio
delle generazioni e dei venti copre nel tempo quell'orma tracciata
sulla terra. E' il ritorno dell'esistere all'essere, dei singoli all'
Uno. Il rientro nell'alveo. Ogni anima è un gradino di una scala
universale. Tutte le anime sono infine una sola. Quando si dice
che un'anima è ormai nella luce, in fondo si allude a questo. (…)
Marcello Veneziani da Nostalgia degli dei ( Una visione del mondo in dieci idee )
domenica 4 agosto 2019
OSSI DI SEPPIA
Cerco il pegno ch'ebbi in grazia da te…
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah, l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un
ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti:
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
***
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'accartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua della sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
***
Cigola la carrucola nel pozzo,
l'acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un'immagine ride.
Accosto il volto a evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene a un altro…
Ah che già stride
la ruota, ti ridona all'atro fondo,
visione - una distanza ci divide.
***
La speranza di pure rivederti
m'abbandonava:
e mi chiedo se questi che mi chiude
ogni senso di te, schermo d'immagini,
ha i segni della morte o dal passato
è in esso - ma distorto e fatto labile -
il tuo barbaglio :
( a Modena, tra i portici,
un servo gallonato trascinava
due sciacalli al guinzaglio ).
***
Lo sai: debbo riperderti e non posso.
Come un tiro aggiustato mi sommuove
ogni opera, ogni grido e anche lo spiro
salino che straripa
dai moli e fa l'oscura primavera
di Sottoripa.
Paese di ferrame e alberature
a selva nella polvere del vespro.
Un ronzìo lungo viene dall'aperto,
strazia com'unghia ai vetri. Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch'ebbi in grazia
da te.
E l'inferno è certo.
Eugenio Montale da Ossi di seppia
SOUS LE CIEL DE PARIS
Le persone sfoggiano ghirlande di fiori per redimersi…
Andartene da dove?,
fuori
dal tempo
i sogni
sono incerti.
Andartene da dove?,
lì
il corpo
diventa muto,
la parola non riesce ad entrare nella voce,
il tatto si fa cieco,
va
alla deriva
la memoria.
Andartene da dove?
In questa landa
le cose
non hanno un nome.
***
Una
cartografia
precisa
potrebbe decifrare
i sentieri tracciati
da questa foglia sottile
scacciata
dall'autunno.
***
Le persone
parlano
delle loro piccole vite,
delle scariche di ossigeno
iniettate
in questo sogno
di mutilati
passi
verso il nulla.
Le persone
parlano
delle loro piccole vite
e sfoggiano
ghirlande di fiori per redimersi;
annaffiano le loro radici
per germogliare malgrado le promesse infrante,
e canticchiano rumori
che si chiudono come porte immaginarie.
Le persone
parlano
delle loro piccole vite
e innalzano strutture
con deliri che puntano al cielo.
Sfoggiano ghirlande di fiori per rinnovarsi
malgrado la nebbia.
Malgrado
il subdolo
silenzio.
***
Sarà l'eterno vuoto di memoria
a portarci per mano
sondando gli abissi?
Abitare questo piccolo spazio
vuol dire essere un impasto di anime.
Scavare e coprire
la buca
con la stessa sete
ci fa brillare con aura di animale ferito.
Le brevi
morti
di ogni giorno
marcano
la distanza
tra noi
e noi.
Come scavare in silenzio nell'atmosfera?
Come far indietreggiare questi piccoli mutamenti?
Questa caverna
insondabile
sarà l'amnesia,
l'inganno
di abitare ricordi
d'origine remota.
***
Prigioniera
di un circolo
incompiuto,
il silenzio è appeso a un filo,
la parola accarezza
i frutti che gli occhi possono solo assaggiare
e l'usignolo dei racconti
ancora canta e si dissangua
per non vedere la pioggia,
per non vedere la notte oscura
consumata da stelle
ammutolite
già da un fascio
di anni luce.
Paura Rodriguez Leytòn da Piccoli mutamenti
sabato 3 agosto 2019
IL TAGLIO
Ora che il tuo taglio mi ha raggiunta…
Ti ho perso
senza averti mai trovato.
Eppure le ho raccolte tutte
- le briciole dell'eco -
le ho nutrite
per farle diventare carne.
Ma ora - che il tuo taglio
mi ha raggiunta -
sanguino
di ferita.
frida
RIFLESSI SULL'ACQUA
L'acqua unisce due gocce d'acqua…
DUE GOCCE D'ACQUA
La morte riposa
nel muschio del fondo,
dove il silenzio confessa
come l'acqua unisce
due gocce d'acqua.
Il respiro del bosco
insiste sempre nel suo impero
e alcune foglie si arrendono alla corrente
fluttuando in isole di mezzogiorno.
***
SEMPRE NEL FIUME
Le isole sono silenzi dell'acqua
e il riflesso dei pesci del fiume
è uno stormo di pellicani.
Il mare è scosso dall'umore dei pianeti
e ogni onda porta l'alito di Dio
dal suo fondo alle nostre coste.
Le pene sono come il corpo
che nell'acqua perde importanza
e la vita dell'uomo
- se è vita -
imbrunisce sempre nel fiume.
***
CI SONO PIANETI CHE FLUTTUANO NEL FIUME
Ci sono pianeti che fluttuano nel fiume,
c'è un fiume che parla in fretta
come se stessimo morendo
e un uomo che sogna la corrente
del suo riflesso nel cielo.
Ci sono foglie nel flusso del fiume.
C'è anche un uomo
un fiume
e i pianeti nella corrente dell'uomo.
C'è un fiume che sogna di essere un uomo
e un uomo che fluttua nella corrente.
***
L'ACQUA RITORNA
L'acqua ritorna
perché la sponda sa
mantenere il suo segreto.
Anche se oggi il vento ha il compito
di strappare uccelli dal fondo marino,
il fiume semina la sua eco ai piedi del bosco
come navigante in terra
che ancora non sa quando tornerà a salpare.
Anche se più tardi l'uomo abbandonerà
al vento il suo incerto destino
mentre scrive onde sonnambule,
il fiume rivela
che l'acqua sull'acqua è corrente e riva.
***
CORPO DI BAMBU'
Oggi l'acqua lascia il fiume
per cedere il suo flusso al vento:
uno stormo col suo volo cancella le sponde.
L'orizzonte resta intatto
e basta un pellicano per sentirsi vivo:
anche le onde sono di sabbia.
Non c'è fame, sonno né freddo
mentre il corpo di bambù alimenta l'aria:
la sua musica è l'alibi del testimone.
Héctor Canon Hurtado da Prima delle onde, l'acqua
giovedì 1 agosto 2019
MEZZOGIORNO DI VUOTO 1
La frase qui sotto riportata si trova scritta su uno dei " barattoli" di cui si parla. Ma sento - con questi post - di dovere una spiegazione di senso ai lettori di questo blog.
Il libro di cui si parla risale al lontano 1976 ed è un " avanzo" di biblioteca: fa parte cioè di quei libri ci cui si sbarazzano anche le biblioteche, perché desueti o - essenzialmente - perché non più richiesti.
Il titolo mi ha incuriosita ,se non altro per il riferimento palese - e voluto - ad un famoso film western: così mi sono presa la briga di leggerlo. Non ne ho ricavato nulla che non sapessi già, ma mi ha fatta riflettere tutto quel favoleggiare dell'epoca intorno alla cosiddedetta " liberazione ". E' ovvio che dopo più di 40 anni le cose siano cambiate e che certe " categorie " non esistano più. Ma mi chiedo: eliminati gli " incasellamenti" siamo davvero diventati più liberi?
Ma - soprattutto - quel vuoto che è l'elemento centrale del testo e del motivo di tutta l'indagine - è stato superato/ colmato, o no?
E questa presunta " liberazione" che cosa ha prodotto ?
O non è che - per caso- questo vuoto di valori, di civiltà , di cultura e persino di umanità sia diventato ora più che mai dilagante e imperante?
( La parola ai lettori )
" Dopo il mezzogiorno ci sarà il pomeriggio, e sarà lungo. Gli slogan dell'entusiasmo saranno avvizziti e resterà il vuoto. Eppure oggi - che è mezzogiorno - si può ancora costruire molto e il vuoto non è più irresistibile "
(…) Quali sono i segni del dominio reale del capitale ad esempio in
Italia? Piaccia o non piaccia, tali segni - ad esempio - si
chiamano :psichiatria democratica, magistratura democratica,
movimento femminista etc...
Parliamo di " segni". Ma alla fine vedremo come questi segni
potranno lasciare il posto a qualcosa di meno teatrale e molto
più solido e capace di permanere.
Resta il fatto che oggi sono questi gli attori della ribalta del
grande spettacolo del mezzogiorno di questa società.
Cosa fanno? Fanno la grande danza dei barattoli vuoti e delle
scatole. Su questi barattoli sta dipinto il sole di mezzogiorno, il
sole chiamato liberazione: liberazione della donna, degli
ospedalieri, degli ospedalizzati, deli impiegati statali, dei pazzi,
dei vecchi, dei bambini… C'è una liberazione per tutti e ogni
barattolo ne garantisce una.
Ci sono poi gli addetti al barattolo: psichiatri democratici,
magistrati democratici, femministe, assistenti sociali
progressisti, brigatisti, pedagogisti progressisti, etc...
Il loro compito è "liberare" tutti da credenze, complessi,
servaggi di classe e aiutare ciascuno ad entrare nel rispettivo
barattolo per la " grande liberazione ".
A tutti deve essere dato un posto, un diritto alla vita in questa
società specie in quella futura che si sta preparando. Ognuno
deve poter portare il suo posto dignitosamente stampato sulla
fronte: femminista abortista, psicoterapista di gruppo,
occupatori di case, terrorista democratico.
Tutto questo potrebbe ricordare la " folle che Chaillot "
( espressione popolare francese risalente al Medioevo secondo
cui si potrebbe scambiare l'anima col diavolo in cambio di
beni materiali, n.d.r. ), se non si vedesse la tragedia che ormai
traspare. (…)
Lion Vela & Dora Demàs da Mezzogiorno di vuoto
MEZZOGIORNO DI VUOTO 2
(…) Taylor aveva scoperto il lavoro parcellizzato: oggi stiamo
garantendo a tutti gli uomini il loro posto, ruolo parcellizzato
di vita.
" Finalmente c'è posto per tutti, nessuno va emarginato, questa
è la vera democrazia: chi non ha un posto manifesti la sua
richiesta, faccia un'associazione per ottenerlo ".
Se non sei un emarginato in cerca di un tuo posto, se non sei
un inquilino, un abitante, in cerca di una tua associazione, un
minorato in cerca di una pensione per la tua minorazione,
allora inizia a pensare che non sei " adatto" a questo
progresso.La società futura, la società democratica degli
adattati, pone una sola condizione:adattarsi nei vari barattoli.
Un pazzo, un malato, una ragazza madre non devono sentirsi
più emarginati: il loro barattolo è come quello degli altri. Ma
se un vecchio vuole anche essere " altro" che non solamente
" vecchio ", se vuole finire la sua vita da clochard e filosofo e
non da anziano democratico protetto,allora le cose cominciano
a non andare. Se una ragazza madre ama l'uomo che le ha
dato un figlio e vuole riconquistarlo, e non le va di essere solo
femminista e scopre di essere anche donna, se non vuole una
sessualità divisa, spiegata in modo sociale e politico,ma fattore
di espressione dell'amore che scopre in sé; se non vuole perciò
fare ideologia ma accingersi alla lunga strada di un rapporto
d'amore, allora viene rigettata dal barattolo. (…)
Lion Vela & Dora Demàs da Mezzogiorno di vuoto
mercoledì 31 luglio 2019
L' AMORE INNAMORATO
Ché vivo di ombre e troppa luce…
Rimani,
nascosto in una piega di orizzonte,
appiattito sul bordo frastagliato
di un'idea.
Danzami,
in un'ora di silenzio confuso;
fatti nota soffusa
a definire la mia notte.
Restami,
sconfinato oltre il confine
oscuro di paura.
Ché vivo di ombre e troppa luce.
Mi abbaglia gli occhi e mi devasta il cuore.
frida
MEZZOGIORNO DI VUOTO 3
IL VUOTO NON DICHIARA SE STESSO
(…) Si è detto che tutti siamo d'accordo nel bollare questa società
come società delle divisione. Ma l'accordo è un'istintiva
reazione di solidarietà a una parola - divisione - che si afferma
confusamente come percorsa da una critica. E l'accordo è
piuttosto sull'aspetto più generico di tale critica. L' accordo è
insomma sul "troppe cose non vanno ", sull' "andiamo a rotoli",
sul " siamo alla deriva ".
Mentre dire :" questa società è una società della divisione",
significa mettersi dalla parte di una unità, e non semplicemente
di una unità per lottare, ma di una unità per vivere, che vuol
dire al caso anche lottare. E non per sopravvivere, ma proprio
per vivere.
L'ultima grande illusione che ci si può trovare addosso in questo
momento è quella di dover abbattere tutto per poter poi
ricostruire. Se qualche energia è rimasta a qualcuno - nel
declino organizzato di ogni risorsa umana - si può solo sperare
che diventi chiara la stolidità di quest'ultima illusione. Questo
può proprio essere il tempo delle risorse umane che
scarseggiano, in tutti i sensi. Usarle unicamente per abbattere,
per criticare, per corrodere, può voler dire trovarsi presto
senza fiato e senza nemmeno aver scalfito un sistema che ha
usato secoli per diventare quello che è. Qualcuno allora forse
potrebbe ripetere la terribile frase del protagonista del
Gattopardo : " Doveva pur cambiare qualcosa, perché tutto
restasse come prima ". Sarebbe dunque bene che chi in Italia
oggi desidera un cambiamento, si domandasse se gli conviene
fare la parte del qualcosa che cambia in funzione del fatto che
tutto possa tranquillamente restare come prima.
Per questo sarebbe importante che l'essere d'accordo non fosse
sul generico " tutto va male", ma sulla società della divisione,
alla quale si può solo opporre un'unità di vita; e sulla società
del vuoto, alla quale si può opporre solo una pienezza di
significato nell'esistenza di individui e di popoli. (…)
Lion Vela & Dora Demàs da Mezzogiorno di vuoto
MEZZOGIORNO DI VUOTO 4
(…) Il vuoto di questa società è un vero vuoto culturale, cioè di
significato. Lo svuotamento operato è sul perché delle cose e
delle azioni, o meglio, è una tale polverizzazione dei motivi
che il singolo individuo spesso preferisce non parlarne più
piuttosto che rischiare il marchio infamante dell'arretratezza.
Per chi invece non fosse disposto ad accettare di non parlarne
più, la soluzione c'è. Il vuoto si riempie di fantasmi. Fantasmi
di lotte per una giustizia, per una umanità, per una convivenza
libera, per una democrazia, per la conquista di un determinato
tipo di vita. Ombre di significato che nell'esperienza dei
singoli e dei gruppi non reggono al minimo urto, ma nell'
immagine che la società dà di se stessa, vengono ricostruite e
alimentate.
Il vuoto non potrebbe sussistere se si definisse come vuoto.
Nessuno lavorerebbe, lotterebbe, se domani tutti i giornali di
tutto il mondo stampassero la notizia che i Capi di Stato, i
grandi industriali, i militari,le centrali del potere dell'intero
avessero dichiarato che dietro la facciata della loro
burocrazia e degli incentivi ideologici non c'è nulla. Nessun
motivo, nessuna spinta di quelle che nella Storia hanno
mobilitato le masse, o forse solo una spinta molto circoscritta
e brutale: la sopraffazione.
Ma questo non è un motivo di vita, bensì solo una legge
elementare di selezione della vita che non è più umana. E'
comunque un vuoto di significato, è comunque un'assenza di
cultura. Ma se questa pazzesca dichiarazione venisse fatta, la
reazione sarebbe di un cinismo dilagante, di una ribellione
totale: " Abbiamo aderito a un vuoto, ci hanno fatto lottare
inutilmente, ci hanno fatto morire per niente ".
E così tutti coloro che avessero fatto quella dichiarazione
avrebbero vinto . (…)
Lion Vela & Dora Demàs da Mezzogiorno di vuoto
MEZZOGIORNO DI VUOTO 5
(…) E così tutti coloro che avrebbero fatto quella dichiarazione, o
avrebbero potuto farla, avrebbero vinto.
Avrebbero ragione di dire che il vuoto è comunque da tutte le
parti e che valeva la pena che qualcuno lo riempisse di ombre
per trarne partito. Ma è stato possibile popolare il vuoto e
trarne partito, perché l'uomo non è fatto per il vuoto: l'uomo
lavora, produce,crea,ama. La differenza è che se non ha radici
di vita vera e sperimentabile come vera, lavora, produce, crea
e ama a profitto di chi vuol trarne profitto; al contrario, se ha
una vita piena e posseduta, lavora, produce, crea e ama per
sé e per il mondo.
Se invece a quella pazzesca dichiarazione, un insieme di
persone, gruppi e interi popoli potessero rispondere: a quel
nulla dietro la facciata non abbiamo mai aderito;al miserevole
spirito della sopraffazione non abbiamo mai dato da vivere ,
abbiamo invece alimentato le radici della nostra cultura, della
nostra fede nonostante tutto ciò che ci circondava, nonostante
gli errori, nonostante noi stessi. Abbiamo lavorato e costruito
delle identità di popoli, delle realtà con un volto, con una
parola da dire che non era nel vocabolario delle gigantesche
macchine di parole che si trovano agli angoli delle strade; con
una vita da vivere che ci ha fatto gustare la possibilità di
essere uomini. Se ci fosse questa risposta, allora i grandi
profittatori del vuoto avrebbero fatto male i loro conti e si
troverebbero di fronte a qualcosa di cui non saprebbero cosa
fare, tranne che creare nuove fonti di divisioni e ricominciare
da capo. Ma dopo essersi così smascherati, forse non sarebbe
altrettanto facile.
Questa pazzesca ipotesi non sarà mai. Il vuoto non si dichiara
vuoto, perché in quel caso gli uomini si accorgerebbero di
troppe cose; perché in realtà gli uomini non reggono il vuoto.
Hanno bisogno di fingere almeno brandelli di pienezza. Anche
se sono solo brandelli e non riempiono nulla.
Ecco perché si è più facilmente d'accordo sul generico" contro
il sistema " che sul capire che cosa significhi " società della
divisione " o " società del vuoto ".
Perché in questo secondo caso si tratterebbe appunto di essere
d'accordo su una posizione che è critica solo in diretta
funzione di una costruttività che non è un modello futuro, ma
una sperimentabilità ancora raggiungibile. Per il momento.
(…)
Lion Vela & Dora Demàs da Mezzogiorno di vuoto
lunedì 29 luglio 2019
IMPROVVISO
Sopra un fosso di stelle dove ti ho perso…
AI MONTI, A TE
Per passare dal mio ventre
al tuo c'è solo una galleria
e - lontano - un coro di monti
sopra un fossato di stelle dove ti ho perso.
Ma tu rinasci ogni volta
dalle orme della terra
che sotto me sprofonda.
A vita ti guarderò crescere nella roccia
nel punto intenso d'acqua
dove una radice - ancora - ci ritrova.
frida
IL BOSFORO DI AKIN
Stretto del Bosforo ( frida )
S'E' VISTO
Non bruciare il bordo della lettera,
e non parlare d'amore
per pagine e pagine.
Soltanto, mentre chiudi la busta,
calca molto bene
quelle tue labbra schive.
***
AMARE
Saper vedere
che cade
tra i fiocchi della neve
la piuma bianca dell'uccello migratore
riparato sotto la grondaia.
Ecco
amare.
Sunay Akin da Canti dal Bosforo
domenica 28 luglio 2019
POESIE DI SILVIO RAMAT
Quanto poco fu il tempo che serviva a viverti…
Che pece tenera l'inesperienza
tua e mia dell'umano; che amore
l'amore catafratto d'ironia,
questo illudersi a ore alterne d'una
maturità che non esiste, o almeno
non esiste nel nostro destino.
Quanto poco fu il tempo per descriverti
e meno ancora quello che serviva
a viverti. Illeso amore, accento
di sorriso sulla mia prima costola
fratturata, questo scherzo sottile
di primavera, e al suo velo invisibile
io e te - ringiovaniti - nella spera
del vaniloquio: la chiave è sul banco
che ti apre e mi vuota come l'uno
in euforia dopo l'altro i bicchieri.
***
L'universo in quattro battute, è questo che mi domandi,
non più di una per elemento ( e credi
sia troppo ). Così barcamenandomi
tra aria e cibo, fuoco e sonno, fo torto
a tutte le altre pietre, te ne stacco
quattro appena per dedica:
il tempo di Venezia senza spigoli,
il riso di un vassoio senza smalto,
noi due nature vive nel giardino dei morti,
le arance tutta buccia di Rialto.
Silvio Ramat da L'arte del primo sonno
sabato 27 luglio 2019
LA POESIA DI ALIVENTO
Mi chiedevo se tu piovessi neve…
SE NOI
Mi chiedevo se tu fossi
a toccarmi lieve
se tu
visibilmente stanco
piovessi neve
se tu inchiostro rosso
sopra il nero
fossi sposo promesso
prima adesso
se tu
fossi una leva
per sollevare il mondo
fulcro d'equilibrio instabile
in bilico sul terrapieno mobile.
Mi chiedevo
se io fossi la sposa
alta promessa di poeta
se noi grandi di cose
anime persone
noi così cerchi retti solidali
veti bavagli d'animali noi
unitamente stretti
avremmo mai potuto coniugare
il verbo in qualche modo
approfittare.
***
QUADRO PIOVE
Ora piove dici piove
perché l'aria si rinfresca
e le nuvole coprono l'estate.
Una donna sull'uscio
rammenda cose fosche
di tempesta a punti fitti fitti
gettati su calzini
come rete di pesca
pesca buchi mi memoria
o di un lungo camminare.
Improvviso picchiettare
allegro sulle fronde
distratte dal rumore
cadono gocce.
Sono tondi d'antracite
disegnati sul cemento
cerchi sparsi di grigiore
in chiaroscuro irregolare.
Sentire profumi
di basilico e ginepro
un respiro di fanghiglia e afa
ragazzi in sella a motorini
volteggiano ronzando
in cerca di un riparo.
Ora piove dici e infatti piove
a dirotto tra mosche
fastidiose di scirocco.
***
LIBERA DI SENZA
Ti prego
non parlare dolcemente
Quando implode
l'arco teso
scocca e freccia vibra viva
lago estende
nel presente eterno vacuo
si protende.
Ti prego
non parlare dolcemente
Altro si confonde dentro
e gli occhi vanno in vago
giro tristi e sento in vitro
vuoto peso involto tetro
un pieno senza scampo
una piovra un cappio franto
un danno che rimescola
natura che s'inalbera
l'istante tesa la domanda
la vita in altera partita
salta il ponte e
si disperde oltre ma oltre
ci deve essere per forza
per mia forza disperata
un'altra vita.
Alivento da Tellus folio
MISURARE IL SILENZIO
E' arrivato il momento di finire il tuo sudario…
STRUMENTI DI MISURA
Per misurare il tempo fu inventata l'assenza,
quella riga che divide il mondo in due,
in due corpi, i giorni, le parole.
Per misurare l'assenza fu inventato il silenzio,
quel linguaggio di spettri, quel dolore mansueto
con il gelido tocco delle cose vuote.
Per misurare il silenzio avete inventato me,
questo cane di nebbia che vaga nella notte
come un faro in cerca di un naufragio.
***
AMORE E GEOMETRIA
Cercarti è un'ellisse.
Sognarti è una curva.
Decifrarti è una piramide.
Raggiungerti è un'iperbole.
Amarti è un cerchio.
Tenerti è un quadrilatero.
Perderti di nuovo
è una mera parabola
per tornare a cercarti.
***
PRONOMI
Io:
questo cane infedele
che cambia padrone
se qualcuno lo chiama.
Tu.
questa sillaba ingrata
che cambia volto
se detta da altre labbra.
***
PENELOPE
In un altro tempo ti avrei aspettato
facendo e disfacendo di ora in ora
questa interminabile matassa,
fantasticando un'altra vita in cui la vita
possa fermarsi per molti anni
fingendomi pazza; ma amore,
siamo nel XXI secolo,
sono le quattro e di nuovo non torni.
E' arrivato il momento di far tacere le sirene
che con il loro canto raccontano le tue gesta,
ed è ora di finire il tuo sudario.
***
LA TRACCIA
Qualcuno cancella le impronte
dei tuoi passi leggeri nella notte,
ma al mio risveglio mi accorgo
che sei tornata nel vuoto che hai lasciato
- come un cane torna alla sua tana,
come l'assassino sul luogo del delitto -
perché il letto è disfatto
dalla parte sinistra dei miei sogni.
Alfonso Brezmes da Misurare il silenzio
venerdì 26 luglio 2019
NON SEI VENUTA, OGGI
Credo che me ne andrò, stanotte…
Non sei venuta, oggi,
non verrai, gli occhi non mi dicono
niente.
Non ci sono più parole nell'inchiostro.
Nel parlatorio vecchio
cessano i bisbigli e l'aria
raffredda sui selciati,
scurendosi la sera.
Niente importuna i licheni
nella loro nicchia.
I topi non li rodono ch'io sappia
altri appetiti limitandosi
al poco.
La corda che intrecciai
ancora tiene.
Credo che me ne andrò stanotte.
Giacomo Cerrai
giovedì 25 luglio 2019
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