(...) La solitudine è definita dalla relazione all'altro, cosa che non
avviene nell'isolamento. E' anzi possibile dire che l'isolamento,
nei riguardi della solitudine, è quello che il mutismo è nei
riguardi del silenzio. Tacere, essere nel silenzio, significa che
si ha - o si può avere - qualcosa da dire, anche se non si ha
voglia di dire nulla; mentre nel mutismo non si ha la possibilità
di dire alcunché. Nella solitudine, cioè, si continua ad essere
aperti al mondo delle persone e delle cose e, anzi, al desiderio,
alla nostalgia di mantenersi in una relazione significativa con
gli altri, e questo in antitesi all'isolamento che si definisce
meglio come " solitudine negativa" in cui si rimane chiusi in
se stessi, perduti al mondo e alla trascendenza nel mondo.
La solitudine è un momento della vita nel quale si continuano
a realizzare valori interpersonali e comunitari, sia pure in
modi diversi da quelli che si attuano nella vita
quotidiana: quando siamo radicati e immersi in relazioni
incrinate dalla febbrile ricerca di mete e di risultanze concrete.
La solitudine è come la dimensione diastolica della vita che
rischia di essere - ogni volta - divorata dall' homo faber
che si nasconde in ciascuno di noi e che rinasce sulla scia
delle nostre noncuranze emozionali . (...)
Eugenio Borgna da La solitudine dell'anima

