sabato 18 agosto 2018

MADRE E FIGLIA ( Il disagio )

 
 


                              Una madre e una figlia: che sconcertante e terribile combinazione...



(…) Figlia mia carissima,
      spero di trovare le parole per riuscire a parlarti, perché so
      quanta sofferenza è in te in questo periodo doloroso della tua
      vita. Ma tra noi, ogni opportunità di ritrovarci, diventa spesso
      pretesto di scontro che scivola addirittura in rabbia da parte
      tua. E di ciò soffro moltissimo.
      So che sei buona e ti dispiace recarmi dolore, e perciò vorrei
      provare a capire insieme che cosa - o quale malvagia iattura -
      ci sia caduta addosso da rendere entrambe infelici in questo
      nostro rapporto che ci carica di incomprensioni, mentre
      entrambe avvertiamo ( ne sono certa, anche tu ) la dolorosa
      assenza che ci divide. La solita frase che ami ripetere quasi con
      sadica ossessione " è stato sempre così", non corrisponde al
      vero, e potrei citarti tutte le lettere che conservo e nelle quali
      mi dici " grazie per esserci sempre ".
      E allora, possibile che una mia espressione, dettata dalla 
      preoccupazione d'amore ,possa cancellare,con l'ausilio nefasto 
      di una spugna malevola la tua infanzia e l'adolescenza  o
      qualsiasi cosa di bello abbia fatto per te?. I rapporti tra una
      madre e la propria figlia sono spesso complicati, conflittuali,
      colmi di quelle parole rimaste troppo a lungo in sospeso e che
      generano il vuoto. Ed è perciò che noi oggi avvertiamo la
      dolorosa mancanza dell'una nei confronti dell'altra, al punto
      che da una parte sei tu a trovare in signore mature, oppure in
     amiche della tua età, quell'intesa che ti rifiuti di condividere
     con me; mentre dall'altra sono io a rifugiarmi nell'affetto che
     spero di trovare nelle tue coetanee, come transfert di una
     carezza liberatoria che possa raggiungere la mia anima malata
     Allora perché non ci sforziamo di parlarci guardandoci negli
     occhi e tentiamo di intenderci meglio. Iniziando da te, perché
     non parli dall'unico fatto indiscutibile di essere certa del mio
     amore, e che io non voglia mai recarti danno perché ti ho amata
     da prima che nascessi e il mio solo desiderio è quello di
     continuare a tutelarti - figlia mia - proteggerti e prevenire ogni
     tuo male anche fisico ?
     Quante volte - tu lo sai - ho desiderato di farti compagnia nelle
     sere che passavi in solitudine, o durante le giornate nelle quali
     avevi qualche problema di salute. Ma tu mi dicevi che preferivi
     stare da sola. Allora, pur essendoti materialmente accanto, che
     fare se non mettermi da parte e vigliare soltanto con il mio
     amore che è grande e non muore mai per te?
     Aiutami - ti prego - a comprenderti meglio, e anche tu tenta di
     amare questa tua mamma - così com'è - e che certo non è
     perfetta ma che ti ama.
     Aiutami anche tu a cambiare.


                           Mamma   (…)
      
     

                 Giovanna  Bergamasco  da     La maschera viola

venerdì 17 agosto 2018

4 Passi tra Langhe e Monferrato 1

 
 
 
Vigneti  &  Rose

 
Vigneto
 
 

 
Rose
 

 

Qualcuno si chiederà che cosa c'entrano le rose con i vigneti… Ebbene, è consuetudine dei viticoltori di queste zone piantare una rosa all'inizio di ogni filare: e siccome viti e rose vengono entrambe attaccate dalla peronospera, quando ciò avvenisse, la rosa - all'inizio del filare - fa da sentinella… ( e permette ai viticoltori di intervenire per salvaguardare le viti )
 
 

4 Passi tra Langhe e Monferrato 2

 
 
 
Paesaggi  &  Paesaggi

 
2


 
3
 
 

4 Passi tra Langhe e Monferrato 3

 



 
4
 
 

 
5

 
6
 
 

4 Passi tra Langhe e Monferrato 4

 
 
 
Abbazia in fiore

 
Castelletto

 
 
Scorcio di castello
 
 
 
 

4 Passi tra Langhe e Monferrato 5

 
 

                                                                              Arco

 

Simulacri verso il cielo

 
 
Particolare
 
 

4 Passi tra Langhe e Monferrato 6

 
 
 
Colline e castelli

 
Castello

 
Angolo di castello
 
 

4 Passi tra Langhe e Monferrato 7

 
 
 
Giardini del castello di Gabiano

 
Viale

 
Scorcio
 
 

4 Passi tra Langhe e Monferrato 8

 
 
 
Castello di San Pietro a Camino

 
Vista del castello di Camino

 
Castello di Gabiano
 
 

4 Passi tra Langhe e Monferrato 9

 
 
 
Interno del Duomo di Bra

 
Arcate

 
La croce di Cristo
 
 

4 Passi tra Langhe e Monferrato 10

 
 
 
Casale dai bastioni del Castello

 
Anatroccoli sui bastioni

 
In fila...marsch…
 
 

4 Passi tra Langhe e Monferrato 11

 
 
 
Torre Rossa di Asti

 
Torre 1

 
 

 
Torre 2
 
 

giovedì 16 agosto 2018

GLI SPETTRI DI ANNELISA

 
 

                                                          Fermo nelle stagioni io ti aspetto…


Cerco fra le righe la passione. Nulla.
La fiamma in te è scintilla
inerte di un accendino vuoto.
Il tuo passato appicca il fuoco
al mio futuro. Che tu sia
un giorno avvolto da egual gelosia.


                              ***


Se ti dicessi adesso
che ho provato ad amare altri
con i quali cercavo fornai che ti somigliassero
per prenderti in giro alle spalle
mi chiederesti chi sono.
Ti descriverei il loro carattere
e tu cominceresti a criticare me che t'amo
perché li ho persi.


                                ***



Quasi ti baciavo prima che arrivassi,
e ora che ti risvegli al mio fianco
ho la solita sensazione che mi manchi.



                              ***



Il mio trillo s'è trasformato in un fruscìo di foglie,
la tua corteccia s'è frantumata in piume,
linfa ti scorre rossa nelle ali.
Ora tu cinguetti - passeggero - io sono la tua locanda.
Al suolo fai crepitare foglie secche, afferri bacche
al volo. Fermo nelle stagioni io ti aspetto,
ombra tua e riposo.


                                
                          ***



Per sfuggire a questa pena
annodo strisce di lacrime
che lascio scivolare nelle notte.
Aggrappata scendo anch'io
lungo le guance, dopo aver limato
col singhiozzo ciglia silenziose.
Ha due piccole finestre la mia cella,
due funi di pari lunghezza.
Per sfuggire a questa pena
orbite buie abbandono
nel cortile dell'aria.


                          *** 


Nel mese di marzo - domani - tu arrivi.
Sparisce il vizio di coprirmi troppo.
La notte e il giorno mi paiono amici.
Partirai, e finirà l'armistizio.



                   Annelisa  Alleva   da         Istinto e spettri    

I COLORI DELL'ANIMA ( Introduzione )



Le passioni colorano emotivamente l'esistenza e vengono vissute come un'esperienza travolgente. La Grecia antica ha riconosciuto la loro importanza e le ha rese protagoniste dei poemi epici e delle tragedie. L'ira, l'amore, l'odio, la paura e il desiderio sono tra le grandi passioni che dominano Achille, Edipo, Medea e gli altri eroi cantati da Omero, dai tragici e dai lirici greci. Sono moti della psiche ambivalenti, ma viverli - e a maggior ragione osservarli in scena, provando pietà e terrore - favorisce la conoscenza delle sfere più nascoste della mente. Concepite come forze che si impossessano dell'anima,  le passioni erano subite dagli eroi  del mito che incarnavano. Furono perciò variamente considerate ora come effetto dell'intervento divino, ora ( e più modernamente) come sintomo di conflitti interiori dell'individuo, ora come ostacolo al predominio della ragione sull'irrazionalità.
In questo testo, l'autore passa in rassegna alcuni dei più affascinanti miti greci, per scoprire quale significato quelle passioni possano avere tuttora o come ne sia mutata l'interpretazione, a partire da alcune diventate emblematiche - come quella di Edipo - riletta dalla psicoanalisi.


                      frida

I COLORI DELL'ANIMA ( I Greci e le passioni ) 1

 
 
 
 
 
" Chi violò talami di vergini più non ha sollievo: se i fiumi scendessero tutti da un'unica via a purificare la mano macchiata di sangue, scorrerebbero invano "  . ( Eschilo )



PASSIONI FEMMMINILI


(…) Esistono passioni esclusivamente femminili?
       La tragedia greca incarna un apparente paradosso: scritta da
       uomini, recitata da uomini, mostra un interesse spasmodico
       per il mondo femminile, anzi si può dire che i più grandi
       personaggi tragici - quelli davvero immortali - siano in
       massima parte donne : Antigone, Medea, Fedra, Clitemnestra,
       perfino la dolce Alcesti; e tutto questo in un mondo ( la polis
       ateniese  ) in cui le donne non godevano di diritti politici, ed
       erano controllate e recluse all'interno dell'oikos, la famiglia.
       Questo mondo che sta accanto - ma solo nelle case - a quello
       maschile, esce veramente allo scoperto solo con la tragedia:
       Euripide sa prestare a Medea - la grande ribelle - alcune
       famose parole per descrivere la cupezza dello stato di
       soggezione femminile :

      " Di tutte le creature che hanno vita e ragione, noi donne siamo
         le più infelici. Prima di tutto dobbiamo comprarci a gran
         prezzo un marito, che diventa il padrone del nostro corpo, e
         questo è il male peggiore. Ma il rischio più grande è questo:
         sarà buono o cattivo?. Separarsi è vergognoso- per una
         donna - e rifiutare uno sposo è impossibile. Se poi accade che
         tu ti trovi tra abitudini nuove, diverse da quelle di casa tua,
         bisognerebbe essere un'indovina per sapere come
         comportarsi con tuo marito. Se ci riesci, e le cose vanno bene
         e il marito ti accetta di buon grado, la vita è piacevole; se no
         è meglio la morte. Quando si stanca di stare in casa, l'uomo
         può uscire e vincere la noia; noi donne invece dobbiamo
         vivere sempre con la stessa persona. Dicono che viviamo in
         casa, al sicuro da pericoli,mentre loro partono per la guerra:
         che sciocchezza!. E' cento volte meglio imbracciare lo scudo
         che partorire "  ( Medea , Euripide ).

      Ma insieme alle energie represse delle donne,la tragedia libera
      anche le loro emozioni. E' un modo tutto ateniese di scrivere
      l'alterità, che non è tuttavia l'alterità del romanzo borghese
      ottocentesco ( quello di Emma Bovary o di Anna Karenina ).
      E' un'alterità culturalmente specifica, più vicina ad un nucleo
      naturale di emozioni, che hanno radici in nuclei profondi della
      mente: desiderio, odio, violenza distruttiva, volontà di potere,
      forze legate alla natura del corpo femminile, inevitabili come
      il parto e l'allattamento, non mediate dalle leggi costruite dalla
      città, anzi spesso a loro ribelli: come Antigone che sfida
      Creonte in nome dell'arcaica, primaria legge del sangue che
      viene dal profondo delle viscere. (…)


    Giulio Guidorizzi  da   I colori dell'anima (  I Greci e le passioni )


I COLORI DELL'ANIMA ( I Greci e le passioni ) 2



(…) Euripide immagina le sue baccanti libere sui monti, possedute
       dalla trance di Dioniso; ma, prima ancora, le immagina
       tornare a uno stadio precittadino dove non esiste costrizione o
       famiglia, dove le forze elementari della natura agiscono su di
       loro, e sono libere di dormire sotto gli alberi, cantare  e
       correre, e persino di allattare animali selvatici.
       Il motivo per cui le donne dominano la scena tragica sta
       proprio nell'attribuzione a loro di una dimensione
       specificamente femminile e, femminilità ( quanto meno secondo
       i tragici) equivale a natura, a istintività e passionalità, forze
       profonde della vita e della morte. Una donna può piangere,
       mostrare le sue ansie sulla scena, cadere vittima dell'amore e
       della nostalgia: anzi, il pubblico si aspetta questo. Ma la
       tragedia sa fare altro:mostrare il volto pericoloso di una
       donna.
       Come uccidere tragicamente una donna è il titolo di un libro 
       di Nicole Loraux, che passa in rassegna le forme in cui l'
       immaginario tragico raffigura la morte di eroine. Morte
       indegne o morte nobili, tutte però conformi ad un codice che
       delinea una precisa antropologia della morte, ben distinta in
       sfera maschile e femminile.
       Anche il suicidio per la donna avviene all'interno della casa, 
       per l'uomo invece alla luce del sole. La morte al femminile è
       una morte priva di coraggio; solo poche pongono fine alla
       propria vita nel modo in cui lo sanno fare gli uomini, tuttavia
       anche in questo caso, qualche segnale dice che l'eroina non
       riesce ad affrancarsi dal suo ruolo sociale. Deianira si apre il
       fianco virilmente con il pugnale, ma sceglie di morire nel 
       talamo tante volte condiviso con il marito, al contrario di
       Aiace che saluta il sole e la patria prima di gettarsi sulla 
       spada ( Aiace , Sofocle ).Giocasta e Fedra si impiccano,anche
       loro nel chiuso del talamo. Clitemnestra invece viene uccisa 
       dal figlio, ma prima cerca un'arma con cui potersi difendere.
       Anche gli uomini- tuttavia - rischiano sulla scena tragica,
       minacciati da donne terribili. La rovina di un uomo per mano
       femminile è uno dei temi fondamentali del dramma attico:
       una donna può distruggere in ogni caso, sia amando che
       odiando. Deianira e Fedra per passione, Medea per gelosia,
       Creusa per odio viscerale, Clitemnestra per vendetta, Agave
       per follìa, altre per equivoco. Nell'immaginario mitico dei
       Greci-del resto -tutti i mostri( Arpie, Erinni, Sirene, Gorgoni) 
       sono al femminile.  (…)


     Giulio Guidorizzi  da    I colori dell'anima ( I Greci e le passioni ) 

I COLORI DELL'ANIMA ( I Greci e le passioni ) 3



(…) Il campionario dei modi in cui una donna può annientare l'
       uomo sulla scena è vario: la strage compiuta dalle Danaidi
      ( quarantanove sposi pugnalati nella notte nuziale ): la
      trappola di Clitemnestra, assassina del marito a mano armata e
      persecutrice dei figli in forma di fantasma.Una madre fa a pezzi
      il figlio nelle Baccanti ; vi sono donne che accecano ( Ecuba);
      donne che trascinano alla rovina con la calunnia ( Ippolito );
      donne che brandiscono il coltello sacrificale ( Ifigenia in
      Tauride ); donne capaci di aizzare e spingere all'assassinio
     (Andromaca ); ma soprattutto ci sono avvelenatrici ( Trachinie,
     Medea, Ione ) ; donne che rovinano tutto un popolo (Elena nelle
     Troiane ).
     La minaccia che incombe sugli uomini da parte delle collettività
     femminile, ha una traduzione comica nelle Donne in assemblea
     di Aristofane, dove l' " assassinio " dei maschi consiste nel
     sottrarre loro il ruolo politico e con esso l'identità collettiva.
     I tratti inquietanti dei personaggi femminili sono accentuati in
     Euripide, appunto perché la sua drammaturgia assegna loro
     una profondità emotiva ignota a quelli maschili, personaggi
   - per così dire - a una sola dimensione.
     Lo scontro tragico tra uomini e donne va visto non come un
     dramma privato dei sentimenti, ma alla luce dei conflitti
     antropologici fondamentali dell'universo tragico : quello tra
     città ( polis ) e clan famigliare ( oikos ); quello tra cultura (
     nomos )  natura (physis ). Alcesti, come l'antica Penelope,
     rappresenta il lato " civilizzato" della donna ( nella prospettiva
     maschile- s'intende ), vale a dire quello che la vede integrata
     all'interno del gruppo familiare: Medea, Clitemnestra e Fedra
     sono il versante opposto, quello " primitivo", nel quale la donna
     esprime senza alcun freno la forza delle sue passioni.
     Quante volte un eroe tragico non comprende l'universo emotivo
     femminile, e questo suo non comprendere lo conduce alla
     rovina? Accade a Creonte nell' Antigone, a Teseo nell' Ippolito
     e a tanti altri: persino il sapiente Minosse ( nei frammentari
     Cretesi di Euripide) fa la parte di un ottuso burattino davanti
     all'oscura energia sessuale di sua moglie Pasifae.
     Se la tragedia è lo spazio del disordine, della violazione di un
     limite,la donna promuove il clima tragico in quanto rappresenta
     il potenziale sovvertimento di un ordine. Il primo, buon modo in
     cui la donna- sulla scena tragica - manda in rovina un uomo,
     sta dunque nella sua stessa natura, oltre che nell'incapacità del
     maschio di comprenderne i meccanismi e di penetrare davvero
     nell'universo passionale di una donna. (…)


      Giulio Guidorizzi  da  I colori dell'anima ( I Greci e le passioni )

mercoledì 15 agosto 2018

15 AGOSTO

 
 


                                                            O Regina degli angioli, o Maria...

                                       
                                                            
                                                                    CXVII

                         Non treccia d'or, non d'occhi vaghezza,
                         non costume real, non leggiadrìa,
                         non giovinett'età, non melodia,
                         non angelico aspecto né bellezza
                         poté tirar dalla sovran'altezza
                         il Re del ciel in questa vita ria
                         ad incarnare in Te, dolce Maria,
                         Madre di grazia e specchio d'allegrezza;
                         ma l'humiltà tua, la qual fu tanta
                         che poté romper ogn'antico sdegno
                         tra Dio e noi e far il cielo aprire.
                         Quella ne presta - adunque - Madre sancta,
                         sì che possiamo al tuo beato Regno
                         seguendo lei devoti, anchor salire.


                                             ***
     

                                           CXIX

                         O Regina degli angioli, o Maria,
                         ch'adorni il cielo in tuoi lieti sembianti,
                         et stella in mar dirizzi e naviganti 
                         a port'et segno di diritta via,
                         per la gloria ove sei, Vergine pia,
                         Ti prego, guarda a' miei miseri pianti;
                         increscati di me : tomi davanti
                         l'insidie di colui che mi travìa.
                         Io spero  in Te et ò sempre sperato:
                         vagliami il lungo amore et reverente
                         qual ti porto et ò sempre portato.
                         Drizza il mio cammin; fammi possente
                         di divenire anchor dal dextro lato
                         del tuo Figliuol, fra la beata gente.
                        
                        
               Giovanni Boccaccio   da       Caccia di Diana e le Rime   


                                  
 
 

martedì 14 agosto 2018

VANITA' DELLE VANITA'...

 
 

                                                Neppure di notte riposa il suo cuore…



(…) Vanità delle vanità, dice Qoèlet ,
       vanità delle vanità : tutto è vanità.
      Chi la lavorato con sapienza,con scienza e con successo, dovrà
      poi lasciare la sua parte ad un altro che non vi ha per nulla
      faticato. Anche questo è vanità e un gran male.
      Infatti, quale profitto viene all'uomo da tutta la sua fatica e
      dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il
      sole?. Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi;
      neppure di notte il suo cuore riposa.
      Anche questo è vanità!


                                 ***


(…) In quel tempo.Uno della folla disse a Gesù:"Maestro, di' a mio
       fratello che divida con me l'eredità." Ma egli rispose: " O
       uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?".
       E disse loro: " Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni
       cupidigia perché - anche se un uomo è nell'abbondanza - la
       sua vita non dipende da ciò che egli possiede."
       Poi disse loro una parabola :" La campagna di un uomo ricco
       aveva dato un raccolto abbondante.Egli ragionava tra sé:"Che
       farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti?. Farò così -
       disse - demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più
       grandi e vi raccoglierò il grano e tutti i miei beni. Poi dirò a
       me stesso:" Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti
       anni: riposati, mangia, bevi e divertiti! ". Ma Dio gli disse :
      "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello
       che hai preparato, di chi sarà ? ".
       Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso
       Dio.  (…)


             Vangelo     ( Lc  12, 13-21 )



                           ***


Tu fai ritornare l'uomo in polvere,
quando dici: " Ritornate, figli dell'uomo ".
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l'erba che germoglia;
alla sera è falciata e secca.

Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando ?
Abbi pietà dei tuoi servi!

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l'opera delle nostre mani,
l'opera delle nostre mani rendi salda.


                Salmo Responsoriale  ( Sal 89 ) 

lunedì 13 agosto 2018

COSA C'E' SOPRA LA VECCHIA SARABANDA?

 
 

                                                           Se si sbaglia ricorrere alla gomma…



SE SI SBAGLIA

Il tempo è l'arte di contare
le notti e i giorni dall'inizio:
è dunque arte stellare
che vuole gran giudizio

Non lascia incontata notte alcuna
e un giorno non aggiungere alla somma.
Una è la storia  del sole e della luna,
se si sbaglia ricorrere alla gomma.


                             ***


NOMI

Quanti nomi si danno
al tempo giorno ed anno
secolo e settimana
oggi ieri e domani.

Sabato o lunedì
secondo la distanza,
l'altezza e l'estensione
ma il tempo è solo qui

nella segreta stanza
delle varie persone.
E' un battito profondo
tutti i cuori del mondo.


                         ***


RIPETERE

Prendi la penna e scrivi
scrivi qualunque cosa
dovunque arrivi arrivi.

La penna adesso posa:
ecco in quei segni brevi
hai ripetuto gli evi.


                    ***


ADESSO

La pioggia cade e intanto è già caduta.
E' presente e passato nello stesso
momento.
Così il tempo
accade adesso
ed è pure la vita già vissuta.



 Nicola  Gardini   da     Il tempo è mezza mela ( Poesie per capire il mondo )