Camminare a piedi nudi sulle foglie, senza appoggi o punti fermi. Poi raggiungerti in trasparenza, come acqua che ha smarrito il suo corso e volteggia in ogni direzione. Stringerti al petto e afferrare il vento, farti sentire il mio sguardo che s'aggrappa ad un sentiero buio, a un albero vecchio quanto basta a spazzare via il timore. Perché vorrei amarti senza mai cadere. C'è una scala nel bosco, di pietra e foglie rosse che pare sangue in discesa, o forse in risalita chissà per dove. Posso perdermi, ma tu mi ritroveresti sempre, come sempre io mi farei trovare. Qui e altrove. Posso perderti, ma ti verrei a cercare risalendo mille scalini verso il cielo, o giù nel fondo d'un pensiero che ferisce gli occhi di lame. Perché ti amo nonostante le mie debolezze. Portami di nuovo a camminare nel bosco, una domenica mattina d'estate, quando l'aria è ancora fresca. Aspettami se non riuscirò a raggiungerti in fretta, ché tanto il tempo passa lo stesso e forse ci supererà in alto, perché la fretta consuma i pensieri. E' con lentezza che potrai guardarmi arrivare col fiato corto da te, nelle tue mani. E saremo sorrisi noi, che ci sfioriamo appena. frida
Si rimane in silenzio a due passi dal sogno, confusi nell'onda. Catturare l'essenza e , dopo il possesso, aggrapparsi a un filo sottile. E' una nenia feroce cercarsi e poi perdersi in un lungolago di nebbia, disegnando profili con acqua di sale. Chiudendo gli occhi, si cerca la voglia che nasce dal vento, che bagna la pelle e il grembo si apre per essere foce. Si affonda nel vizio mescolato a quell'onda nell'infinito assoluto dischiuso all'amore; poi ci si riempie del nulla che illude e da quel filo di perle che buca il mio cuore. frida
(...) Si fa presto a dire " amore ". ma quel che c'è sotto a questa parola lo conosce solo il diavolo. E quando dico " dia - volo ", dico lacerazione, tensione tra i massimamente distanti, come massimamente distanti sono i punti della circonferenza che il dia- metro congiunge. Si tratta di tensioni tra forze incomponibili che agitano il fragile terreno delle nostre vicende emozionali, lacerate tra le avventure del desiderio e il richiamo della casa, tra il bisogno di trascendenza, in cui propriamente consiste la natura dell'uomo che il desiderio alimenta, e il terrore di perdere protezione, stabilità e sicurezza da cui l' uomo non può prescindere. Amore è solo la chiave che ci apre le porte della nostra vita emotiva di cui ci illudiamo di avere il controllo, mentre essa, ingannando la nostra illusione, ci porta per vie e devianze dove - a nostra insaputa - scorre, in modo tortuoso e contraddittorio, la vitalità della nostra esistenza. Tutti - chi più chi meno - abbiamo esperienza del fatto che si nutre di novità, di mistero e di pericolo e ha come suoi nemici il tempo, che gioca a favore della realtà, produce il disincanto e tramuta l'amore in un affetto privo di passione o nell' amarezza della disillusione. L'amore svanisce perché nulla nel tempo rimane uguale a se stesso, specialmente quando si ha a che fare con le persone che la vita costringe a un inarrestabile cambiamento. Ma non è il cambiamento a degradare l'amore, siamo piuttosto noi a fare di tutto per degradarlo. E ci sono ottime ragioni per cui siamo interessati a questo degrado. La prima ragione è " l'impotenza psichica" di cui parla Freud a proposito dell'autolimitazione che noi operiamo nella nostra capacità di desiderare e di sostenere il desiderio, per cui, scrive Freud :" Dove amiamo non proviamo desiderio, e dove lo proviamo non possiamo amare" ( da "Contributi alla psicologia della vita amorosa" . n.d.r.). Privo di desiderio, l'amore garantisce tenerezza, intimità, sicurezza, ma non prevede l'avventura, la tensione e il senso del rischio che alimentano la passione. Dal canto suo il desiderio senza amore è stimolante, eccitante, vibrante, ma non ha l'intensità e il senso di un'elevata posta in gioco che rendono profonda la relazione. Non ci è dato, se non per brevi attimi, di fare esperienza nello stesso tempo dell'amore e del desiderio verso la stessa persona. E questo perché l'amore, che nasce sotto il segno della stabilità e dell'eternità, vuole ciò che il desiderio rifiuta. Il desiderio infatti non sa cosa vuole. E' un atto infondato che trova insopportabile ogni gesto della ripetizione volto a confermare se stesso. Come una forza incontrollata, irrompe nella stabilità dell'ordine, producendo nel senso, da tempo codificato, quel contro- senso che fa ruotare i discorsi senza immobilizzarli attorno ad un dispositivo reale. Per questo nel discorso provoca la parentesi, l'interposizione. Insinuandosi come un incidente nella propria vita , la fa traboccare, esponendola ad un altro senso, quasi sempre fuorviante rispetto all'esigenza unitaria di una biografia. E questo perché il desiderio, a differenza dell'amore che vuole costruzione e stabilità, è un movimento verso un punto di perdita. Non produce un altro linguaggio parallelo, autonomo o alternativo a quello dell'amore, ma solo eventi il più delle volte tra loro irrelati, che mirano alla dissoluzione di tutto ciò che pretende di porsi come unico, come esemplare, come subordinante la ricchezza e la varietà del molteplice. Per questo, nel suo impulso, il desiderio non predispone una risposta e non contiene una soluzione. Non si lascia presiedere da alcuna logica. Se mai è ciò che rompe la logica del discorso la sua grammatica, la sua sintassi. Il desiderio è ciò che nel discorso fa problema . (...) Umberto Galimberti da Le cose dell'amore
(...) Benché l'amore cominci là dove la bestialità finisce, essa è così ben conservata nell'erotismo che le immagini tratte dall' animalità non cessano di essergli legate. Ma forse proprio per questo l'amore è sacro. Come attività trasgressiva che si oppone al divieto, l'amore è vicenda divina, dove l'umano " eccede", compie l'eccesso. Nel sacrificio dell'animale la violenza trasgressiva abbatte la vita, nella trasgressione erotica la vita - in un punto e per un certo tempo - resta incrinata dalla voluttà che gode d'esser cieca e dell'aver dimenticato. Nella sospensione dei divieti che difendono la vita, la voluttà evoca la morte, e negli spasmi, nei respiri faticosi, il corpo registra questa profonda affinità. Da un lato la convulsione della carne è tanto più precipitata quanto più è vicina al " cedimento", dall'altro il cedimento favorisce la convulsione voluttuosa. Ambivalenza dell'incontro amore - morte, scambio simultaneo di sintomi, trasgressione dell'ordine abituale delle norme di vita che simula quel " tras- gredire, quell'andare " oltre" la vita che si vuol trattenere nei limiti umani. Quel che c'è di notevole nel divieto sessuale è il suo pieno rivelarsi nella trasgressione. L'educazione, che procede per silenzi e per avvertimenti sommessi dopo ogni scoperta parziale e furtiva, ne svela l'aspetto tenebroso e proibito, dove il piacere si intreccia al mistero, espressione ambivalente del divieto che determina il godimento nel momento stesso in cui lo condanna. Questa rivelazione data nella trasgressione, dice quanto la nostra attività sessuale sia costretta al segreto, e appaia contraria alla dignità " umana" che, affermatasi discostandosi dalla semplicità animale, sembra non poter esprimere la carne se non nella trasgressione. Ma la trasgressione è lo spazio degli animali divini e poi degli dei e di coloro che li rappresentano, che hanno in comune la possibilità di sottrarsi al divieto che regola la vicenda umana. Per questo, prima i sacerdoti e poi i signori della terra " dovevano" possedere per la prima volta la donna che andava a nozze; segno che il primo contatto era violazione del comune divieto, solo dove sacerdoti e sovrani potevano intervenire senza troppo rischio per le cose sacre. Poi la ripetizione sessuale era affidata agli uomini sottoposti ai divieti, perché se l'abitudine da un lato ha il potere di approfondire ciò che l'impazienza ignora, dall'altro è immune al fascino dell' illecito che - solo - ha il potere di infondere all' amore ciò che esso ha di più forte della legge . (...) Umberto Galimberti da Le cose dell'amore
Dicevi ca l'amuri miu è galera; ora si 'ncatinatu 'nta sti ranni vaij. Non fu pi dinaru né pi dispettu; focu di raggia a lu pettu. Raggia. Allura dimmi tu dimmi dimmi com'è? Fossi fossi pirchì avi la visti stritta ca ci avvampa, maliritta! Allura dimmi tu dimmi dimmi com'è? Fossi fossi pirchì 'nte minni ventu furria e 'ntra li cosci mavaria. Pinsannu a tia passu li me jurnati sula dintra lu lettu abbruciu ju. Lu cori to' è marturiatu, è 'ntrubbulatu. Idda ti ferma lu ciatu. Raggia. ................................... Dicevi che l'amore mio è una prigione e ora sei incatenato a questi grandi guai. Non è stato per soldi né par farmi dispetto, ma un fuoco di rabbia nel petto. Di rabbia. Allora tu dimmi, dimmi, com'è ? Forse perché ha le vesti aderenti che ti fanno avvampare, maledetta! Allora tu dimmi, dimmi, com'è ? Forse è perché nel suo petto soffia un vento strano e tra le cosce ha un sortilegio. Pensando a te trascorro le mie giornate bruciando sola dentro il letto. Il tuo cuore è stregato, è aggrovigliato. Lei ti toglie il fiato. Rabbia.
(...) Abele e Caino si incontrarono dopo la morte di Abele. Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano perché erano ambedue molto alti. I fratelli sedettero in terra, accesero un fuoco e mangiarono. Tacevano, come fa la gente stanca quando declina il giorno. Nel cielo spuntava qualche stella, che non aveva ancora ricevuto il suo nome. Alla luce delle fiamme, Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca, gli chiese che gli fosse perdonato il suo delitto. Abele rispose: - Tu mi hai ucciso o io ho ucciso te? Non ricordo più; siamo qui insieme come prima. - - Ora so che mi hai perdonato davvero - disse Caino - perché dimenticare è perdonare. Anch'io cercherò di scordare. - Abele disse lentamente. - E' così. Fin che dura il rimorso dura la colpa -. (...)
" Un buon lettore è raro quanto un bravo scrittore..." ( J.L Borges )
3 Sventurato il povero di spirito, perché sotto terra sarà quello che è ora sulla terra. 4 Sventurato colui che piange, perché ha ormai l'abitudine miserabile del pianto. 5 Beati quelli che sanno che il patimento non è un serto di gloria. 6 Non basta essere l'ultimo per essere un giorno il primo. 7 Felice colui che non insiste nell'aver ragione, perché nessuno ha ragione, o tutti l'hanno. 8 Felice colui che perdona gli altri e colui che perdona se stesso. 9 Beati i mansueti perché non consentono alla discordia. 10 Beati coloro che non hanno fame di giustizia perché sanno che la nostra sorte - avversa o benigna - è opera del caso, che è inscrutabile. 11 Beati i misericordiosi perché la loro gioia risiede nell'esercizio della misericordia e non nella speranza di un premio. 12 Beati coloro che hanno il cuore puro perché vedono Dio. 13 Beati coloro che soffrono persecuzione a causa della giustizia, perché ad essi importa più la giustizia del loro destino umano. 14 Nessuno è il sale della terra; e nessuno, in qualche momento della sua vita, non lo è. 15 Che la luce di una lampada si accenda, anche se non c'è alcuno a vederla, Dio la vedrà. 16 Non c'è comandamento che non possa essere trasgredito, anche quelli che io dico e quelli che i profeti dissero. 17 Chi ucciderà per la causa della giustizia, o per la causa c'egli ritiene giusta, non avrà colpa. 18 Gli atti degli uomini non meritano né il fuoco né i cieli. 19 Non odiare il tuo nemico, perché se così fai, sei in qualche modo suo schiavo. Il tuo odio non sarà mai migliore della tua pace. J. L. Borges da Elogio dell' Ombra
20Se la tua mano destra ti offenderà, perdonale; tu sei il tuo corpo e la tua anima ed è arduo - o impossibile - stabilire la frontiera che li divide. 24 Non esagerare il culto della verità : non c'è uomo che alla fine di una giornata non abbia mentito - a ragione - molte volte 25 Non giurare, perché ogni giuramento è un'esagerazione. 26 Resisti al male, ma senza paura e senz'ira. A chi ti colpisce sulla guancia destra puoi offrire l'altra, purchè non ti spinga a ciò il timore. 27 Io non parlo né di vendetta, né di perdoni : la dimenticanza è l'unica vendetta e l'unico perdono. 28 Fare il bene al tuo nemico può essere opera di giustizia, e non è arduo; amarlo è impresa d'angeli e non di uomini. 29 Fare il bene al tuo nemico è il miglior modo di compiacere la tua vanità. 30 Non accumulare oro sulla terra perché l'oro è padre dell'ozio e questo della tristezza e del tedio. 31 Pensa che gli altri sono giusti e lo saranno, e se non è così non è tuo l'errore. 32 Dio è più generoso degli uomini e li misurerà con una diversa misura. 33 Da' quel ch'è santo ai cani, getta le tue parole ai porci: quel che importa è dare. 34 Cerca per il piacere di cercare, non per quello di trovare... 39 E' la porta a scegliere, non l'uomo. 40 Non giudicare l'albero dai frutti né l'uomo dalle opere: essi possono essere peggiori o migliori di quelli. 41 Nulla si edifica sulla pietra, tutto sulla sabbia, ma noi dobbiamo edificare come se la sabbia fosse pietra. 47 Felice è il povero senza amarezza o il ricco senza superbia. 48 Felici i coraggiosi, coloro che accettano con animo uguale la sconfitta o la palma. 49 Felici coloro che serbano nella memoria parole di Virgilio o di Cristo, perché daranno luce ai loro giorni. 50 Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell'amore. 51 Felici i felici. J. L. Borges da Elogio dell'ombra
(...) Le fiabe finiscono dopo dieci pagine, la nostra vita, no. Noi siamo una collana di parecchi volumi. Nella nostra esistenza, se un episodio è una catastrofe, pure ci aspetta un altro episodio, e poi un altro ancora. Si presentano sempre altre occasioni per rimediare, per forgiare la nostra vita nel modo che ci meritiamo di viverla. Non perdete tempo a rimuginare su un fallimento: è un maestro migliore del successo. Ascoltate, imparate, andate avanti. E ' quel che facciamo con questo racconto. Ascoltiamo infatti l'antico messaggio: apprendiamo i modelli deterioranti per andare avanti con la forza di chi sa intuire le trappole, le gabbie e le esche prima di finirci sopra. O dentro. (...) Clarissa Pinkola Estés
Mi rendo conto che questa " storia " sul significato del Capodanno, forse andava proposta qualche giorno fa, ma, approfittando dei concetti qui espressi ( che valgono per tutto l'anno ) e del fatto che siamo ancora all' inizio dell' Anno Nuovo, ve la trascrivo, Augurandovi nel contempo non i soliti auguri di salute e serenità ( benché anche di quelli abbiamo bisogno ) ma un ANNO NUOVO di Consapevolezza! frida (...) La storia perduta di cosa il vecchio e il neonato solitamente significassero per il rinnovamento umano di corpo , mente, spirito, cuore e anima...a Capodanno. Siamo portati a credere che le immagini dell' anno nuovo riguardino l'anno vecchio che esce di scena come un anziano ricurvo... e l'anno nuovo che arriva trotterellando come un bimbo sorridente. Questo è ciò che i tizi che ci vogliono vendere dolciumi, vino e birra ci vorrebbero far credere. Tanto tempo fa, c'erano simboli ben più brillanti per la fine di una rivoluzione e l'inizio di una nuova rivoluzione della Terra intorno al sole.. Tanto tempo fa, il figlio dell' " anno nuovo" veniva chiamato Dionisio ed essendo un bambino e veniva portato in braccio dagli anziani Sileno ed Ermes. All'epoca, il bambino Dionisio nasceva in questo periodo dell'anno...quando il buio si sta sollevando e la luce del giorno sta aumentando e rimane con noi più a lungo. Allora il bimbo rappresentava la luce nuova e splendente, l'immagine fresca, l'impetuosità solare, lo spirito gioioso senza fine. Sebbene in forme tarde Dionisio sia stato degradato a " dio dell'ubriachezza", in tempi più antichi direi che sembra potesse rappresentare il genere di intossicazione psichica che deriva dal conoscere ciò che potrebbe essere chiamato l'est Deus, il Dio in tutte le cose. E l'anziano che teneva il bambino tra le braccia, rappresentava il senex, vale a dire il vecchio saggio, quello che aveva vissuto più a lungo, che conosceva il valore inestimabile della nuova vita, i punti in cui si inciampa e si cade, le deviazioni e i percorsi più lunghi, i sentieri sotterranei E l'anziano era il protettore del fanciullo. L'arrivo del nuovo anno è il momento per guarire e unirsi: l'anziano ha bisogno dei giovani e i giovani hanno bisogno dei loro anziani. Tanto tempo fa il fanciullo e il vecchio non erano idee separate ma un'unica idea: l'anziano non moriva per essere rimpiazzato dal più giovane, al contrario, essi rappresentavano una ierogamia, un'unione sacra...due aspetti essenziali della vita interiore che, quando erano uniti da ricerca, progetti predisposti e azioni intraprese, creavano una terza realtà : una psiche più consapevole e risvegliata. Se fossero separati l'uno dall'altro, ovvero se la saggezza fosse scissa dal potenziale gioioso, ne seguirebbe un disordine. Tedio, egocentrismo, atteggiamento immaturo, incapacità di vedersi davvero, tendenza a pensare di essere sempre nel giusto, o sempre oppresso dagli altri, irritabilità, solitudine. L'uno senza l'altro, vita creativa senza visione di lungo periodo e saggezza senza azione dell'invenzione, potrebbero far sì che entrambi vacillino e che alla fine non vadano per il verso giusto, poi si ammalino e muoiano... per mancanza del lavoro della loro vita in equilibrio con l'altro...entusiasmo e una visione panoramica e interiore affidabile. (...) Clarissa Pinkola Estés da I Desideri dell' Anima
(...) Nel nostro tempo- in realtà- molte persone anziane mantengono alto lo spirito creando profonde amicizie con persone molto giovani e con idee e atteggiamenti che portano nuova vitalità. Anche nel nostro tempo molti giovani sentono di vivere al riparo di una montagna perché sono vicini al cuore di una persona più adulta che è ragionevolmente maturata ed è saggia in amore, lealtà, lodi e prescienza. Gli antichi miti sugli anziani e i giovanissimi non sono solo belle storie: la consapevolezza più saggia e l'energia giovanile sono forti nelle psiche di ogni individuo... se a ciascuna di esse viene dato spazio e viene adeguatamente nutrita, per mezzo di ricerca e azioni... Come una coppia, il vecchio saggio e il potenziale appena nato sono l'essenza della potenza creativa che può rendere le idee manifeste attraverso azioni ponderate, assai necessarie al nostro mondo, in modo che i desideri giusti possano diventare manifesti nelle progressioni attraverso azioni " ispirate " e concentrate. Nella psiche di ciascuno, a prescindere dal numero di anni vissuti, c'è anche una funzione senex. Essa è talvolta rappresentata dal "vecchio saggio " nei miti. Ma anche nei più giovani c'è una forma di saggezza misteriosa e affidabile; se essa viene ricercata e la si usa come base per l'azione...tende ad aumentare. Nella psiche c'è anche, a prescindere dal numero esiguo o notevole di anni vissuti, uno spirito eternamente giovane che non invecchia mai. Perciò, anche nelle persone molto anziane e fragili, c'è una spinta a farsi avanti,a ridere, a cercare di nuovo ogni giorno, ciascuno secondo le proprie capacità. Un tempo il Capodanno era periodo in cui le persone si volgevano " a ricordare" consapevolmente, a rivendicare nuovamente questi aspetti duali di sé.;il sé più saggio e paziente e quello inventivo e sempre pronto a farsi avanti. Si sforzavano di ricomporre questo dualismo di senex e puer ( l'eterno fanciullo ) o puella ( l'eterna fanciulla ) - entrambi positivi in termini di energia, ma che possono diventare negativi in quegli adulti che vogliono rimanere soltanto bambini, per esempio evitando tutte le responsabilità a lungo termine - dentro di sé... dopo essere stati consumati e allontanati dal proprio centro per un anno intero..ed essendo stati in qualche modo " separati " dal proprio vero sé...(...) Clarissa Pinkola Estés da I Desideri dell' Anima
(...) Ma anche oggi possiamo comunque trovare gli antichi rituali messi in atto fra persone dedite all'agricoltura che uniscono il seme vecchio a quello nuovo, che onorano gli antenati mentre accolgono una nuova vita...c'è un tempo dell'anno, in concomitanza col solstizio invernale in cui gli esseri umani, da tempo immemore, hanno cercato di unire un aspetto importante della propria essenza e un altro aspetto venerabile della dignità umana... e qualcuno postula che questo improvviso " riassemblaggio" di sé sia indotto dalla luce del sole che resta con noi sempre più a lungo...che ne siamo condizionati, proprio come lo è la Terra, che siamo spinti a fiorire di nuovo. Così i rituali sono in preparazione per l'anno che ci aspetta... Stavolta l'arrivo dell'anno segna- letteralmente - il fissaggio delle intenzioni nella pietra, piuttosto che quell'acquosa serie di desideri per l'anno nuovo che si esauriscono senza avere né capo né coda. Così facciamo rituali, preghiere, pasti e cose del genere che richiamano e ci aiutano a mettere insieme l' aspetto saldo con lo spontaneo, il più arido con l'appassionato, il riflessivo con l'impetuoso, il desiderio di vita con la scintilla stessa della vita... La casa da cui in parte proveniamo tutti...a cui in parte ambiamo a tornare tutti quando arriva l'anno nuovo... Nel minuscolo villaggio semirurale in cui sono cresciuta, tanto tempo fa, che ha una popolazione di seicento abitanti, fra poche settimane vi avventurereste nei campi con noi che ci prepariamo a dissodare il terreno. Pulireste e poi aprireste i canali sul terreno, facendo sì che l'acqua nuova si unisca alla vecchia. E vedreste come le vanghe metalliche degli aratri hanno aperto la terra secca e grigia scoprendo quella umida e scurissima che è sempre stata lì sotto...e vedreste come eliminare le erbacce e i detriti dai solchi ha fatto saltellare l'acqua vecchia...e vedreste come questo ha permesso che l' l'acqua nuova si unisse alla vecchia creando correnti mai viste prima... Che possiate tenere dentro di voi quest'idea - lo spirito eternamente giovane dentro di voi - e la vera saggezza che avete...tutto nel cuore - insieme - per tutto l'anno. (...) Clarissa Pinkola Estés da I Desideri dell' Anima
Siamo così assorbiti dalle labbra che quasi non mi accorgo di dove confiniamo. Alla punta di quale sguardo sulle ciglia o sul ventre o se al centro dei sorrisi. Semplicemente sconfiniamo combaciando. frida
(...) La notte seguente mi spinsi verso un paese nordico e mi ritrovai sotto un cielo bigio, in un'aria brumosa, umida e fredda. Mi dirigo verso quei bassopiani dove i fiumi dal pigro corso si avvicinano al mare formando ampi e lucenti specchi d'acqua, dove ogni impeto della corsa si smorza sempre più e tutta l'energia e la tensione si sposano alla sconfinata distesa del mare. Gli alberi si fanno radi, ampi prati paludosi si affiancano all'acqua cheta e torbida; sconfinato e deserto è l'orizzonte, coperto di nuvole grigie. Lentamente, tenendo il fiato sospeso, e in trepida e ansiosa attesa di ciò che spumeggiando turbolento si gettava nell'infinito, seguo mia sorella acqua. Sommesso e quasi impercettibile è il suo fluire, e tuttavia ci avviciniamo senza sosta al beato e supremo abbraccio per entrare nel grembo delle origini, nell'espansione sconfinata e nell'incommensurabile profondità. Là si levano basse colline giallognole ai cui piedi si stende un grande lago morto. Costeggiandole, proseguiamo a rilento, finchè le colline si aprono, mostrando nelle luci del tramonto un orizzonte indicibilmente remoto, dove cielo e mare si fondono nell'infinito. Lassù, sull'ultima duna, sta ritta una figura avvolta in un nero mantello drappeggiato : immobile, scruta in lontananza. Mi accosto a lei: è magra, pallida, e nei suoi lineamenti si legge un'estrema serietà. Le parlo e le dico : " Fammi stare un momento con te, o tenebrosa. Ti conoscevo da lontano. Soltanto una come te se ne può stare solitaria - come fai tu - nell'angolo più remoto della terra." Rispose :" Straniero, rimani pure qui da me, se non geli. Vedi bene che sono fredda e che nel mio petto non ha mai pulsato un cuore". " Lo so, tu sei di ghiaccio e sei la fine. Sei la fredda quiete della pietra, la più alta neve sui monti e il gelo più intenso degli spazi siderali. E' questo che devo provare, e perciò devo starti vicino . (...) C. G. Jung da Liber Novus ( Libro Rosso )
(...) " Che cosa ti conduce a me, tu che sei materia palpitante? I viventi non bazzicano mai da queste parti. Davanti a me scorrono - mesti - in fitte schiere tutti coloro che hanno preso commiato laggiù, nel regno del giorno chiaro, per mai più tornare. Ma di viventi non ne vengono mai. Cosa vai cercando qui?". "Il mio cammino strano e inatteso mi ha condotto fin qui, mentre seguivo - pieno di speranza - il percorso delle correnti della vita. E così ti ho trovata. In questo luogo sei forse a casa tua e al posto giusto?". " Sì, qui si procede nel regno dell'inestinguibile, dove nessuno è uguale o diverso dall'altro, ma tutti formano una cosa sola gli uni con gli altri. Vedi quel che si sta avvicinando laggiù?" " Vedo come un'oscura cortina di nubi fluttuanti sul fiume". " Osserva meglio : che cosa distingui? " " Vedo legioni compatte di uomini, vecchi, donne, bambini. In mezzo a loro vedo cavalli, buoi e animali più piccoli ; un nugolo di insetti sciama tutt'intorno. Un'intera selva viene avanti sui flutti, fiori appassiti senza numero... Un'intera estate defunta. Già sono vicini : hanno tutti lo sguardo fisso e gelido...Non muovono i piedi e dalle loro fila compatte non esce alcun suono. Si tengono rigidi con le mani e le braccia, guardano davanti a sé e non si curano di noi... Scorrono avanti in enormi fiumane. O tenebrosa, che orribile visione! " Sei tu che hai voluto restarmi accanto, calmati. Ma adesso guarda!". " Vedo. Le prime file sono giunte là dove l'onda della risacca si mescola possente all'acqua del fiume. Una tromba d'aria pare adesso volersi rovesciare sollevando il mare sulla fiumana dei morti. Vengono risucchiati per aria, svolazzano lacerati in neri brandelli per poi dissolversi in fosche nubi di caligine. Un'onda dopo l'altra viene avanti e sempre nuove schiere si disfano nell'aria nera. O tenebrosa- dimmi - è questa la fine?" " Guarda! ". Il mare oscuro si agita con veemenza...comincia a diffondersi un chiarore rossastro...è come sangue...un mare di sangue spumeggia ai miei piedi... il profondo del mare divampa... mi sento strano...sono forse sospeso con i piedi per aria? E' il mare o il cielo? Si sta formando una palla di sangue e fuoco... una luce rossa esplode dal suo involucro fumoso... un nuovo sole si libera dal mare di sangue e rotola divampando verso l'abisso più profondo... e scompare sotto i miei piedi... Mi guardo intorno. Sono solo. S'è fatta notte. La notte è il tempo del tacere. (...) C. G. Jung da Liber Novus ( Libro Rosso ) n.d.r. Questo sogno fatto da Jung sarà premonitore dell'avvento della Prima Guerra Mondiale
Per capire ( n.d.r. ) Jung lavorò al Libro Rosso - incomparabile verbale dei sogni e delle visioni che popolarono il suo " viaggio di esplorazione verso l'altro polo del mondo " per oltre sedici anni, dal 1913 al 1930, ma esso vide la luce solo circa mezzo secolo dopo la morte dell'autore. Ancora in tardissima età egli lo definì una sorta di presagio numinoso,l'opera di fondazione in cui aveva deposto il nucleo di pensiero della sua futura attività scientifica. Il Libro Rosso è - in effetti - il libro segreto di Jung. Segreto soprattutto in quanto riproduzione simbolica di un universo altro, popolato da immagini interiori che provengono da un aldilà mitico dove si caricano di una potenza numinosa che le rende ad un tempo stesso guaritrici e pericolose; operatrici magiche di forze psichiche autonome che solo attraverso un corpo a corpo con l'inconscio è possibile neutralizzare e incanalare in un percorso terapeutico. Quella che Jung chiamerà più tardi " immaginazione attiva" è appunto lo strumento inedito di cui egli si servì per suscitare i contenuti archetipi della psiche. frida