venerdì 13 gennaio 2017

DI NOI, CHE CI SFIORIAMO APPENA



Camminare a piedi nudi sulle foglie,
senza appoggi o punti fermi. Poi raggiungerti
in trasparenza, come acqua che ha smarrito
il suo corso e volteggia in ogni direzione.
Stringerti al petto e afferrare il vento,
farti sentire il mio sguardo che s'aggrappa
ad un sentiero buio,  a un albero vecchio
quanto basta a spazzare via il timore.

Perché vorrei amarti senza mai cadere.

C'è una scala nel bosco, di pietra e foglie
rosse che pare sangue in discesa, o forse
in risalita chissà per dove. Posso perdermi,
ma tu mi ritroveresti sempre, come sempre
io mi farei trovare. Qui e altrove.
Posso perderti, ma ti verrei a cercare risalendo
mille scalini verso il cielo, o giù nel fondo
d'un pensiero che ferisce gli occhi di lame.

Perché ti amo nonostante le mie debolezze.

Portami di nuovo a camminare nel bosco,
una domenica mattina d'estate, quando l'aria
è ancora fresca. Aspettami se non riuscirò
a raggiungerti in fretta, ché tanto il tempo
passa lo stesso e forse ci supererà in alto,
perché la fretta consuma i pensieri.
E' con lentezza che potrai guardarmi
arrivare col fiato corto da te, nelle tue mani.

E saremo sorrisi noi, che ci sfioriamo appena.


                frida

Arisa - La notte

 
 


                                           ..che mi porta un dolore che sale...che sale...




giovedì 12 gennaio 2017

SI RIMANE IN SILENZIO




Si rimane in silenzio a due passi
dal sogno, confusi nell'onda.
Catturare l'essenza e , dopo il possesso,
aggrapparsi a un filo sottile.
E' una nenia feroce cercarsi e poi perdersi
in un lungolago di nebbia, disegnando
profili con acqua di sale.
Chiudendo gli occhi, si cerca la voglia
che nasce dal vento, che bagna la pelle
e il grembo si apre per essere foce.
Si affonda nel vizio mescolato a quell'onda
nell'infinito assoluto dischiuso all'amore;
poi ci si riempie del nulla che illude
e da quel filo di perle
che buca il mio cuore.


          frida



Edith Piaf - La foule




                       Si rimane in silenzio a due passi dal sogno....

mercoledì 11 gennaio 2017

LE COSE DELL'AMORE ( AMORE E DESIDERIO )



(...) Si fa presto a dire " amore ". ma quel che c'è sotto a questa
      parola lo conosce solo il diavolo. E quando dico " dia - volo ",
      dico lacerazione, tensione tra i massimamente distanti, come
      massimamente distanti sono i punti della circonferenza che il
      dia- metro congiunge. Si tratta  di tensioni tra forze
      incomponibili che agitano il fragile terreno delle nostre vicende
      emozionali, lacerate tra le avventure del desiderio e il richiamo
      della casa, tra il bisogno di trascendenza, in cui propriamente
      consiste la natura dell'uomo che il desiderio alimenta, e il
      terrore di perdere protezione, stabilità e sicurezza da cui l'
      uomo non può prescindere.
      Amore è solo la chiave che ci apre le porte della nostra vita
      emotiva di cui ci illudiamo di avere il controllo, mentre essa,
      ingannando la nostra illusione, ci porta per vie e devianze dove
    - a nostra insaputa - scorre, in modo tortuoso e contraddittorio,
      la vitalità della nostra esistenza.
      Tutti - chi più chi meno - abbiamo esperienza del fatto che si
      nutre di novità, di mistero e di pericolo e ha come suoi nemici
      il tempo, che gioca a favore della realtà, produce il disincanto
      e tramuta l'amore in un affetto privo di passione o nell'
      amarezza della disillusione. L'amore svanisce perché nulla nel
      tempo rimane uguale a se stesso, specialmente quando si ha a
      che fare con le persone che la vita costringe a un
      inarrestabile cambiamento. Ma non è il cambiamento a
      degradare l'amore, siamo piuttosto noi a fare di tutto per
      degradarlo. E ci sono ottime ragioni per cui siamo interessati
      a questo degrado. La prima ragione è  " l'impotenza psichica"
      di cui parla Freud a proposito dell'autolimitazione che noi
      operiamo nella nostra capacità di desiderare e di sostenere
      il desiderio, per cui, scrive Freud :" Dove amiamo non
      proviamo desiderio, e dove lo proviamo non possiamo amare"
     ( da "Contributi alla psicologia della vita amorosa" . n.d.r.).
      Privo di desiderio, l'amore garantisce tenerezza, intimità,
      sicurezza, ma non prevede l'avventura, la tensione e il senso
      del rischio che alimentano la passione. Dal canto suo il
      desiderio senza amore è stimolante, eccitante, vibrante, ma non
      ha l'intensità e il senso di un'elevata posta in gioco che rendono
      profonda la relazione. Non ci è dato, se non per brevi attimi,
      di fare esperienza nello stesso tempo dell'amore e del
      desiderio verso la stessa persona. E questo perché l'amore, che
      nasce sotto il segno della stabilità e dell'eternità, vuole ciò
      che il desiderio rifiuta. Il desiderio infatti non sa cosa vuole.
      E' un atto infondato che trova insopportabile ogni gesto della
      ripetizione volto a confermare se stesso. Come una forza
      incontrollata, irrompe nella stabilità dell'ordine, producendo
      nel senso, da tempo codificato, quel contro- senso che fa
      ruotare i discorsi senza immobilizzarli attorno ad un
      dispositivo reale. Per questo nel discorso provoca la parentesi,
      l'interposizione. Insinuandosi come un incidente nella propria
      vita , la fa traboccare, esponendola ad un altro senso, quasi
      sempre fuorviante rispetto all'esigenza unitaria di una
      biografia. E questo perché il desiderio, a differenza dell'amore
      che vuole costruzione e stabilità, è un movimento verso un
      punto di perdita. Non produce un altro linguaggio parallelo,
      autonomo o alternativo a quello dell'amore, ma solo eventi il
      più delle volte tra loro irrelati, che mirano alla dissoluzione di
      tutto ciò che pretende di porsi come unico, come esemplare,
      come subordinante la ricchezza e la varietà del molteplice.
      Per questo, nel suo impulso, il desiderio non predispone una
      risposta e non contiene una soluzione. Non si lascia presiedere
      da alcuna logica. Se mai è ciò che rompe la logica del discorso
      la sua grammatica, la sua sintassi. Il desiderio è ciò che nel
      discorso fa problema . (...)


             Umberto  Galimberti   da   Le cose dell'amore
    

LE COSE DELL'AMORE ( AMORE E SACRALITA' )



(...) Benché l'amore cominci là dove la bestialità finisce, essa è così
      ben conservata nell'erotismo che le immagini tratte dall'
      animalità non cessano di essergli legate. Ma forse proprio per
      questo l'amore è sacro. Come attività trasgressiva che si 
      oppone al divieto, l'amore è vicenda divina, dove l'umano 
     " eccede", compie l'eccesso.
       Nel sacrificio dell'animale la violenza trasgressiva abbatte la
       vita, nella trasgressione erotica la vita - in un punto e per un
       certo tempo - resta incrinata dalla voluttà che gode d'esser
       cieca e dell'aver dimenticato. Nella sospensione dei divieti che
       difendono la vita, la voluttà evoca la morte, e negli spasmi, nei
       respiri faticosi, il corpo registra questa profonda affinità. Da
       un lato la convulsione della carne è tanto più precipitata
       quanto più è vicina al " cedimento", dall'altro il cedimento
       favorisce la convulsione voluttuosa. Ambivalenza dell'incontro
       amore - morte, scambio simultaneo di sintomi, trasgressione
       dell'ordine abituale delle norme di vita che simula quel " tras-
       gredire, quell'andare " oltre" la vita che si vuol trattenere nei
       limiti umani.
       Quel che c'è di notevole nel divieto sessuale è il suo pieno
       rivelarsi nella trasgressione. L'educazione, che procede per
       silenzi e per avvertimenti sommessi dopo ogni scoperta
       parziale e furtiva, ne svela l'aspetto tenebroso e proibito, dove
       il piacere si intreccia al mistero, espressione ambivalente del 
       divieto che determina il godimento nel momento stesso in cui
       lo condanna. Questa rivelazione data nella trasgressione, dice
       quanto la nostra attività sessuale sia costretta al segreto, e
       appaia contraria alla dignità " umana" che, affermatasi
       discostandosi dalla semplicità animale, sembra non poter
       esprimere la carne se non nella trasgressione.
       Ma la trasgressione è lo spazio degli animali divini e poi degli
       dei e di coloro che li rappresentano, che hanno in comune la
       possibilità di sottrarsi al divieto che regola la vicenda umana.
       Per questo, prima i sacerdoti e poi i signori della terra
      " dovevano" possedere per la prima volta la donna che andava
       a nozze; segno che il primo contatto era violazione del comune
       divieto, solo dove sacerdoti e sovrani potevano intervenire
       senza troppo rischio per le cose sacre. Poi la ripetizione
       sessuale era affidata agli uomini sottoposti ai divieti, perché
       se l'abitudine da un lato ha il potere di approfondire ciò che
       l'impazienza ignora, dall'altro è immune al fascino dell'
       illecito che - solo - ha il potere di infondere all' amore ciò che
       esso ha di più forte della legge .  (...)



         Umberto  Galimberti da    Le cose dell'amore
 
 




       

martedì 10 gennaio 2017

Goran Bregovic & Carmen Consoli - Focu di Raggia


           
                                                   Fuoco  di  Rabbia



Dicevi ca
l'amuri  miu è galera;
ora si 'ncatinatu  'nta  sti ranni vaij.
Non fu pi dinaru
né pi dispettu;
focu di raggia a lu pettu.
Raggia.


Allura dimmi tu
dimmi dimmi com'è?
Fossi fossi pirchì
avi la visti stritta
ca ci avvampa, maliritta!

Allura dimmi tu
dimmi dimmi com'è?
Fossi fossi pirchì
'nte minni ventu furria
e 'ntra li cosci mavaria.

Pinsannu a tia
passu li me jurnati
sula dintra lu lettu abbruciu ju.

Lu cori to' è marturiatu,
è  'ntrubbulatu.
Idda ti ferma lu ciatu.
Raggia.

                    ...................................

Dicevi che
l'amore mio è una prigione
e ora sei incatenato a questi grandi guai.
Non è stato per soldi
né par farmi dispetto,
ma un fuoco di rabbia nel petto.
Di rabbia.

Allora tu dimmi,
dimmi, com'è ?
Forse perché ha
le vesti aderenti
che ti fanno avvampare, maledetta!

Allora tu dimmi,
dimmi, com'è ?
Forse è perché
nel suo petto soffia un vento strano
e tra le cosce ha un sortilegio.

Pensando a te
trascorro le mie giornate
bruciando sola dentro il letto.

Il tuo cuore è stregato,
è aggrovigliato.
Lei ti toglie il fiato.
Rabbia.






lunedì 9 gennaio 2017

LEGGENDA ( ABELE E CAINO IN BORGES )



(...) Abele e Caino si incontrarono dopo la morte di Abele.
      Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano perché
      erano ambedue molto alti. I fratelli sedettero in terra, accesero
      un fuoco e mangiarono. Tacevano, come fa la gente stanca
      quando declina il giorno. Nel cielo spuntava qualche stella, che
      non aveva ancora ricevuto il suo nome. Alla luce delle fiamme,
      Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e
      lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca, gli
      chiese che gli fosse perdonato il suo delitto.
      Abele rispose:
     - Tu mi hai ucciso o io ho ucciso te? Non ricordo più; siamo qui
       insieme come prima. -
     - Ora so che mi hai perdonato davvero - disse Caino - perché
        dimenticare è perdonare. Anch'io cercherò di scordare. -
        Abele disse lentamente.
      - E' così. Fin che dura il rimorso dura la colpa -.   (...)


                     J.L. Borges   da     Elogio dell' ombra 

G.L.BORGES ( ELOGIO DELL'OMBRA - FRAMMENTI DI UN VANGELO APOCRIFO ) 1



                                " Un buon lettore è raro quanto un bravo scrittore..." ( J.L Borges )



3   Sventurato il povero di spirito, perché sotto terra sarà quello
     che è ora sulla terra.


4   Sventurato colui che piange, perché ha ormai l'abitudine
     miserabile del pianto.


5   Beati quelli che sanno che il patimento non è un serto di gloria.


6    Non basta essere l'ultimo per essere un giorno il primo.


7    Felice colui che non insiste nell'aver ragione, perché nessuno
      ha ragione, o tutti l'hanno.


8   Felice colui che perdona gli altri e colui che perdona se stesso.


9   Beati i mansueti perché non consentono alla discordia.

10   Beati coloro che non hanno fame di giustizia perché sanno che
       la nostra sorte - avversa o benigna - è opera del caso, che è
       inscrutabile.


11   Beati i misericordiosi perché la loro gioia risiede nell'esercizio
       della misericordia e non nella speranza di un premio.


12   Beati coloro che hanno il cuore puro perché vedono Dio.


13   Beati coloro che soffrono persecuzione a causa della giustizia,
       perché ad essi importa più la giustizia del loro destino umano.


14   Nessuno è il sale della terra; e nessuno, in qualche momento
       della sua vita, non lo è.


15   Che la luce di una lampada si accenda, anche se non c'è
       alcuno a vederla, Dio la vedrà.


16    Non c'è comandamento che non possa essere trasgredito,
        anche quelli che io dico e quelli che i profeti dissero.


17    Chi ucciderà per la causa della giustizia, o per la causa c'egli
        ritiene giusta, non avrà colpa.


18    Gli atti degli uomini non meritano né il fuoco né i cieli.


19    Non odiare il tuo nemico, perché se così fai, sei in qualche
        modo suo schiavo. Il tuo odio non sarà mai migliore della
        tua pace.



          J. L. Borges   da     Elogio  dell'  Ombra



J.L. BORGES ( ELOGIO DELL'OMBRA - FRAMMENTI DI UN VANGELO APOCRIFO ) 2



20   Se la tua mano destra ti offenderà, perdonale; tu sei il tuo
       corpo e la tua anima ed è arduo - o impossibile - stabilire la
       frontiera che li divide.


24   Non esagerare il culto della verità : non c'è uomo che alla fine
       di una giornata non abbia mentito - a ragione - molte volte


25   Non giurare, perché ogni giuramento è un'esagerazione.


26   Resisti al male, ma senza paura e senz'ira. A chi ti colpisce
       sulla guancia destra puoi offrire l'altra, purchè non ti spinga
       a ciò il timore.


27   Io non parlo né di vendetta, né di perdoni : la dimenticanza è
       l'unica vendetta e l'unico perdono.


28   Fare il bene al tuo nemico può essere opera di giustizia, e non
       è arduo; amarlo è impresa d'angeli e non di uomini.


29    Fare il bene al tuo nemico è il miglior modo di compiacere la
        tua vanità.


30    Non accumulare oro sulla terra perché l'oro è padre dell'ozio
        e questo della tristezza e del tedio.


31    Pensa che gli altri sono giusti e lo saranno, e se non è così
        non è tuo l'errore.


32   Dio è più generoso degli uomini e li misurerà con una diversa
       misura.


33   Da' quel ch'è santo ai cani, getta le tue parole ai porci: quel
       che importa è dare.


34   Cerca per il piacere di cercare, non per quello di trovare...


39   E' la porta a scegliere, non l'uomo.


40   Non giudicare l'albero dai frutti né l'uomo dalle opere: essi
       possono essere peggiori o migliori di quelli.


41   Nulla si edifica sulla pietra, tutto sulla sabbia, ma noi
       dobbiamo edificare come se la sabbia fosse pietra.


47   Felice è il povero senza amarezza o il ricco senza superbia.


48   Felici i coraggiosi, coloro che accettano con animo uguale la
       sconfitta o la palma.


49   Felici coloro che serbano nella memoria parole di Virgilio o
       di Cristo, perché daranno luce ai loro giorni.


50   Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno
       dell'amore.


51   Felici i  felici.



    J. L. Borges    da      Elogio dell'ombra

Amadeus - Milos Forman ( Mozart scrive il Confutatis )

 
 



 Lei ci crede ad un fuoco inestinguibile che ti divora eternamente?

domenica 8 gennaio 2017

LE FIABE COME FARMACO

 
 

                                
                                         Le  Gabbie

           
(...) Le fiabe finiscono dopo dieci pagine, la nostra vita, no.
      Noi siamo una collana di parecchi volumi. Nella nostra
      esistenza, se un episodio è una catastrofe, pure ci aspetta un
      altro episodio, e poi un altro ancora. Si presentano sempre
      altre occasioni per rimediare, per forgiare la nostra vita nel
      modo che ci meritiamo di viverla. Non perdete tempo a
      rimuginare su un fallimento: è un maestro migliore del
      successo. Ascoltate, imparate, andate avanti. E ' quel che
      facciamo con questo racconto. Ascoltiamo infatti l'antico
      messaggio: apprendiamo i modelli deterioranti per andare
      avanti con la forza di chi sa intuire le trappole, le gabbie e le
      esche prima di finirci sopra. O dentro. (...)


                          Clarissa  Pinkola  Estés

UNA VEZ MAS - IL VECCHIO E IL NEONATO : UNA STORIA PERDUTA 1

    Mi rendo conto che questa " storia " sul significato del
    Capodanno, forse andava proposta qualche giorno fa,
    ma, approfittando dei concetti qui espressi ( che valgono
    per tutto l'anno ) e del fatto che siamo ancora all' inizio
    dell' Anno Nuovo, ve la trascrivo, Augurandovi nel contempo
    non i soliti auguri di salute e serenità ( benché anche di quelli
    abbiamo bisogno ) ma un ANNO NUOVO di Consapevolezza!

                      frida

(...) La storia perduta di cosa  il vecchio e il neonato solitamente
       significassero per il rinnovamento umano di corpo , mente,
       spirito, cuore e anima...a Capodanno.
       Siamo portati a credere che le immagini dell' anno nuovo
       riguardino l'anno vecchio che esce di scena come un anziano
       ricurvo... e l'anno nuovo che arriva trotterellando come un
       bimbo sorridente. Questo è ciò che i tizi che ci vogliono 
       vendere dolciumi, vino e birra ci vorrebbero far credere.
       Tanto tempo fa, c'erano simboli ben più brillanti per la fine di
       una rivoluzione e l'inizio di una nuova rivoluzione della Terra
       intorno al sole..
       Tanto tempo fa, il figlio dell' " anno nuovo" veniva chiamato
       Dionisio ed essendo un bambino e veniva portato in braccio
       dagli anziani Sileno ed Ermes. All'epoca, il bambino Dionisio
       nasceva in questo periodo dell'anno...quando il buio si sta
       sollevando e la luce del giorno sta aumentando e rimane con
       noi più a lungo. Allora il bimbo rappresentava la luce nuova
       e splendente, l'immagine fresca, l'impetuosità solare, lo
       spirito gioioso senza fine. Sebbene in forme tarde Dionisio sia
       stato degradato  a " dio dell'ubriachezza", in tempi più antichi
       direi che sembra potesse rappresentare il genere di
       intossicazione psichica che deriva dal conoscere ciò che
       potrebbe essere chiamato l'est Deus,  il Dio in tutte le cose.
       E l'anziano che teneva il bambino tra le braccia,
       rappresentava il senex, vale a dire il vecchio saggio, quello
       che aveva vissuto più a lungo, che conosceva il valore
       inestimabile della nuova vita, i punti in cui si inciampa e si
       cade, le deviazioni e i percorsi più lunghi, i sentieri sotterranei
       E l'anziano era il protettore del fanciullo.
       L'arrivo del nuovo anno è il momento per guarire e unirsi:
       l'anziano ha bisogno dei giovani e i giovani hanno bisogno dei
       loro anziani.
       Tanto tempo fa il fanciullo e il vecchio non erano idee separate
       ma un'unica idea: l'anziano non moriva per essere rimpiazzato
       dal più giovane, al contrario, essi rappresentavano una
       ierogamia, un'unione sacra...due aspetti essenziali della vita
       interiore che, quando erano uniti da ricerca, progetti
       predisposti e azioni intraprese, creavano una terza realtà :
       una psiche più consapevole e risvegliata.
       Se fossero separati l'uno dall'altro, ovvero se la saggezza fosse
       scissa dal potenziale gioioso, ne seguirebbe un disordine.
       Tedio, egocentrismo, atteggiamento immaturo, incapacità di
       vedersi davvero, tendenza a pensare di essere sempre nel
       giusto, o sempre oppresso dagli altri, irritabilità, solitudine.
       L'uno senza l'altro, vita creativa senza visione di lungo periodo
       e saggezza senza azione dell'invenzione, potrebbero far sì che
       entrambi vacillino e che alla fine non vadano per il verso
       giusto, poi si ammalino e muoiano... per mancanza del lavoro
       della loro vita in equilibrio con l'altro...entusiasmo e una
       visione panoramica e interiore affidabile.  (...)


   Clarissa Pinkola  Estés   da    I  Desideri dell' Anima

  

UNA VEZ MAS - IL VECCHIO E IL NEONATO: UNA STORIA PERDUTA 2



(...) Nel nostro tempo- in realtà- molte persone anziane
       mantengono alto lo spirito creando profonde amicizie con
       persone molto giovani e con idee e atteggiamenti che portano
       nuova vitalità. Anche nel nostro tempo molti giovani sentono
       di vivere al riparo di una montagna perché sono vicini al
       cuore di una persona più adulta che è ragionevolmente
       maturata ed è saggia in amore, lealtà, lodi e prescienza.
       Gli antichi miti sugli anziani e i giovanissimi non sono solo
       belle storie: la consapevolezza più saggia e l'energia giovanile
       sono forti nelle psiche di ogni individuo... se a ciascuna di esse
       viene dato spazio e viene adeguatamente nutrita, per mezzo di
       ricerca e azioni... Come una coppia, il vecchio saggio e il
       potenziale appena nato sono l'essenza della potenza creativa
       che può rendere le idee manifeste attraverso azioni ponderate,
       assai necessarie al nostro mondo, in modo che i desideri giusti
       possano diventare manifesti nelle progressioni attraverso
       azioni " ispirate " e concentrate.
       Nella psiche di ciascuno, a prescindere dal numero di anni
       vissuti, c'è anche una funzione senex. Essa è talvolta
       rappresentata dal "vecchio saggio " nei miti. Ma anche nei più
       giovani c'è una forma di saggezza misteriosa e affidabile; se
       essa viene ricercata e la si usa come base per l'azione...tende
       ad aumentare. Nella psiche c'è anche, a prescindere dal
       numero esiguo o notevole di anni vissuti, uno spirito
       eternamente giovane che non invecchia mai. Perciò, anche 
       nelle persone molto anziane e fragili, c'è una spinta a farsi
       avanti,a ridere, a cercare di nuovo ogni giorno, ciascuno
       secondo le proprie capacità. Un tempo il Capodanno era
       periodo in cui le persone si volgevano " a ricordare"
      consapevolmente,
       a rivendicare nuovamente questi aspetti duali di sé.;il sé più
       saggio e paziente e quello inventivo e sempre pronto a farsi
       avanti. Si sforzavano di ricomporre questo dualismo di senex
       e puer ( l'eterno fanciullo ) o puella ( l'eterna fanciulla ) -
       entrambi positivi in termini di energia, ma che possono
       diventare negativi in quegli adulti che vogliono rimanere
       soltanto bambini, per esempio evitando tutte le responsabilità
       a lungo termine - dentro di sé... dopo essere stati consumati e
       allontanati dal proprio centro per un anno intero..ed essendo
       stati in qualche modo " separati " dal proprio vero sé...(...)


    Clarissa Pinkola  Estés   da    I  Desideri dell' Anima
      

UNA VEZ MAS - IL VECCHIO E IL NEONATO: UNA STORIA PERDUTA 3



(...) Ma anche oggi possiamo comunque trovare gli antichi rituali
      messi in atto fra persone dedite all'agricoltura che uniscono il
      seme vecchio a quello nuovo, che onorano gli antenati mentre
      accolgono una nuova vita...c'è un tempo dell'anno, in
      concomitanza col solstizio invernale in cui gli esseri umani, da
      tempo immemore, hanno cercato di unire un aspetto importante
      della propria essenza e un altro aspetto venerabile della dignità
      umana... e qualcuno postula che questo improvviso
     " riassemblaggio" di sé sia indotto dalla luce del sole che resta
      con noi sempre più a lungo...che ne siamo condizionati, proprio
      come lo è la Terra, che siamo spinti a fiorire di nuovo.
      Così i rituali sono in preparazione per l'anno che ci aspetta...
      Stavolta l'arrivo dell'anno segna- letteralmente - il fissaggio
      delle intenzioni nella pietra, piuttosto che quell'acquosa  serie
      di desideri per l'anno nuovo che si esauriscono senza avere né
      capo né coda. Così facciamo rituali, preghiere, pasti e cose del
      genere che richiamano e ci aiutano a mettere insieme l'
      aspetto saldo con lo spontaneo, il più arido con l'appassionato,
      il riflessivo con l'impetuoso, il desiderio di vita con la
      scintilla stessa della vita...
      La casa da cui in parte proveniamo tutti...a cui in parte
      ambiamo a tornare tutti quando arriva l'anno nuovo...
      Nel minuscolo villaggio semirurale in cui sono cresciuta, tanto
      tempo fa, che ha una popolazione di seicento abitanti, fra
      poche settimane vi avventurereste nei campi con noi che ci
      prepariamo a dissodare il terreno. Pulireste e poi aprireste i
      canali sul terreno, facendo sì che l'acqua nuova si unisca alla
      vecchia. E vedreste come le vanghe metalliche degli aratri
      hanno aperto la terra secca e grigia scoprendo quella umida
      e scurissima che è sempre stata lì sotto...e vedreste come
      eliminare le erbacce e i detriti dai solchi ha fatto saltellare
     l'acqua vecchia...e vedreste come questo ha permesso che l'
     l'acqua nuova si unisse alla vecchia creando correnti mai viste
     prima...
     Che possiate tenere dentro di voi quest'idea - lo spirito
     eternamente giovane dentro di voi - e la vera saggezza che
     avete...tutto nel cuore - insieme - per tutto l'anno.  (...)


   Clarissa Pinkola  Estés    da    I Desideri dell' Anima

Madeleine Peyroux - Smile

 
 


                    Le fiabe finiscono dopo dieci pagine, la nostra vita, no.

venerdì 6 gennaio 2017

EPIFANIA

 
 


                       Adorazione dei Magi  di Edward  Burne - Jones ( 1833-1898 )







                                             Egli discende sul sangue
                          che già tutto è tumulto
                          per l'anelito vivo di altre
                          colpe più seducenti.
                                  


                                   David Maria Turoldo      da   Poesie


DI QUALI CONFINI SI VIVE



Siamo così assorbiti dalle labbra
che quasi non mi accorgo
di dove confiniamo.

Alla punta di quale sguardo
sulle ciglia o sul ventre
o se al centro dei sorrisi.

Semplicemente sconfiniamo combaciando.



           frida

Fiorella Mannoia - Stella di mare

 
 
 


 Chiudi gli occhi e non guardarti intorno: sta già entrando la luce del giorno...

giovedì 5 gennaio 2017

LIBER NOVUS ( IL LIBRO ROSSO DI JUNG ) - LA MORTE 1



(...) La notte seguente mi spinsi verso un paese nordico e mi
       ritrovai sotto un cielo bigio, in un'aria brumosa, umida e 
       fredda. Mi dirigo verso quei bassopiani dove i fiumi dal pigro
       corso si avvicinano al mare formando ampi e lucenti specchi
       d'acqua, dove ogni impeto della corsa si smorza sempre più e
       tutta l'energia e la tensione si sposano alla sconfinata distesa
       del mare. Gli alberi si fanno radi, ampi prati paludosi si
       affiancano all'acqua cheta e torbida; sconfinato e deserto è
       l'orizzonte, coperto di nuvole grigie. Lentamente, tenendo il
       fiato sospeso, e in trepida e ansiosa attesa di ciò che
       spumeggiando turbolento si gettava nell'infinito, seguo mia
       sorella acqua. Sommesso e quasi impercettibile è il suo fluire,
       e tuttavia ci avviciniamo senza sosta al beato e supremo
       abbraccio per entrare nel grembo delle origini, nell'espansione
       sconfinata e nell'incommensurabile profondità. Là si levano
       basse colline giallognole ai cui piedi si stende un grande lago
       morto. Costeggiandole, proseguiamo a rilento, finchè le
       colline si aprono, mostrando nelle luci del tramonto un
       orizzonte indicibilmente remoto, dove cielo e mare si fondono
       nell'infinito.
       Lassù, sull'ultima duna, sta ritta una figura avvolta in un nero
       mantello drappeggiato : immobile, scruta in lontananza.
       Mi accosto a lei: è magra, pallida, e nei suoi lineamenti si
       legge un'estrema serietà. Le parlo e le dico : " Fammi stare
       un momento con te, o tenebrosa. Ti conoscevo da lontano.
       Soltanto una come te se ne può stare solitaria - come fai tu -
       nell'angolo più remoto della terra."
       Rispose :" Straniero, rimani pure qui da me, se non geli. Vedi
       bene che sono fredda e che nel mio petto non ha mai pulsato
       un cuore".
     " Lo so, tu sei di ghiaccio e sei la fine. Sei la fredda quiete della
       pietra, la più alta neve sui monti e il gelo più intenso degli
       spazi siderali. E' questo che devo provare, e perciò devo starti
       vicino .  (...)


           C. G. Jung  da   Liber Novus  ( Libro Rosso )

LIBER NOVUS ( IL LIBRO ROSSO DI JUNG ) - LA MORTE 2



(...) " Che cosa ti conduce a me, tu che sei materia palpitante? I
         viventi non bazzicano mai da queste parti. Davanti a me
         scorrono - mesti - in fitte schiere tutti coloro che hanno preso
         commiato laggiù, nel regno del giorno chiaro, per mai più
         tornare. Ma di viventi non ne vengono mai. Cosa vai
         cercando qui?".
         "Il mio cammino strano e inatteso mi ha condotto fin qui,
         mentre seguivo - pieno di speranza - il percorso delle correnti
         della vita. E così ti ho trovata. In questo luogo sei forse a
         casa tua e al posto giusto?".
       " Sì, qui si procede nel regno dell'inestinguibile, dove nessuno
         è uguale o diverso dall'altro, ma tutti formano una cosa sola
         gli uni con gli altri. Vedi quel che si sta avvicinando laggiù?"
        " Vedo come un'oscura cortina di nubi fluttuanti sul fiume".
        " Osserva meglio : che cosa distingui? "
        " Vedo legioni compatte di uomini, vecchi, donne, bambini. In
           mezzo a loro vedo cavalli, buoi e animali più piccoli ; un
          nugolo di insetti sciama tutt'intorno. Un'intera selva viene
          avanti sui flutti, fiori appassiti senza numero... Un'intera
          estate defunta. Già sono vicini : hanno tutti lo sguardo
          fisso e gelido...Non muovono i piedi e dalle loro fila
          compatte non esce alcun suono. Si tengono rigidi con le
          mani e le braccia, guardano davanti a sé e non si curano
          di noi... Scorrono avanti in enormi fiumane. O tenebrosa,
          che orribile visione!
         " Sei tu che hai voluto restarmi accanto, calmati. Ma adesso
            guarda!".
          " Vedo. Le prime file sono giunte là dove l'onda della 
             risacca si mescola possente all'acqua del fiume. Una
            tromba d'aria pare adesso volersi rovesciare sollevando il
            mare sulla fiumana dei morti. Vengono risucchiati per
            aria, svolazzano lacerati in neri brandelli per poi
            dissolversi in fosche nubi di caligine. Un'onda dopo l'altra
            viene avanti e sempre nuove schiere si disfano nell'aria
            nera. O tenebrosa- dimmi - è questa la fine?"
           " Guarda! ".
            Il mare oscuro si agita con veemenza...comincia a
            diffondersi un chiarore rossastro...è come sangue...un mare
            di sangue spumeggia ai miei piedi... il profondo del mare
            divampa... mi sento strano...sono forse sospeso con i piedi
            per aria? E' il mare o il cielo? Si sta formando una palla
            di sangue e fuoco... una luce rossa esplode dal suo
            involucro fumoso... un nuovo sole si libera dal mare di
            sangue e rotola divampando verso l'abisso più profondo...
            e scompare sotto i miei piedi...
            Mi guardo intorno. Sono solo. S'è fatta notte. La notte è il
            tempo del tacere.  (...)


           C. G. Jung   da   Liber Novus  ( Libro Rosso )


n.d.r.   Questo sogno fatto da Jung sarà premonitore dell'avvento
            della  Prima  Guerra Mondiale

IL Settimo Sigillo - Ingmar Bergman

   
 



              E' già da molto tempo che ti cammino a fianco. Sei pronto?
                   

LIBER NOVUS ( IL LIBRO ROSSO DI JUNG )

Per capire  ( n.d.r. )

Jung lavorò al Libro Rosso  - incomparabile verbale dei sogni e
delle visioni che popolarono il suo " viaggio di esplorazione verso l'altro polo del mondo " per oltre sedici anni, dal 1913 al 1930, ma esso vide la luce solo circa mezzo secolo dopo la morte dell'autore.
Ancora in tardissima età egli lo definì una sorta di presagio
numinoso,l'opera di fondazione in cui aveva deposto il nucleo di
pensiero della sua futura attività scientifica. Il Libro Rosso è - in
effetti - il libro segreto di Jung. Segreto soprattutto in quanto
riproduzione simbolica di un universo altro, popolato da immagini
interiori che provengono da un aldilà mitico dove si caricano di
una potenza numinosa che le rende ad un tempo stesso guaritrici e pericolose; operatrici magiche di forze psichiche autonome che
solo attraverso un corpo a corpo con l'inconscio è possibile neutralizzare e incanalare in un percorso terapeutico. Quella che
Jung chiamerà più tardi " immaginazione attiva" è appunto lo strumento inedito di cui egli si servì per suscitare i contenuti archetipi della psiche.


            frida