lunedì 19 dicembre 2016
OSCAR WILDE ( Per sempre tuo ) 4
(...) Ma alla conclusione di tutto sta il fatto che sono costretto a
perdonarti. Devo farlo. Non scrivo questa lettera per far
nascere amarezza nel tuo cuore, ma per eliminarla dal mio.
Devo perdonare per il mio bene. Non si può nutrire sempre
una serpe in seno, né alzarsi ogni notte a seminare spine nel
giardino della propria anima. Non mi sarà difficile farlo, se mi
aiuti un po'. Ho sempre prontamente perdonato qualsiasi cosa
che tu mi abbia fatto nei tempi passati. Allora non te ne
giovasti. Solo coloro la cui vita è senza macchia possono
perdonare il peccato. Ma ora, che giaccio nella disgrazia e
nell'umiliazione, è diverso. Il mio perdono dovrebbe
significare moltissimo per te, ora. Che succeda presto o tardi,
tra poco o mai, la mia strada è chiara di fronte a me. E non
posso permetterti di vivere portando nel cuore il peso di aver
rovinato un uomo come me. Il pensiero potrebbe renderti
duramente indifferente, o morbosamente triste. Devi toglierti
il fardello e caricarlo sulle mie spalle. Devo dire a me stesso
che né tu, né tuo padre, moltiplicati mille volte, avreste mai
potuto rovinare un uomo come me, che io ho rovinato me
stesso e che nessuno, per grande o piccolo che sia può essere
rovinato se non per sua stessa mano.
Naturalmente so che - da un certo punto di vista - le cose
saranno più difficili per me che per gli altri. Devono esserlo,
per la natura stessa del mio caso. I poveri ladri, o emarginati
che sono detenuti qui, sono per molti versi più fortunati di me.
Il tratto di grigia città o di verde campo che è stato testimone
del loro peccato, è piccolo; per trovare chi non sa nulla di
ciò che hanno commesso non devono andare più in là di
quanto volerebbe un uccellino tra il crepuscolo prima dell'
alba e l'alba stessa. Ma per me " il mondo è ridotto a un palmo
di larghezza" e ovunque mi giro, il mio nome è scritto sulle
pietre a piombo. Perché sono passato - non dall' oscurità
alla breve notorietà del crimine, ma da una sorta di eternità
della fama a un'eternità dell'infamia, e talvolta mi sembra di
aver mostrato - in caso fosse stato necessario - che tra la
fama e l'infamia c'è un solo passo, e forse ancor meno. (...)
Oscar Wilde da Per sempre tuo
OSCAR WILDE ( Per sempre tuo ) 3
(...) Il fatto che tuo padre sia stato in grado, non solo di mandarmi
in prigione per due anni, ma di tirarmi fuori per un pomeriggio
e farmi dichiarare pubblicamente in bancarotta, fu per lui un
piacere in più inatteso. Mentre fu per me il culmine della mia
umiliazione. Se tuo padre non avesse avuto il diritto di rifarsi
su di me per le spese processuali, tu, lo so benissimo, saresti
stato - almeno a parole - molto comprensivo per la totale
perdita della mia biblioteca: una perdita irreparabile per un
uomo di lettere. Di tutte le mie perdite materiali, fu la più
tremenda per me. E, ricordando le somme di denaro che avevo
speso per te a piene mani, e ricordando altresì di aver vissuto
per anni alle mie spalle, avresti potuto almeno prenderti la
briga di ricomprarmi alcuni libri. I migliori furono venduti per
meno di 150 sterline: circa quanto io spendevo per te in una
settimana qualsiasi. Ho ragione allora di dire che l'Odio
acceca le persone? Lo vedi ora? Provaci, se non riesci. Non ho
bisogno di dirti con quale chiarezza lo vedessi io, allora
come adesso. Ma dicevo a me stesso : " Devo conservare l'
Amore nel mio cuore ad ogni costo. Se vado in prigione senza
amore, cosa ne sarà della mia Anima? Le lettere che ti scrissi
a quel tempo erano i miei sforzi per mantenere l'amore come
nota dominante della mia natura. Se lo avessi voluto, avrei
potuto fart a pezzi con aspre recriminazioni. Avrei potuto
dilaniarti con le mie maledizioni. Avrei potuto metterti di
fronte uno specchio e mostrarti un'immagine di te in cui non
ti saresti mai riconosciuto, se non vedendoti rimandare l'
immagine dei tuoi stessi gesti d'orrore, e allora avresti capito
a chi apparteneva quella forma, e avresti odiato lei e te stesso
per sempre. Ma anche più di quello. Io pagavo per i peccati
di un altro. (...)
Oscar Wilde da Per sempre tuo
OSCAR WILDE ( Per sempre tuo ) 2
(...) Dei disastrosi esiti della mia amicizia con te non farò
menzione. Penso solo alla sua qualità finchè è durata. Per me
fu intellettualmente degradante. Tu avevi i rudimenti di un
temperamento artistico in embrione. Ma ti ho incontrato
troppo presto o troppo tardi, non so. Quando eri lontano
andava tutto bene. Nel momento a cui mi riferisco, all'inizio
di dicembre di quell'anno, ero riuscito ad indurre tua madre a
mandarti via dall' Inghilterra. Raccolsi di nuovo i fili rotti e
sfilacciati della mia immaginazione, ripresi in mano la mia
vita, e non solo terminai i tre rimanenti atti di Un marito
ideale, ma ideai e completai quasi per intero altre due opere
completamente diverse, la Tragedia fiorentina e La santa
cortigiana , quando all'improvviso, senza essere
stato invitato, senza essere il benvenuto e in circostanze fatali
per la mia felicità, ritornasti. Non fui più in grado di
riprendere i due lavori lasciati incompiuti. Non riuscii più a
trovare lo stato d'animo che li aveva creati. Poiché ora tu
stesso hai pubblicato un volume di poesie, saprai riconoscere
la verità delle cose che qui ti dico. Che tu ci riesca o meno,
questa rimane un'odiosa verità nel cuore della nostra amicizia.
Finchè rimanesti con me, sei stato la rovina della mia Arte; mi
vergogno e mi biasimo oltremodo per averti permesso di
frapporti fra me e la mia Arte. Non potevi sapere, non potevi
capire, non potevi apprezzare. Né avevo alcun diritto di
aspettarmelo da te. I tuoi interessi erano solo per i tuoi
appetiti e i tuoi umori. I tuoi desideri erano solo per il
divertimento, per piaceri più o meno ordinari. Erano ciò che
il tuo temperamento richiedeva e al momento non richiedeva
altro. Avrei dovuto vietarti la mia casa e il mio appartamento,
se non per qualche invito. Mi biasimo senza riserve per la mia
debolezza. Fu pura debolezza. Mezz' ora spesa in compagnia
dell' Arte era sempre meglio di un'eternità spesa con te. Nulla,
in nessun periodo della mia vita, fu più importante per me
dell' Arte. Ma nel caso di un artista, la debolezza è poco meno
di un crimine: se è una debolezza che paralizza l'
immaginazione. E inoltre mi biasimo per averti consentito di
portarmi alla più totale e disonorevole rovina economica.(...)
Oscar Wilde da Per sempre tuo
OSCAR WILDE ( Per sempre tuo ) 1
Gennaio - Marzo 1897
Carcere di Reading
(...) Caro Bosie,
dopo una lunga quanto sterile attesa, mi sono risolto a scriverti,
tanto per il tuo bene quanto per il mio, perché non voglio pensare di aver trascorso due lunghi anni di carcere senza aver ricevuto da te nemmeno una riga, una notizia o un messaggio, ad
eccezione di quelli che mi hanno arrecato dolore.
Comincerò col dirti che mi biasimo immensamente. Mentre siedo qui, in questa cella buia, in abiti da carcerato, un uomo disgraziato
e rovinato, mi biasimo. Nelle notti tribolate e colme di angustia, nei
lunghi, monotoni giorni di dolore, è me stesso che condanno. Mi
condanno per aver consentito ad un'amicizia priva dell'aspetto
intellettuale, il cui scopo non era la creazione e la contemplazione
di cose belle, di dominare interamente la mia vita. Fin dall'inizio ci
fu tra noi un'enorme distanza: tu eri stato ozioso a scuola e ancor
più ozioso all'università. Non ha capito che un'artista, e specie uno
come me per il quale - per così dire - la qualità del lavoro dipende
dall'intensificazione della personalità, richiede per lo sviluppo della sua arte la compagnia delle idee, e un'atmosfera intellettuale,
quiete, pace e solitudine. Tu ammiravi il mio lavoro quando era
finito: godevi dei brillanti successi delle mie prime e i brillanti
banchetti che le seguivano; eri orgoglioso - com'è naturale - di
essere l'amico di un artista così distinto, ma non potevi capire le condizioni che richiede la produzione di un lavoro d'arte. Non
parlo per esagerazioni retoriche, ma in termini di assoluta verità
rispetto ai fatti, quando ti ricordo che durante tutto il tempo in cui
siamo stati insieme, non scrissi una sola riga. Che fossimo a Goring, Londra o Firenze o in qualunque altro luogo, finchè eri
al mio fianco, la mia vita era completamente sterile e priva di
creatività. E salvo pochi intervalli - mi dispiace dirlo - tu eri al mio
fianco sempre . (...)
Oscar Wilde da Per sempre tuo
L'amore che non osa pronunciare il suo nome ( Wilde ) - Brian Gilbert
Qual è l'amore che non osa pronunciare il suo nome?
domenica 18 dicembre 2016
Le relazioni pericolose - Stephen Frears
Ho sempre saputo di essere nata per dominare il vostro sesso e per vendicare il mio...
LE FERITE DELLE DONNE ( L'amore romantico ) ( 3 )
(...) Negli stati medio- alti della società, le relazioni fra i sessi ( e
non solo ) erano regolate dalla morale borghese, che si basava
sul controllo dei sentimenti e sul perbenismo di facciata, teso a
nascondere e a colpevolizzare le manifestazioni della sfera
istintuale, considerate una minaccia per l'ordine della società.
Questo codice di comportamento negava lo spazio riservato all
amore e all'attrazione naturale verso una determinata persona,
rimuovendo l'affettività in nome delle convenzioni sociali.
L'esclusione della vita pulsionale alimentava - però - pesanti
tensioni, rese ancora più drammatiche dal mito dell'amore
romantico, che con la sua carica passionale e sensuale rendeva
evidenti la distanza tra le pratiche sociali e i modelli
immaginari.
Diffusosi fra gli intellettuali e le classi privilegiate, il codice
dell'amore romantico predicava la sublimazione degli istinti in
nome di una visione spirituale e angelicata dell'amore, che
veniva considerato una forza purificatrice e catartica, capace
di elevare l'uomo verso le più sublimi sfere dell'essere. Esso
prevedeva - pertanto - il disprezzo per gli aspetti materiali e
corporei della vita in nome di mete alte e immateriali. Nella
percezione quotidiana, l'idealizzazione dell'amore romantico,
si traduceva nel gusto per gli aspetti più sdolcinati dell'amore,
nell'elogio della castità come garanzia della purezza del
sentimento, nell'esaltazione del furore passionale come
affermazione di libertà e di elevazione spirituale.
Questo processo di idealizzazione della sfera emotiva implicava
una nuova visione della donna, che recuperò la duplicità di
angelo e di diavolo tipica del Medioevo. In quanto intimamente
legata ai meccanismi della vita e della morte, la donna veniva
considerata una creatura tentatrice e satanica, preda degli
istinti più misteriosi e controllabili, istinti - però - che il
Romanticismo esaltava come antitesi di una ragione ritenuta
troppo fredda e calcolatrice, e quindi inibitrice della sfera
pulsionale. E' questa l'immagine della donna-sfinge, la donna
misteriosa e seduttrice, capace di scatenare risposte sfrenate
da parte dell'uomo.
Parallelamente - però - l'amore romantico, celebrava una
visione opposta della femminilità, che ne esaltava gli aspetti
spirituali. Così, elevata e nobilitata, la donna diventava una
figura celeste, in grado di condurre l'uomo verso le mete più
sublimi. A sostenere questa nuova immagine idealizzata della
femminilità, intervenne anche la Chiesa cattolica che, con la
proclamazione nel 1854 del dogma dell' Immacolata
Concezione, abbandonò l'idea della donna tentatrice per
esaltare la donna come figlia spirituale di Maria, simbolo di
purezza e di dedizione. La carità e la comprensione divennero
gli attributi di questa donna- angelo, garante della
comunicazione tra l'uomo e il mondo invisibile. Sdoganata dai
suoi aspetti istintuali e naturali, la donna veniva così
riabilitata come depositaria della fede, figura mistica capace
di salvare l'uomo dal suo gretto materialismo e facendolo
accedere alle sfere del divino. (...)
Vera Slepoj da Le ferite delle donne
LE FERITE DELLE DONNE ( 2 )
(...) E' indubbio che gli uomini abbiano più disprezzo verso le
donne di quanto le donne ne abbiano verso gli uomini e,
proprio in quanto analisti, c'è da chiedersi il perché. Molti
autori sono concordi nel ritenere che il disprezzo maschile
( e più generalmente culturale, essendo stata la cultura fino ad
ora appannaggio degli uomini ) per la donna derivi dalla
profonda paura di rimanere invischiati nella dipendenza della
madre, inconsciamente vissuta come onnipotente, paura che in
seguito viene proiettata sulla vagina, spesso rappresentata nell'
immaginario collettivo, artistico o letterario, come un gorgo
oscuro, una caverna, o la profondità del mare, che può
inghiottire, far scomparire, annullare. Lo stesso sentimento che
costrinse Ulisse, uno dei più importanti archetipi della
coscienza maschile, a farsi legare alla nave dai suoi marinai,
per sfuggire ai pericolosi richiami delle sirene. Ricorre , nella
psicologia maschile, una figura femminile terrorizzante ed
estremamente potente, che non aspetta altro che irretire l'uomo,
manipolarlo, approfittarsi di lui : da questa trappola in cui
può cadere per amore o per debolezza della carne, l'uomo deve
difendersi con tutte le sue forze, per mantenere intatta la
propria oggettività. "Si può fare l'ipotesi," afferma Karen
Horney ( psicanalista ), " che persino la glorificazione della
donna che egli compie, tragga origine non solo dai desideri
dell'amore, ma anche dal desiderio di nascondere la propria
paura." Si può cercare e trovare - tuttavia - un'evidenza
analoga al disprezzo che spesso gli uomini manifestano
ostentatamente col loro atteggiamento. L'amore e l'adorazione
significano in realtà : " Non c'è motivo di avere paura di un
essere così meraviglioso, così bello, così santo." O -
parimenti :" Sarebbe troppo assurdo avere paura di una
creatura che - tutto sommato - ha così poco valore ". (...)
Vera Slepoj da Le ferite delle donne
LE FERITE DELLE DONNE
(...) Non sono stati certo pochi gli uomini illustri, da Aristotele a
Tommaso d' Aquino, da Tolstoj a Moebius che hanno
dichiarato in saggi, romanzi e dissertazioni pseudo-
scientifiche l'inferiorità intellettuale, morale e perfino umana
della donna. Lo stesso Freud, non soltanto con il concetto di
invidia del pene, ma anche con l'ipotizzare un masochismo e
un narcisismo strutturali, l'ha dipinta come una figura
mancante, costretta dalla sua debolezza ad usare strumenti
sotterranei, come la manipolazione, la seduzione o l'
aggressività passiva, per ottenere considerazione. Le donne
occidentali sono cresciute e vissute per secoli all'interno di un
paradigma che le svalutava e con questo si sono identificate
perché costituiva l'unico modello disponibile. " Dopo essere
andata oltre il primo tentativo di chiarirsi la mancanza del
pene", afferma Freud, " considerandola come una punizione
personale, e dopo aver compreso la generalità di questo
carattere sessuale, la donna comincia a condividere il
disprezzo dell'uomo per questo sesso minorato in un punto
decisivo e, almeno in questo giudizio, si trova assimilata all'
uomo." Oltre ad un' inferiorità di tipo sessuale, Freud sostiene,
attribuendola alle vicissitudini del complesso di Edipo, anche
un'inferiorità morale della donna. Secondo Freud - infatti -
mentre il maschio è spinto dall'angoscia di castrazione a
rinunciare alla madre e a identificarsi con i divieti e i precetti
morali del padre, costruendo così un proprio Super- Ego
autonomo, la bambina, che non ha nulla da perdere sapendosi
già castrata, ed è quindi meno motivata ad intraprendere un'
analoga interiorizzazioni delle norme parentali, svilupperebbe
un Super - Ego più debole. La minore riuscita di questa
interiorizzazione determinerebbe - inoltre - una minore
capacità di pensare in modo oggettivo e astratto. " Si esita a
dichiararlo " , sostiene Freud, " ma non ci si può sottrarre
all'idea che per la donna il livello di ciò che è eticamente
normale, sia differente. Il su Super- Ego non diventa mai così
inesorabile, così impersonale, così indipendente dalle sue
origini affettive come esigiamo che sia nell'uomo. I tratti del
carattere, che da tempo immemorabile la critica ha rinfacciato
alla donna, - che essa mostra minor senso di giustizia dell'
uomo, minore inclinazione a sottomettersi alle grandi necessità
della vita, che troppo spesso si lascia guidare nelle sue
decisioni da sentimenti di tenerezza o di ostilità - troverebbero
amplissimo fondamento nelle modificazioni subite dalla donna
nella formazione del suo Super- Ego. (...)
Vera Slepoj da Le ferite delle donne
sabato 17 dicembre 2016
PER SAPERNE DI PIU' SU JUNG ( DAL PROFONDO DELL' ANIMA )
Occuparsi dei sogni significa prendere coscienza di sé...
C.G.J.
TI MASTICO D'AMORE
Ti mastico d'amore come fossi radice succosa,
eppure non è rimasto nulla nella tua testa,
nemmeno il tempo fugace d'una primavera uggiosa.
Hai rimescolato in fretta le carte e fissato i contorni
- capita spesso alla fine del conto -
e senza priorità di valori.
E' così che si chiama il dolore, come uno stecco
secco fra i denti che resta, passato il sapore.
Miagolìo di un gatto che cerca due gocce di latte,
tenerezza molesta ch'è bene resti fuori dal sacco.
Lì, sulla finestra.
frida
giovedì 15 dicembre 2016
IL SEGRETO DI CAINO
Il Dolore di Caino
Ormai sono
uomo senza mistero.
Già nel primo
bruciato meriggio
ho visto il volto di Dio.
Ormai sono
vacuità assoluta:
deserto orrido serale,
solo con l'amara
gioia di non incontrarmi
più.
Ora sovrasta la notte,
ma con lena cammino ancora
solo a lasciare orme
sull'arsa duna;
e gli altri a dire " Fino
là oltre andò a esplorare..."
Oh, dietro
a nessun inganno io corro:
un'unica sete amo
che mi allunga la vita.
Ma se tra i campi
restavo coi bruti che più amo
a far solchi e poi stanco
a dormire roco su qualunque
selciato, questo
m'avrebbe forse
fatto pago?
Torture del cuore
mi hanno spinto sul fratello pastore,
ad avere pietà di lui;
la voluttuosa pietà di provare
cos'era l'uccidere; poi
da tortura d' Iddio
a partire.
E non ho ucciso
per essere solo ( la solitudine mia
fu purulento tumulto di foce
a cui s'aggruma la feccia
di fracide alghe ).
Urlando
per sopraffare l'assurdo silenzio
che m'inseguiva
dalle selve fuggii
a costruire città.
Non ho ucciso per gelosia di Iddio:
verso lui nell'offrirgli primizie
la faccia tenevo
ostinatamente
in seno.
Non perché volessi
le fiere lanciarsi su fiere; ricordo,
tutto era placido ancora,
sommerso in pace profonda
come vergine in sonno.
Avevano ancora
un sorriso innocente
le cose.
Mi sono annerite d'un tratto
le vene, un misterioso essere
danzava in me.
Fu rotto alfine
l'atroce equilibrio. Silenzio
delle cose dell'anima, rotto
alfine
da Caino.
E d'allora
scavai con le mani la fossa
ma senza morire:
là dentro m'insegue l'immane
ruggito di tutti i ricordi.
Ora io cerco l'infinito silenzio
e attendo che dentro mi getti
Qualcuno.
David Maria Turoldo da Poesie
IN ( NOMINARE )
Tagliami, correggimi la rotta tra le righe
e uccidi il segno che travalica il senso
( se senso senti );
non credo - per quanto certa io navighi alfabeti
a vocali- che spianino la strada della vita
( se vita vuoi )
oppure consonanti buone a pilotare i sogni
che soli io e te sappiamo fare
(se al sogno credi ).
Succede che di giorno io lo chiami amore
e poi - di notte - mi si spezzi fra le dita
macchiandomi d'inchiostro.
Ma basta una parentesi a stanare le sillabe
del dubbio che mi avvolge: un punto
a capo che fa vuoto intorno, e che mi sbianca
di futuro il foglio. Ma tu solcami - comunque -
segnandomi di tempo .
frida
mercoledì 14 dicembre 2016
CHE COS'E' L'AMOR... ( 2 )
(...) Fabio Bacchini, esperto di filosofia della mente, osserva che
nel periodo dell'innamoramento, la persona è molto simile a
un folle. Non per nulla si dice " pazzo " d'amore. Freud
teorizzava che l'innamoramento consiste essenzialmente nella
sconsiderata sopravvalutazione dell' amata ( o dell'amato ).
Ma non è questa l'unica follia dell'innamoramento, che -
secondo l'autore - tipicamente ritiene che il suo amore sia
involontario e al tempo stesso volontario ( una cosa
impossibile ). Da una parte, non si può amare senza credere
alla reale involontarietà del proprio amore : " L' amore è
spesso paragonato alla malattia perché, come la malattia,
assale senza essere cercato." Dall'altra parte, se non ho scelto
di amare la persona che amo, che amore è il mio?
Salvatore Veca prende l'avvio da un'osservazione di Roland
Barthes secondo cui l'interesse per il discorso amoroso può
essere soddisfatto solo parlando a qualcuno o di qualcuno.
Rifacendosi all' Alcibiade platonico, si può concludere che si
conosce l'amore solo per mezzo dell'esperienza o della
sofferenza: alcune verità sull'amore possono essere apprese
solo sperimentando la propria personale passione. Inoltre,
nell'esperienza amorosa, si cerca una persona a noi
complementare; infatti si prova " la condizione dell'essere
un tipo di essere insaturo e mancante: ma il deficit può essere
superato solo grazie alla contingente esplorazione dell'altro
e al riconoscimento di quell'altra persona come la persona che
ha la bellezza che manca all'essere desiderante perché
insaturo".
Chiara Lalli, filosofa, nel saggio Amore senza Stima si
domanda se essa sia indispensabile all'amore. E' possibile
cioè amare qualcuno di cui non si ha stima - morale o
intellettuale? Oppure perdere la stima e tuttavia continuare
ad amare qualcuno?. Secondo l'autrice, la stima è una
componente necessaria dell'amore, e i casi che sembrano
smentire questa regola sono in realtà casi di dipendenza, non
di amore.
Alan Soble, anch'egli filosofo, affronta il tema dell'amore
romantico, quello che ha sempre ispirato poeti e scrittori e
cerca di distillarne l'essenza. Secondo Soble, il " motore"
dell'amore è l'ammirazione, cioè il desiderio di assomigliare
all'altra persona. Ciò conduce alla passione per l'unione, che
è il cuore dell'amore romantico, la voglia di fondersi con
l'altro. Da qui vengono l'esclusività e tutto il resto. Se l'amore
è brama di fusione, dobbiamo ripensare all'apparente
altruismo dell'amore romantico, che è ora solo una forma di
egoismo allargato, quando " i confini " tra due persone si
rompono.
Infine l'ultimo saggio di Ronald de Sousa ha un titolo assai
intrigante per un tema come l'amore : L ' Amore
dedigitalizzato . L' autore usa la terminologia dei
computer per indicare che noi tentiamo di incasellare l'amore
in categorie definite ( e perciò digitali ). Gli amanti, ad
esempio, sono " fuorilegge " per natura, etc.
La sfida dell'amore individuale è sfruttare le infinite possibilità
dell'estetica, e quindi dedigitalizzare il rapporto tra una
coppia di individui . (...)
Margherita Hack da Prefazione al libro Cos'è l' Amor
CHE COS' E' L' AMOR...
(...) Le opinioni sul tema dell'amore, affrontato da un punto di vista
scientifico, sono poco o punto sconosciute. I saggi prendono in
considerazione in maniera privilegiata l'amore sessuale;
lasciano quindi sullo sfondo gli altri tipi di amore, come per
esempio l'amore ( o il voler bene ) tra genitori e figli, e come
l'amicizia, che a volte è più profonda e duratura dell'amore.
Secondo un grande studioso come Freud, il conflitto tra gli
impulsi erotici e la moralità è il conflitto centrale nella vita
psichica dell'individuo e fra individuo e società. Sempre
secondo Freud " i vincoli richiesti dalla nostra civilizzazione
rendono la vita troppo difficile per la maggior parte dell'
umanità e di conseguenza conducono all'avversione verso la
realtà e all'origine delle nevrosi". Da queste considerazioni
si può capire come l'amore possa essere vissuto in modo molto
diverso da civiltà diverse e in epoche diverse. Steven Pinker,
esperto di neuroscienze cognitive, nel suo saggio Folli
d' Amore - malgrado il titolo - sviluppa una visione più
utilitaristica che romantica dell'amore. Egli spiega infatti che,
trovare il partner ideale, tra i sei miliardi di individui che
popolano il mondo è impossibile : e allora accontentiamoci
della persona migliore incontrata, il che però non significa che
non se ne possa poi trovare una ancora migliore, ma il
" vincolo " dell'amore ci impedisce di approfittarne.
Robert Frank, in un lungo articolo sviscera i vari aspetti delle
relazioni fra due persone, gli interessi economici e la forza
dell'irrazionalità dell'innamoramento; le difficoltà di
conoscere a fondo un'altra persona, e descrive i vati tipi di test
psicologici e le correlazioni con il buon o cattivo
funzionamento della vita coniugale a distanza di parecchi
anni e le interpretazioni collegate con la struttura del cervello
delle persone.
La psicologa evoluzionista Catherine Salmon riporta l'
opinione di vari studiosi su che cosa sia l'amore romantico.
Secondo loro, l'amore romantico è un processo biologico
messo a punto dall'evoluzione naturale per facilitare l'unione
tra partener sessuali adulti: non soltanto uno stato
sentimentale interiore, ma una condizione finalizzata a
favorire la riproduzione. Nel suo saggio, l'autrice esamina
come le fantasie degli uomini e delle donne siano soddisfatte
rispettivamente dalla pornografia e dai romanzi rosa. Ma
malgrado queste differenze nelle fantasie erotiche, uomini e
donne sarebbero selezionati in modo da poter mantenere
legami di coppia duraturi.
Margo Wilson e Martin Daly, entrambi professori di
psicologia, scrivono un lungo saggio che tratta del senso di
proprietà sessuale maschile, ancora così diffuso e testimoniato
- purtroppo - dai frequenti episodi di cronaca in cui è quasi
sempre l'uomo ad uccidere la partner che vuole abbandonarlo
e che talvolta si suicida subito dopo il delitto. Gli autori si
interrogano sul perché di questo senso di proprietà ed
esaminano il comportamento di varie specie animali.
Naturalmente tra gli esseri umani ci sono comportamenti
culturali molto diversi da una società all'altra. Gli autori
spiegano di aver voluto sottolineare ciò che è costante al
variare delle culture, in alcune delle quali subire un
tradimento è una cosa infamante che giustifica reazioni
violente, mentre in altre è la gelosia a destare vergogna e la
reazione violenta al tradimento è senza esitazione un reato.
Il trattamento diverso dell'adulterio maschile e di quello
femminile è largamente diffuso e solo recentemente - e solo
nelle civiltà occidentali - si è giunti a considerarli
giuridicamente e socialmente allo stesso modo . (...)
Margherita Hack da Prefazione al libro Che cos'è l'Amor
N.B. Propongo un estratto di questo testo perché, nonostante
molte cose siano cambiate dalla data dell'edizione del
2003, e per quanto alcune affermazioni appaiano alquanto
superficiali e non del tutto condivisibili, a tutt'oggi la
cronaca ci conferma che il triste e preoccupante fenomeno
della violenza sulla donne non si è per nulla fermato, anzi
appare in costante aumento. Segno evidente che
il problema di identità di genere e relazionale non è stato
né superato, né ( a mio parere ) abbastanza discusso.
Prima di essere costretti a chiamare le forze dell'ordine
per constatare l'ennesimo fatto di cronaca nera, forse
occorrerebbe una maggior attenzione all'educazione della
personalità quand'è in via di formazione, nonché la
volontà di considerare il fenomeno non un esecrabile
fatto di cronaca, quanto un grave problema riconducibile
a un disagio sociale.
Che cos'è l'amor...
Che cos'è l'amor : chiedilo al vento,che sferza il suo lamento sulla ghiaia del viale del tramonto...
martedì 13 dicembre 2016
AVREI VOLUTO
Avrei voluto infilarti in uno schema,
cucirti di parole, renderti bello
per opera mia. Sentirmi intelligente
nel definirti. Mi sarebbe piaciuto
rendermi indipendente dal tuo nome
oltre il pronunciamento. Sigillarti
in un concetto, in un pensiero aperto
che sembrasse dialogante.
La vita - a pensarci - non ha nulla di eccezionale:
me la coltivo, come un piccolo orto discreto.
Illuminazioni nel dire lo renderanno - mi ripetevo -
unico.
Ma il tuo nome ritorna in altri nomi
quando meno ti aspetto. Evocarti
è il tuo sangue che ancora circola in me.
Darti voce è incrociarti nelle cose.
frida
BELLEZZA E INTERIORITA'
" Bellezza e bruttezza sono un miraggio
perché gli altri finiscono
per vedere la nostra interiorità".
Frida Kahlo
lunedì 12 dicembre 2016
RICOMINCIO DA TE
Andy Prokh fotografa la figlia Katherine e il gatto Lilù.
" Si instaurano rapporti speciali con alcune
persone, ma anche rapporti con persone
speciali. Non fa differenza: entrambi ci
lasciano un ricordo che dura tutta la vita ."
Eloy Moreno da Ricomincio da te
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