lunedì 19 dicembre 2016

OSCAR WILDE ( Per sempre tuo ) 4




(...) Ma alla conclusione di tutto sta il fatto che sono costretto a
       perdonarti. Devo farlo. Non scrivo questa lettera per far
       nascere amarezza nel tuo cuore, ma per eliminarla dal mio.
       Devo perdonare per il mio bene. Non si può nutrire sempre
       una serpe in seno, né alzarsi ogni notte a seminare spine nel
       giardino della propria anima. Non mi sarà difficile farlo, se mi
       aiuti un po'. Ho sempre prontamente perdonato qualsiasi cosa
       che tu mi abbia fatto nei tempi passati. Allora non te ne
       giovasti. Solo coloro la cui vita è senza macchia possono
       perdonare il peccato. Ma ora, che giaccio nella disgrazia e
       nell'umiliazione, è diverso. Il mio perdono dovrebbe
       significare moltissimo per te, ora. Che succeda presto o tardi,
       tra poco o mai, la mia strada è chiara  di fronte a me. E non
       posso permetterti di vivere portando nel cuore il peso di aver
       rovinato un uomo come me. Il pensiero potrebbe renderti
       duramente indifferente, o morbosamente triste. Devi toglierti
       il fardello e caricarlo sulle mie spalle. Devo dire a me stesso
       che né tu, né tuo padre, moltiplicati mille volte, avreste mai
       potuto rovinare un uomo come me, che io ho rovinato me
       stesso e che nessuno, per grande o piccolo che sia può essere
       rovinato se non per sua stessa mano.
       Naturalmente so che - da un certo punto di vista - le cose
       saranno più difficili per me che per gli altri. Devono esserlo,
       per la natura stessa del mio caso. I poveri ladri, o emarginati
       che sono detenuti qui, sono per molti versi più fortunati di me.
       Il tratto di grigia città o di verde campo che è stato testimone
       del loro peccato, è piccolo; per trovare chi non sa nulla di
       ciò che hanno commesso non devono andare più in là di
       quanto volerebbe un uccellino tra il crepuscolo prima dell'
       alba e l'alba stessa. Ma per me " il mondo è ridotto a un palmo
       di larghezza" e ovunque mi giro, il mio nome è scritto sulle
       pietre a piombo. Perché sono passato - non dall' oscurità
       alla breve notorietà del crimine, ma da una sorta di eternità
       della fama a un'eternità dell'infamia, e talvolta mi sembra di
       aver mostrato - in caso fosse stato necessario - che tra la
       fama e l'infamia c'è un solo passo, e forse ancor meno. (...)


         Oscar  Wilde  da    Per sempre tuo

OSCAR WILDE ( Per sempre tuo ) 3



(...) Il fatto che tuo padre sia stato in grado, non solo di mandarmi
       in prigione per due anni, ma di tirarmi fuori per un pomeriggio
       e farmi dichiarare pubblicamente in bancarotta, fu per lui un
       piacere in più inatteso. Mentre fu per me il culmine della mia
       umiliazione. Se tuo padre non avesse avuto il diritto di rifarsi
       su di me per le spese processuali, tu, lo so benissimo, saresti
       stato - almeno a parole - molto comprensivo per la totale
       perdita della mia biblioteca: una perdita irreparabile per un
       uomo di lettere. Di tutte le mie perdite materiali, fu la più
       tremenda per me. E, ricordando le somme di denaro che avevo
       speso per te a piene mani, e ricordando altresì di aver vissuto
       per anni alle mie spalle, avresti potuto almeno prenderti la
       briga di ricomprarmi alcuni libri. I migliori furono venduti per
       meno di 150 sterline: circa quanto io spendevo per te in una
       settimana qualsiasi. Ho ragione allora di dire che l'Odio
       acceca le persone? Lo vedi ora? Provaci, se non riesci. Non ho
       bisogno di dirti con quale chiarezza lo vedessi io, allora
       come adesso. Ma dicevo a me stesso : " Devo conservare l'
       Amore nel mio cuore ad ogni costo. Se vado in prigione senza
       amore, cosa ne sarà della mia Anima? Le lettere che ti scrissi
       a quel tempo erano i miei sforzi per mantenere l'amore come
       nota dominante della mia natura. Se lo avessi voluto, avrei
       potuto fart a pezzi con aspre recriminazioni. Avrei potuto
       dilaniarti con le mie maledizioni. Avrei potuto metterti di
       fronte uno specchio e mostrarti un'immagine di te in cui non
       ti saresti mai riconosciuto, se non vedendoti rimandare l'
       immagine dei tuoi stessi gesti d'orrore, e allora avresti capito
       a chi apparteneva quella forma, e avresti odiato lei e te stesso
       per sempre. Ma anche più di quello. Io pagavo per i peccati
       di un altro.  (...)


             Oscar Wilde  da    Per sempre tuo

OSCAR WILDE ( Per sempre tuo ) 2



(...) Dei disastrosi esiti della mia amicizia con te non farò
       menzione. Penso solo alla sua qualità finchè è durata. Per me
       fu intellettualmente degradante. Tu avevi i rudimenti di un
       temperamento artistico in embrione. Ma ti ho incontrato
       troppo presto o troppo tardi, non so. Quando eri lontano
       andava tutto bene. Nel momento a cui mi riferisco, all'inizio
       di dicembre di quell'anno, ero riuscito ad indurre tua madre a
       mandarti via dall' Inghilterra. Raccolsi di nuovo i fili rotti e
       sfilacciati della mia immaginazione, ripresi in mano la mia
       vita, e non solo terminai i tre rimanenti atti di Un  marito
       ideale, ma ideai e completai quasi per intero altre due opere
       completamente diverse, la Tragedia fiorentina  e  La santa
       cortigiana , quando all'improvviso, senza essere
       stato invitato, senza essere il benvenuto e in circostanze fatali
       per la mia felicità, ritornasti. Non fui più in grado di
       riprendere i due lavori lasciati incompiuti. Non riuscii più a
       trovare lo stato d'animo che li aveva creati. Poiché ora tu
       stesso hai pubblicato un volume di poesie, saprai riconoscere
       la verità delle cose che qui ti dico. Che tu ci riesca o meno,
       questa rimane un'odiosa verità nel cuore della nostra amicizia.
       Finchè rimanesti con me, sei stato la rovina della mia Arte; mi
       vergogno e mi biasimo oltremodo per averti permesso di
       frapporti fra me e la mia Arte. Non potevi sapere, non potevi
       capire, non potevi apprezzare. Né avevo alcun diritto di
       aspettarmelo da te. I tuoi interessi erano solo per i tuoi
       appetiti e i tuoi umori. I tuoi desideri erano solo per il
       divertimento, per piaceri più o meno ordinari. Erano ciò che
       il tuo temperamento richiedeva e al momento non richiedeva
       altro. Avrei dovuto vietarti la mia casa e il mio appartamento,
       se non per qualche invito. Mi biasimo senza riserve per la mia
       debolezza. Fu pura debolezza. Mezz' ora spesa in compagnia
       dell' Arte era sempre meglio di un'eternità spesa con te. Nulla,
       in nessun periodo della mia vita, fu più importante per me
       dell' Arte. Ma nel caso di un artista, la debolezza è poco meno
       di un crimine: se è una debolezza che paralizza l'
       immaginazione. E inoltre mi biasimo per averti consentito di
       portarmi alla più totale e disonorevole rovina economica.(...)


             Oscar  Wilde   da    Per sempre tuo

OSCAR WILDE ( Per sempre tuo ) 1



Gennaio - Marzo 1897
Carcere di Reading

(...) Caro Bosie,
dopo una lunga quanto sterile attesa, mi sono risolto a scriverti,
 tanto per il tuo bene quanto per il mio, perché non voglio pensare di aver trascorso due lunghi anni di carcere senza aver  ricevuto da te nemmeno una riga, una notizia o un messaggio, ad
eccezione di quelli che mi hanno arrecato dolore.
Comincerò col dirti che mi biasimo immensamente. Mentre siedo qui, in questa cella buia, in abiti da carcerato, un uomo disgraziato
e rovinato, mi biasimo. Nelle notti tribolate e colme di angustia, nei
lunghi, monotoni giorni di dolore, è me stesso che condanno. Mi
condanno per aver consentito ad un'amicizia priva dell'aspetto
intellettuale, il cui scopo non era la creazione e la contemplazione
di cose belle, di dominare interamente la mia vita. Fin dall'inizio ci
fu tra noi un'enorme distanza: tu eri stato ozioso a scuola e ancor
più ozioso all'università. Non ha capito che un'artista, e specie uno
come me per il quale - per così dire - la qualità del lavoro dipende
dall'intensificazione della personalità, richiede per lo sviluppo della sua arte la compagnia delle idee, e un'atmosfera intellettuale,
quiete, pace e solitudine. Tu ammiravi il mio lavoro quando era
finito: godevi dei brillanti successi delle mie prime e i brillanti
banchetti che le seguivano; eri orgoglioso - com'è naturale - di
essere l'amico di un artista così distinto, ma non potevi capire le condizioni che richiede la produzione di un lavoro d'arte. Non
parlo per esagerazioni retoriche, ma in termini di assoluta verità
rispetto ai fatti, quando ti ricordo che durante tutto il tempo in cui
siamo stati insieme, non scrissi una sola riga. Che fossimo a Goring, Londra o Firenze o in qualunque altro luogo, finchè eri
al mio fianco, la mia vita era completamente sterile e priva di
creatività. E salvo pochi intervalli - mi dispiace dirlo - tu eri al mio
fianco sempre . (...)


        Oscar  Wilde da    Per sempre tuo

L'amore che non osa pronunciare il suo nome ( Wilde ) - Brian Gilbert

 
 


          Qual è l'amore che non osa pronunciare il suo nome? 

domenica 18 dicembre 2016

Le relazioni pericolose - Stephen Frears

 
 

Ho sempre saputo di essere nata per dominare il vostro sesso e per vendicare il mio...

LE FERITE DELLE DONNE ( L'amore romantico ) ( 3 )




(...) Negli stati medio- alti della società, le relazioni fra i sessi ( e
      non solo ) erano regolate dalla morale borghese, che si basava
      sul controllo dei sentimenti e sul perbenismo di facciata, teso a
      nascondere e a colpevolizzare le manifestazioni della sfera
      istintuale, considerate una minaccia per l'ordine della società.
      Questo codice di comportamento negava lo spazio riservato all
      amore e all'attrazione naturale verso una determinata persona,
      rimuovendo l'affettività in nome delle convenzioni sociali.
      L'esclusione della vita pulsionale alimentava - però - pesanti
      tensioni, rese ancora più drammatiche dal mito dell'amore
      romantico, che con la sua carica passionale e sensuale rendeva
      evidenti la distanza tra le pratiche sociali e i modelli
      immaginari.
      Diffusosi fra gli intellettuali e le classi privilegiate, il codice
      dell'amore romantico predicava la sublimazione degli istinti in
      nome di una visione spirituale e angelicata dell'amore, che
      veniva considerato una forza purificatrice e catartica, capace
      di elevare l'uomo verso le più sublimi sfere dell'essere. Esso
      prevedeva - pertanto - il disprezzo per gli aspetti materiali e
      corporei della vita in nome di mete alte e immateriali. Nella
      percezione quotidiana, l'idealizzazione dell'amore romantico,
      si traduceva nel gusto per gli aspetti più sdolcinati dell'amore,
      nell'elogio della castità come garanzia della purezza del
      sentimento, nell'esaltazione del furore passionale come
      affermazione di libertà e di elevazione spirituale.
      Questo processo di idealizzazione della sfera emotiva implicava
      una nuova visione della donna, che recuperò la duplicità di
      angelo e di diavolo tipica del Medioevo. In quanto intimamente
      legata ai meccanismi della vita e della morte, la donna veniva
      considerata una creatura tentatrice e satanica, preda degli
      istinti più misteriosi e controllabili, istinti - però - che il
      Romanticismo esaltava come antitesi di una ragione ritenuta
      troppo fredda e calcolatrice, e quindi inibitrice della sfera
      pulsionale. E' questa l'immagine della donna-sfinge, la donna
      misteriosa e seduttrice, capace di scatenare risposte sfrenate
      da parte dell'uomo.
      Parallelamente - però - l'amore romantico, celebrava una
      visione opposta della femminilità, che ne esaltava gli aspetti
      spirituali. Così, elevata e nobilitata, la donna diventava una
      figura celeste, in grado di condurre l'uomo verso le mete più
      sublimi. A  sostenere questa nuova immagine idealizzata della
      femminilità, intervenne anche la Chiesa cattolica che, con la
      proclamazione nel 1854 del dogma dell' Immacolata
      Concezione, abbandonò l'idea della donna tentatrice per
      esaltare la donna come figlia spirituale di Maria, simbolo di
      purezza e di dedizione. La carità e la comprensione divennero
      gli attributi di questa donna- angelo, garante della
      comunicazione tra l'uomo e il mondo invisibile. Sdoganata dai
      suoi aspetti istintuali e naturali, la  donna veniva così
      riabilitata come depositaria della fede, figura mistica capace
      di salvare l'uomo dal suo gretto materialismo e facendolo
      accedere alle sfere del divino. (...)


          Vera  Slepoj   da    Le ferite delle donne

LE FERITE DELLE DONNE ( 2 )




(...) E' indubbio che gli uomini abbiano più disprezzo verso le
      donne di quanto le donne ne abbiano verso gli uomini e,
      proprio in quanto analisti, c'è da chiedersi il perché. Molti
      autori sono concordi nel ritenere che il disprezzo maschile
     ( e più generalmente culturale, essendo stata la cultura fino ad
      ora appannaggio degli uomini ) per la donna derivi dalla
      profonda paura di rimanere invischiati nella dipendenza della
      madre, inconsciamente vissuta come onnipotente, paura che in
      seguito viene proiettata sulla vagina, spesso rappresentata nell'
      immaginario collettivo, artistico o letterario, come un gorgo
      oscuro, una caverna, o la profondità del mare, che può
      inghiottire, far scomparire, annullare. Lo stesso sentimento che
      costrinse Ulisse, uno dei più importanti archetipi della
      coscienza maschile, a farsi legare alla nave dai suoi marinai,
      per sfuggire ai pericolosi richiami delle sirene. Ricorre , nella
      psicologia maschile, una figura femminile terrorizzante ed
      estremamente potente, che non aspetta altro che irretire l'uomo,
      manipolarlo, approfittarsi di lui : da questa trappola in cui
      può cadere per amore o per debolezza della carne, l'uomo deve
      difendersi con tutte le sue forze, per mantenere intatta la
      propria oggettività. "Si può fare l'ipotesi," afferma Karen
      Horney ( psicanalista ), " che persino la glorificazione della
      donna che egli compie, tragga origine non solo dai desideri
      dell'amore, ma anche dal desiderio di nascondere la propria
      paura."  Si può cercare e trovare - tuttavia - un'evidenza
      analoga al disprezzo che spesso gli uomini manifestano
      ostentatamente col loro atteggiamento. L'amore e l'adorazione
      significano in realtà : " Non c'è motivo di avere paura di un
      essere così meraviglioso, così bello, così santo." O -
      parimenti :" Sarebbe troppo assurdo avere paura di una
      creatura che - tutto sommato - ha così poco valore ".  (...)


            Vera  Slepoj  da   Le  ferite  delle donne

      

LE FERITE DELLE DONNE




(...) Non sono stati certo pochi gli uomini illustri, da Aristotele a
      Tommaso d' Aquino, da Tolstoj a Moebius che hanno
      dichiarato in saggi, romanzi e dissertazioni pseudo- 
      scientifiche l'inferiorità intellettuale, morale e perfino umana
      della donna. Lo stesso Freud, non soltanto con il concetto di
      invidia del pene, ma anche con l'ipotizzare un masochismo e
      un narcisismo strutturali, l'ha dipinta come una figura 
      mancante, costretta dalla sua debolezza ad usare strumenti
      sotterranei, come la manipolazione, la seduzione o l'          
      aggressività passiva, per ottenere considerazione. Le donne
      occidentali sono cresciute e vissute per secoli all'interno di un
      paradigma che le svalutava e con questo si sono identificate
      perché costituiva l'unico modello disponibile. " Dopo essere
      andata oltre il primo tentativo di chiarirsi la mancanza del
      pene", afferma Freud, " considerandola come una punizione
      personale, e dopo aver compreso la generalità di questo
      carattere sessuale, la donna comincia a condividere il
      disprezzo dell'uomo per questo sesso minorato in un punto
      decisivo e, almeno in questo giudizio, si trova assimilata all'
      uomo." Oltre ad un' inferiorità di tipo sessuale, Freud sostiene,
      attribuendola alle vicissitudini del complesso di Edipo, anche
      un'inferiorità morale della donna. Secondo Freud - infatti -
      mentre il maschio è spinto dall'angoscia di castrazione a
      rinunciare alla madre e a identificarsi con i divieti e i precetti
      morali del padre, costruendo così un proprio Super- Ego
      autonomo, la bambina, che non ha nulla da perdere sapendosi
      già castrata, ed è quindi meno motivata ad intraprendere un'
      analoga interiorizzazioni delle norme parentali, svilupperebbe
      un Super - Ego più debole. La minore riuscita di questa
      interiorizzazione determinerebbe - inoltre - una minore
      capacità di pensare in modo oggettivo e astratto. " Si esita a
      dichiararlo " , sostiene Freud, " ma non ci si può sottrarre
      all'idea che per la donna il livello di ciò che è eticamente
      normale, sia differente. Il su Super- Ego non diventa mai così
      inesorabile, così impersonale, così indipendente dalle sue
      origini affettive come esigiamo che sia nell'uomo. I tratti del
      carattere, che da tempo immemorabile la critica ha rinfacciato
      alla donna, - che essa mostra minor senso di giustizia dell'
      uomo, minore inclinazione a sottomettersi alle grandi necessità
      della vita, che troppo spesso si lascia guidare nelle sue 
      decisioni da sentimenti di tenerezza o di ostilità - troverebbero
      amplissimo fondamento nelle modificazioni subite dalla donna
      nella formazione del suo Super- Ego.  (...)


              Vera  Slepoj   da   Le ferite  delle donne


Giuni Russo - Ave Maria

 
 
 


                                            Prega per il peccatore, per l'innocente...

sabato 17 dicembre 2016

PER SAPERNE DI PIU' SU JUNG ( DAL PROFONDO DELL' ANIMA )







                            Occuparsi dei sogni significa prendere coscienza di sé...


                         

                                                       C.G.J.
                                                    


TI MASTICO D'AMORE




Ti mastico d'amore come fossi radice succosa,
eppure non è rimasto nulla nella tua testa,
nemmeno il tempo fugace d'una primavera uggiosa.
Hai rimescolato in fretta le carte e fissato i contorni
- capita spesso alla fine del conto -
e senza priorità di valori.

E' così che si chiama il dolore, come uno stecco
secco fra i denti che resta, passato il sapore.
Miagolìo  di un gatto che cerca due gocce di latte,
tenerezza molesta ch'è bene resti fuori dal sacco.
Lì, sulla finestra.


          frida

Pasiòn






                                       No, no digas que yo me muero...





giovedì 15 dicembre 2016

IL SEGRETO DI CAINO





                                                         Il  Dolore di Caino



Ormai sono
uomo senza mistero.
Già nel primo
bruciato meriggio
ho visto il volto di Dio.

Ormai sono
vacuità assoluta:
deserto orrido serale,
solo con l'amara
gioia di non incontrarmi
più.

Ora sovrasta la notte,
ma con lena cammino ancora
solo a lasciare orme
sull'arsa duna;
e gli altri a dire " Fino
là oltre andò a esplorare..."

Oh, dietro
a nessun inganno io corro:
un'unica sete amo
che mi allunga la vita.

Ma se tra i campi
restavo coi bruti che più amo
a far solchi e poi stanco
a dormire roco su qualunque
selciato, questo
m'avrebbe forse
fatto pago?

Torture del cuore
mi hanno spinto sul fratello pastore,
ad avere pietà di lui;
la voluttuosa pietà di provare
cos'era l'uccidere; poi
da tortura d' Iddio
 a partire.

E non ho ucciso
per essere solo ( la solitudine mia
fu purulento tumulto di foce
a cui s'aggruma la feccia
di fracide alghe ).

Urlando
per sopraffare l'assurdo silenzio
che m'inseguiva
dalle selve fuggii
a costruire città.

Non ho ucciso per gelosia di Iddio:
verso lui nell'offrirgli primizie
la faccia tenevo
ostinatamente
in seno.

Non perché volessi
le fiere lanciarsi su fiere; ricordo,
tutto era placido ancora,
sommerso in pace profonda
come vergine in sonno.
Avevano ancora
un sorriso innocente
le cose.

Mi sono annerite d'un tratto
le vene, un misterioso essere
danzava in me.
Fu rotto alfine
l'atroce equilibrio. Silenzio
delle cose dell'anima, rotto
alfine
da Caino.

E d'allora
scavai con le mani la fossa
ma senza morire:
là dentro m'insegue l'immane
ruggito di tutti i ricordi.
Ora io cerco l'infinito silenzio
e attendo che dentro mi getti
Qualcuno.


     David  Maria  Turoldo   da     Poesie

IN ( NOMINARE )




Tagliami, correggimi la rotta tra le righe
e uccidi il segno che travalica il senso
( se senso senti );

non  credo - per quanto certa io navighi alfabeti
a vocali- che spianino la strada della vita
( se vita vuoi )

oppure consonanti buone a pilotare i sogni
che soli io e te sappiamo fare
(se al sogno credi ).

Succede che di giorno io lo chiami amore
e poi - di notte - mi si spezzi fra le dita
macchiandomi d'inchiostro.
Ma basta una parentesi a stanare le sillabe
del dubbio che mi avvolge: un punto
a capo che fa vuoto intorno, e che mi sbianca
di futuro il foglio. Ma tu solcami - comunque -
segnandomi di tempo .


        frida



Night and Day

 
 


                                                  Notte e giorno sei unico...

mercoledì 14 dicembre 2016

" Discorso sull'amore " Sant' Agostino - Christian Duguay

 
 


                                                    L '  Amore è  tutto ....

CHE COS'E' L'AMOR... ( 2 )



(...) Fabio Bacchini, esperto di filosofia della mente, osserva che
      nel periodo dell'innamoramento, la persona è molto simile a 
      un folle. Non per nulla si dice " pazzo " d'amore. Freud
      teorizzava che l'innamoramento consiste essenzialmente nella
      sconsiderata sopravvalutazione dell' amata  ( o dell'amato ).
      Ma non è questa l'unica follia dell'innamoramento, che - 
      secondo  l'autore - tipicamente ritiene che il suo amore sia
      involontario e al tempo stesso volontario ( una cosa 
      impossibile ). Da una parte, non si può amare senza credere
      alla reale involontarietà del proprio amore : " L' amore è 
      spesso paragonato alla malattia perché, come la malattia,
      assale senza essere cercato." Dall'altra parte, se non ho scelto
      di amare la persona che amo, che amore è il mio?
      Salvatore Veca prende l'avvio da un'osservazione di Roland
      Barthes secondo cui l'interesse per il discorso amoroso può
      essere soddisfatto solo parlando a qualcuno o di qualcuno.
      Rifacendosi all' Alcibiade platonico, si può concludere che si
      conosce l'amore solo per mezzo dell'esperienza o della
      sofferenza: alcune verità sull'amore possono essere apprese
      solo sperimentando la propria personale passione. Inoltre,
      nell'esperienza amorosa, si cerca una persona a noi
      complementare; infatti si prova  " la condizione dell'essere
      un tipo di essere insaturo e mancante: ma il deficit può essere
      superato solo grazie alla contingente esplorazione dell'altro
      e al riconoscimento di quell'altra persona come la persona che
      ha la bellezza che manca all'essere desiderante perché
      insaturo".
      Chiara Lalli, filosofa, nel saggio Amore senza Stima  si
      domanda se essa sia indispensabile all'amore. E' possibile
      cioè amare qualcuno di cui non si ha stima - morale o
      intellettuale? Oppure perdere la stima e tuttavia continuare
      ad amare qualcuno?. Secondo l'autrice, la stima è una
      componente necessaria dell'amore, e i casi che sembrano
      smentire questa regola sono in realtà casi di dipendenza, non
      di amore.
      Alan Soble, anch'egli filosofo, affronta il tema dell'amore
      romantico, quello che ha sempre ispirato poeti e scrittori e
      cerca di distillarne l'essenza. Secondo Soble, il " motore"
      dell'amore è l'ammirazione, cioè il desiderio di assomigliare
      all'altra persona. Ciò conduce alla passione per l'unione, che
      è il cuore dell'amore romantico, la voglia di fondersi con
      l'altro. Da qui vengono l'esclusività e tutto il resto. Se l'amore
      è brama di fusione, dobbiamo ripensare all'apparente
      altruismo dell'amore romantico, che è ora solo una forma di
      egoismo allargato, quando " i confini " tra due persone si
      rompono.
      Infine l'ultimo saggio di Ronald de Sousa ha un titolo assai
      intrigante per un tema come l'amore : L ' Amore
      dedigitalizzato . L' autore usa la terminologia dei
      computer per indicare che noi tentiamo di incasellare l'amore
      in categorie definite ( e perciò digitali ). Gli amanti, ad
      esempio, sono " fuorilegge " per natura, etc.
      La sfida dell'amore individuale è sfruttare le infinite possibilità
      dell'estetica, e quindi dedigitalizzare il rapporto tra una
      coppia di individui . (...)


   Margherita   Hack  da Prefazione  al libro   Cos'è l' Amor
     

CHE COS' E' L' AMOR...

 
 
           
                                 " Lei  dov'è ? "     Robert  Frank
                              
      
                             

(...) Le opinioni sul tema dell'amore, affrontato da un punto di vista
       scientifico, sono poco o punto sconosciute. I saggi prendono in
       considerazione in maniera privilegiata l'amore sessuale;
       lasciano quindi sullo sfondo gli altri tipi di amore, come per
       esempio l'amore ( o il voler bene ) tra genitori e figli, e come
       l'amicizia, che a volte è più profonda e duratura dell'amore.
       Secondo un grande studioso come Freud, il conflitto tra gli
       impulsi erotici e la moralità è il conflitto centrale nella vita
       psichica dell'individuo e fra individuo e società. Sempre 
       secondo Freud " i vincoli richiesti dalla nostra civilizzazione
       rendono la vita troppo difficile per la maggior parte dell'
       umanità e di conseguenza conducono all'avversione verso la
       realtà e all'origine delle nevrosi". Da queste considerazioni
       si può capire come l'amore possa essere vissuto in modo molto
       diverso da civiltà diverse e in epoche diverse. Steven Pinker,
       esperto di neuroscienze cognitive, nel suo saggio Folli
        d' Amore - malgrado il titolo - sviluppa una visione più

       utilitaristica che romantica dell'amore. Egli spiega infatti che,
       trovare il partner ideale, tra i sei miliardi di individui che
       popolano il mondo è impossibile : e allora accontentiamoci
       della persona migliore incontrata, il che però non significa che
       non se ne possa poi trovare una ancora migliore, ma il
      " vincolo " dell'amore ci impedisce di approfittarne.
       Robert  Frank, in un lungo articolo sviscera i vari aspetti delle
       relazioni fra due persone, gli interessi economici e la forza
       dell'irrazionalità dell'innamoramento; le difficoltà di
       conoscere a fondo un'altra persona, e descrive i vati tipi di test
       psicologici e le correlazioni con il buon o cattivo
       funzionamento della vita coniugale a distanza di parecchi
       anni e le interpretazioni collegate con la struttura del cervello
       delle persone.
       La psicologa evoluzionista Catherine Salmon riporta l'
       opinione di vari studiosi su che cosa sia l'amore romantico.
       Secondo loro, l'amore romantico è un processo biologico
       messo a punto dall'evoluzione naturale per facilitare l'unione
       tra partener sessuali adulti: non soltanto uno stato
       sentimentale interiore, ma una condizione finalizzata a
       favorire la riproduzione. Nel suo saggio, l'autrice esamina
       come le fantasie degli uomini e delle donne siano soddisfatte
       rispettivamente dalla pornografia e dai romanzi rosa. Ma
       malgrado queste differenze nelle fantasie erotiche, uomini e
       donne sarebbero selezionati in modo da poter mantenere
       legami di coppia duraturi.
       Margo Wilson e Martin Daly, entrambi professori di
       psicologia, scrivono un lungo saggio che tratta del senso di
       proprietà sessuale maschile, ancora così diffuso e testimoniato
     - purtroppo - dai frequenti episodi di cronaca in cui è quasi
       sempre l'uomo ad uccidere la partner che vuole abbandonarlo
       e che talvolta si suicida subito dopo il delitto. Gli autori si
       interrogano sul perché di questo senso di proprietà ed
       esaminano il comportamento di varie specie animali.
       Naturalmente tra gli esseri umani ci sono comportamenti
       culturali molto diversi da una società all'altra. Gli autori
       spiegano di aver voluto sottolineare ciò che è costante al
       variare delle culture, in alcune delle quali subire un
       tradimento è una cosa infamante che giustifica reazioni
       violente, mentre in altre è la gelosia a destare vergogna e la
       reazione violenta al tradimento è senza esitazione un reato.
       Il trattamento diverso dell'adulterio maschile e di quello
       femminile è largamente diffuso e solo recentemente - e solo
       nelle civiltà occidentali - si è giunti a considerarli
       giuridicamente e socialmente allo stesso modo . (...)


     Margherita  Hack  da  Prefazione al libro  Che cos'è l'Amor 
    



    N.B.  Propongo un estratto di questo testo perché, nonostante
             molte cose siano cambiate dalla data dell'edizione del 
             2003, e per quanto alcune affermazioni appaiano alquanto
             superficiali e non del tutto condivisibili, a tutt'oggi la
             cronaca ci conferma che il triste e preoccupante fenomeno
             della violenza sulla donne non si è per nulla fermato, anzi
             appare in costante aumento. Segno evidente che
             il problema di identità di genere e relazionale  non è stato
             né superato, né ( a mio parere ) abbastanza discusso.
             Prima di essere costretti a chiamare le forze dell'ordine
             per constatare l'ennesimo fatto di cronaca nera, forse
             occorrerebbe una maggior attenzione all'educazione della
             personalità quand'è in via di formazione, nonché  la
             volontà di considerare il fenomeno non un esecrabile
             fatto di cronaca, quanto un grave problema riconducibile
             a un disagio sociale.
            
           
 
        
                    

Che cos'è l'amor...

 
 


Che cos'è l'amor : chiedilo al vento,che sferza il suo lamento sulla ghiaia del viale del tramonto...





martedì 13 dicembre 2016

AVREI VOLUTO




Avrei voluto infilarti in uno schema,
cucirti di parole, renderti bello
per opera mia. Sentirmi intelligente
nel definirti. Mi sarebbe piaciuto
rendermi indipendente dal tuo nome
oltre il pronunciamento. Sigillarti
in un concetto, in un pensiero aperto
che sembrasse dialogante.

La vita - a pensarci - non ha nulla di eccezionale:
me la coltivo, come un piccolo orto discreto.
Illuminazioni nel dire lo renderanno - mi ripetevo -
unico.

Ma il tuo nome ritorna in altri nomi
quando meno ti aspetto. Evocarti
è il tuo sangue che ancora circola in me.
Darti voce è incrociarti nelle cose.


       frida

BELLEZZA E INTERIORITA'






                                                " Bellezza e bruttezza sono un miraggio
                             perché gli altri finiscono
                             per vedere la nostra interiorità".



                                     Frida  Kahlo



lunedì 12 dicembre 2016

RICOMINCIO DA TE

 
 


           Andy Prokh  fotografa la figlia Katherine e il gatto Lilù.                  



             "  Si instaurano rapporti speciali con alcune
                persone, ma anche rapporti con persone
                speciali. Non fa differenza: entrambi ci
               lasciano un ricordo che dura tutta la vita ."


                   Eloy Moreno  da   Ricomincio da te
          

Pas à pas nelle Antille ( 10 )

 
 
 
Scene di vita locale : preparazione del cibo

 
 
Suoni...canti... e...

 
 
...balli...

Pas à pas nelle Antille ( 9 )

 
 
 
 
Murales a Virgin  Islands

 
 
Sequenza  equina  1

 
 
Sequenza  equina  2

Pas à pas nelle Antille ( 8 )

 
 
 
 
Guardiamoci...ti prego...

 
 
L' asinella  dice...

 
 
Il  Babau

Pas à pas nelle Antille ( 7 )

 
 
 
 
 
Fiori  (  finti ) per te

 
 
Di cieca consolazione

 
 
La  nudità  del  dolore