Emilio Prados, Il poeta amato da Maria Zambrano
Di Emio Prados Such, Maria Zambrano coglie l' aspetto essenziale e remoto :
" A volte si ritirava da solo in un angolo di campagna, come un poeta mistico dell' Islam, come un " Sufi " , e forse proprio questo era veramente Emilio ".
***
A dire - forse - di una poesia che ha perseguito l' invisibile e la luce - che ha assegnato alla luce una natura lignea, da toccare, con le spine che ti bucano la mano. Poesia dell' oltreterra ma terrena, con angeli issati dal fango a una sapienza angolare, che prevede la mungitura, il vello e i capezzoli a pieno latte.
Dice di lui Maria Zambrano . " Che il poeta - la cui " vocazione " era stata quella di abbandonarsi totalmente nella vita e nell' essere - si era rivelato compiutamente al cospetto della morte ".
Emilio Prados scrisse i suoi primi versi in Svizzera nel 1921, nel sanatorio di Davos Platz, dove era ricoverato per una tubercolosi polmonare. La malattia lo svuotò di sé, consegnandolo alla poesia delle cose ultime e - dunque , per sempre prime, per sempre qui - e- ora. Di qui, una poesia al contempo concreta e trasfigurata, come di figure perfezionate nel riflesso, rovesciate sul lago - superficie irta, dove la verità trova giustificazione nel suo doppio. Poesia - dunque - che va bevuta.
Quanto vicini ! Dal tuo occhio al mio
non il canto di un' anima !
Annodati sopra il vento,
come uccelli ad uno stesso
filo, sospesi ambedue
al cielo. Quanto vicini
i nostri profili in mezzo
al giorno! Che alti ! Puri
volano , in alto, slegati,
liberi dal mondo i volti
persi nella luce - aperti
come fiori senza stelo -,
viventi, ma senza corpo
che li possa incatenare
alla terra, là nel fondo !
***
NUOVO AMORE
Questo corpo che Dio mi pone tra le braccia
per insegnarmi a varcare l' oblio,
ignoro di chi sia.
Finché non lo ha conosciuto
un angelo nero, ombra colosso
prossima ai miei occhi : vi è entrato
come un fiume silenzioso e tenace.
La sua corrente tutto ha distrutto :
gli intimi luoghi, i più nascosti
ha visitato e contorto : è cresciuto
violento e dolce, ha flagellato e fatto scempio
dell' altro mondo, ai margini del bacio :
unico fiore che ancora vive nello spazio
e muta l' assenza in più fecondo ardore.
Nella carne ha aperto le sue vaste ali,
ha infilato le piume nel mio petto.
Tutto un fremito, annuncio di altri dubbi...
Non so a quale vita possa farmi accedere
l' ingresso di questo angelo.
Sono solo un tempio
rovinato da quando da me è giunto :
lume vacuo,
porta chiusa presso l' eterno.
Chi fui non so : lo saprò
quando questo corpo mi abbandonerà
e rinascerò da labbra
distaccate dal calore che le ha create...
Ma oggi - finalmente - ho frenato il giorno,
ho spezzato il cuore del tempo ,
anche se dentro me - come un pugnale -
sento l' angelo che cresce, che mi tormenta.
***
Ho chiuso la mia porta al mondo,
ho perso la carne per il sogno...
Sono rimasto magico, invisibile,
nudo come un cieco.
In piena, fino al bordo degli occhi,
mi sono illuminato da dentro.
Tremulo, trasparente,
sono rimasto nel vento
proprio come un bicchiere
d' acqua, come
un angelo di vetro
in uno specchio.
Emilio Prados da Llanto en la sangre

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