mercoledì 17 aprile 2024

IL SUPERFLUO DI FILIPPO

 



                                                        Beato chi non sa, chi non ricorda...




Elio Filippo Accrocca, poeta laziale, di cui è ricorso il centenario della nascita lo scorso anno, fu legatissimo a Roma, soprattutto al quartiere di Portonaccio, dove visse fino al 1943, dove la casa dove abitava fu distrutta da un bombardamento alleato.

La sua poesia, da un inizio neo realista, vira verso un ermetismo più legato a una ricerca stilistica, ma sempre traducendo in versi la sua esperienza personale segnata da numerosi lutti, come la tragica morte del figlio diciottenne in un incidente automobilistico, che darà vita alla raccolta " Il Superfluo ", di cui sono riportate qui alcune poesie.





IL RITORNO


Non riesco ad abituarmi

a non vederti più, a non sentirti:

è forse la condanna per chi resta?


Se avessi potuto raccogliere

nel cavo della mano la tua voce,

avrei almeno un'eco del respiro...


La tua aurora ancora scrive: è il fiato

d'una parola che rimane, il segno

della tua presenza indecifrabile.


Oggi due moto per le vie di Roma

( la stessa marca, stessa cilindrata ):

ho chiamato, ma hanno accelerato.


Se ripercorro quella litoranea

o sollevo la sabbia di Lavinio,

tra le dita riaffiora il tuo profilo.


La filigrana del viso

torna a emergere dal vuoto,

come a un'estrema lente di follia...



                                           ***


L' IMPRONTA


Se potessi portarti

qualcosa di quello che hai lasciato

di qua... fammi sapere che desideri.


Beato chi non sa, che non ricorda:

la memoria è da uccidere, non l'uomo.

Altro che un dono, la memoria è un peso.


Però se mi mancasse pure lei,

oltre che te, mi resterebbe il nulla:

la condanna sarebbe più straziante.


Le tue cose, gli oggetti col tuo nome

sono tappe del vivere

che ci danno l'impronta dei tuoi passi.



                                                ***


IL SUPERFLUO


Le pareti di casa

sono come le pagine

di un libro aperto

fessure e macchie 

sono date e nomi

che incrinano le vene

non sappiamo che il minimo

appena l'indispensabile

del tanto che esiste

non vediamo che il contorno

delle cose nel raggio

breve degli occhi

non possediamo che il cartoccio

degli oggetti di sussistenza

chiamata proprietà

ma se aggiungi un altro giorno

alla somma puoi dire

che sai e vedi e hai più del superfluo.



                                        ***


RITORNO A PORTONACCIO


Mutato ponte e più mutate cose

dell'inesausto vivere 

negli afoni mattini. Si fa monte

il ricordo degli anni quando ancora

intatta era l'immagine dei pini

densi di fumo e l'isola

di verde m'accoglieva

ogni giorno al passeggio contemplato

dei treni amici e delle amiche grida.

Oggi mutata è pure la mia vita

e il desideri, e il senso

delle parole s'è trasfigurato :

tanta merce è passata e tanto fiato...

Solo intatto mi resta

l'intramontato innesto ( amore? odio? )

per il mio Portonaccio fatto mesto

e ilare, sconvolto e avvolto a un tempo

da memoria che rende l'ora desta.



                                              ***


LA GUIDA


Vorrei essere insensibile

come un oggetto,

una cosa scartata dal destino.


A passo d'uomo

ho ripercorso l'ultima tua strada

per ritrovare l'ombra di un tuo gesto.


Eri tanto, eri tutto:

l'universo si rifletteva in te;

ora che non sei evanescenza: nulla.


Tua madre ha fatto il bucato

con le lenzuola dove dormisti

l'ultima notte : portano il tuo fiato.


Hai compiuto con noi un breve tratto,

ora osserviamo il vuoto che hai lasciato,

occupato soltanto dal ricordo.


Oggi che hai vent'anni

ti ricreiamo con la fantasia

nel luogo che conserva la tua voce.


Mi metto le tue scarpe, i tuoi calzini,

ricammino con te,

ma non so chi dei due sia la guida.



               Elio Filippo Accrocca   da     Il Superfluo






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