sabato 24 agosto 2019
LA VOCE DEL SILENZIO 2
Nel tuo silenzio a volte tremo
scoprendo profondità senza misura.
Sono l'abisso cieco della mente
non più custode di me stesso,
oggetto senza profilo
e senza calcolo.
Nel suo abisso, l'essere è paura.
Occhio che non ha palpebre il pensiero
preso dal peso della gravità.
Stanotte il cielo è piatto come un marmo,
nero.
***
Mai mi vedrai assente,
non lo potrei né lo vorrei
anche se non sono che la cronaca remota
di un attimo battente delle ciglia.
Noi due: il muto intraducibile
e la voce che ti percorre senza tregua.
Ora c'è un battere di ali nel tuo cosmo
Angeli, presenze
per sciogliere il silenzio della soglia.
***
A volte il tuo silenzio
mi manda forme e modi
per discernere fuochi
che proteggano
dal gelo della mente.
Allora il tuo silenzio
è radice nascosta
di fede nell'essere,
trascendenza e destino
sull'orlo della soglia.
***
Almeno so che nascondi segreti,
che attraverso di te passa ogni contatto
con le cose velate,
con l'ombra che a me ti cela.
Qualcosa di più io sono
oltre l'esistere,
germoglio
oltre il silenzio,
oltre i luoghi delle sirene cantanti.
E lontano scaglio i passi incerti
della mia anima.
***
Filtro di comunione fra te e me
il tuo parlare silenzioso.
Perdona il mio limite,
sento che non sei una natura morta
e che le tue lezioni non capite
non sono una menzogna.
Sul prato d'erbe è steso tutto il sole.
***
Càlmati per ora, sembri dirmi,
lascia che la luna cada nei suoi spazi
e ascolta la nuda esistenza del vivente
dove tutto si decifra dal suo limite.
Anche il sole è ostaggio del suo viaggio.
***
Cadono foglie, coprono i battenti :
è vicina la sera.
Sono qui, veglio e imploro il tuo senso -
che si sveli l'inimmaginabile,
che il nulla del silenzio diventi
necessità di voce,
attrattiva di conoscenza,
fuoco d'annunciazione.
Il mio io dentro il tuo sguardo
che su di me si china
guarderà da sé fino a te
per un dono di conoscenza improvvisa ?
Bruno Piccinini da E ancora ti parlo
venerdì 23 agosto 2019
AI POETI DI EMANUEL
Ridiamo della sorte insieme, bambola…
UNA SIGNORA
Sono rosa le sue labbra
imputridite nell'acqua.
Due appassite violette
le sue palpebre.
Fango i suoi occhi.
La sua voce quella di uccello strozzato.
La sua giovinezza passando
indugia nelle sue mani.
Svolazzano, agitandosi
come due farfalle
sul cadavere della sua carne.
C'è un cupo capriccio in lei,
come di una bocca morta che sorrida.
Le sue tornite gambe
dicono un'impudente bugia.
La sua anima giace
nel disordine di un'orgia,
sulle sue ceneri e gli avanzi dispersi
pende, come un filo di fumo azzurro,
un'eleganza di piccoli gesti.
***
CANZONE ITALIANA
Finché le tue labbra sono rosse,
finché i tuoi occhi ardono,
fino a quando
ridiamo della sorte
- insieme -
bambola.
Finché abbiamo denaro,
finché la polvere della vecchiaia
mi entri in gola e che non possa più cantare…
Che Dio ci guardi.
Finché tu guardi
dagli occhi più neri dalla braccia più forti,quell'uomo
finché la iella mi prenda,
finché l'inverno,
finché Dio ci guardi!
finché Dio ci guardi!
***
QUASI UN DIO
Sto morendo alla mercé di questo caldo,
ma potrebbe essere peggio.
Amo mia moglie
ma dovrei amarla di più.
Amo la mia ragazza ma il suo amore dovrebbe essere più universale.
Soltanto una parola la descrive, ma non so quale sia.
Tutto è più breve di qualcos'altro :
tutto è più uguale a Dio di qualcos'altro.
C'è competizione nel caos,
una cosa molto stupida.
Sono dubbiosa come un ramo di salice
che curvo ammicca all'acqua.
Emanuel Carnevali da Ai poeti e altre poesie
martedì 20 agosto 2019
INGEBORD
Rudolf von Alt - Dorotheum
I campanili della pianura dicono a nostra lode
che involontaria fu la nostra venuta e sui gradini
cademmo della malinconia, sempre più in basso,
con lucido ascolto della caduta.
Ingebord Bachmann da Grande paesaggio nei dintorni di Vienna
IL PENSIERO DI ( PER ) INGEBORD
Non devi assolutamente piangere…
STELLE DI MARZO
Ancora la semina è lontana. Si vedono
terreni inzuppati di pioggia e stelle di marzo.
Nella formula di pensieri infecondi
si configura l'universo seguendo l'esempio
della luce, che non sfiora la neve.
Sotto la neve ci sarà anche polvere
e, non disfatto, il futuro nutrimento
della polvere. Oh, il vento che si leva!
Altri aratri dirompono l'oscurità.
Le giornate tendono a farsi più lunghe.
Nelle lunghe giornate - non richiesti -
veniamo seminati entro quei solchi storti
e diritti, e si eclissano stelle. Nei campi
prosperiamo o ci corrompiamo a caso,
docili alla pioggia e - infine - anche alla luce.
***
NELLA PENOMBRA
Ancora mettiamo entrambi le mani sul fuoco:
tu per il vino del lungo fermento notturno,
io per la mattinale acqua sorgiva, che non conosce i torchi.
Il mantice attende il maestro, in cui confidiamo.
Non appena l'ansia lo scalda, il soffiatore giunge.
Via via prima di giorno, arriva prima del tuo richiamo:
è antico, come la penombra delle nostre ciglia rade.
Di nuovo egli fonde il piombo nella caldaia di lacrime :
per una coppa a te - occorre solennizzare il tempo perduto -
a me per il coccio pieno di fumo - che sarà versato nel fuoco.
Mi scontro così con te, facendo tintinnare le ombre.
Scoperto è chi esita, adesso,
chi ha scordato la formula magica.
Tu non puoi e non vuoi conoscerla,
bevi sfiorando l'orlo, dove è fresco :
come un tempo, tu bevi e resti sobrio,
e le ciglia ti crescono ancora, tu ancora ti lasci guardare!
Io, con amore, all'attimo protesa sono già, invece :
il coccio mi cade nel fuoco, piombo mi ridiventa
qual era. E dietro al proiettile sto,
monocola, risoluta, defilata,
e incontro al mattino lo invio.
***
ENIGMA
Nulla verrà più.
Non vi sarà più primavera.
Almanacchi millenari lo predicono a tutti.
Ma nemmeno estate ed altre cose
che recano il bell'attributo " estivo".
Nulla verrà più.
Non devi assolutamente piangere,
dice una musica.
Nessun
altro
dice
qualcosa.
Ingebord Bachmann da I. Bachmann. Poesie
ANTONIO E LA GRU
IL MAGLIONE
Prendi tra le tue mani
questo maglione tessuto coi nodi della memoria.
Conservalo, perché un giorno
ricorderai le mani rovinate
che lo tesserono nelle notti della tua infanzia.
E non potrai ritornare. E avrai freddo
quando scoprirai che vivere
talvolta è piangere.
Riparati con l'amore che troverai intrecciato al maglione:
ciò che il tempo ci toglie
è stato il tempo che l'ha ordito
in forme misteriose e semplici
che imbastiscono le nostre vite con altre trame.
E' impossibile amare fuori del tempo,
nessun infinito può comprendersi senza il suo filo
benché il manufatto del suo amore
ci mostri la bellezza ricevuta
solo perdendo chi più profondamente ci ha amato.
Non pensare - come Eliot -
che solo il tempo vince il tempo,
perché il tempo è invincibile.
Piuttosto realizza imprese quotidiane:
pensa a mamma, impara a lavorare a maglia
le tue ore in offerta :
punto di riso,
ricami in fuga,
spighe che si incrociano
con gli aghi della vita -
Metti il maglione
e intrecciane un altro per i tuoi figli.
***
NON E' UNA TERRA STRANIERA
Non è una decisione né un castigo.
Neanche un modo per vendicarsi
dell'esistenza e dei suoi danni.
Talvolta è indizio di carenze
biologiche o blocchi funzionali,
ma quella è d'un altro tipo: fa meno male.
Non è un viaggio verso un mondo diverso
un po' fuori o più dentro al mondo,
né un modo per salvare le poche cose
che contano quando ciò che conta è così poco.
Neppure è il luogo dove i tuoni
liberano il loro linguaggio e dove il fulmine
non la smette con la sua carica sull'anima.
A volte si riveste di ragioni
incredibilmente mature e perfino eccelse,
e a volte è possibile che il silenzio
l'occulti, eppure protesta in mille lingue.
Sembra il privilegio dei pochi
che vedono quel che il saggio non vede,
ma neanche è il luogo adatto agli uomini
che trovano nelle allucinazioni le risposte.
Non è una terra straniera la follìa.
E' l'unico modo in cui possiamo
morire quando farlo in altri modi
a noi è completamente proibito.
***
VOLANDO
Come l'aereo che ci trasporta,
veloce, indifferente, tanto che appena
arriviamo ad ascoltare il suo ruggito
il corpo passeggero che ora siamo,
così - terribile e santo - il nostro passo
a bordo di parole senza deriva :
dici amore, gemi la morte, nulla taci
e in loro va la tua vita e va volando.
***
GRU
D'inverno mi commuovono le gru.
Sembrano vive e realizzano
volteggi rivestendosi di cornacchie
che il suo acciaio decorano di pentagrammi.
L'essenza delle gru sono gli uccelli
migratori.
Le croci di questo secolo,
dove tutto è in movimento, sono le gru:
immobili, silenziose, inconcepibili.
Molte volte ho desiderato essere una gru,
ricevere la neve prima della terra,
gli uccelli, i raggi del mattino,
ed essere smantellato quando si concluderà
l'opera alla quale elevo il mio umile lavoro.
Le gru sono amiche degli uccelli.
Che vengono e si sistemano sulle mia spalle
fuggendo dal freddo: è quel che desidero.
Che cantino per me, voglio essere per loro
l'albero più semplice, perché soltanto
un asse verticale e un braccio spalancato
configurano la mia struttura permanente.
( Verrà la morte a dare vita a questo sogno
trasformandomi in uccello migratore )
E - nel frattempo - essere soltanto un rottame
utile tra cielo e terra. Qualcosa di invisibile
agli occhi di tutti, però mai
all'occhio così diverso delle cornacchie.
***
" Quis potest facere mundum de immundo
conceptum semine?" . (" Chi può estrarre il puro dall'impuro? )
Giobbe 14, 4
PUREZZA
Dal fango l'agricoltore, e la maestra
dal gessetto.
Dall'oscurità ogni poesia,
e io - che sono l'aria - dal rosato
fulgore delle vostre ali
mi sporco tutti i giorni fino ad essere puro.
Antonio Praena da Molte volte ho desiderato essere una gru
lunedì 19 agosto 2019
SE NON CI FOSSE DA PIANGERE...
domani… (in Parlamento )
ci sarebbe da ridere…
Del genere : " Se lo sapessi… lo dissi!!! "
Massimo Boldi
domenica 18 agosto 2019
MANTIENI IL BACIO 1
" I baci non sono l'anticipo di altre tenerezze, sono il punto più alto " ( Erri De Luca )
IL BACIO
(…) Il bacio è forse l'immagine che, più di ogni altra, condensa la
bellezza e la poesia dell'amore. Non a caso non c'è bacio nell'
amore mercenario e anche nella sessualità pornografica è
raro. Il bacio è il tempo di un'intimità che unisce in modo
sorprendente il luogo della parola con quello del corpo.Se non
c'è amore senza dichiarazione d'amore, non c'è amore senza
bacio.
Ogni amore è tenuto a mantenere il bacio. E' solo il bacio a
coniugare la lingua che dichiara l'amore con il corpo dell'
amante. Non c'è bacio d'amore che non implichi infatti la
lingua. Lo sappiamo: è la lingua che distingue un bacio d'
amore da altri generi di baci. Si può baciare affettuosamente
un figlio, un amico, un cane, un fratello, un padre o una madre.
Ma solo la presenza della lingua nel bacio implica l'erotismo
del desiderio.
L'amore coniuga questo erotismo - l'erotismo della lingua, del
bacio " della " o " con la " lingua, che può essere anche solo
sessuale o sensuale - alla dichiarazione d'amore, alla loro
dichiarazione: " ti amo". Ogni bacio d'amore dichiara, infatti,
sempre e silenziosamente " ti amo ". E' dal silenzio della lingua
che scaturisce la dichiarazione d'amore del bacio. Sentire la
lingua dell'amato è sentire il suo cuore; è dichiarare il mio
amore, è far esistere l'amore, è come fare l'amore.
Mentre mantengo il bacio, tocco la tua lingua, la tua voce, la
tua parola, il tuo nome. Mentre mantengo il bacio, trasformo
il tuo corpo in una nuova lingua e in un nuovo alfabeto.
Sento tutta la storia del tuo corpo depositata sul mistero unico
della tua lingua. Sento tutta la vita che ho vissuto passare in
questa nuova lingua che siamo diventati ora.
Mantengo allora il bacio, lo trattengo nella memoria e nel
tempo. La tua lingua rosa o di caramella, di pioggia o di neve,
di mare o di vento. La tua lingua come una nuova frontiera del
mondo. Mi allaccio e mi slaccio dalla memoria di tutti i tempi
e di tutti i baci che ho vissuto. Scopro che il mio corpo è fatto
per essere aperto,per ospitare una nuova lingua, per mescolare
le nostre lingue. Scopro che il mio corpo è esposto all'evento
nuovo della tua lingua impronunciabile. (…)
Massimo Recalcati da Mantieni il bacio ( Lezioni brevi sull'amore )
MANTIENI IL BACIO 2
(…) E' la gioia immensa dell'amore tra i Due quando accade.
Sentire tutto il tuo corpo nella tua lingua.Apprendere a parlare
in un altro modo. Apprendere una presenza nuova in me. Fare
esperienza della lingua che,come il mondo,nasce un'altra volta.
Il bacio non unifica, non compenetra, non fonde gli amanti in
un solo corpo.Nel bacio, i corpi restano divisi,separati, distinti.
L'intimità del bacio fa sprofondare l'Uno nell' Altro, ma i corpi
restano due. Anzi, è solo perché i corpi restano due che il bacio
è possibile. Una discesa veloce di scale, di valico di montagna,
di dirupo sul mare. Il cuore che precipita.
Come avvolto in un vento di primavera ti bacio,e riverso tutta la
mia lingua, tutto il mio mondo, tutto il mio essere ,in te. Io sono
tutto nella lingua che ti bacia e che ti parla. Sono ogni punto
della tua bocca, della tua voce, del tuo corpo, nelle parole
sconosciute della tua lingua.
Mantengo il bacio nel buio della notte e nella luce del giorno.
Lo mantengo nel tempo che passa. Lo mantengo nel furore
acceso del mondo, nella sua ferocia. Gli amanti scavano il loro
nascondiglio, la loro pace nella guerra, nell'infinito dolore
dell'essere. Quando si baciano spengono il rumore del mondo,
infrangendo la sua legge, sequestrano il tempo dal suo
movimento ordinario. Cadono insieme nelle loro lingue distinte
e abbracciate. (…)
Massimo Recalcati da Mantieni il bacio ( Lezioni brevi sull'amore )
MANTIENI IL BACIO 3
BRUCIA O DURA ?
(…) Brucia o dura? Se brucia si consuma rapidamente e non può
durare. Per durare non deve bruciare, ma deve abbassare,
affievolire la sua fiamma. Ma cosa diventa un amore che non
brucia più? Può esistere un amore che non sia più fuoco? Può
meritare - quell'amore - di essere chiamato ancora " amore "?.
Ma perché durare sarebbe meglio di bruciare?
La figura dell'innamorato sarebbe alternativa a quella del
marito; quella dell'amante sensuale a quella della moglie e
della madre.Il lessico familiare è la morte del lessico amoroso?
Da una parte c'è il fuoco dell'innamoramento, dall'altra la
presenza affettuosa del padre o del marito;da una parte l'
erotismo dell'amante, dall'altra la cura attenta della moglie o
della madre. Una parte brucia, l'altra dura.
Non è forse questo uno dei paradossi più decisivi dell'amore ?
Ma " come" nasce un amore? Come accade? Come avviene che
Due si incontrino e dichiarino di amarsi ? Qual è il segreto dell'
amore? Cosa lo accende, lo sospinge, lo tiene in moto? Cosa lo
anima? Cosa vuole l'amore ? Cosa significa dichiarare il
proprio amore?
E' tutto un inganno, un'illusione,una trappola come ritengono
in molti?Una perdita di tempo, un dolore inutile o un fastidio
da sopprimere per i più cinici? E poi: quanto dura un amore?
Non vive una contraddizione insanabile una dichiarazione d'
amore che vorrebbe essere per sempre ? O un amore non
finisce forse necessariamente in merda? Non finisce prima o
poi nell'odio? Non è questa la verità ultima sull'amore ?
Credere nell'amore a Due è allora credere a una fiaba?
Novalis ci avvertiva che il mistero dell'amore non si può
spiegare e che gli unici autorizzati a parlarne sono i poeti.
Gli psicoanalisti, invece, sono spesso tra i più decisi avversari
dell'amore come promessa che esige di durare per sempre.
Eppure in ogni epoca e ad ogni latitudine la nascita di un
amore sfida il tempo perché ogni amore degno di questo nome
vorrebbe sempre essere " per sempre ".
Massimo Recalcati da Mantieni il bacio ( Lezioni brevi sull'amore )
MANTIENI IL BACIO 4
L' ATROCITA' DEL LAVORO DEL PERDONO
(…) E' possibile perdonare un tradimento? E' possibile per un
amore che ha conosciuto la menzogna,l'impostura,lo spergiuro,
tornare ad amare lo stesso? Il perdono è un lavoro atroce. Per
certi versi ricorda quello del lutto. Si tratta di digerire
psichicamente una perdita. L'immagine ideale dell'amato si è
rotta per sempre. Il vaso è andato in frantumi. E non si può più
recuperare, tornare a com'era prima. Ma a differenza del
carattere penoso del lavoro del lutto,il lavoro atroce del perdono
implica che l'oggetto non sia irreversibilmente morto. E' morto,
ma è ancora vivo. E' andato via, ma è ancora qui.
Possiamo dimenticare un tradimento? Il tempo - come si dice -
non dovrebbe curare le ferite?Lo si dimentica per indebolimento,
per estinzione naturale del ricordo del trauma del tradimento?
Per perdita di memoria? Una sorta di amnesia cerebrale allora
sulla ferita dell'amante facendo cadere nell'oblio la percossa
subita ?
Come nel lavoro del lutto, anche il perdono costeggia la caduta,
la perdita di una presenza che dava senso al mondo e alla mia
esistenza. Questa presenza ora non esiste più. E' la doppia
esperienza della mancanza che accade in ogni lutto: il mondo
senza quella presenza è svuotato di senso e la mia esperienza è
un'esistenza perduta com'è perduto il mondo.
Il perdono non può mai essere una risposta immediata al
tradimento. Esige tempo, come ogni lavoro del lutto. Non esiste
lutto rapido o lutto facile, come non esiste perdono reattivo.In
questo consiste l'atrocità del suo lavoro: ci vuole tempo. Inoltre,
il lavoro del perdono, come quello del lutto, non cancella il
trauma della perdita, non può dimenticarlo, ma solo provare a
rielaborarlo simbolicamente. Perdonare non significa - infatti -
dimenticare: non si perdona perché si dimentica, ma si può
dimenticare solo se si perdona. (…)
Massimo Recalcati da Mantieni il bacio ( Lezioni brevi sull'amore )
MANTIENI IL BACIO 5
LA FERITA CHE DIVENTA POESIA
(…)Come accade per il lavoro difficile del lutto, anche il lavoro del
perdono non riesce mai a cancellare la ferita aperta dal trauma
del tradimento. Nel lutto si tratta della ferita provocata dalla
perdita di chi non è più tra noi, nel perdono si tratta della ferita
provocata dalla perdita di fiducia nella parola dell'amato o
dell'amata. La cicatrice del tradimento resta tatuata sul corpo
dell'amante.La sua presenza è indelebile.Il vaso non può tornare
com'era prima della sua rottura. Il perdono non può cancellare
la ferita.Piuttosto - quando accade - trasforma la ferita
elevandola alla dignità della poesia.
Esiste un'antica arte giapponese che può servirci per raffigurare
il miracolo del perdono. Si chiama Kintsugi. Una leggenda la
circonda: un mandarino molto potente rompe accidentalmente
un vaso della sua preziosa collezione. Disperato, cerca un
artigiano in grado di ricomporre il vaso com'era prima dell'
incidente.Gli viene fornito un nome, ed egli affida i cocci del suo
pregiato vaso nelle mani di questo vecchio artigiano. Il quale
però, anziché provare a nascondere le spaccature del vaso, a
ricostruirlo com'era prima cancellandone le crepe, le mette
volutamente in evidenza dipingendole d'oro. Si racconta che altri
mandarini, venuti a conoscenza della bellezza struggente di
questo vaso, abbiano rotto apposta i propri, chiedendo che
fossero ricomposti con lo stesso stile.
Nell' arte del Kintsugi vediamo in atto una straordinaria
operazione: il vaso è ancora quello di prima, anche se non è più
quello di prima. Ha cambiato immagine, è un altro vaso, eppure
è costruito sui resti del vaso rotto. Nonostante il trauma della
sua rottura, grazie alle mani sapienti del vecchio artigiano è
divenuto l'occasione per una nuova creazione: i punti di rottura
sono stati dipinti d'oro, le cicatrici sono divenute poesie.
In questo senso l'esperienza del perdono è un'esperienza di
resurrezione . L' amore che pareva morto, finito, gettato nella
polvere, senza speranza, ritorna in vita, ricomincia, riparte.
Grazie al perdono, la perdita e la morte dell'amore non sono
l'ultima parola sull'amore: il perdono consente all'amore di
ricominciare, come alla vita che si pensava fosse morta, di
rinascere. Il perdono afferma che la distruzione e la morte non
sono le ultime parole sulla vita. (…)
Massimo Recalcati da Mantieni il bacio ( Lezioni brevi sull'amore)
L'AMORE PER ROLAND
" L' altro che io amo e che mi affascina è atopos.
Io non posso classificarlo, pochè egli è precisamente
l' Unico, l' Immagine irripetibile
che corrisponde miracolosamente
alla specialità del mio desiderio ".
R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso
sabato 17 agosto 2019
AD OGNI DONNA...
Dedico questa canzone ad ogni donna pensata come amore…
VOCE DI DONNA
Io nacqui sposa di te soldato.
So che a marce e a guerre
lunghe stagioni ti divelgon da me.
Curva sul focolare aduno bragi,
sopra il tuo letto ho disteso un vessillo -
ma se ti penso all'addiaccio
piove sul mio corpo autunnale
come su un bosco tagliato.
Quando balena il cielo di settembre
e pare un'arma gigantesca sui monti,
salvie rosse mi sbocciano nel cuore:
che tu mi chiami,
che tu mi usi
con la fiducia che dai alle cose,
come acqua che versi sulle mani,
lana che ti avvolgi intorno al petto.
Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire
sotto convogli di zingare stelle.
Antonia Pozzi
***
CANZONE A MEZZANOTTE
Fratelli,
questa grande donna
porta tanta dolcezza
nelle pieghe della sua carne
I suoi capelli sono bianchi di splendore,
lei è
più tonda della luna
e molto più fedele.
Fratelli,
chi la terrà tra le braccia,
chi la troverà bella
se non lo fate voi?
Lucille Clifton
***
CORTEGGIAMENTO
Corteggio tutti
e non conquisto nessuno;
il bigliettaio del tram
che mi chiude la porta in faccia, il postino
che suona troppo forte; corteggio
tutti, mi occorre
una folla di persone
per poterle amare;
è pericoloso amare
gli uomini, un delitto
imporsi a forza.
Ingeborg Bachmann
***
CANTO DI DONNA
Canto di donna che si sa non vista
dietro le chiuse imposte, voce roca,
di languenti abbandoni e d'improvvisi
brividi scorsa, di vuote parole
fatta, ch'io non discerno.
O voce assorta, procellosa e dolce,
folta di sogni,
quale rapiva i marinai in mezzo
al mare, un tempo, canto di sirena.
Voce del desiderio, che non sa
se vuole o teme, ed altra non ridice
cosa che sé, che il suo buio, tremante
amore. Come te l'accesa carne
parla talora, e ascolta
sé stupefatta esistere.
Sergio Solmi
***
DONNA CORPOSA, TERRESTRE, MIA ESTATE, MIA NOTTE
Donna corposa, terrestre, mia estate, mia notte,
perché non ti trovo che quando muti,
non ti vedo
che nel rapido profilo d'un mutamento
inconcluso?
Sei familiare e insieme difforme.
Cortese io sono, signora, ma sotto l'albero
questa sensazione inattesa pretende ch'io dica
il tuo nome chiaro, senza spreco di sillabe,
e controlli le tue evasioni, t'assicuri a te stessa.
E tuttavia quando ti penso forte o spossata,
curva al lavoro, angosciata, contenta, sola,
tu rimani per me la figura più che naturale. Tu
divieni il fantasma dal passo leggero, la distorsione
irrazionale, per quanto fragrante, per quanto cara.
Sì, questo: la distorsione più che irrazionale,
la finzione che risulta dal sentimento. Sì, è questo.
Lo capiranno prima o poi alla Sorbona. Torneremo
dalla lezione al tramonto, compiaciuti
di sapere che l'irrazionale è razionale
finchè una sensazione ci colpirà, in una strada
dorata,
e ti chiamerò per nome mio verde muto fluente.
E tu avrai smesso di girare se non nel cristallo.
Wallace Stevens
( f )
TUTTO IL SOLE SENZA
Guarda l'alba…
Questo mio
è un albero che non ha più radici.
Si sono seccate di sole e
sole da un po'
come se mi fossero state potate
entrambe le mani
e poi i piedi
e si fosse fatta di legno
anche tutta la carne.
A cominciare dal cuore.
Tanto che non cresce più rosa
e chi passa da qui - ormai -
se ne sta soltanto di spalle.
E a me resta zitto,
- di legno storto alle labbra -
questo male malato di sempre
ché non ha mai potuto
saputo dire e fare.
E malamore.
frida
SOLI
Solitudine.
Corazza.
Sono il tuo sopravvissuto.
L'altro che restava
morì lontanissimo
quando vide gli uccelli accoppiarsi.
Solitudine.
Ormeggia.
Sono il tuo salvacondotto.
Vado con i timori
per quei sentieri
dove solo sembra udirsi
come risuonano - nel vento -
le brezze che si uniscono per amarsi.
***
Mi accompagno.
Mi trasformo in altra gente.
Vado frazionandomi.
Mi faccio paura da solo.
Mi cerco, sapendo
che non c'è forma
che i tavoli - per esempio -
siano compagnia.
Né che l'amore lo sia.
Solo questo corpo inaudito che sono
come carne
e questo sangue stagionato che sono
come vino.
***
I soli mangiano tristezza
e mettono in fuga la gente
con l'odore della loro zuppa.
Sono sempre in attesa
che li accompagni
quella misera persona
che li abita,
mentre il treno scorre.
***
I soli guardano le pupille
da dentro, dove c'è un labirinto
che finisce in se stessi.
***
L' ULTIMO VENTO
1
Ormai non c'è dove bere
la sete delle acque.
L'amore
non è durato
per il prossimo raccolto
né per l'ultimo vento.
Neanche per pulire il rumore
delle finestre autunnali.
2
Non sono Prometeo
né mi ritrovo incatenato,
nondimeno pesa
la catena della mia ombra
che persegue il mio corpo
come una pantera sacra.
3
Tutto il tempo cerco le mani
di qualcuno che voglia abbracciare
le mie ossa di eucalipto,
ma incontro soltanto sculture lignee
antichi miti degli emarginati.
***
L' IO DEL FREDDO
Tutto l'uomo che porto
è inscatolato in questo grigio mattino
che non convince la pelle.
Fuori c'è solo nebbia
e schiuma nel cielo.
Oggi l'uomo che porto
non vuole disfarmi
né spingermi nel suo vuoto.
Xavier Oquendo Troncoso da Soli
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