sabato 6 aprile 2019

DONATA DOLOROSA

 
 
 
         Ti ho chiamato, ma tu avevi un altro volto…
 
 
L' ARRIVO DELL' ACROBATA

Come quando al circo
il rullo del tamburo
sommuove i cuori e annuncia

l'arrivo dell'acrobata
e tutti sono pronti
a sospirare e io

ti conoscevo ti aspettavo
e si è fatto avanti un vecchio
decrepito cadente

fin nel centro del cerchio
a dire che tu
non c'eri.


                                         ***
PER RIMPIANGERLO


Per rimpiangerlo poi sempre: il luogo
dove tante volte insieme
abbiamo sperato di arrivare
e lì carpire alla voce informe
l'ultima parola. Poi
liberi saremmo
esautorato il cielo: certo
dell'ultima sua parola
più grande e chiara è la finestra
che ben conosco, illuminata
come un cuore nella sera.

Quando ho creduto di sapere, infine
ti ho chiamato, ma tu
avevi un altro volto.


                                             ***
COME SALVARTI, DIMMELO


Come salvarti, dimmelo - cuor mio -
quando ti aggraffa lei tra unghie adunche,
quando si svela a te, che ne vacilli,
odorosa di molli ombre muschiate,
come sottrarti alle sue rose nere?

Ma io mi lascio scorrere dal fiume:
ricordi Ofelia? Sposa alla corrente?
Mi lascio risucchiare dalla luna
per sciogliermi ed entrare nelle tue notti
scendendo a benedirle in raggi d'oro.


                                           ***
SOMMESSAMENTE


Non con trombe alte e tese
splende l'annuncio: l'angelo
è meglio raccolga i lembi
della lunga veste,
sieda e riposi.

Sommessamente nasce
la voce, solo - se mai - per sottrazione.


                                    ***

ORTENSIE

Il tempo passa, dicevi, resta
l'odore mielato dei rami
al riparo dal sole: l'ombra
delle ortensie azzurre dove
il primo giocare era da te
nascondino, ma qualcuno sempre
si incaricava di svelare me
e che la natura
è refrattaria alla metafisica.

Zolfo ci vuole per il blu dei corimbi:
questo so ora, che non voglio
nessuno mi cerchi:
per quel che vale
restar dentro a pensare.


                                       ***

ENTRIAMO INSIEME IN QUESTO INVERNO

E adesso vieni, entriamo insieme in questo inverno:
sarà stagione di abbandoni e reticenze,
guarda: le ombre che credevamo immaginate
o risospinte ai margini del bosco,
vòltati: avanzano alle spalle.

Vieni, lascia scorrere il tuo corpo
dal vento acre di resina e di muschio;
lascia la scabra pelle rilevarsi
alle carezze mie, come fossi lei,

quella per cui fiorisce, e sa di cielo,
- dove tu solo sai, e mi conduci -
il fioco fiore giallo d'elicriso.



                       Donata  Berra   da     A memoria di mare



TIEMPO Y SILENCIO

 
 
" Nascere nella tua risata, crescere nel tuo pianto, vivere nella tua schiena, morire nelle tue braccia…"


Tu non mi sai, tu non mi hai mai saputa -
mi volevi sonetto ed ero madrigale;
io sono suono di campane e tu mi credi fischio;
sono cascata scrosciante e tu celebri le mie
calme acque, in una poesia mediocre -
della rosa e del piccolo carro
è la mia numerazione
e mi interpreta solo un alfabeto di fiori,
un riflesso di metalli archeologici e carte opache
e opali materni e spilli amari mi va conservando -
potrei piangere per giorni
la morte del narciso in settembre
ed assistere asciutta alla più terribile catastrofe
come roccia ( e i fili d'erba attorno a me,
impassibili e muti anch'essi ) - non mi hai mai saputa.
Quando qualcuno
s'illuse d'essere alla fine,
ecco che viene il vento e lo distrae,
e da capo deve ripetere la conta:
dei nei e dei miei capelli,
dei capelli e dei miei nei.


                                     ***

Se del miele una macchia
sull'anello del
mazzo di chiavi, se sul tuo
maglione rosso un capello
dei miei è rimasto; è normale
che i treni partano, ogni minuto,
come nascono i bambini o affondano
le bare; è uno smuoversi perenne
il nostro, che la vita vibra appena
il prato e già
brulichiamo per disperderci
e la terra è macchia nera tremolante
di formiche e non ritorni.
Non sarò per te il chiodo
che ti fissa
alla croce: mai per te questo corpo
è stato fatto
di legno, materiale anche di quei
modellini a vapore
che partivano soltanto
per restare.


                                           ***

Come ho avuto ciò che mi dai tu.

Avrò amato a sufficienza?
Avrò dato acqua ai gerani,
cambiato sempre quella nella ciotola del gatto?
Avrò imparato a memoria i cipressi,
i soldati e i loro fratelli, non una copertina
con l'orlo offeso? Neanche una stagione che si senta
con me risentita? Nessun grazie
è mai stato omesso? Mi ha perdonata il corpo
per il trattamento e gli uccelli sul davanzale
per l'assenza di briciole, così grande si è estesa
la misericordia? Di quante mie cure
è stato il mondo difettoso? Strappavo
insieme ai giorni i fiori, mal imparavo
a carezzare, ho ignorato nomi, date e tempo
e il volto unanime dell'uomo,
la forma sua unica degna d'amore,
lasciarla fluire negli scoli per la pioggia:
dunque tutto ad ogni modo mi è rimesso?
Dentro il tuo abbraccio sconfina la grazia.



                Valeria  Cagnazzo    da     Contro la  marea

venerdì 5 aprile 2019

LA MALINCONIA DI VITTORIO

 
 

                            O strido che sgretola l'aria e insieme divide il mio cuore…


LE MANI

Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lenta le schiudi, là davanti
la città è quell'arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.


                                  ***

VIAGGIO DI ANDATA E RITORNO

Andrò a ritroso della nostra corsa
di poco fa
che mai tanto bella ti sorprese la luna.
Mi resta una città prossima al sonno
di prima primavera.
O fuoco che ora tu sei
dileguante, o ceneri confuse
di campagna che annotta e si sfa,
o strido che sgretola l'aria
e insieme divide il mio cuore.


                                ***

SE LA FEBBRE DI TE…

Se la febbre di te più non mi porta

come ogni gesto si muta in carezza
ove indugia un addio
foglia che di prima estate
si spicca.

Fatto il mio sguardo più tenero e lento
d'essere altrove e qui non è più teso.

Strade fontane piazze
un giorno corse a volo
nel lume del tuo corpo
in ognuna m'attardo in un groviglio
di volti amati
nel poco verde tra gli anditi bui
nel vecchio cielo diventato mite.


                                         ***

TERRAZZA

Improvvisa ci coglie la sera.
Più non sai
dove il lago finisca:
un murmure soltanto
sfiora la nostra vita
sotto una pensile terrazza.

Siamo tutti sospesi
a un tacito evento questa sera
entro quel raggio di torpediniera
che ci scruta poi gira se ne va.


                                     ***

GLI SQUALI

Di noi, che cosa fugge sul filo della corrente?
Oh, di noi una storia che non ebbe un seguito
stracci di luce, smorti volti, sperse
lampare che un attimo ravviva
e lo sbrecciato cappello di paglia
che questa ultima estate ci abbandona.
Le nostre estate, lo vedi,
memoria che ancora hai desideri:
in te l'arco si tende dalla marina
ma non vola la punta più al mio cuore.
Odi nel mezzo sonno l'eguale
veglia del mare e dietro quella
certe voci di festa.

E presto delusi dalla preda
gli squali che laggiù solcano il golfo
presto tra loro si faranno a brani.



                     Vittorio  Sereni    da            Tutte le poesie ( 1995 )



giovedì 4 aprile 2019

LA RECHERCHE DE MARCEL ( Proust ) 1

 
 
 

 " Provavo un senso di stanchezza e di sgomento nel sentire che tutto quel tempo - così lungo - non solo era stato ininterrottamente vissuto, pensato, secreto da me, che era la mia vita, che era me stesso, ma che per di più dovevo tenerlo in ogni minuto attaccato a me, che esso mi sorreggeva, appollaiato sul mio apice vertiginoso…"   ( M. Proust da         Il tempo ritrovato )



AMORE IN NOVEMBRE

Di quello che ti volevo raccontare
mentre il giorno si disfa in silenzi ed ombre vaghe,
solo la notte conserverà la memoria:
questo è il prezzo da pagare al dubbio.
Dicono che forse torneremo
sotto altre spoglie e in altre terre,
come se non bastasse questo esordio,
questa commedia che si recita a soggetto.
Pallidamente credo d'essere esistito,
ma questo lago grigio e oscuro
( tu fata Morgana e io mago Merlino )
è uno scrigno gravido d'incognite
che muove ombre e fantasmi dissepolti
anche in queste notti di novembre,
mentre lenta la tua mano scivola
e s'adagia sulla mia e il cuore rabbrividisce.
Una notte fra mille solitaria e ostile
smarrita sulla soglia, e tu non sai
fino a quando il tempo berrà dalle vizze corolle
dei nostri giorni ripetuti e stanchi.
E intanto l'umida stagione avanza
e l'anima si fa diafana,
un cristallo fragile che si appanna
sul punto di cadere in frantumi.
Così ce ne stiamo fra noi bisbigliando rade parole,
come le gocce d'acqua che scivolano sui pioppi
inseguendo le ombre che sciamano
in sghembe processioni verso l'ignoto e il nulla.
C'è una struggente bellezza nel giorno che si chiude.
Il ritorno all'assenza.



                    Antonio  De Marchi - Gherini



LA RECHERCHE DE MARCEL ( Proust ) 2


 Al Lycée Condorcet,la curiosità intellettuale, la libertà espressiva,
 l'emulazione intellettuale accomunano ragazzi di età diversa,
 appartenenti tutti alla" aristocrazia borghese " della " rive droite".
 I legami di cameratismo creatisi allora dureranno - con le loro
 specifiche caratteristiche - per tutta la vita. In questo gruppo
 Marcel Proust si distingue per le differenze che manifesta negli
 atteggiamenti ed esprime negli scritti: aspetti particolari dell'
 affettività, audacia e disinvoltura nei comportamenti sociali, ma
soprattutto superiorità dei giudizi stilistici,delle intuizioni estetiche,
delle produzioni letterarie. Nei suoi testi si scopre la libera
espressione di una sensibilità ormai per sempre dolorosa unita a
proselitismo giovanile che coesiste - non senza contrasti - con un
ruolo di mentore, retore e poeta . (…)


                             Anne Borrel    da      Scritti giovanili


" Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli quello che - senza libro - non avrebbe forse visto in se stesso "  ( M. Proust )



AL MIO CARO AMICO JACQUES BIZET

Quindici anni, le Sette di sera. Ottobre

Il cielo è di un viola cupo punteggiato di macchie luminose. Ogni  cosa è nera. Oh, mio diletto, perché non sono sulle tue ginocchia, la testa sulla tua spalla, perché non mi ami? Ecco le lampade: l'orrore delle cose usuali.
Mi opprimono. La notte cade come un coperchio nero e chiude la grande speranza - di giorno spalancata - di sfuggire ad esse.
Ecco l'orrore delle cose usuali e l'insonnia delle prime ore della sera, mentre sopra suonano valzer e odo il rumore irritante di stoviglie in una stanza accanto… Oh, mio diletto!



Diciassette anni, le Undici di sera. Ottobre


La lampada illumina debolmente gli angoli scuri della camera e crea un gran cerchio di luce viva ove entrano la mia mano - di colpo ambrata - il mio libro, lo scrittoio. Sui muri si azzurrano esili fili di luna penetrati dalla fessura impercettibile delle tende rosse.
Sono tutti coricati nel grande appartamento silenzioso. Socchiudo la finestra per guardare un'ultima volta il dolce volto fulvo, tutto rotondo, della luna amica. Sento quasi l'alito freschissimo, freddo delle cose che dormono; L'albero da cui stilla luce azzurra - una bella luce azzurra che trasfigura in lontananza da uno scorcio di strade, quale un paesaggio polare illuminato elettricamente; il selciato azzurro e pallido. Al di sopra si distendono gli infiniti campi ove fioriscono fragili stelle… Ho richiuso la finestra. Mi sono coricato. La lampada su un tavolino accanto al letto, tra bicchieri, brocche di bevande fresche, libriccini dalle rilegature preziose, lettere di amicizia o di amore, illumina vagamente - sullo sfondo - la libreria. L' ora divina ! Le cose usuali, come la natura, le ho rese sacre, giacchè non potevo vincerle. Le ho rivestite della mia anima e di immagini intime o splendide. Vivo in un santuario, in mezzo a uno spettacolo. Sono il centro delle cose e ciascuna mi procura sensazioni e sentimenti magnifici o malinconici, da cui traggo piacere.
Ho davanti agli occhi visioni splendide. E' dolce stare in questo letto. Mi addormento.


                        Marcel Proust  da   Scritti giovanili


LA RECHERCHE DE MARCEL ( Proust ) 3


" Siamo tutti costretti, per rendere sopportabile la realtà, a coltivare in noi qualche piccola follia ".  ( Marcel Proust )



SCIROCCO

Dolcezza mia di essere interrotto
nei pensieri ossessivi dalla polvere bianca
che si posa dappertutto quando a mare è scirocco.
E' come se il Sahara mi aspettasse sotto casa,
e le navi che invertono la rotta
non sanno che solo una coppia
appoggiata sul muro di cinta
può lasciare una pausa in quel velame.
Niente lotte intestine nell'amore.
Oltre il muro mai cambiato il belvedere,
e mi accorgo che la campagna è rosa.

Così la vedevo da bambino,
- la campagna di sempre -
rosa come le bambole di mia madre,
e rosa ancora la vedo
ma nessuno oggi mi può più contraddire.
Non la vita di tutti che mi chiama
per l'idea di uno squallido lavoro,
non un corpo di donna o novas coisas.
Su quel rosa mi sono ricentrato.
E nessuno mi deve contraddire.
La mente sceglie la sua immagine vitale
dove sente che il tempo passa meno.


                                     Stelvio Di Spigno


                                                ***

MA RECHERCHE

Con il vuoto nel cuore
ascolto i fruscii
che - sussurrando -
narrano
storie di un tempo impazzito.
Con animo puro ne sfioro
i luoghi incantati,
abbandonati nell'inquieta ricerca
delle strade del mondo.
Gusto la freschezza struggente
dell'attimo sospeso nel tempo.
Ma,
subito dimentica,
mi avvio sulla strada,
che sola riposa
nel mio andare silenzioso.


                               Daniela  Ronchetti


                                        ***

PER TUTTA QUELL' ETA'

Ci si affacciava dalla casa
l'unica che avevamo avuto
e l'incrollabile certezza, pure
avuta, di appartenere a tutto
per tutto avere fede
o per almeno un albero fitto
e - accanto - una scala
lunghissima e infinita
poggiata al tronco per tutta quell'età.


                                Anna  Ruotolo


                                      ***

UNA VOCE

Non dimenticherò
il tuo volto, compagna
d'un attimo.
Era la tua voce dolce
e sorridendomi
gridasti t'amo
entrambi ebbri di sole.

Ma quale
il tuo nome vivo?
Eri erba, foglia, vento,
lacrima, notte, mistero,
aurora, chimera, follia…

Perdonami.


                                Francesco De Napoli


                                     ***

LA MEMORIA

Oh sì, che bella cosa la memoria
che fa muovere il tempo avanti e indietro:
avevo un abitino a rombi rossi,
e avrei voluto, ma mi mancò l'ardore.
E poi di quell'altro giorno mi ricordo
che il cielo era sbiancato d'abbandoni
e le lacrime calde: mio Dio, quanti dolori!
Meglio tornare qui, al tempo della bocca
e al corpo che da sé si è già distratto.
Una carezza che quasi non si tocca,
un bacio come un soffio sulla fronte.
E' il tempo, il tempo che non sai
se passa per farti male o per dire
quello che un tempo non ebbe parole,
ma l'emozione tutta viva, la stretta
forte al petto, il sentimento. Adesso
la vita parla d'altro: è un po' vecchia,
ha gli occhi stanchi, l'artrosi alle ginocchia,
e la sera chiude il grembo e la porta.


                               Franca  Alaimo



LA RECHERCHE DE MARCEL ( Proust ) 4



METHOLOLOGIE DE LA RECHERCHE

Cercare il possibile
sotto celate spoglie
proteggere la parte fragile
con parole di foglie

fortificare il dolore
placare l'amore

aggiungere sensi
non cercare consensi

nei tempi avversi
liberare versi.


                                 Loredana  Savelli


                                        ***

IL LUME

Premere sul cuore la luce che compare
nello spiraglio ai piedi della porta,
il trattenuto leggero movimento
del piede sul gradino, che elegante
trema nel buio, prima di sostare
sul ballatoio. Immagino quel lume
che ora riposa sul comò, le prime
luci dell'alba dietro le persiane,
un tram bisbiglia, sta facendo giorno
sulla città, o tutto quanto è sogno,
milioni di minuti, ore ed ore
di altre vite che vivo come mie,
di nostalgie che sento al posto d'altri,
passi dispersi, inutili dettagli,
gesti affannati a riparare sbagli,
e su quel viso piaga di dolore
la lacrima s'adagia dentro il mio
sangue con prepotenza, una mano s'alza
precipitosa nel gesto dell'addio.


                            Giuseppe  Grattacaso


                                        ***

LA RICERCA VANA

Accade che una goccia
s'accenda
e acceda alla vena più lontana

biancomela il colore del giorno

la vita indietro
se la guardi
è un'ombra gravida,

i passi, uno dopo l'altro,
infittiscono presagi

                 *

c'è un'ala che muove
la notte
quando la parola muore

l'ottante consuma il sonno
del mare
( un segno inghiotte il tempo )

i tuoi piedi medicano
luci
con la sola pelle indosso
trascini l'universo

                  *

l'infermità del verso
duole

lontana la memoria spande
gialli umori.

 
                         Maria  Grazia  Cabras



 
 
Tomba di Proust al Cimitero di Père - Lachaise
 
" Certi ricordi sono come amici di vecchia data: sanno fare pace".
 
 
(Marcel Proust )
 
 
 
 
      A UN AMICO PERDUTO
 
       E' stato un bene non rivederci.
     Come Eurialo e Niso
      non crederesti quanto
  l'essere inseparabili
ci rese vulnerabili.
 
Un giorno ci riunirà
- estranea stagione finale -
    il male d'aver vissuto.    
 
 
 
    Francesco De Napoli

 



mercoledì 3 aprile 2019

E' L' AMORE DI JORGE

 
 

                                                  L'ansia e il sollievo di sentire la tua voce


Ti offro strade difficili, tramonti disperati,
la luna di squallide periferie.
Ti offro le amarezze di un uomo
che ha guardato a lungo la triste luna.
Ti offro i miei antenati, i miei morti,
i fantasmi a cui i viventi hanno reso onore col marmo:
il padre di mio padre ucciso sulla frontiera di Buenos Aires,
due pallottole attraverso i suoi polmoni, barbuto e morto,
avvolto dal soldati nella pelle di una mucca;
il nonno di mia madre - appena ventiquatrenne -
a capo di un cambio di trecento uomini in Perù,
ora fantasma su cavalli svaniti.
Ti offro qualsiasi intuizione sia
nei miei libri, qualsiasi virilità o vita umana.
Ti offro la lealtà di un uomo
che non è mai stato leale.
Ti offro quel nocciolo di me stesso
che ho conservato,in qualche modo -
il centro del cuore che non tratta con le parole,
né coi sogni e non è toccato dal tempo,
dalla gioia, dalle avversità.
Ti offro il ricordo di una
rosa gialla al tramonto,
anni prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni di te stessa,
teorie su di te, autentiche e sorprendenti notizie di te.
Ti posso dare la mia tristezza,
la mia oscurità, la fame del mio cuore;
cerco di corromperti con l'incertezza,
il pericolo, la sconfitta.



                                 ***


E' L' AMORE

E' l'amore. Dovrò nascondermi o fuggire.
Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce.
La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l'unica.

A cosa mi serviranno i miei talismani:
l'esercizio delle lettere, la vaga erudizione,
le gallerie delle biblioteche, le cose comuni,
le abitudini, la notte intemporale, il sapore del sonno?
Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.

E' - lo so - l'amore: l'ansia e il sollievo di sentire la tua voce,
l'attesa e la memoria, l'orrore di vivere nel tempo successivo.
E' l'amore con le sue mitologia, con le sue piccole magie inutili.

C'è un angolo di strada dove non oso passare.

Il nome di una donna mi denuncia.

Mi fa male una donna in tutto il corpo


                                          ***

IL SOGNO

Se il sogno fosse ( c'è chi dice ) una
tregua, un puro riposo della mente,
perché se ti desta bruscamente,
senti che t'han rubato una fortuna?
Perché è triste levarsi presto? L'ora
ci deruba d'un dono inconcepibile,
intimo al punto da essere traducibile
solo in sopore, che la veglia dora
di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell'ombra,
d'un mondo intemporale, senza nome,
che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell'oscuro
sonno, dall'altra parte del tuo muro?


                                      ***

LA LUNA

C'è tanta solitudine in quell'oro.
La luna delle notti non è la luna
che vide il primo Adamo. I lunghi secoli
della veglia umana l'hanno colmata
di antico pianto. Guardala. E' il tuo specchio.


                                  ***

I LEGAMI

Non sai bene se la vita è un viaggio,
se è sogno, se è attesa, se è un piano che si svolge giorno
dopo giorno e non te ne accorgi
se non guardando all'indietro. Non sai se ha un senso.
In certi momenti il senso non conta.
Contano i legami.






 
                   Jorge  Luis  Borges   da   Poesie ( 1923 - 1976 )


martedì 2 aprile 2019

APRILE DEI POETI



                                                           


UNA NUVOLA D' APRILE

Una nuvola d' Aprile
passa nel cielo
lenta e un po' sfilacciata
tutta sola nell'aria celeste
tutta bianca e slargata
e passando finisce svanisce
diventa dapprima un ciuffetto
poi appena un velame
poi più niente di niente
abdica
obbediente
al reame dell'aria
chiara.


                     Mariangela Gualtieri


                                                          ***


SERA D' APRILE

Batte la luna soavemente
di là dei vetri
sul mio vaso di primule:
senza vederla la penso
come una grande primula anch'essa
stupita
sola
nel prato azzurro del cielo.


                        Antonia  Pozzi

                                                              ***


GUARDO L' APRILE…

La primavera ritorna sul mondo.
Guardo l'Aprile, che non ha colori.
Per me - finché tu venga -
come prima del giungere dell'ape
restano inerti i fiori
destati all'esistenza da un ronzìo.


                               Emily  Dickinson

                                                     
                                                                      ***


MATTINO D' APRILE

Co 'l primo raggio del mattin d'aprile
ne la mia stanza irruppe Primavera,
dea giovinetta, e a piene man profuse
dal pieno grembo

rose d'ogni color, su 'l letto mio,
rose dischiuse al bacio dell'aurora,
rose stillanti ancor notturna brina,
rose su rose.


                           Luigi  Pirandello

                                                               
                                                                    ***


RUSCELLO D' APRILE

Caldo e freddo, albe e crepuscoli, l'uno
sull'altro si sono affollati,
ora m'accorgo che, dacché sono a
Chung- chou, due anni sono passati,
dalle mie porte chiuse non odo, mattina
e sera, che il suono del tamburo,
dalle finestre più alte non vedo altro
che navi che vengono e vanno.

Gli uccelli col canto mi tentano invano
ad andare vagando fra gli alberi in fiore;
l'erba coi mille colori invano m'invita
a sedere in riva allo stagno.
Ma c'è una cosa, una cosa soltanto che
non mi stanco mai di guardare:
il ruscello d'Aprile, che scorre sui sassi
e bisbiglia- passate le rocce.


                          Po  Chu - J


                                                                         ***

PIOGGIA D' APRILE

Che pazzerelle nuvole!
Scherzano su nel cielo…
In un momento intessono
intorno al sole un velo;

poi - leste - quattro gocciole
 pioggia spruzzan giù
e al sole - fuggendo - gridano:
" Adesso asciuga tu! "


                             Lina  Schwarz


                                                                         ***


E' APRILE

Ho visto, sotto i culmini dei monti
bianchi di neve, disserrarsi i fonti,
scender chiare fiumane alla pianura,
e risalir le greggi alla pastura.
E - al piano- ho visto i campi
                 di frumento
mareggiare verdi nel soave vento.
E, volando su mare di zaffiro,
ho sentito cantare il suo respiro,
e ho visto aprirsi vele di speranza,
ali di fiamma sopra ogni paranza.

Gente, è Aprile! La nuvola che va
spande sul mondo la felicità.


                               Diego  Valeri


lunedì 1 aprile 2019

LA SEDUZIONE ( Pericle e Aspasia ) 1

 
 
 

                                                 Pericle e Aspasia ammirano un'opera di Fidia



(…) Pericle, che era stato invitato dagli anziani  a pronunciare l'
    epitaffio per i caduti di quel primo anno di guerra contro Sparta,
    prese la parola. Cominciò dagli antichi, dagli antenati per
    spiegare la grandezza degli ideali di cui la città si era fatta
    portatrice modello contro la nemica.
   " Abbiamo una costituzione che non emula le leggi dei vicini",
   scandì bene le parole " perché noi, più che imitatori, siamo per
   gli altri un esempio.E siccome questa costituzione è retta in modo
   che i diritti civili spettino non a poche persone, ma alla
  maggioranza, essa è chiamata  democrazia ". Da consumato
  oratore, tacque quanto bastava a lasciar risuonare quella frase
  perfetta, poi spiegò quanto contasse l'idea che la realizzazione
  personale potesse passare per la competenza e non per la classe
  di origine e le ricchezze che si possedevano casualmente alla
  nascita. Esaltò la forza militare della città e l'audacia degli
  Ateniesi, fondata non tanto sulla fatica quanto sul desiderio di
  vivere la vita seguendo un ideale preciso.Quindi si fermò di nuovo
  e disse: " Amiamo il bello, ma con semplicità, e amiamo il sapere,
  ma senza debolezza. Riuniamo in noi la cura degli affari pubblici
  insieme a quella degli affari privati, e se anche ci dedichiamo ad
  altre attività, pure non manca in noi la conoscenza degli interessi
  pubblici. Siamo i soli - infatti - a considerare non tanto ozioso, ma
  inutile chi non se ne interessa. (…)


                   Matteo  Nucci   da    L'abisso di Eros ( Seduzione )

LA SEDUZIONE ( Pericle e Aspasia ) 2


(…) Tutto sembrava finito per quel giorno straordinario. Ma fu
       proprio mentre gli Ateniesi ancora stentavano a lasciare la
       propria posizione e Pericle si allontanava - sempre in
      solitudine - sulla via di casa, che un uomo gli si avvicinò 
      gridando:" Corri a complimentarti con la tua donna! Baciala
      anche una terza volta, oggi e brindate al vostro successo. Tu e 
     la tua Aspasia,la tua Elena,la " nostra " Elena, la nostra cagna"
     Pericle finse di non sentire: tirò dritto nella consueta sobrietà
     del passo con cui spesso aveva affrontato ben altri insulti e si
     lasciò alle spalle l'uomo trattenuto dalle guardie. E tuttavia,
     benché avesse mantenuto un contegno straordinario e l'episodio
     non fosse durato che poche decine di secondi, la voce cominciò
     a correre per tutta Atene, senza che nessuno  pensasse di
     smentire tali parole. Era stata Aspasia a scrivere il discorso per
    Pericle.La donna di Mileto,che molti consideravano alla stregua
    di una prostituta, tale era stata la sua potenza nel sedurre il
    condottiero con le sue arti erotiche. Già da anni del resto si
    rideva di lui e dell'amore che lo aveva preso per questa donna
    dalla strana bellezza, i tratti irregolari del viso, il modo di
    parlare eccentrico e la delicata autorevolezza. Le malelingue
   ripetevano che egli ogni santo giorno tornasse a casa almeno due
    volte pur di baciare la sua donna e a tutti era noto il fatto che -
    a costo di andare contro le sue precedenti risoluzioni - Pericle
    stava muovendo mare e monti per far avere al figlio avuto con
    Aspasia la cittadinanza ateniese, benché fosse nato da madre
    straniera. Tutti sapevano che il grande statista aveva perso la
    testa e che una specie di voluttà incontenibile lo aveva irretito
    dal giorno in cui era stato sedotto da questa donna fatale.
   Adesso però si cominciò a dire di più:Aspasia non soltanto aveva
   irretito Pericle, ma lo aveva anche istruito nella sua abilità
   retorica: gli scriveva i discorsi, lo preparava  nei movimenti
   austeri da esibire, gli  mostrava il modo migliore per prendere in
   mano l'auditorio . (…)


                 Matteo Nucci  da   L' abisso di Eros ( Seduzione )

LA SEDUZIONE ( Pericle e Aspasia ) 3



(…) Cos'altro era - del resto - ciò che faceva un uomo di fronte a
       un'assemblea se non tentare di sedurla? Il grande oratore che
       era sempre stato Pericle, da quando aveva incontrato Aspasia,
       era diventato anche un vero e proprio seduttore. Un seduttore
       implacabile. Dominato dall'ossessione di suscitare amore,
       desideri incontenibili fra i suoi ascoltatori.A considerare bene
       le cose, anche quella mattina egli aveva sedotto i suoi
       ascoltatori con le sue parole vibranti sulla grandezza della
       città modello. Infine aveva esaltato chi si innamora della città
       e proprio per questo amore cade e dunque resta per sempre.
       L'eros di Ettore e Achille nelle grandi storie del passato. L'eros
       che domina gli esseri umani e fa loro tremare le gambe. Quello
       stesso eros come potere in città e per la città.
       Che diavolo Aspasia; che diavolo Pericle! Si cominciò a dire
       che quell'entrata sconcertante e trionfale e quel discorso così
       straordinario fossero stati preparati per giorni e giorni nelle
       pause fra i feroci amplessi che univano Pericle e Aspasia e
     durante le interminabili chiacchiere erotiche che condividevano
      a letto, dopo l'amore, lontani da sguardi indiscreti.Si disse tutto
      questo per corroborare un'idea: come nella guerra che Atene
      aveva sferrato contro Samos nove anni prima, una guerra
      fortemente voluta da Aspasia per difendere la sua Mileto, così
      anche stavolta era la donna che aveva spinto Pericle alla
      guerra, la donna che sempre porta lotte e contese e guerre,la
      donna che seduce con i sorrisi e in effetti vince e domina e
      spinge gli uomini alla follia della distruzione reciproca.
      Come Elena, la donna bellissima che aveva portato gli Achei a
      sferrare un lungo assedio alla lontana Troia. Come Elena con
      Menelao,così era Aspasia con Pericle. (…)


               Matteo Nucci    da    L'abisso di Eros ( Seduzione )