giovedì 5 gennaio 2017
LIBER NOVUS ( IL LIBRO ROSSO DI JUNG ) 2
ESPERIENZE NEL DESERTO
(...) Dopo una dura lotta mi sono avvicinato a te per un tratto di
strada. Com'è stata dura quella lotta! Sono piombato in un
groviglio di dubbi, confusione e risate di scherno. Capisco che
devo restare solo con la mia anima. Vengo da te a mani vuote,
anima mia. Che cosa vuoi sentire?. Ma la mia anima mi parlò
e disse : " Se vai da un amico, ci vai forse per prendere?".
Lo so, non dovrebbe essere così, ma mi pare di essere povero
e vuoto. Vorrei sedermi accanto a te e avvertire almeno il
soffio della tua presenza vivifica. La mia vita è di sabbia
cocente. Tutti i giorni una lunga strada di sabbia e di polvere.
A volte la mia pazienza vacilla, e una volta ho perso la
speranza di farcela, come tu sai.
Allora l'anima rispose e disse:" Tu mi parli come se fossi un
bambino che si lamenta con la madre. Io non sono tua madre."
Non voglio lamentarmi, ma lasciami dire che la mia strada è
lunga e coperta di polvere. Tu sei per me come un albero
ombroso in una terra desolata. Vorrei godermi la tua ombra.
Ma l'anima rispose: " Tu sei troppo avido di piaceri. Dov'è
finita la tua pazienza? Il tuo tempo non è ancora scaduto. Tu
hai dimenticato il motivo per cui sei andato nel deserto? ".
Debole è la mia fede, la mia vista è accecata dal fulgore
rutilante del sole del deserto. Il calore mi opprime con la sua
cappa di piombo. Mi tormenta la sete, non oso pensare all'
interminabile durata del cammino e, soprattutto, non vedo
nulla dinanzi a me. Ma l'anima rispose: " Parli come se non
avessi imparato nulla. Non sai aspettare? Ti deve forse piovere
dal cielo tutto già bell'e fatto?. Tu sei colmo, anzi scoppi
addirittura di intenzioni e di brama! Non sai che la via verso
la verità si apre solo a chi lascia da parte ogni intenzione?".
So bene che tutto ciò che dici, anima mia, è anche un mio
pensiero. Ma ben di rado vi accordo la mia vita.
E l'anima disse : " Allora dimmi, come credi che i tuoi pensieri
ti potrebbero aiutare?". Vorrei sempre appellarmi al fatto
che sono un uomo, semplicemente un essere umano, che è
debole e che a volte non dà il meglio di sé. Ma l' anima disse :
"E' questo che pensi dell'essere uomo? ". Sei dura, anima mia,
ma hai ragione. Quanto poco siamo capaci di vivere!
Dovremmo crescere come un albero che non conosce neppure
lui la propria legge. Restiamo invece vincolati alle nostre
intenzioni, senza sapere che l'intenzione limitata, anzi, esclude
la vita. Crediamo di poter rischiare l'oscurità con le intenzioni
e in questo modo non cogliamo la luce. Come possiamo
presumere di sapere in anticipo da dove ci verrà la luce?
Di una cosa soltanto lascia che mi lamenti davanti a te: soffro
per le risate di scherno, per il fatto di schernirmi da solo.
Ma l'anima mi disse : " Hai poca stima di te?". Non credo.
L' anima rispose:" Allora ascolta. Hai poca stima di me? Non
hai ancora compreso che non stai scrivendo un libro per
alimentare la tua vanità, ma che stai parlando con me? Come
puoi soffrire per le risate di scherno se ti rivolgi a me con le
parole che ti do io? Non sai forse chi sono io? Mi hai
afferrata, definita e ridotta a una formula morta? Hai
misurato la profondità del mio abisso ed esplorato tutte le vie
che ti farò ancora percorrere? Una risata di scherno non ti
deve preoccupare: se non sei vanitoso fino al midollo delle
ossa". La tua verità è dura. Vorrei deporre ai tuoi piedi la
mia vanità perché mi acceca. Guarda, anche per questo ho
creduto che le mie mani fossero vuote, quando sono venuto
da te. Non credevo che fossi tu a riempire le mie mani vuote,
purchè esse si tendano a te; le mie però non vogliono farlo.
Non sapevo di essere il tuo vaso, vuoto senza di te, ma
traboccante se sto con te.
C. G. Jung da Liber Novus ( Libro Rosso )
LIBER NOVUS ( IL LIBRO ROSSO DI JUNG ) 1
AL SERVIZIO DELL' ANIMA
(...) La notte seguente dovetti trascrivermi fedelmente tutti i sogni
che riuscii a ricordare. Il senso di questo mio agire mi era
oscuro. Perché tutto questo? Perdona il frastuono che si leva
dentro di me. Eppure tu vuoi che io agisca in questo modo.
Quali eventi bizzarri mi stanno accadendo? So troppe cose per
non vedere che sto percorrendo ponti pericolanti. Dove mi
porti? Perdona la mia paura, che nasce dal mio troppo sapere.
Il mio piede esita a seguirti. In quali nebbie e oscurità conduce
il tuo sentiero? Devo anche imparare a rinunciare al senso?
Che sia pure, se è questo che mi chiedi. Quest'ora ti appartiene.
Ma che cosa succede se poi non c'è alcun senso? Solo assurdità
o follia, mi pare. Esiste anche un senso superiore? E' questo il
tuo senso, anima mia?. Ti seguo zoppicando sulle stampelle
dell'intelletto: io sono un uomo, mentre tu avanzi come un dio.
Che tortura! Devo ritornare in me stesso, alle mie più piccole
cose. Le cose dell'anima mia mi sembravano piccole,
miseramente piccole. Tu mi costringi a vederle grandi, a
renderle grandi. E' questo il tuo scopo?. Ti seguo, ma con
terrore. Ascolta i miei dubbi, altrimenti non posso seguirti,
perché il tuo senso è un senso superiore e i tuoi passi sono
quelli di un Dio.
Capisco, non vuoi neppure che pensi: non è neanche più lecito
pensare?. Devo consegnarmi completamente in mano tua?
Ma tu chi sei?. Non ho fiducia in te...neppure fiducia.
E' questo l'amore che ti porto, la gioia che mi fai provare?
Mi fido di qualsiasi brav'uomo e non dovrei fidarmi di te,
anima mia?. Sento pesare la tua mano su di me, ma io voglio,
sì voglio. Non ho forse cercato di amare gli esseri umani e di
avere fiducia in loro?. E vuoi che non lo faccia con te?.
Dimentica il mio dubbio: lo so, non è bello dubitare di te.
Tu sai con quale difficoltà io riesca a mettere da parte lo
sciocco orgoglio del mio pensiero. Ho dimenticato che anche
tu fai parte dei miei amici e hai- per prima - diritto alla mia
fiducia. Non dovrebbe forse appartenere a te ciò che ho dato
a loro?. Ammetto di essere ingiusto. Ti ho disprezzato, mi
pare. La mia gioia di ritrovarti non era autentica. Riconosco
che anche la risata di scherno in me aveva ragione.
Devo imparare ad amarti. Vuoi anche che smetta di
giudicarmi?. Ho paura.
Allora l'anima mi parlò e disse : " Questa paura testimonia
contro di me".
E' vero, testimonia contro di te. Uccide la sacra fiducia che
esiste fra te e me . (...)
C. G. Jung da Liber Novus ( Libro Rosso )
L' ALLIEVA ( DI JUNG )
(...) Marie - Louise von Franz amava gli animali come amava la
natura in tutte le sue manifestazioni. Coglieva ogni occasione
per ritirarsi nella sua torre, immersa nel fitto bosco di
Bollingen ( vedi video seguente ), per entrare intimamente in
armonia con quei ritmi della natura da cui traeva nutrimento
e ispirazione. In molti dei suoi libri, a partire da quello più
amato da lei stessa, il bellissimo commento Sull' Aurora
Consurgens , von Franz parla eloquentemente del Lumen
naturae , questa fonte di rivelazione che è il mistero del
mondo naturale dentro e intorno a noi. Questa enorme
sensibilità nei confronti delle piante, degli animali e della
materia inorganica, è un filo conduttore che scorre in mezzo ai
suoi lavori sull'alchimia, ai suoi studi sulle fiabe, alle sue
interpretazioni della mitologia e persino ai suoi scritti sugli
aspetti più pratici della psicoterapia. Ed è un filo carico di
Eros , di un profondo senso della Simpatia che unisce tutti
i vari aspetti della natura, che riconosce il legame inscindibile
fra natura e spirito, che fa dell'essere umano - in virtù della
propria capacità di individuare e di coltivare tale legame -
quell'intelligente punta di diamante del mondo della natura.
In essa, Marie - Louise trovava il suo radicamento: nonostante
la grande profondità e il carattere specialistico di alcune delle
sue opere, i suoi testi non sono mai astratti né staccati dalla
realtà della vita psichica che ognun o di noi sperimenta giorno
dopo giorno. Parlano a ognuno di noi con grande semplicità
e freschezza e contengono riflessioni essenziali sulla nostra
natura umana e suoi profondi misteri che la animano. (...)
Introduzione al libro di Marie - Louise von Franz La Gatta ( Fiaba sulla redenzione del femminile )
Marie - Louise von Franz ( L' Allieva di Jung )
Un video che aiuterà a capire
Ho l'impressione che la nostra cultura e la nostra civiltà siano entrate in una fase di decadenza....
mercoledì 4 gennaio 2017
C' E' NEL CONTATTO UMANO UN LIMITE FATALE
C'è nel contatto umano un limite fatale,
non lo varca né amore né passione,
pur se in muto spavento si fondono le labbra
e il cuore si dilacera d'amore.
Perfino l'amicizia vi è impotente,
e anni d'alta, fiammeggiante gioia,
quando libera è l'anima ed estranea
allo struggersi lento del piacere.
Chi cerca di raggiungerlo è folle,
se lo tocca soffre una sorda pena...
Ora hai compreso perché il mio cuore
non batte sotto la tua mano.
Anna Achmatova - 1915
INVITO ALLA VITA
Arrabbiati: ti amo arrabbiato e ribelle,
rivoluzione cocente, esplosione.
Ho odiato il fuoco che dorme in te : sii brace,
diventa una vena appassionata che grida e s'infuria.
Arrabbiati : il tuo spirito non vuole morire;
non essere silenzio innanzi al quale scateno la mia tempesta.
La cenere degli altri mi è sufficiente : tu invece sii brace;
diventa fuoco ispirato dalle mie poesie.
Arrabbiati : abbandona la dolcezza, non amo ciò che è dolce
e il fuoco è il mio patto, non l'inerzia o la tregua con il tempo:
non riesco più ad accettare la sua serietà e i suoi toni gravi
e tranquilli.
Ribellati al silenzio umiliante,
non amo la dolcezza:
ti amo pulsante e vivo come un bambino,
come una tempesta, come il destino
assetato di gloria suprema. Nessun profumo
può alterare le tue visioni, nessuna rosa...
La pazienza? E' la virtù dei morti.
Nel gelo dei cimiteri, sotto l'egida dei versi
si sono addormentati, mentre noi abbiamo dato calore alla vita,
un calore esaltato, passione degli occhi e delle gote.
Non ti amo oratore, ma poeta
il cui inno esprime ansia :
tu canti, sebbene alterato, anche se la tua gola sanguina
e la tua vena brucia.
Ti amo boato dell' uragano nel vasto orizzonte,
bocca tentata dalla fiamma, disprezzando la grandine
dove giacciono desiderio e nostalgia.
Odio le persone immobili:
aggrotta le sopracciglia, mi annoio quando ridi.
Le colline sono fredde e calde
e la primavera non è eterna;
il genio - mio caro amico - è cupo
e i ridenti sono escrescenze della vita.
Io amo in te la sete eruttiva del vulcano,
l'aspirazione della notte profonda a incontrare il giorno,
il desiderio della sorgente generosa di stringere le otri;
ti voglio fiume di fuoco la cui onda non conosce fondo.
Arrabbiati contro la morte maledetta:
non sopporto più i morti.
Nazik al - Mala ' Ika da Non ho peccato abbastanza ( Antologia di poetesse arabe contemporanee)
martedì 3 gennaio 2017
lunedì 2 gennaio 2017
De Andrè - Ballata dell'amore cieco
BREVIARIO DEI VINTI 1
70
(...) Quell'uomo che ha colpito tutto ciò cui teneva, profanato i suoi
idoli, soffocato le sue adorazioni, ha finito per restare vittima
del suo stesso assassinio. Voleva spargere sangue: l'unico a
scorrere è stato il suo. Si è colpito da solo: il pugnale gli si è
conficcato nel cuore. Carnefice dei suoi istinti, non ha
raggiunto nessuno. Lo si credeva malvagio e spietato, mentre
lui - roso dal bisogno di intenerirsi - si impietosiva di sé e
piangeva in silenzio l'ampiezza della sua sfortuna. Occhi di
donna si saranno bagnati di lacrime. Ma solamente per lui
separarsi è stato doloroso. Temendo la felicità, ha ucciso il
paradiso dell'amore. Temendo l'eccesso della buona sorte, se
n'è andato. E quando lei gli ha dato del miserabile, dell'
ipocrita o del bellimbusto, solo lui amava ancora.
Era lei a divenire crudele.
Che ne sanno, le guance di Eva... (...)
Emil Cioran da Breviario dei Vinti II ( 70 frammenti inediti )
BREVIARIO DEI VINTI 2
75
(...) Solo accanto a una donna si avverte a qual punto si è guasti, a
qual punto la coscienza è presente nei brividi della carne. Chi
è stato un tempo perseguitato dall'assoluto, constata ovunque
la sua incompetenza nella vita. Costui non ha un ruolo nella
stabilità del mondo perché nessuna tentazione è abbastanza
forte da sottrarlo alla sua croce. All'apparenza non può che
essere un buffone.
L'assoluto rode il midollo. Ai riflessi esso concede prolungate
quanto amare voluttà; agli istinti dispensa un balsamo
melodioso che li muta in musica della carne. L' amore si perde
così in un furore lunare, l' Astro non geme nel sangue : il
sangue sogna. E il sogno, come una pausa nell'amore, cresce.
Tra una Bibbia e un Pugnale, mordere l'eterno principio della
femminilità.... (...)
Emil Cioran da Breviario dei Vinti II
BREVIARIO DEI VINTI 3
81
(...) Talvolta desidererei un amore più puro di un'idea nauseata di
se stessa. Più immacolato del presentimento della sventura in
un giglio non fiorito. Qualcosa che evocasse un angelo visto
dall'immaginazione di Dio. O simile a una casta primavera
in cui il seme - alla radice delle piante - piangesse la vergogna
della sua fertilità. La natura, colpita nel suo pudore,
stenderebbe allora sulla sua opulenza un velo di pio sogno
sotto il quale l'uomo celebrerebbe un assoluto privo di viscere.
Istanti simili mi avvicinano a Santa Gertrude. E' scritto che
Gesù, " piegandosi con tenerezza verso di lei e trasportato
dall'impeto amoroso, impresse sulla bocca della sua
anima un bacio la cui dolcezza superava infinitamente quella
del miele ". (...)
Emil Cioran da Breviario dei Vinti II
BREVIARIO DEI VINTI 4
137
(...) Quando la musica, o la pietà, o l'afflizione, si avvicina a un'
anima liberata, questa riversa - sulle sommità del mondo -
un urlo tempestoso, intonando gli accordi del suo epilogo. E'
l'ultimo spreco di un troppo - pieno, il canto di un giardino
strappato alle stagioni o la fuga di qualche pioppo sradicato.
E' un suono che distrugge e interrompe il dolce flusso della
sua linfa per consolarsi di quaggiù...
La vita è una melodia d'anacoreta stanco della redenzione, ma
con gli occhi rivolti lontano, è l'ultimo accordo che ci protegge
tra la nullità di un inizio e la fine non diversa: un frastuono tra
due silenzi. E noi forzati a cadere in questo " per sempre"
decretato fin dal primo fermento del nostro sangue! E' il
sospiro trascendente della natura spaventata dai suoi limiti.
Quanto all'uomo: lo strumento rumoroso o pensante di uno
spaventevole stupore. (...)
Emil Cioran da Breviario dei Vinti II ( 70 frammenti inediti)
IL CODICE DELL'ANIMA - LA BELLEZZA 1
(...)Di tutti i peccati della psicologia, il più mortale è la sua
indifferenza per la bellezza. Una vita - in fondo - è una cosa
bella. Ma, leggendo i libri di psicologia, non lo si
immaginerebbe mai. Ancora una volta, la psicologia viene
meno di fronte al suo oggetto di studio. L'apprezzamento
estetico delle biografie non trova spazio né nella psicologia
sociale né in quella sperimentale e nemmeno nella psicologia
terapeutica. Il loro compito consiste nell'indagare e nello
spiegare, e se per avventura dovesse saltar fuori nel materiale
studiato un fenomeno estetico ( e non solo in casi cosi
manifestamente estetici come quelli di Jackson Pollock, di
Colette o Manolete), esso verrà spiegato da una psicologia
priva in partenza della minima sensibilità estetica.
Ciascuna svolta del destino può avere la sua interpretazione,
ma ha anche la sua bellezza. Basta guardare l'immagine di
Menuhin che volta le spalle infuriato al giocattolo dalle corde
di metallo; " Pappamolle" che fa navigare le sue barchette
nella vasca; il piccolo Gandhi con le sue orecchie a sventola
e le sue paure. La vita, intesa come immagini, non sa che
farsene di dinamiche familiari e predisposizioni genetiche.
Prima di diventare una storia, ciascuna vita si offre alla vista
come una sequela di immagini. Chiede innanzitutto di essere
guardata. Anche se ciascuna immagine è certamente pregna
di significati e suscettibile di un'analisi notomizzante, quando
saltiamo ai significati senza apprezzare l'immagine, perdiamo
un piacere che non potrò essere recuperato da nessuna
interpretazione, per quanto perfetta. Senza contare che avremo
eliminato il piacere della vita che stiamo considerando : la
bellezza che essa dispiega sarà diventata irrilevante per il suo
significato.
Con peccato " mortale" della psicologia, intendo il peccato del
mortificare, quel senso di morte che ci prende nel leggere la
psicologia degli addetti ai lavori, nell'udire la lingua, la voce
monotona, nel vedere la ponderosità dei suoi testi, la
pretenziosità seriosa, i pomposi annunci di nuove " scoperte",
che più banali non si può, i placebo tranquillanti del fai-da-te
psicologico, le sue scenografie, le sue mode, le sue riunioni di
Facoltà e i suoi studi e ambulatori, quelle acque stagnanti
dove l'anima si reca per farsi curare, ultimo rifugio di una
cultura abburattata, che sforna panini bianchi stantii e senza
crosta, muro di gomma contro cui rimbalza la speranza. (...)
James Hillman da Il codice dell'Anima
IL CODICE DELL'ANIMA - LA BELLEZZA 2
(...) Trascurare la bellezza è trascurare la Dea, che allora è
costretta a reintrodursi di soppiatto nelle Facoltà come
molestie sessuali, nel laboratori come ricerche sul
comportamento sessuale e di genere, negli studi e negli
ambulatori come appuntamenti seduttivi. E intanto, la
psicologia senza bellezza diventa vittima delle sue stesse
censure cognitive, ogni passione spenta nello sgomitare per
la pubblicazione e per la cattedra. Senza bellezza c'è poco
piacere e ancora meno umorismo. Le grandi motivazioni
sono lettera morta per categorie psicologiche come " delirio
di grandezza " e " inflazione dell' Io ", mentre l'avventura
delle idee è costretta nelle dimensioni di un progetto
sperimentale. Quel po' di romanticismo che riesce a
sopravvivere, fa capolino nel desiderio di aiutare chi soffre, e
allora ci si iscrive a qualche corso di formazione per
psicoterapeuti. Ma se la vocazione è quella di aiutare il
prossimo, conviene andare a far pratica da Madre Teresa,
anziché aspettarsi che una psicologia senza anima, senza
bellezza e senza piacere possa preparare ad aiutare chi
soffre. Contro le proprie afflizioni, la psicologia non dispone
di manuali- fai- da te. (...)
James Hillman da Il Codice dell' Anima
IL CODICE DELL' ANIMA - LA BELLEZZA 3
(...)Considerando la nostra persona come un esempio di vocazione,
il nostro destino come manifestazione di un Daimon,
guardando la nostra vita con la sensibilità immaginativa con la
quale leggeremmo un romanzo, forse placheremmo l'ansia, la
febbre, l'assillo di risalire a tutti i costi alle cause. Simili al
cane che si morte la coda, siamo ossessionati dalla domanda :
" perché ?", cui subito segue la sua gemella, non meno
ossessiva " come? " - come fare per cambiare. La ricerca della
felicità diventa la ricerca di rispondere alle domande sbagliate.
Non ci rendiamo conto fino a che punto folle tutte le psicologie
inducano ansie: nei genitori, nei bambini, nei terapeuti, nei
ricercatori, nel loro stesso campo di studio via via che la
ricerca si estende a sempre nuove " aree problematiche".
Tutto ha bisogno di essere studiato, indagato, analizzato: la
vecchiaia, il mercato, lo sport, il sonno, i metodi stessi di
indagine. Ma l'indagine insaziabile non è l'unica forma di
conoscenza; l'autoanalisi non è l'unica forma di
consapevolezza. L'apprezzamento estetico di un'immagine - la
propria vita come una storia impreziosita fin dall'infanzia da
immagini e il calarsi a poco a poco dentro di esse - rallenta
la fame indagatoria, placa la febbre, la frenesia di scoprire il
perché." La bellezza arresta il moto", dice Tommaso d' Aquino
nella Summa Theologiae . La bellezza è in se stessa una
cura per il malessere della psiche . (...)
James Hillman da Il Codice dell' Anima
domenica 1 gennaio 2017
AMORE
Non ti avrò per buon governo,
per misura, calcoli o virtù
militari. Dunque
non ti avrò. Ma
se
per l'aperta
estatica tristezza
del mio corpo - così l'abbiamo
solo io e i neonati
che fissano
le prime ombre al sole - se
per la forza visionaria del mio
corpo profetico diventerai
un verbo al presente e, chissà
per quale fede negli avverbi, vorrai
esserlo sempre, sarò io
allora a chiedermi: lo sa? Conosce
le pance rosse
dei fiori, i denti d'oro e i tesori
nascosti dei cani? Capisce
la maledizione che il pesce
rivolge ai becchi dei gabbiani?
No! mi risponderanno angeli
e bestie in coro, non
capisce. E io, sa
Satana perché, crederò
invece
a te.
Sonia Gentili da Viaggio mentre morivo
DIALOGO DI UN VENDITORE DI ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE
Venditore Almanacchi, almanacchi nuovi, lunari nuovi;
abbisognano - Signore, almanacchi?
Passeggere Almanacchi per l'anno nuovo?
Venditore Sì', Signore
Passeggere Credete che sarà felice quest'anno nuovo?
Venditore Oh Illustrissimo, sì certo
Passeggere Come quest'anno passato?
Venditore Più, più assai
Passeggere Come quello di là?
Venditore Più, più Illustrissimo
Passeggere Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che
l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi ultimi
anni?
Venditore Signor no, non mi piacerebbe
Passeggere Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete
almanacchi?
Venditore Saranno vent'anni, Illustrissimo
Passeggere A quale di cotesti vent'anni vorreste che
assomigliasse l' anno venturo?
Venditore Io, non saprei
Passeggere Non vi ricordate di nessun anno che vi paresse
felice?
Venditore No, in verità, Illustrissimo
Passeggere E pure la vita è una bella cosa, non è vero?
Venditore Cotesto si sa
Passeggere Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni e anche
tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore Eh, caro Signore, piacesse a Dio che si potesse
Passeggere Ma se aveste a rifare la vita che aveste fatta- né più
né meno - con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete
passati?
Venditore Cotesto non vorrei
Passeggere Oh, che altra vita vorreste rifare? La vita ch'ho fatta
io o quella del principe o di chi altro? O non credete
che io, e il principe, e chiunque altro risponderebbe
come voi - per l'appunto -; e che avendo a rifare la
stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe
tornare indietro?
Venditore Lo credo cotesto
Passeggere Né anche voi tornereste indietro a questo patto, non
potendo in altro modo?
Venditore Signor no, davvero, non tornerei
Passeggere Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senza
altri patti.
Passeggere Una vita a caso, e non saperne altro, come non si sa
dell'anno nuovo?
Venditore Appunto
Passeggere Così vorrei anch'io, se avessi a rivivere, e così tutti.
Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'
anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che
ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso
il male che gli è toccato, che il bene, se a patto di
riavere la vita di prima con tutto il suo bene e con
tutto il suo male, nessuno vorrebbe rinascere.
Quella vita ch'è una bella cosa, non è la vita che si
conosce, ma quella che non si conosce; non è la
vita passata, ma quella futura. Coll'anno nuovo, il
caso comincerà a trattar bene voi e me e tutti gli
altri, e si principierà una vita felice. Non è vero?
Venditore Speriamo
Passeggere Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.
Venditore Ecco Illustrissimo, cotesto vale trenta soldi
Passeggere Ecco trenta soldi
Venditore Grazie, Illustrissimo, a rivederla. Almanacchi,
almanacchi nuovi, lunari nuovi....
Giacomo Leopardi da Le Operette Morali
E se anche oggi - seppure con altre modalità -
la storia si ripete, non posso esimermi dal fare a tutti voi
i miei più cari Auguri di un Felice 2017!
frida
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