giovedì 5 gennaio 2017

LIBER NOVUS ( IL LIBRO ROSSO DI JUNG ) 2


ESPERIENZE NEL DESERTO


(...) Dopo una dura lotta mi sono avvicinato a te per un tratto di
       strada. Com'è stata dura quella lotta! Sono piombato in un
       groviglio di dubbi, confusione e risate di scherno. Capisco che
       devo restare solo con la mia anima. Vengo da te a mani vuote,
       anima mia. Che cosa vuoi sentire?. Ma la mia anima mi parlò
       e disse : " Se vai da un amico, ci vai forse per prendere?".
       Lo so, non dovrebbe essere così, ma mi pare di essere povero
       e vuoto. Vorrei sedermi accanto a te e avvertire almeno il
       soffio della tua presenza vivifica. La mia vita è di sabbia
       cocente. Tutti i giorni una lunga strada di sabbia e di polvere.
       A volte la mia pazienza vacilla, e una volta ho perso la
       speranza di farcela, come tu sai.
       Allora l'anima rispose e disse:" Tu mi parli come se fossi un
       bambino che si lamenta con la madre. Io non sono tua madre."
       Non voglio lamentarmi, ma lasciami dire che la mia strada è
       lunga e coperta di polvere. Tu sei per me come un albero
       ombroso in una terra desolata. Vorrei godermi la tua ombra.
       Ma l'anima rispose: " Tu sei troppo avido di piaceri. Dov'è
       finita la tua pazienza? Il tuo tempo non è ancora scaduto. Tu
       hai dimenticato il motivo per cui sei andato nel deserto? ".
       Debole è la mia fede, la mia vista è accecata dal fulgore
       rutilante del sole del deserto. Il calore mi opprime con la sua
       cappa di piombo. Mi tormenta la sete, non oso pensare all'
       interminabile durata del cammino e, soprattutto, non vedo
       nulla dinanzi a me. Ma l'anima rispose: " Parli come se non
       avessi imparato nulla. Non sai aspettare? Ti deve forse piovere
       dal cielo tutto già bell'e fatto?. Tu sei colmo, anzi scoppi
       addirittura di intenzioni e di brama! Non sai che la via verso
       la verità si apre solo a chi lascia da parte ogni intenzione?".
       So bene che tutto ciò che dici, anima mia, è anche un mio
       pensiero. Ma ben di rado vi accordo la mia vita.
       E l'anima disse : " Allora dimmi, come credi che i tuoi pensieri
       ti potrebbero aiutare?".  Vorrei sempre appellarmi al fatto
       che sono un uomo, semplicemente un essere umano, che è
       debole e che a volte non dà il meglio di sé. Ma l' anima disse :
      "E' questo che pensi dell'essere uomo? ". Sei dura, anima mia,
        ma hai ragione. Quanto poco siamo capaci di vivere!
        Dovremmo crescere come un albero che non conosce neppure
        lui la propria legge. Restiamo invece vincolati alle nostre
        intenzioni, senza sapere che l'intenzione limitata, anzi, esclude
        la vita. Crediamo di poter rischiare l'oscurità con le intenzioni
        e in questo modo non cogliamo la luce. Come possiamo
        presumere di sapere in anticipo da dove ci verrà la luce?
        Di una cosa soltanto lascia che mi lamenti davanti a te: soffro
        per le risate di scherno, per il fatto di schernirmi da solo.
        Ma l'anima mi disse : " Hai poca stima di te?". Non credo.
        L' anima rispose:" Allora ascolta. Hai poca stima di me? Non
        hai ancora compreso che non stai scrivendo un libro per
        alimentare la tua vanità, ma che stai parlando con me? Come
        puoi soffrire per le risate di scherno se ti rivolgi a me con le
        parole che ti do io? Non sai forse chi sono io? Mi hai
        afferrata, definita e ridotta a una formula morta? Hai
        misurato la profondità del mio abisso ed esplorato tutte le vie
        che ti farò ancora percorrere? Una risata di scherno non ti
        deve preoccupare: se non sei vanitoso fino al  midollo delle
        ossa".  La tua verità è dura. Vorrei deporre ai tuoi piedi la
        mia vanità perché mi acceca. Guarda, anche per questo ho
        creduto che le mie mani fossero vuote, quando sono venuto
        da te. Non credevo che fossi tu a riempire le mie mani vuote,
        purchè esse si tendano a te; le mie però non vogliono farlo.
        Non sapevo di essere il tuo vaso, vuoto senza di te, ma
        traboccante se sto con te.


             C. G. Jung   da   Liber Novus  ( Libro Rosso )

LIBER NOVUS ( IL LIBRO ROSSO DI JUNG ) 1


AL SERVIZIO DELL' ANIMA

(...) La notte seguente dovetti trascrivermi fedelmente tutti i sogni
      che riuscii a ricordare. Il senso di questo mio agire mi era
      oscuro. Perché tutto questo? Perdona il frastuono che si leva
      dentro di me. Eppure tu vuoi che io agisca in questo modo.
      Quali eventi bizzarri mi stanno accadendo? So troppe cose per
      non vedere che sto percorrendo ponti pericolanti. Dove mi
      porti? Perdona la mia paura, che nasce dal mio troppo sapere.
      Il mio piede esita a seguirti. In quali nebbie e oscurità conduce
      il tuo sentiero? Devo anche imparare a rinunciare al senso?
      Che sia pure, se è questo che mi chiedi. Quest'ora ti appartiene.
      Ma che cosa succede se poi non c'è alcun senso? Solo assurdità
      o follia, mi pare. Esiste anche un senso superiore? E' questo il
      tuo senso, anima mia?. Ti seguo zoppicando sulle stampelle
      dell'intelletto: io sono un uomo, mentre tu avanzi come un dio.
      Che tortura! Devo ritornare in me stesso, alle mie più piccole
      cose. Le cose dell'anima mia mi sembravano piccole,
      miseramente piccole. Tu mi costringi a vederle grandi, a
      renderle grandi. E' questo il tuo scopo?. Ti seguo, ma con
      terrore. Ascolta i miei dubbi, altrimenti non posso seguirti,
      perché il tuo senso è un senso superiore e i tuoi passi sono
      quelli di un Dio.
      Capisco, non vuoi neppure che pensi: non è neanche più lecito
      pensare?. Devo consegnarmi completamente in mano tua?
      Ma tu chi sei?. Non ho fiducia in te...neppure fiducia.
      E' questo l'amore che ti porto, la gioia che mi fai provare?
      Mi fido di qualsiasi brav'uomo e non dovrei fidarmi di te,
      anima mia?. Sento pesare la tua mano su di me, ma io voglio,
      sì voglio. Non ho forse cercato di amare gli esseri umani e di
      avere fiducia in loro?. E vuoi che non lo faccia con te?.
      Dimentica il mio dubbio: lo so, non è bello dubitare di te.
      Tu sai con quale difficoltà io riesca a mettere da parte lo
      sciocco orgoglio del mio pensiero. Ho dimenticato che anche 
      tu fai parte dei miei amici e hai- per prima - diritto alla mia
      fiducia. Non dovrebbe forse appartenere a te ciò che ho dato
      a loro?. Ammetto di essere ingiusto. Ti ho disprezzato, mi 
      pare. La mia gioia di ritrovarti non era autentica. Riconosco
      che anche la risata di scherno in me aveva ragione.
      Devo imparare ad amarti. Vuoi anche che smetta di 
      giudicarmi?. Ho paura.
      Allora l'anima mi parlò e disse : " Questa paura testimonia
      contro di me".
      E' vero, testimonia contro di te. Uccide la sacra fiducia che 
      esiste fra te e me .  (...)



                      C. G. Jung   da   Liber Novus  (  Libro Rosso )

            


L' ALLIEVA ( DI JUNG )



(...) Marie - Louise von Franz amava gli animali come amava la
       natura in tutte le sue manifestazioni. Coglieva ogni occasione
       per ritirarsi nella sua torre, immersa nel fitto bosco di
       Bollingen ( vedi video seguente ), per entrare intimamente in
       armonia con quei ritmi della natura da cui traeva nutrimento
       e ispirazione. In molti dei suoi libri, a partire da quello più
       amato da lei stessa, il bellissimo commento  Sull'  Aurora
       Consurgens  , von Franz parla eloquentemente del Lumen
       naturae , questa fonte di rivelazione che è il mistero del
       mondo naturale dentro e intorno a noi. Questa enorme
       sensibilità nei confronti delle piante, degli animali e della
       materia inorganica, è un filo conduttore che scorre in mezzo ai
       suoi lavori sull'alchimia, ai  suoi studi sulle fiabe, alle sue
       interpretazioni della mitologia e persino ai suoi scritti sugli
       aspetti più pratici della psicoterapia. Ed è un filo carico di
       Eros , di un profondo senso della Simpatia  che unisce tutti
       i vari aspetti della natura, che riconosce il legame inscindibile
       fra natura e spirito, che fa dell'essere umano - in virtù della
       propria capacità di individuare e di coltivare tale legame -
       quell'intelligente punta di diamante del mondo della natura.
       In essa, Marie - Louise trovava il suo radicamento: nonostante
       la grande profondità e il carattere specialistico di alcune delle
       sue opere, i suoi testi non sono mai astratti né staccati dalla
       realtà della vita psichica che ognun o di noi sperimenta giorno
       dopo giorno. Parlano a ognuno di noi con grande semplicità
       e freschezza e contengono riflessioni essenziali sulla nostra
       natura umana e suoi profondi misteri che la animano.  (...)


Introduzione al libro  di Marie - Louise von Franz   La Gatta (  Fiaba sulla redenzione del femminile ) 

Marie - Louise von Franz ( L' Allieva di Jung )


  

                                          Un video che aiuterà a capire


                    
Ho l'impressione che la nostra cultura e la nostra civiltà siano entrate in una fase di decadenza....


                                   
                              

mercoledì 4 gennaio 2017

C' E' NEL CONTATTO UMANO UN LIMITE FATALE



C'è nel contatto umano un limite fatale,
non lo varca né amore né passione,
pur se in muto spavento si fondono le labbra
e il cuore si dilacera d'amore.

Perfino l'amicizia vi è impotente,
e anni d'alta, fiammeggiante gioia,
quando libera è l'anima ed estranea
allo struggersi lento del piacere.

Chi cerca di raggiungerlo è folle,
se lo tocca soffre una sorda pena...
Ora hai compreso perché il mio cuore
non batte sotto la tua mano.


     Anna  Achmatova   -  1915


Lezioni di volo - Francesca Archibugi

 
 


                                   Una volta spegni tu...una volta si fulmina lei...

Mohamed Rouane - Arabic music

 
 


                                            Music de Caravane  to Bagdad

INVITO ALLA VITA



Arrabbiati: ti amo arrabbiato e ribelle,
rivoluzione cocente, esplosione.
Ho odiato il fuoco che dorme in te : sii brace,
diventa una vena appassionata che grida e s'infuria.
Arrabbiati : il tuo spirito non vuole morire;
non essere silenzio innanzi al quale scateno la mia tempesta.
La cenere degli altri mi è sufficiente : tu invece sii brace;
diventa fuoco ispirato dalle mie poesie.
Arrabbiati : abbandona la dolcezza, non amo ciò che è dolce
e il fuoco è il mio patto, non l'inerzia o la tregua con il tempo:
non riesco più ad accettare la sua serietà e i suoi toni gravi
e tranquilli.
Ribellati al silenzio umiliante,
non amo la dolcezza:
ti amo pulsante e vivo come un bambino,
come una tempesta, come il destino
assetato di gloria suprema. Nessun profumo
può alterare le tue visioni, nessuna rosa...
La pazienza? E' la virtù dei morti.
Nel gelo dei cimiteri, sotto l'egida dei versi
si sono addormentati, mentre noi abbiamo dato calore alla vita,
un calore  esaltato, passione degli occhi e delle gote.
Non ti amo oratore, ma poeta
il cui inno esprime ansia :
tu canti, sebbene alterato, anche se la tua gola sanguina
e la tua vena brucia.
Ti amo boato dell' uragano nel vasto orizzonte,
bocca tentata dalla fiamma, disprezzando la grandine
dove giacciono desiderio e nostalgia.
Odio le persone immobili:
aggrotta le sopracciglia, mi annoio quando ridi.
Le colline sono fredde e calde
e la primavera non è eterna;
il genio - mio caro amico - è cupo
e i ridenti sono escrescenze della vita.
Io amo in te la sete eruttiva del vulcano,
l'aspirazione della notte profonda a incontrare il giorno,
il desiderio della sorgente generosa di stringere le otri;
ti voglio fiume di fuoco la cui onda non conosce fondo.
Arrabbiati contro la morte maledetta:
non sopporto più i morti.


     Nazik  al - Mala ' Ika    da  Non ho peccato abbastanza ( Antologia di poetesse arabe contemporanee)






martedì 3 gennaio 2017

Emirati Arabi - Oman

 
 
 
 
Sorge il sole di un  mondo nuovo...


                                                           Grattacieli ad Abu Dhabi


 
 
Un the al  74esimo  piano

Emirati Arabi - Oman 2

 
 
 
 
Complesso del Palazzo Reale

 
 
Grattacielo ad Abu Dhabi

 
 
Vista da lontano

Emirati Arabi - Oman 3

 
 
 
 
Moschea di Abu  Dhabi

 
 
Minareto

 
 
Complesso religioso

Emirati Arabi - Oman 4

 
 
 
 
Artigiano al lavoro


                                                          Artigiano alla vendita


 
 
Carretto di fortuna

Emirati Arabi - Oman 5

 
 
 
 
Lavori di artigianato

 
 
Prodotti  locali

 
 
Donne beduine al lavoro

Emirati Arabi - Oman 6

 
 
 
 
La Moschea dei 5 Minareti a Muscat ( particolare )

 
 
Moschea al tramonto

 
 
La grande lampada

Emirati Arabi - Oman 7

 
 
 
 
Giochi di luce nella moschea

 
 
I Pugnali degli Emiri

 
 
Il  Forte

Emirati Arabi - Oman 8

 
 

                                                           L'incensario di Muscat


 
 
La patria dell'incenso


                                                    
                                                     Passeggiando nel suk

Emirati Arabi - Oman 9

 
 
 
 
Ah, un bel bagno!

 
 
Chiare, fresche, dolci acque....

 
 
Perplessità...

Tchaikovsky - Danze arabe

 
 


                                Visioni arabe su  musica di Tchaikovsky

lunedì 2 gennaio 2017

De Andrè - Ballata dell'amore cieco

 
 
 
...non il suo amore, non il suo bene, ma solo il sangue secco delle sue vene...



BREVIARIO DEI VINTI 1



70

(...) Quell'uomo che ha colpito tutto ciò cui teneva, profanato i suoi
       idoli, soffocato le sue adorazioni, ha finito per restare vittima
       del suo stesso assassinio. Voleva spargere sangue: l'unico a
       scorrere è stato il suo. Si è colpito da solo: il pugnale gli si è
       conficcato nel cuore. Carnefice dei suoi istinti, non ha
       raggiunto nessuno. Lo si credeva malvagio e spietato, mentre
       lui - roso dal bisogno di intenerirsi - si impietosiva di sé e
       piangeva in silenzio l'ampiezza della sua sfortuna. Occhi di
       donna si saranno bagnati di lacrime. Ma solamente per lui
       separarsi è stato doloroso. Temendo la felicità, ha ucciso il
       paradiso dell'amore. Temendo l'eccesso della buona sorte, se
       n'è andato. E quando lei gli ha dato del miserabile, dell'
       ipocrita o del bellimbusto, solo lui amava ancora.
       Era lei a divenire crudele.
       Che ne sanno, le guance di Eva...   (...)


        Emil  Cioran  da   Breviario dei Vinti II ( 70 frammenti inediti )

BREVIARIO DEI VINTI 2



75

(...) Solo accanto a una donna si avverte a qual punto si è guasti, a
       qual punto la coscienza è presente nei brividi della carne. Chi
      è stato un tempo perseguitato dall'assoluto, constata  ovunque
      la sua incompetenza nella vita. Costui non ha un ruolo nella
      stabilità del mondo perché nessuna tentazione è abbastanza
      forte da sottrarlo alla sua croce. All'apparenza non può che 
      essere un buffone. 
      L'assoluto rode il midollo. Ai riflessi esso concede prolungate
      quanto amare voluttà; agli istinti dispensa un balsamo
      melodioso che li muta in musica della carne. L' amore si perde
      così in un furore lunare, l' Astro non geme nel sangue : il 
      sangue sogna. E il sogno, come una pausa nell'amore, cresce.
      Tra una Bibbia e un Pugnale, mordere l'eterno principio della
      femminilità....  (...)


           Emil  Cioran  da     Breviario dei Vinti II 

BREVIARIO DEI VINTI 3



81


(...) Talvolta desidererei un amore più puro di un'idea nauseata di
       se stessa. Più immacolato del presentimento della sventura in
       un giglio non fiorito. Qualcosa che evocasse un angelo visto
       dall'immaginazione di Dio. O simile a una casta primavera
       in cui il seme - alla radice delle piante - piangesse la vergogna
       della sua fertilità. La natura, colpita nel suo pudore,
       stenderebbe allora sulla sua opulenza un velo di pio sogno
       sotto il quale l'uomo celebrerebbe un assoluto privo di viscere.
       Istanti simili mi avvicinano a Santa Gertrude. E' scritto che
       Gesù, " piegandosi con tenerezza verso di lei e trasportato
       dall'impeto amoroso, impresse  sulla   bocca della sua
       anima un bacio la cui dolcezza superava infinitamente quella

       del miele ".   (...)


           Emil   Cioran   da   Breviario dei Vinti II

BREVIARIO DEI VINTI 4



137

(...) Quando la musica, o la pietà, o l'afflizione, si avvicina a un'
       anima liberata, questa riversa - sulle sommità del mondo -
       un urlo tempestoso, intonando gli accordi del suo epilogo. E'
       l'ultimo spreco di un troppo - pieno, il canto di un giardino
       strappato alle stagioni o la fuga di qualche pioppo sradicato.
       E' un suono che distrugge e interrompe il dolce flusso della
       sua linfa per consolarsi di quaggiù...
       La vita è una melodia d'anacoreta stanco della redenzione, ma
       con gli occhi rivolti lontano, è l'ultimo accordo che ci protegge
       tra la nullità di un inizio e la fine non diversa: un frastuono tra
       due silenzi. E noi forzati a cadere in questo " per sempre"
       decretato fin dal primo fermento del nostro sangue! E' il
       sospiro trascendente della natura spaventata dai suoi limiti.
       Quanto all'uomo: lo strumento rumoroso o pensante di uno
       spaventevole stupore.  (...)


            Emil  Cioran   da    Breviario dei Vinti II ( 70 frammenti inediti)


IL CODICE DELL'ANIMA - LA BELLEZZA 1




(...)Di tutti i peccati della psicologia, il più mortale è la sua
      indifferenza per la bellezza. Una vita - in fondo - è una cosa
      bella. Ma, leggendo i libri di psicologia, non lo si
      immaginerebbe mai. Ancora una volta, la psicologia viene
      meno di fronte al suo oggetto di studio. L'apprezzamento
      estetico delle biografie non trova spazio né nella psicologia
      sociale né in quella sperimentale e nemmeno nella psicologia
      terapeutica. Il loro compito consiste nell'indagare e nello
      spiegare, e se per avventura dovesse saltar fuori nel materiale
      studiato un fenomeno estetico ( e non solo in casi cosi
      manifestamente estetici come quelli di Jackson Pollock, di
      Colette o Manolete), esso verrà spiegato da una psicologia
      priva in partenza della minima sensibilità estetica.
      Ciascuna svolta del destino può avere la sua interpretazione,
      ma ha anche la sua bellezza. Basta guardare l'immagine di
      Menuhin che volta le spalle infuriato al giocattolo dalle corde
      di metallo; " Pappamolle" che fa navigare le sue barchette
      nella vasca; il piccolo Gandhi con le sue orecchie a sventola
      e le sue paure. La vita, intesa come immagini, non sa che
      farsene di dinamiche familiari e predisposizioni genetiche.
      Prima di diventare una storia, ciascuna vita si offre alla vista
      come una sequela di immagini. Chiede innanzitutto di essere
      guardata. Anche se ciascuna immagine è certamente pregna
      di significati e suscettibile di un'analisi notomizzante, quando
      saltiamo ai significati senza apprezzare l'immagine, perdiamo
      un piacere che non potrò essere recuperato da nessuna
      interpretazione, per quanto perfetta. Senza contare che avremo
      eliminato il piacere della vita che stiamo considerando : la
      bellezza che essa dispiega sarà diventata irrilevante per il suo
      significato.
      Con peccato " mortale" della psicologia, intendo il peccato del
      mortificare, quel senso di morte che ci prende nel leggere la
      psicologia degli addetti ai lavori, nell'udire la lingua, la voce
      monotona, nel vedere la ponderosità dei suoi testi, la
      pretenziosità seriosa, i pomposi annunci di nuove " scoperte",
      che più banali non si può, i placebo tranquillanti del fai-da-te
      psicologico, le sue scenografie, le sue mode, le sue riunioni di
      Facoltà e i suoi studi e ambulatori, quelle acque stagnanti
      dove l'anima si reca per farsi curare, ultimo rifugio di una
      cultura abburattata, che sforna panini bianchi stantii e senza
      crosta, muro di gomma contro cui rimbalza la speranza. (...)


          James Hillman   da    Il  codice  dell'Anima

IL CODICE DELL'ANIMA - LA BELLEZZA 2



(...) Trascurare la bellezza è trascurare la Dea, che allora è
       costretta a reintrodursi di soppiatto nelle Facoltà come
       molestie sessuali, nel laboratori come ricerche sul
       comportamento sessuale e di genere, negli studi e negli
       ambulatori come appuntamenti seduttivi. E intanto, la
       psicologia senza bellezza diventa vittima delle sue stesse
       censure cognitive, ogni passione spenta nello sgomitare per
       la pubblicazione e per la cattedra. Senza bellezza c'è poco
       piacere e ancora meno umorismo. Le grandi motivazioni
       sono lettera morta per categorie psicologiche come " delirio
       di grandezza " e "  inflazione dell' Io ", mentre l'avventura
       delle idee è costretta nelle dimensioni di un progetto
       sperimentale. Quel po' di romanticismo che riesce a
       sopravvivere, fa capolino nel desiderio di aiutare chi soffre, e
       allora ci si iscrive a qualche corso di formazione per
       psicoterapeuti. Ma se la vocazione è quella di aiutare il
       prossimo, conviene andare a far pratica da Madre Teresa,
       anziché aspettarsi che una psicologia senza anima, senza
       bellezza e senza piacere possa preparare ad aiutare chi
       soffre. Contro le proprie afflizioni, la psicologia non dispone
       di manuali- fai- da te.  (...)


             James  Hillman  da      Il Codice dell' Anima

IL CODICE DELL' ANIMA - LA BELLEZZA 3



(...)Considerando la nostra persona come un esempio di vocazione,
      il nostro destino come manifestazione di un  Daimon,
      guardando la nostra vita con la sensibilità immaginativa con la
      quale leggeremmo un romanzo, forse placheremmo l'ansia, la
      febbre, l'assillo di risalire a tutti i costi alle cause. Simili al
      cane che si morte la coda, siamo ossessionati dalla domanda :
     " perché ?", cui subito segue la sua gemella, non meno
      ossessiva " come? " - come fare per cambiare. La ricerca della
      felicità diventa la ricerca di rispondere alle domande sbagliate.
      Non ci rendiamo conto fino a che punto folle tutte le psicologie
      inducano ansie: nei genitori, nei bambini, nei terapeuti, nei
      ricercatori, nel loro stesso campo di studio via via che la
      ricerca si estende a sempre nuove " aree problematiche".
      Tutto ha bisogno di essere studiato, indagato, analizzato: la
      vecchiaia, il mercato, lo sport, il sonno, i metodi stessi di
      indagine. Ma l'indagine insaziabile non è l'unica forma di
      conoscenza; l'autoanalisi non è l'unica forma di
      consapevolezza. L'apprezzamento estetico di un'immagine - la
      propria vita come una storia impreziosita fin dall'infanzia da
      immagini e il calarsi a poco a poco dentro di esse - rallenta
      la fame indagatoria, placa la febbre, la frenesia di scoprire il
      perché." La bellezza arresta il moto", dice Tommaso d' Aquino
      nella Summa  Theologiae .  La bellezza è in se stessa una
      cura per il malessere della psiche .  (...)


           James  Hillman   da    Il Codice dell' Anima

Bach - Hélène Grimaud

 
 


                     
         Ciascuna svolta del destino può avere la propria bellezza...

domenica 1 gennaio 2017

AMORE




Non ti avrò per buon governo,
per misura, calcoli o virtù
militari. Dunque
non ti avrò. Ma
se

per l'aperta
estatica tristezza
del mio corpo - così l'abbiamo
solo io e i neonati
che fissano
le prime ombre al sole - se
per la forza visionaria del mio
corpo profetico diventerai
un verbo al presente e, chissà
per quale fede negli avverbi, vorrai
esserlo sempre, sarò io
allora a chiedermi: lo sa? Conosce
le pance rosse
dei fiori, i denti d'oro e i tesori
nascosti dei cani? Capisce
la maledizione che il pesce
rivolge ai becchi dei gabbiani?
No! mi risponderanno angeli
e bestie in coro, non
capisce. E io, sa
Satana perché, crederò
invece
a te.


          Sonia  Gentili  da    Viaggio mentre morivo



Pink Martini - Amado mio

 
 
 


                                           Amado mio, love me forever

DIALOGO DI UN VENDITORE DI ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE



Venditore    Almanacchi, almanacchi nuovi, lunari nuovi;   
                    abbisognano - Signore, almanacchi?

Passeggere  Almanacchi per l'anno nuovo?

Venditore    Sì', Signore

Passeggere   Credete che sarà felice quest'anno nuovo?

Venditore     Oh Illustrissimo, sì certo

Passeggere   Come quest'anno passato?

Venditore     Più, più assai

Passeggere   Come quello di là?

Venditore     Più, più Illustrissimo

Passeggere   Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che
                     l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi ultimi
                     anni?

Venditore    Signor no, non mi piacerebbe

Passeggere  Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete
                     almanacchi?

Venditore    Saranno vent'anni, Illustrissimo

Passeggere  A quale di cotesti vent'anni vorreste che 
                    assomigliasse l' anno venturo?

Venditore    Io, non saprei

Passeggere  Non vi ricordate di nessun anno che vi paresse
                     felice?

Venditore    No, in verità, Illustrissimo

Passeggere  E pure la vita è una bella cosa, non è vero?

Venditore    Cotesto si sa

Passeggere  Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni e anche
                     tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?

Venditore   Eh, caro Signore, piacesse a Dio che si potesse

Passeggere   Ma se aveste a rifare la vita che aveste fatta- né più
                     né meno - con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete
                     passati?

Venditore    Cotesto non vorrei

Passeggere  Oh, che altra vita vorreste rifare? La vita ch'ho fatta
                     io o quella del principe o di chi altro? O non credete
                     che io, e il principe, e chiunque altro risponderebbe
                     come voi - per l'appunto -; e che avendo a rifare la
                     stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe
                     tornare indietro?

Venditore    Lo credo cotesto

Passeggere   Né anche voi tornereste indietro a questo patto, non
                     potendo in altro modo?

Venditore    Signor no, davvero, non tornerei

Passeggere  Oh che vita vorreste voi dunque?

Venditore    Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senza
                    altri patti.

Passeggere  Una vita a caso, e non saperne altro, come non si sa
                     dell'anno nuovo?

Venditore     Appunto

Passeggere   Così vorrei anch'io, se avessi a rivivere, e così tutti.
                      Ma questo è segno che il  caso, fino a tutto quest'
                      anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che 
                      ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso
                      il male che gli è toccato, che il bene, se a patto di
                      riavere la vita di prima con tutto il suo bene e con
                      tutto il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. 
                      Quella vita ch'è una bella cosa, non è la vita che si
                      conosce, ma quella che non si conosce; non è la
                      vita passata, ma quella futura. Coll'anno nuovo, il
                      caso comincerà a trattar bene voi e me e tutti gli
                      altri, e si principierà una vita felice. Non è vero?

Venditore     Speriamo

Passeggere   Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.

Venditore     Ecco Illustrissimo, cotesto vale trenta soldi

Passeggere   Ecco trenta soldi

Venditore     Grazie, Illustrissimo, a rivederla. Almanacchi,
                     almanacchi nuovi, lunari nuovi....



   Giacomo Leopardi  da     Le Operette Morali



       E se anche oggi  - seppure con altre modalità -
       la storia si ripete, non posso esimermi dal fare a tutti voi
       i miei più cari Auguri di un Felice 2017!

             
            
         


                 frida