ECCOTI :
( La ballata del Tempo )
Guardali bene questi arcobaleni rovesciati in acquarelli
di nuvole rapprese, queste culle sospese . Eccoli :
sono i nostri anni.
Come risacche impaurite si sgretolano, ripiegano e poi
s' inerpicano, edera su edera. E quando possono, ritornano.
Ti seguo dove la mira dei tuoi occhi mi proietta, ma vedo
soltanto neri nembi a rovesciare veleni su colori mai avuti.
Eccoli : sono i nostri anni.
Contorte liane strette a soffocare la vita.
E come potrei volere che tornino ?
Sì, perché a volte tornano, incuranti degli errori.
Ma prima che qualcuno faccia a mente la conta
esatta dei loro passi, come in giorni timidi d' affetto,
loro ci accarezzano sulle labbra, gettano un addio...
e si allontanano.
Vorrei - al tempo di un sorriso - farmi largo tra le gocce
pesanti e spesse della memoria, che pesa ricordi sulle
labbra come fuoco, e poi rode, sputando fiele mentre
si allontana. Vanno e vengono, questi nostri anni.
Come certi amori.
Quelli disorientati, ammalati, quelli maleducati,
entrati senza chiedere permesso. Quelli degli
imprevisti, inciampati, quelli già consumati o quelli
dei nostri Ti Amo ancora sostanzialmente vergini.
Eppure, sconfitto dal tuo chiarore di parole, si apre
il nero sopra l' orizzonte e cade scheggiata pioggia di cocci
che taglia sulla pelle sangue nuovo e rosso e, mentre
mi fermo a calcolare il passo, Eccoti.
Eccoti. Prendi questa strada, ma non come esempio.
Prendila sul serio, inseguila, percorrila , ballaci sopra
il pentagramma delle tue esperienze, improvvisa
la farsa di una tregua a tempo e di vita senza.
E quando avrai gambe abbastanza lunghe per osare,
allora e solamente allora, avremo estati per arenarci ancora
come sabbia fra conchiglie vuote, come scheletri di quella
vita che poi sarà la stessa a riproporsi ingenua,
con la banale scusa di una ruga in saldo.
Potrò allora segnarmi del tuo passo sulle gambe
in corsa di sabbia, e di conchiglie colorarmi porpora,
lasciandomi occasione di arrossire fra i ponti che
disegni alle mie rughe, perché non ci sa vita a separarci.
E posso.
Eccomi.
Prendi la mia bocca, prendila ora, prendila con un bacio
come macchieresti di rossetto un bicchiere, fagli sentire
che sei padrona assoluta del ticchettìo tremendo dei
nostri giorni , e che non hai cura dei tramonti, perché
gli orologi hanno occhiali spessi, buoni solo a dire Basta !,
come in certe stanze avviene per gli amori a tempo,
che pagano in contanti e non chiedono il resto.
Eccomi,
nell' orizzonte in battito d' ali, tempo leggero senza
misura, che corre e rallenta come il vento.
Il vento delle tue impronte, e fuoco sulla bocca, il vento
che ha divelto le lancette e le rigira intorno alla morte
e a mulinello intorno ai miei capelli. Adesso
come allora. Ti prendo e spengo le parole che dal tempo
sono marcate strette. Non macchio rosso sangue, ma ti
sciolgo di blu di cieli, in un verde senza età.
francesca ( frida )
Mi piace molto questa ballata che a me sembra a due voci, sebbene al fondo ci sia un nome solo. La voce in rosso mi pare faccia inizialmente resistenza a questo riesumare gli anni, salvo poi cedere, lasciarsi coinvolgere, essere addirittura lei a dire prendi la mia bocca, prendila ora, prendila con un bacio. Potrebbe però essere un’unica voce che dopo tempo riprende i versi e risponde a se’ stessa, strofa dopo strofa. Chissà.
RispondiEliminaMa la domanda vera è: non è che tra i tanti tuoi nomi ti chiami anche Francesca?
massimolegnani
La Ballata è effettivamente a due voci dialoganti, di cui lascio al lettore distinguere la parte maschile da quella femminile, anche se a volte finiscono per intersecarsi e scambiarsi i ruoli. ( come in un gioco birichino ).
RispondiEliminaSì, mi chiamo francesca.
Sai che non mi ero accorta di essermi firmata col mio vero nome ?
RispondiEliminaLapsus significativo : era ora che uscissi dall' anonimato.
Esisto , non sono un prodotto di AI.
mai pensat!
Eliminaml
Ah, ecco!
RispondiEliminaConfesso che ho percepito poco la voce maschile, sicuramente non la rossa che opera una evoluzione che mi piace definire femminile. La bianca, non so, la sento solo a tratti, come si mimetizzasse in una soavità poco maschile (ammetto che questa mia suddivisione di genere è molto superficiale)
ml
E' immaginaria più che reale o - se vogliamo metterla sul piano biologico- , noi umani in fondo siamo degli ibridi ; in ogni uomo esiste una componente femminile, così come in ogni donna una parte maschile. E anche nella psiche esiste questa dualità ( animus e anima per Jung ) E' solo questione di " concentrazione ". Tu sei un medico e di queste cose ne sai molto più di me .
RispondiEliminaGrazie per questo dialogo.
un tempo mi rimproveravano, velatamente, di avere una scrittura femminile, e non sapevano di farmi un complimento.
RispondiEliminaCiao, buon pomeriggio
ml
Assolutamente sì. Ho anch'io un buon amico poeta che ha un' anima così poco " animus " tanto da potersi permettere caratteristiche psichiche femminili anche nella sua scrittura. Ed è assolutamente una ricchezza.
RispondiEliminaBuona serata a te.