Linea d' osse stanche...
Trascolorare di terrose
polveri in filo di confini
laggiù, alla morta stagione
cui non tende più la mano
cercando un contatto
fuggitivo.
Poiché non v'è solco
che non sia stato
un tempo
tracciato d' acqua
alle umide labbra.
Crinali deposti
placidamente,
linea d' ossa stanche
adagiate quando
- del giro dei soli -
non resta che l' ombra.
frida
Quanta fatica si sente, amica mia
RispondiEliminaSi, ci sono circostanze che richiedono di mettere in moto tutte le energie che abbiamo...
RispondiEliminaGrazie, Alberto .
La seconda strofa si eleva nettamente sul resto della poesia,, l’ho riletta da sola più volte restandone sempre più coinvolto: quel poiché d’esordio ha una perentorietà sussurrata come si confà nel rivelare una verità che ai più è nascosta. E questa piccola verità non mi ha deluso, anzi mi ha fatto riflettere. Ogni solco sulla terra (e ogni ruga sul volto!) è stato creazione dell’acqua, elemento simbolo di vitalità, e le labbra della chiusa, che siano labbra che bevono o che baciano, aggiungono emozione alla lettura.
RispondiEliminamassimolegnani