mercoledì 28 gennaio 2026
VOCE ' NOTTE
martedì 27 gennaio 2026
TATTICA E STRATEGIA
La mia tattica è imparare come sei...
La mia tattica è guardarti
imparare come sei
volerti come sei
la mia tattica è parlarti
costruire con parole
un ponte indistruttibile
la mia tattica è rimanere nel tuo ricordo
non so come
né so con quale pretesto
ma rimanere in te
la mia tattica è essere franco
e sapere che tu sei franca
e che non ci vendiamo simulacri
affinché tra i due
non ci siano vuoti
né abissi
la mia strategia è
invece molto più semplice
e più elementare
la mia strategia è
che un giorno qualsiasi
non so con che pretesto
finalmente
tu abbia bisogno di te.
Mario Benedetti da Poemas de otros ( 1973 )
lunedì 26 gennaio 2026
AL DI LA' DEL VISIBILE
Christina Pluhar : Orfeo Chaman - Lamento di Orfeo ( riferito al Mito di Orfeo e Euridice )
AL DI LA' DEL VISIBILE
Se mai dovessi paventare l' oscurità dei sensi
e al discernimento arrecare il danno della cecità,
che mi sia giudice - allora - il mio stesso errore
e impietosa sia la sua condanna
per non essere andata al di là del visibile.
frida
domenica 25 gennaio 2026
DELL' AMORE ULTERIORE
Si cerca il respiro atteso....
Ovunque il lampo scelga di schioccare,
che sia terra o carne,
genera bufere e nuovi mondi,
argini arsi a cambiare la storia
delle piste battute.
Nell' odore dell' aria bruciata
si cerca il respiro atteso
che sappia lenire tempo e cuore.
frida
venerdì 23 gennaio 2026
JE VOUDRAIS BIEN
Nel fluire di ore e piume...
SEI SEMPRE L' ALBA
Infilo
sul mio freddo il giorno
ogni giorno
poi lo sfilo e lo ripongo
a somma di altri giorni
lisciando istanti
ripiegando sogni
riducendo asfalti rotti
punti stretti e punti lenti
per arabescare lumi
sfumando notti e rughe
inventando amore
nel fluire di ore e piume
a tessere respiro
per poi trovarmi all' alba
ad abbracciare di nuovo il sole.
frida
giovedì 22 gennaio 2026
NECESSARIO ANDARE
Sarò un ceppo al fuoco...
Non si ubbidisce mai
a comandi astratti
e si resta sul confine
aperto e invalicato,
sul lato migliore di un sorriso.
Perché non si è mai oceano
senza una percentuale
necessaria
di correnti.
Amami e ammarami,
nel segno mite
che chiede solo
le sue acque necessarie.
Parlami
in modulate ampiezze,
e dalla voce capirò
il fondo delle cose e la pietà
che sovrasta il misero ruggito.
***
Sarò un ceppo al fuoco
o il tragitto latteo dei tuoi giorni.
frida
mercoledì 21 gennaio 2026
GIUDIZI PARTICOLARI
ECCOTI :
( La ballata del Tempo )
Guardali bene questi arcobaleni rovesciati in acquarelli
di nuvole rapprese, queste culle sospese . Eccoli :
sono i nostri anni.
Come risacche impaurite si sgretolano, ripiegano e poi
s' inerpicano, edera su edera. E quando possono, ritornano.
Ti seguo dove la mira dei tuoi occhi mi proietta, ma vedo
soltanto neri nembi a rovesciare veleni su colori mai avuti.
Eccoli : sono i nostri anni.
Contorte liane strette a soffocare la vita.
E come potrei volere che tornino ?
Sì, perché a volte tornano, incuranti degli errori.
Ma prima che qualcuno faccia a mente la conta
esatta dei loro passi, come in giorni timidi d' affetto,
loro ci accarezzano sulle labbra, gettano un addio...
e si allontanano.
Vorrei - al tempo di un sorriso - farmi largo tra le gocce
pesanti e spesse della memoria, che pesa ricordi sulle
labbra come fuoco, e poi rode, sputando fiele mentre
si allontana. Vanno e vengono, questi nostri anni.
Come certi amori.
Quelli disorientati, ammalati, quelli maleducati,
entrati senza chiedere permesso. Quelli degli
imprevisti, inciampati, quelli già consumati o quelli
dei nostri Ti Amo ancora sostanzialmente vergini.
Eppure, sconfitto dal tuo chiarore di parole, si apre
il nero sopra l' orizzonte e cade scheggiata pioggia di cocci
che taglia sulla pelle sangue nuovo e rosso e, mentre
mi fermo a calcolare il passo, Eccoti.
Eccoti. Prendi questa strada, ma non come esempio.
Prendila sul serio, inseguila, percorrila , ballaci sopra
il pentagramma delle tue esperienze, improvvisa
la farsa di una tregua a tempo e di vita senza.
E quando avrai gambe abbastanza lunghe per osare,
allora e solamente allora, avremo estati per arenarci ancora
come sabbia fra conchiglie vuote, come scheletri di quella
vita che poi sarà la stessa a riproporsi ingenua,
con la banale scusa di una ruga in saldo.
Potrò allora segnarmi del tuo passo sulle gambe
in corsa di sabbia, e di conchiglie colorarmi porpora,
lasciandomi occasione di arrossire fra i ponti che
disegni alle mie rughe, perché non ci sa vita a separarci.
E posso.
Eccomi.
Prendi la mia bocca, prendila ora, prendila con un bacio
come macchieresti di rossetto un bicchiere, fagli sentire
che sei padrona assoluta del ticchettìo tremendo dei
nostri giorni , e che non hai cura dei tramonti, perché
gli orologi hanno occhiali spessi, buoni solo a dire Basta !,
come in certe stanze avviene per gli amori a tempo,
che pagano in contanti e non chiedono il resto.
Eccomi,
nell' orizzonte in battito d' ali, tempo leggero senza
misura, che corre e rallenta come il vento.
Il vento delle tue impronte, e fuoco sulla bocca, il vento
che ha divelto le lancette e le rigira intorno alla morte
e a mulinello intorno ai miei capelli. Adesso
come allora. Ti prendo e spengo le parole che dal tempo
sono marcate strette. Non macchio rosso sangue, ma ti
sciolgo di blu di cieli, in un verde senza età.
francesca ( frida )
NELLA GRAZIA DELLO STARE
" Ci si ritrova a cercare nel sonno un' isola di sogno ; si torna
dove si era stati nei giorni di luce, d' oro il larice sotto la perfetta luna,
tutti gli uccelli convocati, parole benedette, bene
dette fronte al sole;
tutto là era rimasto eguale nella grazia dello stare
dove tutto era dato per scontato. Le sentivamo le promesse
della terra appena smossa dai germogli.
Avessimo saputo trattenerle per stagioni che mai
avremmo potuto immaginare così aride,
i campi gelati, il tramonto che perdeva il suo fuoco ".
Annalisa Rodeghiero
domenica 18 gennaio 2026
L' AMORE DI MARZIALE
LA GENTE DI KEROUAC
sabato 17 gennaio 2026
NOS ESPRITS....
A SFUMARE
Linea d' osse stanche...
Trascolorare di terrose
polveri in filo di confini
laggiù, alla morta stagione
cui non tende più la mano
cercando un contatto
fuggitivo.
Poiché non v'è solco
che non sia stato
un tempo
tracciato d' acqua
alle umide labbra.
Crinali deposti
placidamente,
linea d' ossa stanche
adagiate quando
- del giro dei soli -
non resta che l' ombra.
frida
venerdì 16 gennaio 2026
ELEGIA
Cosa farò di me...
FLORESCENZE
Tengo nel palmo pietre di mille anni
sul viso palpebre di foglie
albagie di rami.
Vorrei la stella che trovò dimora
nel seme acerbo di parole fulminate in gola.
frida
L' INVERNO DI MARIO / FABRIZIO
E' un giorno d' inverno...
COME TU VUOI
La tramontana screpola le argille,
stringe, assorda le terre di lavoro,
irrita l' acqua nelle conche, lascia
zappe confitte, aratri inerti
nei campi. Se qualcuno esce per legna,
o si sposta a fatica o si sofferma
rattrappito in cappucci o pellegrine,
serra i denti. Che regna nella stanza
è il silenzio del testimone muto
della neve, della pioggia, del fumo,
dell' immobilità del mutamento.
Sono qui che metto pigne
sul fuoco, porgo orecchio
ai fremere dei vetri , non ho calma
né ansia. Tu che per lunga promessa
vieni e occupi il posto
lasciato dalla sofferenza,
non disperare di me o di te:
fruga nelle adiacenze della casa,
cerca i battenti grigi della porta.
A poco a poco la misura si fa colma,
a poco a poco, a poco a poco, come
tu vuoi, la solitudine trabocca,
vieni ed entra, attingi a mani basse.
E' un giorno d' inverno di quest' anno.
Mario Luzi da Onore del vero
ISACCO TURINA E I DESTINI MINORI
Sentirti passare nel buio....
Isacco Turina, dopo anni di attesa, esordisce in poesia con questa densa e matura raccolta di versi, intitolata " I destini minori ". Un libro profondo e ragionato, data la sua lentissima maturazione. E con precisione e maestra, il poeta ci mostra il suo inferno, che è al contempo il suo paradiso : il destino minore di un poeta nel purgatorio del quotidiano. Turina ci presenta qui un mondo abitato dalla muffa umana, da quelle spore apparentemente innocue e indifferenti, che invece hanno dalla loro parte il potere dell' inerzia. In fin dei conti, questi destini minori, sono i resti dei vinti, la vittoria delle carcasse sul rifiorire e rinnovarsi dell' esistenza; il destino del tempo che gioca contro di sé. Ne viene fuori questo diario di sangue e di ossa che porta verso un profondo lontano, verso un confine conosciuto solo dagli abissi, perché- come dice il poeta in una sua lirica - " solo i naufraghi conoscono il mare ". E in questo mare poetico, i naufraghi sono tanti e sono profondissimi.
Sentirti passare nel buio
come un seme nel frutto. Prevedere
il momento in cui mancheremo, il dopo
delle piazze crollati i campanili
superbi. Ti trovo nel buio :
da una palude immensa come un occhio
emerge la pupilla che mi sfiora. Dobbiamo
amare in silenzio la terra che ama
i morti come un marmo le sue vene.
***
Ho gettato il tuo spazzolino.
Se non ci fossero - a resistere -
oggetti che lavano, cantano
e scrivono, nemmeno un passero
potrebbe posarsi sui giorni
slegati come una foresta
senza rami. Sui treni del mattino
l' alba ha seminato la luce.
Ti svegli in un nuovo pianeta,
in un' altra città. Raduni
le labbra divise dal sonno
per l' ultimo bacio della notte
per non accompagnare mentre
si aprono i fiori che hai lasciato.
***
Usiamo dalla doccia. Con la maglia
rimasta ti asciugo le vertebre.
Tu mordi come i cani disegnati.
Comincio ad allargare le braccia
per darti un orizzonte. La mia testa
è il sole che tramonta. Nello specchio
una natura morta con portasapone.
Il silenzio è un martello
che sta cadendo dall' impalcatura.
***
Non servono prigioni o cimiteri:
dondola nell' aroma del catrame
una gabbia per tutti gli animali.
Gli schermi mostrano lontane folle
di uomini stesi in preghiera, aghi
caduti da un' altissima pineta.
***
INVERNO
Non c'è nemmeno più il vento da queste parti.
Vengo ancora a trovarti, all' ora
in cui la brina cade dalle piante.
Ma mi sento straniero in casa tua :
le perle del rosario sono di ghiaccio
e le nostre preghiere non arrivano
lontano, si spengono in bocca.
Mi guardi con gli occhi gelati. Non c'è
più una scintilla nella stufa, giù in cortile
non resta nemmeno un' ombra dell' estate.
Siamo vicini
come due estranei sul treno,
come due dita che non riescono a toccarsi.
***
Ci è capitato di essere poeti
come arriva un esproprio sulle case
per una strada in costruzione
che quasi non ci riguarda.
Dormivamo, e le ustioni del giorno
erano pelle nuova al risveglio.
Ci è capitato di essere poeti,
ambulanze che portano
un carico di sangue estraneo.
E intanto il movimento
di pettini antichi ci lascia
in testa capelli di morti.
***
Si spoglieranno gli angeli
durante il temporale, e penne e piume
offriranno alle carezze dei lampi.
Come l' alba quando medita il male
del giorno, scuoteranno ai venti
la cima pensierosa delle ali,
concedendo che i gatti alle finestre,
con gli occhi spalancati come ortensie,
di paura s' innamorino di loro.
***
Questa casa di vetro e di pareti
dove - stesa - separi la tua morte
dalla mia, beve la penombra
continua, se ne gonfia, conosce i volti
che su strade e cortili - prima dell' alba -
da un' insonnia si affacciano a sputare.
Isacco Turina da I destini minori
