Si prende il tempo necessario a spiccare il volo...
In una recente intervista, l' autore afferma che " da sempre quello che per me è fondamentale in poesia, è lo spazio bianco : ciò che manca, ciò che non si dice, o che non si può o non si vuole dire. Il vuoto dopo il punto ". In questa frase - all' apparenza semplice - vi leggo tutta la vertigine della poesia, il peso del silenzio, la potenza del non detto. la necessità di dire tutta la verità, ma non in modo obliquo. E l'utilizzo dell' ellissi non è per nascondere, ma per rispetto a ciò di cui non si dovrebbe parlare, ma che chi scrive tenta comunque di far arrivare. La realtà oggettiva come concetto astratto non esiste, è illusoria. : esistono tuttavia realtà singole filtrate dai singoli sguardi, dalle esperienze personali di ognuno, e la cosa che risalta dalla lettura di questo libro è la profonda onestà dell' autore nell' intenzione di restituire un vissuto comune attraverso il proprio. Ne " La linea spezzata " ci sono cinquant' anni di vita, dalla lotta armata al Covid e c'è l' amarezza per aver " adottato un sistema democratico usa e getta "; per le scelte sbagliate e la politica abbandonata come se non ci riguardasse; ma c'è anche la volontà di cercare un punto fermo, stabile su cui puntare i piedi per far resistenza. E poi c'è l' amore, filo che tiene tutto insieme. Senza scampo , una " ferita che rimargina piano ", ma che comunque rimane rischio irrinunciabile. Perché, quello che resta dopo il dolore, non è mai vuoto, ma trasformazione : quando si ama non si rimane più gli stessi, si viene irrimediabilmente trasformati, e quello che resta - dopo la perdita ( di un figlio, di una persona cara che ci lascia o di un amore che finisce ), non è mai solo un vuoto, ma la consapevolezza di essere intimamente vivi, di nuovo capaci di sentire e di rischiare.
La ricordo con i capelli scuri, ricci, passare da casa nostra
la domenica, mentre l' odore dell' arrosto e di patate al forno
si sentiva dalla terrazza. mi chiedo se avesse
la P38 nascosta nella giacca, se quel pranzo fin troppo
borghese la infastidisse o se fosse una perfetta copertura.
di certo quando stava davanti al picchetto della fabbrica
e non lasciava entrare nemmeno noi, figli degli operai,
la sua voce sapeva di ruggine e paura.
***
Non posso fare altro che correre
controvento
nell' aria gelida di questa mattina
che nasconde i cattivi
pensieri. La ferita / il tumore che ti
ha prosciugato.
E' rimasto l' airone a controllare il
canale
si prende il tempo necessario a
spiccare il volo.
Mi osserva prima di sparire nel
cielo nero.
***
é stato facile dimenticare i luoghi, certi compagni
morti male. l' eroina prima di entrare a scuola,
sotto il cavalcavia della stazione.
ora che la strada é chiusa e da qui l' edificio
non é più visibile, rimonto i pochi fotogrammi, sento
l' attrito della memoria, l' ombra che sfuma
nell' ombra. ribalto lo sguardo in questo presente
di padre, come un film guardato al contrario.
***
Che vanga - anche inaspettata - l' ora
che ci separa.
Che il tempo si posizioni nel punto
cieco dell' occhio.
Cerchiamo altre strade, altre vie di
fuga, un soffio
di tempesta, un accidente, un urlo
tra noi e il mondo.
E' come scappare stando fermi /
come farci male
senza capirne il motivo, senza dare
tempo
al fiato che manca di ritrovare
l' aria. Con la paura
sussurrata nelle ossa che diventa
misura.
Presto, che il respiro si faccia
notte.
***
graffi e grida, risvegliarti tra le braccia fredde
di un muro / il cucciolo stretto al petto oscilla
la lampada appesa ad un invisibile filo nel troppo
buio, di nuovo botte e calci, il sangue. poi la morte
che qui é quasi uguale ad uno spazio bianco.
***
ha gettato la sfortuna per strada, decine di gratta e vinci
lanciati sull' asfalto si muovono nel vento, tra l' erba umida
e il canale. il paese ha adottato un sistema democratico
usa e getta, di scegliere l' illusione prima della fine del mese.
***
Colpiscimi là dove si genera la
parola. Porta
silenzio, danno e ferita. Inciampa
su di me mentre
vai via. Lascia traccia, solco, suono inconcluso
che si perda nella stanza, concedimi memoria e distanza.
***
sono passi di una voce ben riconoscibile
i tuoi, risuonano nel vuoto delle scale del condominio.
l' ora in cui rientri dalla fabbrica, è novembre fuori
e la stufa di ghisa fatica a scaldare l' appartamento.
i logaritmi che non riesco a domare. il rischio di una nuova
cassa integrazione senza sapere come tenerci in equilibrio.
guardo dal vetro su questo Frecciarossa, la pioggia
e le campagne allagate tra Roma e Firenze.
arriva così, un dolore che non ti aspetti / che stratifica la memoria
di chi si fa vecchio e non è più capace di dominare il tempo.
***
Ti passerò dentro attraverso la linea curva
dell' amore lasciando ad altri i corridoi bui e le scorciatoie;
qui nel lato nascosto - dove c'è quello che non vedi - saremo
un rumore lieve, una ferita che rimargina piano.
Fabrizio Lombardo da La linea spezzata
le ferite non rimarginano: cambiano forma.
RispondiEliminalieto giorno
Vale la pena riflettere su questa tua osservazione nella quale - in una certa misura - c'è del vero.
RispondiEliminaGrazie e buona giornata.
Un libro che ripercorre, attraverso la poesia, un importante periodo della nostra storia e lo stato di crisi persistente della nostra società. E' un punto di vista col quale, chiunque abbia vissuto certe vicende, può confrontarsi. Cercando di capire quanto l' impegno e l' attenzione verso il sociale sia importante. Quanto sia necessario non abbandonarsi mai all' indifferenza visto che, bene o male, tutto ci riguarda.
RispondiEliminaIn un certo qual modo potremmo " qualificarla " coma "poesia civile " ma io, leggendola, e pur riscontrando in essa in modo esplicito fatti e accadimenti di un lungo periodo della nostra storia, vi sento emergere più un afflato e un sotterraneo ( ma non tanto ) richiamo all' amore che - come un filo unisce (intendo dell' amore come tensione universale in tutte le sue forme ) ogni cosa del nostro mondo . E non solo.
RispondiEliminaGrazie per il tuo intervento, Fabio.