sabato 29 aprile 2017

PAPAVERI A MAGGIO



Quando un colpo di vento strapperà un'unghiata
alle nuvole basse e gravide, fuggirò da questo cielo.
Lascerò il mio male di vivere e l'anima vinta
dai troppi silenzi, i polsi feriti, le attese mancate
e il dolore d'essere stata bambina.
Allora non chiudetemi in lamiere saldate con stagno,
ma avvolgetemi il corpo di teli e copritemi gli occhi.
Sognerò di rododendri al sole e di pallide rose,
di mattinate rugiadose e meriggi indolenti e accaldati.
Rivedrò i colori del lago smaltati di nebbia.
Con quel poco di cuore che si deve, gettate a palate la terra
ma - vi prego - non portatemi fiori di serra : seminate
piuttosto papaveri a mucchi, così che a maggio io possa
vedere i petali rossi diventare nel giugno più pallidi e stinti,
aliti o passi vanamente inseguiti.


         frida

4 commenti:

  1. Efficacissimo il linguaggio di questa poesia: ora duro e graffiante ("unghiata...lamiere saldate...stagno")ora dolce("rododendri al sole...pallide rose...meriggi indolenti e accaldati"). Ora tristissimo ("male di vivere...vinta...mancate...feriti..dolore"), ora più luminoso ("colori del lago smaltati di nebbia").
    Quanta nostalgia di un incanto sognato e reso mirabilmente da questo racconto poetico, disseminato di splendide rime al mezzo!
    Un linguaggio meraviglioso, ma un dolore davanti al quale restare in silenzio....

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  2. Anche rimanere in silenzio è una condivisione. A volte la più sofferta quando intimamente tutto all'interno è un grido.
    Grazie per la comprensione e l'esserci.

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  3. Si denota un animo sensibile che ha troppo sofferto. Aspettando mattini rugiadosi coperti di papaveri. E sole, tanto sole. Un sorriso.

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  4. Il tuo commento mi ha commossa. E' che le anime sensibili vengono ri- conosciute solo dai propri simili. Il resto è tempo perso.
    Un abbraccio

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