lunedì 27 marzo 2017

PER UN COMMIATO GENTILE...

 
 
 
 

       
                         21 Grammi  -  Alejandro Gonzales  Inarritu




FILOSOFIA DELLA CONSOLAZIONE

Leggo
che la pienezza è l'annientamento dell'assenza,
e che è felice soltanto
chi ha già perso ogni speranza.
Coloro che scrivono questo
non possono comprendere che dalla ferita
che duole e puzza nascono api bionde
e che il loro miele
è la flebile luce che ci illumina.
Loro,
padroni della loro conquistata circonferenza,
non sanno
che è sterile la pace che non vivi.


     Piedad  Bonnett   da      Stratagemmi del debole

domenica 26 marzo 2017

ALLA RICERCA ...

 
 
 



                                                    ...di  armonie...

                              frida

Wandering Around Ireland

 
 
 
 
Il  Castello

 
 
Castello  2

 
 
Castello  3

Wandering Around Ireland 2

 
 
 
 
Interno del castello

 
 
Interno 2

 
 
Interno 3

Wandering Around Ireland 3

 
 
 
 
Angolo del castello

 
 
Angolo del parco

 
 
Angolo sul lago

Wandering Around Ireland 4

 
 
 
 
Via della città

 
 
Bouquet irlandese




                                                                             Colori

Wandering Around Ireland 5

 
 
 
 
Dimora

 
 
Dalla finestra

 
 
Dal ponte

Wandering Around Ireland 6

 
 
 
 
Panorama

 
 
Scogliere d' Irlanda

 
 
Scogli

Wandering Around Ireland 7

 
 
 
 
Ruderi di un castello

 
 
La  Rocca

 
 
Il Solitario

Wandering Around Ireland 8

 
 
 
 
Laghetti del Connemara

 
 
Tasche di mare

 
 
Villaggio marinaro

Wandering Around Ireland 9

 
 
 
 
Nel centro di Dublino

 
 
Angolo della città

 
 
Strada pittoresca

Wandering Around Ireland 10

 
 
 
 
Cimitero irlandese

 
 
Cimitero

 
 
Croci celtiche

Wandering Around Ireland 11

 
 
 
 
Teatrini d' Irlanda

 
 
Il gregge

 
 
Curiosità irlandesi

Il cielo d' Irlanda

 
 



                       ...il cielo d' Irlanda è una donna che cambia spesso d'umore...

sabato 25 marzo 2017

CAINO E LE SPINE

 
 


                                  Giuseppe Verdi -  Dies Irae , Libera me


 
Era mattina, erano le tre:
quell'aria non aveva coscienza.
Ti offrivi al primo fresco e
perché? cani da guardia, ore, perché?
perché te stesso?
La ghiaia in strada si faceva chiara
la fontana rideva tra i bossi
intorno erano cose molto femmine
disinvolte ad esistere.
Passavi il filo spinato
senza scarpe rientravi al convento.


         Luciano  Erba  da     Il male minore

LA SENTENZA

 
 

         
                              Song  Of The Volga Boatmen



E' caduta una parola di pietra
sul mio petto ancora vivo.
Non è nulla, vi ero preparata,
ne verrò a capo in qualche modo.

Ho molto da fare oggi:
bisogna uccidere fino in fondo la memoria.
Bisogna che l'anima si pietrifichi,
bisogna di nuovo imparare a vivere.

Se no...l'ardente stormire dell'estate,
come una festa oltre la finestra.
Da tempo avevo presentito questo
giorno radioso e la casa vuota.


       Anna  Achmatova      da              Poeti con nome di donna


           

                           

venerdì 24 marzo 2017

L'ATTESA DEL POETA




Se come questa pietra
- che tu sai -
scopro l'animo mio
informe,

se non abita grazia
di perdono
nell'abisso scavato
del mio cuore,

possa almeno
la voce del poeta
gridare
la verità che giace al fondo

e attendere
- con gemiti di parto -
Chi
dalle sue ferite
tragga l'uomo.


      Annamaria  Catalano   da    Stagioni di un viaggio

Kjetil Bjerkestrand - Fanfare ( Nobel Peace Prize Concert )

 
 


                                        
                                ...attendere...Chi dalle sue ferite tragga l'uomo....

INCAVO



Fu amare l'ombra
là dove le nuvole hanno l'incavo
che mi face trattenere un pezzo di vetro
da racchiudere fra le labbra.

Un gioco di giri nel vuoto diventò
una metafora mentale impercettibile
da scagliare contro un cielo di vuoto.

E fu il suo essere niente che raccolsi
in frantumi e mi tagliai la bocca.


               frida

Abel Korzeniowski - Letters ( La Dame aux Camélias )

 
 


..Fu il suo essere niente che raccolsi in frantumi e mi tagliai la bocca...
                                     

giovedì 23 marzo 2017

SEPHORA 1



CITO IN GIUDIZIO DIO

Sulla terra piovono a gocce schegge e micce.
Non vedi salire fino al tuo cielo
la pastosa nube che si sfiocca,
riversando giù
cenere e caligine?
Sei veramente così vecchio,
inebetito e cieco?
Non ne hai abbastanza
di questa perpetua nebbia,
del perpetuo olocausto?
O è questa la nuova alleanza,
il tuo angelo ha già annunciato:
" Venite, radunatevi,
per il gran banchetto di Dio.
Il  regno dei cieli
deve essere edificato
sulle carni di tutti gli uomini! ".
Decorsi i termini,
la tua ultima ghiotta cena
a base di ossuti corpi
del popolo ebraico
è già passata in giudicato.
Ora vuoi cibarti di Niamey,
a Roma, a Nizza, a Tirana,
Parigi, Riga, a Zara,
Berlino, Bruxelles, Cucuta,
di sconcertati studenti europei,
di scarni sorrisi nigeriani,
di vividi sguardi siriani
e di violate bambine colombiane.
Ho letto frasi d'amore
sui muri di Aleppo :
"Amami...
lontano dalla nostra città
sazia di morte...".
Cito in giudizio il vecchio,
inebetito e cieco Dio
e il suo ubiqui insaziabile appetito.



L' ULTIMA CONCESSAMI

L'attimo corre veloce,
già  sta modificando
ogni cosa sotto il mio sguardo.
Un fluido sonno ora scorre
sul tuo letto di parole.
Il vento del tempo,
con falce ricurva,
spazza via il giorno.
Tutti i miei pensieri,
la mia memoria,
il mio volere,
immersi nella cenere
di un mondo arso
tra le viscere,
che non sarà più vivo
quando nessuno più lo ricorderà.
Non ho fretta.
Non ho ancora voglia di svegliarmi.
Perché - sveglio -
mi mancherà la forza
di impugnare il mio volere.
E camminerò - come in sogno -
fantasma di un ricordo
deformato dalla memoria.



FALSARIO DI PAROLE

Filo e tessitura
trama
filo di sutura
ordito lacerato
lavoro di rammendo.
Recido
il filo della vita.
L' chaim !
Creo
pupazzi di carta.


           Lev Matvej  Loewenthal


A Thousand Kisses Deep

 
 



        ...sono solo un altro pupazzo di neve sotto la pioggia e la grandine...

SEPHORA 2




IL TUO NOME

In riva a un lago,
Sephora s'è eviscerata,
e ha estratto
il paradiso
che nascondeva lì,
tra fegato e duodeno
e ha iniziato a cantare
con voce di viola d'amore.



LAPIDI DI CARTA

Prima che tutto passi,
prima di dimenticare,
le mie dita fredde
devono graffiare
i fogli impazienti
con la punta della penna
- nell'attrito del pensiero -
strisciare tra passato e presente.
Le mie falangi devono essere
il ragno assiro- babilonese
che trama la tela.
Scrivere, in fretta,
la vita non attende:
incidere nomi
su lapidi di carta.
Il mio e il tuo.
Sephora, folle mia,
forse mai mia,
Sephora.



IL PATTO DAL PIU' PROFONDO OBLIO

Io resterò saldo, come una roccia
contro cui si frange la leggera
spuma d'un desiderio randagio,
composto solo di vocaboli.
L'amore è una luce superflua
prima di diventare indispensabile
nella cecità di ogni esistenza!
Io, sempre dalla miseria
amato di grande amore
saldo, oscillerò come il pendolo
che non cadenza il tempo,
ma lo scandisce: Sephora, una sorte
che è già nel tuo nome;
il nostro patto, oltre la morte.



IL TAUMATURGO DI BOGOTA'

Ti offro le mie mani,
scarne, magre, nodose,
inadatte alla chirurgia.
Mani da patologo,
con cui quotidianamente
squarcio il petto a cadaveri
di carta, riaffiorati
dagli archivi.
Mani da archeologo.
Mani che sfiorano
- senza toccarle -
le anime inermi,
danno una speranza illusoria
che vuole solo essere
nutrita dalla speranza.
Ora sono le tue mani.
Ponile sulle cellule esplose
del mondo.


            Lev  Matvej  Loewenthal

Black Orpheus

 
 


Ora sono le tue mani: ponile sulle cellule esplose del mondo...                                  

mercoledì 22 marzo 2017

SULLA POESIA EROTICA 1 ( Antonio Sagredo )



" La poesia è magia liberata dalla necessità di essere libertà .
  La poesia di Sagredo attinge la più alta vetta di " verità",
  denegandosi ogni residua qualità. La poesia di Sagredo è
  menzogna e sortilegio, alchimia e mania, fobia e follia..."

                Theodor  Adorno



NODOSOSTOMIA

Si sono rotte le Acque, infine!
Violente in quel giorno del non Giudizio,
in quel giorno violento per altri nascimenti
che tracimarono d'Aprile come fiori appestati
quando il mio sembiante risuscitò benedetto
dal piombato limbo e l'acido sangue
generò la scala corrosa di Giacobbe.
Io non conosco gli autunni dei tuoi seni;
il sentiero che il cardo - viola ! - tracciò dal tuo ventre
in giù non mi fu nemico durante il doppiamento :
io conosco i tuoi segreti erogeni,
i punti cardinali di un corpo che non fu mai il tuo.
Ho solo visto nel tuo sguardo l' Occhio tuo divino,
dai tuoi singhiozzi soltanto - suppliche!
non il perdono, ma l'affondo della mia stoccata
perché la cecità fosse inascoltata durante la canicola -
e la colomba che tu eri, perfetta come un'acrobazia circense,
respinse il miracolo della mia  sorgente irrevocabile
affossata dal diluvio della tua falena inumidita -
il mio cervello svuotato dal canto del gallo
la notte che io non piansi il tradimento,
ma l'Occhio di Dio - il tuo - lento penetrai
e inesorabile la tua rosa oscurità mutò in rovina
l' Onnisciente:
il flauto mio compatto
nella tua bocca!


        Antonio  Sagredo  da    Inediti, 2004

SULLA POESIA EROTICA 2 ( Joyce Mansour )



MI PIACCIONO...

le calze che rassodano le tue gambe.
mi piace il busto che sostiene il tuo corpo tremante
le tue rughe i tuoi seni ballonzolanti la tua aria affamata
la tua vecchiaia contro il mio corpo teso
la tua vergogna davanti ai miei occhi che sanno tutto
i tuoi vestiti che odorano del tuo corpo marcio.
Tutto questo alla fine mi vendica.
Degli uomini che non hanno voluto saperne di me.
Vuoi il mio ventre per nutrirti
vuoi i miei capelli per sfamarti
vuoi le mie reni i miei seni la mia testa rasata
vuoi che muoia lentamente lentamente
che mormori morendo parole infantili.



VOGLIO MOSTRARMI NUDA...

ai tuoi occhi melodiosi.
Voglio che tu mi veda mentre urlo di piacere.
Che le mie membra cariche sotto un carico troppo pesante
ti spingano a gesti blasfemi.
Che i capelli lisci della mia testa offerta
rimangano sospesi alle tue unghie ricurve di furore.
Che ti tenga in piedi cieco e devoto
guardando dall'alto il mio corpo spiumato.
Ti piace dormire nel nostro letto disfatto
non ti disgustano i nostri antichi sudori
le lenzuola sporche di sogni dimenticati
le nostre grida che risuonano nella camera buia.
Tutto questo esalta il tuo corpo affamato:
la tua brutta faccia alla fine si illumina
perché i nostri desideri di ieri sono i tuoi sogni di domani.


          Joyce  Mansour  da     Grida







SULLA POESIA EROTICA 3 ( Alfredo De Palchi )



" Ci sono autori - secondo la mia lunga esperienza in merito all'
   amore erotico - che conoscono in dettaglio le parti femminili più
   concentriche e sensibili che spaziano il corpo. Complimenti, se le
   inseguono come le spiegano : ma erotismo è molto di più del
   mero meccanismo. E' ciò che penso - ad esempio - dopo aver 
   letto i due volumi di Giorgio Baffo ( di lusso e numerati ): troppa
   stessa mercanzia: tete, mona, culo. Non ho fatto che ridere
   rileggendo il mio dialetto: dopo pagine e pagine di variazioni
   non dissimili e di frettoloso, normale consumo maschile, ho
   chiuso la lettura : la noia è subentrata al divertimento del mio
   ridere. Non c'è altro, almeno per me, molto ma molto
   eroticamente addestrato, maestro considerato dalle poche donne
   amate. E come il poeta è - natura - altrettanto la poesia erotica è-
   natura -. Non si diventa."

                 (  Alfredo De Palchi )



LA CHIAREZZA DELLE ACQUE MI RIGENERA

puro nel fiume che dalla cima del tuo corpo
sorge a zampilli a gorghi a rivoli veloci,
ramificandosi in tributary di pendii e di braccia
che crocifissi in attesa;
e nel suo letto di ciottoli sabbie e curve ti leviga
le mammelle a fioriture di gigli acquatici,
cedevoli nella piana acquifera che freme fino alle anche scarne,
arrivando a estuare spalancato all'ambra
delle tue riviere imponenti - l' Adige
è il tuo corpo sinuosamente asciutto, potente
vortice che accoglie la mia bocca di sete.



POTESSI SCATENARTI...

nella camicia da notte i fianchi prensili
con la lontananza che si espande a un tuo universo
di allergie e di capelli seralmente selvatici - sai,
voglio sedurti con la mente
centrata sul triangolo vivamente muschiato
che mi aspira dentro la costellazione nera;
sono il fiato che scotta il taglio rosso,
la verticalità vertiginosa; sono la lingua
che flessibilmente accede per le cosce guizzanti
come carpe nel fondale di melma dove fa luce la fica,
per le gambe che si disegnano ad arco
scendendo ai piani intensi di febbre.
Potessi scatenarti nella spiritualità del tuo corpo distante
l'entusiasmo, e ancora leccarti là
e là, fino a bocca sazia o consumata.


           Alfredo De Palchi   da      Inediti , Gennaio 2000




La Chiave - Tinto Brass

 
 


        ...il tuo corpo potente, vortice che accoglie la mia bocca di sete...

martedì 21 marzo 2017

DELLA TUA PRESENTE ASSENZA



Ti amo di due amori,
uno di passione, l'altro di rispetto.
Nell'amore di passione, ti cerco ogni notte
e, come lo sposo del Cantico,
non trovandoti,
ogni notte muoio d'un giorno,
solo, nel mio letto.
Nell'amore di rispetto, ogni giorno rinasco,
Sephora, della tua assenza :
inferma malattia che cura.
La nostra vita è un numero contato di respiri,
ogni fiato ne abbrevia la durata,
e viviamo di ciò che ci uccide.

Le métier du vivant.



           Lev Matvej  Loewenthal      da    De ta présente absence

Pure love

 
 


                       ...di te odio l'amore che forse non sai cos'è....                 

lunedì 20 marzo 2017

OLTRE LE PASSIONI TRISTI 1 ( Le nuove sofferenze psi: soffro di solitudine)



(...) Un lamento ricorrente nell'espressione della sofferenza
       quotidiana è legato alla solitudine. Tale lamento giunge
     - insieme ad altri - alla consultazione psi. I pazienti si sentono
       paradossalmente " soli" mentre sono sempre circondati da
       altre persone. Una solitudine che vivono come un'ingiustizia,
       senza smettere al contempo di chiedersi perché sia così
       difficile per loro legarsi agli altri. E' vero che esistono
       differenze culturali, ma al di là di queste, la denuncia della
       solitudine si ritrova in tutte le democrazie occidentali
      " avanzate" e rimanda a una realtà sociale comune.
       Si sa che è impossibile per un essere umano vivere nell'
       isolamento - utilizzato infatti in alcuni servizi di " sicurezza"
       come metodo di " tortura fredda".
       Ma la solitudine equivale all'isolamento?. L'esperienza clinica
       dimostra che il fatto concreto di " essere solo" non rimanda
       necessariamente ad una separazione. Questa rimanda ad una
       rottura con ciò che ci fonda: una persona può essere
       fisicamente sola rimanendo al contempo pienamente in
       relazione: come un artigiano, un artista, uno che legge con
       passione o che ascolta la musica: tutti solitari e tuttavia in
       relazione. Il legame indica il contatto con gli strati profondi
       che strutturano il nostro essere come quello degli altri.
       Al contrario, la ricerca di un'intersoggettività ad ogni costo,
       ci fa stare per la maggior parte del tempo in una condizione
       di " separazione condivisa ".
       Con l'ossessione di superare la solitudine senza porsi la
       questione della separazione, i nostri contemporanei rimangono
       abbagliati dalle possibilità di contatto attraverso Internet e i
       social network. Certo, si formano persino delle coppie in
       questo modo. Ma finchè dura la separazione da se stessi,
       l'intersoggettività non fa che riunire dei separati in quanto
     " separati ". Il legame a ciò che ci accomuna deve poter essere
       innanzitutto trovato all'interno di sé. Senza questo passaggio,
       io sono nell'illusione che con l'altro potrei realizzare una
       serie di sogni inadempiuti. Il rapporto con l'altro sarebbe la
       condizione perché io abbia un lavoro, perché io abbia voglia
       di alzarmi al mattino, perché io viaggi... Ora, l'esperienza
       clinica mostra che - quando appare - questo altro così
       desiderato, può diventare un alibi per non suonare il
       pianoforte, non viaggiare, non alzarsi al mattino...
       Tutto accade come se il paziente cercasse di avere conferme
       del fatto che l'altro è responsabile delle sue impotenze.
       L' altro diventa a questo punto, non la salvezza della mia
       solitudine, ma il colpevole della separazione della mia potenza
       d'agire.
       La solitudine che sta a fondamento delle nuove sofferenze
       psichiche è di natura ontologica: una solitudine come
       incapacità di sentirsi in collegamento. Il che aggiunge
       un'ulteriore sofferenza rispetto a quella già presente. (...)


        Miguel  Benasayag  da    Oltre le passioni tristi

OLTRE LE PASSIONI TRISTI 2 ( La tua sofferenza non ha senso )



(...)  La medicalizzazione della vita induce una patologizzazione
        della sofferenza che ne muta la natura e la rende
        insopportabile.
        Un caso esemplare è quello dei bambini cosiddetti
       " iperattivi", curati innanzitutto con il Ritalin . Un tempo
        definiti " turbolenti", questi bambini potevano esserlo per
        diverse ragioni; non si pretendeva di spiegare il loro
        comportamento " con a + b". Essere turbolenti era
        considerato come un modo particolare di essere al mondo,
        sicuramente passeggero, con il quale occorreva venire a patti.
        Ma da quando il riduzionismo fisicalista ha creduto di " aver
        trovato la causa " dell'iperattività - un deficit nella produzione
        di dopamina -, il modo di essere nella sua molteplicità
        conflittuale è scomparso a favore di una concezione lineare
        semplificatrice. Una volta posta l'etichetta, si è creduto di
        sapere tutto sul bambino.
        Il fenomeno in questione rimanda - come s'è già detto - alla
        medicalizzazione della vita. " Medicalizzare" la vita, è agire
        come se modelli completi e coerenti potessero sussumere i
        funzionamenti intricati e complessi della vita. L'inscrizione
        della sofferenza in un modo di essere, lascia allora il posto
        ad una comprensione del vivente in termine di patologia.
        In questa prospettiva, siamo spinti a soffrire non solo del male
        che ci affligge, ma anche dell'inammissibilità di quel male
        inteso come un elemento della nostra vita. Il malato è
        assimilato ad una sorta di deviante sociale. La norma diventa
        un diktat imperioso: se siete obesi o anoressiche, malati di
        cuore o diabetici, o soffrite di una malattia psichica, questo è
        un affare che riguarda i tecnici della salute, quelli che
        possiedono la griglia di valutazione della norma, e non avete
        che da essere un " beneficiario delle cure" passivo e
        obbediente. Questo modo di intendere la sofferenza, la
        raddoppia, imponendo una passività spesso dolorosa.
        La sofferenza non ha nulla a che vedere con voi. Il vostro
        corpo - o il vostro cervello - ha seguito una strada deviata: è
        inutile cercare un senso a tale deviazione; non dovete far altro
        che lasciarvi portare sulla retta via dalle tecniche e dalle
        molecole ad hoc .  (...)


              Miguel  Benasayag  da     Oltre le passioni tristi


OLTRE LE PASSIONI TRISTI 3 ( Due appuntamenti mancati )



(...) Ecco una delle ragioni dell'incapacità della psicoanalisi di
       rappresentare una risposta sufficiente alle sfide delle nuove
       sofferenze psi : la psicoanalisi, così come le terapie più o meno
       ad essa associate, ha mancato purtroppo  due appuntamenti
       nel corso dell'ultimo secolo : uno con la storia sociale e la
       preoccupazione per l'emancipazione, l'altro con la biologia e -
       più recentemente - con la neurofisiologia . Peraltro Freud ha
       accostato queste due dimensioni in molte sue opere : nell'
       Avvenire di un'illusione  rimpiange di non poter
       aderire alla speranza nascente dopo la Rivoluzione Russa...
       Nel Disagio  della civiltà  spiega perché il clinico volti
       alla fine dei conti la schiena ai grandi movimenti della Storia...
       Quanto alla biologia, Freud dichiara a più riprese nell'
       Interpretazione dei sogni  la sua convinzione che un
       giorno la farmacopea sarà in grado di guarire le malattie
       psichiche...
       Tuttavia non si può non riconoscere che - nonostante rari e
       apprezzabili sforzi - i suoi discepoli hanno ignorato e
       disprezzato i fattori storici e sociali. Si potrebbero offrire mille
       esempi che illustrano l'assunzione di tale impostazione
       teorica, diventata " atto di fede " per i lacaniani, come per
       numerosi freudiano ortodossi.
       Il secondo appuntamento mancato della psicoanalisi è quello
       con la biologia, in particolare con la neurofisiologia. Scoperti
       in Francia all'inizio degli anni cinquanta da Henri  Laborit e
       dal suo gruppo, i farmaci neurolettici sono stati vilipesi dalla
       maggior parte degli psicoanalisti, quando in realtà costituiron
       una vera rivoluzione nel trattamento di numerose malattie
       mentali, perché hanno liberato migliaia di malati dalla
       camicia di forza e dai trattamenti brutali ( elettroshock, cura
       insulinica etc ). Tutte le scuole - indifferentemente - hanno
       criticato ciò che , con aristocratico disprezzo, definivano
      " camicia di forza chimica ". Se una parte degli psicoanalisti
       ha accettato alla fine di coniugare la cura attraverso la parola
       con le molecole, molti di loro hanno conservato una forte
       diffidenza nei confronti dei farmaci psicotropi, sospettati di
       eclissare le profonde ragioni soggettive nascoste nei sintomi.
       Comunque, i lavori condotti dai ricercatori in biologia 
       molecolare, in genetica , in neurofisiologia e nelle scienze
       cognitive, sono giunti - negli anni novanta - a degli
       straordinari avanzamenti nella comprensione dei meccanismi
       mentali e delle loro patologie. Le tecniche biomediche di
       brain- imaging in particolare, hanno consentito per la prima
       volta di osservare il funzionamento di un cervello vivo. E,
       accanto ai progressi della genetica, la biochimica del cervello
       ha largamente sconvolto l'approccio alle psicosi o all'autismo,
       anche se " queste scienze della vita" non potranno mai
       penetrare da sole tutti i misteri delle sofferenze psichiche.(...)


            Miguel  Benasayag   da    Oltre le passioni tristi
      

OLTRE LE PASSIOMI TRISTI 4 ( L'importanza di contestualizzare i problemi )



(...) Penso sia chiaro che una terapia dell'accoglienza non è
      incentrata sull'individuo, ma sulla situazione. In tal senso un
      asso fondamentale della terapia situazionale è la 
      contestualizzazione dei problemi psi. In un celebre testo, Hegel
      scrive che " concreto" è sempre il sistema, il contesto, mentre
      gli oggetti parzialmente " astratti" - dal sistema - sono 
      impossibili da comprendere nella loro immediatezza. Hegel fa
      l'esempio di un articolo scritto da un giornalista dopo la
      pubblicazione della sua Logica . Il suo autore ironizzava su
      quell'opera fondamentale affermando in sostanza: il signor
      Hegel rende conto dell'universo, delle stelle e dello spirito, ma
      che cosa direbbe in concreto della mia penna?. Al che Hegel
      rispose che la penna del giornalista era un elemento troppo
      astratto per dirne qualcosa, perché troppo decontestualizzata e
      separata da un sistema o da una forma al cui interno
      unicamente potrebbe emergerne un senso.
      Nella pratica clinica, gli psi si trovano regolarmente alle prese
      con quel genere di problema: la persona arriva con una
      problematica " concreta" che la disturba, o addirittura le
      impedisce di vivere, e chiede al clinico di intervenire. Ma la
      problematica o la sofferenza sono troppo astratte, così come lo
      è il paziente inteso come individuo. Nella terapia situazionale,
      la questione della contestualizzazione è quindi assolutamente
      decisiva, al punto che il paziente - individuo diventa, in un 
      modo senz'altro controintuitivo, un elemento in più nella
      situazione da comprendere. Dal " mi accade questo" verso la
      comprensione dell' " accade questo"...
      L'esigenza di contestualizzazione indica lo sforzo del terapeuta
      per aiutare il paziente a " conoscere attraverso le cause". Con
      tale espressione si intende una forma di conoscenza di sé che
      abbiamo perduto con la modernità, ma che era scontata per i
      Greci dell'antichità. Per questo popolo - infatti - conoscersi
      non significava affatto conoscere cause, origini e conseguenze
      dello " sporco piccolo segreto" di ciascuno.  " Conosci te
      stesso" voleva dirsi conoscersi nel mondo e conoscere come il
      mondo si manifesta in se stessi. Nel medesimo spirito, la
      terapia situazionale mira ad aiutare il paziente ad andare verso
      la conoscenza di secondo genere : conoscere le cause
      attraverso i processi, e non soltanto attraverso ciò che mi
      colpisce passivamente. La terapia situazionale implica in tal
      senso un processo di desogettivizzazione. Noi terapeuti
      dobbiamo accompagnare il nostro paziente verso una
      conoscenza che non è sapere cosciente, ma esperienza,
      consentendogli di assumere ciò che " gli " accade, ciò che
      accade fuori e prima del soggetto. Consentendogli in tal modo
      di uscire dalla trappola narcisistica secondo la quale la sua
      storia personale sarebbe  la sua storia " ben custodita".
      Noi tutti conosciamo in effetti quella desolante tendenza ad
     " aprire il proprio cuore" a qualcuno raccontandogli le nostre
      piccole traversie, pene e frustrazioni. Ognuno rimane allora
      nel suo piccolo mondo chiuso e immaginario, attuando una
      sorta di " casting" inconscio nel quale non si incontra mai
      l'altro, ma uno che può assumere il ruolo desiderato dal suo
      fantasma. In realtà, tutto ciò che mi accade - anche se io lo
      sento come quel che ho di più intimo ), potrebbe accadere allo
      stesso modo ad un uomo della mia età, che abbia il mio vissuto.
      Parlare molto intimamente di me indica quindi l'espressione di
      un'articolazione con il mondo, la storia, l'arte, la politica. (...)


           Manuel  Benasayag     da     Oltre le passioni tristi