mercoledì 17 gennaio 2018

RITI E MITI DELLA SEDUZIONE 1

 
 
 

                                             " Dolce è la vendetta, specialmente per le donne"



(...)C'è una forza sottile e imperscrutabile che attrae gli esseri l'uno
     verso l'altro, li avvicina e li avvince, che li consuma e li perde.
     Una forza che attraversa i singoli, ma non appartiene alla
     coscienza: un impulso che - come accade alle traiettorie delle
     particelle - attira e orienta i percorsi degli uni verso gli altri,
     unendoli, facendoli interagire e proiettandoli oltre dopo averli
     trasformati. Non sappiamo chi sia l'alchimista segreto che
     muove e combina gli elementi se non attraverso gli effetti che
     produce.
     La seduzione opera ovunque, ha molteplici sembianze e nomi e
     non possiamo ridurla al fenomeno dell'attrazione erotica tra
     due esseri, ma dobbiamo conferirle un significato ampio, che
     racchiude ogni ricerca mossa da Eros:da quelle dello scienziato
     nel suo laboratorio, alle esplorazioni dei viaggiatori verso
     nuove mete, al pellegrinaggio perpetuo dei monaci, agli
     amorosi lamenti degli antichi trovatori.
     Ovunque c'è Eros c'è seduzione.
     Ma - come ci ricordano gli antichi - la seduzione non è un'
     attrazione  armoniosa del simile per il simile, un movimento di
     avvicinamento che corona il sogno dell'unione perfetta, che
     acquieta i cuori e li sospinge l'uno verso l'altro beatamente.
     Essa è insidiosa, subdola, pericolosa, apre ferite, scardina gli
     equilibri, getta l'anima nelle tenebre.  Meglio non essere toccati
     da lei - affermavano i tragici greci - perché non lascia indenni:
     al contrario, rovina, porta distruzione e perdita Saffo per amore
     si lancia in mare da un'alta rupe, Pietro e Giovanni evangelista
     abbandonano le loro famiglie e il loro mestiere, Tristano e
     Isotta si lasciano morire, Orlando perde il senno, Edipo ne
     viene accecato.
     Ma perché domandiamo l'amore che unendo pacifica e
     cerchiamo invece ciò che ci separa e ci travaglia? Perché, se
     ambiamo all'armonia, ci troviamo incamminati verso luoghi
     sconosciuti e minacciosi?
     Una prima, eccelsa risposta a tale dilemma ci viene dal passo
     di Proust tratto da La Prigioniera : "  Si ama solamente ciò in
     cui si persegue  qualcosa di inaccessibile , quel che non si
     possiede ". Tradotto in termini psicologici ciò significa che noi,
     attraverso l'incontro con l'altro, entriamo in contatto con zone
     ignote e oscure della nostra psiche, che possono essere
     contattate solo attraverso una loro proiezione sull'essere che ci
     sta davanti, foriero di cambiamenti. L'altro incarna allora l'
     occasione unica e irripetibile di un confronto con l'inconscio:
     del poter contemplare una dimensione ignota del nostro essere
     che chiede di venire integrata dalla coscienza, esplorata e
     riconosciuta .  (...)


              Aldo  Carotenuto   da   Riti e miti della seduzione

RITI E MITI DELLA SEDUZIONE 2



(...) L'abbaglio in cui cadiamo consiste nel ritenere che ciò che
      attraverso il volto dell'altro si palesa, è l'immagine migliore di
      noi, e non è mai così. L'obliquità della seduzione consiste
      proprio in questo abbaglio: siamo sedotti da un'immagine che
      riteniamo ideale, salvo poi accorgerci che ha il volto dei nostri
      più riposti fantasmi.
      La qualità perturbante dell'oggetto desiderato è data proprio
     dal fatto che non ci è possibile vederlo nella sua realtà obiettiva
      perché il suo volto - come accade per i personaggi del sogno - è
      formato dalla sovrapposizione di nostre immagini interiori,
      dalla condensazione di più volti. Un viso che - come tale - non
      riusciamo mai a focalizzare perfettamente e che subisce
      continue metamorfosi a seconda dei nostri movimenti
      transferali. Ecco allora che l'amato o l'amata possono
      contemporaneamente apparirci ora come l'incarnazione di una
      promessa di appagamento, ora come traditori delle nostre
      aspettative. La qualità dunque dell'oggetto di seduzione è
      sempre ambivalente: da una parte esso promette di poter
      appagare il desiderio, dall'altro continuamente procrastina
      tale momento, rimandandolo nel tempo. E' questo l'inganno
      della seduzione, il suo fascino potente. Se ciò accade è perché
      solo attraverso lo scambio fecondo, che la relazione rende
      possibile, noi possiamo conoscerci, possiamo esplorare tutti i
      territori che compongono i nostri paesaggi interiori. E - come
      per i panorami che ci circondano - anche in noi ci sono picchi
      e valli, vette e abissi, oscurità che ci impauriscono per il
      fascino che incutono, per l'attrazione che esercitano.
      Il genio di Freud aveva intuito che il desiderio è mosso dalla
      paura ed è per questo che la frase di Proust suona così vera
      alle nostre orecchie: si ama ciò che nella sua enigmaticità
      rende presente la nostra stessa incommensurabilità, la nostra
      inquietudine di esseri incompleti, continuamente in cerca di
      un altro che - vogliamo illuderci - ricomponga la nostra
      scissione, salvo poi accorgerci che lui è proprio la
      dimostrazione del nostro essere divisi. La caratteristica
      perturbante dell'oggetto di seduzione, che attrae e vincola il
      sedotto è la sua ambivalenza.
      Freud asserisce che il perturbante sopraggiunge ogniqualvolta
      il confine tra realtà e fantasia si fa labile, ogniqualvolta sfumi
      il limite tra reale e immaginario, per cui ciò che ci attrae ha
      insieme la natura di un'apparizione e la forza trascinante di
      una presenza concreta. Tale per il sedotto è l'immagine del suo
      oggetto desiderato, tanto più perturbante quanto più questo non
      può mai essere pienamente raggiunto e posseduto.  (...)


             Aldo  Carotenuto   da   Riti e miti della seduzione
      

RITI E MITI DELLA SEDUZIONE 3



(...) La seduzione è qualcosa di più di un'esperienza saltuaria nella
      nostra vita sentimentale: esercitata o subita, è una costante
      della nostra intera esistenza, la trama stessa del nostro entrare
      in contatto, in sintonia col mondo.
      Sempre e continuamente l'uomo è sedotto. Da bambino,
      attraverso la sorpresa che ogni nuova acquisizione comporta: è
      la seduzione dei suoni, dei colori, dei profumi, di ogni cosa che
      accenda la sua fantasia. Da adolescente sono il potere del
      sogno e il richiamo dell'utopia le forze da cui " lasciarsi
      condurre altrove", nella sensazione appagante e onnipotente
      che sia possibile conquistare il mondo e realizzare ogni
      aspirazione. Da adulti, la seduzione assume i mille volti del
      desiderio: le molteplici figure con le quali l'uomo popola il suo
      immaginario per padroneggiare la sua solitudine esistenziale,
      la sua condizione di individuo che forgia forme e simboli e che
      tesse racconti per darsi un'identità e una collocazione, per
      radicarsi nel mondo. Così è possibile parlare di una seduzione
      non solo amorosa, ma di una seduzione delle idee, di una
      seduzione dello spirito,della seduzione del male o delle
      immagini. Dovunque si profili una promessa di riparazione, di
      appagamento, o l'illusione di una ricomposizione delle proprie
      tensioni, o anche dovunque si intraveda la possibilità di
      sentirsi più pienamente partecipi della vita attraverso la sfida
      del perdersi e del ritrovarsi, lì è in atto la seduzione.
      La seduzione designa uno spazio circolare particolare: quello
      del Me posto in relazione all' Altro. E' una danza con un ritmo
      insolito, quella dell'avvicinamento e dell'allontanamento, della
      presenza e dell'assenza, del significato assoluto e del totale
      smarrimento e stravolgimento di ogni significato dinanzi all'
      ignoto che l'altro incarna, incantandoci e disorientandoci.
      Ciò che nell'altro ci incanta è la sua capacità di disorientarci,
      di distoglierci cioè dal nostro presente per immetterci con
      violenza in un altrove raro e inquietante, come ogni esperienza
      che solleciti l'emergere di vissuti complessuali profondi.
      Per restare fedeli ai suoi poliedrici rimandi e ai suoi molteplici
      aspetti, partiremo dall'analisi etimologica del termine
     " seduzione"  .  (...)


              Aldo  Carotenuto   da     Riti e miti della seduzione
     

RITI E MITI DELLA SEDUZIONE 4



(...) Un primo significato del termine seduzione è " portare in
      disparte. " Sedurre " infatti deriva dal latino sed composto con
      ducere , dove il morfema sed sta per " a parte". Sedurre
      significa dunque " condurre in disparte". L'individuo sedotto è
      catturato, sottratto ad un preciso ordine di significato, condotto
     "altrove", afferrato da una forza cui non può opporre resistenza
      L' amore - infatti - fa sempre una violenza all'individuo, se
      intendiamo per " individuo " un soggetto che intrattiene
      rapporti d'affari con la realtà all'insegna del profitto e in
      funzione del proprio personale bilancio, insomma delle proprie
      personali esigenze. L'amore sconvolge questo bilancio,
      introducendovi un elemento nuovo: le esigenze dell'altro. Non 
      è un'operazione che si svolge alla luce, e a livello cosciente
      possiamo ancora illuderci che il desiderio suscitato dall'altro
     non abbia stravolto la nostra economia,che sia solo un bisogno 
     in più da soddisfare, un'altra esigenza nostra . Eppure
     oscuramente sentiamo che qualcosa è cambiato radicalmente,
     e che con questa novità non sarà facile fare i conti. Il fatto è
     che desiderare un altro significa entrare in un mondo che è
     fatto anche di sogni, bisogni e desideri che non sono i nostri.
    L'amore insomma richiede una rottura del " guscio narcisistico "
    Si crede comunemente che amare sia facile,che l'innamoramento
    sia il movimento interiore più ovvio e più spontaneo per l'essere
    umano, e che non occorra sapienza ed educazione per imparare
    ad amare e ad essere amati. In realtà non è tutto così semplice,
    e se solo guardiamo all'atteggiamento che si stabilisce tra
    narcisismo e amore, cioè tra la richiesta ( funzionale fino ad un
    certo grado e alle esigenze dell'istinto di autoconservazione ) di
    una stabilità dell'equilibrio libidico e dell'attivazione energetica
    che il rapporto oggettuale richiede, capiamo come si presentino 
    casi di incapacità di innamorarsi, di lasciarsi sedurre, cioè 
   " condurre in altro luogo ".  (...) 


       Aldo  Carotenuto  da         Riti e miti della seduzione

martedì 16 gennaio 2018

IL VENTO E LA FOGLIA ( Prefazione)



Poesie come istantanee che catturano gesti quotidiani, dettagli della natura, ricordi di cui sono impregnate le case, gli oggetti, i suoni. Oltre 190 frammenti - in questo testo - che tratteggiano l'esistenza attraverso una parola nuda d'ornamenti ed efficace nella sua immediatezza. Simili agli haiku giapponesi per i toni semplici, l'assenza di titoli e l'estrema concisione, i versi di Kiarostami lasciano spazio alle suggestioni e a un'indagine introspettiva che prende corpo grazie agli stimoli di una scrittura visiva.
I componimenti di quest'autore sono frutto di una carriera polivalente dove cinema, letteratura e fotografia si influenzano a vicenda, fino a formare un'unica pellicola che racconta la vita in tutte le sue sfumature.


                        frida

IL VENTO E LA FOGLIA

 
 
 
 " Lasciaci oltrepassare le parole dure e quelle vane, le parole vuote dell'amore..." (A.K )



Una tenera pianta
cresceva e saliva
verso il cielo
ignara delle accette.



A cosa serve
declamare la primavera
biasimare l'autunno
quando
uno se ne va
e l'altro ritorna.



Arriva un uomo
un uomo con la falce
le spighe intrecciate
è l'ora di separarsi.



Splendido il giorno della nascita
amaro il giorno della morte
in mezzo
pochi giorni.



Il tempo presente
nel presente
divenne passato.



Quando non ho nulla in tasca
ho la poesia
quando non ho nulla in frigo
ho la poesia
quando non ho nulla nel cuore
non ho nulla.



L'ebbrezza
fra crollare tutti;
a me la sobrietà.


         Abbas  Kiarostami    da       Il vento e la foglia

lunedì 15 gennaio 2018

RAZZA E UMANITA'

   
Scritta per un'altra occasione e in altro contesto , dice una cosa
vera :  se siamo insieme domani è già qui.


                 " Io appartengo all'unica razza
                   che conosco: quella umana"

              
                   Albert  Einstein

L'AMORE IN AUTUNNO 1

 
 

" Les sanglots longs des violons de l'automne blessent mon coeur d'une langueur monotone..."  ( Paul Verlaine )



(...) Nella vita degli uomini ci sono incontri che si fanno destino e
      incontri che fanno parte di un destino. Come certi amori
      autunnali, che odorano di foglie morte e di muschio, che sanno
      di terra bagnata, di castagne e di forre. Sono questi amori che
      sfiniscono la vita e avvelenano l'esistenza senza ucciderla.
      Come i violini di Verlaine, come i  colchici di Apollinaire,
      recano con sé lacrime e veleno che rigano il volto e
      intorpidiscono la lingua e le estremità degli arti. Ma non
      uccidono quasi mai. Il cuore continua a pompare il sangue
      nelle arterie, la frequenza respiratoria si mantiene regolare, la
      mucosa dello stomaco secerne succhi gastrici. E' ancora
     possibile perfino lavorare, uscire a fare due passi, sedere con
     gli amici ad un tavolino - quello di sempre - sorseggiando del
     bianco rhum portoricano e fumando una sigaretta. Oppure
     sfogliare - con malcelata indolenza - il quotidiano, mentre si
     attende in fila il proprio turno alla Posta e la ragazza davanti
     a noi si passa annoiata la mano sui capelli.
     Ogni tanto - poi - ci prende un groppo alla gola: non ritroviamo
     più la strada di casa e ci disturba la coppia di innamorati che
     con passo sicuro attraversano il traffico cittadino, costringendo
     le auto a fermarsi o a suonare il clacson ( Mais les enfants qui
     s'aiment / ne son là pour personne ).
     Eppure la salute è buona - il medico di famiglia lo ha detto
     apertamente -; e allora perché quel groppo alla gola, quell'
     improvviso sentirsi disorientati nella nostra città - quasi fossimo
     dei turisti , quasi fossimo una scolaresca in gita? -
     Perché quel sottile e inatteso fastidio per un uomo e una donna
     che, incuranti di tutto quanto li circonda, si lasciano guidare
     dall'amore dove l'amore li conduce ( Il sont ailleurs bien plus
     loin que la nuit) ?.  (...)


            Francesco  Ricci    da     Tre donne

L' AMORE IN AUTUNNO 2



(...) Coi primi freddi le donne tirano fuori calze e berretti di lana.
      Negli uomini la giacca di tweed sostituisce quella di cotone e
      al mattino rinasce intenso il piacere di rovistare dentro il
      cassetto alla ricerca di calzettoni di lana, così come faceva
      Walter Benjamin da bambino nella Berlino Fin de siècle ( " Fra
      tutte le camicie, grembiuli, magliette che vi erano costudite,
      c'era la cosa che trasformava il comò in un'avventura. Dovevo
      farmi strada fin nell'angolo più riposto: allora incontravo i
      miei calzini che se ne stavano l'uno accanto all'altro, arrotolati
      e rincalzati come si usava un tempo. ogni paio aveva le
      sembianze di una piccola borsa. " ( Infanzia berlinese  - W.
      Benjamin ). Se poi la temperatura dovesse ancora abbassarsi, a
      sera metteremo legna in abbondanza nella stufa e nel camino,
      al pari dello scorso inverno. Al pari di tutti gli inverni
      trascorsi. E riprenderemo a leggere il libro che abbiamo
      lasciato sul tavolino accanto agli occhiali, dal punto in cui
      eravamo rimasti : " Ma accadde che quel fastidio cominciò a
      crescere e a trasformarsi non in un vero e proprio dolore, ma
      in una sensazione di costante pesantezza al fianco e in
      malumore "  ( La morte di Ivan Il'ic. - L. Tolstoj ).
      E mentre leggiamo queste parole, ci accade di risentire un
      groppo alla gola, ci prende una strana voglia di piangere,
      chiudiamo il libro, lo riponiamo con cura vicino al posacenere,
      ci togliamo gli occhiali. Anche se il dottore ci ha detto che pare
      che abbiamo fatto un patto col diavolo, tanto il nostro aspetto
      si conserva giovanile e il corpo è sanissimo. Le analisi non
      mentono. Ma noi sappiamo di essere malati e che non
      guariremo mai. Nel nostro sangue è ormai in circolo il veleno,
      da tanto tempo, che ci spinge inesorabilmente verso lo spazio
      dove si mescolano e si confondono, come scriveva  Ladislao
      Mittner, commentando le poesie di Paul Celan " i non più vivi
      e i non veramente vivi". (...)


                 Francesco  Ricci    da      Tre donne

L' AMORE IN AUTUNNO 3



(...)Ha importanza che sia novembre e non giugno?Conta qualcosa
     che sia marzo e non settembre?. No, non ha alcuna importanza,
     non conta nulla. Gli amori autunnali sono una stagione dell'
     anima, non un mese del calendario. Sono un colpo di vento che
     spalanca le finestre gonfiando le tende, una petroliera al largo
     che rischiara il buio del cielo e del mare, una fotografia persa,
     cercata, scordata e infine ritrovata in una giornata come tante,
     quando ormai neppure più ci pensavamo. E non ci pensavamo
     perché a quella perdita ci eravamo abituati, al pari di quel buio
     o di quell'aria ferma e pesante dentro la stanza chiusa.
     Avessimo avuto venti o trent'anni sarebbe stato diverso, tutto
     sarebbe stato diverso. La quiete, l'oscurità, l'oblio ci sarebbero
     parsi intollerabili. Ma a quarant'anni, e anche più, sappiamo
     per esperienza che con la vita si è sempre in credito. E allora
     ci si abitua a voler bene a quello " scialo / di triti fatti, vano /
     più che crudele " (  L'opera in versi   - E. Montale ) che è l'
     esistenza dell'uomo, a quella normalità un po' grigia e avvilente,
     ma anche così protettiva e rassicurante. Perfino il tempo, che
     prima ci appariva - come già a Baudelaire - " il grande nemico
     che divora la vita ", impariamo a guardarlo con occhi diversi,
     più benevoli, consapevoli   " che il tempo che distrugge è il
     tempo che conserva". E allora ci illudiamo che dopo quel colpo
     di vento, quella luce intensa sebbene lontana, quel ritrovamento
     inatteso, che pure ci inondano il cuore e i sensi di gioia e di
     entusiasmo, si possa tranquillamente tornare alla vita di sempre
     Ma è un errore che paghiamo sempre a caro prezzo.
     Gli incontri autunnali, gli amori autunnali - infatti - non hanno
     misura nè conoscono il perdono. Abbandonarsi ad essi o
     rinunciarvi, intrecciare anche i corpi o legare soltanto le anime,
     condividere sotto lo stesso tetto notti e risvegli insieme o
     frapporre fra sé e l'altro distanze siderali e invalicabili, non fa
     differenza. Non può esserci salvezza o guarigione, ma soltanto
     una lenta assuefazione al veleno, che è ormai penetrato dentro
     di noi.  (...)


            Francesco  Ricci    da     Tre  donne


domenica 14 gennaio 2018

SGUARDO DALLA FINESTRA D' INVERNO

 
 

                                                           Non ho vita che per tenerti in vita...



DONNA CHE PIANGE

Ma il pianto che nasce irrefrenabile
senza un perché - il tuo
che non ha né inizio né fine,
ti affila e tu non gli appartieni,
sola che nulla può raggiungerti,
nessuno come te vive se piange.




INVERNO IN CHIAROSCURO

Resta una matita tra le pagine.
Inchiostri interrotti e a capoverso.
Non cambierà il paesaggio, o in peggio.
Forse è tempo di giungere al faro
struggere del suo baleno,
rientrare prima che la notte
revochi la certezza di vederti
sfilare le calze cercare
meno effimero un vuoto
nel vuoto tra le braccia.




NEL LUME DEL TUO CORPO

Sapere quel che rimane
dopo, di noi dentro di noi.
Giunge in sordina
strana d'esilio una pacatezza
per il volto dilavato i
seni spenti innocenti
i sorrisi insensati, la pietà
di una notte sfebbrata
nel lucore fosco dell'eclisse.




LA TUA ECO

Non c'è nuca più triste
se dietro lo specchio non riappari
sfumata moltiplicandoti
suturando il graffio
della gillette mitigando
gli scrosci delle gronde, lo spavento.




DOLCEZZE MARITALI

Non inverno ancora, non ora
( gemme di gioventù intempestiva )
amore mio crollando nel tuo
sonno m'illudeva
la non vecchiezza dei dormienti.
Come privo d'un braccio, del
volto - ahi figlia non cesserai
mai di nascere ruscellando le
le ciglia le selve -
non ho vita che per tenerti in vita.


          Ferruccio  Benzoni    da   Sguardo dalla finestra d'inverno







sabato 13 gennaio 2018

IL RITROVAMENTO DELL' ANIMA

 
 

                                              Anima mia sono tornato: sono di nuovo qui...


(...) Quando, nell'ottobre 1913, ebbi la visione dell'alluvione, mi
      trovavo in un periodo per me importante sul piano personale.
      Allora, all'età di quarant'anni, avevo ottenuto tutto ciò che mi
      ero augurato. Avevo raggiunto fama, potere, ricchezza, sapere
      e ogni felicità umana. Cessò dunque in me il desiderio di
      accrescere ancora quei bene; mi venne a mancare il desiderio
      e fui colmo d'orrore. La visione dell'alluvione mi sopraffece e
      percepii lo spirito del profondo, senza tuttavia comprenderlo.
      Esso però mi forzò facendomi provare un insopportabile,
      intimo struggimento e io dissi:
     " Anima mia, dove sei? Mi senti? Io parlo, ti chiamo...ci sei?
      Sono tornato, sono di nuovo qui. Ho scosso dai miei calzari la
      polvere di ogni paese e sono venuto da te, sono a te vicino;
      dopo lunghi anni di lunghe peregrinazioni sono ritornato da te.
      Vuoi che ti racconti tutto ciò che ho visto, vissuto, assorbito in
      me? Oppure non vuoi sentire nulla di tutto il rumore della vita
      e del mondo?Una cosa però devi sapere: una cosa ho imparato,
      ossia che questa nostra vita va vissuta.
      Questa vita è la via, la via a lungo cercata verso ciò che è
      inconoscibile e che noi chiamiamo " divino". Non c'è altra via.
      Ogni altra strada è sbagliata. Ho trovato la via giusta e mi ha
      condotto a te, anima mia. Ritorno temprato e purificato.
      Mi conosci ancora? Quanto a lungo è durata la separazione?
      Tutto è così mutato! E come ti ho trovata? Com'è stato bizzarro
      il mio viaggio! Che parole dovrei usare per descrivere per
      quali tortuosi sentieri una buona stella mi ha guidato fino a te?
      Dammi la mano, anima mia quasi dimenticata. Che immensa
      gioia rivederti, o anima per tanto tempo disconosciuta! La vita
      mi ha riportato a te. Diciamo grazie alla vita perché ho vissuto,
      per tutte le ore serene e per quelle tristi, per ogni gioia e ogni
      dolore. Anima mia, il mio viaggio deve proseguire ora insieme
      a te. Con te voglio andare ed elevarmi alla mia solitudine."(...)


         C. G. Jung  da    Liber Novus   ( Il Libro Rosso )
        

venerdì 12 gennaio 2018

LIBER NOVUS DI JUNG ( Sintesi del contenuto ) 1

 
 
 

                                                               Mandala tratto dal Liber Novus


(...) Il Liber Novus  di Jung presenta una serie di esercizi di
      immaginazione attiva, insieme allo sforzo compiuto dal suo
      autore per afferrarne il significato attraverso una rete di
      percorsi di ricerca fra loro interconnessi: un tentativo di
      conoscere se stesso e di integrare e sviluppare le varie
      componenti della propria personalità; un tentativo di
      comprendere la struttura della personalità umana in generale;
      un tentativo di capire la relazione dell'individuo con la realtà
      sociale contemporanea e la comunità dei defunti; un
      tentativo di cogliere gli effetti psicologici e storici del
      cristianesimo; un tentativo - infine - di prefigurare le linee
      dello sviluppo religioso in Occidente.
      Intorno a questo nucleo centrale, Jung tratta nell'opera molti
      altri temi, quali: la natura della conoscenza di sé; la natura
      dell'anima; le relazioni tra pensiero, sentimento e tipi
      psicologici; le relazioni tra femminilità e mascolinità; l'
      unificazione degli opposti; la solitudine; il valore della cultura
      e dello studio; lo status della scienza; il significato dei
      simboli e come esse vadano compresi; il significato della
      guerra; la pazzia; la follia divina e la psichiatria; come
      intendere oggi l' " imitazione di Cristo"; la morte di Dio; il
      significato storico di Nietzsche; la relazione fra magia e
      ragione.(...)


            Sonu   Shamdasani  ( curatore del  Liber Novus   di Jung )

LIBER NOVUS DI JUNG ( Sintesi del contenuto ) 2

 
 

                                                  Mandala tratto dal Liber Novus


(...) Il tema che permea l'intero libro resta comunque il modo in cui
      Jung si riavvicina alla propria anima e supera il malessere
      contemporaneo dell'alienazione spirituale. Il raggiungimento
      di questo obiettivo diventa possibile accettando la rinascita
      nella propria anima di una nuova immagine di Dio e
      sviluppando una nuova visione del mondo nella forma di una
      cosmologia psicologica e teologica. Il Liber Novus  presenta il
      prototipo del processo di individuazione quale era concepito da
      Jung,vale a dire quale forma universale di sviluppo psicologico
      individuale. Il Liber stesso può essere inteso per un verso come
      una raffigurazione del personale processo di individuazione
      sperimentato da Jung, e per un altro come un'elaborazione
      concettuale di tale esperienza in uno schema psicologico dotato
      di validità generale. All'inizio del libro, Jung ritrova la sua
      anima ed è coinvolto in una serie di avventure fantastiche che
      costituiscono i momenti di una narrazione progressiva.
      Egli comprende di aver servito fino ad allora lo " spirito del
      tempo" con i valori e i codici di comportamento che gli sono
      propri, ma che oltre a questo vi è uno " spirito del profondo"
      che conduce alla realtà dell'anima. Nei termini dei suoi tardi
      Ricordi , i due spiriti corrispondono rispettivamente alle
      personalità N.1 e N. 2 * e la fase rappresentata nel Liber può
      dunque essere vista come un ritorno ai valori della personalità
      N.2.  (...)

      *
     (La personalità N.1 corrispondeva allo studente di Basilea,
     lettore di romanzi, mentre la seconda - cui egli attribuiva un più
     alto grado di " realtà ", era dedita a riflessioni solitarie di
     carattere religioso, in uno stato di comunione con la natura e
     con il cosmo: abitava il " mondo di Dio ". La N.1 voleva
     affrancarsi dalla malinconia e dall'isolamento della N. 2, al cui
     sopraggiungere era come se entrasse in azione un antico
     spirito scomparso da tempo, ma ancora presente. La N. 2,
     dotata di un carattere indefinibile e associata alla storia
     medioevale, considerava la N.1, con le sue debolezze e le sue
     inettitudini, come un fardello da sopportare ).


        Sonu  Shamdasani  ( curatore del  Liber Novus   di Jung.)

LIBER NOVUS DI JUNG ( Sintesi del contenuto ) 3

 
 

                                                         Mandala tratto dal Liber Novus


(...) Tutti i capitoli sono organizzati secondo una precisa struttura
      compositiva. Si aprono con il racconto drammatizzato delle
      fantasie visive, in cui Jung incontra una serie di figure in
      svariate situazioni, entra in conversazione con loro e viene così
      messo di fronte a eventi inaspettati e ad affermazioni scioccanti
      A questa prima sezione narrativa segue il tentativo di
      comprenderne e di esprimerne il significato sotto forma di
      concetti e principi psicologici generali. Secondo Jung, il valore
      delle sue fantasie consisteva nel fatto di scaturire dall'
      immaginazione mitopoietica, una facoltà che lo spirito
      razionalistico dell'epoca moderna  gli sembrava aver perduto.
      L' individuazione persegue l'obiettivo di istituire un dialogo con
      le figure fantastiche del mondo interno - cioè con i contenuti
      dell' inconscio collettivo - affinché vengano integrate nella
      coscienza in modo da riattivare la funzione dell'immaginazione
      mitopoietica e riconciliare così lo spirito del tempo con lo
      spirito del profondo. Un compito che costituirà una delle
      questioni centrali della successiva opera scientifica di Jung.(...)


      Sonu  Shamdasani  ( Curatore del Liber Novus  di Jung )

giovedì 11 gennaio 2018

SALVA CON NOME

 
 

                    Povera morte che non sai se graziarmi del tempo che rimane...



SPETTRI

Sostentàti dal nulla
esistenti solo dove si sogna
fluttuanti senza sapere
non più concreti del vapore
che sale dalla teiera
eppure ancora capaci di sentire
la forma di ogni separazione
la precisione con cui la morte
ci tagliava via uno dall'altro:
lo spazio che faceva esponendoci
vuoti di luce, poi sfaldati.





POVERA MORTE SEI...( Amelia Rosselli )

Davvero povera cosa sei, morte
se hai lasciato che tanto mi avvicinassi a lui
( e dunque a te ) mentre moriva
se mi hai spaventato così poco
da darmi un'oncia di sonno vicino al suo cuscino.
Creatura piccola sei se dall'infanzia ad oggi hai fatto
di te stessa una siepe scolpita da cesoie
( ora un muso di gallo, ora un cane ) :
che basta poco a scavalcare.
Povera morte, ramo di sale
grumo di dubbio che non sai
se graziarmi del tempo che rimane.




VIDEO

Chi se n'è andato non desidera tornare.
Pensiamo che si strugga per il mondo
prestandogli la nostra nostalgia.
L'oleandro che trema, l'abete
che si sfrangia più latteo nella luna
e tutta la bellezza incomprensibile
che ci ostiniamo a raccontare.

Se i morti vedono, ci guardano scrutare l'illusione di un muro
bussare per entrare o chiamare
come i pazzi che curano le pietre
bisbigliando loro : amore.



              Antonella  Anedda  da     Salva con nome






LA SAPIENZA DEL CUORE ( Introduzione)


Emozioni, sentimenti e passioni forgiano la qualità della nostra esistenza, ma non sempre siamo consapevoli dei modi in cui si esprime la nostra vita affettiva. Tendiamo infatti- nel turbinìo delle cose - a condurre una vita irriflessiva.
Ma c'è una cura di sé che consente di coltivare la parte affettiva a vantaggio della qualità dell'esistenza?
E come è possibile alimentare gli affetti positivi - che generano
sentimenti vitali - e ridimensionare quelli negativi, che mettono a rischio la relazione con noi stessi e con gli altri?
Rispondere a queste domande significa tracciare un orizzonte alla luce del quale valutare " se e quando" le nostre convinzioni siano legate ad una vita buona.
Significa creare le fondamenta della miglior vita possibile.
In questa prospettiva, sviluppare la capacità di autocomprensione affettiva rappresenta un obiettivo esistenziale imprescindibile.


               frida

LA SAPIENZA DEL CUORE 1

 
 

" Filosofia dell'esistenza come pratica di pensiero che cerca di disegnare un orizzonte di punti di luce..."



L' ARTE DI COLTIVARE L' ESSERCI

(...) Si può vivere per inerzia: non come si vuole vivere, ma come si
      è cominciato ( Seneca ," La tranquillità dell'anima "  ).
     Ma questa non è vita, è il semplice osservarsi nel tempo.
     La vita può essere solo ciò che capita, ma può essere anche
     essere altro: può essere un lavoro di composizione di attimi di
     senso dove traluce il desiderio di trascendenza. A noi è affidato
     il compito di trovare l'arte di vivere la vita. Di trovare gesti e
     parole che nutrano l'anima di  "acqua viva  " ( Giovanni 4,10)
     per riuscire a fare della vita stessa un'architettura di senso.
     Si viene al mondo con il compito di divenire il proprio poter
     essere dando la miglior forma possibile alla proprie possibilità
     esistentive. E' in questa essenza dinamica e protensiva che
     consiste l'essenza dell'esistenza, un'essenza che si fa sentire nei
     termini di una responsabilità individuale.
     Ciascuno è responsabile della forma che assume il proprio
     esserci. Siamo responsabili del modo del nostro divenire perché
     siamo esseri non determinati: nella nostra essenza siamo fili di
     possibilità. A noi non è dato il modo del permanere puro, come
     la foglia del ciliegio che trova il suo tempo già definito, ma da
     subito siamo chiamati a inventare il disegno della vita.
     L'arte di vivere è coltivazione delle possibilità dei modi dell'
     esserci, perché ciascuna possa fiorire nella sua forma migliore.
     Fra le possibilità dell'esserci c'è anche la capacità i avere cura
     di sé, attraverso la quale il soggetto si assume il compito dell'
     autoformazione. Aver cura di sé, significa prendersi a cuore  l'
     esistenza per trasformare il vivere,il tempo - che ci è consegnato
     così come accade - in esistere, cioè in un modo di esserci in cui
     il proprio divenire prenda forma secondo direzioni e desideri
     meditati nel vivo.
     Ma la cura di sé è una forma di azione massimamente difficile
     perché nessuno ha padronanza dell'arte di esistere. Della cura
     di sé intesa come pratica per far fiorire l'essere, non esiste una
     scienza che abbia la forma di un sapere fondato su evidenze
     certe; non esistono dispositivi ermeneutici e regole di azione
     dal valore generale. Il lavoro dell'esistere ha necessità di un
     pensiero che rischiari, ma questo pensiero non può avere la
     forma di un discorso scientifico. Per interpretare e orientare il
     nostro esserci, abbiamo necessità di una filosofia dell'esistenza,
     da intendere come quella pratica di pensiero che cerca di
     disegnare un orizzonte di punti di luce capaci di rischiarare
     quel tanto che è necessario per trovare la giusta direzione dell'
     esserci e i ritmi del camminare nel tempo che ci è dato.  (...)

Luigina  Mortari  da  La sapienza del cuore ( Pensare le emozioni, sentire i pensieri )

LA SAPIENZA DEL CUORE 2



(...) La vita affettiva è un tutt'uno. Scorre come un fiume, il fiume
      della vita interiore.
      Ma qual è l'essenza dei vissuti affettivi?.
      Questi non si presentano come unità nettamente separate che si
      susseguono l'una dopo l'altra assumendo la forma di oggetti
      scindibili, ma l'uno fluisce in quello successivo, colorando il
      dopo che viene della propria qualità affettiva.
      Vivere un istante di gioia dopo un tempo di sofferenza
      lancinante non è come viverlo nel mezzo di un'esperienza di
      quiete interiore.Nel primo caso, lo scarto improvviso fra dolore
      e gioia può provocare una sensazione di spiazzamento, come
      sentirsi lanciati in un altrove che - fino a poco prima - 
      sembrava inattingibile, e questa sensazione può tramutarsi in
      un senso di ebbrezza; nel secondo caso, non c'è una radicale
      discontinuità qualitativa perché i due momenti - quello della
      quiete e quello della gioia - esprimono la stessa qualità positiva
      della vita affettiva , e il sentire positivo della quiete fluisce con
      naturalezza nel vissuto di gioia che la mente può gustare con
      intensità pacata. Si può dunque dire che la persona è l'unità
      continua di tutti i vissuti: quelli che - nel tempo - lentamente
      hanno strutturato la mia sostanza o che permangono nel
      presente per colorare anche il futuro, perché i vissuti a venire
      si portano appresso anche ciò che solo apparentemente si è
      consumato.
      La vita del cuore è complessa perché i vissuti si presentano non
      solo successivi l'uno all'altro, ma spesso anche contemporanei.
      Sullo sfondo di una tonalità affettiva intensamente malinconica
      può accadere di fare esperienza di istanti chiari di letizia.
      Quando l'esperienza da cui è scaturito il senso di letizia ha
      termine, il vissuto affettivo può trasformarsi: generalmente
      diventa via via meno intenso, ma qualcosa della letizia
      continua a persistere per un certo tempo e il suo colore si
      mescola a quello della malinconia . (...)


Luigina  Mortari  da  La sapienza del cuore ( Pensare le emozioni, sentire i pensieri)


LA SAPIENZA DEL CUORE 3


(...) Ai vissuti affettivi, Stein attribuisce una capacità causale
      perché - analogamente agli eventi che accadono nel mondo
      esterno -  molti dei quali spiegabili in termini causali, anche
      nella sfera affettiva si può cogliere la capacità di un vissuto di
      orientare l'accadere prossimo della vita interiore. Sentire una
      pesante stanchezza esistenziale porta a rallentare la propria
      presenza mentale; sentire al contrario che la gioia ha
      rinvigorito la propria forza interiore, spinge ad attivarsi con
      intensità nel mondo. Una buona autocomprensione dovrebbe
      portare a capire quali tipi di movimenti dell' anima conseguono
      a certi vissuti affettivi, i quali sono diversi non solo per come
      inclinano lo sguardo esistenziale ( positivo o negativo ), ma
      anche per intensità e profondità. L'intensità del sentimento
      dipende dall'intensità del valore che ha l'oggetto cui il sentire
      si riferisce. E poiché ciascun essere umano sente nell'intimo il
      desiderio di bene, la mente non può sottrarsi alla tensione di
      andare alla ricerca delle cose che consentono di fare della
      vita un tempo buono. Le cose che per l'anima hanno grande
      valore, generano sentimenti intensi e profondi: pensare di
      poter stare in contatto con le cose di valore - non solo idee
      come vorrebbe Platone, ma innanzitutto persone - genera un
      sentimento positivo, mentre temere di perderle produce stati
      mentali di sofferenza.
      Nel mondo, ogni cosa ha una propria origine. Anche i vissuti
      vengono da un " dove" e hanno un loro tempo. I vissuti
      scaturiscono da una valutazione. Se penso di aver fatto
      qualcosa di buono, l'anima risuona di piacere; se invece
      ritengo di non essere riuscito a fare quello cui tenevo e in cui
      riponevo la speranza di dare senso al mio agire, è possibile che
      un senso di sofferenza scenda nell'anima. E questa sofferenza
      avrà un'intensità diversa a seconda del grado di valore
      assegnato alle cose cui mi sono dedicata.
      Ma la qualità del nostro vivere dipende non solo dalle
      valutazioni che noi stessi diamo della nostra esperienza, ma
      anche da quelle che riceviamo o pensiamo di ricevere dagli
      altri. Noi - infatti - siamo esseri intimamente relazionali e il
      nostro vivere affettivo è in stretta relazione con il tipo di
      valutazione che gli altri danno di noi. Poiché siamo esseri
      relazionali, la valutazione che do di me è in stretta relazione
      con quello che sento venire dagli altri, soprattutto da quelli
      cui assegno un ruolo importante nella mia vita.
      Trovarsi nello sguardo positivo dell'altro può trasformare il
      modo di sentirsi. (...)


Luigina Mortari  da  La sapienza del cuore ( Pensare le emozioni, sentire i pensieri )