Visualizzazione post con etichetta Pietro Citati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pietro Citati. Mostra tutti i post

domenica 15 aprile 2018

SOGNI ANTICHI E MODERNI 1

 
 

                                           I sogni sciamano, percorrono il mare e la terra...



(...) " I sogni dei tempi omerici hanno una qualità straordinaria.
        Quelli dei tempi moderni nascono dalla psicologia:fioriscono
        nell'ombra che ci accompagna, rivelano le nostre ansie e i
        nostri dolori, rispecchiano la tumultuosa complessità del
        nostro passato; mentre i sogni omerici posseggono una vita
        autonoma, preesistono e sono estranei all'esistenza dei
        sognatori". Così scrive Giulio Guidorizzi nella prima parte
        del suo bel libro Il compagno dell'anima. I Greci e il sogno.
        Questi sogni abitano molto lontano da noi, presso la " rupe
        bianca" e le " porte del sole", all'estremo Occidente della
        Terra, non lontano dall' Ade. Il loro signore è il dio Ermes,
        che guida sia i morti sia i sogni. Li conduce con la sua
        bacchetta d'oro con la quale - quando vuole - chiude gli occhi
        degli uomini, o li desta dal sonno. Guidati da Ermes, i sogni
        sciamano, percorrono il mare e la terra e si introducono -
        non sappiamo come - nelle menti degli uomini . Chi legge
        l' Iliade o l' Odissea conosce la seconda qualità dei sogni
        omerici: sono compatti, fluidi, narrativi, si organizzano
        naturalmente come racconti e a differenza dei sogni moderni
      - che sono un complesso di frammenti suddivisi, spezzettati,
        disordinati - ai quali soltanto l'interpretazione dello
        psicanalista conferisce un'architettura. Qualcuno potrebbe
        obiettare che questa compattezza dipende dal fatto che Omero
        li costruiva sapientemente con la ragione, e quindi
        appartengono alla coscienza. In realtà, la luce dei sogni
        omerici non ha niente a che fare con quella della ragione: è
        una forza molto più misteriosa che opera nell'ombra, ha tutte
        le proprietà elusive ed ambigue dell'ombra e una qualità
        luminosa e divina, che ci rende chiari e particolari i
        significati .(...)


                     Pietro  Citati    da      Sogni antichi e moderni

SOGNI ANTICHI E MODERNI 2



(...) Credo che il sogno più bello della letteratura greca e
      occidentale sia quello di Achille: nel ventitreesimo libro dell'
      Iliade. Achille stava disteso sulla riva del mare, in un punto
      sgombro da navi e gemeva dal profondo del petto. Quando il
      sonno lo prese, lo avvolse dolcemente, sciogliendo le pene del 
      suo cuore  delle sue membra. All'improvviso gli apparve l'
      ombra di Patroclo , simile a lui in tutte le cose: la statura, gli
      occhi bellissimi, la voce, gli abiti.Come fanno i sogni,gli rimase
      sospeso sopra la testa, poi prese a parlargli:" Tu dormi, Achille
      e ti dimentichi di me. Non ti scordavi di me quando ero vivo,ma
      ora che sono morto ti scordi di me. Sono disteso fuori dal
      portale dell' Ade e le altre ombre non mi permettono di unirmi
      a loro oltre il fiume. Dammi sepoltura al più presto, in modo
      che anch'io possa passare. Quando mi avrai onorato col fuoco,
      non tornerò più dall' Ade. Mi ha ghermito la morte odiosa e
      non staremo mai più insieme,appartandoci dai nostri compagni
      a discutere piani e progetti, come quello di conquistare Troia
      da soli. Presto la morte afferrerà anche te per mano di un dio
      e di un troiano.
     " Ma ti prego di un'altra cosa", continuò l'ombra di Patroclo.
     " Siamo cresciuti sin da bambini nella stessa casa, dove mi
        ospitò tuo padre, Peleo: e tu non mettere le tue ossa divise
       dalle mie; la stessa anfora d'oro, quella che ti ha dato tua
       madre, accolga insieme le nostre ossa". Di rimando gli disse
       Achille:" Certo io farò tutto per te e mi comporterò come
       desideri. Ma avvicinati a me. Abbracciami almeno per un
       istante, gustiamo insieme il piacere del piatto amaro".
       Achille distese le braccia attorno all'ombra di Patroclo, ma
       non potè stringerla al petto: il mondo dei vivi è totalmente
       diverso quello dei morti: noi non possiamo abbracciare le
       persone morte che amiamo, come apprenderà anche Ulisse
       nell' Ade, cercando inutilmente di stringere a sé lo spettro
       della madre. Stridendo, l'ombra di Patroclo discese come
       fumo sotto la terra.
       Achille si svegliò stupito, battè le mani una contro l'altra e
       disse: " Ah, ma esiste anche nell' Ade l'ombra e la parvenza.
       Ma non è vita. Tutta la notte mi è stata accanto l'ombra di
       Patroclo in tutto simile a lui: gemeva e piangeva, e mi ha
       comandato molte cose una per una".
       Così finiscono spesso i sogni ,nel momento culminante, con
       un desiderio incompiuto, nel passaggio dal sonno alla veglia.
       L'immagine di Patroclo è certo un sogno, ma è al tempo stesso
       una realtà oggettiva, un'ombra insepolta presso le porte dell'
       Ade, che viene risospinta dal mondo dei vivi a quello dei morti.
       Non possiamo dire se l'immagine di Patroclo svanisca perché
       Achille si sveglia o fugga via perché l'apertura che connette i
       vivi e i morti si è improvvisamente chiusa per qualche
       misteriosa ragione. (...)


                  
                 Pietro  Citati   da       Sogni antichi e moderni 
         

SOGNI ANTICHI E MODERNI 3


(...) Questi sogni che provenivano da lontano - guidati da Ermes -
      non erano visioni isolate, ma facevano parte di uno stesso
      sistema di segni.
      Grazie alla rivoluzione onirica,possiamo scavalcare le barriere
      che separano l'alto e il basso, il mondo divino e quello umano,
      quello passato e quello futuro:le anime che popolano il
      giardino del mondo si avvicinano e possiamo sognare per conto
      di altri, sognare insieme ad un altro lo stesso sogno e vedere in
      sogno ciò che un altro vede nella veglia. La rivelazione onirica
      è dunque un punto d'incrocio tra piani ontologici differenti.
      Ma chi promuove questi incontri? La stessa fittissima e
      foltissima realtà dell'universo? O c'è un meraviglioso burattino
     - un dio o un demone - che gioca con i nostri sogni e si diverte a
      tessere tele vaste e incomprensibili?
      Nella Grecia del tardo arcaismo si sviluppò l'idea che
      qualsiasi rappresentazione mentale - non solo quelle oniriche,
      ma anche tutte le altre forme di emozione e di riflessione -
      fossero il prodotto di un'entità invisibile, racchiusa dentro ogni
      essere umano, chiamata anima ( psyche ). L'anima diventò così
      il vero Io, e Socrate diceva che bisogna prendersi cura di lei
      più di ogni altra cosa."
      Da  quel momento in poi il sogno diventò il " compagno dell'
      anima", un compagno segreto ma inseparabile. La sua
      esperienza era quella dell'anima in se stessa e per se stessa,
      senza che il corpo ne fosse coinvolto; ed era la prova certa che
      essa ha in sé " qualcosa di divino".
      Quando il corpo giaceva come morto nel sonno, l'anima si
      ridestava. La rivelazione onirica non aveva dunque nulla a che
      fare con la coscienza. Durante il sonno si attivava una parte
      profonda dell'essere umano: ciò che l'anima vedeva mentre il
      corpo era addormentato, appariva come un ritorno alle sue
      origini. " Quando dorme " scrisse Eschilo " la mente scintilla
      di mille occhi, mentre di giorno gli uomini sono di vista corta".
      Se il corpo riposava - disse un medico del sesto secolo a.C. - l'
      anima sveglia conosceva tutto: vedeva ciò che va visto, udiva
      ciò che va udito, camminava, provava dolore, provava ira,
      ricordo e amore.
      Allora l'anima ascoltava voci prodigiose: un'aura amena
      circondava il suo letto; percepiva odori soavi e le figure sacre
      apparivano maestose e benevole, perfette nella loro bellezza.
      Poi - all'improvviso - il corpo si risvegliava e l'anima si
      addormentava: l'epifania divina si dissolveva, lasciando dietro
      di sé la desolazione dell'abbandono. (...)


                 Pietro Citati    da    Sogni antichi e moderni

SOGNI ANTICHI E MODERNI 4


(...) Passarono molti secoli. Alla fine dell' Ottocento e al principio
      del Novecento, Freud e Jung tornarono- come i Greci - ad
      occuparsi soprattutto dei sogni, come se fossero l'unica strada
      per scoprire la verità. Nel 1897 Freud cominciò a scrivere
      L ' Interpretazione dei Sogni con una passione, un furore e un
      invasamento poetico che uno scienziato non avrebbe mai
      conosciuto. Lavorava dieci ore al giorno, poi - la notte, dalle
      undici alle due - restava nello studio a fantasticare, a
      congetturare e interpretare.
      Questo testo è percorso da una fitta serie di citazioni e di
      allusioni letterarie : Sofocle, Virgilio, Goethe, Shakespeare, che
      rivelano come l'immersione onirica risvegliasse il fortissimo
      senso mitico di Freud. Queste citazioni - non  i discorsi e le
      definizioni intellettuali - hanno il compito di descrivere la sua
      intuizione dell'inconscio. Freud scese nelle tenebre, nell'abisso,
      negli Inferi, nel regno dell' Acheronte dove abitavano gli dei
      della notte. Il fatto paradossale è che questa intuizione mitico-
      sacra dell'inconscio resta confinata nelle allusioni letterarie
      del suo testo. Nei sogni che Freud racconta, e che in gran parte
      estrasse dalle sue notti, manca quasi ogni traccia di mito e di
      numinoso: gli innamorati delle grandi fantasie oniriche
      romantiche dovranno cercare altri testi: Jean Paul, Nerval o
      Jung.I sogni di Freud sono composti di microscopici frammenti
      di unità impercettibili, di minime tessere che poi l'inconscio
      incastra tra loro fino a formare un conglomerato ingegnoso.
      Così, leggendo L' interpretazione dei sogni il brivido oscuro
      che ci aveva lasciato il dio della notte, scompare, o viene
      modificato. Il dio dell'inconscio assomiglia a figure che
      incontriamo continuamente nella vita diurna: un tessitore
      davanti al suo telaio, un artigiano che compone mosaici, un
      giocatore di scacchi che calcola i movimenti delle sue pedine e
      persino un cinico truffatore,tanto mente, si maschera ed è privo
      di scrupoli. La sua attività è formale e combinatoria: mentre
      Freud lo spia, eccolo lì che lucidamente, geometricamente e
      con una regolarità e precisione da orologio, occulta, omette,
      condensa, traduce, deforma, trasforma, sposta.
      Che il tremendo dio dell' Acheronte si comporti come un
      meticoloso artigiano, questa è la grande scoperta che Freud
      insegnò al secolo che inaugurava. (...)


              Pietro  Citati    da    Sogni antichi e moderni
     

SOGNI ANTICHI E MODERNI 5



(...) La rappresentazione greca del sogno, anche quella dei tempi
      più tardi, è molto più vasta, libera, mobile e polimorfa di quella
      degli psicologi moderni. Sia Freud che Jung hanno consumato,
      sebbene in modi diversi e opposti, un'immensa quantità di
      inconscio: ma alla fine questo inconscio è stato trasformato,
      razionalizzato, spesso falsificato; e nei loro scritti resta
      pochissimo inconscio autentico. Per fortuna la mente umana è
      stata salvata dai grandi scrittori come Proust e Kafka, che
      percorsero la strada opposta a quella di Freud e di Jung.
      Tutte le profondità della terra, le città sotterranee, le caverne
      incalcolabili, tutto il regno dell'ombra deve essere portato
    - Proust lo ripete mille volte - " alla piena luce". Quando era
      giovane aveva scritto:" Se il poeta percorre la notte, che sia
      come l'angelo delle tenebre, portandovi la luce" ( M. Proust,
     " Contre l'obscurité " , n.d.r. ). Ma qualsiasi illuminazione dell'
      inconscio - Proust lo sa egualmente bene, è estremamente
      rischiosa perché l'intelligenza può cancellare e disseccare l'
      ombra, che dà profondità e vastità alla letteratura e all'
      esistenza. Quando viene alla luce, l'ombra deve riconoscere la
      sua vita, il suo abisso, il suo velluto, il suo setoso geranio.
      In un brano espunto dalla Recherche, Proust espone il proprio
      programma: era necessario che le parti inconsce dell' Io
      conoscessero direttamente se stesse senza passare attraverso la
      coscienza, diventando riflettenti " come ha fatto la nostra carne
      sotto la fronte, là dove si è trasformata in occhio".


                    Pietro  Citati   da     Sogni antichi e moderni
     

giovedì 10 novembre 2016

COME FINI' LA STORIA FRA LOU SALOME' E NIETZSCHE? ( 2)


(...)  Tutto cambiò alla fine del 1888, nei dolcissimi tramonti dell'
        autunno di Torino: Nietzsche impazzì. 
        La notizia della follia di Nietzsche si diffuse rapidamente tra
        gli amici e i conoscenti. Franz Overbeck lasciò la stazione di
        Basilea la sera del 7 gennaio 1889 e il giorno seguente, dopo
        diciotto ore di viaggio, era a Torino, cercando l'abitazione di
        Nietzsche nella città sconosciuta. Voleva riportarlo a casa.
        Finalmente riuscì ad entrare nella stanza dove Nietzsche
        aveva pensato, scritto, riso e delirato per mesi. Stava
        rannicchiato nell'angolo di un sofà, col volto terribilmente
        emaciato. I due amici si abbracciarono lacrimando: poi
        Nietzsche si lasciò ricadere sul sofà, sconvolto da sussulti di
        pianto. " Forse proprio in quell'attimo ", scrisse Overbeck,
       " gli si spalancò dinanzi l'abisso sul cui ciglio ora si trova, o
        dove piuttosto è già  precipitato.". Poi Nietzsche si sedette al
        pianoforte, dove cantava a voce spiegata in preda alla
        frenesia ed esaltandosi sempre di più. Proclamava di essere
       " il pagliaccio della nuova eternità ", e rendeva la sua gioia
        con le espressioni più triviali, o con balzi e danze scurrili, o
        con smorfie da istrione. Overbeck ebbe un'impressione
        atroce : quello spettacolo incarnava con terribile efficacia
        l'idea orgiastica della follia sacra, sulla quale era fondato
        il teatro antico. Adesso era tutto finito: quel possente mondo
        tragi - comico - Eschilo, Aristofane, Le Eumenidi, Le rane,
        Le nuvole - si esprimeva attraverso la sua scurrile
        degradazione. Nel mondo moderno, Dionisio, l'antichissimo
        dio dell'estasi e della lacerazione, era diventato pazzo.
        Overbeck riuscì a portare l'amico in Germania e lì venne
        rinchiuso dalla sorella in una specie di sacrario dove, il
        25 agosto 1990 morì.   (...)


                  Pietro   Citati  da   Sogni antichi e moderni

COME FINI' LA STORIA FRA LOU SALOME' E NIETZSCHE? ( 1 )



(...) Dopo il rifiuto di Lou, ci furono mesi di tremenda disperazione
      e di terribile odio. Nietzsche non faceva che camminare per
      giornate intere, prendere oppio, passare notti insonni, scrivere
      decine e decine di abbozzi di lettere Lou e a Rée, che poi non
      osava spedire. " Le passioni mi divorano. Un 'orribile
      compassione, un'orribile delusione, un'orribile sensazione di
      orgoglio ferito - come resistere...che debbo fare?. Ogni
      mattina dubito di arrivare alla fine della giornata. Non dormo
      più: a che serve camminare per otto ore?...questa sera
      prenderò tanto oppio da perdere la ragione". Gli sembrava
      che un coltello lo colpisse e lo lacerasse contemporaneamente
      in tutti i punti vulnerabili. Si torturava e aveva bisogno di
      torturarsi e di  venire torturato." La natura mi ha
      spaventosamente dotato per essere uno che tormenta se stesso".
      Aveva avuto nell'anima tre o quattro desideri di felicità, e ora
      se li strappava sanguinosamente dal cuore. Aveva l'impressione
      che, in quei mesi, una maschera col nome di Nietzsche avesse
      amato, agito, scritto lettere, detto parole di cui ora si
      vergognava. Lui stava dietro quella maschera: in silenzio,
     " condannato ad un'esistenza completamente segreta". Non
      apparteneva alla realtà a cui appartenevano gli altri: ma a
      chissà quale mondo. Era un morto, soltanto un morto, " un'
      ombra che non sa decidersi ad entrare definitivamente negli
      Inferi". Adesso era il tempo di scomparire, lasciando questa
      terra- anche le montagne di Sils - Maria e il lago di
      Silvaplana, i boschi di Tautenburg e l'azzurro del mare ligure-
      e le piccole strisce di cielo sereno che aveva dipinto con le
      parole. Poi si arrestava, per gridare aiuto, semplicemente
      aiuto. " Pensa, mio caro Overbeck, a  trovare qualcosa che mi
      tiri fuori una volta per sempre. Secondo i miei conti è 
      necessario che io resti in vita fino all'anno prossimo - aiutami
      a resistere ancora quindici mesi."
      Nietzsche odiava con tutte le forze del suo abietto rancore, che
      dedicò sempre alle persone che più aveva amato. Era l'odio
      del debole, del ferito, del sofferente, dell'indifeso. Ascoltava le
      menzogne della sorella : le ascoltava per il piacere di
      torturarsi, e scatenava la paranoia del suo complesso di
      persecuzione, che ingigantiva e deformava i minimi particolari
      del passato. Ora aveva il tono di un virtuoso borghese, ora
      quello di un professore tedesco; ora il tono solenne e
      sacerdotale di un profeta offeso. Capiva l'anima di Lou con
      la più straordinaria intuizione: la malediceva e infine la
      offendeva sanguinosamente, come se volesse calpestarla e
      schiacciarla col piede- infido e infimo verme.
      Caro Baudelaire, Nietzsche aveva sempre affermato che il
      senso della sua opera era simile a quello dell'operazione
      alchemica: trasformare il fango in oro, trasformare la
      passione, la lacerazione dell'odio nella bellezza della frase e
      nella velocità del ritmo. Negli stessi giorni, Nietzsche compose
      la prima parte di COSì PARLO' ZARATHUSTRA : fu una
      rivelazione luminosa, il balenìo di un fulmine, un'esplosione
      improvvisa. Ma davvero riuscì a trasformare il fango in oro?
      Oppure la lacerazione e l'odio stridevano nell'euforia della
      rivelazione?. Qualche tempo dopo confessò che avrebbe voluto
      rivedere Lou. Poi rinunciò: si sentiva troppo colpevole. (...)


                  Pietro  Citati   da   Sogni antichi e moderni


lunedì 7 novembre 2016

LOU SALOME' E NIETZSCHE



(...)Lou e Nietzsche parlavano sempre, inesauribilmente: talvolta
     anche dieci ore al giorno, perché i pensieri si intrecciavano e si
     moltiplicavano come gli alberi della foresta: talvolta la
     conversazione continuava dopo cena, al capezzale di Lou;
     entrambi si sentivano felici di aver appreso tanto l'uno dall'
     altro. Lou cominciò un DIARIO e UN LIBRO DOMESTICO    
     dove, col suo mimetismo poroso, imitava  ora l'uno ora l'altro
     ( Nietzsche o Rée ).
     Nietzsche la annotava e la correggeva e vi aggiungeva le sue
     annotazioni.A volte  Lou credeva di essersi innamorata
     del suo vicino: " Due persone si innamorano perché l'intimo di
     una è la cassa di risonanza in cui riecheggia ogni suono
     intonato nel petto dell'altra". Poi si chiedeva : " Ma siamo
     veramente vicini?. No, malgrado tutto non lo siamo."
     In quei giorni a Tautemburg, Nietzsche avvertì - come mai nella
     sua vita - la presenza del destino alle sue spalle, che lo
     spingeva " verso la felicità". Cosa poteva fare lui se non
     abbandonarsi a quella figura radiosa, col suo consueto " amor
     fati? ".  Da quando aveva conosciuto Lou, non era più solo:
     ora voleva reimparare ad essere un uomo, entrando
     arditamente nella vita. Pieno di speranze, si proiettava verso
     il futuro, che aveva preso per lui i lineamenti di una ragazza
     ventenne. " Quello che non speravo più, di trovare un
     compagno della " mia suprema felicità e sofferenza", mi appare
     ora possibile - come aurea possibilità sull'orizzonte di tutta la
     mia vita futura." C'era in lui - a tratti - una paurosa esaltazione:
     un senso di euforia, trionfo e vittoria che avevano già il suono
     tremendo di" Così parlò Zarathustra". Lou era un angelo, uno
     strano angelo bizantino che il destino gli aveva inviato.
     " Quando tornai a volgermi verso gli uomini
     e la vita, credetti che mi fosse stato mandato un angelo - un
     angelo che mitigasse cose che il dolore e la solitudine avevano
     troppo indurito in me, e soprattutto un angelo del coraggio e
     della speranza".  O  forse era qualcosa di molto più profondo:
     una figura che aveva abitato dentro di lui, nella sua anima e
     nei suoi scritti; con un gesto di giocoliere sovrano, egli l'aveva
     tratta alla luce - e ora, lì fuori, c'era lei con la sua crudeltà e
     il suo splendore, identica alla visione interna. Non gli restava
     che educarla, curarla, perfezionarla, esaltarla, venerarla,
     adattarla alla sua anima, come fosse il più fedele dei doppi.
     Non so se Lou Salomé abbia mai visto Nietzsche come l'
     incarnazione di un dio:uno di quegli dei terribili e venerati ai
     quali era impossibile concedersi. Anche Lou li amava: aveva
     in comune con lui l'inclinazione per tutto ciò che è nascosto :
     era affascinata dalla sua  solitudine, e insieme provava una
     specie di reverente e impaurita resistenza verso i suoi
     sotterranei misteriosi. Lo criticava. Secondo Lou, malgrado la
     sua ribellione anticristiana, Nietzsche era un uomo religioso:
     anzi, un eroe religioso. " Non c'è nulla di male ad essere senza
     Dio, purchè ci si sia veramente liberati da Dio. L'odio di Dio
     è l'ultima eco dell'amore di Dio".
     Con la sua acutissima intelligenza, Lou aveva ancora una volta
     colto nel segno. (...)


                  Pietro  Citati   da   Sogni antichi e moderni

    
                                    
                                                                  Friedrich  Nietzsche

domenica 6 novembre 2016

LOU SALOME' E LA TRINITA' AMOROSA




                                                    Lou, Paul e  Friedrich



(...) Nel marzo 1882, Paul Rée, un filosofo di qualche anno più
       giovane di Nietzsche, giunse a Roma. Era delicato, scrupoloso,
      femmineo, incerto: celava una grande bontà d'animo dietro una
      specie di odio verso se stesso : amava e venerava Nietzsche e
      voleva esserne riamato.Presto Rée conobbe Lou e la conduceva
      a passeggiare sotto il chiaro di luna, tra le rovine della Via
      Appia, come nei libri di Chateaubriand, parlando
      appassionatamente di vita, di filosofia, di letteratura e di
      Nietzsche, l'affascinante amico lontano. Verso la fine di aprile
      giunse a Roma Nietzsche, stravolto ed ebbro di solitudine.
      Nessuno - forse - aveva sofferto la solitudine come lui in quegli
      anni. Era quasi cieco. Aveva continuamente emicranie.
      Abitava in  camere ammobiliate e modeste pensioni. Ma la
      sosta non era mai lunga. Più oltre lo aspettava un'altra
      camera in un'altra città.  Sorrento, poi Bad Ragaz, Saint
      Moritz e Venezia e Stresa e Genova e Recoaro e poi Messina
      dove - unico passeggero - era arrivato a bordo di un veliero
      siciliano, con i suoi centoquattro chili di libri. Non c'era sosta.
      Non poteva esserci sosta. Appena a Roma, Nietzsche sembrò
      lietissimo:di colpo - con un gesto - si liberò dalla stretta e
      dalla protezione della solitudine; la sua conversazione era
      fresca, piacevole, spumeggiante e piena di bellissime 
      invenzioni: un gioco con suole d'aria. Andò a San Pietro, dove
      Rée scriveva il suo nuovo libro seduto in un confessionale
      pieno di luce. Vide Lou e le disse solennemente, con parole
      goethiane" Cadendo da quali stelle siamo stati spinti qui l'uno
      verso l'altra?". Pochi giorni dopo Nietzsche chiese a Rée di
      presentare a Lou la sua domanda di matrimonio.
      Lou Salomé non aveva nessuna intenzione di sposarsi. Secondo
      le parole di Pindaro -Nietzsche, voleva " diventare chi era":
      seguire coraggiosamente, spietatamente, crudelmente la 
      propria strada fino a cogliere tutti i doni che la vita - di
      nascosto - aveva preparato per lei. Ebbe un sogno notturno:
      vide uno studio - biblioteca, pieno di libri e di fiori. Vicino
      allo studio si aprivano tre stanze da letto dove dormivano lei,
      Rée e Nietzsche. Era il sogno della Trinità ,una contraffazione
      della Trinità cristiana. Fra i tre amici non dovevano correre
      rapporti erotici : solo letture e discussioni; ma l'eros, che
      Lou aveva represso, si irradiava intorno a lei e teneva
      incatenati a lei i due uomini che la amavano. Quando raccontò
      il suo progetto ad una vecchia amica, questa la sgridò :" L'
      esperienza di una lunga vita e la conoscenza della natura
      umana mi dice che inevitabilmente - nel migliore dei casi -
      un cuore ne avrà orribilmente a soffrire e nel peggiore dei casi
      un vincolo d'amicizia ne verrebbe distrutto". Ma Nietzsche e
      Rée, i fratelli incauti, accettarono entusiasticamente il
      progetto della Trinità amorosa...(...)



                Pietro  Citati    da   Sogni antichi e moderni




LOU SALOME'




                                                              Lou  Salomè


(...)  Quando aveva vent'anni, Lou von Salomé, nata a San
        Pietroburgo nel 1861, affascinava qualsiasi essere umano:
        Nietzsche, Paul Rée,, scrupolosi professori, anziani teologi
        svizzeri, giovani studenti che le scrivevano lettere
        innamorate, anziane signore; ella incarnava in maniera
        diversa i sogni di ciascuno, come se fosse la proiezione di
        tutti coloro che la incontravano. Attraeva e respingeva. Se
        lo avesse desiderato, avrebbe incantato un gatto, una rosa,
        o una pietra, che si sarebbero precipitati estatici ai suoi
        piedi. Quando diventò adulta, poeti, sociologi, orientalisti,
        psicologi, uomini politici, drammaturghi, giornalisti,
        economisti, medici illustri la corteggiarono disperatamente:
        quasi sempre invano. Ferdinand Tonnies la circuì, Gherard
        Hauptmann la invocò, Franz Wedekind penetrò inutilmente
        nella sua stanza d'albergo; due uomini si uccisero per lei.
       Lou rinchiudeva il suo corpo alto e sottile in un abito scuro
       di taglio severo, abbottonato fin sotto il mento, con una
       guarnizione di pizzo al collo e ai polsi. Gli occhi
       profondamente infossati guardavano senza paura lo spettacolo
       delle cose e degli uomini. Era infantile: si presentava a
       ciascuno come la figlia sognata o perduta, sulla quale ognuno
       riversava il suo nascosto desiderio incestuoso. " Mia cara
       bambina" le dicevano tutti. Ma questa cara bambina credeva
       ciecamente in se stessa: aveva una disumana o sovrumana
       energia, una durezza da generale prussiano, un coraggio
       adamantino. Voleva " diventare se stessa", come le
       prescrivevano Nietzsche e Pindaro: dominare se stessa,
       dominare gli altri, dominare la vita - fino a quando la vita
       le offrisse come un dono ciò che lei desiderava con tanta
       forza. Capiva gli altri meglio di quanto gli altri capissero
       se stessi: rapidissimamente diventava gli altri, assumeva i
       loro colori e le loro ombre - ombre dei pensieri di Rée, ombre
       delle scintillanti sentenze di Nietzsche nella  GAIA SCIENZA o
       nella futura estasi di COSì PARLO' ZARATHUSTRA " Io
        vorrei essere stata " diceva " nella pelle di tutti gli uomini." 
        (...)


             Pietro  Citati  da   Sogni antichi e moderni