Visualizzazione post con etichetta Sergio Pasquandrea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sergio Pasquandrea. Mostra tutti i post

domenica 20 giugno 2021

DESERTO DI PAROLE

 


                                            Con quale coscienza lamentarsi...




HERBSTREISE


Ormai è autunno. Anche se c'è il sole

si sente dall'attrito sulla pelle.

Non odio più l'autunno. L'aria qui

è trasparente. Sei così sottile

anche tu ormai. Ho appena cancellato

dei versi. Ad ogni modo non potrei

mai e poi mai raggiungerti. Si fanno

sempre più impalpabili le parole.

Ho quasi dimenticato il tuo volto.

Preferisco svanire a poco a poco.



                                            ***


PAUSA


Con quale coscienza - mi chiedo

mentre ascolto i borborigmi della casa

che al mattino stenta a risvegliarsi -

con quale coscienza lamentarsi

per una cicatrice non richiusa

e una peristalsi non impeccabile

con quale diritto vivere

con quale arroganza respirare?



                                             ***


L'INNOCENZA


Anche noi una volta

come lucertole strisciavamo

a pelo dell'acqua sporca

schiacciavamo la testa ai gechi

senza il minimo rimorso.



                                         ***


ESERCIZIO SPIRITUALE


Comincia a contare : uno due

tre quattro cinque sei

sette otto - sempre avanti fino

a settecento. Due numeri al minuto

ci vogliono cinque minuti

o poco più. Adesso pensa

per ognuno di quei numeri

una vita il paradiso amniotico

le coliche gassose le ginocchia

sbucciate il pane dell'altroieri

la sabbia e il sale

e l'acqua pesante sugli occhi.

Ripeti - e ripeti ancora

finché reggono il cuore

e lo stomaco.



                                                ***


IL MALE


Una sola volta ho guardato negli occhi una capra.

Nel giallo dell'iride la pupilla era un tratto nero orizzontale.

Nella gabbia accanto uno struzzo agitava le piume sudicie

e mostrava l'ingresso buio e tondo dell'esofago.

Un enorme maiale ronfava

immerso nel fango e nella puzza.


Bisogna perdonare alle cose e agli animali.

Ma per gli uomini no - non c'è perdono.




              Sergio Pasquandrea    da    Sono un deserto



mercoledì 25 marzo 2020

POESIE PER UN'AMICA LONTANA






                                                         Ad esempio mi manca il tuo viso...



I

Stavo per scriverti una poesia
ma mi sono fermato
perchè avrei ripetuto parole
già scritte tante volte.
Poi però ho pensato alle cose
che mi danno gioia: cose come
un cambio di luce nel cielo
un respiro accanto al mio
camminare sicuri sulla terra
insomma cose piccole persino 
minuscole ma ipersensibili
ai cambi di fase della memoria
e allora ho deciso di scriverla
questa poesia anche solo per dirti
cose banali : ad esempio
che mi manca il tuo viso
e anche la tua voce e i tuoi gesti
e il calore quieto della tua presenza
e che vorrei essere con te e baciarti
una guancia, dire che è bello rivederti.



II

E' che mi torni in mente a soprassalti
mi interrompi nei gesti quotidiani
e se mi guardo intorno
è per fermarti prima di svanire
sulla soglia.

                        This campus is a maze
mi guidavi nel grigio
verso il dono e l'abbraccio - E' colpa mia
lo so: però dovremmo
trovare una giornata  anche soltanto
un pomeriggio - solo per noi due.

Ora puoi immaginarmi - e io ti immagino
e poi è grigio anche qui stamattina
e se non fosse per certi dettagli
( il distacco improvviso delle ali
dall'acqua, il vorticare
del Wey sotto le chiuse ) mi verrebbe
da chiamarti, farti leggere questi
versi di Murilo Mendes che stavo
traducendo.
                
                              " Mie idee astratte
dal tanto toccarle, diventerebbero
concrete: sono rose familiari
che il tempo mette a portata di mano"

( e pazienza se in mano
trovo il vuoto - l'idea della tua guancia ).




III

A volte penso a te come a un'immagine
intravista un attimo per la strada,
uno sguardo incrociato una parola
che avrebbe potuto essere detta

a volte mi sembra che tutto il tempo
passato si concentri in pochi istanti
e ho bisogno di stringerli il più forte
possibile per salvarli dal nulla.





IV

Posso regalarti la mia voce soltanto
le cose più leggere sopravviveranno alla catastrofe
e forse questo battito di sillabe ti cadrà sulle palpebre
chiuse e ti sveglierai a un brusio di ricordi.




                         Sergio  Pasquandrea