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venerdì 15 agosto 2025

LE OMBRE

 


                                                                                Edward Munch  -    Gelosia




                                    "  Nessuno è veramente sano

                                    se non sa entrare in contatto

                                    con la propria ombra "





                                                  Eugenio  Borgna  da   I  conflitti del conoscere



giovedì 5 dicembre 2024

LA PACE DI EUGENIO

 


           
                                                                    Tu Deus clemens



5 Dicembre 2024

E' mancato oggi a noi tutti l'insigne psichiatra Eugenio Borgna, medico di grandi conoscenze e passioni nonché uomo dalle doti umane incommensurabili.

Mi piace ricordarlo qui come scrittore, i cui testi sono sempre stati per me luce per il cammino che conduce alle anime.


                                 f.



(... )  Nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, di intuizione dell' indicibile e dell' invisibile che sono nella vita e che consentono di immedesimarci con più facilità e con più passione negli stati d' animo e nelle emozioni degli altri. (... )



                        Eugenio  Borgna



venerdì 6 agosto 2021

LE PASSIONI FRAGILI DI BORGNA 1

 






LA FRAGILITA' E LA VITA

(...) La fragilità è considerata abitualmente un'esperienza inutile e antiquata, immatura e malata, inconsistente e destituita di senso, estranea allo spirito del tempo, e invece nella fragilita' si colgono valori di sensibilita' e di delicatezza, di gentilezza e di dignita', di comunione con il destino di sofferenza di chi sta male. La psichiatria, quando sia psichiatria umana e gentile, psichiatria dell'interiorità, non può guardare alla fragilità umana come a un sintomo di un disturbo psichico, ma come a una forma di vita dotata di senso: cosa che mi è stato possibile constatare nel cuore della follia : testimonianza di una stremata e ultima fragilità, nei miei anni di lavoro in un ospedale psichiatrico. Come definire la fragilità? La fragilità è una cosa ( una situazione ) che si può rompere, e fregile è un equilibrio emozionale che si può frantumare, ma fragile è anche una cosa che non può se non essere fragile, essendo questa la sua natura. Sono fragili, e si possono rompere, non solo le nostre emozioni e le nostre ragioni di vita, le nostre speranze e le nostre inquietudini, le nostre tristezze e i nostri slanci del cuore, ma anche le nostre parole che non sempre sanno consolare e ridare speranza al dolore ( L'area semantica di fragilità sconfina senza fine in quella di debolezza e di sensibilità, di delicatezza e di vulnerabilità, che ne completano gli orizzonti tematici ). (...)


 
Eugenio Borgna  da  Le passioni fragili


LE PASSIONI FRAGILI DI BORGNA 2


                                                       LE EMOZIONI


(...) Le emozioni nel loro nascere e nel loro morire, nel loro accendersi e nel loro spegnersi, sono in gioco in ogni esperienza di fragilità e su di esse è necessario riflettere.

Le emozioni sono molteplici nelle loro parabole semantiche, ma l'elemento comune a ciascuna di esse è il portarci fuori dai confini del nostro io, e metterci in contatto con il mondo delle persone e delle cose. Le emozioni nascono in un baleno in noi: alcune è possibile arginarle e tenerle sotto controllo, altre sono inafferrabili e non è possibile se non riviverle in noi. Ci sono le emozioni, e c'è il pensiero, c'è la vita razionale e c'è la vita della ragione , e solo nella misura in cui ci siano concordanze fra l'una e l'altra, è possibile intravedere gli orizzonti di senso della vita. Riconoscere il valore delle emozioni, ridare ad esse dignità non significa negare il valore della ragione. Le emozioni dicono quello che avviene in noi, nella nostra psiche, nella nostra interiorità, nella nostra anima. Ci sono tesi inclini a sostenere come la conoscenza possa avvenire solo liberandoci dalla emozioni, che non ci consentirebbero di vedere le cose nella loro realtà; e ci sono tesi inclini invece a sostenere come la conoscenza non sia possibile se non sulla scia di emozioni che vivono in noi. Il pensiero moderno è contrassegnato dalla tesi che la conoscenza emozionale, la conoscenza, alla quale ci portano le nostre emozioni e la nostre passioni, è rivelatrice del senso dell'esistenza: del suo destino. (...)



                       Eugenio Borgna  da   Le passioni fragili


                                                            

LE PASSIONI FRAGILI DI BORGNA 3


 LE EMOZIONI FERITE


(... ) Confrontarsi - in psichiatria - con le persone ferite nelle loro emozioni, significa saper intuire cosa ci sia  e cosa si muova nella vita interiore di chi sta male e di chi soffre. La linea segreta di ogni psichiatria dovrebbe essere quella portata a cogliere i significati che si nascondono nell'universo delle emozioni ferite dalla vita. Senza questa ricerca ardente e febbrile dei valori e dei significati che si nascondono in esse, non si riescono a cogliere le sofferenze, gli aneliti alla morte volontaria che incombono sulla vita ferita e lacerata dal dolore dell'anima. Le emozioni e i modi di riviverle si rispecchiano nei modi di essere, nei modi di trasformarsi del corpo e molte emozioni possono essere decifrate solo mediante questi modi di essere del corpo. Non è facile interpretate i linguaggi delle emozioni se non ci si educa ad ascoltare le ragioni segrete dei volti e degli sguardi, del sorriso e delle lacrime, che parlano dei nostri stati d'animo, delle nostre attese e delle nostre speranze, delle nostre illusioni e delle nostre disillusioni, delle nostre angosce e dei nostri timori. Non si può vivere senza emozioni e le emozioni sono intessute di fragilità. Grandi emozioni si agitano nel cuore dei pazienti che la psichiatria cura, e sono emozioni nelle quali ne va del vivere e del morire, della vita e della morte, che sono presenti con le loro ombre dolorose in ogni incontro. Non è facile conoscerle nelle loro segrete incandescenze e nelle loro nascoste fenomenologie, nei loro ondeggiamenti e nei loro cambiamenti, nelle loro espressioni che si rispecchiano nelle parole e  negli sguardi, nei volti e nel sorriso, indecifrabili talora. (...)



                  Eugenio Borgna   da    Le passioni fragili



domenica 25 agosto 2019

LA FOLLIA E' ANCHE IN NOI 1

 
 
/
 
" La solitudine è sofferenza maledetta non quando si è soli, ma quando si ha il sentimento di non contare niente per nessuno "     (Enzo Bianchi )

                               
( … ) Come conoscere e riconoscere le emozioni, le passioni ( che
       sono emozioni che persistono nel tempo ), che vivono in noi, e
       quelle che vivono negli altri da noi? Come avviarsi lungo i
       sentieri che ci portano nei vortici della nostra interiorità? Solo
       se sappiamo educarci a cogliere qualcosa di quello che si
       muove nei segreti della nostra interiorità, ci sarà possibile ri-
       conoscere la cascata infinita e non di radio inafferrabile delle
       nostre emozioni, e allora non stanchiamoci di guardare dentro
       di noi: in questa ricerca continua - a volte faticosa e a volte
       angosciante - di quello che noi siamo nelle vaste regioni delle
       nostre emozioni. Le conosciamo sguscianti e serpeggianti solo
       se sappiamo vivere in noi la solitudine, e a questo proposito
       vorrei ricordare le parole del poeta Rainer Maria Rilke : " C'è
     solo UNA solitudine,e quella è grande e non è facile a portare ",
     e ancora : " Questo solo è che abbisogna: solitudine, grande
     intima solitudine. Penetrare in se stessi e per ore non incontrare
     nessuno - questo si deve poter raggiungere ".  (…)



                  Eugenio  Borgna     da   La follìa che è anche in noi



LA FOLLIA E' ANCHE IN NOI 2



(…)La fenomenologia non può non guardare alla sofferenza
      psichica e alle esperienze psicotiche in particolare,se non nella
      loro fragilità, e nella loro nostalgia di gentilezza umana.
     Così,cosa solo apparentemente banale o rapsodica,è necessario
     che ad un paziente o ad una paziente, se vogliamo avere la loro
     fiducia, non siano fatte domande che possano essere vissute
     come indagini: come ferite alla loro timidezza; ma è anche
     necessario considerare quale significato i pazienti diano ai loro
     deliri e alle loro allucinazioni. Sono sintomi - questi - di solito
     facilmente riducibili, in misura più o meno radicale, dai farmaci
     neurolettici, ma nondimeno la loro cancellazione non è talora
     consigliabile: quando i pazienti si siano adattati alla presenza
   di deliri e di allucinazioni,la loro scomparsa fa talora riemergere
   angosce e inquietudini che possono rinascere improvvise e
   possono portare al suicidio. Non potrei non concordare - a
   questo riguardo - con la tesi di uno psichiatra svizzero del secolo
   scorso ( Jung? ) : " meglio combattere nel delirio con il mondo
   intero che  non essere soli. "
   Costatazioni, certo, che sono possibili solo nella misura in cui ci
   si immerga nella vita interiore di queste persone, alla ricerca dei
   significati che hanno deliri e allucinazioni.  (…)



          Eugenio Borgna    da   La follìa che è anche in noi.


LA FOLLIA E' ANCHE IN NOI 3


LA POESIA DI MARGHERITA

(…) Margherita è stata una giovane schizofrenica che ho seguito
     dagli anni in cui sono giunto a Novara,e che morirà poi suicida.
  Vorrei ricordarne non la sintomatologia allucinatoria e delirante,
 ma una poesia che sgorgava dal suo cuore dilaniato dall' angoscia
 della morte, e dal desiderio della morte. Sono parole ferite che
 dicono la sensibilità e la ricchezza della sua vita interiore, che la
malattia non è riuscita a devastare.Sono la testimonianza bruciante
di dolore e di speranze infrante, che andavano alla vana ricerca di
schegge impossibili di luce.  (…)


                               
                                 Si tocca il fondo
                                 quando si diventa indifferenti
                                 anche al proprio dolore.

                                 Quando ci si aggrappa alla morte
                                 per ricevere un po' di affetto
                                 postumo.

                                 Quando non si ha più niente da ascoltare,
                                 più niente da dire, più niente da vedere.

                                 Quando una bocca parla
                                 e non se ne sentono i suoni.

                                 Quando l'indifferenza
                                 ti strappa alla vita
                                 negli acquitrini del nulla.

                                 Quando il disgusto è tanto forte
                                 che non dà spiegazioni.

                                 Quando il dolore tace sommesso
                                 e, annientato dal suo stesso silenzio,
                                 diventa come pietà.

                                 Quando hai le braccia distese
                                 e non sai che fartene.

                                 Quando le lacrime si sono come rapprese negli occhi.

                                 Quando quell'urlo di disperazione
                                 è diventato afono,
                                 e tu gridi, gridi,
                                 ma non ti sentono.

                                 Ma continui a sprecare la tua lealtà
                                 e aspetti nel tempo
                                 con umiltà.



                    Eugenio  Borgna    da    La follìa che è anche in noi


      

sabato 1 giugno 2019

... E TU SLEGALO SUBITO. ( Prefazione ) 1

 
 

                                Mauro Vallinotto ( I " matti" in mostra a Rivalta di Torino )


LA CONTENZIONE

(... ) Il libro, straziante e bellissimo di Giovanna Del Giudice ,
       percorso da una straordinaria passione per la dignità umana e
      da una sconvolgente descrizione di fatti che crudelmente la
   lacerano,si confronta con la questione radicale della contenzione
   in psichiatria, nella quale è in gioco la dignità dei pazienti.
   Il libro si articola in due parti, l'una intrecciata all'altra : nella
   prima sono descritte le vicende che , a Cagliari, hanno portato
   alla morte un paziente in stato di contenzione, e alla conseguente
   lotta contro questa inumana modalità di reagire all'agitazione di
   alcuni pazienti; mentre nella seconda vengono svolte
   considerazioni radicali su quella che è stata l'abituale
   applicazione della contenzione nella psichiatria manicomiale
   italiana, e su quella che è oggi la situazione di una psichiatria
   che non si è ancora liberata da questa violenza.
   Sulla scia delle tematiche del libro, vorrei svolgere qualche
   considerazione su questa terribile esperienza che si fa fatica
   anche solo a commentare.
 Certo,la contenzione non costa nulla,non ha bisogno di assistenza,
  ma il dolore e l'angoscia, la perdita di ogni libertà e di ogni
  relazione, sono in essa inenarrabili. Nell'area di una psichiatria
  indifferente ai valori dell'interiorità e incentrata esclusivamente
  sulle terapie farmacologiche, rinasce nondimeno ogni volta la
  tentazione di utilizzare la contenzione senza farsi tante domande
 sulla sua frantumata fondazione etica.  (...)



Eugenio Borgna  ( Prefazione a...) ...E tu slegalo subito. ( Sulla contenzione in psichiatria  di Giovanna Del Giudice )




... E TU SLEGALO SUBITO ( Prefazione ) 2

 


(…)Sono diverse le forme di contenzione:quella psicologica, quella
      farmacologica, quella architettonica e quella, in ogni caso e in
      ogni momento, radicalmente intollerabile  che è la contenzione
      fisica, e che, nel suo profilo oggettivo, si configura come una
      forma di tortura in flagrante violazione dei fondamentali diritti
      umani. La contenzione frantuma ogni dimensione relazionale
      della cura, e fa realmente soffrire esistenze lacerate dal dolore
      e dall'isolamento; la contenzione scende come lacerante
      ghigliottina sulla loro vita psichica ricolma di sensibilità e di
      fragilità, di nostalgia della vita e della morte.
      L'aggressività psicotica è un fenomeno stratificato e complesso,
      ma non è possibile conoscerne fino in fondo i modelli di
      insorgenza e di evoluzione se non si ricercano le sue fondazioni
      relazionali, non dimenticando che l'aggressività e l'agitazione 
      psicotiche sono condizionate dalla nostra incapacità di entrare
      in relazione con i modi di essere e di comportarsi dei pazienti.
      Ci sono del resto ammalati che delirano e sono aggressivi nei
      confronti dei medici e mai di altri: cosa, anche questa, che fa
      pensare alla decisa importanza della relazione in psichiatria.
     
     Le mie considerazioni rinascono dalla lettura di questo libro
     che psichiatri e non psichiatri, ma anche politici, dovrebbero
     leggere se si vogliono conoscere quanta indifferenza e quanta
     violenza mascherata possono ancora oggi avvolgere la vita di
     chi abbia a vivere le stagioni dolorose della malattia e chieda
     un aiuto non solo tecnico, ma umano.
     Un libro di straordinaria importanza nel far conoscere le
     sorgenti della violenza in psichiatria, e i modi con cui superarla
     nel rispetto della libertà e della dignità dei pazienti. (…)



 Eugenio  Borgna   ( Prefazione  a …)… E tu slegalo subito. ( Sulla contenzione in psichiatria  di Giovanna Del Giudice )


        

giovedì 14 febbraio 2019

LA NOSTALGIA FERITA ( Presentazione )



Eugenio Borgna continua - con questo libro - ad elaborare un altro elemento del suo particolare lessico sulle emozioni. Qui racconta la nostalgia ferita, con le sue collaterali parole tematiche: quella della memoria, quella del tempo, quella dell'infanzia e della giovinezza perdute. Ma c'è anche la nostalgia della morte, quella di un volto che - come diceva Rilke - ci accompagna, a volte introvabile .E c'è la nostalgia della vita quando la malattia è in noi.
La nostalgia aperta alla speranza , tuttavia, è ben diversa da quella pietrificata nel passato. Ci sono inoltre nostalgie ferite dal dolore e nostalgie che se ne salvano. C'è una nostalgia - infine - che può essere intesa come recupero del passato e come sua donazione di senso: come antitesi al drago dell'indifferenza che porta al deserto delle emozioni.



                               ( f )

LA NOSTALGIA FERITA 1

 
 

" E' la nostalgia a nutrire la nostra anima, non l'appagamento; e il senso della nostra vita è il cammino, non la meta. Perché ogni risposta è fallace, ogni appagamento ci scivola tra le dita, e la meta non è più tale appena è stata raggiunta " . ( Arthur Schnitzler )


(...) La nostalgia è una condizione di vita alla quale ciascuno di noi
      non può non andare incontro negli snodi infiniti della vita. La
      nostalgia - e quella ferita dal trascorrere del tempo, in
      particolare,che la dilata e la rende sempre più acerba e
      dolorosa, sempre più fragile e arcana - è intessuta di ricordi
      che hanno a che fare con il passato e non con il futuro, con un
      passato che è luminoso e scintillante, o invece oscuro e
      lacerante, e che nascono e muoiono come farfalle fragili ed
      effimere, eteree e inafferrabili. La nostalgia è una parola
      tematica dalle infinite fonti semantiche che si intrecciano le une
      alle altre, e che vorrei analizzare e descrivere sulla scia di un
      cammino misterioso che porta alla dimensione interiore della
      vita: all'interiorità. Ma dire dell'interiorità è avviarsi lungo il
      cammino non facile e doloroso della conoscenza di sé;
      interrogare i modi di questa conoscenza e la loro correlazione
      con la conoscenza degli altri; e confrontarsi con le emozioni e
      le passioni che sono in noi e negli altri.  (...)


                              Eugenio Borgna    da   La nostalgia ferita

LA NOSTALGIA FERITA 2



(... ) Non c'è una sola nostalgia, ma ci sono infinite forme di
       nostalgia, di questa esperienza di vita che non è possibile non
       conoscere almeno in alcune ore, o in alcune stagioni della
       nostra vita; e allora come descriverne le differenze? Si ha
       nostalgia dell'infanzia che si ha avuta e continua a vivere
       arcana e segreta nella memoria.Si ha nostalgia di una persona
       amata che ora - lontana o scomparsa - non c'è più ; si ha
       nostalgia di una casa che si è lasciata e che, piena di ricordi,
       continua ad accompagnarci nel nostro cammino con le sue
      penombre e coi suoi bagliori,con gli sciami di emozioni perdute
       e invano ricercate, e c'è una nostalgia ancora più dolorosa:
       quella che porta alla malattia, alla depressione - che è una
       malattia dell'anima  e del corpo. Si ha nostalgia della musica,
      dei paesaggi vissuti,delle montagne incantate che si continuano
       a vedere nella loro immobile lontananza e non si possono più
       raggiungere, e delle alte maree che hanno divorato i nostri
       sguardi e ci hanno immersi nel silenzio e nello stupore del
       cuore. Si ha nostalgia dei luoghi che hanno visto fiorire la
       nostra adolescenza e la nostra giovinezza, le nostre speranze
      -e si sono perduti -e che continuano nondimeno a sopravvivere
       intatti e luminosi nella memoria ferita talora dal destino. Si ha
       nostalgia di esperienze vissute che nutrivano la nostra anima
       e si sono inaridite, sono diventate braci - benché non si
       spengano mai - e si possano misteriosamente riaccendere.
       Ci sono nostalgie dolorose e scarnificanti, nostalgie trasognate
       e sognanti, nostalgie che fanno vivere e nostalgie che fanno
       morire, nostalgie che si nutrono di ricordi lampeggianti di
       gioia e di tristezza  e  nostalgie che non si cancellano nel corso
       del tempo; nostalgie labili ed effimere, nostalgie leopardiane
       arcane e fuggitive che si accompagnano ad ogni stagione della
       nostra vita illuminando il nostro cammino con i loro bagliori
       stellari e liberandoci dagli scogli dell'aridità sui quali
       naufragano facilmente i nostri cuori stanchi e affaticati. (...)


                       Eugenio  Borgna   da   La nostalgia ferita

LA NOSTALGIA FERITA 3



(…) La nostalgia fa parte della vita, come ne fa parte la memoria,
       della quale la nostalgia si nutre sulla scia dei ricordi che non
       dovremmo mai dimenticare, e che ci aiutano a vivere. Non c'è
       vita che non possa non essere attraversata dai sentieri talora
       luminosi e talora oscuri della nostalgia, e delle sue emozioni
       sorelle, come la malinconia, la tristezza, il rimpianto, il dolore
       dell'anima, la gioia e la letizia ferite, e sono molte le forme che
       la nostalgia assume nelle diverse stagioni della nostra vita.
       Andare alla ricerca delle emozioni, di quelle perdute - e la
       nostalgia ne è emblematica testimonianza - è compito di
       chiunque voglia conoscere le sconfinate aree dell' interiorità e
       delle emozioni che ne fanno parte. Non dovremmo vivere senza
       una continua riflessione sulla storia della nostra vita, sul
       passato che la costituisce e che la nostalgia fa rinascere, sulle
       cose che potevano essere fatte e non lo sono state, sulle
       occasioni perdute,sulle cose che potremmo ancora fare e infine
       sulle ragioni delle nostre nostalgie e dei nostri rimpianti. Non
       solo è possibile invece, ma è frequente, che si voglia sfuggire
       all'esperienza e alla conoscenza di quello che siamo stati nel
       passato, e di quello che siamo ora.
       La nostalgia ha come sua premessa la memoria che ne è la
       sorgente. Se la memoria è incrinata, o lacerata dalla ferite che
       la malattia o la sventura trascina con sé,  come sarebbe mai
       possibile riconoscere in noi le tracce della nostalgia? Dalla
       memoria emozionale - certo - dalla memoria vissuta sgorgano
       le sorgenti della nostalgia, e non dalla memoria calcolante,
       dalla memoria dei nomi o dei numeri, che nulla ha a che fare
       con quella emozionale; ma il discorso, che intendere riflettere
       sul tema sconfinato della memoria, mirabilmente svolto da
       Sant' Agostino nelle Confessioni,ha bisogno di tenerne presenti
       la complessità e la problematicità.  (…)



                          Eugenio  Borgna   da   La nostalgia ferita

LA NOSTALGIA FERITA 4



(…) La nostalgia,  l'immergersi nelle acque inquiete della nostra
       vita emozionale, è un'esperienza che talora siamo noi a
       ricercare, sfuggendo alle consuetudini e alle divagazioni della
       nostra vita quotidiana, e talora rinasce improvvisa sulla scia
       di un'immagine, di una lettera, di un libro, di una fotografia, di
       un ascolto musicale, di un paesaggio, di un incontro, e talora
       di una parola. La nostalgia ci parla della tendenza
      - galleggiante in ciascuno di noi - a ridare un senso al passato,
       alle esperienze che sono state fatte in passato, e a non lasciarle
       morire. Rinascono - in particolare - i valori lontani e vicini
      dell'infanzia,dell'adolescenza che ci aiutano a liberarci, almeno
      in parte, dalle incrostazioni che l'avanzare dell'età trascina con
      sé, o almeno rischia sempre di farlo.
     Vorrei augurarmi che questo mio discorso sulla nostalgia riesca
     a testimoniarne i vasti orizzonti tematici,e le profonde risonanze
     emozionali ed esistenziali che essa ridesta in noi: negli abissi
     della nostra interiorità. Di solito dimenticata e banalizzata, la
     nostalgia ci aiuta a vivere, a ricostruire il tempo vissuto nella
     sua unitaria circolarità di passato, presente e futuro, a far
     sgorgare dalla memoria ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza,
     ma anche della giovinezza e di altre stagioni della vita, che
     rimuovono la ruggine lasciata dal trascorrere febbrile e fatale
     degli anni. La nostalgia fa sgorgare dalla memoria tempi e
     luoghi dell'anima, colori e sfumature del passato, ricoperti dall'
     oblio e anelanti a rinascere, a essere rivissuti nelle loro
     luminose parabole semantiche. La nostalgia - certo - ha come
     sua premessa l'inclinazione alla meditazione e all'
   interiorizzazione delle esperienze che la vita ci fa fare,ed esprime
   il desiderio di non lasciar morire in noi il passato con le sue
   ricchezze e le sue ferite, ridonandogli una vita nuova, una linfa
   spumeggiante, che non può non aprirsi nello stesso tempo al
   presente e al futuro. La nostalgia, le inquietudini dell'anima, che
   le si accompagnano, rendono la nostra vita più sensibile ai valori
   perduti dell'adolescenza e della giovinezza che sono in noi,
   consentendoci di immedesimarci in quelle degli altri. Insomma,
   questo mio cammino ha risonanze che vorrei nutrire di valori che
   si rispecchiano nei vasti territori della cura che -in psichiatria -
   non può mai fare a meno di ascolto e di dialogo.  (…)


                        Eugenio  Borgna   da   La nostalgia ferita

lunedì 24 settembre 2018

L'ARCOBALENO SUL RUSCELLO ( Introduzione )



Eugenio Borgna concepisce la speranza come un'inclinazione umana solo apparentemente fragile, in realtà continuamente capace di farci accedere alla pienezza dell'esistenza. Che si tratti delle difficoltà della vita quotidiana piuttosto che degli abissi della psicopatologia, è dalla conoscenza di sé che nasce la spinta ad aprirsi al futuro e alla speranza , nonché ad uscire dall'isolamento affettivo.
In questo testo, l'autore descrive le molte declinazioni di questo sentimento, a partire dalle intuizioni di grandi filosofi, poeti e scrittori, oltre che dalla  sua lunga esperienza clinica e di pratica della psichiatria fenomenologica. La speranza è da sempre al centro della cura, e senza di essa non si riuscirebbe a trovare le parole da rivolgere, non solo a pazienti medici, ma altresì alle persone che condividono con noi i rischi di questa  nostra precaria esistenza


                            frida

L'ARCOBALENO SUL RUSCELLO 1

 
 

                " Occhio per occhio, e il mondo diventerebbe cieco" ( Khalil Gibran )


(…) Il perdono non può nascere se non dal cuore che è capace di
       provare pietà e compassione e di sacrificare il proprio Io, la
       propria individualità, il proprio egoismo, e in particolare le
       proprie pulsioni. Nel perdono ci allontaniamo dal male: dal
       male delle ritorsioni, delle vendette e dal passato; e a chi è
       perdonato, ma anche a chi perdona, si dischiude un altro 
       futuro e un' altra speranza. Solo nel perdono rinascono
       possibilità di redenzione che sigillano la vittoria del bene: di
       un bene che sorpassa ogni dimensione naturalistica della vita
       e che diviene trascendenza. Ci sono state - e ci sono- grandi
       testimonianze umane che hanno saputo sciogliersi dalle catene
       del risentimento e della vendetta dinanzi ad oltraggi crudeli;
       e noi tutti siamo chiamati a perdonare, al di là delle nostre
       fragilità e delle nostre debolezze, delle nostre paure, se la
       generosità e la speranza vivono nel nostro cuore. (…)


Eugenio Borgna  da  L' arcobaleno sul ruscello ( Figure della speranza )

L'ARCOBALENO SUL RUSCELLO 2



(…) Vorrei - nei riguardi del perdono - ricordare alcune radicali
       considerazioni di Romano Guardini. Il perdono - egli dice -
       può essere difficile ( anche molto difficile ), ma è un dovere
       morale che non si comprende se non alla luce della fede in Dio
       Il perdono non può se non tendere alla conversione del cuore,
       alla creazione di una nuova, ideale relazione che unisca il tu e
       l'io in un " noi"; dando inizio ad una vita rinnovata che riscatti
       le ingiustizie subite e ne lasci il giudizio ultimo a Dio. Ma, se
       non giungere a queste vertiginose altezze spirituali, siamo
       tenuti a far lievitare dalla nostra interiorità,gli slanci del cuore
       che ci consentano ( questo è un impegno etico al quale non si
       dovrebbe mai venir meno) di perdonare le offese: e lo vorrei
       ripetere: se queste sono lievi, il perdono non può non essere
       possibile a ciascuno di noi; se sono sanguinanti si è davvero
       soli in una scelta che mette in gioco il senso della nostra vita:
       immergendola nelle acque immobili dell'oblio, o redimendola
       in un orizzonte di difficile speranza, che è stata possibile a
       Etty Hillesum e a Massimiliano Kolbe, e che non può essere
       lontana e irraggiungibile all'orizzonte di vita di ciascuno di
       noi.
       Sono consapevole della debolezza delle mie parole e dei miei
       pensieri nel confrontarmi con un tema così complesso - e
       così fragile - come è quello del perdono e; se mi sono avviato
       lungo l'insondabile sentiero che mi ha consentito di parlarne,
       è perché mi sono ancorato al bellissimo diario di Etty Hillesum
       che, senza parlare mai di perdono, ne ha indicato l'indicibile
       grandezza umana e cristiana.  (…)


Eugenio Borgna  da  L' arcobaleno sul ruscello (  Figure della speranza )

      

L'ARCOBALENO SUL RUSCELLO 3



(…) Se nell'odio siamo risucchiati nel gorgo di un passato che
      annulla ogni trascendenza possibile e ci imprigiona in una
      crudele immanenza,nel perdono - il tempo - l'agostiniano tempo
      interiore, cambia radicalmente il suo modo di snodarsi che,
      senza dimenticare il passato doloroso, lo immerge nel flusso
      eracliteo del divenire - trasformandolo - e aprendolo al futuro,
      all'avvenire, e in fondo alla speranza, che è memoria del futuro.
      Il passato ( le ferite, più o meno laceranti che lo hanno
      contrassegnato ) non si cancella, non è divorato dall'oblio, ma
     è rivissuto in un altro modo:come ferita che non si è cicatrizzata
      e forse non lo sarà mai, ma che viene redenta in un orizzonte di
      insondabile accoglienza e di indicibile sacrificio. Certo, è
      possibile che non si riesca a perdonare, a ridare un altro senso
      alle ferite inemendabili dell'anima ( cosa ovviamente
      comprensibile ), ma il drago da cui dovremmo in ogni caso
      fuggire è quello dell'odio,  del desiderio di augurare all'altro,
      all'altro che ci ha fatto del male, ogni possibile male.
      Solo alla speranza, solo alla generosità è dato di ridare un
      senso alla violenza e alle ferite subite.
      Le parole della psicologia e della psichiatria non bastano a
      convertire al perdono persone che siano state ferite nell'anima
      fa feroci ingiustizie, da grandi sofferenze, dalla perdita di
      persone amate o dalla devastazione del proprio volto. Guarire
     perdonando:ma chi lo direbbe a persone lacerate dall' angoscia
      e dal dolore? Sono invece necessarie le parole che nascono
     dalla grazia delle fede e della speranza, e che ci immergono nel
     mistero insondabile dell'amore che è l'anima del perdono.
     Il resto è silenzio.


Eugenio Borgna  da  L'arcobaleno sul ruscello ( Figure della speranza  )


martedì 28 agosto 2018

PARLARSI ( Introduzione )



Nel corso della nostra vita siamo accompagnati da alcune esperienze fondamentali che ci consentono di conoscere cosa siamo noi e cosa sono gli altri. E fra queste esperienze, come non pensare alla tristezza, alla sofferenza, alla felicità, alla solitudine, alla tenerezza, al desiderio di comunione e di comunità di destino, alla speranza, alla malattia, alla morte - anche quella volontaria - e ai modi con cui entrare in comunione con ciascuna di queste esperienze?.
Ma cos'è questa parola ambivalente " comunicazione", che entra in gioco in ogni forma di discorso e di vita?
" Comunicare" vuol dire " rendere comune " ( dal latino munus = dono ): è dialogo, è relazione. Significa entrare in relazione con la nostra interiorità e con quella degli altri, nella convinzione che "comunicazione" sia sinonimo di cura. Noi entriamo in relazione - allora - in modo tanto più intenso e terapeutico quanta più passione è in noi e quante più emozioni siamo in grado di provare e di vivere.


                       frida