E non è la quiete delle ombre...
" Scrivo in versi da vent' anni e ho pubblicato sei libri di poesie, troppi. In Italia si produce un numero spropositato di libri perché quasi nessuno confessa, per profitto o per ipocrisia, che quello che scrive non vale assolutamente niente. Per molti anni ho utilizzato la poesia come esercizio intellettuale per dar voce alle mie frustrazioni e per lungo tempo mi sono considerato un essere umano dotato di una sensibilità superiore, un uomo migliore degli altri. Finalmente, rileggendo le mie opere, un giorno mi sono ritrovato ridicolo e inutile, soffocato da tutto quel personalismo e da quella visione claustrofobica che traeva nutrimento dalle mie misere vicende di giovane uomo arrabbiato con il mondo. Infatti in quel periodo ho cominciato a realizzare che la poesia non poteva limitarsi a un' analisi sterile delle proprie disgrazie, ma che poteva e doveva diventare un luogo d' incontro dove svestire i propri egoismi alla ricerca di una giustizia che potesse risuonare in tutti gli esseri viventi. Così ho deciso di continuare a scrivere solo con l' impegno e l' obbligo di non usare più la parola " io " e ho avuto enormi difficoltà nel portare a termine un testo, perché da troppi anni cercavo la poesia non più lontano dalla distanza tra il mio corpo e la mia ombra. Chi davvero insegue una nuova strada con impegno e sincerità, tuttavia viene sempre accolto dalla provvidenza e in quel periodo di sperimentazione mi è giunto in lettura il libro " Sulla Poesia " di Giorgio Caproni, che è per me l' opera di riferimento a cui devo tutto il mio scrivere attuale ".
Luca Bresciani
Così è - credo - il libro che vi propongo oggi , edito da Ronzani nel 2022.
Se la polvere ci parlasse
di sé non racconterebbe niente
ma ci direbbe delle crepe e dei ragni
e dell' infelicità dei pavimenti.
Svelerebbe l' ambizione dell' armadio
di non vivere con un fianco cieco
e la pena del chiodo nel sostenere
ciò che gli è impedito di ammirare.
Infine ci chiarirebbe la morte
dopo l' appello delle sveglie
quando dalla tenda alla trapunta
un nugolo d' oro ci circonda.
***
Le camere da letto
obbediscono al sonno
diventando degli ostensori
dove possiamo tornare sacri
e non è la quiete delle ombre
a innalzare lo sguardo delle lancette
ma la traccia di un cielo comunque
che si mischia alle coperte.
Un principio che ci riporta
al principio di ogni esistenza
nell' aldilà più vicino alla materia
che ancora si affida alla vita.
***
Nuove luci nella notte
sfuggono da due finestre
nel punto in cui la montagna
ci ha abituati a un' assenza.
Forse quelle fronde sfoltite
aprono allo scambio di intese
tra frammenti che ogni sera
risalgono la propria caduta
e viene da scacciare i vetri
e imbrigliare i sipari
per costringere al coraggio
chi ci chiama dal buio.
***
Grigio il fondo degli specchi
il trattenere dei rubinetti
e grigio il muscolo delle stanze
nell' abduzione delle tende.
Qui non abita il distacco
ma il contatto senza bisogno
e non v'è avviso per rendere noto
che tutto in noi è incustodito.
Veglierà per condannarci
la giustizia degli oggetti :
mandria di materie forme
che tutto crea e ci distrugge.
***
Non pronunciamo i nomi
di chi ci rende felici
preferendo un titolo generico
mamma - amore - amico
o lavoriamo in abbreviazioni
utilizzando codici intricati
per non svelare a chi origlia
la nostra strategia di salvezza.
Non nominiamo i nostri cari
per sfilarli dalla lista dei caduti
lasciando scollare quel bersaglio
che ebbero in anticipo sul mondo.
Luca Bresciani da Ogni giorno un cielo diverso