" Come si fa a fare poesia senza memoria? La poesia è prendere qualcosa e togliere il superfluo per farlo risplendere. Le parole devono poter avere una potenza intrinseca, il lavoro del poeta è sceglierle fra tante altre " . ( P. Cavalli )
E nessuno mi chiama per pranzo e per cena... Adesso che il tempo sembra tutto mio e nessuno mi chiama per pranzo e per cena, adesso che posso rimanere a guardare come si scioglie una nuvola e come si scolora, come cammina un gatto per il tetto nel lusso immenso di una esplorazione, adesso che ogni giorno mi aspetta la sconfinata lunghezza di una notte dove non c'è richiamo e non c'è più ragione di spogliarsi in fretta per riposare dentro l'accecante dolcezza di un corpo che mi aspetta, adesso che il mattino non ha mai principio e silenzioso mi lascia ai miei progetti a tutte le cadenze della voce, adesso vorrei improvvisamente la prigione. *** Essere testimoni di se stessi sempre in propria compagnia mai lasciati soli in leggerezza doversi ascoltare sempre in ogni avvenimento fisico chimico mentale, è questa la grande prova l'espiazione, è questo il male. *** Guardate come lei si lascia catturare dal bastone che si muove, dalla minuscola mossa d'ala d'ogni mosca, dal rumore di ogni porta che si apre. E quando si mette sulle mie ginocchia sembrerebbe per sempre, le unghie quasi conficcate nella carne. Ma se passa un uccello alla finestra, addio baci, addio carezza, lei vola via. E poi - forse - ritorna. *** Addosso al viso mi cadono le notti e anche i giorni mi cadono sul viso. Io li vedo come si accavallano formando geografie disordinate: il loro peso non è sempre uguale, a volte cadono dall'alto e fanno buche, altre volte si appoggiano soltanto lasciando un ricordo un po' in penombra. Geometra perito io li misuro li conto e li divido in anni e stagioni, in mesi e settimane. Ma veramente aspetto in segretezza di distrarmi nella confusione perdere i calcoli, uscire di prigione, ricevere la grazia di una nuova faccia. *** Quella nuvola bianca nella sua differenza insegue l'azzurro sempre uguale: lentamente si straccia nella trasparenza ma per un po' mi consola del vuoto universale. E quando cammino per le strade e vedo in ogni passo una partenza vorrei accanto a me un bel viso naturale. *** Per simulare il bruciore del cuore, l'umiliazione dei visceri, per fuggire maledetta e maledicendo, per serbare castità e per piangerla, per escludere la mia bocca dal sapore pericoloso di altre bocche e spingerla insaziata a saziarsi dei veleni del cibo nell'apoteosi delle cene quando il ventre già gonfio continua a gonfiarsi; per toccare solitudini irraggiungibili e lì ai piedi di un letto di una sedia o di una scala recitare l'addio per poterti escludere dalla mia fantasia e ricoprirti di una nuvolaglia qualunque perchè la tua luce non stingesse il mio sentiero, non scompigliasse il mio cerchio oltre il quale ti rimando, tu, stella involontaria passaggio inaspettato che mi ricordi la morte. Per tutto questo io ti ho chiesto un bacio e tu complice gentile e innocente non me l'hai dato. Patrizia Cavalli da Il cielo
(…) In queste pagine,troppo a lungo rimaste inedite per distrazione editoriale dell'autrice, è scritta la storia morale parallela, a rovescio, che ha accompagnato per decenni l'opera di uno dei maggiori poeti contemporanei. Non propriamente narrativa né saggistica - o le due cose insieme - la genialità analitica e visionaria, percettiva e sintattica che qui sorprende il lettore, non ha precedenti nella letteratura italiana del Novecento, se non forse nella prosa di Elsa Morante o di Goffredo Parise. Si tratta comunque più di parziali affinità che di derivazione: perché in ogni suo capitolo - ognuno a modo suo e con stile diverso - in frammenti auto biografici, parabole aneddotiche, ritratti e microfilosofie dell' amore,dell'invidia o dell'estasi sensoriale,questo testo ubbidisce a un solo comandamento : " Devo capire ". Se la poesia -come ha detto qualcuno -è la sola scienza possibile in quanto nella vita non si dà altra scienza,queste prose di poeta rivelano capacità figurative, speculative e satiriche che nei libri di versi erano comunque comparse solo occasionalmente. Fin dal primo testo che dà il titolo al volume, chi legge si trova a contemplare un mondo comico- tragico, labirintico fino alla vertigine,in cui entrano in scena passioni senza esito e disperati, coattivi manierismi sociali in cui la vita si dissangua fingendo se stessa. (…) Alfonso Berardinelli ( prefazione a ) Con passi giapponesi
Signore, dammi castità e continenza. Ma non subito… ( Sant' Agostino )
(…) Com'è semplice la verità ! E quanto semplicemente si rivela! E io che credevo di essere intelligente,consapevole e coraggiosa: per tutti questi anni e per quasi tutta la mia vita ho vissuto all' ombra di un malinteso, anzi di un conformismo,la cui elementare evidenza- ora che mi si svela,-mi fa quasi arrossire di vergogna, ma anche mi apre un'inattesa, se pur tardiva, inesplorata letizia. E pensare che stavo per cadere nell'abiezione estrema, vale a dire che ero sul punto rivolgermi ad un analista, rimettermi cioè alla noia illusa, all'interpretazione clandestina, a quel procedere mortale verso la falsa libertà del paziente analizzato, a quella opaca rinascita grazie alla quale ci sentiamo ben fatti, ben messi, ben chiari, ben sistemati alla morte. Aver avuto questa tentazione vuol dire che non sapevo più cosa fare. La verità, improvvisa e chiara, mi si è mostrata in un giorno di mal di testa. E sebbene io non creda alla virtù della malattia e del dolore, devo però riconoscere che c'è in loro una segreta utilità. Non sempre però. Quel giorno di mal di testa aveva così svuotato i miei nervi e la mia volontà, che il mio corpo e i miei pensieri erano diventati un opaco nulla, dove mi era impossibile non solo immaginare una qualche guarigione, ma persino desiderarla. E così, ripetendomi le litanie dell'inedia e della fiacchezza, una sola parte del mio corpo era protervamente accesa, una solitaria appunto e distante dal resto, quasi un automatismo primordiale e cieco. Era il mio sesso, la fisica e solitaria pulsione del mio sesso. Che in quel deserto assoluto si faceva ancora sentire, mi procurava non una consolazione, ma ma una stizza oltraggiata. Ma da lì, proprio da lì, venne la mia salvezza. E che fosse la mia salvezza fu proprio il mal di testa a decretarlo: questo infatti sparì, sparì insieme alla comparsa del seguente pensiero. Io desideravo in realtà fare l'amore con gli uomini, mentre per tutta la vita l'avevo fatto solo con donne, credendo che questa fosse la mia sola e definitiva ambizione, e realtà e scelta. Dunque, io mi ero tenuta lontana dalla sola cosa che mi piacesse davvero e l'avevo fatto per viltà. E che cosa una siffatta viltà possa produrre e inventare, questa è la sostanza della mia vita stessa. (…) Patrizia Cavalli da Con passi giapponesi
(…) Non sono nata per essere ragionevole. Sono nata per amare, per essere felice,per odiare,per immaginare, per inventare, per capire e anche - di tanto in tanto - per essere ragionevole, ma non devo essere ragionevole. Essere ragionevole vuol dire adattare i propri pensieri a quel che gli è contrario, modificare e distorcere la propria intelligenza per assecondare i desideri altrui. La mia ragionevolezza è diversa da quella di un altro. La ragione pretende la felicità. La ragionevolezza tende al possibile. La felicità non può essere catturata dal possibile. La felicità è l'avvento del miracolo. Il miracolo produce la virtù e la grazia, non viceversa. (…) Patrizia Cavalli da Con passi giapponesi
(…)Ma a chi parlo quando parlo da sola ? Parlo a qualcuno che non sono io. In verità non si parla mai da soli. Sì, parlo a qualcuno che non sono io. E' un'immagine interiore nella quale convergono velocemente e in modo frammentario tutti. E' una figura volatile fatta di volti in mutazione.Visti di sbieco, ognuno di essi raccoglie una parola, e ogni parola si intona a loro. E' l'interlocutore ideale:passivo, attento,benevolo e disponibile. Sono in compagnia di tutti e difatti sono allegra quando parlo da sola.Non vengo contraddetta, non chiedo risposte o commenti.E' la parola che ridonda,entusiasta del proprio suono, che saluta tutti e il mattino. (…) Patrizia Cavalli da Con passi giapponesi
(…)Ecco, se adesso o tra breve o anche domani,ma meglio sarebbe adesso, io potessi vederti che avanzi da dietro l'angolo, con la tua borsa in mano, lo sguardo austero, i piedi divaricati, con l' andatura lenta, considerata, assorta, fingendo di non vedere nulla di quel che ti circonda, ma in realtà con occhi precisi già padrona delle strade, già pronta al momento nel quale sollevando lo sguardo mostrerai la sorpresa cui ti eri già preparata e che, per pudore, per paura, per orgoglio, vuoi dissimulare, come se negligentemente, quasi per caso, fossi comparsa lì, pur sapendo dell'appuntamento, con il cuore precipitoso; se io non fossi lì in quel momento ad aspettarti, io stessa muovendoti incontro, fingendomi anch'io distratta per contenere l'emozione, per non darmi intera alla gioia, sapendo che la gioia mi prenderà intera, io subito guarirei d'ogni male. Il mio sangue rapido percorrerebbe le sue strade, senza languori e ristagni, e come nel miracolo infantile del perdono o dei terrori simulati per gioco, il mio corpo inavvertito si aprirebbe lievissimo alla luce. (…) Patrizia Cavalli da Con passi giapponesi
Per un bacio mai dato… per un amore nuovo… LASCIA COLARE IL TUO BACIO Lascia colare il tuo bacio come una fonte - filo fresco nella tazza del mio cuore! Il mio cuore - poi - sognando, ti restituirà - doppia - l'acqua del tuo bacio, dal canale del sogno, da sotto la vita. E l'acqua del tuo bacio - oh nuova aurora della fonte ! - sarà eterna, perché il mio cuore sarà la sua sorgente. Juan Ramon Jimenez *** IL BACIO CON IL VENTO Ti manderò un bacio con il vento e so che lo sentirai, ti volterai senza vedermi, ma io sarò lì. Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni. Vorrei essere una nuvola bianca in un cielo infinito per seguirti ovunque e amarti ogni istante. Se sei un sogno non svegliarmi. Vorrei vivere nel tuo respiro. ( Mentre ti guardo muoio per te. Il tuo sogno sarà di sognare me. Ti amo perché ti vedo riflessa in tutto quello che c'è di bello ). Dimmi dove sei stanotte, ancora nei miei sogni? Ho sentito una carezza sul viso arrivare fino al cuore. Vorrei arrivare fino al cielo e con i raggi del sole scrivere ti amo. Vorrei che il vento soffiasse ogni giorno tra i tuoi capelli, per poter sentire anche da lontano il tuo profumo. ( Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi ). Pablo Neruda *** SE ORA TU BUSSASSI ALLA MIA PORTA Se ora tu bussassi alla mia porta e ti togliessi gli occhiali e io togliessi i miei che sono uguali e poi tu entrassi dentro la mia bocca senza temere baci diseguali e mi dicessi : " Amore mio, ma che è successo? " sarebbe un pezzo di teatro di successo. Patrizia Cavalli *** POESIA D'AMORE Le grandi notte d'estate che nulla muove oltre il chiaro filtro dei baci, il tuo volto un sogno nelle mie mani. Lontana come i tuoi occhi tu sei venuta dal mare dal vento che pare l'anima. E baci perdutamente sino a che l'arida bocca come la notte è dischiusa, portata via dal suo soffio. Tu vivi allora, tu vivi: il sogno ch'esisti è vero. Da quanto t'ho cercata! Ti stringo per dirti che i sogni sono belli come il tuo volto, lontani come i tuoi occhi. E il bacio che cerco è l'anima. Alfonso Gatto *** POI LEI SI RIGIRO' SU UN FIANCO Poi lei si rigirò su un fianco, posò il capo sul mio braccio. La guardai. Tutto il cielo e la terra si specchiavano nei suoi occhi. Seguitammo a guardarci. Mi pareva che avrei potuto annegarci nei suoi occhi. Poi l'accarezzai sul viso, ci baciammo, la trassi a me. La strinsi. Con l'altra mano le frugavo fra i capelli. Fu un bacio d'amore, un lungo bacio di puro amore. Charles Bukovski *** ( A cura di Alessandro Barbaglia ) Che cos'è mai un bacio?
TROPPA MEMORIA Troppa memoria, ma vaga, senza storia. Colpa dell'aria. Tiepida, sgranata. Non più contratto e denso per il freddo il corpo esterno si apre e si distende a maglie larghe si lascia penetrare e intenerito cede particelle all'aria dolce: lasca superficie tutta intrisa di mondo, al mondo arresa. E dal suo centro che è nell'ipocondrio languidamente sale un entusiasmo che porta via con sé tutto il mio caldo. E mentre con talento vagabondo nell'aria si confonde io- non presente - divento immenso campo di memoria dove mi perdo quanto più avanzo ma senza volontà perché sto ferma. Così ferma che quasi mi scompaio non leggera nel vuoto ma pesante per troppo peso di memoria. E ascolto. Sento quell'entusiasmo che mi chiama e che pretende il mio trasferimento verso quel posto dove sta il mio caldo. Sì, perché è lì che io voglio sempre andare, dove c'è una figura fissa al centro che assorbe tutto il vuoto che sta intorno, e lì chiusa e stordita rimanere senza memoria, senza sentimento. VOGLIO IL MIO BENE Voglio il mio bene adesso cosa faccio? Non so neanche da dove cominciare. Perché ho quell'infallibile certezza quando voglio raggiungere il mio male, mentre per il mio bene non ho idea non ho nessuna idea su cosa fare? Forse perché il male è esuberanza di spirito che anela a straripare e uscendo poi dal margine rivela eccesso di materia, dismisura che si rovescia in varietà di forme, dissonanza che esalta quel che c'è non quel che manca. E dunque se lo cerco io lo trovo, basta muoversi un po', intraprendere, volere. Il bene essendo invece assenza di sostanza, recede da ogni forma e non si svela : quando lo cerco diventa il suo fantasma, credo di averlo e subito mi manca. Se allora il male è un più e il bene un meno, come posso volere, cosa spero? Ogni mia volontà è perdizione. Perciò dovrei restare dove sono, senza mente ambiziosa, ma innocente di tutto, anche del bene, a questo anzi ritrosa. Patrizia Cavalli da Pigre divinità e pigra sorte
Io quasi pensionata di me stessa ancora mi affatico e mi affatico in quest'ozio grandioso che m'affama. Continuo a non capire non capisco il segreto del corpo, campo aperto percosso dall'aria troppo dolce e stupefatta: aria beata che minaccia. Io che credevo di non avere un'anima la mia condanna è la mia troppa anima, troppo ambiziosa, anima che sale perché si vuole mescolare stoltamente al cielo lasciandomi deserta. Patrizia Cavalli da Pigre divinità e pigra sorte
Così schiava. Che roba! Così barbaramente schiava. E dai! Così ridicolmente schiava. Ma insomma! Che cosa sono io? Meccanica, legata, ubbidiente, in schiavitù biologica e credente. Basta, scivolo nel sonno: qui comincia il mio libero arbitrio, qui tocca a me decidere cosa mi accadrà, come sarò, quali parole dire nel segno che mi assegno. Patrizia Cavalli da Datura