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mercoledì 8 maggio 2019

MARCIAPIEDE CON VISTA

 
 
 
 

                                               Al bicchiere offri le nuvole della tua fronte…


Metti in bocca una gioia a scivolare
la lingua ha le scarpe di velluto,
lascia in terra
ogni zolla di sapere;
sai, è la brezza
che dà la primavera,
è quello che non posa
che non è.
Sostantivo, cedi al verbo,
abbandona la tua nave
ai delfini grigioblù
e dalle crepe dell'asfalto
vola un'altra migrazione.
Eppure il sasso ci figura
e il suo bianco permanere.


                                          ***

Non posso dire adesso
senza averne nostalgia.


                                      ***

L'unico squarcio sta nel rinunciare
alla trama che riannodi tutto.
Al bicchiere che da solo è enigma
offri le nuvole della tua fronte,
per l'istante che si fa uccello
stacca briciole dal pane.


                                       ***

Girare per le strade
senza meta
fino al volto dell'osso.


                                       ***

Non trascurare l'osso storto,
il cucchiaio di miseria
nella tua minestra .


                                      ***

Siamo carne per capriccio
nelle mani d'un diverso
uso delle stelle.
Così la banconota
nelle mani di tuo figlio
si converte in caramelle.


                                    *** 

Ti chiedo di guardare un ago,
il metallo che assottiglia
fino al pico di vertigine,
e dimmi se è altrove
la bellezza.
Trova un punto nello spazio,
l'istante circoscritto
e sarai canto.


                                        ***

Tutto finisce. L'ho gustato,
digrignato,
ora cerco un altro osso.
Una luna da abbaiare.


                                         ***

Se rinuncio alla sciagura
e taccio i calcinacci
non è per buona educazione.
La presunzione del dolore
è dire ciò che è,
ma non è più veritiero
di un giorno di settembre
tra l'ufficio e un cappuccino
e qualche nuvola vagante.




                  Filippo Strumia   da     Marciapiede con vista