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lunedì 7 giugno 2021

LA GATTA ( Una fiaba sulla redenzione del femminile )

 



" Per il suo carattere femminile, la sapienza è maggiormente legata al sentimento : elemento - questo - da considerare anche nella teoria junghiana della sincronicità, poiché la costatazione del senso non è solo un processo cognitivo, ma qualcosa che tocca anche il sentimento".  ( M. L. von Franz )



La " Gatta " è una fiaba romena di intrigante complessità e di enorme fascino. E' la storia di una principessa che, all'età di 17 anni, viene trasformata in gatta e che non potrà tornare donna finché un figlio dell'imperatore non le tagli la testa... Finalmente uno dei figli dell'imperatore, in giro per il mondo in cerca del finissimo lino, la incontra, se ne innamora e rompe l'incantesimo. Perché e in che modo tutto ciò accade, è il vero tema di questo viaggio.

Marie Louise von Franz, con l'erudizione, l'eloquenza e la spontaneità che l'hanno sempre contraddistinta, ancora una volta ci delizia con l'analisi dell'universo archetipo che si cela dietro la trama della fiaba, e ci ricorda quanta immensa saggezza sulla psicologia individuale e collettiva vi è compresa. I simboli nascosti nei singoli elementi del racconto - nella figura dell'imperatore, in quella della gatta, nelle mele d'oro, nei fenomeni naturali ecc - man mano che vengono brillantemente ricercati, svelati e collegati tra loro, formano i grandi temi della redenzione e dell'unione degli opposti, sia dal punto di vista della psicologia individuale che collettiva.

Quella della " Gatta " è una vorticosa danza degli archetipi intorno al principio femminile e il racconto mostra come l'attivazione di questo principio si renda necessario per compensare l'atteggiamento patriarcale dominante. E quando la trasformazione si compie, il vecchio ordine deve lasciare il posto al nuovo, come a dire : " Mai mettere il vino nuovo nell'otre vecchio".



                                          f.


domenica 6 giugno 2021

L' OMBRA NELLA FIABA 1

 


                                                                 Albert  Desmangles



(...) Prima di accostarci a questo tema, dobbiamo delineare meglio la definizione psicologica dell' Ombra, che non è così semplice come spesso presumiamo. La psicologia junghiana generalmente definisce l'Ombra come la personificazione di certi aspetti della personalità inconscia, che potrebbero essere aggiunti al complesso dell' Io, il che - però - non avviene per diversi motivi. Perciò potremmo dire che l' Ombra è il lato oscuro, non vissuto e rimosso del complesso dell' Io, la qual cosa è vera, però solo in parte. Jung, che non poteva sopportare che i suoi discepoli prendessero troppo alla lettera i suoi concetti e che vi si aggrappassero per ricavarne un sistema, citando senza capire esattamente quel che dicevano, un giorno, mentre si discuteva sull' Ombra, ribaltò tutto quanto, esclamando : " Queste sono sciocchezze! L' Ombra è semplicemente tutto l'inconscio ". Dopodiché spiegò che avevamo dimenticato come erano state scoperte queste nozioni e come venivano esperite dall'individuo, e che era sempre necessario tener conto della condizione del paziente di volta in volta. (...)



               Marie - Louise von Franz   da   L' ombra e il male nella fiaba



QUESTIONI SULL' OMBRA E IL MALE NELLA FIABA ( prefazione )

 

Sono passati oltre vent'anni da quando ho tenuto all' Istituto C.G. Jung di Zurigo le due serie di lezioni raccolte in questo volume. Allora come oggi considero le fiabe modelli archetipici del comportamento umano generale, e allo stesso tempo lo strumento migliore per chiarire certi problemi psicologici.

Il confronto con il male e con il lato oscuro del carattere umano è una componente quotidiana della pratica psicologica; si presentano sempre dei problemi per i quali è necessaria la comprensione ( " tout comprendre c'est tout perdonner " ) e per i quali occorre allo stesso tempo stabilire dei limiti. Non credo esista un'analisi sull'esito della quale il comportamento dell'analizzando non influisca in modo determinante. Un certo ottimismo cristiano e, sulla sua scia ma con effetti assai più funesti, la fede illuministica nel progresso ci hanno resi inermi di fronte al male. Oggi - però - il male è una realtà così attuale che nemmeno l'idiota più sentimentale può ignorarla. In quest'ottica, mi sembra importante il contributo che può dare al problema la saggezza realistica delle fiabe di tutti i paesi.

L'essere incapaci di far fronte al problema del male è particolarmente pericoloso nel mondo attuale, perché in ambiti di importanza decisiva dell'economia e della politica, il sapere intellettuale è sopravvalutato e la statistica trionfa. Tuttavia il problema del bene e del male appartiene alla sfera del " sentire". Da un punto di vista intellettuale vi sono pro e contro per quasi ogni tipo di azione, mentre le decisioni essenziali in questo campo possono essere prese soltanto dal sentimento o dalla coscienza morale dell'individuo. A causa della sovrappolazione e della massificazione che di conseguenza ci minaccia, la responsabilità individuale è sempre più in pericolo, eppure proprio la decisione etica del singolo costituisce quell'elemento misterioso del quale dipende- in ultima analisi - il destino del mondo.

La filosofia cinese classica lo aveva già visto con chiarezza. L' universo e l'individuo sono indivisibili; perciò chiedersi ogni giorno se si è agito bene o male nelle piccole cose non significa eccedere nello scrupolo. Certo, esiste anche una falsa coscienza e mille sono le possibilità di autoinganno. La fiaba non può risolvere questi problemi, ma rivela dimensioni che ci possono portare più vicini alla soluzione individuale.


Kusnacht, gennaio 1985


           Marie - Louise von Franz  da   L'ombra e il male nella fiaba                               


L'OMBRA NELLA FIABA 2

 

(...) Se qualcuno che non sa nulla di psicologia viene in analisi e si cerca di spiegargli che in fondo alla sua mente sono in atto processi di cui non è cosciente, tutto ciò costituisce per lui temporaneamente l' Ombra. Perciò, nella prima fase di avvicinamento all'inconscio, l' Ombra è semplicemente la denominazione " mitologica" di tutto ciò che di psichico è racchiuso in noi, e che non possiamo conoscere direttamente. Solo quando ci inoltreremo più a fondo in questa sfera per esplorarne i diversi aspetti, comincerà ad apparire nei sogni, dopo qualche tempo, un'altra personificazione dell'inconscio, di sesso opposto a quella del sognatore. Così si scoprirà che in questa ignota sfera interiore esiste un'altra forza ancora, l' Anima, che rappresenta sentimenti, stati d'animo, idee ecc. Inoltre parliamo anche del concetto del Sé. Jung non riteneva necessario oltrepassare queste tre fasi nella pratica analitica, ma vi sono altre figure tipiche dell'inconscio. (...)



             Marie - Louise von Franz  da  L'Ombra e il male nella fiaba



L'OMBRA NELLA FIABA 3


(...) L'Ombra si forma  attraverso la rimozione di certe caratteristiche. Darò un'esemplificazione : un paziente ha genitori completamente diversi sul piano del carattere, ed eredita da entrambi determinate caratteristiche che non possono amalgamarsi bene " chimicamente". Per esempio, ho avuto un'analizzanda che aveva ereditato dal padre un temperamento focoso, brutale e dalla madre suscettibilità e ipersensibilità. Come poteva essere queste due persone allo stesso tempo? Quando qualcuno la irritava, viveva queste due reazioni contrapposte: era assalita dalla collera e contemporaneamente era profondamente urtata e provava l'impulso di fuggire. Nel corso dello sviluppo si compie in genere una scelta, cosicché una parte diventa più o meno accentuata. In seguito l'educazione e l'abitudine danno il loro contributo, rinforzando questo orientamento, poiché quando si sceglie ripetutamente un certo atteggiamento, esso diventa una sorta di seconda natura e le altre caratteristiche vengono messe a tacere, anche se continuano ad esistere come prima. Di queste caratteristiche represse, che non vengono riconosciute o accettate poiché incompatibili con quelle prescelte, è costituita l' Ombra. Con un certo grado di discernimento e con l'aiuto dei sogni è relativamente facile individuare questi elementi, vale a dire rendere cosciente l'Ombra e in genere a questo punto termina l'analisi. (...)



                Marie - Louise von Franz  da   L' Ombra e il male nella fiaba



lunedì 20 novembre 2017

IL BOSCO ( di Jung )




                                L'albero simboleggia la persona, la sua storia, la sua evoluzione...



(...) Secondo Jung il bosco simboleggia quella zona in cui la psiche
      inconscia si fonde con i processi fisiologici del corpo. Infatti la
      vita vegetale è proprio la  forma di vita che cresce direttamente
      dalla materia inorganica e se ne nutre. Perciò il bosco
      costituisce spesso un'immagine della nostra vita " vegetativa"
      nel suo legame con i processi chimici e somatici.
      E' che il cancro compie la sua opera di distruzione. Esso è
      simboleggiato dal fuoco distruttore - energia vitale caotica e
      irrefrenabile come il moltiplicarsi delle cellule cancerose.
      Ma la vegetazione possiede anche una volontà indomita di
      vivere. In natura, la sua capacità di rigenerarsi non cessa di
      sorprendere. Mi ha sempre commosso osservare - in alta
      montagna - le erbe basse, gli alberi nani e i fiori che in mezzo
      a gelo, neve e vento si abbarbicano alle rocce e riempiono
      della loro vita piccola e tenace ogni crepa di un terreno
      detritico. Per questo motivo nell'antichità i sempreverdi ( come
      l'edera, il cipresso, etc ...) erano simboli della vita dopo la
      morte, come i semi di ogni tipo, dai quali nasce una nuova
      vita vegetativa. (...)

           Marie - Louise von Franz   da   Incontri con la morte




giovedì 5 gennaio 2017

L' ALLIEVA ( DI JUNG )



(...) Marie - Louise von Franz amava gli animali come amava la
       natura in tutte le sue manifestazioni. Coglieva ogni occasione
       per ritirarsi nella sua torre, immersa nel fitto bosco di
       Bollingen ( vedi video seguente ), per entrare intimamente in
       armonia con quei ritmi della natura da cui traeva nutrimento
       e ispirazione. In molti dei suoi libri, a partire da quello più
       amato da lei stessa, il bellissimo commento  Sull'  Aurora
       Consurgens  , von Franz parla eloquentemente del Lumen
       naturae , questa fonte di rivelazione che è il mistero del
       mondo naturale dentro e intorno a noi. Questa enorme
       sensibilità nei confronti delle piante, degli animali e della
       materia inorganica, è un filo conduttore che scorre in mezzo ai
       suoi lavori sull'alchimia, ai  suoi studi sulle fiabe, alle sue
       interpretazioni della mitologia e persino ai suoi scritti sugli
       aspetti più pratici della psicoterapia. Ed è un filo carico di
       Eros , di un profondo senso della Simpatia  che unisce tutti
       i vari aspetti della natura, che riconosce il legame inscindibile
       fra natura e spirito, che fa dell'essere umano - in virtù della
       propria capacità di individuare e di coltivare tale legame -
       quell'intelligente punta di diamante del mondo della natura.
       In essa, Marie - Louise trovava il suo radicamento: nonostante
       la grande profondità e il carattere specialistico di alcune delle
       sue opere, i suoi testi non sono mai astratti né staccati dalla
       realtà della vita psichica che ognun o di noi sperimenta giorno
       dopo giorno. Parlano a ognuno di noi con grande semplicità
       e freschezza e contengono riflessioni essenziali sulla nostra
       natura umana e suoi profondi misteri che la animano.  (...)


Introduzione al libro  di Marie - Louise von Franz   La Gatta (  Fiaba sulla redenzione del femminile ) 

Marie - Louise von Franz ( L' Allieva di Jung )


  

                                          Un video che aiuterà a capire


                    
Ho l'impressione che la nostra cultura e la nostra civiltà siano entrate in una fase di decadenza....


                                   
                              

mercoledì 16 novembre 2016

SULLE TRACCE DI JUNG




(...) Gli uccelli, che nella mitologia germanica appartengono a
      Wotan, e in quella mediterranea ad Apollo, rappresentano la  
      facoltà di divinazione. Apollo è colui che possiede l' oracolo di
      Delfi e, come Wotan, svela la verità. Si crede che corvi e
      cornacchie possano predire il futuro e annunciare verità
      nascoste. Questo è stato forse in parte originato dal fatto che
      corvi e cornacchie spesso si radunano nei luoghi in cui sono
      in corso delle guerre o su una casa dove qualcuno sta morendo.
      Quando corvi e cornacchie si radunano spesso in un luogo, si
      dice che qualcuno morirà e gli uccelli lo sanno. Da questo è
      derivata la proiezione che conoscano la verità e il futuro.
      Wotan aveva due corvi, Hugin e Munin, le sue fonti di
      informazioni segrete. In generale gli uccelli simboleggiano
      l'intuito: creature che volano nell'aria, nella sfera del mondo
      spirituale e che perciò hanno  a che fare con segreti presagi,
      quei pensieri involontari che poi si rivelano veritieri.
      Se osserviamo i processi inconsci, vediamo che non occorre
      esercitare la punizione umana nei confronti delle cattive
      azioni, perché la punizione viene dall'interno. L'assassino
      finisce con l'uccidersi. E' una verità spaventosa, che trova 
      sempre conferma. Spesso si rimane sconvolti dall'ingiustizia
      della vita umana, quando - per esempio - i cattivi hanno
      successo e i buoni no, ma dal punto di vista psicologico, le
      cose non stanno così e talvolta fa rabbrividire il pensiero dei
      rischi cui taluni si espongono. Possono avere successo nel 
      mondo esterno, ma interiormente incorrono in una terribile
      punizione psicologica.
      Jung raccontò un giorno di una donna che aveva commesso
      un omicidio, mettendo del veleno nella minestra di un'altra che
      era innamorata del suo amante, e non era stata scoperta. Si
      era presentata al confessionale totalmente sconvolta: si
      sentiva tagliata fuori dal mondo perché la gente aveva
      cominciato ad evitarla, senza sapere perché. Aveva perso
      tutti i servitori e nessuno voleva starle vicino. Viveva in totale
      solitudine. Ogni giorno andava a cavallo, ma poi il cavallo
      aveva cominciato ad imbizzarrirsi, a rifiutarsi di portarla;
      quando un mattino aveva chiamato il suo cane e quello era
      scappato via con la coda fra le zampe, era crollata. Era stata
      logorata dall'interno, lentamente, crudelmente. Questa verità
      segreta, la legge della verità interiore, viene espressa nella
      fiaba attraverso le cornacchie, che sono lo spirito della
      verità e inoltre hanno a che fare con le facoltà terapeutiche.
      (...)


               Marie - Louise  von Franz   da   L' Ombra e il Male nella fiaba

COSA SOTTENDE L'IDEA DELL' UCCISIONE DI UN NEMICO



(...) La consuetudine di uccidere i criminali impiccandoli agli
      alberi è arcaica. Originariamente aveva forma sacrificale. Gli
      antichi Germani, per esempio, impiccavano le vittime
      sacrificali in onore del dio Wotan, non solo i criminali, ma
      anche i prigionieri di guerra. Il vincitore si preoccupava di dire
      al suo prigioniero:" Ora  ti dedicherò al dio Wotan". Lo stesso
      Wotan rimase sospeso per nove giorni e nove notti al frassino
      Yggdrasil, dopodiché scoprì le rune e acquisì una segreta 
      saggezza. Impiccare qualcuno ad un albero come vittima
      sacrificale al dio è un'antica idea tedesca. Nel Cristianesimo
      questa rappresentazione archetipa assume la forma della
      crocefissione di Cristo, mentre nell'Asia Minore era venerato
      Attis appeso a un pino. E'  un'idea pre- cristiana che emerge 
      sia nella sfera mediterranea che in quella germanica. 
      Chiunque sia impiccato o crocifisso è dedicato a un dio.  
      Dobbiamo indagare che cosa sottenda l'idea dell'uccisione di 
      un nemico non per vendetta sociale o in conseguenza di un
      verdetto, ma nella forma più arcaica di sacrificio agli dei.
      A mio parere, v'è sottostante un'idea assai più profonda di
      quella di una pura e semplice punizione. Quando si deve
      combattere il male demoniaco in una persona, colpisce
      soprattutto il fatto che, se la persona in questione è veramente
      distruttiva, ( e non si limita  a piccole mancanze, come 
      indulgere alla pigrizia o compiere qualche inganno etc., 
      comuni a tutti ) si avverte immediatamente qualcosa di 
      inumano, Soprattutto negli stati psicotici: in questi casi ci si
      imbatte talvolta in una distruttività così fredda, inumana e
      demoniaca, e allo stesso tempo così " divina" che se ne resta
      sopraffatti. Fa correre un brivido gelido lungo la schiena: è
      troppo orrendo, sconvolgente, ed è questo tipo di diabolica
      malvagità interiore che mette in grado qualcuno di compiere
      un assassinio a sangue freddo.  (...)


          
              Marie - Louise  von  Franz  da   L' Ombra e il Male nella fiaba    

IL SOGNO DI JUNG



(...) Mentre Jung progettava di scrivere il suo libro TIPI
       PSICOLOGICI , era in corrispondenza con un amico riguardo

       i suoi problemi e raccoglieva un'enorme profusione di 
       materiale storico che in seguito confluì nel libro. Poi cominciò
       a scrivere, poiché sentiva che doveva superare questa fase. 
       Egli voleva scrivere in forma chiara, logica e aveva in mente
       come modello qualcosa come il DISCORSO SUL METODO di
       Cartesio, ma non vi riuscì perché con uno strumento
       intellettuale così raffinato, non poteva abbracciare ed 
       amalgamare la sua enorme messe di materiale. Quando 
       arrivò a questo punto, ebbe un sogno in cui, davanti a un 
       porto stava una nave gigantesca, carica di merci 
       meravigliose per gli uomini, che doveva entrare in porto 
       perché il suo carico fosse distribuito fra la gente. Un cavallo
       arabo bianco, molto elegante, un animale stupendo, 
       ipersensibile, stava sulla nave che era destinato a trarre in
       porto. Ma il cavallo ne era assolutamente incapace. In
       quell'istante si fece largo tra la folla un gigante dai capelli
       rossi e dalla barba rossa che uccise il cavallo bianco e, presa
       la fune, con un unico slancio tirò la nave in porto. Fu chiaro
       a Jung che egli doveva scrivere con il fuoco emotivo che
       provava per questa opera e non con l'elegante cavallo 
       bianco. Allora fu preso da un grande slancio- o emozione -
       e scrisse tutto il libro praticamente di seguito, alzandosi ogni
       mattina alle tre. (...)  


          Marie  - Louise  von  Franz  da  L' Ombra e il Male nella fiaba