venerdì 18 luglio 2025
NON ANDARTENE
martedì 7 gennaio 2025
DI GENNAIO , DI NOTTE
L' anima si tiene appena, che non frani nel vuoto...
In questa poesia, Mario Luzi, in un momento di profonda riflessione, ripensa al senso vero della vita e dell' esistenza. La vita scorre inesorabile e il mese di gennaio si pone come crocevia del tempo, l' inizio che guarda alla fine e viceversa, in un continuo e indefinito scorrere di ombre e di luci. Vecchiaia e giovinezza si contrappongono attraverso il ricordo - lontano, ma sempre presente - di una donna amata.
Di Gennaio, di notte
quando lungo le sue vene
lo spazio
trepida per un vento
inesauribile, ravviva
negli alberi speranze
ancora vane
e li sveglia a una vita
ancora incerta,
troppo remota oltre le
cime
e oltre le radici;
nei giorni incerti ai
crocevia del tempo
nelle ore dopo la passione
quando
anche il dolore ha fine
e l' anima si tiene appena
che non frani nel suo vuoto
e si chiede stupita più che
ansiosa
s'è quella l' agonia ch'è in
ogni inizio
o il termine, il temine di tutto,
e accade che qualcuno
per certezza. per afferrarsi
a un segno
mormori il suo tra il nome
dei suoi cari
ed è strano come murare
lapidi
su case per memoria d' un
passaggio,
d' una sosta nel transitare
eterno,
viso di molto amata un
tempo
che tra pagina e pagina del
libro
sfogliato senza termine
degli anni
hai la pace che dà l'essere
fiochi
e spenti come la crudele
patina
qualcuno soffia nelle tue
fattezze,
t' eccita , ti richiama al mio
tormento
quale fosti d'età in età,
puerile,
puerile sotto nuvole di
marzo,
giovinetta sgusciata da
anni informi
tra infanzia e pubertà,
donna nel vento.
Frattanto siamo divenuti
grigi.
Esco, guardo addossato ai
muri alti
la mia patria ventosa e
montuosa,
prendo fiato, poi seguo la
via crucis.
Mario Luzi " Di Gennaio, di notte " ( 1947 )
venerdì 7 aprile 2023
LA PASSIONE SECONDO LUZI
" Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronunzia menzogna, chi non giura a danno del suo prossimo ". ( Salmi 23, 4 )
La Passione fu scritta da Mario Luzi nel 1999 per la Via Crucis al Colosseo presieduta dall'allora papa Giovanni Paolo II.
In questo testo, dove poesia e drammaturgia felicemente si incontrano, Gesù racconta in un monologo intenso e lacerante al Padre l' angoscia, la tristezza e la paura di sentirsi abbandonato da tutti. E' l'unico protagonista di una scena nuda, essenziale e di grande valore simbolico ed esistenziale. E' Dio, ma è anche uomo; è stato spogliato di tutto, di ogni grandezza. Ad ogni suo gesto, a ogni parola, la tensione sale : parla sempre al Padre, che è il suo unico confidente dinanzi alla ferocia degli uomini : i sacerdoti e la folla vogliono sfogare su di lui, sopra un misero e indifeso corpo umano che hanno nelle loro mani, l'astio di un antico e inconfessato paragone con la divinità. Dinanzi al Male - però - non viene meno l'amore di Gesù per gli uomini, che chiede per loro, dal tormento della croce, il perdono.
***
I
Sono tue creature, sono miei
fratelli,
hai messo loro in cuore la
sete di giustizia,
ma la presunzione di
saziarla
non viene da te, viene dal
demonio.
Il giusto! Fu acceso quel
desiderio
contro quale iniquità
primaria?
Tua, Padre, oppure del
maligno contro di te?
Su questo principio non si
placa
la controversia umana.
Ed ecco in nome tuo
succedono empietà, soprusi,
disegni miserabili, perfidie,
ipocrisie.
Alcuni uomini giudicano
altri uomini.
***
II
Sono dinanzi a loro, nel
sinedrio,
mi scrutano i sommi
sacerdoti,
mi vogliono colpevole,
covano contro di me
pensieri perversi.
Mi provocano, irritati dal
mio silenzio, mi
consegnano a Pilato, mi
schermiscono.
Applaude la turba dei miei
simili,
si eccitano tra di loro, si
ubriacano di vendetta,
mi vogliono in croce,
strappando al procuratore la
sentenza.
In che cosa li ho offesi che
mi odiano a tal punto,
a che rancore danno sfogo
su di me che sono il più
vulnerabile?
Li guardo Padre come tu li
guardi
ma il tuo e il mio sguardo
non sono comparabili.
Vogliono uccidere il mio
divino in me
e vogliono questo in nome
tuo...
***
III
Conoscerò la morte. La
conoscerò umanamente,
da questa angusta porta mi
affaccerò su di lei
che tu, vita onnipresente,
non conosci se non per
negazione.
Tre giorni durerà per me
l'esilio che per altri non ha
fine
poi la vita mi richiamerà a
sé
e avrà la vittoria. E' previsto
fin dal principio.
Quella pausa, Padre,
m'impaura: è un luogo dove
tu non sei
e io da solo senza te
pavento.
Che cosa mi aspetta, chi
governa
il nulla, il non presente... Il
non essente?
o è un inganno della veduta
umana
ciò che io impaurito ti
confesso?
Devo io portare la vita dove
la vita è assente
e portarla con la mia
morte...
e questo è il prezzo, questo
supplizio.
E così, Padre, io vanamente
ti tormento.
Più che la morte è la via per
arrivarvi,
la via crucis, che mi dà
angoscia
perché è dolorosa e aspra
nelle carni
e spezza il cuore di Maria,
mia madre,
perché infame e odiosa
è la ressa di questi uomini e
donne
aizzati contro di me.
Mi prende e mi tormenta il
dubbio
che il mio insegnamento sia
fallito.
La mia permanenza sulla
terra è stata vana?
E' bella la terra che tu hai
dato all'uomo
e alle altre creature del
pianeta
scelto per loro in mezzo
all'universo. Io non sono di
questo mondo
eppure non potevo se non
teneramente amarla
e ora questo amore mi si
ritorce contro.
" Non è su me che voi
dovete piangere",
ho detto alle donne
impietosite,
" ma sui vostri figli e su voi
stesse.
La terra sarà fatta un luogo
di dolore"
ma il mio sacrificio è scritto
che li assolva.
Piango anch'io, Signore,,
vedo
i miei fratelli che afflitti
rifaranno questa via
nei secoli, nei millenni...
***
IV
La vita sulla terra è
dolorosa,
ma è ance gioiosa; mi
sovvengono
i piccoli dell'uomo, gli
alberi, gli animali.
Mancano oggi, qui su questo
poggio che chiamano
Calvario.
Congedarmi mi dà angoscia
più del giusto.
Sono stato troppo uomo tra
gli uomini oppure troppo
poco?
Il terrestre l'ho fatto troppo
mio o l'ho rifuggito?
La nostalgia di te è stata
continua e forte,
tra non molto saremo
ricongiunti nella sede eterna.
Mario Luzi da Passione ( Via crucis al Colosseo)
giovedì 18 giugno 2020
MARIO LUZI NEL MAGMA
Non in questa vita...in un'altra...
MENAGE
La rivedo ora non più sola, diversa,
nella stanza più interna della casa,
nella luce unita, senza colore né tempo, filtrata dalle tende,
accanto al giradischi tenuto basso.
" Non in questa vita, in un'altra " folgora il suo sguardo gioioso
eppure più evasivo e come offeso
dalla presenza dell'uomo che la limita e la schiaccia.
" Non in questa vita, in un'altra " le leggo bene in fondo alle pupille.
E' donna non solo da pensarlo, da esserne fieramente certa.
E non è questa l'ultima sua grazia
in un tempo come il nostro che pure non le è estraneo né avverso.
" Conosci io marito, mi sembra" e lui sciorina un sorriso importunato,
pronto quanto fuggevole quasi voglia scrollarsela di dosso
e ricacciarla indietro, là da una parete di nebbia e d'anni;
e mentre mi s'accosta ha l'aria di chi viene
da solo a solo - tra uomini - al dunque.
" C'è qualcosa da cavare dai sogni?" mi chiede fissando su di me
i suoi occhi vuoti
e bianchi, non so se di seviziatore, in qualche villa triste, o di guru.
" Qualcosa di che genere? " e guardo lei che raggia tenerezza
verso di me dal biondo del suo sguardo fluido e arguto
e un poco mi compiange - credo - d'essere sotto quelle grinfie.
" I sogni di un' anima matura ad accogliere il divino
sono sogni che fanno luce; ma ad un livello più basso
sono indegni, espressione dell'animale e basta " aggiunge
e punta i suoi occhi impenetrabili che non so se guardano e dove.
Ancora non intendo se m'interroga
o continua per conto suo un discorso senza origine né fine
e neppure se parla con orgoglio
o qualcosa buio e inconfondibile gli piange dentro.
" Ma perchè parlare di sogni" penso
e cerco per la mia mente un nido
in lei che è qui, presente in questo attimo del mondo.
" E lei non sta facendo un sogno?, riprende mentre sale dalla strada
un grido di bambini, vitreo, che agghiaccia il sangue.
" Forse, il confine tra il reale e il sogno..." mormoro
e ascolto la punta di zaffiro
negli ultimi solchi senza note e lo scatto.
" Non in questa vita, in un'altra " esulta più che mai
sgorgando una luce insostenibile
lo sguardo di lei fiera che ostenta altri pensieri
dall'uomo di cui porta - e forse li desidera - le carezze e il giogo.
***
PRIMA DI SERA
" Credi, credi di conoscermi",
recita lei quasi parlando al vento
e osserva controsole la polvere
strisciare sullo stradone deserto.
" Appartieni troppo a te stesso"
insiste ad accusarmi
prolungando la pena dell'indugio
quella parte di lei che ancora combatte
avvilita e altera nella macchina ferma.
Ma le suona falso l'argomento
e ne scorgo sul cristallo la larva
che spenge d'un sorriso
dimesso le parole appena dette.
" Oh, di questo hai anche troppo sofferto
aggiunge poi quasi portando fiori
sul luogo, un'orticaia dove mi ha crocifisso.
" Vanamente" mormorò più che dal rimorso
toccata da quel tono
di persistente, doloroso affetto;
e ora vorrei non le sembrasse indegno
cercare in altri la causa
del suo male, fosse pure il mio torto.
" Vanamente " e mi viene non so se dal ricordo
o dal sogno un'immagine di lei
gracile, impalata nella sua altezza, che guarda un fiume
dall'argine e, poco oltre la foce,
la lacca grigia del mare oscurarsi.
" Lascia perdere " dice lei con la voce di chi torna
dopo un'assenza di anni sul luogo stesso
e raduna le spoglie lasciate in altri tempi, dopo lo scacco.
" Perchè non è in nostro potere richiamarci"
mi chiedo io sorpreso che sia lì
- ferma - sul sedile accanto.
" Che intesa può darsi senza luce di speranza?
Perché la speranza è irreversibile " commenta
il suo silenzio rigido senza più lotta,
mentre abbassa risoluta la maniglia
e getta un'occhiata di squincio al casamento -
alto -che tra poco la inghiotte.
***
IN DUE
" Aiutami" e si copre con le mani il viso
tirato, roso da una gelosia senile,
che non muove a pietà come vorrebbe, ma a sgomento e orrore.
" Solo tu puoi farlo " insistono di là di quello schermo
le sue labbra dure
e secche, compresse dalla palme, farfugliando.
Non trovo risposta: la guardo
offeso dalla mia freddezza vibrare a tratti
dai gomiti puntati sui ginocchi alla nuca scialba.
" L'amore snaturato, l'amore infedele al suo principio",
rifletto, e aduno le potenze della mente
in un punto solo tra desiderio e ricordo
e penso non a lei
ma al viaggio con lei tra cielo e terra
per una strada d'altipiano che taglia
la coltre d'erba brucata da pochi armenti.
" Vedi, non trovi in fondo a te una parola"
gemono quelle labbra tormentose
schiacciate contro i denti, mentre taccio
e cerco sopra la sua testa la centina di fuoco dei monti.
Lei aspetta e intanto non sfugge alle sue antenne
quanto le sia lontano in questo momento
che m'apre le sue piaghe e io la desidero e la penso
com'era in altri tempi, in altri versanti.
"Perchè difendere un amore distorto dal suo fine,
quando non è più crescita
né moltiplicazione gioiosa d'ogni bene,
ma limite possessivo e basta " vorrei chiedere
ma non a lei che ora dietro le sue mani piange scossa da un brivido,
a me che forse indugio alla menzogna per viltà o per comodo.
" Anche questo è amore, quando avrai imparato a ravvisarlo
in questa specie dimessa,
in questo aspetto avvilito", mi rispondono, e un poco ne ho paura
e un po' vergogna, quelle mani ossute
e tese da cui scende qualche lacrima tra dito e dito spicciando.
Mario Luzi da Magma
venerdì 10 aprile 2020
ORA NONA
Sangue arso dall'Immacolato Cuore di Maria…
Solo calcai il torchio:
con me non era nessuno:
calcarono su me tutti :
inebriato quasi speco di sangue
in una rossa follia:
solo il torchio calcai:
liquido amore profuso
in estremo furore,
calcai il torchio, solo :
solo a torchiare,
solo a spremere il sangue mio:
tutto il mio Sangue sparso,
tutto in me già arso
dall' Immacolato Cuore di Maria:
invisibile ardore, quaggiù :
l'incomprensibile amore del Padre.
Clemente Rebora da Canti dell'infermità
***
A questo crocevia di tenebre
davanti a noi sorgi tremendo,
albero secco, stadera
che reggi il gran corpo inerte.
Un nudo legno trasversale
taglia lo spazio
e un nudo legno verticale
svetta oltre il tempo :
assi cartesiane
della vita e della morte,
intorno a cui si schiude
ora il nero quadrifoglio.
Nei lobi, in alto, il vuoto e il terrore
come al grido : " Mio Dio
perché mi hai abbandonato?"
In basso, fatto roccia in tre figure,
tutto il dolore umano.
Ma ecco avanza l' Agnello vittorioso
verso la sua piagata controparte.
E un Profeta ci addita - perentorio -
salvezza nella metafora !
Margherita Guidacci da L'altare di Isenheim
***
XIII
Padre mio, mi sono affezionato alla terra quanto non avrei creduto.
E' bella e terribile la terra.
Io ci sono nato quasi di nascosto, ci sono cresciuto e fatto adulto
in un suo angolo quieto
tra gente povera, amabile ed esecrabile.
Mi sono affezionato alle sue strade,
mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,
le vigne, persino i deserti.
E' solo una stazione per il figlio tuo la terra,
ma ora mi addolora lasciarla
e perfino questi uomini e le loro occupazioni,
le loro case e i loro ricoveri
mi dà pena doverli abbandonare.
Il cuore umano è pieno di contraddizioni,
ma neppure un istante mi sono allontanato da te.
Ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi
o avessi dimenticato di essere stato.
La vita sulla terra è dolorosa,
ma è anche gioiosa : mi sovvengono
i piccoli dell'uomo, gli alberi, gli animali.
Mancano oggi qui su questo poggio che chiamano Calvario.
Congedarmi mi dà angoscia più del giusto.
Sono stato troppo uomo fra gli uomini o troppo poco.
Il terrestre l'ho fatto troppo mio o l'ho rifuggito?
La nostalgia di te è stata continua e forte :
tra non molto saremo congiunti nella sede eterna.
Mario Luzi da Via Crucis al Colosseo
lunedì 8 aprile 2019
LA MANCAZA DI MARIO
Non farti ingannare delle illusioni: ti innamori di qualcuno quando lei ma qualcun altro…
ASSENZA
Da dove ci chiamano i rimorsi?
Assenza,
assenza non sa il cuore di chi
né di che ama
perdutissima sostanza.
Sa solo che è incolmabile
quel vuoto, quella lacuna
non fosse il dilagare
- talora - d' una fervida
celestiale sovrabbondanza.
***
NON ANDARTENE
Non andartene,
non lasciare
l'eclisse di te
nella mia stanza.
Chi ti cerca è il sole,
non ha pietà delle tua assenza
il sole, ti trova anche nei luoghi
casuali
dove sei passata,
nei posti che hai lasciato
e in quelli dove sei
inavvertitamente andata
brucia
ed equipara
al nulla tutta quanta
la tua fervida giornata.
Eppure è stata,
è stata:
nessuna ora
sua è vanificata.
***
DI CHE E' MANCANZA QUESTA MANCANZA
Di che mancanza è questa mancanza
- cuore -
che a un tratto ne
sei pieno?
Di che?
Rotta la diga
t'inonda e ti sommerge
la piena della tua indigenza.
Viene,
forse viene,
da oltre te
un richiamo
che ora perché agonizzi non ascolti.
Ma c'è, ne custodisce
forza e canto:
la musica perpetua ritornerà.
Sii calmo.
***
QUESTA FELICITA'
Questa felicità promessa o data
m'è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell'unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salva anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
e immagini su cui cava o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo.
Mario Luzi da Onere del vero
venerdì 28 settembre 2018
AMOR...amor...
" Tutti gli innamorati sono in Dio " ( Alda Merini )
La fiamma che me intrò per li occhi al core
consuma l'alma mia sì dolcemente
che apena il mio morir per me si sente,
tanto suave e infuso è quello ardore.
Come colui che in sonno dolce more,
morso d'aspe, e con l'occhio languente
rifiuta il giorno, e la torbida mente
senza alcun senso perde ogni vigore;
così ancor io, del mio dolce veneno
pasciuto, vo' mancando a poco a poco,
né posso del mancar prender sospetto:
ché, abenché io senta il spirto venir meno,
non cerco per campar spegner il foco,
per non spegner con seco il mio diletto.
Matteo Maria Boiardo
***
Pietà - Donna - per Dio, deh non più guerra!
Non più guerra per Dio, ch'i mi t'arrendo:
i' son quasi che morto, io iacio in terra,
vinto mi chiamo e più non mi difendo.
Legami, e in qual prigion tu vuoi mi serra,
ché maggior gloria ti sarò vivendo:
se temi ch'io non fugga, fa' un nodo
della tua trezza e legami a tuo modo.
Angelo Ambrogini detto il Poliziano
***
Ecco il segno: s'innerva
sul muro che s'indora:
un frastaglio di palma
bruciato dai barbagli dell'aurora.
Il passo che proviene
dalla serra sì lieve,
non è felpato dalla neve, è ancora
tua vita, sangue tuo nelle mie vene.
Eugenio Montale
***
Vieni, vieni da me, che già son vecchio,
amore no, ma ombra d'amore fatta
di mute cose quotidiane, viste
di tetti, strade, di schiuse finestre
da cui spiano gli amanti la venuta
dell'amante, o d'invetriate malate,
e procedere smunto di giornate
penose, e pace ombrosa che ti perdi
come si perde nel padule in volo
fulminata la folaga che affoga
e poche piume restano per l'aria:
io sono la realtà che qui vacilla
senza nemmeno un suo perché
se tu non vieni - amore - ombra d'amore,
o caro sonno, a darmi la tua requie.
Carlo Betocchi
***
Lo sguardo di una stella umida cade
sul prato, la tempesta acre respira
fra gli alberi animati, un soffio rade
le vie, un inquieto profumo delira.
Un corruccio fuggevole è passato
sull'erba, una chiarezza verde esplosa
vibra nel vento breve e ondulato
l'aria veloce scivola e si posa.
Sei tu, l'attesa non è stata vana.
Sei venuta fin qui dove la pioggia
affumica le piante e s'allontana,
un'eco quieta dorme nella loggia.
Ah, ma l'angoscia in me non è finita !
Mentre il cielo si fa tardo e non muta
l'incubo ancora sei, sei tu perita
in un luogo dell'anima e perduta.
Mario Luzi
***
Essenzialmente lei di lui delusa, non
viceversa. E lui se lo crede,
ne spia le notizie, conterebbe
trovarsela oh chi si vede felice equivoco
in una stessa camera d'albergo ma remotissimo,
ciao come va puntando su un minimo d'emozione
vent'anni dopo levarsi quel piccolo sfizio
che avanza di tanta passione:
tutto senza preamboli senza commento
s'intende senza impegno soltanto per una sera.
E lei niente da perdere di che andar fiera
del vuoto futuro passato
di che stupirlo nessuna sorpresa.
Ma lei tutto previene:lui che modicamente
lustro contende con la calvizie e l'epa
e non più balbettando trionfa te lo dicevo.
Niente da confessare che a lui non piaccia
di lei finalmente ascoltare:
così non gli nega la donna che basta a se stessa
due lacrimette per salvargli la faccia.
Giovanni Giudici
Poeti Innamorati ( Da Guittone a Raboni ) a cura di Patrizia Valduga
sabato 12 maggio 2018
LASCIAMI, NON TRATTENERMI
Si ritrovavano perduti nell'infinito della perdita...
Lasciami, non trattenermi
nella tua memoria
era scritto nel testamento
ed era un golfo
di beatitudine nel nulla
o un paradiso
di luce e vita aperta
senza croce di esistenza
che sorgeva dalle carte
ammuffite nello scrigno.
E lei non ne fu offesa,
le nascevano - ne sentì prima rimorso
poi letizia - impensate latitudini
nelle profondità del desiderio;
ecco, la trascinava
una celestiale oltremisura
fuori di quella ministoria, oh grazia.
Si scioglievano
l'uno dall'altro i due
e ogni altro compresente,
si perdevano sì,
però si ritrovavano
perduti nell'infinito della perdita -
era quello il sogno umano
della pura assolutezza.
Mario Luzi da Lasciami, non trattenermi ( Poesie ultime)
sabato 28 aprile 2018
PRIMIZIE DEL DESERTO
APRILE, AMORE
Il pensiero della morte m'accompagna
tra i due muri di questa via che sale
e pena lungo i suoi tornanti. Il freddo
di primavera irrita i colori,
stranisce l'erba, il glicine, fa aspra
la selce; sotto cappe e impermeabili
punge le mani secche, mette un brivido.
Tempo che soffre e fa soffrire, tempo
che in un turbine chiaro porta fiori
misti a crudeli apparizioni e ognuna
mentre ti chiedi cos'è, sparisce
rapida nella polvere e nel vento.
Il cammino è per luoghi noti
se non che fatti irreali
prefigurano l'esilio e la morte.
Tu che sei, io che sono diventato
che m'aggiro in così ventoso spazio,
uomo dietro una traccia fine e debole.
E' incredibile che io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.
Ma è ancora un'età - la mia -
che s'aspetta dagli altri
quello ch'è in noi oppure non esiste.
L'amore aiuta a vivere, a durare,
l'amore annulla, e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera
che un soccorso s'annunci di lontano,
è in lui, basta un soffio a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.
La mia pena è durare oltre quest'attimo.
Mario Luzi da Primizie del deserto
lunedì 13 novembre 2017
PRIMA UNA TERRA TERROSA
Riemerge in lontane chiarità dalle sue latebre azzurre...e si sveglia, terra orciana....
PRIMA UNA TERRA TERROSA
Prima una terra terrosa,
poi un'altra, no, la stessa
improvvisamente ultraterrena.
Sono io in lei e la guardo.
Nella sua gibbosità, la guardo
perdutamente a Montepulciano o a Pienza
o è lei in me
ferma, tutt'uno col ricordo
e ben oltre di esso, tutt'uno con chi sa
che indefettibile sostanza?
E poi
quel suo profilo
senza limite o riposo
brucia sì, ma cosa -
la sua planetaria solitudine
o la mia consumata reminiscenza?
o niente, annullati l'uno e l'altra;
lei e io, equiparati a zero
da una celestiale algebra...
Mario Luzi da Per il battesimo dei nostri frammenti
giovedì 28 settembre 2017
CRISTINA CAMPO ( LETTERE A MARIO LUZI )
Roma, 30 Dicembre 1958
Carissimo,
l'anno si è consumato così velocemente, eppure bruciava lento, ora altro, ora trepido - ecco, ne resta appena un guizzo, appena il tempo di augurarti tutto ciò che vorrei per te, di chiederti lo stesso augurio.
Ricordo un tuo bigliettino, due anni fa: di come mi accompagnò nell'anno, lo aiutò a fiorire. Vorrei di nuovo questo talismano, la silenziosa protezione del tuo pensiero: lo vorrei oggi come sempre, oggi più che mai.
V.
Roma, 12 gennaio 1965
Grazie, Mario.
Ogni giorno che passa morde più a fondo. E questo tempo di orrore appare eterno.
Ma averla avuta è una grazia terribile, di cui dovrò rendere conto e che certo non ha prezzo di lacrime.
Tu hai conosciuto e detto queste cose per entrambi.
Ti abbraccio
Vittoria
Cristina Campo da Il mio pensiero non vi lascia ( Lettere a Gianfranco
domenica 18 giugno 2017
LO SQUILLO DEL TELEFONO
C'è squillo e squillo.... ( A. Marcello : Concerto in C Minor - 3 Allegro)
Lo squillo del telefono nella casa deserta
dà un brivido sottile, recide oscure speranze.
Non mi mossi, non scesi neppure fino all'orto.
Fui qui presente e assente in questa luce
da finestra a finestra della casa
ore e ore, lasciai venire e andare
pensieri eterni nella mente inerte.
Il giorno lungo e fradicio leva i suoi alti vessilli.
E' tardi? Il carpentiere sale sui castelli e i ponti.
Lo sai, mi tengo pronto al tuo richiamo,
veglio, attendo, fo sì che non risuoni
lo squillo del telefono nella casa deserta.
Mario Luzi da Le Poesie
venerdì 19 maggio 2017
SEI TU, L'ATTESA NON E' STATA VANA
Sei perita in un luogo dell'anima e perduta...
Lo sguardo d'una cosa umida cade
sul prato, la tempesta acre respira
fra gli alberi inanimati, un soffio rade
le vie, un inquieto profumo delira.
Un corruccio fuggevole è passato
sull'erba, la chiarezza verde esplosa
vibra nel vento breve e ondulato,
l'aria veloce scivola e si posa.
Sei tu, l'attesa non è stata vana.
Sei venuta fin qui dove la pioggia
affumica le piante e s'allontana,
un'eco quieta dorme nella loggia.
Ah, ma l'angoscia in me non è finita!
Mentre il cielo si fa tardo e non muta
l'incubo ancora sei, sei tu perita
in un luogo dell'anima e perduta.
Mario Luzi da Quaderno gotico
giovedì 27 aprile 2017
domenica 12 febbraio 2017
LA NOTTE LAVA LA MENTE
La notte lava la mente.
Poco dopo si è qui, come sai bene,
fila d'anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.
Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.
Mario Luzi da Onore del vero
IL TERMINE
Il termine, la vetta
di quella scoscesa serpentina
ecco si approssimava,
ormai era vicina;
ne davano un chiaro avvertimento
i magri rimasugli
della tappa pellegrina
su alla celestiale cima.
Poco sopra
alla vista
che spazio si sarebbe aperto
dal culmine raggiunto...
Immaginarlo
già era beatitudine
concessa
più che al suo desiderio, al suo tormento.
Sì, l'immensità, la luce,
ma quiete vera ci sarebbe stata?
Lì avrebbe la sua impresa
avuto il luminoso assolvimento
da se stessa nella trasparente spera
o nasceva una nuova, impossibile scalata...
Questo temeva, questo desiderava.
Mario Luzi da Il viaggio terrestre e celeste di Simone Martini