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giovedì 22 agosto 2024

IL CUOREPENSIERO DI JHON

 

         La confusione non attraversa l' amore pratico...







L' AMORE DEL SONNO


tutto era semplicemente presente

chiaro e luminoso

come un giorno senza notte

come una vita senza sonno

senza il grande amore del sonno

dell' oblio

dell' essere lontano

dell' essere altrove

dell' essere là dov' è l' altra

dell' essere nella mano dell' altra

dell' essere semplicemente coma la mano e il sogno

dell' altra.



                                                ***


AMORE, UN GIORNO DI MARZO


la confusione

non attraversa l'amore pratico

che filtra nei nostri cuori puntuali

e diventa quotidianità, diventa un rifiuto sempre più

crescente

un disprezzo sempre più grande

per tutto il mondo.

Inafferrabili

come l'acqua

siamo noi

nel bel mezzo del quotidiano

dei della maledizione.



                                                 ***


OCEANO E CIELO


nient' altro

basta andare e forse vedere

che tutto è coma la separazione

tra oceano e cielo


( e la tua voce

che prova a dire qualcosa ).



                                                       ***


SEMPRE DIVERSO


dopotutto ci può essere un amore

che ha movimenti lenti dentro di sé

che ha giorni di movimenti azzurri

nel suo silenzio

nella sua attrazione

nei suoi tentativi

di trovare una casa

dove vediamo e vediamo

con gli occhi che abbiamo

azzurri marroni verdi

e vediamo lo stesso

sempre diverso.



                                                 ***


CUOREPENSIERO


nella vita ho conosciuto la morte

e nella morte ho conosciuto l'eterno

sorrideva mente noi piangevamo

e poi non c'era più


l' anima bella

è adesso un cielo


la bellezza divenga allora terra


mentre il cuorepensiero sogna

proprio come lei sogna

la canzone dell' angelo.



                Jhon Fosse  da    Ascolterò gli angeli arrivare - Trad. di Andrea Romanzi




venerdì 17 novembre 2023

RAIMONDI E IL SOGNO DI GIUSEPPE

 


                             Giuseppe spiega i sogni a Faraone -  Dipinto di Scuola Veneta



Nella Genesi si racconta di come il faraone d' Egitto, non riuscendo a interpretare un sogno inquietante, avesse mandato a chiamare - sotto suggerimento di un cortigiano - un giovane ebreo di nome Giuseppe, figlio di Giacobbe, recluso in una cisterna nelle prigioni di palazzo. Grazie alla scintilla di Dio viva in lui, infatti, Giuseppe era in grado di sciogliere ogni dubbio sul mondo delle visioni, e così fece anche con Faraone il quale, per ringraziarlo, lo liberò associandolo al trono.

Attorno a questo episodio, Stefano Raimondi ha costruito " Il sogno di Giuseppe ". Il libro però non racconta la vicenda biblica:  l'autore la usa per creare un contesto, uno sfondo; la raccolta è infatti priva di ogni dimensione narrativa. Al centro del quadro a cui l'esergo biblico ci conduce, c'è solo Giuseppe in cella ( la cisterna ), visitato regolarmente da sogni di fuga, naufragi e morte: un viaggio onirico lungo i trentanove componimenti disseminati di visioni, comparse e apparizioni di cui egli è - a un tempo - protagonista e voce narrante. La visionarietà di Giuseppe è associata ad una predisposizione all'ascolto, a sua volta legata all'esilio silenzioso in cui si trova. La sua figura è  anche assimilabile agli indovini dell' antica Grecia, come Tiresia, ai quali il dono della comunicazione col dio è data ad un prezzo di grandi sofferenze, e come Tiresia, Giuseppe - Raimondi si muove in una dimensione ubiqua, a cavallo  del mondo sensibile e di un mondo " altro", in un moto inesausto tra una dimensione orizzontale e una verticale.

E come Giuseppe, Tiresia e ogni indovino ( comunicatore del profondo ) è il poeta.




Il sogno di Giuseppe 

diventò di pietra : divenne

cisterna, poi casa e fondale.

A fuggire sarebbe riuscito solo

il corpo sottile di sabbia.

Le sue caviglie erano portali

soglie, dove liberare fratelli e padri.

La casa era sempre più vicina al sogno:

sarebbe crollata con il giorno

con il suo ritorno, indietro, nelle stanze.


La cisterna si fece casa, pelle

voragine di ascolti. Entrarci

era sognare, partire.



                                                 ***


                                  Non tutti i sogni sono uguali:

                                  alcuni vengono per ferire

                                  altri per avvisare.


 "Sono qui e penso a salvarmi.

Qualcuno verrà a togliermi

i polmoni dall' acqua

il legno da sotto le unghie.


Sento ancora le voci

dall'ultimo sogno: abbracciano

le madri intarsiate di luci.


Nessuna parola tiene più

a galla i corpi."



                                                       ***


" Ho fatto un sogno solo

aveva poche cose da dirmi

come sono poche le ore

che finiscono vicino alle cantine

e per niente e per poco respiro

stanno a guardia delle loro ombre."


Si resta nel sono come in amore, quello

che si tiene vicino per non dimenticarsi

per non lasciare il punto da dove si è partiti

insieme alle sembianze.


" E cambiano le cose sparse sopra i tavoli. "


Sopra le cisterne passano i mercanti

e i sogni devono essere raccontati

per salvarsi.



                                         ***


" E' un'altra frase sulle pareti 

incise, di questa cisterna

che mi tiene come una preghiera, come

una maledizione che non smetto

di ascoltare. E sono loro ancora

a gridare dai rifiuti, loro

le voci che non approdano

che fanno paura, loro

i làsciti, i lasciàti stare

che tengono a bada l'umano

che tolgono bende; che sono il taglio

e la guarigione insieme".


La sentinella diventa un'ombra;

da qui sembra la faccia conosciuta

di qualcuno.



                                               ***


" Mio padre non è mai partito:

il suo restare è come un'anfora voltata.

Ma a chi domando spazio qui

se è solo un sogno ad ospitarmi?

Lasciare che l'abbandono faccia doni

è quello che mi resta."


La luce ritagliava mezzogiorni a picco

sulle coste, senza muoverle mai.

Era da lì che i morti passavano

uno alla volta, per farsi riconoscere

e i padri per ultimi come spalle voltate.



                                                ***


"Non ci sono deserti grandi abbastanza

come questo respiro. Liberate

tutti gli sguardi, tutti

gli angoli delle case ; che giri

la luce su ogni pietra; che passi

il sangue in ogni paura, sopra 

ognuna delle travi che tengono

i soffitti rivoltati dalle cantine. "


Diceva così Giuseppe prima di sognare

prima che al buio potesse domandare

altro buio ancora.

Si tengono ombre in serbo

prima di morire, prima di lasciare

che l'acqua si faccia più madre 

di un fondale.




                          Stefano  Raimondi  da    Il sogno di Giuseppe



venerdì 13 ottobre 2023

ENDIMIONE : TRA MITO E SOGNO

 



                                                                          Endimione dormiente



Il titolo della raccolta rimanda in modo esplicito al Mito di Endimione, eroe della mitologia greca. Secondo le versioni più importanti,  egli viene amato da Selene ( la Luna ), da cui ebbe cinquanta figlie, mentre da Zeus ricevette la possibilità di sostituire la morte con un sonno eterno.

Damiani - a sua volta - si addentra con decisione e maestria nelle pieghe del mito : il poeta, infatti, è lo stesso Endimione dormiente e che sogna con accanto un cane. In realtà egli non dorme affatto, ma medita sul proprio destino e sui dubbi esistenziali che lo affliggono. Il poeta è anche colui che canta poeticamente il suo amore con i toni e lo stile dell'idillio, intrecciando pensieri, ricordi, slanci amorosi. Come Endimione, anche l'autore sogna, e il sogno esorcizza la paura della morte, mentre in altri passaggi il sogno testimonia il senso della continua rinascita delle cose del mondo; altre volte ancora il sogno riporta il poeta ai ricordi dell'infanzia, e infine riconduce finalmente alla luna : " Non ci sono più , sono volato / come un fiocco lieve di fumo / come una foglia sono caduto/ con un breve volo nell'aria, / m' hai visto solo un istante dormire / e dopo non c'era più , /io t'ho vista per un istante sola / illuminare tutto il cielo ".





Molte volte la vita è sofferenza,

altre volte ci sono stati dei mattini luminosi,

dei risvegli; c'era nebbia e si saliva

come su strade di montagna

dove il cielo era sempre azzurro

e si sentiva come una chiamata, un appello

come se tutti fossimo chiamati in un punto

verso quelle nuvole, al di là di loro,

e c'era poi una donna, non saprei dire chi fosse,

se piangeva o sorrideva, una donna

che piegava il capo con dolcezza.



                                                    ***


Tutti si muovono, vanno su, vanno giù,

fanno questo, fanno quest'altro,

e chi sono io, chi sei tu?

tu invece non facevi niente

stavi lì , seduta

e soltanto sorridevi.



                                                 ***


Camminavamo per questa strada

in mezzo ai fiori,

e ogni tanto ci baciavamo,

tu eri molto contenta dei fiori

e delle siepi, e accarezzavi le api

ed eri sorpresa delle lucertole,

l'aria era bianca e fina e tu la respiravi,

io la respiravo nella tua bocca

e la espiravo, il sole in alto brillava

e diffondeva la sua luce su tutto.

Più bianchi erano i tuoi piedi

dei colombi che si posavano

sui rami alti dei pini.



                                                ***


Di ansia sono fatto io, e non poso il capo

come questi tronchi sopra la terra solida

o come queste fronde posano quiete nell'aria.

Guarda queste foglie, come sono tenere

e questi baci che gli vorresti dare

sopra le care pagine, e di loro

ti vorresti fare una veste per ballare

o una coperta di vita verde in cui avvolgerti e cantare.



                                           ***


E poi volevo dirti anche un'altra cosa:

poiché siamo tutti in questo magma di fuoco,

attaccati l'uno all'altro, di una sola sostanza,

anche il peggior nemico è tutt'uno con te,

e tutto il tempo - senza saperlo - gli dai la mano;

e anche un'altra cosa voglio dirti : le donne più belle,

quelle inarrivabili, inavvicinabili, eteree,

anche se non sembra le baci tutti i giorni

e tutte le notti - senza saperlo- le abbracci.



                                              ***


C'è stato un tempo, ricordi

che vagavamo insieme

e ci baciavamo ad ogni angolo,

ogni portone era il nostro;

tu a volte piangevi

di felicità

e ti asciugavi gli occhi;

io allora ti stringevo a me

e ti baciavo.

Alcune volte mangiavamo un gelato

o semplicemente passeggiavamo,

poi veniva e sera e tu eri più bruna

si faceva più scuro il tuo viso

e gradatamente - passo dopo passo -

il giorno era finito,

ma sentivo il tuo respiro, il cuore che batteva,

appoggiavo l'orecchio al margine del tuo seno,

sulla riva della tua bocca,

stavo sull'orlo in bilico

e ti sentivo,

come un filo lunghissimo cui tu tenevi un capo

e dall'altra parte, dopo infiniti chilometri,

la mia piccola mano.





               Claudio Damiani   da     Endimione



martedì 8 agosto 2023

DIALOGHI CON AMIN

 



                                                             Tracanno da ogni vena di luna...




COSA RESTA DEL SOGNO?


Io non lo so che cosa resta del sogno. Io sono inutile come la pace. Sono il ras delle ombre, luce cariata dell'avvenire. Conservo questa macellazione del bianco e tracanno, da ogni vena di luna, quel vino fatto aceto che chiamavo incanto.




                  Giovanni Ibello   da    Dialoghi con Amin



venerdì 12 maggio 2023

LA DISCIPLINA DELLA NEBBIA

 


                                                                   Abbi cura di me , dico.....




Sognano i bambini, ma non raccontano

agli adulti i loro sogni, solo ad altri bambini:

è necessaria una simile statura per abitare

mondi invisibili. Di notte certe creature hanno fame

e noi non sappiamo prevedere la prossima carestia.


Se aperti, i nostri libri non cantano più.



                                              ***


Bisogna essere prossimi alla terra

avere già nel corpo l'ambizione della fossa.

Sentire nella carne l'appassire delle ore.

E  come si fa urgente fare il bene

praticare la salvezza.


Avere già negli occhi un po' di quello che vedremo

quando gli occhi chiuderemo a questa luce.


Bisogna poi saperlo un po' di cielo

averlo imparato dall'allodola e dal gufo.

Seguire come cambia la stagione

intuirne nei colori le promesse.


E poi bisogna andare

quando è ora essere pronti.

Allora sarà chiaro finalmente

che avevamo fatto tante prove

che in fondo vivere è coltivare

il seme eterno dell'attesa.



                                             ***


Tutti siano benedetti

i baci che sorprendono gli occhi.



                                              ***


Vegliare si deve su ogni stelo

che sorregge un petalo solo

ora che cadere non ha età

e i nomi restano nomi, sulle labbra.


Necessario si fa, vegliare

per intuire il mormorìo del gelsomino

che fiorisce di nascosto nel buio

ma non cela all'occhio sveglio la sua bellezza.


Venuto è il tempo della veglia

per chi ha visto il mare gonfiarsi

e la pioggia scendere irruenta

i fiumi esplodere, il fango scorrere.

Abbiamo guardato gli occhi

dei padri oscurarsi giorno dopo giorno.

Li abbiamo visti diventare estranei al mondo

dirsi battuti.



                                                       ***


Abbi cura di me, dico,

tutto affidando.

Poi con la fronte tocco terra,

chiedo perdono al vicino di casa

perché quando lo guardo 

negli occhi non vedo

l'eterna sua giovinezza, non vedo

la fronte rugosa che chiama speranza

non vedo la sua adolescenza.


Vedo soltanto la forma del mento

l'imprecisione del colletto

della camicia, mal piegata

la giacca sgualcita.

Vedo il passo insicuro,stanco

adeguato al peso dei suoi settant'anni.

Vedo solo quello che misero

riesco a vedere.


La pelle che muore.




            Massimiliano Bardotti   da    La disciplina della nebbia



martedì 12 aprile 2022

IL QUASI INVISIBILE DI STRAND

 


                                                           Mi sono stancato della luna...



NOTTURNO DEL POETA CHE AMAVA LA LUNA


Mi sono stancato della luna, stancato di quell'aria attonita, di quel ghiaccio azzurro del suo sguardo, dei suoi arrivi e delle sue partenze, del modo in cui avviluppa amanti e solitari sotto le sue ali invisibili, senza saperli distinguere. Mi sono stancato di così tante cose che un tempo mi incantavano; sono stanco di guardare l'ombra delle nuvole passare sull'erba illuminata dal sole, di vedere cigni che scorrono avanti e indietro sul lago, di scrutare nel buio, sperando di trovare l'immagine di un sé non ancora nato. Lasciamo che la semplicità penetri l'occhio, semplicità come un tavolo su cui non è apparecchiato niente, come un tavolo che ancora non è nemmeno un tavolo.



                                    ***


UNA LETTERA DA TEGUCIGALPA


Cara Henrietta,

visto che sei stata tanto gentile da chiedermi perché non scrivo più, farò del mio meglio per risponderti. Ai vecchi tempi, i miei pensieri sfavillavano come minuscole scintille nel buio quasi assoluto della consapevolezza e io li trascrivevo e, pagina dopo pagina, rispendeva di una luce che dichiaravo tutta mia. Sedevo alla scrivania, sbalordito di ciò che era appena successo. E persino mentre guardavo le luci affievolirsi e i miei pensieri diventare piccoli mausolei senza alcun senso nel lucore residuo di tanta promessa, restavo ancora sbalordito. E quando scomparivano - com'era inevitabile - io ero pronto a ricominciare, pronto a restare seduto al buio per ore ad aspettare anche un'unica scintilla, nonostante sapessi che non avrebbe quasi per nulla emesso luce. Quello di cui non mi ero reso conto allora, ma di cui mi rendo conto fin troppo bene adesso, è che le scintille portano dentro di sé il desiderio di essere sollevate dal fardello della lucentezza. Ed è per questo che non scrivo più, e che il buio è la mia libertà e la mia contentezza.



                                     ***


ARMONIA NEL BOUDOIR


Dopo anni di matrimonio, lui sta in piedi in fondo al letto e dice alla moglie che lei non lo conoscerà mai, che per ogni cosa che dice ch'è dell'altro che non dice, che dietro ad ogni parola che pronuncia c'è un'altra parola, e centinaia d'altre dietro a quella. Tutte le parole non dette - spiega - contengono il suo vero sé, che è stato tradito dal sé superficiale che le sta davanti. " Così, vedi, ", continua, scalciando dai piedi le pantofole " io sono più di quello che ti ho indotto a credere che sono." " Oh, che sciocco " replica la moglie, " ma è ovvio che lo sei. Io trovo che il solo pensarti con così tanti sé che recedono verso il nulla sia molto eccitante. Che tu a malapena esista così come sei non potrebbe darmi più piacere".



                                           ***


SULLA BELLEZZA OCCULTA DELLA MIA MALATTIA


Ogni volta che pensavo alla mia malattia, sentivo il suono malinconico di una viola. Quando la descrissi al mio dottore, anche lui sentì lo stesso suono. " Lei dovrebbe tenersi la sua malattia per sé", mi apostrofò. Un giorno sereno d'estate uscii all'aperto e uno stormo di corvi mi si raccolse attorno, in silenzio. Lo interpretai come un tributo occulto alla bellezza della mia malattia. Quando lo riferii al medico, lui disse : " Può darsi che la sua malattia si stia propagando e potrebbe rovinare tutto. Perciò, d'ora in avanti non sarò più il suo medico ". Ieri, mentre meditavo sulla mia malattia, ho visto i miei genitori, nudi nella calura infernale, che sussurravano e si baciavano. Mi preoccupai che la mia malattia mi stesse portando chissà dove, e rivolsi l'attenzione a una città lontana, al suo orologio dorato, alle sue ville di pietra bianca, ai viali affollati di angeli che si riparavano gli occhi dal sole.



                                       ***


IL TRIONFO DELL'INFINITO


Mi alzai nel cuore della notte e mi recai in fondo al corridoio. Sulla porta si leggeva a caratteri cubitali : " Questa è la prossima vita. Prego, entrate ". Aprii la porta. All'altro capo della stanza un uomo barbuto che indossava un completo verde, si volse verso di me e mi apostrofò dicendo : " Meglio che si prepari, prendiamo la strada più lunga."  " Adesso mi sveglio " pensai, ma mi sbagliavo. Intraprendemmo il viaggio in una tundra dorata e su lastre di ghiaccio. Poi intorno a noi non vi fu niente per miglia e miglia, e l'unica cosa che ero in grado di sentire era il mio cuore che pulsava, pulsava così forte che pensai che ero sul punto di morire di nuovo.




                 Mark  Strand  da   Quasi invisibile  Trad. di  D. Abeni



martedì 5 aprile 2022

TRA SPIGHE DI VIOLA PALLIDO

 


                                                               E Lachesi già sapeva...



Nei due libri- raccolte che costituiscono " Tra le spighe viola pallido", l'autrice offre al lettore una poesia che si dispiega fra i due segni convergenti dell'esilio e del fuoco; attraversa la malattia, tocca l'essere tardo dell'età, in una considerazione di sé sotto il segno della perdita e del bruciare, ma anche del ritorno e del riconoscimento. Questa peculiare " vita in versi" assume connotati ora decisivi, non tralasciando le " apparizioni" del mondo vegetale e nell'aprirsi a una nuova forma di " intelletto d'amore ": una sincronica enucleazione del passare del tempo che riunisce la dimensione autobiografica alla sapienza dei classici, alla dimensione del mito e ai drammi più violenti della realtà e della storia.




SOLSTIZIO D' ESTATE


chissà se gli amori 

durano di più

nella giornata più lunga

che l'anno ci concede

e se tutti i dolori -

rubacuori - dalla copiosa

luce del giorno ritirati

nelle stanze più buie

di ogni ora - non stiano

sfaldando i loro stessi cuori -

quasi felici 

che il muscolo non batta -

e si riposi la goccia

che esce dalle vene -

quando - a minor sole-

più oscuro l'amore

batte nelle vene.



                                        ***


a che punto - a che grado

è la notte? a che sisma

di sogno? in quale 

epicentro risiede

la nota d'inizio del sogno?

Qual è il processo di stenti

che raschia la voglia

d'agire - che strangola

visione e esplosione

nutrendo il patire?



                                            ***


perché non mi hai

trattenuta - così

sono andata via -

( del resto ero-

sono - anziana -

ammalata - la tua

voce - di raro -

al telefono come

avesse bisogno

di chi sa quale clima

per formare consonanti

vocali - ora vedo

il mare - tutto qui ) .



                                          ***


NON SI RIAVVOLGE IL TEMPO


non si riavvolge il tempo

nei suoi giorni -

e sofferenze che il tempo

scaturisce  non un tempo

diverso - che sia nuovo -

migliora il passaggio

che c'è stato - supera

chi può - in sommo

o minor grado - la sofferenza

che fu inferta - e in gioia

vive - se può - se non è colto

da recidive sorti. -



                                         ***


non tutto non sempre

da sofferenza - per i vivi

ancora - si ritesse in gioia

di speranza - non tutto

non sempre in via di ritorno

o fuga sopporta angoscia

di esiti - e s'immette -

e taglia - la terza delle Moire  -

e Lachesi - si dice -

già sapeva.




                 Anna Cascella Luciani   da   Tra spighe di viola pallido. Poesie 2013- 2017



mercoledì 30 giugno 2021

LA NOTTE, IL SOGNO

 




                                              " Il mio sogno è stabile
                              e regge il mio peso.
                              E' il gradino su cui salgo,
                              per avvicinarmi alle mie speranze".


                                
                                        Gabriele  D'  Annunzio           


venerdì 7 maggio 2021

GLI ANGELI DI RAFAEL 1

 


                                                          Henri Fantin -  Immortalità



PRIMO RICORDO


Passeggiava con l'abbandono di giglio che mediti,

o quasi d'uccello che sappia di dover nascere.

Senza vedersi si guardava in una luna a cui il sogno faceva da specchio,

in un silenzio di neve che le innalzava i passi.

Affacciata a un silenzio.

Era anteriore  all'arpa, alle parole, alla pioggia.

Non sapeva.

Bianca alunna dell'aria,

tremava con le stelle, con il fiore, con gli alberi.

Il suo stelo, la verde sua cintura.

Con le mie stelle 

che - di tutto ignoranti -

per scavare nei suoi occhi due lagune,

in due mari annegarono.


E ricordo...


Niente più : morta, sparire.



                                                    ***


Anche prima, 

molto prima della rivolta delle ombre,

e che nel mondo cadessero piume incendiate

e che un uccello da un giglio potesse essere ucciso.

Prima, prima che tu mi domandassi

il numero e il sito del mio corpo.

Assai prima del corpo.

Nell'epoca dell'anima.

Quando tu apristi nella fronte non coronata del cielo

la prima dinastia del sogno.

Allorché- contemplandomi nel nulla -

inventasti la prima parola.


Allora, il nostro incontro.



                                                    ***


Ancora i valzer del cielo non avevano spostato il gelsomino e la neve

né i venti riflettuto alla possibile musica dei tuoi capelli,

né decretato il re che la violetta si seppellisse in un libro.

No.

Era l'età nella quale viaggiava la rondine

senza le nostre iniziali nel becco.

In cui convolvoli e campanule

morivano senza balconi da scalare né stelle.

L'età

in cui sull'omero di un uccello non c'era fiore che posasse il capo.


Allora, dietro il tuo ventaglio, la nostra prima luna.




                  Rafael  Alberti   da     Degli angeli  ( Trad. di V. Bodini )




lunedì 5 aprile 2021

IL SCAPPAMORTE DI VILLALTA

 


                                                            E un nuovo abisso è il risveglio...




Sono stato un bambino insonne.

All'inizio era tutto catturare il momento

dello sprofondo, quando l'io vigile

si dissolve e subentra quell'altro che sogna

e sa che dorme.

Non è stato facile

rinunciare a un gioco dove pareva possibile

soffermarsi sulla soglia del perdere sé

e sorprendere - nella notte,

nel buio della mente, afferrando - l'istante

la chioma già sua di cometa già dentro il niente.

Tra me e me lo chiamavo il scappamorte.

E' stato l'altro, poi, a sorprendere me :

da un sogno dove l'avevo lasciato all'alba

senza più ricordarmi,

mi ha svegliato mentre mi stavo perdendo

dentro le solite cose

che perdono tutti ogni giorno.



                                             ***


Ti stai attardando e lo sai nelle stanze del sonno

dove il gufo e la donnola parlottano quieti

nello specchio che versa il liquore degli anni

sul pavimento: hai avuto paura, ma ora il tuo corpo

galleggia nel tempo, c'è il platano nel cortile

della scuola, il trattore, prendi il tuo posto

nella foto con la maglia a righe.


Ancora un minuto   un minuto.


Ti riconosce una fuga di echi.

La proroga tra l'essere

chiunque e il diventare te stesso

dura l'incalcolabile.



                                                 ***


Passi dall'altro mondo, ti lasci per sempre ore.

Non solo quando dormi 

altri luoghi altri giorni abitano

la coscienza che forma il tempo

e ti ci immerge illudendo

che sei tu quell'assenza

che separa l'istante dentro l'istante,

e dubita della veglia, esposto nel corpo

sei tu che sprofondi nel sonno

e un nuovo abisso è il risveglio.

Chi è che pretende adesso

di essere te, attraversa

la soglia, chi è che sa cosa aspetta

in questa piega del buio, alle tre

di mattina, quando ha paura e non sa

se per la certezza dell'alba, oppure se più non verrà ?



                                           ***


Tutto questo tempo accumulato nelle facce

nelle pance alla base del collo sulle macchie

sui dorsi delle mani che ne facciamo

di tutto questo tempo che non mente

né ci lascia un istante mentre tenera

come un'amante che s'addormenta parlando

la mente investe le età come un vento

che ora è quieto e ora svelle ogni erba

o sospinge le nuvole nella solitudine.



                                        ***


Tornato dal sogno, una tristezza leggera

e silenziosa come il sorriso di una madre

accarezzava le immagini andate

dove avevi nel sonno perduto un giorno.


Un intero giorno non passato o futuro ma il giorno

che stavi vivendo si andava perdendo

e tu afferravi ( il tempo? ) e gridavi ( a chi

gridavi? ) di stare qui non portarti dentro


quel quieto niente. Un giorno intero

svaniva e - nel sogno - niente di vita

potevi tenere e gridavi ( che cosa ? ).


Piangevi ( per chi? ) mentre non era vero

ma crederlo faceva male uguale

a non credere in nulla ( inutile piangere, gridare )




            Gian Mario Villalta    da    Il scappamorte



venerdì 19 febbraio 2021

IL SOGNO, IL DESIDERIO 2

 


                                                         Paul Delvaux -  The joy of life, 1937



(...) Ha dominato nella storia l'idea di un mondo della materia e uno dello spirito, dell'anima. L'uno non poteva generare l'altro. Due mondi paralleli che - però - si integravano incontrandosi in un punto ( proprio per impedire di  affermarne una mescolanza ). Per Cartesio, quel punto era identificato nell'epifisi. Oggi sappiamo  che la mente è l'insieme delle funzioni dell'organo - cervello. Che i linguaggi della materia e della psiche sono differenti, ma non impediscono di garantire l'unitarietà tra cervello e mente. E' di grande interesse notare che il sogno - che ha un fondamento nel cervello, ma una dimensione che lo pone nella mente - si colloca in entrambi. Il cervello motorio può dare un comando al braccio destro e sollevarlo in un atteggiamento di saluto, in un'espressione corporea. Quando esprimo  silenziosamente il desiderio di abbracciare una persona lontana, compio un'azione mentale: posso immaginare quell'abbraccio, mail mio corpo rimane immobile, anche le braccia, che si sarebbero attivate per compiere quel gesto d'affetto. Nel sogno non mi trovo nel primo caso e nemmeno nel secondo poiché - ecco l'apparente paradosso - pur immobile nel letto, esprimo l'abbraccio fisico come se fosse realtà. Per esprimere forse in modo più sensibile questa stessa affermazione, mi posso riferire al desiderio  di un atto d'amore con una persona cara lontana che, nel sogno mi porta a realizzarlo, ottenendo le manifestazioni del piacere fisico ( nel maschio l'eiaculazione ). Nel sogno possiamo dire che il desiderio coinvolge un'attività motoria, senza che si esprima alcun movimento. (...)



              Vittorino  Andreoli   da     Le sorgenti del sogno



L'ORIGINE DEL SOGNO 1

 


                                                     Alphonse Osbert, 1857- 1939



(...) Non conosco, e così credo nessun altro, le origini del sogno. Tutti hanno sognato e ogni uomo sogna. Non è possibile raccontare la storia dell'uomo senza i sogni. L' Antico Testamento ne fa ampio riferimento e, poiché è un testo sacro, anche i sogni di cui narra, hanno il colore del cielo. Nell' Antico Egitto i sogni occupano spazio nei papiri e vengono considerati come la voce degli dei. Nelle civiltà occidentali, dalla Grecia a Roma fino al presente, il tema dell'interpretazione dei sogni è parte del mistero e della scienza. Nel Novecento si apre il nuovo corso delle psicologie, proprio attraverso un'opera di Sigmund Freud, L' Interpretazione dei sogni . Il fascino del sogno, e dunque l'attrazione e la paura che incute, è così forte da essere stato al centro dell'universo simbolico dell'uomo e del suo destino, sebbene non se ne conoscessero le sorgenti. Io mi considero un esploratore alla ricerca delle sorgenti del sogno, per questo cercherò di dimenticare tutto quanto è stato scritto e raccontato sul significato di questa esperienza notturna. Come ogni esploratore,  ho nelle mani una mappa  che delimita l'ampia area in cui credo debba collocarsi la prima fonte. La mappa che possiedo è quella del cervello: la mia unica certezza è infatti che il sogno nasce in questo organo straordinario, in cui si colloca anche tutto il bene che l'uomo sa compiere e tutto il male che la sua storia ricorda e che non si può dimenticare. All'interno di questa carta geografica mi muoverò come un pellegrino, sempre carico di forti dubbi e di tanta speranza, che non sa nemmeno se mai potrà tracciare su quella mappa il segno che indica le origini del sogno. E se anche finalmente ci riuscisse - riempiendosi di gioia - non avrebbe ancora risolto del tutto l'enigma poiché - subito - gli si porrebbe un nuovo interrogativo su quale sia l'origine del cervello. Una domanda che ci riporta alla nascita dell'universo.  (...)



           Vittorino  Andreoli     da   Le sorgenti del sogno



IL SOGNO E LA PAURA 3

 


                                               Paul Delvaux  -  Les phases de la lune



(...) La paura rappresenta un meccanismo di difesa che ha lo scopo di far percepire un pericolo possibile e mettere in atto una serie di comportamenti per evitarlo o per affrontarlo in modo utile. La paura induce nel corpo dei cambiamenti : aumentano il battito cardiaco e l'irrorazione degli organi e ogni senso viene attivato ( gli occhi si spalancano, l'udito si dispone ad avvertire il minimo rumore, le fibre muscolari si tendono... ) in modo da essere pronti a fronteggiare gli eventuali pericoli. La paura è - dunque - la risposta che segue la percezione di qualcosa che può accadere oppure che si manifesta, come camminare su un sentiero di montagna e vederlo attraversare da una vipera. E' importante ribadire che - comunque - la paura attiva un sistema difensivo percependo o immaginando di incontrare un pericolo. Nel sogno si può sperimentare la paura alla stessa maniera di un'esperienza concreta, senza muovere il corpo, ma attivandolo. Si può scappare da un nemico che non c'è o attaccarlo, avendo l'impressione di compiere azioni che in realtà non si realizzano, ma esprimono la stessa energia che si sarebbe posta da svegli di fronte ad un nemico in carne e ossa. (...)




                   Vittorino  Andreoli   da    Le sorgenti del sogno



LA PAURA NEL SOGNO 4

 


                                                     Paul Delvaux , 1897 - 1994 



(...) La paura, nel sogno, non è esclusivamente una funzione mentale, ma anche un' esperienza che attiva tutto il corpo, pur non esprimendo alcuna azione concreta. Basterebbe - a indicarlo - il risveglio dagli incubi. Anche alla luce di queste osservazioni, il termine " esperienza" si mostra difficile da definire. Lo si applica abitualmente a quanto accade nella veglia, quando è funzionante la percezione di trovarsi dentro il tempo e lo spazio, quando cioè ci muoviamo nel  mondo che definiamo concreto. Ma è esperienza anche quella che si lega agli eventi del sogno. E' persino possibile affermare che il sogno è un'esperienza. Lo dimostra la partecipazione del nostro corpo, i vissuti emotivi che si provano, anche se si è distesi in un letto e addormentati. Sul piano delle reazioni mentali non c'è molta differenza tra incontrare una persona violenta in una strada di città oppure nel teatro del sogno, anche se in un caso il nostro corpo si muove nel tempo e nello spazio, mentre nell'altro queste due dimensioni sono escluse. Di fatto, anche una fuga sognata, che ci vede correre, è al di fuori di questi parametri che si legano al concreto. Si può però anche dire che il vissuto chiuso nella dimensione interiore ( fuori dal tempo e dallo spazio ) non è differente, poiché anche nel sonno comporta effetti equivalenti sul piano mentale. Ciò non toglie che si debba distinguere nettamente un'esperienza solo mentale da una che coinvolge l'aspetto somatico, in uno spazio fisico e in un tempo cronologico. Sarebbe tuttavia un errore concludere che nel sogno  manca la percezione del tempo che passa, poiché l'azione sognata implica una consequenzialità .(...)



            

            Vittorino  Andreoli      da    Le sorgenti del sogno


               

  

lunedì 9 novembre 2020

PAUL ELUARD IN POESIA



                                            La curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore...



I TUOI OCCHI


La curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore,

girotondo di danza e di dolcezza,

aureola del tempo, culla notturna e sicura;

i tuoi occhi non m'hanno sempre veduto,

io non so tutto quello che ho vissuto.


Foglie di luce e schiuma di rugiada,

canne del vento, sorrisi odorati,

ali che rischiarano il mondo,

navi di cielo cariche e di mare,

sorgenti dei colori, a caccia d'ogni suono.


Profumi schiusi da una covata d'aurore

che giace ancora sulla paglia degli astri,

come il giorno deriva da innocenza,

intero il mondo dai tuoi occhi puri

e il mio sangue fluisce in quegli sguardi.



                                            ***


ANCHE QUANDO DORMIAMO


Anche quando dormiamo vegliamo l'uno sull'altro

e questo amore più greve del frutto maturo di un lago

senza riso e senza pianto dura da sempre

un giorno dopo l'altro una notte dopo di noi.



                                          ***


IN VIRTU' DELL'AMORE


Ho liberato la stanza dove dormo, dove sogno,

liberato la campagna e la città dove passo,

dove sogno da sveglio, dove il sole si alza,

dove nei miei occhi assenti la luce si addensa.


Mondo a casaccio, senza superficie e senza fondo,

dalle grazie dimenticate appena riconosciute,

la nascita e la morte mescolano il loro contagio

nelle pieghe della terra e del cielo confusi.


Non ho separato nulla ma ho raddoppiato il mio cuore.

Amando, ho creato tutto : reale, immaginario.

Ho dato la sua ragione, la sua forma, il suo calore

e il suo ruolo immortale a colei che mi illumina.



                                               ***


SENZA AVVENIRE


La donna circuisce un piccolo uomo collerico

che non vuole né dormire né sognare ma conoscere

e che rifiuta di morire senza amare tutto.


Piccola donna paziente, tu lo fai calmare

e impazzisce secondo la volontà della tua carne.


Pesi sul suo cuore e dai sollievo al suo corpo

nel buio terribile lo rendi immobile.

Egli vive senza avvenire.



                                                   ***


NOI DUE


Noi due tenendoci per mano

ci crediamo ovunque a casa nostra

sotto l'albero dolce sotto il cielo nero

sotto ogni tetto nell'intimità

nella strada vuota in pieno sole

negli occhi vaghi della folla

accanto a saggi e a folli

tra i fanciulli e gli adulti.

L'amore non è fatto di misteri

noi siamo l'evidenza stessa:

credono d'essere a casa nostra

tutti gli innamorati.



                       Paul Eluard   da    Derniers  poèmes d'amour



venerdì 9 ottobre 2020

LA REVEUSE

 


L' amore è un involarsi...


Louise Dupré appartiene a ciò che viene chiamata " la modernità quebecchese", un gruppo di poeti per i quali l'esplorazione di tutte le sfaccettature della lingua e il lavoro formale sono stati determinanti. Tuttavia per Louise, come per altre donne scrittrici, la ricerca formale è andata di pari passo con un'investigazione della soggettività, allo scopo di far emergere all'interno del testo ciò che era stato occultato nell'immagine femminile: il desiderio, il rapporto con la madre, la relazione amorosa, il legame con il corpo.
In questo senso, la scrittura della Dupré entra nella corrente della scrittura dell'intimo, del quotidiano, del piccolo, mettendo in luce ciò che solitamente è in ombra e che si oppone al nobile e al grandioso. Si tratta di una scrittura dei sensi che, oltre a mostrare, fa sentire, gustare, toccare e che - di conseguenza - fa passare nella lingua una sensualità produttrice di energia e di speranza. Poiché ogni concezione estetica, per la nostra poeta, deve sfociare inevitabilmente in una dimensione etica.



L'amore

non esige le stesse prove

delle diagnosi


l'amore è un involarsi

un anello

scrostato, un dito che puntiamo


verso la fedeltà

delle nuvole


per ripulirle

dall' affronto del sole


continui ad aspettarmi

nella scollatura

del camice


e la vita torna alla vita


ti seguo 

come si segue 

la giusta via.



                                           ***


Saranno sempre da riprendere

i gesti lenti

della sera


e le abluzioni del mattino


fino al divino giudizio

dove si consumerà

l'oro sbiadito dell'origine


non saprai che cosa rispondere

alla voce che ti chiederà


ciò che hai fatto del tuo dolore


alzerai gli occhi

con l'audacia dell'innamorata


ostentando l'enigma

delle tue labbra

avvampare al loro stesso fuoco.



                                                 ***


Ti salta ancora in mente

di raccoglierti 

davanti a una barca


arenata in un verso

a mille miglia dai fiumi


fragile carcassa, scheletro


che si lascia cullare

dalle cieche vocali

dell'autunno


non ha prezzo un'immagine

inattesa


quando ai nostri passi ci sottrae


senza prezzo il sentiero

in mezzo al quale il tempo

ci dimentica.



                                       ***


Laddove dimori, i giardini

testardi nel ruolo

si calano


non ingannano 

che le ragazzine smarrite

nei sogni


di giorno la luce

accresce quei ruscelli

azzurri


come un temporale


che ora ti intagliano

le mani


ti chiedi

come nascondere

il presente sotto gli anelli.



                                       ***


Ripercorri a memoria

il tragitto del mondo


cerchi ancora il punto

ottenebrato


dove si divisero

le acque del cielo

e le acque della terra


affinché l'orizzonte

mai tralasci

di sottrarsi alla sete


ciò che si chiama " l'amore "

ricorda questo darsi del tu

che immagini


mentre sfiori le arcane ferite 

delle pietre.




                             Louise Dupré   da  Une écharde sous ton ongle