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giovedì 15 luglio 2021

DAMMI IL MIO GIORNO



                                     José Clemente Orozco - Uomo con le mani sul viso




Dammi il mio giorno;

ch'io mi cerchi ancora

un volto d'anni sopito

che un cavo d'acque

riporti in trasparenza,

e ch'io pianga amore di me stesso.


Ti cammino sul cuore

ed è un trovarsi d'astri

in arcipelaghi insonni,

notte, fraterni a me

fossile emerso da uno stanco flutto:


un incurvarsi d'orbite segrete

dove siamo fitti

coi macigni e l'erbe.




                 Salvatore  Quasimodo   da      Oboe sommerso
 



mercoledì 14 luglio 2021

IL MIELE AMARO DI GESUALDO




Sono un pescatore di maree che origlia dalla riva...





IMPROVVISO D' AMORE

Losanghe di cieli, cieli di gesso,
vecchio terrore che indosso ogni giorno;
muraglie da cui sempre mi ritorna
questa mia strenue voce d'ossesso;

e libri, voi, paradisi dipinti,
reticolati d'assurdo quaderno,
trionfo e sbarre di carcere eterno,
fughe immobili e nero labirinto:

oh mescetevi carte, firmamenti,
memorie; fate rissa dentro di me,
e inventatemi un nome, un altro viso.

Ora che lei m'ha parlato alla mente,
lei nel suo scialle di sposa di re,
con gli stupori, i corrucci e le risa...


***




DI UN DIFFICILE ORACOLO

E mi stupisco ancora
del tuo sangue violento che mi sfida
e sgrida con voce di vento.

Decifrassi una volta la vermiglia
cantilena che recita,
bando di morte o vita, chi sa dirlo?

Ma io non sono che il drago custode
dei tuoi polsi in burrasca, un pescatore
di maree che origlia dalla riva.

Anche infelice, se non fosse il lampo
che inatteso mi sorride e mi dà scampo
nella tenace mafia dei tuoi occhi.


***

ESERCIZIO CON SENTIMENTO

Per l'alto cielo odoroso d'arance
e di camicie nude al davanzale
come caro lo scroscio che m'assale
di sole tardo la povera guancia.
Oh riaprirsi all'affettuosa lancia,
tornare uccello di giovani ali...
vita, puoi dunque ancora non far male,
se mi dai questa incredibile guancia.
Ma tu - cuore - detrito di tempeste
inaccadute, che pensi, che dici,
nel girotondo d'arancia celeste?
Sapessi riparlarne con gli amici,
ritrovare una sera le tue feste,
ingenui moti, vanità felici.


***

SVOLTA

Venga l'autunno a dirci che siamo vivi,
seduti sull'argine rosso
a guardare l'acqua che se ne va.
E tornino le pezze di turchino ai cancelli,
i casti numi di gesso, le rose sdrucite,
le vesti liete dei fidanzati,
tutto rinnovi il tempo il suo mite apparecchio.
Poiché, mentre l'aria rapisce
nel suo sonno le foglie del sangue,
e così piano mi tenta
quell'esule sole la fronte,
è bello qui fermarsi per dirti addio,
mia giovinezza, mia giovinezza.


***

PREGHIERA A MEZZOGIORNO

Almeno mi scoppi in grida
la mente nei corridoi
di questa casa da suicida,
piena di corde e di rasoi.
Ma è sempre un altro, è sempre un altro
che si lamenta in vece mia,
e l'angoscia si fa più scaltra,
più volontaria la pazzia.
Datemi un male senza libri,
datemi un pianto senza specchi,
una croce che sopra mi vibri
fatta solo di vento e di stecchi.



Gesualdo Bufalino  da    L' amaro miele



Note de  " L'Amaro miele "

" Questi versi, scritti su carta da macero con un pennino Perry di moltissimi anni fa e sopravvissuti solo quasi per caso alle periodiche fiamme di San Silvestro a cui l'autore fu solito un tempo condannare il superfluo e l'odioso dei suoi cassetti; divenuti - invecchiando - patetici come rulli di pianola o vecchie fotografie; questi versi non vantano probabilmente altro merito per vedere la luce, se non quello - privato - di far per un momento sorridere, ove ne abbia ancora le labbra capaci, un fantasma di gioventù. Il quale potrà ritrovarvi e riconoscervi, insieme ai relitti di sue antiche pene d'amore perdute in riva al Mediterraneo; le memoria di una lunga attesa e persuasione di morte all'ombra grave della guerra; le vecchie letizie e le lunghe solitudini dopo il ritorno nel Sud ".



PENSIERI DELLO SRITTORE


LA  MEMORIA

"  Il tema della memoria è - come si intende - legato strettamente alla morte. Noi ricordiamo per non morire ; lo smemorato è un morto, non è più nessuno. D'altronde la morte è - secondo il pensiero di Seneca - perpetua : moriamo ogni giorno e la morte non è un futuro che ci minaccia, ma un presente che ad ogni attimo conquista una porzione più ampia di noi. La memoria è la debole medicina che si oppone alle soperchierie della morte, è una protesi che tenta di sostituire la vita ".


***

L ' AMORE


" Nella mia opera l'amore è visto generalmente come una commedia d'inganni, non nel senso di una frode maligna, ma come cinema di larve, una specie di sogno interrotto e creativo che somiglia al sentimento dell'arte. Con la differenza che non riguarda gli eletti, i vocati,  ma l'universale, essendo capace di suscitare anche nel più rozzo degli esseri una fantasia di simulacri e miraggi "



 


domenica 2 maggio 2021

SULL' ORLO DELL' ABISSO, SULL' ORLO DELL' AMORE

 


                                                   Ho cominciato a sognare la vecchiaia...



Chi legge per la prima volta le poesie di questa  poeta sarajevese, avrebbe bisogno di qualche spiegazione : il suo fiero nome " Vojka " in italiano significa " guerriera", ma il lettore dei suoi versi si accorge subito che lei è una donna balcanica di mondo e pacifista. Nel " Libro dei morti Smiljanic " non tace i crimini del passato nella storia della propria famiglia d'origine - ma non per odiare o gridare vendetta : nel turbine della storia essi sono scomparsi: le fotografie, i loro volti, i vestiti e il loro nome, tracciano la via che porta a lei, Vojka. La sua peculiare intelligenza emotiva le permette di costruire un elenco poetico e genealogico allo stesso tempo, fatto di nomi femminili e maschili, ognuno dei quali è un " omen", un segno indelebile che rispecchia la microsfera familiare e la storia balcanica, che di quei nomi si è - più o meno impietosamente - appropriata .




LA PORTINAIA VERA


Credevamo che una volta diventati vecchi

saremmo andati a Trebinje:

avremmo preso in affitto una mansarda o un'antica casa di pietra

e ogni benedetta mattina

saremmo scesi a Dubrovnik

a sorseggiare vino e a misurare il tempo

dei campanili ragusei.

Verso sera saremmo tornati a Trebinje

stanchi della luce,

avremmo acceso il fuoco e mangiato il sir iz mjeha *

con la focaccia nera.

Ma siamo diventati poveri

e inoltre non ci siamo più.

Da sola andare a Trebinje

anche se della stessa religione direbbero che non sono

pura

come la portinaia Vera a Belgrado

quando venivano a cercare gli Smilianjc

diceva

" Sono quei turchi del terzo piano".

E per questo ho deciso di invecchiare 

a Curzola :

ho preso in affitto una vecchia casa di pietra,

l'ho riempita di olio d'oliva e di piante aromatiche,

ci ho piantato nove filari di fagioli

e ho cominciato la sognata vecchiaia.

Intorno vicini tranquilli

gli stessi d'estate e d'inverno

il lieve profumo di legna bruciata

e di una passita dalle vecchie cantine.

Tutto andava bene finché un tranquillo vicino

non mi si è parato davanti

e rosso in faccia di giustificata

rabbia

ha detto :

" Questa non è la tua Bosnia.

Questa è legittima

terra croata ".


* formaggio conservato nella pelle di pecora



                                      ***


LO STESSO SOGNO


Alle due estremità del mondo

lo stesso sogno

il tuo e il mio

e appartiene a qualcun altro

eppure ci troviamo

davanti al portone chiuso

le cui chiavi sono andate perse.


Bisogna accettare un'altra lingua

andarsene in un altro tempo

in un'altra terra.


Bisogna accettare la solitudine

la morte della madre

la partenza dei figli

l' assenza degli amici

l'incertezza dell'amore

e la solitudine spaventosa

DEI SOGNI

popolati di fantasmi

e arcangeli -

che appartengono a qualcun altro.



                                                   ***


LA CASA


Nella casa fredda sto seduta e

piango.

Come deridevamo le nostre madri

quando piangevano senza motivo.

Mi alzo alle quattro

talvolta alle cinque

la casa ghiacciata ha la pelle d'oca

e ringhia:

niente la può scaldare.

Invano il caffè e il pane tostato

il grande gatto nero che fa le fusa

come un tam tam di guerra.

D'estate è più facile;

puoi scendere in giardino potare le rose

così vien detto.

Ma ora non c'è scampo:

la casa gelidamente mi ride in faccia:

ci guardiamo

io taccio e anche lei tace.

Misuriamo le forze: 

quale di noi si piegherà per prima.



                                                    ***


COME FANNO GLI SPIRITI


Mi manchi.

Lo pronuncia con un sussurro sulla soglia della ex casa.

Un uomo sconsolato con le braccia abbandonate lungo il corpo

sta fermo pallido e stanco

come se non avesse dormito dall'origine del mondo.

La guarda come un abisso inesplorato

di fianco, come fanno gli spiriti, per non toccarla.

Entra nella dimora piena di gente inutile

e così per l'intera eternità

sull'orlo dell'abisso

sull'orlo dell'amore.

Di fianco,  come fanno gli spiriti, passiamo

gli uni accanto agli altri

per non disturbare 

l'equilibrio delle particelle di polvere

al sole d'aprile.



                                           ***


UN TEMPO TUTTO ERA NIENTE


Un tempo tutto era

niente

e niente sarà di nuovo


ma

cosa fare

cosa costruire

con le mani e le parole

e cosa lasciare

sparpagliare ai venti.




  Voika  Smiljanic - Dikic   da    Prevodenje mora ( La traduzione del mare )



giovedì 29 aprile 2021

VIDA AVIDA DI ANGEL GUINDA

 



                                                                  Siamo gocce di sete...



" Come succede sempre nei casi di grande poesia, Angel Guinda affronta i temi classici più ricorrenti, come il tempo, l'amore e la morte. Allo stesso tempo, la sua attenzione si dirige all'esplorazione metapoetica. E per quanto possa sembrare scontato sottolineare la vastità di questi interessi, in realtà non lo è : basti pensare a come, nel nostro attuale contesto, vengano esaltati il nonnulla magniloquente e l'originalità priva di contenuto, in un atto di onanismo creativo che confonde il verso con lo spasmo, la letteratura con l'opportunismo dello spot. In maniera diversa invece, il nostro autore affronta la propria scrittura da una preoccupazione per l'umano, esasperata fino all'estremo della rottura del soggetto poetico; fino all'implosione stessa dell' Io lirico ".  ( Pablo.L. Pinilla )





LA TUA BOCCA VERTICALE

La tua bocca verticale mi espulse di sbieco

e non ha smesso il tuo sangue di gorgogliare;

più di quando su un tavolo si rovescia una bottiglia,

il suo interno si sparge.

E quel sangue non può coagulare

se non nel mio petto,

in quella pompa- muscolo che chiamano cuore

ed io taverna.

Bevo mosto di nascita,

nero alcol specchio della tua assenza.

E' tutta la vita 

che bevo figlio non fermentato,

che mastico la madre nel mio vino.

Tutta la vita ubriaco di solitudine

a ingurgitare morte.



                                                  ***


POSTUMO


Mi son bevuto la vita.

La sbornia

ha lasciato sulle mie labbra

un turbine di disprezzo

e nello sguardo

tutta l'assenza della lontananza.

Convivo con la morte.

Una notte,

al posto di macchie su un foglio

e un rumore di parole martellanti

sbalzate contro la dentatura,

ti lascerò la luce del mio silenzio,

pulito come la tovaglia spiegata al sole.



                                         ***


PER PERDURARE


Senza perdere di vista il cielo,

che la terra ti guardi

e che tu possa vedere il mare.

Che in te quanto è nascosto 

sia presente,

quanto è morto, vivo;

qual che deve nascere, nato.

E la tua impronta dia frutti,

sulla riva del tempo.



                                               ***


REGOLE DEL GIOCO


Quando si è molto giovani

si vive quasi senza rendersi conto.


Quando si è meno giovani

si capisce quanto è duro vivere.


Quando si comincia a invecchiare

si fa il conto di tutto quanto si è vissuto.


Quando ormai si è vecchi

si evita l'idea della morte.


Quando si annebbia la vista

tutto appare definitivamente chiaro.



                                          ***


I MANDORLI IN FIORE


Ogni anno

l'arrivo della primavera

mi fa più male.


Vado in campagna:

i mandorli sono in fiore,

ma io no.



                                              ***


LA PORTA DEL SILENZIO


Siamo gocce di sete,

echi di uno splendore.


Di fronte al mare tutti tacciono.




                Angel Guinda   da      Vida avida   ( Trad. G. Bazzocchi)



giovedì 22 aprile 2021

RINASCERE DA VECCHI ( si può? )



                              Meglio lo splendore eterno che palpita in lei segretamente...




C'E' UNA DONNA NEL FONDO


C'è una donna nel fondo

di ogni uomo. Un'altra, fermata

per strada e convinta a vivere

insieme, la desta, e lei sorge

in tutta la sua bellezza, le entra

nel corpo e lo fa splendido.

Ma il mondo è troppo vasto

e le strade sembrano sempre

divergenti. Nessuna incarnazione,

eccetto una che di continuo

si perpetua, dura eternamente

i corpi invecchiano e gli occhi

più del resto, Così quella donna 

del profondo se ne va

torna a rintanarsi nell'anima

mandando un nuovo appello

una misteriosa vibrazione.

Fermarne un'altra per strada?

A quel punto è inutile.

Meglio ascoltare quell'appello

e conversare col profondo

meglio lo splendore eterno

che palpita in lei segretamente.



                                               ***


E improvvisamente lo capisci

da quel cibo preparato male

capisci dal cibo che non diventa

pietanza, gusto, non manicaretto

capisci che niente diventa

qualche cosa, che il tempo 

s'è arrestato non facendo

neppure l'atto di fermarsi

perché qui, nelle cucine

gli uffici il traffico le scuole

qui non succede più niente.

E l'anima è qualcosa che succede.



                                                ***


Chissà perché le tue dita. Certo

per la danza nell'aria mentre parli

per gli anelli non sfacciati

le falangi sottili. Forse nel loro

affusolarsi ci sei tutta tu

quando mi avvicino per scoprire

da dove pulsa la grazia, il permanere

contro ogni evidenza qui.

Smetti di chiamarmi dall'anima.

Siamo ancora vivi, ancora personaggi

di due storie separate. Scintilla

che hai appiccato il fuoco, adesso spegniti.

L'incendio è vasto ormai,  basta

- ma tu persisti e agiti al vento

e vuoi la combustione senza più controllo.



                                              ***  


Adesso spegni la lampada.

Essa tramonta  a notte fonda

molto dopo il sole che chissà

a chi ride adesso, chissà a chi.

Mentre qui la notte porta

sogni e dubbi, insonnie

e la lacuna dell'amore.

Nel circolo del sonno ti riperdi.

Solo l'anima sta desta

avviene contro il tuo volere

proprio come il giorno.

Il corpo triste e rannicchiato

sta alla nostalgia degli altri corpi

s'incammina per le strade

lunatiche dei sogni, quei buffi

o spaventosi accadimenti

e va dicendo all' anima : " Succedi ".



                                          ***


HO FATTO UN SOGNO CON UNA RAGAZZA


Ho fatto un sogno con una ragazza

e c'erano due me

e uno le diceva il suo amore

ma l'altro era più vecchio

si ritraeva, incapace e vergognoso


eppure tutto l'amore dichiarato

tutto il fiume di affezione lo investiva

e convertiva, come un antico bene


perché un amante non fa calcoli

si ritrova in balia dell'amata

e ama anche quella tempesta

appeso a labbra misteriose

alla navicella di un cuore in tumulto

il vuoto che si apre nell'altro


e per esso accetta ogni penitenza

ogni esercizio spirituale

per l'ultima volta sanerebbe i suoi vizi

volgerebbe totalmente lo sguardo

per ritrovarsi risorto nell'amata.




                       Gianfranco  Lauretano   da   Rinascere da vecchi



venerdì 16 aprile 2021

L'ELOGIO DI ERASMO

 


" Quanto più un uomo invecchia, tanto più si riavvicina alla fanciullezza, finché lascia questo mondo in tutto come un bambino al di là del tedio della vita e al di là del senso della morte " . ( E.d. R. )




Se i mortali si guardassero

da qualsiasi rapporto con la saggezza,

la vecchiaia neppure ci sarebbe.

Se solo fossero più  fatui, allegri e dissennati

godrebbero felici di un'eterna giovinezza.

La vita umana non è altro

che un gioco della Follìa.



                     Erasmo da Rotterdam   da   Elogio della follìa



lunedì 15 marzo 2021

LA CASA DELLE FATE

 


E' in questo niente che si consuma ciò che resta




Si ferma il tempo

nel percorso che m'avvicina

in questo posto risiedi

qui- dove la vita passa nell'attesa.


Il candore della tua pelle m'accarezza

quella pelle tornata bambina

ora che invochi me

come fossi io tua madre.



                                        ***


C'erano anche giorni belli

nella casa delle fate

i giorni dove il sole entrava dalle finestre

e i sorrisi delle bambine diventavano perfino

veri


e anche le ossa smettevano di dolere

e i ricordi sembravano quasi inutili


erano i giorni delle visite

delle passeggiate corte un metro

delle pastarelle

dei " mangiane poche che altrimenti ti fanno male"

ma tu sai che a ottant'anni non ti importa

del diabete

ti vuoi bere la vita, tutta quella che ti rimane

e goderti ogni cosa

che poi si torna a letto, in mezzo all'urina che esce

dall'incerata.



                                          ***


Sss... dormono le fate

sotto lenzuola di talofen

con gli occhi spalancati nel buio


ti cerco, mamma, nelle mie notti insonni

dove la coscienza graffia e morde.



                                             ***


E' cieco il cammino

nel verso obliquo del destino

non ci sono luoghi dove racchiudere

il passato

dove nascondere le piaghe rarefatte

nelle rughe.


E' qui - in questo niente

che si consuma ciò che resta

- l'alito dolce del finire -


Negli anfratti distanti

dove la vita si è fermata

a guardare.



                                              ***


Eppure questo cielo grigio

mi sembra pieno di sole


non è l'acqua della pioggia

a bagnarmi le costole

ma il dolore acre della tua assenza


perfino il cigolìo della sedia a rotelle

è una musica cara

che abbraccia il ricordo.


Mi piacerebbe toccare la tua anima

accarezzarla di crema

come la pelle

calda e rosa che cedeva alle mie cure


questa tua anima

che vorrei guardare negli occhi

e ascoltarne la voce.


Ma tutto tace

e questo silenzio

è un filo trasparente che ondeggia nel vuoto

e non ci sono piedi da poterne stare in bilico


ma forse è precipitando

che c'è la pace

in quel dolore che c'è

e che ci deve essere.



                  Cinzia Marulli  da   La casa delle fate ( Silloge inedita )



mercoledì 10 marzo 2021

L'OMBRA E IL DAVANZALE

 


                                                         Così sta l'amore dei vecchi...




L' OMBRA DELL'AVVERBIO


Rannicchiato dentro un forse

come in una gobba di luna.

Così sta l'amore dei vecchi.

Cede il bottone dell'abito

mentre lo allaccio : regge appena.

L' amore dei vecchi è quell'appena

che avaro s'annuncia alla porta.

A volte prende l'aria gentile di un adesso:

Buongiorno ti ho portato il giornale.


E' quasi l'ora di pranzo. Ti fermi?

Non posso risponde l'adesso

già per le scale. Allora a presto.

Può darsi senza impegno.

La porta si richiude quella

del non importa va bene.

Intanto il mai fa capolino

aspetta una distrazione per entrare.

Per poggiarmi una mano sulla spalla.



                                                  ***


QUANDO I SOGNI SONO SOGNI CATTIVI


Lame che feriscono il sonno,

i sogni che non vogliono morire:

costringono le ore della notte

oltre il tempo consentito,

oltre l'alba, per rimanere veri.


E diventa grazia il risveglio

con i giornali invecchiati sul letto,

il libro capovolto,

la tranquilla luce del mattino,

fra le stecche, alla solita finestra.


Per ascoltare il cuore

poggiamo sul petto il palmo della mano

e quel battere lento, risanato,

ci rassicura, la docilità del corpo

e dell'ora, con una propria vita.



                                                    ***


LE INSOLITE COSE


Capita che la domenica sfiorisca

dentro un vuoto balordo,

capita che mi perda

nell'umidore dell'accappatoio

nelle infradito del bagno.

E  capita in punta di sogno


che impari a respirare

con respiro di branchie

l'acqua della vasca, bolla

di schiuma, lasciando al pavimento

quasi un'assenza, 

il nulla di un alone.



                                           ***


IL PESO DEL QUASI


                                          Me ne stavo sdraiato a letto incapace di muovermi

                                          meditando - come si fa alla mia età -

                                          sulla natura della malinconia...


                                          ( Mark Strand - Quando ho compiuto cent' anni )




Era un vecchio poeta quasi bello

con il volto scavato di magrezza

come quasi sempre i vecchi.

Meditava sulla natura della 

malinconia quasi fosse

una sostanza vuota da riempire.


E per sogni viaggiava

quasi senza paura sulla morte

che per sé pretende nessun " quasi"

per poterla raccontare

con mani senza peso

come quasi nessun altro poeta.


Sopra ogni parola quasi invisibile

provò a camminare e sopra il tempo

fino quasi ad essere immortale.



                                         ***


TORNIAMOCI SOPRA


Passare come passa una mattina

di marzo quando tutto è indeciso

e potrebbe domani

ritornare la neve.


Come un caffè bevuto

lasciare un'aureola zuccherina

nel fondo della tazza

ancora calda


che possa dire : io c'ero

e un po' ci sono ancora.



                                        ***


( DA SOTTO IL GUSCIO DEL CIELO )


La foglia gialla

sotto il tergicristallo :

multa d'ottobre.


Tutto a suo tempo:

un haiku come il vino

deve posare.




               Anna  Elisa  De Gregorio   da   L'ombra e il davanzale



sabato 10 ottobre 2020

IL POEMA DI AUGUSTE




                                                Così poche cose che valgano la pena...


Pierre Soletti narra - in questo poemetto - una vicenda d'amore fra anziani, all'insegna della tenerezza e dell'ironia, in una di quelle " case di riposo", in realtà case dell'ansia, della perdita di sé, dell'ultimo viaggio dove tutto riposa tranne i ricordi e in cui è sufficiente una foglia portata da un refolo di vento a " tagliare il reale in due".



Auguste non sa granché del mondo. Sta in piedi davanti alla finestra. Guarda fuori mentre una nuvola arriva su di lui. inciampa tra i rami. Cade. E' così giovane per morire. Così vecchio. Va.



                                                               ***


Alle foglie è davvero interessato. Da poco tempo nutre una smoderata passione per le foglie. Preferibilmente per quelle che cadono. Le sue dita, come ventose, s'incollano ai vetri mentre cerca di acchiapparle. Capita anche che parli con loro.



                                        ***


Se parla ancora, Auguste, non è proprio per dire qualcosa: conosce troppo il prezzo di una parola. Se parla ancora, è per sentire le vibrazioni. E' per vibrare all'interno. Per ascoltarsi vibrare. Ma non sempre è stato così.



                                             ***


Dai tempi in cui era ancora vivo, Auguste amava la parola. Era il suo mestiere. Raccontava. Si ricorda di come le parole erano approdate a lui. Come il nonno, emigrato dalla Romania, raccontava la sua terra. Stamani una buccia d'arancia gli ricorda la sua vita di prima. Con Blanche. L'aveva conosciuta così piccola che non si ricorda neppure d'aver vissuto prima.



                                         ***


Il vento infuria sui vetri. Auguste perde alcune parole. Così poche cose dopotutto. Così poche cose che valgano la pena, dice a se stesso. E poi la fiacca di raccoglierle. Apre la finestra: non ha neppure bisogno di soffiare. Ci pensa il vento. S'innalzano le parole.



                                          ***


Quando non riesce a dormire, Auguste fa una scappatella. Tira della terra contro le persiane di Blanche finché lei non apre. Quindi scavalca il piccolo muretto che separa le loro case e sale fino alla camera di Blanche. Oggi, quando manca il sole, Auguste guarda dalla finestra. Talvolta accenna bracciate in pieno cielo. Così poche cose, in sostanza. Così poche cose che valgano la pena, dice a se stesso.



                              Pierre Soletti   da    Buildings



giovedì 11 giugno 2020

BRENDA, LA STRANIERA




                                          Ciò che mi interessa ora è la vecchiaia della stella...


LA STRANIERA

Sentivo come ironia della sorte
che ora stesse a Coney Island,
emblema delle pazzie più frivole,
proprio lei che è cresciuta a Cracovia
e vissuta a Parigi e a Roma
prima di trovare l'approdo finale
a Brooklyn dove stava da decenni ormai.
Ma il suo inglese era rimasto storpiato
con un accento che offendeva l'orecchio.

Anche sapendola colta
(parlava perfettamente il francese
oltre al polacco e anche l'italiano,
- nella fuga dalla Polonia a Parigi
erano passati dall'Italia ), la sentivo
straniera, forestiera... altra.
Alla fine, provavo pena per le:
la trovavo un po' patetica, poverina.

Viso su questa sponda dell' Adriatico
da più di quarant'anni ormai.
Ma ancora basta che dica " buonasera "
perchè mi chiedano : " Ma lei non è italiana,
vero? ". E io naturalmente rispondo :
" No... sono straniera ".


                                            ***

UN PICCOLO DONO

Sta invecchiando
e nel catalogo dei suoi lamenti
c'è il dolore persistente
ad un ginocchio artritico :
non può dormire la notte
se non prende
una pillola e poi assume 
l'unica posizione possibile.

Quando penso
che non molto tempo fa
facevamo insieme 
lunghe camminate e parlavamo,
parlavamo, e lui declamava
le sue incessanti assurde
filastrocche verso dopo verso,
la caccia al serpesce,
o altre cose sceme 
di cui sono fatti i sogni,
finché non gemevo basta
e avrei voluto - solo per un poco -
far tacere quella bocca bizzarra
in quel momento e luogo, con un bacio.

E come vorrei adesso che la mia bocca
con un bacio mandasse via il male,
vorrei essere una strega,
o una mamma, o qualche altra
specie di donna magica
con lingua e labbra taumaturgiche
per leccare e succhiare via le pene
degli anni che passano, veleno di serpente
da sputar fuori, per farlo ancora nuovo.

Labbra di maga avrebbero senz'altro
possanza contro questo oltraggio,
questa umiliazione, questo invecchiare;
le mie possono solo portare un dono
di estasi effimera, leccandolo per
restituirgli un corpo,
ancora, ancora,
in un immortale istante
di delizia.


                                            ***

LA VECCHIAIA DELLE STELLE

Anche per i corpi celesti 
c'è un tempo lineare, ineluttabile:
la giovane stella azzurra 
è tersa, scattante,
attraversa poi la maturità
un bianco diamante;

ma ciò che a me interessa ora
è la vecchiaia della stella
quando - mostruosamente grande -
in rarefatto decadimento
si adagia nel cielo, anziana signora
stravaccata in poltrona e
soddisfatta.


                                               ***

SARA : L' ATTESA

Non ha detto una parola quando è partito,
solo un cenno secco del capo verso il monte.
Con occhi scintillanti come lame
ha preso  per una mano Isacco
e nell'altra il lungo coltello affilato.
Senza una parola il ragazzo lo ha seguito
- ubbidiente - un solo sguardo rivolto a me
da occhi impauriti.

Li ho visti allontanarsi,
la bruna testa ricciuta sotto quella grigia
e piegata di Abramo, su per il sentiero
ripido e polveroso come la mia gola
che non è riuscita ad emettere una parola.

Il vento del deserto mi abbaia nel cervello,
scava nelle viscere strette da una mano di ghiaccio.
L'asse del tempo si è spezzato.
Nei rami secchi dell'albero all'orizzonte
si è impigliato il sole.


                                            ***

HAIR

In quegli anni
quando pelo era parola d'ordine
vidi per la prima volta una in posa per tuffarsi:
aveva le ascelle ricoperte 
ed era bella.

Ed erano gli stessi anni delle nuotate nude nel lago
con dopo le lunghe discussioni
se usare o no la violenza
                         per fare la rivoluzione.

Ma noi la rivoluzione l'avevamo già fatta
con le nostre ascelle pelose
e i capelli ondeggianti lungo schiene
sottili come torri -
                        e la musica la musica la musica
in quei giorni.

Poi venne la signora Gothel e recise
le nostre ciocche e la polizia a Chicago uccise
i Black Panther e Bob Marley smise
di cantare a soli 36 anni e io per i miei 30 decisi
che essere adulta voleva dire farmi
un taglio corto.



                                      Brenda  Porster


sabato 4 gennaio 2020

L'ECLISSI DELLO SGUARDO 4



(…) Quanto alla vecchiaia, il suo declassamento è altrettanto
       recente. In una società che è tornata a credere non già alla
       Vita Eterna, ma all' Elisir di Lunga Vita, era un passaggio
       prevedibile e forse inevitabile. Se il linguaggio corrente fa da
     spia ai mutamenti del sentimento comune,la progressiva e ormai
     quasi totale scomparsa della parola" vecchio"rivela lo sminuirsi
    del concetto che c'è dietro.Questo timore di offendere sta sempre
    a indicare un vago senso di colpa,il bisogno di celarlo agli occhi
    dell'interessato e - se possibile -  anche a se stessi. Che genere
    di colpa? Semplicemente quella di essere tornati a considerarli
    un peso per la comunità. Bisogna andare a ritroso nel tempo di
    parecchi millenni per trovare qualcosa di simile nella nostra
    specie - anche se gli antropologi attestano che poco più di un
    secolo fa, c'erano ancora, in certe plaghe remote dell' Asia
    centrale, tribù nomadi di cacciatori - come i birhor - presso i
    quali"i figli mangiavano per pietà i genitori fattisi troppo vecchi,
    pur avendo orrore per ogni altra forma di antropofagia " (
   Grottanelli, 1966 ). Ma si trattava - appunto - di nomadi, per i
   quali, effettivamente,la decadenza fisica comportava l'incapacità 
   di spostarsi, il che rappresentava un terribile impedimento per la
   comunità: letteralmente un peso insostenibile.
   L' abbandono emotivo invece che oggi l'anziano sperimenta nella
   nostra società, agevola in lui una sorta di accelerazione dei
   processi di degenerazione fisica, favorendo il sorgere o il
   progredire delle malattie. Perché dover convivere con il silenzio
   e il vuoto affettivo nel crepuscolo della propria esistenza, dover
   accettare la solitudine e l'indifferenza, è come aver contratto la
   più terribile delle malattie. Da questo contagio si difendono i
  cosiddetti sani.A pagarne maggiormente le spese è il morente che,
  in risposta alle proprie ansie e ai propri dubbi, alla paura per
  imperscrutabile sorte che lo attende, trova solo un mutismo
  omertoso, un muto silenzio che gli rimanda un'immagine di sé
  ancora più angosciante perché esclusa da ogni discorso, da ogni
  tentativo di condivisione: della morte non si parla e difficilmente
  il malato trova qualcuno che abbia la forza e la semplicità di
  aiutarlo a prepararsi all'evento che lo attende. Quello che allora
  accade è che il morente percepisce la sua presenza come una
  presenza colpevole. Molti malati terminali, per esempio, vivono
  l'ansia di essere di peso ai familiari e il paradosso che,del vissuto
  di morte non si parla, e anzi lo si esorcizza con tutti i mezzi.
  In particolar modo, quando il malato terminale è un bambino,
  vige la convinzione che egli debba essere protetto da questa
  incombente presenza che esulerebbe dalla sua comprensione.
  Nulla di più sbagliato: non solo i bambini comprendono il
  significato della parola morte, ma riescono a evocarla a livello
  simbolico più vivamente di un adulto, e questo presumibilmente
  in ragione di una maggiore aderenza ai propri contenuti inconsci
  (…)




            Aldo  Carotenuto   da        L'eclissi dello sguardo