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lunedì 12 dicembre 2022

RECALCATI ( PSICOANALISI E BIBBIA )



                                                                    Massimo Recalcati



Estratto da un'intervista concessa dallo psicoanalista ad  Antonio Sanfrancesco, dal titolo "   Ho messo Mosè sul lettino dell'analista "


                                                             ***


Una volta, ha detto che da bambino, aveva due eroi: Gesù e Telemaco ed entrami avevano problemi con il padre. Qual è il nesso tra i due ?

" Sono due figure di figlio che hanno vissuto in maniera diversa l'assenza del padre. Telemaco all'inizio della sua vita. Gesù in maniera radicale nel Getsemani e sulla croce. Per entrambi, però, l'esperienza di questa assenza è ciò che li rende pienamente e autenticamente umani."



Cos'è per lei il padre?


" E' il simbolo della Legge, o meglio, di come si possa unire e non opporre la Legge al desiderio. Ma, per certi versi, è anche sempre un'assenza, nel senso che non può essere uno scudo e un rifugio assoluti di fronte alle atrocità della vita. Nella domanda di padre c'è sempre una domanda di senso e di riparo. Gesù ne sperimenta la mancanza nel momento più drammatico nella notte del Getsemani, quando fa esperienza dell'abbandono assoluto non solo del padre, ma anche dei suoi discepoli che non lo sostengono nemmeno nella veglia. Telemaco invece fa esperienza dell'assenza del padre, quando comprende che il padre non può salvaguardare la sua vita di fronte all'arroganza dei Proci.Per questo egli si decide a iniziare il suo viaggio singolare assumendo pienamente la sua solitudine. L' Odissea si inaugura con il viaggio di Telemaco, non di Ulisse ".




La sua lettura sulla Bibbia si concluderà con un'ampia opera. Di cosa si tratta? Una lettura dei Vangeli alla luce della psicoanalisi, sulla scia di Françoise Dolto?

" Dolto ha letto psicanaliticamente la Bibbia. La mia operazione è più scabrosa è, probabilmente, più discutibile perché si tratta di dimostrare che vi sono radici bibliche della psicoanalisi, la quale si è nutrita di alcuni grandi concetti che possiamo reperire nella lettura delle Sacre Scritture, sebbene nella sua storia la psicoanalisi abbia sempre negato questo debito".




In che senso?

" Nessun psicoanalista autorevole riconosce che vi sia un'eredità biblica della psicoanalisi, neanche Jung. La psicoanalisi sarebbe un' emancipazione illuminista, diciamo così, dall'oscurantismo del discorso religioso. Freud è stato un ateo rigoroso, figlio del positivismo scientista del suo tempo. Lacan ha un rapporto più complesso con la tradizione giudaico - cristiana. Un concetto fondamentale come quello di Nome del padre è chiaramente attinto da quella tradizione. Ma nel mio lavoro sulla Bibbia cerco di dimostrare che alcuni grandi temi come quello della Legge, dell'amore, dell'odio e della discendenza provengono direttamente dal logos biblico. Sia la psicoanalisi che la Bibbia affrontano la condizione umana senza mai fare della retorica. Non fanno sconti. E questa condizione ha nell'esilio la sua cifra di fondo. Il problema è come abitare in modo generativo e non depressivo l'esilio. Tutto questo però cerco di mostrarlo non applicando la psicoanalisi alla Bibbia, ma leggendo la Bibbia per comprendere meglio la psicoanalisi stessa. "




Nella difesa dell'umano psicoanalisi e cristianesimo non si trovano oggi dalla stessa parte.

" Sì, condividono un punto fondamentale : la resistenza allo scientismo dilagante, al feticismo del numero che lo caratterizza, al materialismo volgare degli algoritmi, ma anche la resistenza nei confronti del mito del consumo per il consumo, del profitto, del cinismo e del nichilismo che caratterizzano il discorso del capitalista. Contro l'oggettivazione dello scientismo e contro la mercificazione neoliberale, la psicoanalisi e il cristianesimo rivendicano che la verità ha sempre un volto singolare e un nome proprio. Questo è il cuore più profondo della psicoanalisi e del cristianesimo : non dimenticare mai la cura per il nome. Il problema non è tanto quello di dire la verità, ma di fare la verità. Il sistema dei consumi e lo scientismo sono due grandi avversari che cancellano la verità del nome: il primo attraverso un godimento senza limiti e il secondo attraverso la riduzione impersonale del nome al numero. Non a caso il profeta Isaia dice : " Non temere, io ti ho chiamato per nome".



                                          f.



martedì 11 ottobre 2022

IL PADRE NOSTRO DI ALESSANDRO 1

 


                                                           Liberaci dal male, Domine...


"Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro : " Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?". Gli rispose : " Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse : " Pasci i miei agnelli ".

(...)

Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse : " Mi vuoi bene )" e gli disse : " Signore, tu conosci tutto, tu sai che ti voglio bene ", Gli rispose Gesù: " Pasci le mie pecore."

 ( Dal Vangelo di Giovanni )





PIETRO E L'AMORE CHE LIBERA



" Avrei voluto che non finisse mai, avrei voluto durasse in eterno. Fino a quel momento, l'istante esatto in cui ebbi paura. Gesù alzò lo sguardo e guardò Pietro negli occhi. Non erano di tenerezza i suoi occhi, né di dolcezza. Erano gli stessi che avevo visto quando si confrontava con il demonio, occhi acuminati e sicuri, taglienti. Non  credere a chi ti racconta della sua apparizione sulle rive del lago con la morbidezza di un amplesso: l'incontro con il Vivente non è mai una carezza. Unicamente il lessico era d'amore, il resto fu un esorcismo. Pietro doveva decidere di farsi liberare oppure no. E quel giorno Pietro rischiò di morire, e forse anche noi con Lui.



                                            ***


" Liberaci dal male ", masticavo tra me e me mentre avrei voluto che Gesù lasciasse la presa. Perché insisteva? Perché assaliva Pietro? Come l'angelo con Giacobbe : parlavano d'amore, ma in realtà lottavano. Pietro non si meritava questa prova, poteva morire. Era troppo dura. " Liberaci dal male", ripetevo tra me e me, ma in quel momento ho avuto paura di credere che il male fosse Lui stesso, quel Vivente che non ci lasciava in pace, quel Risorto che non ci permetteva di elaborare il lutto da soli, di quell'innamorato tradito che tornava a infilzare il cuore del traditore con la domanda più perversa  e pericolosa : mi ami?



                                                 ***


Ringraziai di non essere stato il prescelto: cosa avrei potuto rispondere? Che non lo sapevo più, che non sapevo cosa volesse dire amarlo, che comunque ero scappato e che ho fatto quello che potevo. Che non poteva umiliarmi con quella domanda. Cosa ne sapevo io dell'amore? Ricordo di aver pensato di odiare quel Maestro che ci aveva rapito dalla tranquillità delle nostre vita e non ci lasciava andare nemmeno da morto. Che ci perdonasse e basta, oppure ci dimenticasse. Ma perché pretendere da Pietro una risposta? Per fortuna non scelse me, non sarei stato pronto. E forse non lo sarei neppure ora.



                                             ***

Pietro dimostrò una forza che mi lasciò senza parole. Alla prima domanda del Maestro, a quella pretesa d'amore, io avrei solo giurato che sì, certo che lo amavo, e che può succedere di sbagliare, ma l'amore, quello rimane... Pietro invece fece una cosa enorme e così iniziai a capire cosa significa davvero farsi liberare dal male. Si inizia come Pietro: smettendo di fidarsi solo di sé. " Tu lo sai, gli disse ". Pietro in quel momento smise di appoggiarsi sulle proprie forze soltanto e coinvolse il Risorto: decidi tu se sono degno d'amore. E tutti ammutolirono.



                                           ***

Pietro stava uscendo da sé, non contava più sulle proprie forze soltanto. Dal male ci si libera confidando in un amore più grande. E' difficilissimo, vedi? Significa cedere, comprendere che nessuno si salva da solo, che per quanti sforzi tu faccia, per quanta passione ci metta, per quanta santità e amore tu creda di possedere, sarà sempre e solo l'atto d'amore di un altro a salvarti la vita. " Tu lo sai", disse Pietro.  Tu lo vuoi? E allora liberami.



                                            



                  Alessandro Dehò  da   Padre Nostro



giovedì 30 giugno 2022

IL DISSENSO BIBLICO DI AMOS OZ 1

 


                        Giotto - Bacio di Giuda ( Cappella degli Scrovegni di Padova )



" Lo scritto di Amos Oz si occupa della figura di Giuda Iscariota. Il nome proprio è diventato sostantivo che identifica il traditore per eccellenza. Giuda / Jehudà è stato facilmente assimilato a  giudeo, determinando i sentimenti cristiani di antisemitismo e l'inconcepibile accusa di deicidio "  .  ( Dalla Prefazione di Erri De Luca ).




(...) Non sono d'accordo con Gesù sulla sua visione dell'amore universale, sulla sua idea che tutti si amino tra loro. Pensavo che questo fosse troppo bello per essere possibile; pensavo che fosse contrario alla natura umana: se ami tutti, in realtà non ami nessuno. Non è l'amore una merce rara? Non siamo forse capaci - per la maggior parte - di amare non più di cinque o dieci, forse quindici persone? Se qualcuno afferma di amare l' America Latina, o di amare il Terzo Mondo, o di amare tutte le donne, questo non dovrebbe essere chiamato amore, ma forse empatia, o adorazione, o infatuazione, affetto, ammirazione o qualcos'altro, ma sicuramente non amore.

Dissento da Gesù anche riguardo al suo invito a porgere l'altra guancia al tuo nemico: a mio modo di vedere, il male più grande non è la violenza, ma l'aggressività. L' aggressività  è la madre di ogni violenza. Molto spesso, l'aggressività dev'essere fermata con la forza, non porgendo l'altra guancia. Lotte e Margrit, due sorelle ebree tedesche mie parenti, erano adolescenti quando furono deportate dai nazisti in un campo di concentramento. Nel 1945 furono liberate da quell'inferno e salvate non da dimostranti con rami di ulivo, ma dalle truppe alleate con tanto di elmetto e mitragliatrici. Noi attivisti per la pace israeliani non dimentichiamo mai quella lezione . (...)




            Amos Oz  da  Gesù e Giuda ( Trad. di V. Mantovani )



IL DISSENSO BIBLICO DI AMOS OZ 2


 (...) C'erano un paio di altre cose sulle quali Gesù e io non eravamo d'accordo, ma nondimeno ero sempre incantato dalla sua persona e dai suoi Vangeli. Tuttavia, appena arrivai all'episodio di Giuda il traditore, dei trenta pezzi d'argento, del bacio più famoso della storia - ancora più famoso del bacio di Romeo e Giulietta, esplosi. Quella storia mi ripugnò non soltanto come ebreo, non per motivi sciovinisti e religiosi, ma semplicemente perché il lettore e il piccolo detective dentro di me si ribellavano alla totale assurdità e bruttura di questa scena. Trovavo tutta la storia assurdamente illogica e insensata.

Non c'era Google a quei tempi, ma scoprii in un dizionario che gli infami trenta pezzi d'argento erano pressappoco l'equivalente di seicento euro del nostro tempo. Secondo fonti cristiane, Giuda non era uno squattrinato pescatore della Galilea, come gli altri apostoli, era un agiato proprietario terriero della Giudea. Perché diavolo un uomo simile avrebbe dovuto vendere il suo maestro, il suo rabbino e il suo Dio per seicento euro ? E se era così malvagio e così accecato dall'ingordigia da vendere il suo maestro e il suo Dio per seicento euro,  perché avrebbe dovuto andare a impiccarsi subito dopo? Mi sembrò semplicemente incomprensibile. Ma, soprattutto, non riuscivo a concepire come qualcuno potesse offrire a Giuda anche solo cinquanta centesimi per baciare Gesù dopo l'Ultima Cena, in tal modo identificandolo, tradendolo e consegnandolo agli uomini mandati dai sacerdoti ad arrestarlo. Tutta Gerusalemme conosceva Gesù: non predicava  in ogni piazza e a ogni angolo di strada? Un paio di giorni prima aveva dato grande scandalo nel cuore di Gerusalemme rovesciando i tavoli dei cambiavalute alla porte del Tempio, quei cambiavalute la cui attività - secondo lui - sconsacrava quel luogo. ( Un gesto assai violento da parte sua. Evidentemente, doveva aver dimenticato per un momento di essere Gesù Cristo; doveva essere così pieno di rabbia da abbandonare momentaneamente i suoi stessi insegnamenti. A dire la verità, mi è ancora più simpatico per essere stato capace di arrabbiarsi proprio come voi e come me. Tengo a rimarcare anche che l'uomo che rovesciò i tavoli dei cambiavalute non poteva essere propriamente mite e docile: almeno fisicamente c'era qualcosa di esplicitamente muscolare in un uomo capace di passare da un tavolo all'altro, ribaltarli, e probabilmente affrontare e vincere la resistenza di almeno qualcuna delle vittime sbalordite...).  (...)



        

             Amos  Oz   da     Gesù e Giuda  ( Trad. di  V. Mantovani )



IL DISSENSO BIBLICO DI AMOS OZ 3


(...) Tutta Gerusalemme conosceva Gesù. Perché dare a Giuda dei soldi per baciarlo sulla guancia in modo da rendere possibile il suo arresto? Gesù non tentò di scappare o di nascondersi quando vennero a cercarlo i carcerieri : non si tagliò la barba o non si mise un cappuccio per celare il viso.Quando gli si avvicinarono con le manette, non tentò neppure di sostenere che non era Gesù ...( Per i cristiani era il segno che tutto quanto stava accadendo era predestinato e già ampiamente notificato nell' Antico Testamento, n.d.r ). Dunque, perché pagare per un bacio che doveva identificare un uomo noto a tutti? Non aveva senso per me a sedici anni, e ancor meno adesso, sessant'anni dopo.

Un'altra cosa che mi colpì è che era una storia scritta molto male, con un protagonista che assomigliava allo stereotipo hollywoodiano del cattivo di un film di serie B : una creatura ripugnante, subdola, avida, infida, ingannatrice. A questo Giuda Iscariota si è attribuito ogni cliché negativo possibile. Per di più, già allora mi resi conto che questa era una storia tutt'altro che innocente : il Giuda dei Vangeli è la velenosissima fonte dell'antico archetipo dell'ebreo eternamente demonizzato e maledetto. Un editor decente, pensai allora e ne sono convinto anche oggi, avrebbe dovuto tagliare questa storia dai Vangeli. E' una sgradevole appendice e non è necessaria per gli sviluppi della trama. Cosa sarebbe cambiato se Gesù fosse andato direttamente da Betlemme al fiume Giordano, attraverso la Galilea e la Samaria, e poi al Monte degli Ulivi e a Gerusalemme per la crocefissione e la resurrezione, senza Giuda? Senza pezzi d'argento? Senza il bacio traditore ?

Nessun'altra storia ha mai generato tanto odio, tanta violenza, tanto spargimento di sangue, tante persecuzioni, tanti genocidi quanto l'odiosa storia di questo tradimento.  (...)



              Amos Oz   da    Gesù e Giuda  ( Trad. di  V. Mantovani )



venerdì 15 aprile 2022

SECONDO MATTEO


 

                         "  Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato ? "



                               Dal Vangelo secondo Matteo



lunedì 14 marzo 2022

LA SENTINELLA SENZA RISPOSTA

 



 Isaia fa capire che quella domanda rimarrà senza risposta, anzi, che la risposta sta proprio nel continuare a sentire quella voce che chiede incessante, fino a che domanda e risposta diverranno tutt'uno.



                   " Sentinella, a che punto è la notte?"

                     La sentinella risponde  :

                    "Viene il mattino, poi anche la notte:

                     se volete domandare, domandate;

                     tornate un'altra volta..."



                                Isaia 21,  11- 12




mercoledì 2 marzo 2022

DAL LIBRO DEL QOELET

 


                                                        Per ogni cosa c'è il suo momento...




(...) La mente del saggio conosce il tempo opportuno. Infatti, per ogni evento vi è un tempo opportuno, ma un male pesa gravemente sugli esseri umani. L' uomo infatti ignora che cosa accadrà; che mai può indicargli come avverrà ? Nessun uomo è padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo, né alcuno ha potere sul giorno della morte. Non c'è scampo dalla lotta e neppure la malvagità può salvare colui che la compie. Tutto questo ho visto riflettendo su ogni azione che si compie sotto il sole, quando un uomo domina sull'altro per rovinarlo. Frattanto ho visto malvagi condotti alla sepoltura ; ritornando dal luogo santo, in città ci si dimentica del loro modo di agire. Anche questo è vanità. Poiché non si pronuncia una sentenza immediata contro una cattiva azione, per questo il cuore degli uomini è pieno di voglia di fare il male; infatti il peccatore, anche se commette il male cento volte ha lunga vita. Tuttavia so che saranno felici coloro che temono Dio, appunto perché provano timore davanti a lui, e non sarà felice l'empio e non allungherà come un'ombra i suoi giorni, perché egli non teme di fronte a Dio. Sulla terra c'è un'altra vanità : vi sono giusti ai quali tocca la sorte meritata dai malvagi con le loro opere, e vi sono malvagi ai quali tocca la sorte dei giusti con le loro opere. Io dico che anche questo è vanità. (...)



                        Lettura   Qo 8, 5b - 14



venerdì 24 dicembre 2021

NOTTE DI NATALE



                      " Gesù è tutto misericordia, è tutto amore: é Dio fatto uomo. "  ( Papa Francesco )





DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA


Il popolo che cammina nelle tenebre

ha visto una grande luce;

su coloro che abitavano in terra tenebrosa

una luce rifulse.

Hi moltiplicato la gioia,

hai aumentato la letizia.

Gioiscono davanti a te

come gioiscono quando si miete

e come si esulta quando si divide la preda.

Perché tu hai spezzato il giogo che l'opprimeva,

la sbarra sulle sue spalle

e il bastone del suo aguzzino,

come nel giorno di Mdìan.

Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando

e ogni mantello intriso di sangue

saranno bruciati, dati in pasto al fuoco.

Perché un bambino è nato per noi,

ci è stato dato un figlio.

Sulle sue spalle è il potere

e il suo nome sarà :

Consigliere mirabile, Dio potente,

Padre per sempre, Principe della pace.

Grande sarà il suo potere

e la pace non avrà fine

sul trono di Davide e sul suo regno,

che egli viene a consolidare e rafforzare

con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.

Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.



martedì 24 agosto 2021

IL GRIDO DI GIOBBE 1

 


" Sono diventato il sarcasmo dei miei amici, io che grido a Dio perché mi risponda; sarcasmo, io che sono il giusto, l'integro! ( Gb 12, 4 )




(...) Nel racconto biblico, Giobbe appare come un grido. E' la sua postura di fondo. Il grido è il modo più estremo della domanda. Non si articola nelle parole, non risponde alla legge del linguaggio, non è adottato da nessun significante. Esce dal corpo come un altro corpo. E' uno strappo, una lesione, una nuda voce. Quella del bambino inerme innanzitutto. Il grido accompagna la nascita e le prime turbolenti percezioni della vita. Di fronte alla condizione di estrema passività e sconforto nella quale il bambino si trova gettato, il grido appare come una prima invocazione della vita rivolta all' Altro. E' lo stesso che si ripete in coloro che si trovano esposti ad un pericolo o a una condizione di  derelizione. E' lo stesso che sorge dalla sofferenza che intacca alla radice la vita umana. Anche nell'esperienza analitica - in ogni paziente - si palesa il grido come domanda di soccorso. E' questa una delle eredità bibliche della psicanalisi dell'ebreo Freud : rispondere al grido della sofferenza, interrogarne il senso. E' questo ciò che Giobbe insistentemente chiede: qual è il senso del dolore che mi affligge? Di fronte alla lama della sofferenza la sua voce non si adagia remissiva nel silenzio, non sussurra, non dialoga con i suoi amici, non si ripiega in una contemplazione meramente teoretica del dolore del mondo. La voce di Giobbe prende corpo solo nel grido. E' il carattere blasfemo della sua interrogazione. E se Dio fosse l'artefice del male, se fosse un persecutore anziché un padre? Se non fosse il Dio del patto, ma il Dio voluttuoso e inumano della pura potenza? Anche la bestemmia, rompendo le consuetudini della comunicazione umana, tende al grido. Giobbe oscilla tra il grido della bestemmia e quello dell'invocazione : bestemmia il Dio sadico che infligge dolore al giusto, mentre invoca il Dio padre dell'universo. La domanda intorno al senso della sofferenza prevale su ogni possibile risposta. Perché la violenza del male si accanisce sull'innocente? Questa domanda nel Libro di Giobbe è la pietra dello scandalo. La sofferenza che non è stata generata dalla colpa, che non è manifestazione della ritorsione della Legge sul reo, eccede ogni forma di spiegazione. Il dolore dell'innocente sovverte la rappresentazione morale della Legge di Dio poiché nessuna Legge, nemmeno quella di Dio, può giustificarne l'esistenza. Questa Legge, infatti, di fronte alla domanda di Giobbe, resta opaca, illeggibile, indecifrabile. (...)



                          Massimo Recalcati  da   Il grido di Giobbe



IL GRIDO DI GIOBBE 2


(...) La scena che domina il Libro di Giobbe è allora quella di un abbandono: l'uomo retto e giusto, timorato di Dio, viene lasciato cadere, rotola nella " polvere e nella cenere", il suo corpo viene ricoperto di piaghe. La notte di Giobbe assomiglia a quella di Gesù nell' Orto del Getsemani: il padre non si cura del figlio, non lo tutela, lo lascia nella solitudine più assoluta; il silenzio di Dio appare scandaloso di fronte al dolore dell'uomo. Ma costretto a questa solitudine e a questo silenzio, Giobbe non cessa di rivolgersi a Dio. La sua deve insiste nella forma acuta del grido: " Perché ? " Perché la legge di Dio non sanziona il malvagio e azzanna l'innocente? Il dolore di Giobbe non può essere ricondotto all'ordine del senso perché nessuna teologia è in grado di spiegarne l'eccesso. Il grido di Giove accade laddove le parole della teologia sono costrette al silenzio, dove ogni forma di sapere deve rivelare i propri limiti. L'uomo non è padrone del dolore come non è padrone della propria morte. Giobbe però, diversamente dall'uomo greco, non si limita a costatare l'assurdità del dolore, la sua originaria insensatezza e crudeltà, ma insiste nel rivolgersi a Dio, esige di incontrarlo " faccia a faccia", di vederlo in persona. E' per questo suo carattere radicale che la domanda di Giobbe mette sottosopra la Legge di Dio. Il Dio della  Legge di cui Mosè canta le lodi e il rigore nel Deuteronomio mostra un altro volto, quello inquietante di un nemico irriducibile all'uomo. Mentre il Dio di Mosè è il Dio del patto, quello di Giobbe è il Dio della potenza che infrange il patto. Di fronte al destino che si accanisce contro la sua vita, egli non sceglie però la via del sacrificio rassegnato di se stesso, quanto quella del grido. Egli desidera incontrare Dio che ha rotto il patto per chiedere le ragioni di questa disdetta drammatica. Ma quando finalmente, al termine del Libro, avviene l'incontro con Dio in persona, Giobbe si trova di fronte alla dismisura della creazione. La potenza di Dio non è la potenza del male, ma quella ontologica della creazione. Egli deve così rettificare la sua posizione, convertendosi a una nuova versione della fede. (...)



                     Massimo Recalcati  da    Il grido di Giobbe



domenica 4 aprile 2021

ET RESURREXIT



 

                   " Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui

                            dopo la resurrezione dai morti ".



                                ( Dagli  Atti degli Apostoli )



sabato 3 aprile 2021

LA DISCESA AGLI INFERI

 


                                                       Tintoretto - Discesa al Limbo



" Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella sua carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione ..." ( 1 Pt 3, 18-19 )



Il Sabato Santo è un giorno aliturgico ( non si celebra la Messa ), durante il quale la Chiesa si associa al riposo di Cristo nella tomba e ricorda la sua discesa agli Inferi, luogo da non confondersi con l'Inferno, ma da identificare come il posto in cui - secondo l'Antico Testamento - riposano coloro che sono morti prima dell'avvento del Redentore. In ebraico è detto Sheol,  in greco Hàdes.

Il viaggio di Cristo nell' Oltretomba, predetto dal profeta Davide e supportato da alcune affermazioni degli Apostoli - soprattutto Pietro - non compare nei Vangeli canonici. Lo raccontano, invece, l'apocrifo vangelo di Nicodemo e alcuni testi della tradizione patristica. E'  la Legenda aurea , redatta dal domenicano Jacopo da Varagine del XIII sec.,per la fortuna iconografica di questo soggetto così avvvolto di mistero.

Un testo probabilmente noto a Jacopo Robusti ( il Tintoretto ) che negli anni Sessanta del XVI sec. dipinse tre tele per la Cappella Maggiore della chiesa di San Cassiano a Venezia. Nella versione di Tintoretto, Cristo irrompe sulla scena da sinistra portando - nell'oscurità più assoluta - luce e colore. Il rosso della veste di Gesù si contrappone alla luce che investe il corpo di Eva e che crea contrasto con il buio  in cui sono ancora immerse le altre figure, di cui si intravvedono solo le teste. Sembra di leggere il brano di Sant' Agostino, che commentando questo episodio, così scrisse : " Appena Cristo rese lo spirito, l'anima sua, unita alla sua divinità, discese nel profondo degli Inferi, e quando arrivò sul limitare delle tenebre, le empie e infernali legioni lo guardarono atterrite... "



                                  Margherita del Castillo


SABATO SANTO

 




Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Era di Arimatea, una città della Giudea e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella rocca e nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parasceva e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe : esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.



                                ( Lc  23, 50- 56 )



venerdì 2 aprile 2021

IL TERREMOTO

 



             " A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio "


" Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi - che erano morti - risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua resurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e con lui quelli che facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore, e dicevano : " Davvero costui era Figlio di Dio ! ".



                                   ( Mt  27,  51- 55 )



    

IL VENERDI' SANTO DI DAVID

 


" Quando ebbe preso l'aceto, Gesù disse : " E' compiuto, e chinato il capo consegnò lo spirito ". ( Gv  19, 28-30 )



No, non credere a Pasqua non è

giusta fede :

troppo bello sei a Pasqua!

Fede vera

è al Venerdì Santo

quando Tu non c'eri

lassù.

Quando non una eco

risponde

al suo grido

e a stento il Nulla

dà forma

alla Tua assenza.



                         David  Maria  Turoldo



mercoledì 31 marzo 2021

MEDITAZIONI PER LA PASQUA ( e oltre ) 1


 


Leonardo -  L'ultima cena




Parlare oggi di virtù, significa in qualche modo andare contro corrente. Eppure, nessuna relazione funziona spontaneamente: ha bisogno di cura, allenamento, dedizione. Di virtù, Papa Francesco ce ne propone alcune, o dimenticate oppure neanche prese in considerazione: sopportazione, pazienza e mitezza, gioia e senso dell'umorismo. Innanzitutto la sopportazione. Dobbiamo ammettere che la capacità di sopportazione si è molto abbassata ai nostri giorni. Fatichiamo a sopportare i difetti degli altri, fatichiamo a tollerare gli sbagli, fatichiamo a sopportare chi ci sta antipatico, chi la pensa in modo diverso, chi ci critica, chi invade i nostri spazi. Non tolleriamo che l'altro sia diverso da come noi vorremmo. Fatichiamo ad accettare che l'altro non sia all'altezze delle nostre attese e pretese. Il Papa ci dice che " Occorre rimanere centrati, saldi in Dio che ama e sostiene". A partire da questa fermezza interiore è possibile sopportare, sostenere le contrarietà, le vicissitudini della vita, e anche le aggressioni degli altri, le loro infedeltà e i loro difetti. " Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi ?" ( Rm 8, 31 ). Questo è fonte di pace che si esprime negli atteggiamenti di un santo. Sulla base di tale solidità interiore, la testimonianza di santità - nel nostro tempo accelerato, volubile e aggressivo - è fatta di pazienza e costanza nel bene. E' la fedeltà dell'amore, perché chi si appoggia a Dio, può anche essere fedele di fronte ai fratelli: non li abbandona nei momenti difficili, non si lascia trascinare dall'ansietà, rimanendo accanto agli altri anche quando questo non gli procura soddisfazioni immediate.



Derio  Olivero   da   Verrà la morte e avrà i suoi occhi




MEDITAZIONI PER LA PASQUA ( e oltre ) 2

 

La seconda virtù è la mitezza. Dice Papa Francesco :" La fermezza interiore, che è opera della grazia, ci preserva dal lasciarci trascinare dalla violenza che invade la vita sociale, perché la grazia smorza la vanità e rende possibile la mitezza del cuore. Il santo non spreca le sue energie lamentandosi degli errori altrui, è capace di fare silenzio davanti ai difetti dei fratelli ed evita la violenza verbale che distrugge e maltratta, perché non si ritiene degno di essere duro con gli altri, ma piuttosto li considera" superiori a se stesso" ( Fil 2,3 ). Non ci fa bene guardare dall'alto in basso, assumere il ruolo di giudici spietati, considerare gli altri come indegni e pretendere continuamente di dare lezioni. Questa è una sottile forma di violenza. San Giovanni della Croce proponeva un'altra cosa: " Sii più inclinato ad essere ammaestrato da tutti che a voler ammaestrare chi è inferiore a tutti.". E aggiungeva un consiglio per tener lontano il demonio " Rallegrandoti del bene degli altri come se fosse tuo e cercando sinceramente che questi siano preferiti a te in tutte le cose. In tal modo vincerai il male con il bene, caccerai lontano da te il demonio e ne ricaverai gioia di spirito. Cerca di fare ciò specialmente con coloro i quali meno ti sono simpatici. Sappi che se non ti eserciterai in questo campo, non giungerai alla vera carità né farai profitto in essa ",



                   Derio Olivero    da   Verrà la morte e avrà i  suoi occhi



MEDITAZIONI PER LA PASQUA ( e oltre ) 3

 

C'è una terza virtù che riconcilia con la vita, di cui abbiamo bisogno dopo tanta angoscia : parliamo di gioia e senso dell'umorismo. Afferma Papa Francesco : " Quanto detto finora non implica uno spirito inibito, triste, acido, malinconico o un basso profilo senza energia. Il santo è capace di vivere con gioia e senso dell'umorismo; senza perdere il realismo, illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza. Essere cristiani è gioia nello spirito ( Rm 14, 17 ) perché all'amore di carità segue necessariamente la gioia. Poiché chi ama, gode sempre dell'unione con l'amato. Se lasciamo che il Signore ci faccia uscire dal nostro guscio e ci cambi la vita, allora potremo realizzare ciò che chiedeva San Paolo " Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti! " ( Fil 4,4 ). " Ordinariamente la gioia cristiana è accompagnata dal senso dell'umorismo, così evidente ad esempio in Tommaso Moro, in San Vincenzo de Paoli o in San Filippo Neri. Il malumore non è un segno di santità:" Caccia la malinconia dal tuo cuore" ( Qo 11, 10 ). E' così tanto quello che riceviamo dal Signore perché possiamo goderne ( 1 Tim 6, 17 ), che a volte la tristezza è legata all'ingratitudine, con lo stare totalmente chiusi in se stessi da diventare incapaci di ricevere i doni di Dio. La gioia non è qualcosa che si compra al mercato. E' un comando. Per essere un regalo per gli altri, dobbiamo cercare di essere gioiosi, di buon umore, positivi. La nostra gioia e il nostro buon umore facilita la relazione, crea uno spazio positivo in cui far entrare l'altro. Il nostro compito è quello di essere sale e luce per chi ci incontra. Per costruire una relazione, dobbiamo lavorare per portare all'altro qualcosa di gustoso, di colorato, cioè per offrire all'altro un volto gioioso, uno spirito positivo. Sarebbe bello se si potesse dire di noi cristiani: " Chi sono in cristiani? Quelli della gioia ". Amo ripetere una frase riferita a Martin Lutero: " Sono vivo; Dio esiste; mi stupirei di essere triste".




              Derio  Olivero   da   Verrà la morte e avrà i suoi occhi



venerdì 26 febbraio 2021

VERSO DIO PADRE ( a piccoli passi )

 


                                                     Vincent Van Gogh -  Primi passi




" Venga il tuo regno..."

(...) Si tratta di qualcosa che deve venire, che non c'è. Il regno di Dio è lo Spirito Santo che colma tutta l'anima delle creature intelligenti. Lo Spirito soffia dove vuole. Non si può fare altro che invocarlo. non bisogna neppure pensare di invocarlo in maniera particolare su di sé, o su questo o su quello, o anche su tutti; bisogna semplicemente invocarlo, di modo che il semplice pensare a lui sia un appello, un grido: quando si è al limite della sete, quando si è ammalati di sete, non ci si raffigura più l'atto del bere in rapporto a se stessi e nemmeno l'atto del bene in generale; ci si raffigura soltanto l'acqua, l'acqua in se stessa; ma questa raffigurazione dell'acqua è come un grido di tutto l'essere . (...)



                                    Simone  Weil  


Ho trascritto solo un piccolo estratto di tutta la riflessione di Simone Weil  sulla preghiera del " Padre nostro..."

Chi volesse leggere il testo integrale lo può trovare in rete su  mikeplato. myblog.it  ( A PROPOSITO DEL PATER  di Simone Weil )



                                      frida