Visualizzazione post con etichetta Marcello Veneziani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Marcello Veneziani. Mostra tutti i post

mercoledì 7 agosto 2019

NOSTALGIA DEGLI DEI ( Introduzione )



Per la prima volta collegati in una compiuta visione del mondo, l'autore propone - in questo testo - i temi affrontati nell'arco di quarant'anni di studio e ricerca.
Nel corso dei secoli, le divinità si sono fatte idee, princìpi fondamentali per la vita e per la morte, amore per ciò che è superiore, permanente e degno di venerazione. Oggi, una società schiacciata dal peso di un Presente Assoluto, in cui nessuna differenza è accettata, sembra aver spazzato via anche gli ultimi limiti necessari alla loro sopravvivenza: il confine che protegge, il pudore che preserva, la fede che è amore per la Luce. Come in una galleria di gigantesche figure di marmo, Veneziani osserva e racconta le dieci divinità che hanno fondato il pensiero e l'esistenza dell'uomo. E nel tracciarne i profili, ne svela il senso recondito, la loro necessità fuor di metafora per ricominciare a " pensare anziché limitarci a funzionare " nella vita di ogni giorno. Attingendo ad una costellazione di grandi pensatori dall'antichità ai giorni nostri, l'autore sembra conservare quella nostalgia del sacro che -  sola - consente agli uomini di uscire dal loro mondo e dal loro tempo, di riconoscere i propri limiti per trascenderli, di trovare orizzonti, tutori e aperture che vadano oltre la caducità della nostra esistenza.



                                       ( f )


NOSTALGIA DEGLI DEI 1

 
 

                                      L' anima è il nostro rifugio leggiadro nella vaghezza…


(…) L'anima è l'impronta viva che lasciano negli uomini gli dei  (
       allegoria dell' Essere ). E' il loro ricordo, la loro promessa, la
       traccia del loro passaggio e del loro alito. L' anima è il nostro
       quid più personale e più universale, quel che più imprime ed
       esprime la soggettiva personalità e quel che più abbraccia l'
       universo intero. Identità e universalità. L'anima dentro di noi
       ci definisce per quel che siamo, noi dentro l'anima ci unisce a
       quel che muove l'universo. Il corpo ci assimila ad altri corpi,
       l'anima ci collega ad altre anime. Distinguendosi, uniscono.
       Messi a nudo e ridotti all'essenziale, non siamo che anima e
       corpo. La loro unione, quanto la loro differenza, sono la
       nostra identità. Una speciale dimenticanza intacca l'anima e
       fa perdere memoria di lei lungo la vita, cancellai suoi ambiti,
       lembo a lembo, fino a risuonare in tutta la sua assenza.
       L' Alzheimer dell'anima è il male principale perché fa perdere
       traccia e coscienza di sé e degli dei, fa vivere da fuori e
       disperde nel tempo. Trattare di anima e corpo per farsi una
       ragione della vita è l'ecografia di un pensiero che si forma nel
       ventre della vita stessa. Tutto nasce da una mano che stringe
       in un pugno la vita e s'accorge che nel pugno non resta più
       niente; stringendo il pugno esce solo polvere dal basso e aria
       dall'alto. E da lì si riparte, dalla polvere che è il futuro del
       corpo e come clessidra conta il tuo tempo che si sgrana e
       discende; e dall'aria che è l'origine dell'anima, a sua eterea
       consistenza e la sua destinazione.
       Il corpo è diventato la nostra ossessione, vitale e sessuale, in
       salute e performance. E l'anima è il nostro rifugio leggiadro
       nella vaghezza, testimonial di dediche e canzoni, ombra
       emotiva, alcova ineffabile, ottimo titolo per musiche, libri e
       terapie. Era argomento di preti e pensatori, ora è tema
       prescelto da cantanti e psicanalisti. Il corpo viene alla luce, l'
       anima viene dalla luce. Ma un legame essenziale li  intreccia,
       come un destino. La connessione anima la vita, la separazione
       la spegne. Proviamo a raccontare il suo tragitto leggendario
       in una breve storia mitologica dell'anima.  (…)


Marcello  Veneziani  da  Nostalgia degli dei ( Una visione del mondo in dieci idee )



NOSTALGIA DEGLI DEI 2



(…) In principio, l'anima era una farfalla.Psyché era infatti il suo
       nome.Viaggiava tra i fiori e i mortali, si posava su entrambi. Il
       suo diafano corpo volava racchiuso tra due ali bianche e
      leggere,il suo battito era il soffio d'anima da cui origina la vita.
      Viveva nella luce di un solo giorno la sua breve eternità. Chi la
      scorgeva, pensava: è venuta a trovarci l'anima del nostro più
      caro defunto. La farfalla insisteva agli sguardi, delineava
      parabole allusive nell'aria : il tempo di pensare a quell'assente
      presenza e già si volatilizzava, tornava tra gli invisibili. Ma
      voleva dire qualcosa,dare un saluto, suscitare un ricordo o solo
      attenzione. " Pensami che io ti penso, amami che io ti amo…" ,i
      circoli virtuosi dell'anima nella sembianza di farfalla. I suoi
      volteggi sembravano sussurrare: " ci siamo solo persi di vista,
      ma siamo vicini; la lontananza non ci separa, ci unisce solo in
      modo diverso." Di corpi maestosi e di storie struggenti restano
      nell'aria e nel pulviscolo solo esili sfuggenti farfalle.
      Mistero è il formarsi della crisalide. Al volo dell'anima fu
      assegnata una meta: ritrovare la fonte, ricongiungersi all'
      Origine da cui era partita. Particella dispersa dell'essere,
      frammento di divinità, l'anima anelava al ritorno, in un conato
      di nostalgia. La farfalla era stata imprigionata nel corpo, e la
      sua salvezza era liberarsene.  (…)


Marcello  Veneziani   da   Nostalgia degli dei (  Una visione del mondo in dieci idee )

NOSTALGIA DEGLI DEI 3



(…) Se l'anima è un'illusione, allora è un'illusione la vita, tutto il
       pensare e l'agire della vita che nell'anima trova il suo punto di
       raccolta. L'anima è la cripta di tutto quel che fu la nostra vita,
       il punto dove trova coscienza, moria e sensibilità l'intero
       racconto in cui siamo immersi e che chiamiamo vita. Alla fine,
       quel che resta di noi è un alone dove si riassume l'immagine di
       un volto e, più sfuocata, la sembianza di un corpo, il lume di
       uno sguardo, l'eco di una voce, più l'impronta di un carattere
       che è la traccia più cospicua, somma di mente e cuore riflessi
       nell'esistenza. Quel timbro di vita lo chiamiamo anima. Non è
       illusione se non a patto di considerare illusorio tutto quel che
       ci circonda e ci sostanzia, la vita intera.  (…)


Marcello Veneziani  da  Nostalgia degli dei ( Una visione del mondo in dieci idee )

NOSTALGIA DEGLI DEI 4



(…) Chi è scomparso non è inghiottito nel nulla e nel buco senza
       fondo del tempo passato, ma vive come un'idea che a noi
       perviene in forma di ricordo, memoria del cuore; è presente
       alla vita dei suoi cari ed è vicino nei suoi passaggi cruciali.
       Qualcosa sopravvive alla vita, e chi ama porta dentro di sé la
       presenza dell'amato:l'amore è il suo respiro,amare è come dire
       " tu vivi anche se non sei più qui, nel corpo e sulla terra ".
       L'anima non muore col tempo. Ricorda, spera, vive, nuota e
       naufraga nel tempo ma non si perde in esso. Dicesi " anima
       persa" una persona che vive separata dall'anima; dicesi
      " anima morta "la persona ormai separata definitivamente dall'
      anima. La perdita, lo smarrimento o la morte attengono alla
      persona, non all'anima.Non è l'anima che si perde o che muore,
      ma è la persona che vi si stacca.  (…)


Marcello  Veneziani  da  Nostalgia degli dei ( Una visione del mondo in dieci idee )



NOSTALGIA DEGLI DEI 5



(…) Non siamo in grado di stabilire, percepire o solo intuire l'
      immortalità dell'anima e nemmeno il contrario,la sua mortalità.
      L'anima è la sede della nostra presenza e può essere che si
      perda come un'eco nel mondo, o che si ritiri in un centro da cui
     è promanata.Tempo ed eterno sono modi di figurare l'estensione
     della durata mediante due approssimazioni estreme, finita o
     infinita, mortale o immortale. Ma non disponiamo di alcuna
     facoltà che ci consenta di paragonarli o di coglierne il senso e
     il nesso eventuale. Ci azzardiamo a dire che nell'anima risiede
     la nostra essenza, come nel corpo la nostra esistenza, ma
     tacciamo sulla sua eternità. Non ne siamo in grado.
     L'anima individuale persiste fino a che sussistono legami con la
     vita, i suoi cari, le loro tracce terrene, i ricordi nella mente, l'
     aura che resta nell'aria.Il primo passaggio è rientrare nell'alveo
     delle generazioni precedenti, quel ricongiungersi al padre e alla
     madre, mano nella mano, come un percorso inverso alla
     creazione. Poi gradualmente l'individualità si rimargina come
     una ferita o un solco scavato nella terra che pian piano ritrova
     la sua unità. La cicatrice si estingue nel tempo e il passaggio
   delle generazioni e dei venti copre nel tempo quell'orma tracciata
   sulla terra. E' il ritorno dell'esistere all'essere, dei singoli all'
   Uno. Il rientro nell'alveo. Ogni anima è un gradino di una scala
   universale. Tutte le anime sono infine una sola. Quando si dice
   che un'anima è ormai nella luce, in fondo si allude a questo. (…)



Marcello  Veneziani  da   Nostalgia degli dei ( Una visione del mondo in dieci idee )