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mercoledì 7 aprile 2021

METTIAMO UNA " MATTINATA..."



                                Supporresti che, oltre la tua morte, nient'altro morirebbe?




METTIAMO UN MATTINO COME UN ALTRO


Mettiamo un mattino come un altro

fischiettando tra i marciapiedi della tua città



- fosse fine primavera -

tra gli smilzi fili d'aria

che la mia bocca lascerebbe cadere

abbandonassi anche qualche lacrima,

tu cosa raccoglieresti?



Mettiamo in un mattino come un altro

volessimo incontrarci in un bar per il caffè

- fosse fine primavera -

e io mi fossi un po' attardato.

Una volta terminato il caffè



mi chiederesti, con aria immatura,

di restituire quel tempo insieme che ti ho sottratto?



Mettiamo - dicevo - un mattino come un altro,

chiudessi i tuoi occhi e con  le mani le tue orecchie su di me

- fosse fine primavera -



evaporassi assieme a tutto il mondo.

Supporresti che la vita procede ancora,

che oltre la tua morte nient'altro morirebbe?

Sapresti, con certezza celeste, di avermi davanti?



Vorrei sapere se un mattino come un altro,

ravvisando la luce sensuale del sole

- fosse fine primavera -

cominceresti a pensare al caldo che si attenua

in un mattino di fine estate

e alla vigna dove potremmo spogliarci e baciarci,

tra l'uva matura?



In conclusione, mi piacerebbe capire

semplicemente se posso chiamarti amore.




                      Fabrizio  Sani          Inedito




mercoledì 12 giugno 2019

LE PERSONE PASSANO

 
 
 

                                                          Voglio solo guardarti piangere…


STANCO DIARIO

L'amore è acqua,
l'esistenza è sete primitiva,
la vita si frantuma alle onde dell'amore.
L'amore evapora.
Ti accontenterai perfino tu
delle piogge sottili e tenere,
di inumidirti di amore usato.


                                            ***

NORWEGIAN WOOD

Procedeva di poco davanti a me
e le guardavo le spalle rigide,
stizzite. Camminando disegnava
dei semicerchi con le caviglie
esili e cerulee per i riflessi del mare,
adeguate per scappare, per strappare
quel che resta di una mano su un fianco.
A occhi chiusi vedo ancora la sua
sagoma illuminata piegarsi sul pianoforte,
l'unico in quel misero emisfero.
Nessun'altra aveva i suoi occhi
in quel paesino di periferia,
che è ancora casa mia.
Nessun'altra ha la schiena pallida
e levigata come aveva lei.
Nessun'altra muore così,
in un albero qualsiasi,
con una corda qualsiasi,
di una notte qualsiasi,
sul mio amore qualsiasi.


                                              ***

QUELLE COME TE

A quelle come te riesce semplice
dondolarmi il tuo grano in faccia
e poi guardarmi con volto docile,
come a rinnegarmi.
A quelle come te piace vincere
e divertirsi col sudore dei popoli;
io lo so quello che non puoi raccontare,
io lo sento il tuo silenzio parlare.
Una volta - lo sai - ho raccontato
che le tue mani sono fredde,
e io chiaramente ho sbagliato a sfiorarle,
ma eri già bella ed eri imprudente.
Una volta - lo sai - ho pianto,
un'altra ho fatto finta
per simulare di sentirmi in colpa;
ma a quelle come te non importa,
dondoli ancora il tuo grano,
e il tuo sorriso davanti ai miei occhi.
A quelle come te non pesa di ferire, o di ferirsi.
Quelle che come te hanno bellezza
e ingenuità, non possono rimetterci.
Se non ingrigiscono i capelli,
lo fanno i pensieri, e tu rimani
solo un segnale di pericolo capovolto.
Ricordo bene quelle piccole tre cose
logorate per darti un tono:
la farfalla tatuata e la stella blu
che si vede solo dalla tua finestra.
E me.


                                           ***

FANTE DI CUORI

L'eroe che interpreti
partorisce la tua angoscia,
tutte le tue belle sculture di una sera
cosa ti lasciano?
Appassisce in fretta il viale alberato
della tua gestualità,
il tuo odio efebico
come il tuo imbarazzante amore.


                                           ***

AUTUNNO ( foglie cadute )

Tu sei l'autunno che muore spogliato.
violentata dal freddo che ti ha assuefatta.
Ingoi le foglie che hai perso per strada
e nel ventre tuo sorge di nuovo la vita.
Il vuoto ancora si compiacerà.
Chissà se stai guardando verso di me?
Spero di no, perché tremano
le mie mani di nostalgia.
Spero di sì, perché è l'unico fuoco
che adesso mi scalda.
Non so se stai scalando le mie
stesse montagne, o precipitando
dai medesimi strapiombi;
se hai sospeso - anche tu - un secondo
per un desiderio impossibile.
Dovrei godere dei tuoi silenzi
o delle tue - sempre lucide - verità?
Dovrei ingoiare il sangue
delle bugie che ancora mastico
e inchinarmi alla tua sincera ingenuità.
Non riesco a distinguere che te
in mezzo alla folla, e di te
non saprei tratteggiare il volto:
la tua voce soltanto intercetto,
e sforzo non basta per ricordarla.
Niente può arrivare a capire
se la foresta sia dentro di me
o il mio corpo a inciampare tra i rami.
Capisco i tuoi baci e la tua assenza,
la lucida verità dell'autunno.
A volte il cuore impazzisce
ma rimango muto, perché parlare
- di tenerezza o di avventure - sembra
forzare l'acqua a ghiacciare.
Perché adesso ho malinconia?


                                           ***

LA STESSA RISPOSTA

Silenzioso,
calpesto le tue lacrime,
finché piangi.
Riverente,
 abbracci i miei travagli,
finché ti seguo.
Mi chiedi di più,
come ogni volta ,
la stessa risposta
- che non ti concedo -
rimane in bocca :
voglio solo guardarti piangere.



        Fabrizio  Sani     da    Si innamoravano tutti di me e io del loro amore