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domenica 28 ottobre 2018

L'AMATA ( Lettere di e a Elsa Morante ) 2

1938

Da Elsa Morante ad Alberto Moravia

(…) Caro Alberto,
       ho un tale desiderio di parlarti ogni momento, che dovrei
       sempre scriverti. Ma questo non è possibile, come non sono
       possibili tante altre cose. E poi, se ti scrivessi sempre, tu
       finiresti per non leggere nemmeno più le mie lettere, per il tuo
       carattere che ti fa sembrare inutili le cose che hai. Ma forse mi
       sbaglio e malgrado tutto non ti capisco abbastanza.
       Questo è uno dei miei rimorsi, e il più grande di tutti è che non
       mi riesce di essere per te quello che vorrei. So di essere piena
       di cose volubili, fisiche, non chiare, e forse quelli che a te
       sembrano dei segreti che per te non esistono, sono soltanto
       queste ombre del mio carattere.Ma vorrei che tu vedessi dietro
       a queste cose come desiderio di avvicinarmi a te. Vorrei esserti
      così vicina che tu te ne accorgessi e non andassi continuamente
      via da me come hai fatto finora. Vorrei essere un bene per te, e
      per questo rinuncerei a me stessa e a tutto quello che mi
      riguarda. Tutto è molto chiaro e semplice, ma ancora non mi
      sembra di averlo detto come si dovrebbe.
      Ti domanderai perché ti scrivo ora tutte queste cose. Perché ho
      bisogno di dirtele, e qualunque siano i nostri rapporti nel
      futuro, ( io davvero non lo so, e naturalmente anche stasera
      sono piena di gelosie e di disperazione ), tu ti ricordi in
      qualunque momento questo che ti dico…


                                         Elsa

Lettere di e a Elsa Morante   da  L'amata  ( a cura di Daniele Morante )

L' AMATA ( Lettere di e a Elsa Morante ) 3



Roma , 1950 ?

Da Alberto Moravia a Elsa Morante

(..)Cara Elsa,
    ho mangiato solo e sono stato solo tutto il giorno e così ho avuto
    agio di riflettere su tante cose.
    Stamani ero di ottimo umore e se non ci fosse stata la tua
    ossessione assai antipatica sulla rassomiglianza della mia
    persona con quella del sign. Punzo ( locatore di Elsa ), oggi
    sarebbe stata una giornata normale. Così non è stato. Pazienza.
    Voglio dirti che io non desidero assolutamente che noi ci
    separiamo. Ancora oggi, sebbene mi senta proprio disperato,
    questa soluzione la respingo con tutte le mie forze. Ancora oggi
    tu sei la persona - come ti dissi ieri - che amo di più al mondo e
    alla quale sono più attaccato e non voglio separarmi da te.
    Tuttavia, non vorrei che tu pensassi che io voglia trattenerti per
    forza. Io sono convinto profondamente che possiamo restare
    insieme, ma se tu proprio non lo vuoi, ebbene sia come tu
    desideri. Ed è per questo che io ti dico fin d'ora che io ti
    accontenterò in tutte le tue richieste, dentro le mie possibilità.
    Ossia ti comprerò quel piccolo appartamento di cui si è
    parlato col resto dei soldi della vendita della casa, e poi ti darò
    un mensile. Circa quest'ultimo, tieni conto che io non guadagno
    molto.Bompiani mi dà 100.000 lire; il Corriere altre 90.000; il
    Mondo 50.000. Questo è tutto perché non posso assolutamente
    continuare  fare il critico cinematografico. Affittando l'
    appartamento di via dell' Oca si possono raggiungere 350.000.
    Si possono, dico, sebbene non sia sicuro.Perchè finchè tu stavi
    con me, io avevo una spinta potente a lavorare, mentre già
    adesso- che tu mi tratti così male - il lavoro mi nausea e devo
    fare uno sforzo terribile per far fronte ai miei impegni. Quando
    te ne sarai andata, ho proprio paura che per qualche tempo mi
    sentirò orribilmente paralizzato.
    Cara Elsa, io ti amo ancora tanto, che basta una tua parola
    sgarbata per farmi tanto soffrire. Purtroppo c'è in te come un
    demone che ti spinge a dirmi sempre delle cose spiacevoli.
    Perché non sarebbe possibile cambiare tutto ciò ? Piuttosto che
    metterci a vivere tutti e due soli, non sarebbe meglio mostrare
   un po' di buona volontà ?Io sono orribilmente disperato e infelice
   e non so come andrà a finire. Scusami per tutto quello che posso
   averti fatto di male, se puoi.
   E cerca di comprendermi

                                  il tuo Alberto


Lettere di e a Elsa Morante  da   L'amata ( a cura di Daniele Morante )

domenica 13 agosto 2017

ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 1


(...) L'epistolario ha inizio nel 1947: prende avvio quando Moravia
      è prossimo al successo e Morante sta per ottenere il
      riconoscimento letterario, mentre il rapporto entra in una crisi
      sempre più insanabile.
     Stando a quanto Moravia dichiara ad Enzo Siciliano, il primo
     incontro tra i due avvenne nel novembre 1936, probabilmente
     con la mediazione del pittore Capogrossi.
     Così Moravia ricorda Elsa :

     "Viveva sola e moriva letteralmente di fame. E anche di
     solitudine. Aveva i capelli bianchi fin da adolescente, un gran
     fungo lungo una faccia rotonda. Era molto miope: aveva occhi
     belli con lo sguardo trasognato dei miopi. Aveva il naso piccolo
     e la bocca grande, capricciosa. Una faccia un po' infantile."


     La prima traccia epistolare della sua presenza nella vita di
     Moravia risale al 1937, quando Morante esordisce all'interno
     de " Il Meridiano di Roma" su indicazione di Giacomo
     Debenedetti: a lui lo scrittore spedisce una cartolina nel mese
     di luglio per avere notizie di Elsa e sempre a Debenedetti si
     rivolge in una lettera scritta tra il 1938 e il '39 per affidargli le
     impressioni riguardo  a un rapporto non sereno sin dagli  inizi,
     reso difficile da una gelosia che Moravia fatica a tollerare.

    " Io non so cosa fare - anche perché provo per Elsa un vero
      affetto - a suo tempo il viaggio in Cina una soluzione - non è
      servito a nulla - ma nota bene che sarei anche capace di
      volerle bene se non fosse così esclusiva e non temessi per la
      mia libertà - io non so se l'amore sia così importante nella
      vita di un uomo  ; io so soltanto che quello che importa è essere
      se stessi senza limitazioni ( finchè è possibile ).
      A certi letti di Procuste preferisco il lastrico della strada ". (...)


Alessandra Grandelis  da  Quando verrai sarò quasi felice
   


ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 2



(...) Il viaggio in Cina del 1937 e quello successivo, in Grecia, tra
      il 1937 e il '38, si configurano nella mente di Moravia come il
      modo con cui riaffermare un rapporto " non divorante" all'
      origine di alcuni disturbi psicosomatici che lo
      accompagneranno per molti anni, tra cui un'allergia al pelo 
      dei gatti, tanto amati da Elsa.
      Tali partenze sono per Morante motivo di sofferenza: lo 
      dichiara nel diario che tiene nel 1938. Il 17 febbraio scrive:
    " Lui andrà a Parigi per il suo trionfo annuale, e io?. Una
       solitudine spaventosa, precipito". E ancora, il 5 aprile: " E'
       partito non so precisamente per dove: è forse uno scherzo, un
       incubo.".
       Le pagine diaristiche restituiscono le difficoltà di quei giorni
      " tra veglia e sonno". Nella quotidianità, Morante patisce le
       differenze rispetto all'affermazione artistica e alla condizione
       sociale del giovane scrittore:
    
    " Io vorrei soddisfare con la mia persona il suo snobismo, 
      avendo - per esempio - un'alta posizione sociale o essendo
      illustre. Niente di tutto questo è, e ieri quella visita alla Mostra
      con la coscienza di non essere una persona importante là
      dentro, e lui che parlava con la Contessa, e io ubriaca con
      brutti guanti alle mani, e poi non mi presentarono agli
      Accademici, e il suo racconto di quei giorni passati in quella
      villa aristocratica, di quella signora dell' aristocrazia amata
      da lui...Basta. E' una lunga serie di umiliazioni "  . (...)


  Alessandra Grandelis  da  Quando verrai sarò quasi felice  

ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 3



(...) Nel sonno l'argomento affettivo si traduce nella logica dell'
      inconscio in cui le identità si confondono; perché quello
      morantiano è soprattutto un " avventuroso viaggio nel sogno,
      anzi, dei sogni" spesso abitati da Moravia : " molto buono,
      affettuoso, umano",  o chiuso in sé,con tutti i tormentosi
      contrasti dell'intelligenza straordinaria, nervosa e inquieta.
      E' lui il protagonista fino all'ultimo sogno, in cui Morante lo
      vede sulle ginocchia mentre dorme " piccolo come un ragazzino
      col grembiule bianco."
      Se Moravia compare nelle pause oniriche morantiane, in queste
      lettere condivide con lei i propri sogni che segnano
      simbolicamente alcune cesure all'interno del rapporto. Per
      comprendere questo scambio sul terreno dell'inconscio non va
      dimenticato che l'autore fa risalire la rilettura di Freud all'
      anno in cui incontra la scrittrice, nel '36.
      Certo è che il diario morantiano si chiude sull'immagine di
      un Moravia fanciullo, seguita da un  sogno di " fiori rosa",
      quasi una prefigurazione del matrimonio che legherà i due
      scrittori nel 1941.

   " Nel 1941, il Lunedì dell' Angelo, il giorno dopo Pasqua, decisi
      di sposarmi perché non avevo più voglia di vivere separato da
      Elsa. Ci sposò padre Tecchi - Venturi, un gesuita che aveva
      stipulato il Concordato fra Vaticano e Mussolini.
      I testimoni erano Longanesi, Pannunzio, Morra e Capogrossi.
      Elsa indossava un tailleur nuovo, ma aveva una borsa con una
      macchia che nascondeva pudicamente tenendola contro  la
      gonna. Non avevo soldi per comprare un anello: mi limitai
      a comprare il rituale mazzo di mughetti ".   (...)


         Alessandra Grandelis da   Quando verrai sarò quasi felice
     

     

ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 4



(...) L'epistolario si apre a sei anni dalle nozze e i problemi che si
      presentano, si possono ancora affrontare con il sentimento " Se
      ci vorremo bene, supereremo anche queste difficolta" .
     ( Moravia ). Lo scrittore è in partenza per Anacapri, il luogo
      che li ha accolti all'indomani del matrimonio per svariati mesi,
      in mezzo a pittori, stranieri, gente povera locale e, tra un'
      eccentricità e l'altra, Elsa girava con un gatto siamese al
      guinzaglio e Alberto con un gufo su una spalla.
      Proprio da Anacapri Moravia invia a Morante un cospicuo
      numero di lettere: quelle anacapresi sono per lo scrittore le
      poche occasioni di complicità vera, insieme al lungo periodo
      vissuto fra il 1943 e il 1944 a Sant' Agata, in fuga dal fascismo,
      sulle cui liste egli è indicato come persona da arrestare. Saliti
      su un treno per Napoli con l'intento di raggiungere Curzio
      Malaparte a Capri, vengono arrestati all'altezza di Fondi.
      Trovano quindi ospitalità sulla collina , in " una piccola stanza
      addossata alla parete della macera, cioè ad una parete fatta
      di roccia viva, con un tettino di lamiera. Armati di due soli
      libri " I fratelli Karamazov" e " La Bibbia", affrontano i lunghi
      mesi in una condizione " insieme disperata e piena di speranza"
      In questa situazione, Moravia può sperimentare il coraggio e
      la generosità di Elsa, pronta a seguirlo senza essere ricercata
      e ad abbandonare il rifugio per raggiungere la capitale in
      cerca degli abiti con cui affrontare l'inverno. L'esperienza è
      decisiva per entrambi e agli occhi di Moravia rappresenta
      uno dei momenti più felici della loro storia.
      E' con lei nell'affrontare il periodo bellico, e " con lei tutta la
      vita per le grandi qualità umane ed artistiche" che Moravia le
      ha sempre riconosciuto, in una peculiare forma di amore senza
      innamoramento:

   "  Ho molto amato Elsa Morante, non sono mai stato innamorato
      di lei. Innamorarsi è una cosa, amare è un'altra cosa.
      Elsa l'ho molto amata: mi ha fatto soffrire molto. L'ho
      realmente amata, ma non posso dire di essere stato innamorato
      di lei ".    (...)


 Alessandrra Grandelis da  Quando verrai sarò quasi felice

ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 5


(...) La sofferenza a cui fa cenno in questi pensieri, tratti da una
      conversazione con Jean- Noel Schifano, è evidente nella storia
      raccontata dalle lettere, in bilico fra l'amore dichiarato e la
      salvaguardia di un rapporto che invece si sgretola con l'andare
      degli anni. La prima vera frattura si colloca nel 1950; lo
      testimonia una missiva in cui Moravia " disperato e infelice" e
      comunque disposto ad assecondare eventuali " richieste dentro
      le sue possibilità", ribadisce di non volersi separare, nella
      convinzione che sia ancora possibile restare insieme. Sembra
      essere del 1950 una minuta scritta da Morante per scusarsi del
      comportamento dettato dalla propria fragilità e da " una
      passione veramente strana e quasi inaudita: quella per Luchino
      Visconti, sbocciata nel 1949. Il regista appare in sogno a
      Moravia nell'agosto 1951:

     " Stanotte poi ho sognato che tu sedevi a un tavolo di caffè
       aspettando un appuntamento con L. e io allora mi sono
       avvicinato a te, in pigiama e portando un cuscino e ti ho
       gridato :" Se entro tre giorni non facciamo l'amore, ci
       divideremo per sempre". Ma tu non dicevi nulla e io allora
       sono andato a dormire in una specie di lugubre magazzino
       tutto  nero e vuoto ".
     



     Moravia  che solo in un'occasione chiede di non essere
     dimenticato quale legittimo marito - si fa da parte nel sogno e
     così nella realtà, consapevole che la passione per Visconti,
     seppur con tutte le sue incomprensioni, ha in sé come qualcosa
     di necessario. Come " vitale", sebbene " tragico" è il rapporto
     con Bill Morrow, il pittore che la scrittrice incontra a New
     York durante il viaggio americano del 1959; talmente vitale che
     alla morte precoce di Morrow nell'aprile 1962, Morante entra
     in un lutto " lungo e disperato". Qui avviene la frattura
     decisiva per la coppia: la speranza sempre vanificata di un
     ritorno alla normalità, si infrange irrimediabilmente in questo
     momento di dolore assoluto che determina una svolta nel
     percorso umano e artistico di Morante, chiusa nel silenzio.
     Scrive Moravia dall' Africa, il 4 gennaio 1963:

   " Ieri ho sognato che volevo vederti in una casa piena di gente
      e che questa gente voleva impedirmi di vederti. Poi ti
      incontravo e tu eri tanto dolce e ragionevole e amica e io
      ero meravigliato "



   Al rientro in Italia, dopo aver constatato che la vita insieme si
   era letteralmente disfatta, lo scrittore si trasferisce nella casa di
   Lungotevere della Vittoria, pronto a cominciare insieme a Dacia
   Maraini un'altra fase della vita, incontro ad un diverso modo di
   viaggiare, nella quotidianità e nel mondo. (...)


       Alessandra Grandelis  da Prefazione a  Quando verrai sarò quasi felice

sabato 12 agosto 2017

QUANDO VERRAI SARO' QUASI FELICE 1



                                                          Alberto Moravia & Elsa Morante


1950. 51

(...) Cara Elsa,
      la tua infelicità mi rende molto infelice e vorrei davvero che
      tutto cambiasse pure contro di me. Tieni conto però di una
      cosa: che io ti ho sempre amato, soprattutto dal tempo che
      precedette Sant ' Agata.( dopo l'8 settembre 1943 n.d.r.).
      Purtroppo il momento in cui ti amai di più fu quello in cui tu
      decidesti di non amarmi più affatto. Ma queste due cose non
      ebbero relazione tra di loro: quando incominciai ad amarti,
      sapevo perché ti amavo e non lo facevo - come tu pretendi - per
      dispetto . Prima di allora - del resto - non è che non avessi un
      sentimento molto forte per te, ma a causa della mia
      disgraziatissima adolescenza, mi mancavano i mezzi per
      esprimerlo. Tu mi hai fatto scontare questa mia dolorosa
      insufficienza con due o tre anni di terribile durezza, disprezzo,
      astio e ostilità a partire dal dopoguerra - o meglio - dal giorno
      che finisti il romanzo ( Menzogna e Sortilegio, 1948. n.d.r ).
      Non importa. Ancora adesso potresti anche farmi di peggio e
      il mio sentimento non cambierebbe. Insomma, io vorrei
      convincerti che la sola persona al mondo che ti voglia
      veramente bene sono io e che fai male ad irrigidirti contro
      questo bene. Io non ti chiedo di amarmi, del resto- visto che è
      impossibile- ma soltanto di pensare a te stessa e di fare il
      possibile per uscire da questo tuo stato di infelicità che ti fa
      essere irragionevole e ti fa disprezzare anche quel poco che
      realmente possiedi. (...)

           Il tuo Alberto


Alberto Moravia  da  Quando verrai sarò quasi felice ( Lettere a Elsa Morante 1947- 1983 )


QUANDO VERRAI SARO' QUASI FELICE 2


11 Agosto 1951

(...) Carissima Elsa,
      sono passato per Castasegna pochissimo tempo prima che il
      temporale facesse crollare l'edificio della dogana e sbarrasse
      la strada la quale, come apprendo dai giornali , resterà chiusa
      per otto giorni. Ho visto sul lago di Como il più furioso
      temporale della mia vita. Era molto bello e mi faceva pensare
      all'infanzia quando gli avvenimenti meteorologici hanno un'
      importanza che in seguito sono destinati a perdere.
      A Milano c'era molto vento e caldo e passai quattro ore a
      girellare intorno alla Galleria. Telefonai ad alcune persone,
      ma tutti erano partiti per le ferie. Il viaggio a Roma è stato
      buono, ma appena arrivato seppi che c'era stato il terremoto.
      A Roma il caldo è tollerabile.
      Qui tutto va bene: il gatto Tit mi ha accolto con miagolii
      strazianti e la vestaglia sta sul tuo letto. I gattini stanno bene
      e sono grossi come conigli. Però per te è bene stare in
      montagna perché qui il caldo - sopportabile per me - per te
      sarebbe terribile.
      Ti prego di non farti delle idee nere e di stare calma e
      tranquilla. Ricordati che io ho per te un sentimento profondo
      e che non devi pensare all'avvenire con apprensione. Per la
      gita a Zurigo, tu sai il mio pensiero: o andarci l'ultimo giorno
      che stai a Sils ( in modo da non interrompere il lavoro e di non
      avere sorprese coi soldi ) oppure rinunziarci che sarebbe
      meglio, e aspettare di essere stata a Pisa.
      Giovanna S. ha telefonato. Ha telefonato anche la Ortese.
      Non c'è altro. Lavora bene e cerca di mangiare cose buone.
      Io andrò a Capri domenica o lunedì.  (...)
      Ti abbraccio, il tuo

                      Alberto


  Alberto Moravia    da    Quando verrai sarò quasi felice

     

QUANDO VERRAI SARO' QUASI FELICE 3


Lagos, 27 Dicembre 1962


(...) Cara Elsa,
      a Roma soffrivo di una terribile angoscia e anche qui- in capo
     al mondo - ne soffro ogni volta che penso a te. Non posso
     sopportare le tue frasi " mai più " " per sempre" e simili.
     La nostra vita è già passata per due terzi e queste frasi hanno 
     un senso di morte e per la prima volta mi viene fatto di pensare
     alla morte. Per me nulla è finito e nulla può finire. Io ho per te
     esattamente lo stesso sentimento che ho avuto negli ultimi dieci
     anni, anzi forse più forte, e sono sicuro che questo sentimento
     non cambierà. Certo, tu hai fatto di tutto negli ultimi anni 
     affinché cambiasse e molte cose sono rimaste per me 
     inspiegabili nella tua condotta verso di me, ma soprattutto 
     quella che io chiamo la tua irritazione contro di me e che ogni
     tanto ti spingeva a trattarmi in una maniera tale da giustificare
     una rottura - ma quello che io penso  e sento per te andava al di
     là di queste irritazioni per quanto sconcertanti e io non riuscivo
     che a ricordarmi le tua qualità, il tuo valore e il grande
     affetto che mi avevi sempre dimostrato nei momenti più difficili
     della vita  -.
     Ahimè, tutto questo adesso è messo in forse e io non so davvero
     che cosa succederà. Tutto mi sembra scardinato, distrutto e al
     tempo stesso non so che cosa potrò mettere al posto di quello
     che c'era e c'è tuttora. Io non credo però che tu cesserai di
     essere nella mia vita. Di questo sono sicuro.
     Da ultimo tu avevi completamente svuotato i nostri rapporti:
     non volevi più né viaggiare né villeggiare insieme a me; né
     prendere il the la mattina, né parlare con me la  sera e ogni
     volta che a cena non trovavamo con chi andare, eri quasi
     costernata. Perché tutto questo, visto che mi volevi tanto bene,
     come sapevo del resto? . Si direbbe che tu abbia voluto che
     questi rapporti finissero sia pure senza desiderarne la fine in
     maniera consapevole. Io tuttavia non avrei mai fatto niente per
     farlo finire. C'è stato in tutto questo un' atroce mescolanza di
     leggerezza e di oscuro accanimento.
     Adesso io non so davvero che cosa farò - Ho sempre agito
     seguendo i miei sentimenti ( e non seguendo il mio egoismo
     come tu credi ) e questa volta i miei sentimenti sono contrastanti
     Vorrei soprattutto che tu ti rendessi conto che niente è cambiato
     realmente tra di noi e che domani potrei rivederti meglio e più
     spesso che in passato. Ma già, so che questa frase ti indignerà:
     tu pensi che io voglia quello che tu chiami un compromesso e
     invece io vorrei soltanto che ciò che è vivo non venisse
     assassinato.  (...)
     Arrivederci, tuo con tanto affetto 


                          Alberto


 Alberto Moravia   da    Quando verrai sarò quasi felice

QUANDO VERRAI SARO' QUASI FELICE 4

  Roma, Ante 1975

(...) Cara Elsa,
      sei riuscita a rovinare una mattinata del resto già compromessa
      dalla stanchezza della sera avanti.
      Ad ogni modo ecco la verità. Non giuro perché tu non tieni
      conto dei miei giuramenti. Ma è la verità.
      Sono rimasto a Roma perché avevo sei assegni di quasi un
      milione da mettere in banca e le banche non si aprono più che
      la mattina. Essendo rimasto a Roma, sono andato al premio
      Strega perché non avevo di meglio da fare. Una volta al premio
      Strega, poiché non potevo sopportare le luci della televisione e
      la folla del nostro tavolo, sono salito all'ingresso.
      Vi ho incontrato la persona di cui s'è parlato e mi sono
      trattenuto al suo tavolo insieme con gli altri. E' verissimo che
      sono stato a quel tavolo per un poco. Quindi sono ridisceso e 
      ho incontrato Carlo Levi che mi ha detto di Uckermann 
     ( direttore di una casa editrice francese per cui pubblicò 
      Moravia, n.d.r. ). Allora sono salito e sono andato a sedermi al
      tavolo dell'ingresso a due tavoli di distanza dalla persona in
      questione. Poi sono andato via con Uckermann.
      Quanto a te sei libera di credere o non credere a queste cose.
      Però in fondo non importa. E questo perché tu non credi mai
      a quello che ti dicono gli altri, ma soltanto a quello che pensi
      o senti tu stessa. La sola speranza è dunque che tu pensa e
      senta con la sensibilità e l'acutezza che mostri in tante
      occasioni. Comunque io so di certo che non posso influire sulle
      tue opinioni.
      Quanto alla mia agitazione, dovresti renderti conto che non
      posso che dire quello che ho detto, anche se tu mi mettessi alla
      tortura. Ma sentirmi chiamare piccolo borghese, filisteo
      bugiardo, etc mi mette fuori di me perché è ingiusto. Se fosse
      giusto, se cioè avessi veramente mentito, non credo che mi
      arrabbierei, anzi sicuramente non mi arrabbierei. Ma tu a
      questo non arrivi: eppure sei così intelligente!
      Tu sei padronissima di non credermi, ti prego però di non
      chiedermi di mentire per farti piacere, ossia confermare le tue
      induzioni errate. Perché - per esempio - se ammettessi di
      essere andato al premio per vedere qualcuno e non perché non
      avevo niente da fare di meglio, certissimamente, mentirei.
      Quanto a Sils Maria, non venirci, va bene. Vuol dire che non
      ci andrò neanch'io. Però potevi dirmelo prima che aspettavi la
      prima occasione per piantarmi in asso.
      Finalmente quando mi dici che debbo rendermi conto che tutto
      questo per te non è affatto importante, ho il diritto di 
      domandarti: ma quando mai ho detto o lasciato capire che io
      ritenevo che tutto questo fosse importante?
      E allora perché questo ritornello ?  (...)

                   Alberto


Alberto Moravia   da       Quando verrai sarò quasi felice 
 

QUANDO VERRAI SARO' QUASI FELICE 5

 Roma - Senza data

(...) Cara Elsa,
      non capisci niente e questo perché gli altri non esistono per te:
     esistono soltanto i tuoi sentimenti per gli altri, molto mutevoli
     e spesso poco lusinghieri.
     Se tu sapessi la verità ( ma non la saprai mai ) scopriresti che
     tutto è assolutamente casuale e privo di quei significati che tu
     attribuisci alle cose. Per esempio il viaggio a Cuba è stato
     deciso per motivi nessuno dei quali ti riguarda neppure da
     lontano. Ed è stato deciso senza ragioni vere, forse soltanto
     perché Pasolini preferiva un viaggio nel quale non si spendeva.
     Pasolini non ha mai parlato del Messico con me. Io non avevo
     nessuna intenzione di andarci: volevo andare in Venezuela.
     Ma poiché andare in Venezuela bisogna passare per Città del
     Messico, non andrò neppure in Venezuela.
     Purtroppo mi arrabbio. Ma lo sai perché mi arrabbio? Perché
     sono tutte cose di cui non mi importa nulla, non nel senso che
     si dà a questa frase - orgoglioso e dispettoso - ma verace e
     umile. E sentirmi attribuire dei sentimenti invece di quella
     mancanza assoluta di sentimenti in cui si trova il mio animo,
     mi fa arrabbiare. Mi pare quasi una calunnia.
     Quanto a te, è molto semplice. Tu sei a te stessa il mondo intero,
     ivi compresa la mia modesta persona. In questo mondo c'è una
     certa ingiustizia mischiata a varie adorazioni.
     Sperare di introdurre in un mondo siffatto un'ombra di verità,
     è fatica inutile. Si può sperare soltanto che i tuoi sogni
     coincidano casualmente con la realtà.  (...)
     Arrivederci

                               Alberto



     Alberto Moravia    da       Quando verrai sarò quasi felice