1938
Da Elsa Morante ad Alberto Moravia
(…) Caro Alberto,
ho un tale desiderio di parlarti ogni momento, che dovrei
sempre scriverti. Ma questo non è possibile, come non sono
possibili tante altre cose. E poi, se ti scrivessi sempre, tu
finiresti per non leggere nemmeno più le mie lettere, per il tuo
carattere che ti fa sembrare inutili le cose che hai. Ma forse mi
sbaglio e malgrado tutto non ti capisco abbastanza.
Questo è uno dei miei rimorsi, e il più grande di tutti è che non
mi riesce di essere per te quello che vorrei. So di essere piena
di cose volubili, fisiche, non chiare, e forse quelli che a te
sembrano dei segreti che per te non esistono, sono soltanto
queste ombre del mio carattere.Ma vorrei che tu vedessi dietro
a queste cose come desiderio di avvicinarmi a te. Vorrei esserti
così vicina che tu te ne accorgessi e non andassi continuamente
via da me come hai fatto finora. Vorrei essere un bene per te, e
per questo rinuncerei a me stessa e a tutto quello che mi
riguarda. Tutto è molto chiaro e semplice, ma ancora non mi
sembra di averlo detto come si dovrebbe.
Ti domanderai perché ti scrivo ora tutte queste cose. Perché ho
bisogno di dirtele, e qualunque siano i nostri rapporti nel
futuro, ( io davvero non lo so, e naturalmente anche stasera
sono piena di gelosie e di disperazione ), tu ti ricordi in
qualunque momento questo che ti dico…
Elsa
Lettere di e a Elsa Morante da L'amata ( a cura di Daniele Morante )
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domenica 28 ottobre 2018
L' AMATA ( Lettere di e a Elsa Morante ) 3
Roma , 1950 ?
Da Alberto Moravia a Elsa Morante
(..)Cara Elsa,
ho mangiato solo e sono stato solo tutto il giorno e così ho avuto
agio di riflettere su tante cose.
Stamani ero di ottimo umore e se non ci fosse stata la tua
ossessione assai antipatica sulla rassomiglianza della mia
persona con quella del sign. Punzo ( locatore di Elsa ), oggi
sarebbe stata una giornata normale. Così non è stato. Pazienza.
Voglio dirti che io non desidero assolutamente che noi ci
separiamo. Ancora oggi, sebbene mi senta proprio disperato,
questa soluzione la respingo con tutte le mie forze. Ancora oggi
tu sei la persona - come ti dissi ieri - che amo di più al mondo e
alla quale sono più attaccato e non voglio separarmi da te.
Tuttavia, non vorrei che tu pensassi che io voglia trattenerti per
forza. Io sono convinto profondamente che possiamo restare
insieme, ma se tu proprio non lo vuoi, ebbene sia come tu
desideri. Ed è per questo che io ti dico fin d'ora che io ti
accontenterò in tutte le tue richieste, dentro le mie possibilità.
Ossia ti comprerò quel piccolo appartamento di cui si è
parlato col resto dei soldi della vendita della casa, e poi ti darò
un mensile. Circa quest'ultimo, tieni conto che io non guadagno
molto.Bompiani mi dà 100.000 lire; il Corriere altre 90.000; il
Mondo 50.000. Questo è tutto perché non posso assolutamente
continuare fare il critico cinematografico. Affittando l'
appartamento di via dell' Oca si possono raggiungere 350.000.
Si possono, dico, sebbene non sia sicuro.Perchè finchè tu stavi
con me, io avevo una spinta potente a lavorare, mentre già
adesso- che tu mi tratti così male - il lavoro mi nausea e devo
fare uno sforzo terribile per far fronte ai miei impegni. Quando
te ne sarai andata, ho proprio paura che per qualche tempo mi
sentirò orribilmente paralizzato.
Cara Elsa, io ti amo ancora tanto, che basta una tua parola
sgarbata per farmi tanto soffrire. Purtroppo c'è in te come un
demone che ti spinge a dirmi sempre delle cose spiacevoli.
Perché non sarebbe possibile cambiare tutto ciò ? Piuttosto che
metterci a vivere tutti e due soli, non sarebbe meglio mostrare
un po' di buona volontà ?Io sono orribilmente disperato e infelice
e non so come andrà a finire. Scusami per tutto quello che posso
averti fatto di male, se puoi.
E cerca di comprendermi
il tuo Alberto
Lettere di e a Elsa Morante da L'amata ( a cura di Daniele Morante )
domenica 13 agosto 2017
ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 1
(...) L'epistolario ha inizio nel 1947: prende avvio quando Moravia
è prossimo al successo e Morante sta per ottenere il
riconoscimento letterario, mentre il rapporto entra in una crisi
sempre più insanabile.
Stando a quanto Moravia dichiara ad Enzo Siciliano, il primo
incontro tra i due avvenne nel novembre 1936, probabilmente
con la mediazione del pittore Capogrossi.
Così Moravia ricorda Elsa :
"Viveva sola e moriva letteralmente di fame. E anche di
solitudine. Aveva i capelli bianchi fin da adolescente, un gran
fungo lungo una faccia rotonda. Era molto miope: aveva occhi
belli con lo sguardo trasognato dei miopi. Aveva il naso piccolo
e la bocca grande, capricciosa. Una faccia un po' infantile."
La prima traccia epistolare della sua presenza nella vita di
Moravia risale al 1937, quando Morante esordisce all'interno
de " Il Meridiano di Roma" su indicazione di Giacomo
Debenedetti: a lui lo scrittore spedisce una cartolina nel mese
di luglio per avere notizie di Elsa e sempre a Debenedetti si
rivolge in una lettera scritta tra il 1938 e il '39 per affidargli le
impressioni riguardo a un rapporto non sereno sin dagli inizi,
reso difficile da una gelosia che Moravia fatica a tollerare.
" Io non so cosa fare - anche perché provo per Elsa un vero
affetto - a suo tempo il viaggio in Cina una soluzione - non è
servito a nulla - ma nota bene che sarei anche capace di
volerle bene se non fosse così esclusiva e non temessi per la
mia libertà - io non so se l'amore sia così importante nella
vita di un uomo ; io so soltanto che quello che importa è essere
se stessi senza limitazioni ( finchè è possibile ).
A certi letti di Procuste preferisco il lastrico della strada ". (...)
Alessandra Grandelis da Quando verrai sarò quasi felice
ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 2
(...) Il viaggio in Cina del 1937 e quello successivo, in Grecia, tra
il 1937 e il '38, si configurano nella mente di Moravia come il
modo con cui riaffermare un rapporto " non divorante" all'
origine di alcuni disturbi psicosomatici che lo
accompagneranno per molti anni, tra cui un'allergia al pelo
dei gatti, tanto amati da Elsa.
Tali partenze sono per Morante motivo di sofferenza: lo
dichiara nel diario che tiene nel 1938. Il 17 febbraio scrive:
" Lui andrà a Parigi per il suo trionfo annuale, e io?. Una
solitudine spaventosa, precipito". E ancora, il 5 aprile: " E'
partito non so precisamente per dove: è forse uno scherzo, un
incubo.".
Le pagine diaristiche restituiscono le difficoltà di quei giorni
" tra veglia e sonno". Nella quotidianità, Morante patisce le
differenze rispetto all'affermazione artistica e alla condizione
sociale del giovane scrittore:
" Io vorrei soddisfare con la mia persona il suo snobismo,
avendo - per esempio - un'alta posizione sociale o essendo
illustre. Niente di tutto questo è, e ieri quella visita alla Mostra
con la coscienza di non essere una persona importante là
dentro, e lui che parlava con la Contessa, e io ubriaca con
brutti guanti alle mani, e poi non mi presentarono agli
Accademici, e il suo racconto di quei giorni passati in quella
villa aristocratica, di quella signora dell' aristocrazia amata
da lui...Basta. E' una lunga serie di umiliazioni " . (...)
Alessandra Grandelis da Quando verrai sarò quasi felice
ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 3
(...) Nel sonno l'argomento affettivo si traduce nella logica dell'
inconscio in cui le identità si confondono; perché quello
morantiano è soprattutto un " avventuroso viaggio nel sogno,
anzi, dei sogni" spesso abitati da Moravia : " molto buono,
affettuoso, umano", o chiuso in sé,con tutti i tormentosi
contrasti dell'intelligenza straordinaria, nervosa e inquieta.
E' lui il protagonista fino all'ultimo sogno, in cui Morante lo
vede sulle ginocchia mentre dorme " piccolo come un ragazzino
col grembiule bianco."
Se Moravia compare nelle pause oniriche morantiane, in queste
lettere condivide con lei i propri sogni che segnano
simbolicamente alcune cesure all'interno del rapporto. Per
comprendere questo scambio sul terreno dell'inconscio non va
dimenticato che l'autore fa risalire la rilettura di Freud all'
anno in cui incontra la scrittrice, nel '36.
Certo è che il diario morantiano si chiude sull'immagine di
un Moravia fanciullo, seguita da un sogno di " fiori rosa",
quasi una prefigurazione del matrimonio che legherà i due
scrittori nel 1941.
" Nel 1941, il Lunedì dell' Angelo, il giorno dopo Pasqua, decisi
di sposarmi perché non avevo più voglia di vivere separato da
Elsa. Ci sposò padre Tecchi - Venturi, un gesuita che aveva
stipulato il Concordato fra Vaticano e Mussolini.
I testimoni erano Longanesi, Pannunzio, Morra e Capogrossi.
Elsa indossava un tailleur nuovo, ma aveva una borsa con una
macchia che nascondeva pudicamente tenendola contro la
gonna. Non avevo soldi per comprare un anello: mi limitai
a comprare il rituale mazzo di mughetti ". (...)
Alessandra Grandelis da Quando verrai sarò quasi felice
ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 4
(...) L'epistolario si apre a sei anni dalle nozze e i problemi che si
presentano, si possono ancora affrontare con il sentimento " Se
ci vorremo bene, supereremo anche queste difficolta" .
( Moravia ). Lo scrittore è in partenza per Anacapri, il luogo
che li ha accolti all'indomani del matrimonio per svariati mesi,
in mezzo a pittori, stranieri, gente povera locale e, tra un'
eccentricità e l'altra, Elsa girava con un gatto siamese al
guinzaglio e Alberto con un gufo su una spalla.
Proprio da Anacapri Moravia invia a Morante un cospicuo
numero di lettere: quelle anacapresi sono per lo scrittore le
poche occasioni di complicità vera, insieme al lungo periodo
vissuto fra il 1943 e il 1944 a Sant' Agata, in fuga dal fascismo,
sulle cui liste egli è indicato come persona da arrestare. Saliti
su un treno per Napoli con l'intento di raggiungere Curzio
Malaparte a Capri, vengono arrestati all'altezza di Fondi.
Trovano quindi ospitalità sulla collina , in " una piccola stanza
addossata alla parete della macera, cioè ad una parete fatta
di roccia viva, con un tettino di lamiera. Armati di due soli
libri " I fratelli Karamazov" e " La Bibbia", affrontano i lunghi
mesi in una condizione " insieme disperata e piena di speranza"
In questa situazione, Moravia può sperimentare il coraggio e
la generosità di Elsa, pronta a seguirlo senza essere ricercata
e ad abbandonare il rifugio per raggiungere la capitale in
cerca degli abiti con cui affrontare l'inverno. L'esperienza è
decisiva per entrambi e agli occhi di Moravia rappresenta
uno dei momenti più felici della loro storia.
E' con lei nell'affrontare il periodo bellico, e " con lei tutta la
vita per le grandi qualità umane ed artistiche" che Moravia le
ha sempre riconosciuto, in una peculiare forma di amore senza
innamoramento:
" Ho molto amato Elsa Morante, non sono mai stato innamorato
di lei. Innamorarsi è una cosa, amare è un'altra cosa.
Elsa l'ho molto amata: mi ha fatto soffrire molto. L'ho
realmente amata, ma non posso dire di essere stato innamorato
di lei ". (...)
Alessandrra Grandelis da Quando verrai sarò quasi felice
ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 5
(...) La sofferenza a cui fa cenno in questi pensieri, tratti da una
conversazione con Jean- Noel Schifano, è evidente nella storia
raccontata dalle lettere, in bilico fra l'amore dichiarato e la
salvaguardia di un rapporto che invece si sgretola con l'andare
degli anni. La prima vera frattura si colloca nel 1950; lo
testimonia una missiva in cui Moravia " disperato e infelice" e
comunque disposto ad assecondare eventuali " richieste dentro
le sue possibilità", ribadisce di non volersi separare, nella
convinzione che sia ancora possibile restare insieme. Sembra
essere del 1950 una minuta scritta da Morante per scusarsi del
comportamento dettato dalla propria fragilità e da " una
passione veramente strana e quasi inaudita: quella per Luchino
Visconti, sbocciata nel 1949. Il regista appare in sogno a
Moravia nell'agosto 1951:
" Stanotte poi ho sognato che tu sedevi a un tavolo di caffè
aspettando un appuntamento con L. e io allora mi sono
avvicinato a te, in pigiama e portando un cuscino e ti ho
gridato :" Se entro tre giorni non facciamo l'amore, ci
divideremo per sempre". Ma tu non dicevi nulla e io allora
sono andato a dormire in una specie di lugubre magazzino
tutto nero e vuoto ".
Moravia che solo in un'occasione chiede di non essere
dimenticato quale legittimo marito - si fa da parte nel sogno e
così nella realtà, consapevole che la passione per Visconti,
seppur con tutte le sue incomprensioni, ha in sé come qualcosa
di necessario. Come " vitale", sebbene " tragico" è il rapporto
con Bill Morrow, il pittore che la scrittrice incontra a New
York durante il viaggio americano del 1959; talmente vitale che
alla morte precoce di Morrow nell'aprile 1962, Morante entra
in un lutto " lungo e disperato". Qui avviene la frattura
decisiva per la coppia: la speranza sempre vanificata di un
ritorno alla normalità, si infrange irrimediabilmente in questo
momento di dolore assoluto che determina una svolta nel
percorso umano e artistico di Morante, chiusa nel silenzio.
Scrive Moravia dall' Africa, il 4 gennaio 1963:
" Ieri ho sognato che volevo vederti in una casa piena di gente
e che questa gente voleva impedirmi di vederti. Poi ti
incontravo e tu eri tanto dolce e ragionevole e amica e io
ero meravigliato "
Al rientro in Italia, dopo aver constatato che la vita insieme si
era letteralmente disfatta, lo scrittore si trasferisce nella casa di
Lungotevere della Vittoria, pronto a cominciare insieme a Dacia
Maraini un'altra fase della vita, incontro ad un diverso modo di
viaggiare, nella quotidianità e nel mondo. (...)
Alessandra Grandelis da Prefazione a Quando verrai sarò quasi felice
sabato 12 agosto 2017
QUANDO VERRAI SARO' QUASI FELICE 1
Alberto Moravia & Elsa Morante
1950. 51
(...) Cara Elsa,
la tua infelicità mi rende molto infelice e vorrei davvero che
tutto cambiasse pure contro di me. Tieni conto però di una
cosa: che io ti ho sempre amato, soprattutto dal tempo che
precedette Sant ' Agata.( dopo l'8 settembre 1943 n.d.r.).
Purtroppo il momento in cui ti amai di più fu quello in cui tu
decidesti di non amarmi più affatto. Ma queste due cose non
ebbero relazione tra di loro: quando incominciai ad amarti,
sapevo perché ti amavo e non lo facevo - come tu pretendi - per
dispetto . Prima di allora - del resto - non è che non avessi un
sentimento molto forte per te, ma a causa della mia
disgraziatissima adolescenza, mi mancavano i mezzi per
esprimerlo. Tu mi hai fatto scontare questa mia dolorosa
insufficienza con due o tre anni di terribile durezza, disprezzo,
astio e ostilità a partire dal dopoguerra - o meglio - dal giorno
che finisti il romanzo ( Menzogna e Sortilegio, 1948. n.d.r ).
Non importa. Ancora adesso potresti anche farmi di peggio e
il mio sentimento non cambierebbe. Insomma, io vorrei
convincerti che la sola persona al mondo che ti voglia
veramente bene sono io e che fai male ad irrigidirti contro
questo bene. Io non ti chiedo di amarmi, del resto- visto che è
impossibile- ma soltanto di pensare a te stessa e di fare il
possibile per uscire da questo tuo stato di infelicità che ti fa
essere irragionevole e ti fa disprezzare anche quel poco che
realmente possiedi. (...)
Il tuo Alberto
Alberto Moravia da Quando verrai sarò quasi felice ( Lettere a Elsa Morante 1947- 1983 )
QUANDO VERRAI SARO' QUASI FELICE 2
11 Agosto 1951
(...) Carissima Elsa,
sono passato per Castasegna pochissimo tempo prima che il
temporale facesse crollare l'edificio della dogana e sbarrasse
la strada la quale, come apprendo dai giornali , resterà chiusa
per otto giorni. Ho visto sul lago di Como il più furioso
temporale della mia vita. Era molto bello e mi faceva pensare
all'infanzia quando gli avvenimenti meteorologici hanno un'
importanza che in seguito sono destinati a perdere.
A Milano c'era molto vento e caldo e passai quattro ore a
girellare intorno alla Galleria. Telefonai ad alcune persone,
ma tutti erano partiti per le ferie. Il viaggio a Roma è stato
buono, ma appena arrivato seppi che c'era stato il terremoto.
A Roma il caldo è tollerabile.
Qui tutto va bene: il gatto Tit mi ha accolto con miagolii
strazianti e la vestaglia sta sul tuo letto. I gattini stanno bene
e sono grossi come conigli. Però per te è bene stare in
montagna perché qui il caldo - sopportabile per me - per te
sarebbe terribile.
Ti prego di non farti delle idee nere e di stare calma e
tranquilla. Ricordati che io ho per te un sentimento profondo
e che non devi pensare all'avvenire con apprensione. Per la
gita a Zurigo, tu sai il mio pensiero: o andarci l'ultimo giorno
che stai a Sils ( in modo da non interrompere il lavoro e di non
avere sorprese coi soldi ) oppure rinunziarci che sarebbe
meglio, e aspettare di essere stata a Pisa.
Giovanna S. ha telefonato. Ha telefonato anche la Ortese.
Non c'è altro. Lavora bene e cerca di mangiare cose buone.
Io andrò a Capri domenica o lunedì. (...)
Ti abbraccio, il tuo
Alberto
Alberto Moravia da Quando verrai sarò quasi felice
QUANDO VERRAI SARO' QUASI FELICE 3
Lagos, 27 Dicembre 1962
(...) Cara Elsa,
a Roma soffrivo di una terribile angoscia e anche qui- in capo
al mondo - ne soffro ogni volta che penso a te. Non posso
sopportare le tue frasi " mai più " " per sempre" e simili.
La nostra vita è già passata per due terzi e queste frasi hanno
un senso di morte e per la prima volta mi viene fatto di pensare
alla morte. Per me nulla è finito e nulla può finire. Io ho per te
esattamente lo stesso sentimento che ho avuto negli ultimi dieci
anni, anzi forse più forte, e sono sicuro che questo sentimento
non cambierà. Certo, tu hai fatto di tutto negli ultimi anni
affinché cambiasse e molte cose sono rimaste per me
inspiegabili nella tua condotta verso di me, ma soprattutto
quella che io chiamo la tua irritazione contro di me e che ogni
tanto ti spingeva a trattarmi in una maniera tale da giustificare
una rottura - ma quello che io penso e sento per te andava al di
là di queste irritazioni per quanto sconcertanti e io non riuscivo
che a ricordarmi le tua qualità, il tuo valore e il grande
affetto che mi avevi sempre dimostrato nei momenti più difficili
della vita -.
Ahimè, tutto questo adesso è messo in forse e io non so davvero
che cosa succederà. Tutto mi sembra scardinato, distrutto e al
tempo stesso non so che cosa potrò mettere al posto di quello
che c'era e c'è tuttora. Io non credo però che tu cesserai di
essere nella mia vita. Di questo sono sicuro.
Da ultimo tu avevi completamente svuotato i nostri rapporti:
non volevi più né viaggiare né villeggiare insieme a me; né
prendere il the la mattina, né parlare con me la sera e ogni
volta che a cena non trovavamo con chi andare, eri quasi
costernata. Perché tutto questo, visto che mi volevi tanto bene,
come sapevo del resto? . Si direbbe che tu abbia voluto che
questi rapporti finissero sia pure senza desiderarne la fine in
maniera consapevole. Io tuttavia non avrei mai fatto niente per
farlo finire. C'è stato in tutto questo un' atroce mescolanza di
leggerezza e di oscuro accanimento.
Adesso io non so davvero che cosa farò - Ho sempre agito
seguendo i miei sentimenti ( e non seguendo il mio egoismo
come tu credi ) e questa volta i miei sentimenti sono contrastanti
Vorrei soprattutto che tu ti rendessi conto che niente è cambiato
realmente tra di noi e che domani potrei rivederti meglio e più
spesso che in passato. Ma già, so che questa frase ti indignerà:
tu pensi che io voglia quello che tu chiami un compromesso e
invece io vorrei soltanto che ciò che è vivo non venisse
assassinato. (...)
Arrivederci, tuo con tanto affetto
Alberto
Alberto Moravia da Quando verrai sarò quasi felice
QUANDO VERRAI SARO' QUASI FELICE 4
Roma, Ante 1975
(...) Cara Elsa,
sei riuscita a rovinare una mattinata del resto già compromessa
dalla stanchezza della sera avanti.
Ad ogni modo ecco la verità. Non giuro perché tu non tieni
conto dei miei giuramenti. Ma è la verità.
Sono rimasto a Roma perché avevo sei assegni di quasi un
milione da mettere in banca e le banche non si aprono più che
la mattina. Essendo rimasto a Roma, sono andato al premio
Strega perché non avevo di meglio da fare. Una volta al premio
Strega, poiché non potevo sopportare le luci della televisione e
la folla del nostro tavolo, sono salito all'ingresso.
Vi ho incontrato la persona di cui s'è parlato e mi sono
trattenuto al suo tavolo insieme con gli altri. E' verissimo che
sono stato a quel tavolo per un poco. Quindi sono ridisceso e
ho incontrato Carlo Levi che mi ha detto di Uckermann
( direttore di una casa editrice francese per cui pubblicò
Moravia, n.d.r. ). Allora sono salito e sono andato a sedermi al
tavolo dell'ingresso a due tavoli di distanza dalla persona in
questione. Poi sono andato via con Uckermann.
Quanto a te sei libera di credere o non credere a queste cose.
Però in fondo non importa. E questo perché tu non credi mai
a quello che ti dicono gli altri, ma soltanto a quello che pensi
o senti tu stessa. La sola speranza è dunque che tu pensa e
senta con la sensibilità e l'acutezza che mostri in tante
occasioni. Comunque io so di certo che non posso influire sulle
tue opinioni.
Quanto alla mia agitazione, dovresti renderti conto che non
posso che dire quello che ho detto, anche se tu mi mettessi alla
tortura. Ma sentirmi chiamare piccolo borghese, filisteo
bugiardo, etc mi mette fuori di me perché è ingiusto. Se fosse
giusto, se cioè avessi veramente mentito, non credo che mi
arrabbierei, anzi sicuramente non mi arrabbierei. Ma tu a
questo non arrivi: eppure sei così intelligente!
Tu sei padronissima di non credermi, ti prego però di non
chiedermi di mentire per farti piacere, ossia confermare le tue
induzioni errate. Perché - per esempio - se ammettessi di
essere andato al premio per vedere qualcuno e non perché non
avevo niente da fare di meglio, certissimamente, mentirei.
Quanto a Sils Maria, non venirci, va bene. Vuol dire che non
ci andrò neanch'io. Però potevi dirmelo prima che aspettavi la
prima occasione per piantarmi in asso.
Finalmente quando mi dici che debbo rendermi conto che tutto
questo per te non è affatto importante, ho il diritto di
domandarti: ma quando mai ho detto o lasciato capire che io
ritenevo che tutto questo fosse importante?
E allora perché questo ritornello ? (...)
Alberto
Alberto Moravia da Quando verrai sarò quasi felice
(...) Cara Elsa,
sei riuscita a rovinare una mattinata del resto già compromessa
dalla stanchezza della sera avanti.
Ad ogni modo ecco la verità. Non giuro perché tu non tieni
conto dei miei giuramenti. Ma è la verità.
Sono rimasto a Roma perché avevo sei assegni di quasi un
milione da mettere in banca e le banche non si aprono più che
la mattina. Essendo rimasto a Roma, sono andato al premio
Strega perché non avevo di meglio da fare. Una volta al premio
Strega, poiché non potevo sopportare le luci della televisione e
la folla del nostro tavolo, sono salito all'ingresso.
Vi ho incontrato la persona di cui s'è parlato e mi sono
trattenuto al suo tavolo insieme con gli altri. E' verissimo che
sono stato a quel tavolo per un poco. Quindi sono ridisceso e
ho incontrato Carlo Levi che mi ha detto di Uckermann
( direttore di una casa editrice francese per cui pubblicò
Moravia, n.d.r. ). Allora sono salito e sono andato a sedermi al
tavolo dell'ingresso a due tavoli di distanza dalla persona in
questione. Poi sono andato via con Uckermann.
Quanto a te sei libera di credere o non credere a queste cose.
Però in fondo non importa. E questo perché tu non credi mai
a quello che ti dicono gli altri, ma soltanto a quello che pensi
o senti tu stessa. La sola speranza è dunque che tu pensa e
senta con la sensibilità e l'acutezza che mostri in tante
occasioni. Comunque io so di certo che non posso influire sulle
tue opinioni.
Quanto alla mia agitazione, dovresti renderti conto che non
posso che dire quello che ho detto, anche se tu mi mettessi alla
tortura. Ma sentirmi chiamare piccolo borghese, filisteo
bugiardo, etc mi mette fuori di me perché è ingiusto. Se fosse
giusto, se cioè avessi veramente mentito, non credo che mi
arrabbierei, anzi sicuramente non mi arrabbierei. Ma tu a
questo non arrivi: eppure sei così intelligente!
Tu sei padronissima di non credermi, ti prego però di non
chiedermi di mentire per farti piacere, ossia confermare le tue
induzioni errate. Perché - per esempio - se ammettessi di
essere andato al premio per vedere qualcuno e non perché non
avevo niente da fare di meglio, certissimamente, mentirei.
Quanto a Sils Maria, non venirci, va bene. Vuol dire che non
ci andrò neanch'io. Però potevi dirmelo prima che aspettavi la
prima occasione per piantarmi in asso.
Finalmente quando mi dici che debbo rendermi conto che tutto
questo per te non è affatto importante, ho il diritto di
domandarti: ma quando mai ho detto o lasciato capire che io
ritenevo che tutto questo fosse importante?
E allora perché questo ritornello ? (...)
Alberto
Alberto Moravia da Quando verrai sarò quasi felice
QUANDO VERRAI SARO' QUASI FELICE 5
Roma - Senza data
(...) Cara Elsa,
non capisci niente e questo perché gli altri non esistono per te:
esistono soltanto i tuoi sentimenti per gli altri, molto mutevoli
e spesso poco lusinghieri.
Se tu sapessi la verità ( ma non la saprai mai ) scopriresti che
tutto è assolutamente casuale e privo di quei significati che tu
attribuisci alle cose. Per esempio il viaggio a Cuba è stato
deciso per motivi nessuno dei quali ti riguarda neppure da
lontano. Ed è stato deciso senza ragioni vere, forse soltanto
perché Pasolini preferiva un viaggio nel quale non si spendeva.
Pasolini non ha mai parlato del Messico con me. Io non avevo
nessuna intenzione di andarci: volevo andare in Venezuela.
Ma poiché andare in Venezuela bisogna passare per Città del
Messico, non andrò neppure in Venezuela.
Purtroppo mi arrabbio. Ma lo sai perché mi arrabbio? Perché
sono tutte cose di cui non mi importa nulla, non nel senso che
si dà a questa frase - orgoglioso e dispettoso - ma verace e
umile. E sentirmi attribuire dei sentimenti invece di quella
mancanza assoluta di sentimenti in cui si trova il mio animo,
mi fa arrabbiare. Mi pare quasi una calunnia.
Quanto a te, è molto semplice. Tu sei a te stessa il mondo intero,
ivi compresa la mia modesta persona. In questo mondo c'è una
certa ingiustizia mischiata a varie adorazioni.
Sperare di introdurre in un mondo siffatto un'ombra di verità,
è fatica inutile. Si può sperare soltanto che i tuoi sogni
coincidano casualmente con la realtà. (...)
Arrivederci
Alberto
Alberto Moravia da Quando verrai sarò quasi felice
(...) Cara Elsa,
non capisci niente e questo perché gli altri non esistono per te:
esistono soltanto i tuoi sentimenti per gli altri, molto mutevoli
e spesso poco lusinghieri.
Se tu sapessi la verità ( ma non la saprai mai ) scopriresti che
tutto è assolutamente casuale e privo di quei significati che tu
attribuisci alle cose. Per esempio il viaggio a Cuba è stato
deciso per motivi nessuno dei quali ti riguarda neppure da
lontano. Ed è stato deciso senza ragioni vere, forse soltanto
perché Pasolini preferiva un viaggio nel quale non si spendeva.
Pasolini non ha mai parlato del Messico con me. Io non avevo
nessuna intenzione di andarci: volevo andare in Venezuela.
Ma poiché andare in Venezuela bisogna passare per Città del
Messico, non andrò neppure in Venezuela.
Purtroppo mi arrabbio. Ma lo sai perché mi arrabbio? Perché
sono tutte cose di cui non mi importa nulla, non nel senso che
si dà a questa frase - orgoglioso e dispettoso - ma verace e
umile. E sentirmi attribuire dei sentimenti invece di quella
mancanza assoluta di sentimenti in cui si trova il mio animo,
mi fa arrabbiare. Mi pare quasi una calunnia.
Quanto a te, è molto semplice. Tu sei a te stessa il mondo intero,
ivi compresa la mia modesta persona. In questo mondo c'è una
certa ingiustizia mischiata a varie adorazioni.
Sperare di introdurre in un mondo siffatto un'ombra di verità,
è fatica inutile. Si può sperare soltanto che i tuoi sogni
coincidano casualmente con la realtà. (...)
Arrivederci
Alberto
Alberto Moravia da Quando verrai sarò quasi felice
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