venerdì 20 ottobre 2017

CADENZA D'INGANNO




   
                Cosa ti piace di me: una volta - per ridere - ho detto il cappellino                             


COSA

Mi chiedi " cosa ti piace di me, cosa
più del resto". Una volta, per ridere,
ho detto il cappellino" Però pensando
la schiena, le ginocchia: e al labbro di sopra che quasi
non tocca quello di sotto: e come
s'impenna liquido, scatta il tuo profilo.
Ma ancora più la faccia che non sai d'avere
dopo aver fatto l'amore, netta per saliva e sudore,
a una calma che c'era rifiorita.


                                                      ***


LE VOLTE

Dei rimproveri che mi fai ( certi
non li discuto)
ce n'è uno quando arriva che fa
male come il freddo sulle dita - quando
commenti soave " che brutto amore abbiamo fatto" o
peggio " stavolta
l'amore l'hai fatto solo tu: come un ragazzino". Morte
dal basso, asciuga saliva come se portasse
via tutte le volte buone. E dire che tengo
più alla tua gioia che alla mia; a momenti vorrei
essere una donna per toccarti meglio, con più dolcezza.


                                                              ***


SUPINA

Se ti metti supina
diventa - calmandosi - solo dolcezza
il peso del tuo seno. Di colpo non c'è
bisogno di nasconderlo, non si può più giocare perché
è tenero e spento
e innocente e basta.


                                                                ***



GENERALMENTE

Eppure
non ci credo, d'accordo ma non riesco a crederci a
pensare che lui
ieri o domani o in un punto qualsiasi del tempo dello
spazio generalmente qualcuno
abbia cose da dirti progetti ipotesi fa formulare su
cose che io solo furbo che sono
posso capire in
parte avendole inventate al limite - su come
sono precise sottili alle giunture le tue braccia e il muso

e muso e ginocchia da bambina, anima mia.




        Giovanni  Raboni    da      Cadenza d'inganno





mercoledì 18 ottobre 2017

CANZONETTA MORTALE





                                                                    The Embrace  (   Egon Schiele )


                    Solo questo domando: esserti sempre
                   - per quanto tu mi sei cara - leggero.


                                 Giovanni Raboni    da    Canzonette mortali



CIRCOLAZIONE A PIU' CUORI ( Introduzione )



Un Manganelli che non ti aspetti, pieno di attenzioni, di tenerezza, di affetti : un ossimoro vivente. Nelle lettere : alla fidanzata ( poi moglie ), alla madre, al fratello, alla cognata, Manganelli rivela i suoi sentimenti più teneri e profondi, quelli che poi per tutta la vita cercherà disperatamente di negare, demonizzandoli, quando non irridendoli.
Lettere tenerissime, testimonianza di un amore profondo quanto inutile; lettere paterne scritte da chi ignorava perfino il significato della parola " famiglia"; lettere consolatorie piene di una fortissima religiosità scritte da chi si era sempre professato ateo.
Un aspetto impensato e impensabile di uno degli scrittori del Novecento fra i più originali; ironico e talora dissacrante.


              frida

The mind on the ( re ) wind

 
 
 
                         Sentire come tutto il nostro male si annienta nella vicinanza...

CIRCOLAZIONE A PIU' CUORE 1



LA FAVOLA BELLA ( ALLA FIDANZATA FAUSTA )

7 Luglio 1944


Mia carissima Fausta,
sono le cinque del pomeriggio; tra un'ora è il nostro tempo, ma oggi vi sarà silenzio fra gli argini e l'erba resterà delusa sotto il sole inutile.
Sono qui, a casa mia, solo : da pochi giorni il comando americano l'ha lasciata libera e io vi subentro. La casa è vuota e la mia presenza raccoglie intorno a sé ricordi e voci, un modo dissolto e dolce.
E tu così giungi a me - Fausta - e non mi lasci : tu, presente e assente, ti muti in immagine, in voce, in una forma lieve e indistruttibile.
Mentre ti scrivo non sono triste: piuttosto una malinconia affettuosa, come un'ansia contenuta di carezze che non ti possono raggiungere. Sei lontana - sai - lontana " come Iddio nel Paradiso". E non mi resta che un insistere nel chiamarti, nel dire il tuo nome. Lo dico come prima ti accarezzavo i capelli, ti parlavo, per sentirti viva e presente. Ma la tua assenza è dissolta nell'aria in cui vivo: sono con te - ora - e sempre sarò con te . La tua cara voce, affettuosa e lontana, è qui vicina, anche se non afferro le parole, forse perché tu parli volta altrove, pur parlando a me.
Non sono ricordi che affiorano: è piuttosto una memoria diffusa e fuori del tempo, la mia: tu esisti penetrata in me, nel mio sangue, nel mio esistere. Ora ho sentito con un'intensità silenziosa e profonda quanto tu mi sia legata: la tua assenza mi insegue, il mio non trovarti nell'immensa città mi lascia disperso. E alla insensata dolcezza del mio chiamarti, tu rispondi col tuo sorriso quieto e distante, il volto piegato in avanti.
Mia cara, questo è il mio parlare con te, nella sera morbida e serena. Morbida e serena come le sere sugli argini, tra i binari e la radura, quando la luce si stendeva così buona su di noi, così affettuosa.
E ancora vorrei stringerti a me - come allora- in silenzio e sperduto: sentire la tua testa sulla spalla, il tuo fiducioso riposarti.
E stare vicini - così - e sentire, come allora, come sempre, tutto il nostro male che si dissolve in quella vicinanza, che si annienta nel quieto miracolo delle mani che si stringono, delle teste appoggiate.

Ti bacio e abbraccio con infinito affetto

                        Giorgio


   Giorgio Manganelli   da  Circolazione a più cuore ( Lettere familiari )

CIRCOLAZIONE A PIU' CUORI 2


LETTERA A CIOLINA ( MOGLIE FAUSTA )

9 Aprile 1946

Mia Ciolina,
sapesse mamina che magone ha Cinaglia da che è solo! E' sperduto come un uccellino che non sa ancora volare. Si sente spaurito, e guarda in giro nel nido con gli occhietti spaventati e guarda fuori per vedere se arriva mamina, a portargli il suo cibo d'affetto di cui ha tanto bisogno.
Si sta ben male, qui soli! Viene proprio  il mal di cuore, la malinconia e l'insonnia. Ciolina, lo sai che Cinaglia lontano da mamina deperisce e muore? Proprio così: come un fiorellino senza sole, un uccellino senza nido, un filo d'erba senza rugiada. Sento nel cuoricino un'ansia, un'inquietudine, e se Ciolina vedesse come sono supplichevoli i suoi occhini, certo non resisterebbe e arriverebbe di corsa, tutta spaventata e commossa.
Bene Cinaglia? Lui te ne vuole tanto, che questi giorni sembrano un tormento quotidiano, un'angoscia lenta e deprimente.
Sei la mia vita - tu - la mia gioia, la mia serenità: perché non lasciano Cinaglia dalla sua Ciolina?. Lui ha paura a star solo, e poi piange. Si sente sperduto. Il mondo è grande, e non c'è felicità che con Ciolina.
Io lavoro tanto, ma penso tanto a una piccolina, bellina come la stellina, e buonina come un angiolino e lontana come la stellina.
E pensa tanto tanto, perché vuole vuole vuole che Ciolina venga presto da lui, più presto che può, veloce come un fulmine.
Ce no me muoio.
Vieni più presto che puoi

                           Tuo Ciolino Cinaglia


  Giorgio Manganelli  da  Circolazione a più cuori ( Lettere familiari )

CIRCOLAZIONE A PIU' CUORI 3



L'ALTRA PARTE DELLA VITA : LA MADRE

Roma, 6 Dicembre 1956

Cara mamma,
dunque sarò da te sabato 22 o domenica 23. A Parigi non ci vado ( fa freddo ) e passeremo un buon Natale insieme. La mia salute va assai meglio e rispetto allo scorso anno non c'è paragone. Infatti lavoro gagliardamente.
Tu mi chiedi con somma urbanità delle poesie: io le ho lette una volta sola trovandole in genere veramente buone e anche talora più che buone: ma il fatto è che non le ho rilette come volevo, prima perché non stavo ancora bene, poi perché - stando bene - mi sono messo a lavorare disperatamente, ad un punto che in questi ultimi mesi ero libero solo quando ero stanco. Ad ogni modo se ne parlerà presto. Io verrò da te con un vestito nuovo e anche un cappello - l'ho comprato il 1 dicembre. Martedì prossimo farò ingresso all' Università e aprirò un seminario di letteratura inglese. Carino, no? E poi inaspettato. E io assai me ne compiaccio.
Ti abbraccio e bacio fortemente in attesa di vedervi tutti 

       Giorgio

 
   Giorgio Manganelli  da  Circolazione a più cuore ( Lettere familiari )
 

CIRCOLAZIONE A PIU' CUORI 4


LETTERA AD UNA COGNATA IN MORTE DEL FRATELLO

Roma, 29 Maggio 1973

Cara Angiola,
eccomi di nuovo a tentare un'appendice al viatico. Ho parlato con te pochi minuti fa, e già avevo parlato ieri, lunedì. Entrambe le volte ti ho sentita in grande amarezza; al telefono non si parla bene
di certe cose, perciò ti scrivo.
Una volta ti dicevo che il lutto è una grande tentazione; la tentazione - direi la gola - del proprio dolore; qualcosa che ci esclude dagli altri, ci marchia e segna, e insieme ci privilegia; anche la malattia è una tentazione, quel male che ci colpisce e che noi non siamo tenuti né a capire, né a sciogliere; e il lutto può essere una malattia. E tuttavia lutto e malattia sono anche errori.Quando ti sento dire:" Dicono che il tempo aiuta, ma lo vedi che non è vero", riconosco l'errore della malattia e del lutto. Se tu vivi la separazione dalla persona amata come un dolore privato, un
dolore che ti ha e che tu tieni, un dolore di cui sei gelosa e che è geloso di te, un dolore che non ti consente di amare altro che lui, il
dolore per cui tutta la capacità di amare è risucchiata dal suo buco oscuro e lì scompare, come un'acqua furibonda ma indifferente alla terra che ne ha bisogno, allora il dolore è enorme ed è inutile.
Non lo puoi dividere con nessuno: nessuno può sedersi vicino a te e mangiare con te; il dolore resta dolore - ogni giorno  che passa -
e non diventa altra cosa; la mutilazione non dà luogo a nessuna crescita; il dolore non è neppure comune alle altre persone che con te ne partecipano e tu te ne cibi in solitudine o, quando la sua gelosia diventa intollerabile, ne fuggi; pensi che forse il tempo potrà abituarti alla compagnia dell'assenza; ma in quel momento esso è un male, una crescita notturna, qualcosa di aspramente sterile. Quando il destino ci separa da una delle forme che ci hanno consentito - in questa breve vita - di sapere che cos'è l'amore, allora dobbiamo imparare a conoscere l'amore nella sua forma assoluta, nella forma in cui l'essere noi stati amati era una manifestazione, come l'avere noi amato.
Avere conosciuto una persona capace di generare amore in modo così caldo e disinteressato, è un privilegio che tu hai avuto più di noi tutti, sebbene anche noi ne abbiamo partecipato. Ma è ora che la qualità tremenda del privilegio si riveli, ora che la sua violenza dolorosa è di pari intensità della sua ricchezza vitale. La scomparsa di Renzo lascia libera la forma assoluta dell'amore, che in nessuna vita può apparire se non come luce provvisoria. La tua solitudine è amara, ma non c'è mai stata illuminazione senza croce, anzi senza crocefissione. Se tu cercherai di assorbire il tuo dolore direttamente, come tale, senza trasmutarlo, non ci riuscirai e soffrirai ininterrottamente; potrai soffrire di meno solo diminuendo l'intensità della crocefissione; ma il dolore deve insieme restare intero e trasmutarsi: allora non spererai nel tempo e non ne avrai bisogno perché con un dolore fecondo si può vivere una vita, e val la pena di viverla.... (...)

              Giorgio


     Giorgio Manganelli    da   Circolazione a più cuori ( Lettere familiari )


martedì 17 ottobre 2017

PERCHE' LA GUERRA?



(...) Alla domanda di Albert Einstein su come ottenere la pace,
      Freud risponde piuttosto " Perché la guerra?" e coglie
      l'opportunità per precisare le sue ideologie sulla guerra e sull'
      aggressività. La maggior parte del testo è dedicata al posto che
      la guerra ha nella civiltà e all'esame dei meccanismi che la
      provocano. " Tutto ciò che favorisce l'incivilimento lavora
      anche contro la guerra.": il testo si conclude così, mettendo in
      gioco una serie di opposizioni di termini, due a due: la cultura
      e la guerra, la civiltà e la distruzione, la pulsione e il legame
      sociale. Tali opposizioni si incontrano in differenti forme a ogni
      pagina e mostrano contemporaneamente un certo intreccio di
      significanti, o meglio una continuità fra significanti
      apparentemente antinomici. Il diritto e la violenza, la guerra e
      la pace, la forza e la legge, l'aggressività e la sua sublimazione,
      il pacifismo e il militarismo, l'uomo civile e l'uomo primitivo,
      l'istinto e l'educazione, gli interessi personali e quelli collettivi,
      il privato e il comunitario, l'individuo e il gruppo, l'individuo e
      la massa, l'odio e l'amore, la pulsione e i suoi destini, Eros e
      Thanatos.
      Freud propone queste coppie di opposti, che in effetti sono -
      più profondamente - termini legati l'uno all'altro, oppure
      derivanti l'uno dall'altro. L'uno non c'è senza l'altro, e questo
      legame ci è di insegnamento. La separazione e l'opposizione
      tra le nozioni sono evidenti, - ma nel profondo - si osserva fra
      le coppie di opposti un legame, una combinazione.
      La differenza si accompagna ad un profondo intreccio, il
      rovescio appare piuttosto come un dritto, dato che ogni 
      termine procede dall'altro, al quale tuttavia si oppone, dal
      momento che un essere pulsionale non arriva a collocarsi all'
      interno della civiltà e del legame sociale se non per il fatto che
      civiltà e pulsioni perseguono intimamente lo stesso scopo.
      Dopo aver esaminato cinque modi possibili e insoddisfacenti di
     " liberare gli uomini dalla fatalità della guerra", attraverso il
      Diritto  , il Disimpasto delle pulsioni , la Rimozione ,  l'
      Esacerbazione del conflitto , il Trattamento dell'identificazione,
      cioè dell' Amore , Freud propone una risposta tramite la
      cultura che non ci appare però priva di pericoli e di difficoltà
      di comprensione. Le differenti modalità di allontanamento
      dalla minaccia della guerra sono esaminate da Freud a partire
      da due opposti logici, da due strumenti di dualismo pulsionale e
      la topologia Dentro / Fuori.
      Questi si compongono fra loro e dalle loro diverse
      combinazioni scaturiscono le soluzioni indicate. Freud esamina
      ciascuna delle cinque possibilità e poi le ricusa come
      insoddisfacenti e incapaci di assicurare la pace. (...)


           Marie Hélène  Brousse   da   Guerre senza limite

Dal fronte non è più tornato

 
 

              " Ha iniziato a mancarmi solo quando l'ho perso..." ( E. Finardi )

GUERRE SENZA LIMITE


IL SIGNIFICANTE CAUSA DI GODIMENTO

(...) Molti criminali di guerra hanno testimoniato rispetto al fatto
      che non facevano che eseguire gli ordini del discorso del
      padrone ( o dell'ideologia ) cui aderivano, senza voler
     riconoscere la parte di  soddisfazione tratta da queste azioni.
     Certo - forse - non godevano della sofferenza che infliggevano
    ( ed è ancora da vedere! ) o dell'angoscia negli occhi delle loro
     vittime. Ma, dice Lacan " non c'è nessun bisogno di una tale
     ideologia perché si costituisca il razzismo, basta un plusgodere
     che si riconosce come tale ". Una volta ripetuto - come un
     mantra lo slogan, o pronunciato il nome di un altro - la
     soddisfazione è raggiunta.
     E proprio perché siamo esseri di linguaggio che siamo dei
     soggetti umani. Dalla guerra all'abuso, siamo sempre degli
     uomini, tanto più se inventiamo dei metodi per uccidere. Tutto
     ciò che intraprendiamo per distruggere è un prodotto della
     nostra umanità, nel senso del neologismo di Lacan, di
     parlesseri , esseri che parlano. " Della nostra posizione di
     soggetti siamo sempre responsabili. Lo si chiami  - dove così
     si vuole - terrorismo, segnala Lacan. Il significante padrone
     che ordina il discorso, può altrettanto bene organizzare la
     civiltà e distruggerla. Il linguaggio è al tempo stesso ciò che
     civilizza, e ciò che isola. Il lavoro permanente della lingua e
     di ciò che vuol dire per ciascuno, è quello che permette di
     regolare il godimento. (...)


       Marie Hélène Brousse    da    Guerre senza limite

lunedì 16 ottobre 2017

GESTA ROMANORUM




                     Non bisogna avere fretta di sapere se uno è buono o cattivo...



IL RIMORSO DEL BATTISTA

Silenzio. Udite. Io annuncio la sua morte
perché sono di fronte a voi l'autore
della sua venuta e dei suoi giorni
disastrosi. O fossi morto prima,
- nel deserto - come muoiono i cammelli
che si fidano troppo del proprio gozzo! Io così
della mia memoria, della memoria
che Dio mi concede sulle cose future.
Io non volevo ucciderlo
ma la mia fede si è tramutata in pietra o coltello, il
mio battesimo
in violento scorpione. Mi perdoni
se troppo poco ho peccato! Io fiorisco di colpa
come la Vergine è fiorita di lui
nel grembo involontario.

                                                                                   ***


TIMORI DELLA MADDALENA

Ho paura del legno e della rupe,
ho paura del corpo, del nervo lacerato,
dei tendini recisi, ho paura della luce,
ho paura del sasso che chiuderà la tua porta,
ho paura del vento e delle voci, ho paura
del corvo che ti mangerà, ho paura del lupo
che troverà le tue ossa, ho paura
che tu sia morto e tutte le notti
avrò paura che tu mi baci di gelo
e mi tiri i piedi sotto il lenzuolo.

                                                                       ***


MEDITAZIONE NELL' ORTO

Ricordati: chiudere il gas, le sei mandate alla porta.
C'è rischio di spezzare il calice e c'è rischio di smarrirlo
prima che tutto si compia.
E l'orto non ancora invaso, l'orecchio ancora saldo,
quanti fili dispersi da annodare
perché tutto si compia!
Scegliere chiodi giusti, scegliere il fiele e la spugna,
fare le prove con Anna e con Pilato,
discutere la piaga coi lanciatori di coltelli
perché tutto si compia.

                                                                       ***


ARIA PER TENORE

Crocifiggilo
poiché questo è il mandato
e la stanca vecchiaia si avvicina.
Inchiodalo nel passo dell'alfiere,
del suonatore di viola, dell'amico
troppo svelto coi dadi.
E ogni volta, a palazzo o nel recinto
del mercato,
dimentica i tuoi sogni e vibra forte,
rapido, fino all'elsa. Crocifiggilo.


                                                                        ***


IL CENTURIONE

Non bisogna avere fretta di sapere
se uno è buono o cattivo:
c'è tempo per capirlo, e poco tempo
per mettere a profitto la notizia.
Ma se quel dubbio vi tortura, allora
date una mano ai suoi persecutori,
date cuore al carnefice.
Per sciogliere un enigma così strano
la morte è lo strumento più sicuro.

Ne ho visti tanti morire! Un malfattore
non muore così, ma gridando di paura
come un bambino; o spavaldo, con la faccia da eroe
e modi bruschi. Disperato e insieme
sereno, così forte a pazientare,
so che muore soltanto un innocente.



        Giovanni  Raboni    da      Gesta Romanorum




domenica 15 ottobre 2017

C' E' MODO E MODO DI SPARIRE




                                                  Vedo la mia sconfitta e la mia vittoria...



PURITA'

Solitudine incredibile.
Soltanto io e la mia sigaretta
e la piccola libellula
dipinta con il blu dei monasteri moldavi.

Nulla mi spaventa,
nemmeno il sole.
Il cielo è una nuvola immensa
di madreperla.
Il lago è una nuvola immensa
di madreperla.
Sono la sirenetta del lago.
- Sono una melodia infinita
come il mormorio della pioggia.

E sono pulita.
Come la poesia che sto scrivendo.


                                                                      ***


TAPPEZZERIA

Un piede nella fossa
e l'altro sulla tigre impallinata
- così vedo
la mia sconfitta e la mia vittoria
in questa scena venatoria.


                                                                            ***


INTIMITA'

Posso stare da sola.
So stare da sola.

C'è un tacito accordo
tra le mie matite
e gli alberi là fuori,
tra la pioggia
e i miei capelli diafani.

Bolle il the,
spazio mio dorato,
mia ambra pura e ardente...

So stare da sola.
Posso stare da sola.
Scrivo a lume di tè.



        Nina  Cassian   da         C'è modo e modo di sparire



LA VOCAZIONE DELLA PSICHE


(...) La poesia per me è parte integrante del procedere analitico, un
      movimento per libera associazione che racconti ben più di
      quello che avevo in mente di dire, di lasciar trapelare. Se la
      vita procede " quasi diritta ", forse sono in grado di accogliere
      gli sbandati e gli sbandamenti.
      Il lavoro analitico - come quello della scrittura - è
      accompagnato in me dalla dimensione visionaria e dalla poesia
      come struttura portante della costruzione che vado facendo.
      Mi si stampano dentro i versi dei poeti amati; spesso mi
      vengono in mente in seduta, nascono dall'inconscio e traducono
      sentimenti che solo così posso accogliere e a mia volta liberare
      nella relazione analitica. Più poesie che testi, i sacri testi
      analitici.
      Ho una pessima memoria: non so mai dove Jung parla dell'
      energia psichica, e del suo Libro Rosso ricordo le immagini, e
      mi perdo a seguire la fantasia degli anni difficili in cui l'ha
      scritto e disegnato, immerso nella sua malattia creativa.
      La mente vaga, eppure non dimentico nulla delle storie dei
      pazienti, dei loro sogni. E' la narrazione della vita, la relazione
      quella che mi preme, e quella rimane. Ma non c'è verso di
      stamparmi dentro la teoria: mi consolo pensando che non tutto
      può rimanere nella mente. Ma no: la realtà è che seleziono,
      preferisco portarmi dentro le immagini, non le costruzioni
      teoriche, annullate insieme ad una quantità infinita di esami.
      Se devono essere parole, siano poesie . (...)


          Lella Bellocchio Ravasi    da     La vocazione della psiche

Le ragioni del matto





" Sono guarito, signori, perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio quieto! Il guaio è per voi che la vivete agiatamente- senza saperla e senza vederla - la vostra pazzia !"

Luigi Pirandello (  Enrico IV )



LA VERITA' - VI PREGO - ( sulla psicoanalisi )




(...) Pensare poeticamente mi sostiene e spesso mi governa. Ho
      iniziato a scrivere poesie intorno ai vent'anni: mia madre si era
      ammalata e morì di lì a poco. Poi ho capito che la poesia era
      un modo per dare una forma al dolore, quindi per contenerlo e
      anche conoscerlo. Come scrive il poeta Robert Frost : A poem 
      is an arrest of desorder. Con il tempo ho scoperto che ogni
      grande affetto ha una sua forma e così ho iniziato a scrivere
      anche per l'amore e non solo per la morte.
      La poesia, la costruzione del verso, è diventata il mio modo di
      osservare il mondo. Qualcosa che al tempo stesso mi tiene nel
      mondo, il " punto fermo del mondo che ruota", mostrandomi la
      sua bellezza, e mi distrae dal mondo, lasciandomi in compagnia
      delle immagini. Uno stato della mente che a volte può aiutare
      in seduta, e comunque facilita il compito di stare in contatto
      con la memoria, i ricordi, le attese, i sogni. Hillman parla di
     " Una base poetica della mente ". Quando hanno chiesto a
       Bromberg quali aspetti della sua storia personale avessero
       maggiormente interessato il suo interesse per la psicoanalisi,
       ha risposto :" Penso che il fattore più importante sia stato il
       rapporto con mia madre. Che non solo scriveva poesie, ma era
       poetessa per natura".
       Quello di poeta è stato il mio secondo coming out, quasi più
       difficile del primo. Il poeta è nudo. La poesia non vuole
       infingimenti. La verità. vi prego...... è un incipit poetico che
       investe l'altro del nostro bisogno di conoscenza. L'invocazione
       di Auden riguarda l'amore, ma è egualmente appropriata per
       la psicoanalisi. Analista e poeta sono figure in ascolto, alla
       ricerca di una verità personale, idioma, origine di sé e dell'
       altro. L'architetto catalano Antonio Gaudì diceva che la
       originalidad es volver ad origen.

      Si alzò e andò in bagno
      la giacca lasciando
      timida sullo schienale.
      Mossi la mano
      cercandone il segreto:
      tasche trovai cucite.
      Tornò la faccia lavata
      in sorriso. Non aveva segreto.
      Era come la giacca:
      superficie pura. Tutta faccia.


     Vittorio Lingiardi    da   La vocazione della psiche



           

venerdì 13 ottobre 2017

CAREZZE




                                                                    La dolce carezza ( Mimmo De Pinto )



                            " Alcuni sciocchi chiamano freddezza
                     il precipizio che sovrasta la carezza".


                                    Vittorio Lingiardi

...IN PROPOSITI DI ADDIO...




               Chiudimi questa mia parola come una palpebra sopra la pupilla...


LA PAROLA ULTIMA

chiudimi
questa mia parola che so l'ultima
come una palpebra sopra la pupilla
...ha lo stupore
di un lungomare dopo una mareggiata
la certezza
che la vita per legge è una sconfitta
...è  così perfetta la sua mancanza della meraviglia
l'illusione
come acqua bevuta dalla sabbia
- sarebbe quasi un tuo dovere
chiudere la palpebra sulla parola
per quanto ha visto e non detto,
ma anche tu
non hai più labbra per dirla.

                                                                          ***


CI HA TRADITI LO SPECCHIO

a pugno stretto e conficcate unghie
che tagliano a sangue
il palmo, passami la carezza
...credo
di averti lasciato anch'io piaghe cristiane
la luce clandestina
che accomuna i rimorsi:
ci ha traditi lo specchio,
le troppo parole a vanvera quando si fanno
fiato che offusca
la grazia interdetta della contemplazione,
il silenzio dell'assoluto
che andò perduto
pur avendoci nel ventre.


                                                                        ***


LA RELIGIONE DEL TATTO

mi chiedi chi sarà
di noi due l'ex voto dell'altro
- ma è un'arte
anche questa:
vivere dubbio e certezza a fior di pelle
a polpastrello
perché esiste la religione del tatto
...per quel nonnulla di epidermide e di unghie
a volte qualcuno finisce
per amare qualcuno.


                                                     ***


SINTESI

essere
come si condensa il fiato
a chi cammina
per le strade nel gelo degli inverni

...e insieme
annodarci dentro lo stesso sacco
messo fuori di casa la sera
senza pensare a chi porta via il superfluo
alla primora
- sul foglio
la mano annota date scadute dove
è subito domani.

                                                                 ***


LA VITA COME UN TEATRO

i desolati leggii sotto i lumi incappucciati
di soprassalto
c'è che la vita
si può sciogliere nel silenzio come un teatro
...un dolore
farsi superficie liquida, ci si abitua
come allo scroscio monotono di una cascata
...naufragare, si può
essere il solo naufrago
proprio mentre la nave fila diritta
...le radici
coi sensi della terra e dell'origine
galleggiano nel profondo come divelte meduse

io guardo quella città
che lungamente mi ha abitato
e non la desidero più,
emana dalle lontane vie, dai palazzi
il respiro lieve
di un bambino caduto
nell'inganno del suo primo amore

vado via
da te in punta di piedi
prima di capire che il mondo è terminato.



           Alberto Bevilacqua   da   Duetto per voce sola





giovedì 12 ottobre 2017

IL MERCATO DELL' INTIMITA'



                    Papà puoi venire un'ora prima domani? Vorrei stare un po' con te...


(...) A dissolvere la famiglia non è stato il comunismo come un
      tempo si diceva, ma il capitalismo, sottraendo ai padri e alle
      madri quell'unica cosa necessaria alla cura e alla crescita
      emotiva che è il tempo. Il mito dell'efficienza, che all'inizio
      del secolo scorso Frederick Taylor aveva applicato alla catena
      di montaggio per eliminare i " tempi morti", oggi si è
      trasferito dalla fabbrica alla famiglia, dove gli adulti " non
      hanno tempo". E allora viene in soccorso il mercato che, con i
      suoi prodotti " già pronti" evita alla madre di combattere con
      il suo bambino la scarsità di tempo. Basta guardare la
      pubblicità dove la lentezza dei bambini viene attribuita al loro
      carattere e non al fatto che possano sentirsi assediati dal
      ritmo accelerato della vita lavorativa degli adulti, o che stiano
      protestando contro la fretta dei grandi, proprio con la messa in
      scena della lentezza. Con l'intento di evitare alla madre e al
      figlio la battaglia sul tempo, il mercato individua
      immediatamente il problema e propone una merce come
      soluzione. Quando non c'è la merce, il mercato vende quella
      che Arlie Russell Hochschild chiama l'ideologia del " tempo
      qualità" per cui non è necessario che, in occasione del
      compleanno del suo bambino, la madre prepari la torta, gonfi
      i palloncini e inviti gli amichetti: è sufficiente che si affidi ad
      un'agenzia di servizi che, oltre a farle guadagnare tempo, le
      regala quel " tempo qualità" che consiste nel godersi la festa
      insieme al suo bambino e ai suoi amichetti, mescolando i suoi
      gridolini agli strepiti dei bambini.
      Ma purtroppo il tempo non è qualità, è quantità necessaria
      per fare le cose insieme, per seguire i processi di crescita, per
      scoprire i problemi, per creare quella base di fiducia per cui i
      genitori " ci sono" non solo quando si compiono gli anni. Se il
      tempo qualità, a scapito della quantità, non è sufficiente a
      togliere ai genitori il senso di colpa, l'ideologia del mercato
      moltiplica le sue proposte e tende a vendere come indipendenza
      e autonomia dei bambini quello che in un passato non troppo
      lontano si chiamava " incuria". A questi bambini in  " auto-
      gestione, a questi bambini con le chiavi di casa, come si farà
     - quando saranno adolescenti - a dir loro di non rincasare alle
      sei del mattino?
      Spesso sentiamo parlare di famiglia, di difesa della famiglia, di
      aiuti per la famiglia e nessuno ci avverte che la famiglia è
      incompatibile con il modello capitalista, costretto a diventare
      turbo- capitalista per effetto della concorrenza globale. Oggi
      una famiglia media non ha abbastanza risorse economiche se
      non lavorano entrambi i genitori, e per giunta a quel ritmo che
      va tutto a scapito della cura.
      Cura dei figli, cura degli anziani, cura delle relazioni
      reciproche familiari e di vicinato, cura della propria vita
      emotiva. E se il mercato ci soccorre per tutto quello che non
      riusciamo più a " curare", non dimentichiamo che il denaro
      non vale uno sguardo accogliente, una carezza tranquilla, un
      sentimento gravido di storia, un tratto umano inscritto nel
     " prendersi cura" che, come ci ricorda Heidegger è altra cosa
      dal " pro- curare " qualcosa a qualcuno . (...)


           Umberto  Galimberti  da     I Miti del nostro tempo
             
     


mercoledì 11 ottobre 2017

LA FORESTA DELL'AMORE IN NOI




                                          ...canto la mia migrazione in te...


Ieri, quando ci siamo incontrati,
liberavo la mia anima dalla notte delle sue catene,
insegnavo alle sue ciglia
come guardarti.

Guardala, eccola ora scorrere tra me e te;
la chiameresti onda?
La chiameresti rosa? Prendila,
cospargila sulle tue labbra.


                                                               ***


Non dico come direbbero altri:
vedo in te tutte le donne,
ma dico: il cammino che porta a noi -
a scoprire la nostra ferita
e la sua cicatrice, è sospeso.

                                                ***



Afflitto dalle ferite, dalla notte, circondato
dai miei dubbi, arreso alle mie scintille,
canto la mia migrazione in te, nella tua nudità,
nel mistero della tua potente debolezza.
Non scelgo tra la mia libertà e te,
vivo nella gioia, lasciando me stesso
crocifisso sulle mie mura.

                                                  ***



E' un bene che tu abbia ora
nella testa e nel cuore
quelle distanze
quelle lanterne
quelle visioni rivelatrici

perché la tempesta sia degna di te.

                                              ***



Non dire: la chiave della mia casa era la voce
proveniente dai suoi passi,
non dire che la mia casa era la sua eco.
Dì : ho imparato ad illuminare la mia eternità
dalle terrazze del suo nome.
Dì: il mio corpo si è espanso nel suo.


      Ali Ahmed Saïd Esber ( Adonis )  da   La foresta dell'amore in noi




domenica 8 ottobre 2017

IL SALTO ( Introduzione )


Il 23 Luglio 2008, a New York, Harris J. Wilson si getta sotto un
treno della metropolitana. Harris amava la musica e le donne, aveva un lavoro, un amore e una vita piena e a tratti felice. Soffriva
però di episodi psicotici ed è durante uno di questi che fugge dall'ospedale dove è ricoverato e si lancia nel bagliore di un treno in arrivo alla stazione.
Per Sarah Manguso, la scomparsa di Harris è la perdita di un amico, il più caro.
Ma l'autrice non vuole in questo libro ricostruire le circostanze del suicidio o scrivere la sua biografia.
Il Salto è un memoir, una meditazione e un libro sulla parola amicizia, memoria,dolore, morte. Parole sincere perché precise e delicate. E immortali, perché materia della vita e di tutte le sue storie. Ma soprattutto parole coraggiose e necessarie, perché meneggiare il dolore è difficile e faticoso - a volte quanto provarlo-
ma aiuta ad accettare il distacco, anche quello definitivo, e a fare il salto verso l'amore e l'infinito.


                        frida

They Won't Go Wen I Go

 
 


                                                 " Ogni segno è ingannevole". Proverbio yiddish




IL SALTO ( Elegia per un amico ) 1



(...) Dopo nove giorni che ero tornata da Roma avevo saputo che
      Harris era scomparso, sparito già da tre giorni. Non gli
      parlavo da un anno.
      Era scappato da un ospedale lasciando portafogli, chiavi,
      cellulare. La polizia aveva avviato le indagini. non lo avevo
      sentito quand'ero tornata, non ricordavo quando l'avevo visto
      prima di partire. Sembrava uno di quei rebus da ultima pagina,
      completamente estraneo alla New York reale, dove Harris
      dormiva nel suo appartamento aspettando che arrivasse il
      mattino per chiamarmi.
      Dov'è Harris? E' da qualche parte in quell'ultima pagina,
      nascosto in una folla di tanti Harris; cammina in mezzo a loro
      sul ponte di Brooklyn sotto il sole splendente. E' solo un gioco.
      Potrei buttare via il giornale senza risolvere il rebus e non
      avrebbe nessuna importanza. Passai la giornata a cercare di
      abituarmi all'idea che Harris fosse scomparso dalla vera New
      York, che fosse andato dove nessuno poteva trovarlo. Un
      giorno non bastava ad abituarsi all'idea che fosse sparito del
      tutto. Mi stavo affezionando di nuovo alla città, stavo
      ritrovando il mio posto nella folla. Mi sentivo come se il tempo
      avesse commesso un errore. La scomparsa di Harris sembrava
      non tanto impossibile, quanto semplicemente sbagliata.
      Il mattino dopo, poco prima di sapere che Harris era morto,
      l'uomo che non era ancora mio marito dormiva vicino a me.
      Lo guardai finchè non riuscii più ad aspettare, poi lo svegliai
      e dissi : " Harris e' stato ricoverato di nuovo, ma è sparito da
      tre giorni e ho paura che sia morto".
      Non ebbi paura finchè non lo dissi ad alta voce.  (...)


              Sarah  Manguso  da   Il Salto  (  Elegia per un amico )

IL SALTO ( Elegia per un amico ) 2



(...) Il problema di morire da soli è che non lo vediamo accadere, e
      le cose che succedono senza di noi ci sembrano meno reali,
      incomplete, forse quasi impossibili.
      Se Harris fosse morto lentamente sotto un bellissimo drappo
      ricoperto di pizzi, con un tumore a stadio quattro a qualche
      organo, e se una luce gialla avesse illuminato un angolo
      lontano della stanza mentre noi piangevamo sommessamente,
      e se tutti avessero avuto la possibilità di salutarlo o almeno di
      narrare la fine della storia, allora forse potrei credere che
      Harris stia meglio da morto, libero dai suoi tormenti.
      Quando un tuo amico si butta sotto un treno, tu ripeti agli altri
      tuoi amici che gli vuoi bene, nel caso si vogliano buttare sotto
      un treno prima che tu abbia la possibilità di dirglielo. Forse
      gliel'hai già detto una volta, ma lo fai ancora giusto per
      scaramanzia, come per dare a tutti il permesso di perdersi il
      drappo di pizzo e di morire come è morto Harris - come per
      dire che con  il drappo di pizzo sarebbe tutto più facile.  (...)



(...) Non voglio ammettere che non avrei potuto salvare Harris
      dalla morte, che non sono magica, che non sono speciale, che
      non potrò mai salvare nessuno. Gli avocado maturano sull'
      albero e il sole inaridisce il giardino.
      Il disegno della vita è l'esecuzione di vari progetti in un lasso
      di tempo ignoto, ma finito. Molti di noi non sanno quanto
      durerà, quindi non sappiamo come usare il nostro tempo in
      modo significativo. Quando guardo il velo nero che nasconde
      la fine della mia vita, mi sento sopraffatta dalla certezza che
      non userò il tempo bene come farei se conoscessi la data della
      mia morte. Mi viene voglia di mollare il colpo.
      Da questa prospettiva, il suicidio è un progetto razionale . (...)




(...) A che cosa serve il dolore?
      Spiegazione meccanica: il dolore sposta la mia attenzione su
      una ferita o un trauma e si placa quando la ferita viene
      medicata o il trauma risolto.
      Il dolore delle perdita si attenua se sostituisco quello che ho
      perso o mi adatto ad accettare la perdita per sempre.
      Spiegazione evolutiva: il dolore è un sottoprodotto dell'
      attaccamento negli animali sociali. Il dolore della perdita mi
      insegna a prevenire la potenziale perdita di un familiare.
      Spiegazione religiosa: Dio, creatore di tutto, sa.
      La vita è soltanto una sfida, ben presto tornerò in Paradiso.
      Spiegazione reale: l'amore rimane. Non c'è altro conforto. (...)


         Sarah  Manguso   da    Il Salto ( Elegia per un amico )