venerdì 19 maggio 2017

BIOGRAFIE DELLA NUDA VOCE

 
 

                                       
                                                               Gloria : et in terra...


EPPURE AVEVI

Tu dici e salti e vuoi
come un bimbo a rovescio
nascosto nella parte bassa
dello specchio

e annunci traversate senza gesto
al solo compiersi del remo,
inutile anche un sibilo di vento a rendere
scordata la parola.

Eppure, avevi liquirizia nera
nel cuore duro del tuo essere distante,
e quasi adulto annusavi la polvere, sul mantice
scollato dei tuoi anni.

Cerca - il tuo gatto d'alabastro - un gomitolo
azzurro di pensiero che tolga dalla luce
il troppo avuto, del troppo rinunciato
un senso  vivo, appeso al gioco antico che non sai.




DINTORNI E ADIACENZE

In quanti luoghi ti ho conosciuta, roccia
e prato e chiesa, e quadro alla parete
negli infiniti musei della memoria, accanto
a vertigini acute di sperdimento. Eppure

hanno moltitudini di colori gli occhi,
non hai viso - i capelli non son grano
né carbone - sei somma di tutti i profili
e uno solo è il naso annusato che conosco.

Spendo in te dintorni e adiacenze
specchi di sensazioni e viali di sorrisi.
Riassumi nel mio sangue il tuo sudario
d'ogni spigolo, d'un restituito angolo di mondo.




LA STOLTEZZA DELLE MURA

Il sentire viandante conosce
i varchi segreti, gli accessi
improvvisi che rompono il ritmo
delle fortificazioni, le torri
di parola che invadono
le corti inebriate di pensiero.

Avevo città inespugnate, ammassi
di pietra invalicabile, incorrotta
tutte le chiavi perse, le porte
divenute sassi anch'esse, nessun ariete
a rompere la cinta - e pece, enormi
orci di pece ardente in orlo ai merli.

Ma hai bussato, ed io - dallo spioncino -
ti ho scorta innocua, senz'arco né ferrata.
Così, agli accessi protettissimi dell'anima
è stata sussurrata la stoltezza delle mura,
ed ho - ora - prati e botteghe colmi d'improvvisa
festa, e idea assolata di nessuna morte.


     Augusto Pivanti   da       Biografie della nuda voce

2 commenti:

  1. Com'è delicato e vero quest'ultimo testo sulla stoltezza delle mura!
    Tutti innalziamo talora difese invalicabili...e poi arriva chi con candore di bimbo indifeso sa aprirsi il varco segreto e le rende inutili. E la durezza si trasforma in festa! Una poesia che è un augurio di vita!!!
    Grazie!!!

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  2. E' vero quello che tu affermi a proposito della " stoltezza delle torri": ci creiamo barriere difensive come fossimo in uno stato di guerra, senza renderci conto del bisogno che abbiamo gli uni degli altri: della calda accoglienza, del sentirci capiti e della tenerezza di un abbraccio. Il cuore umano è sempre lo stesso, pur nel trascorrere del tempo e delle vicende. E quanto poi queste barriere risultino inutili. C'è da rifletterci.
    Ma mi pare però che la caratteristica che più contraddistingue questo autore ( e lo vediamo meglio nella poesia " eppure avevi " e in altre già presenti in questo blog) sia la capacità evocativa della parola, che non dice mai solo quello che appare ad una prima e fugace lettura, ma che finisce poi col trasportarci lontano, negli anfratti misteriosi dell'anima, come fosse memoria ( e non lontano da quella collettiva di cui parlava Jung, che a tutti appartiene come fosse " patrimonio dell'umanità ".

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