domenica 30 aprile 2017

Variazione di un tango

 
 


                                                      tempo di nebbie domenicali...

sabato 29 aprile 2017

Lascia ch'io pianga...

 
 


                                                          ...mia cruda sorte...( G.F. Handel )

PAPAVERI A MAGGIO



Quando un colpo di vento strapperà un'unghiata
alle nuvole basse e gravide, fuggirò da questo cielo.
Lascerò il mio male di vivere e l'anima vinta
dai troppi silenzi, i polsi feriti, le attese mancate
e il dolore d'essere stata bambina.
Allora non chiudetemi in lamiere saldate con stagno,
ma avvolgetemi il corpo di teli e copritemi gli occhi.
Sognerò di rododendri al sole e di pallide rose,
di mattinate rugiadose e meriggi indolenti e accaldati.
Rivedrò i colori del lago smaltati di nebbia.
Con quel poco di cuore che si deve, gettate a palate la terra
ma - vi prego - non portatemi fiori di serra : seminate
piuttosto papaveri a mucchi, così che a maggio io possa
vedere i petali rossi diventare nel giugno più pallidi e stinti,
aliti o passi vanamente inseguiti.


         frida

Una compositrice dei giorni nostri : Adrienne Albert

 
 
 

                                           Reflections by  Adrienne Albert


" Sono nata in una famiglia amante della musica. Entrambi i miei
   genitori erano violinisti con una formazione europea, e sin dalla
   nascita ho ascoltato i quartetti di Beethoven e Brahms
   provenienti dal salotto di casa nostra. Ho iniziato a studiare
   pianoforte a quattro anni perché i miei genitori volevano avere
  un accompagnamento. Gli studi di piano sono continuati durante
  gli anni del college e sono stati uno strumento fondamentale per
  le mie composizioni.
  Sono fortunata perché non ho trovato ostacoli per l'ingresso nell'
  industria musicale. Come cantante sono stata ingaggiata per il
  mio tipo di voce e sono stata estremamente fortunata a lavorare
  con alcuni dei più grandi compositori del xx secolo, inclusi Igor
  Stravinskij e Leonard  Bernstein. Sono stata fortunata anche per
  il fatto di avere un timbro perfetto e di riuscire a  leggere a prima
  vista praticamente tutto quello che mi veniva messo davanti,
  grazie ai miei anni di studio del pianoforte. Un po' alla volta,
  questo background di letteratura canora di ogni epoca, mi ha
  dato la consapevolezza di voler cominciare a comporre la mia
  musica.
  Oltre ad avere molti lavori da camera, per orchestra e per coro,
  che sono stati eseguiti negli Stati Uniti, ho avuto la grande
  fortuna di veder eseguiti i miei brani anche in Europa, Regno
  Unito, Giappone, Australia, Cina, Messico, Sud America e
  Thailandia.
   Da quando ho iniziato a comporre - negli anni '90 - non ho
   notato molta differenza nelle reazioni degli uomini nei confronti
   di una compositrice. Mi accorgo che ci sono molte organizzazioni
   che preferiscono avere la musica di artisti uomini e ciò potrebbe
   essere un retaggio dei tempi passati, quando le donne non erano
   conosciute come compositrici. Come musiciste sì, e anche come
   cantanti, ma non come compositrici. "

             Da un' intervista concessa dall' autrice
 

Storia di una compositrice: Francesca Caccini

 
 
 
                                           
                                                                Ciaccona

Francesca Caccini ( soprannominata " La Cecchina " ), nacque a Firenze il 28 Settembre 1587: figlia del celebre compositore Giulio
Caccini, ebbe due sorelle entrambe musiciste: Settimia e Margherita e un fratello , Pompeo, pure musicista.
Viene ricordata come compositrice, clavicembalista e soprano.
Con Francesca ci troviamo di fronte ad un personaggio piuttosto
attivo e moderno: non possiamo trascurare che fu la prima donna a comporre un'opera teatrale ( Ballo delle zingare ), ma eccelse anche nel settore della poesia e nella cultura in senso lato.
A tredici anni debuttò ufficialmente nell'opera Euridice scritta dal padre, ottenendo un tangibile successo non soltanto per la sua voce, ma anche per la sua indubbia bellezza.
Non trascurò nemmeno il ruolo di clavicembalista presso i Medici a Firenze, dimostrando la propria perizia e diventando una delle
musiciste preferite a corte. Anche il canto la vide protagonista presso la famiglia medicea, dove le sue ricerche si allargarono fino al campo della poesia: insomma, un personaggio a tutto tondo.
Come già detto, Francesca compose l'opera  Il Ballo delle Zingare, rappresentato a Palazzo Pitti il 24 Febbraio 1615 e ottenendo un importante successo. Altre composizioni si susseguirono nel tempo e importante punto di riferimento rimane la favola Liberazione di
Ruggero da l' Isola d' Alcina,
rappresentata nel 1625 nella Villa Medicea di Poggio Imperiale in occasione della visita del principe Ladislao Sigismondo di Polonia.
Il successo fu totale e, a dimostrazione della profonda attenzione creata intorno all'opera, le cronache del tempo citano una riproposizione del lavoro nel 1628 presso il Teatro Reale di Polonia.
Il suo stile compositivo, elegante e aggraziato, considera contemporaneamente un modernismo che si avvicina all'idea musicale monteverdiana, con cambi repentini di ritmi e di dimensioni musicali.  Indubbiamente Francesca Caccini rappresenta la modernità, la caparbietà e il coraggio di imporsi,
in un secolo particolarmente difficile per le donne in ambito culturale.

   
Adriano Bassi  da    Guida alle Compositrici dal Rinascimento ai giorni nostri    

Storia di una compositrice: Isabella Leonarda

 
 

                                         
                                                       Dixit  Dominus

La compositrice nacque a Novara il 6 Settembre 1620 : entrò  fanciulla nel Convento di Sant' Orsola, continuando l'antica tradizione che prevedeva di destinare le giovani fanciulle alla Chiesa. La sua carriera ecclesiastica iniziò come novizia, diventando nel 1676 Madre, nel 1686 Superiora e nel 1693 Vicaria. La sua famiglia aveva mantenuto importanti legami con il convento stesso come benefattrice e si presume che tale situazione possa aver contribuito ad alimentare considerevolmente l'importanza di Isabella all'interno della struttura religiosa.
La sua produzione fu prevalentemente dedicata al genere sacro, dove il mottetto risulta la forma prediletta e dove la voce sola, accompagnata dall'organo o da altri strumenti, può spaziare in vasti territori melodici. La peculiarità della sua ricerca musicale va però oltre il genere sacro, poiché troviamo Sonate 1,2,3 e 4
Istromenti , fra cui risalta la  Sonata per Violino Solo
che ci offrono l'opportunità di osservare una ricerca musicale piuttosto approfondita.
Fu sicuramente una delle compositrici più famose del Barocco musicale e l'eleganza della scrittura risalta maggiormente nell'uso della voce.
Isabella Leonarda ci ha lasciato una vasta produzione, nella quale è possibile notare, in nuce , le innovazioni che il Settecento avrebbe portato, non solo nella musica strumentale, con sfumature stilistiche che ricordano Arcangelo Corelli .

       
Adriano Bassi  da   Guida alle Compositrici dal Rinascimento ai giorni nostri

Storia di una compositrice : Maria Szymanowska

 
 
 
Etude N. 9



Maria Szymanowska ( nata Marianna Agata Wolowska ) nacque a Varsavia il 14 Dicembre 1789. Non si conoscono nei dettagli i primi studi musicali, ma si sa che nel 1810 tenne il suo primo recital di pianoforte, ottenendo un rilevante successo e preparandosi ad entrare ufficialmente nell'agone musicale.
Dopo il suo esordio, iniziò una carriera densa di grandi soddisfazioni: si esibì in Inghilterra prima, in Germania, Italia, Belgio e Olanda successivamente. Degne di nota sono le sue esibizioni alla Royal Philarmonic Society di Londra, oltre a numerose altre esibizioni presso importanti famiglie nobili.
Maria viene ricordata, inoltre, come valida compositrice, avendo creato brani di differente natura, che spaziano dalla musica solistica per pianoforte alla musica cameristica, passando attraverso le canzoni.
Il passaggio dal classicismo al romanticismo avveniva proprio in
quegli anni, e Maria fu testimone di una delle stagioni più importanti della musica. Ormai celebre e celebrata dalla critica ufficiale, entrò in contatto con i nomi più importanti dell'intellighenzia musicale del tempo, quale Cherubini, Rossini,
Pasta e Goethe.
Descrivendo brevemente il suo stile compositivo, si possono analizzare i suoi Etude e Preludi per pianoforte , che
dimostrano una scrittura innovativa e densa di uno scintillante virtuosismo che troviamo anche in Fantasia , brano per pianoforte degno esempio di perfetta coniugazione romantica, da cui esce in modo evidente la gigantesca figura del connazionale
Frédéric Chopin.
Non bisogna dimenticare poi la presenza di una sottile ironia nelle opere di Maria, resa specialmente mediante un uso improvviso di modulazioni, che davano un notevole impulso vitalistico ai brani.


  Adriano Bassi  da    Guida alle Compositrici dal Rinascimento ai giorni nostri 



Storia di una compositrice : Teresa Carreño

 
 
 
                                          
                                                   Vals  "  Mi  Teresita "


Maria Teresa Carreño Garcia de Sena, di origine venezuelana, nata il 22 Dicembre 1853 da una famiglia di musicisti, ben presto mise in evidenza le sue doti musicali come compositrice e pianista.
Debuttò giovanissima, nel 1863 a New York  e l'anno successivo si esibì ala Casa Bianca in onore di Abramo Lincoln: dopo questo concerto la sua carriera non conobbe più alcuna sosta e persino
Franz Liszt si offrì di darle lezioni, ma Maria Teresa rifiutò questa
possibilità. La sua fama e il suo prestigio ormai acclarato le permisero di compiere numerosi viaggi, in Europa e Tournée nel mondo. Gestiva inoltre una compagnia d'opera e fondò un
Conservatorio : un protagonismo davvero concreto e costruttivo.
Nel giro di vorticosi concerti, non trascurò la composizione e scrisse brani per voce e pianoforte, per coro e brani di musica da camera.
Maria Teresa operò in un periodo musicale molto intenso e particolare, poiché visse a cavallo fra Ottocento e Novecento, momento storico in cui la musica e l'arte in genere, nonché la società stessa, si stavano rivoluzionando dalle fondamenta. 
Si dedicò anche all'insegnamento e scrisse un trattato musicale,
l' Utilizzo dei pedali , un prezioso documento didattico che venne pubblicato postumo, nel 1919.
Il suo stile compositivo ha rispecchiato le tematiche e i dettami delle logiche musicali del tempo, inserendo dissonanze e tensioni
armoniche senza l'utilizzo di esasperate esagerazioni.
Degna interprete della musica a livello mondiale, quello di Maria Teresa fu una vita vissuta interamente e sempre da protagonista.


 Adriano Bassi  da   Guida alle Compositrici dal Rinascimento ai giorni nostri

venerdì 28 aprile 2017

Storia di una compositrice : Fanny Mendelssohn

 
 
 
 
Allegro Agitato in Fa Minore
 


 Fanny Mendelssohn nacque ad Amburgo il 14 novembre 1805 da
una famiglia altolocata e di grande cultura. I genitori, di origine
ebraica, diedero ai quattro figli la possibilità di crearsi una solida
preparazione umanistica e artistica.
Con tale preparazione, la ragazza divenne ben presto famosa fra gli amici e i conoscenti della famiglia non solo come eccellente pianista, ma anche come compositrice di Lieder e brani pianistici.
Le soddisfazioni ottenute da Fanny, non valsero tuttavia a sminuire la ricerca di un successo più vasto: il suo desiderio più intimo era quello di esibirsi di fronte ad un pubblico sempre più ampio ed eterogeneo, sia come pianista che come compositrice.
Una sua frase testimonia questa volontà ferrea di portare a conoscenza di tutti le sue creazioni musicali .

" Sto iniziando a pubblicare... e l'ho fatto di mia spontanea volontà
  e non posso incolpare nessuno della mia famiglia se rimarrò
  delusa. Spero di non infastidirvi tutti, poiché sono una " femme
  libre"... Se la mia pubblicazione sarà gradita e riceverò ulteriori
  richieste, sarò molto felice e questo rappresenterà per me un
  grande stimolo...e io ne ho sempre bisogno per creare. Se no,
  rimarrò allo stesso punto dove sono sempre stata ".

La dolcezza, ma contemporaneamente la determinazione del suo carattere, si riflettono nella sua musica, che considera il messaggio
sonoro un momento di catarsi e di fuga dalla realtà.
Il suo pianismo si dimostra intimistico e legato al mondo bachiano.
Non a caso, il brano intitolato Prelude in Mi Minore ripercorre le strade del contrappunto denso e geometrico, con un pizzico di fantasia tutta femminile.
Fanny Mendelssohn ha scritto in tutto circa cinquecento composizioni musicali, tra cui circa 120 pezzi per pianoforte, molti
Leader ( canzoni d'arte ) e musica da camera. Sei delle sue canzoni
sono state pubblicate sotto il nome di Felix ( dal nome di uno dei fratelli ), nelle sue raccolte  Opus 8 e 9 , mentre gli altri lavori
pubblicati a suo nome sono inseriti nelle raccolte di brani per pianoforte. I lavori rimanenti sono nella versione manoscritta.


  Adriano Bassi  da   Guida alle Compositrici dal Rinascimento ai giorni nostri

giovedì 27 aprile 2017

IL MANOSCRITTO - SONO UN'OMBRA TRA QUELLE...

 
 

               
                      Canto dei monaci ortodossi del Monte Athos



Ho finito il libro e ho messo il punto,
non ho potuto rileggere il manoscritto.
La mia sorte si è consumata tra le righe
mentre l'anima mutava la scorza.

E' così che il figliol prodigo si strappa la camicia dalle spalle,
è così che il sale dei mari e la polvere delle vie terrene
sono benedette e maledette dal profeta
andato da solo incontro agli angeli.

Sono colui che è vissuto nel proprio tempo
senza essere sé. Sono il minore della famiglia
degli uomini e degli uccelli, ho cantato insieme a tutti gli altri

e non lascerò il banchetto dei viventi:
blasone autentico del loro onore di famiglia,
vocabolario diretto dei loro legami alla radice.


                     @@@@@


Sono un'ombra tra quelle ombre che una volta
bevuta l'acqua terrena non hanno spento la sete
e tornano sul proprio cammino pietroso
turbando i sogni dei vivi, per bere un po' d'acqua viva.
Come la prima nave dal grembo dell'oceano,
come la barca sacrificale che esce dal kurgan,
così io salirò sulla scala fino al gradino
ove m'attenderà la tua ombra viva.
- Ma se è una menzogna, se è una fola,
se non è un volto ma una maschera di gesso
a fissare ognuno di noi da sottoterra,
con le dure pietre degli occhi illacrimati...


        Arsenij  Tarkovskij     da     Stelle tardive

POESIA DI DONNE

 
 
                              Nostalghia - Andreij Tarkovskij ( musica di Bach )


Dispiegato solo da pieghe di donna, l'uomo si di-spiegherà e dovrà
sempre di- spiegarsi.
Di-spiegato solo dalla suprema donna della terra,verrà la suprema
donna della terra.
Di-spiegato dalla donna più socievole, verrà l'uomo più socievole.
Di-spiegato solo dal corpo perfetto di una donna, potrà un uomo
prendere un corpo perfetto.
Di-spiegate solo dall'inimitabile poesia della donna, potranno 
nascere le poesie dell'uomo - e solo da lì sono nate le mie poesie.
Di-spiegatosi dalla donna forte e arrogante che amo, solo da lì
potrà venire l'uomo forte e arrogante che amo.
Di-spiegati dagli abbracci vigorosi della donna forte che amo, solo
da lì verranno gli abbracci vigorosi dell'uomo.
Di-spiegate dalle pieghe del cervello della donna, verranno tutte le
pieghe del cervello dell'uomo, fedele e obbediente.
Di-spiegata dalla giustizia della donna, ogni giustizia è dispiegata.
Di-spiegata dalla compassione della donna, c'è tutta la compassione;l'uomo è una cosa grande, per la terra e per l'eternità
eppure ogni minima grandezza dell'uomo si di-spiega da una donna.
Solo se prima l'uomo è plasmato nella donna, può poi plasmare
se stesso.


           Walt  Whitman      da    Foglie d'erba




PASSEGGIANDO...( Tra Toscana e Umbria )

 
 
 
 
Approcci...naturali

 
 
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PASSEGGIANDO... ( Tra Toscana e Umbria ) 1

 
 
 
 
Spazi e volumi

 
 
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PASSEGGIANDO... ( Tra Toscana e Umbia ) 2

 
 
 
 
Dolce Umbria...

 
 
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PASSEGGIANDO ...( Tra Toscana e Umbria ) 3

 
 
 
 
Duomo di Siena

 
 
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PASSEGGIANDO...( Tra Toscana e Umbria ) 4

 
 
 
 
Non solo fiori...

 
 
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PASSEGGIANDO...( Tra Toscane e Umbria ) 5

 
 
 
 
Scorci

 
 
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PASSEGGIANDO...( Tra Toscana e Umbria ) 6

 
 
 
 
Horti  Leonini

 
 
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PASSEGGIANDO...( Tra Toscana e Umbria ) 7

 
 
 
 
Basiliche

 
 
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PASSEGGIANDO...( Tra Toscana e Umbria ) 8

 
 
 
 
Terre di artisti

 
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PASSEGGIANDO...(Tra Toscana e Umbria ) 9




 
 
Dove spazia lo sguardo...


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PASSEGGIANDO...( Tra Toscana e Umbria ) 10

 
 
 
 
Terrecotte invetriate di Andrea della Robbia

 
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PASSEGGIANDO ...( Tra Toscana e Umbia ) 11

 
 
 
Colori del tramonto

 
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PASSEGGIANDO...( Tra Toscana e Umbria ) 12

 
 
 
 
Le  Torri

 
 
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martedì 25 aprile 2017

E LA CHIAMANO LIBERAZIONE



Forse qualcuno si meraviglierà che  per l'anniversario della
Liberazione, io posti un brano e un video che meglio sarebbero
occorsi nel Giorno della Memoria ( il 27 Gennaio ).
Ma io penso che non ci siano libertà - e pertanto anche liberazioni-
che siano solo individuali e che appartengano quindi di diritto alla coscienza , non solo dei singoli, ma anche degli Stati e dei Popoli che ebbero a sperimentarle.
La libertà, come diritto inalienabile di ogni essere umano, è un fatto che ci riguarda tutti, specie nel tempo attuale in cui questa parola sta perdendo quasi il suo significato originario.
Perciò il brano che ho trascritto e le scene che ripropongo alla visione, non hanno solo l'intento di " ricordare perché gli orrori di cui vi si parla non debbano più accadere ", e quindi e in un certo senso ci mettano tranquilli con le nostre coscienze, ma perché siano un invito a guardare questo mondo ( tutto questo mondo e ciò che vi accade ) con occhi più critici verso quelle realtà dove la parola " libertà"  è tuttora
negata, vilipesa e oltraggiata da guerre in atto, da ingiustizie e crudeltà, ma anche da ogni forma di abuso pubblico o privato.
Io credo che finchè anche un solo uomo sulla Terra  non goda
dei propri diritti  in quanto essere umano ( e soprattutto non abbia  una piena libertà fisica, morale e politica ), noi ( che siamo i privilegiati di un Sistema ) non abbiamo nessun motivo di festeggiare alcunché.
 E' finito il tempo del ricordo e delle ricorrenze: inizi ora il Tempo della Consapevolezza.


                        frida


La Tregua - Francesco Rosi

 
 


Queste cose, avvertite dai più solo come un'improvvisa ondata di fatica mortale, accompagnarono per noi la gioia della liberazione.

LA TREGUA 2



(...) Così per noi, anche l'ora della libertà suonò grave e chiusa e ci
      riempì gli animi, di gioia e di un doloroso senso di pudore , per
      cui avremmo dovuto lavare le nostre coscienze e le nostre
      memorie della bruttura che vi giaceva: e di pena, perché
      sentivamo che questo non poteva avvenire, che mai più nulla
      sarebbe potuto avvenire di così buono e puro da cancellare il
      nostro passato, e che i segni dell'offesa sarebbero rimasti in noi
      per sempre, e nei ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi dove
      avvenne, e nei racconti che ne avremmo fatti. Poiché - ed è
      questo il tremendo privilegio della nostra generazione e del mio
      popolo - nessuno ha mai potuto meglio di noi cogliere la natura
      insanabile dell'offesa, che dilaga come un contagio.
      E' stolto pensare che la giustizia umana la estingua. Essa è
      inesauribile fonte di male: spezza il corpo e l'anima dei
      sommersi, li spegne e li rende abietti; risale come infamia sugli
      oppressori, si perpetua come odio nei superstiti e pullula in
      mille modi contro la stessa volontà di tutti come sete di
      vendetta, come cedimento morale, come negazione, come
      stanchezza, come rinuncia.
      Quante cose, allora mal distinte, e avvertite dai più solo come
      una improvvisa ondata di fatica mortale, accompagnarono per
      noi la gioia della liberazione. Perciò pochi fra noi corsero
      incontro ai salvatori, pochi caddero in preghiera.
      Charles ed io sostammo in piedi presso la buca ricolma di
      membra livide, mentre altri abbattevano il reticolato; poi
      rientrammo con la barella vuota, a portare la notizia ai
      compagni.  (...)


                Primo  Levi  da    La Tregua

LA TREGUA 1



(...) La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il
      mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi
      a scorgerla : stavamo portando alla fossa comune il corpo di
      Sòmogyi, il primo dei morti fra i nostri compagni di camera.
      Rovesciammo la barella sulla neve corrotta, ché la fossa era
      ormai piena, ed altra sepoltura non si dava: Charles si tolse il
      berretto, a salutare i vivi e i morti.
      Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano
      guardinghi- coi mitragliatori imbracciati - lungo la strada che
      limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostarono a
      guardare, scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo
      sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti,
      sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi.
      A noi parevano mirabilmente corporei e reali, sospesi ( la
      strada era più alta del campo ) sui loro enormi cavalli, fra il
      grigio della neve e il grigio del cielo, immobili sotto le folate
      di vento umido minaccioso di disgelo. Ci pareva - e così era -
      che il nulla pieno di morte in cui da dieci giorni ci aggiravamo
      come astri spenti, avesse trovato un suo centro solido, un
      nucleo di condensazione: quattro uomini armati, ma non armati
      contro di noi; quattro messaggeri di pace, dai visi rozzi e
      puerili sotto i pesanti caschi di pelo.
      Non salutavano, non sorridevano: apparivano oppressi - oltre
      che da pietà - da un confuso ritegno che sigillava le loro
      bocche e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo.
      Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci
      sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava
      assistere o sottostare ad un oltraggio: la vergogna che i
      tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla
      colpa commessa da altri, e gli rimorde che esista, che sia stata
      introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono,
      e che la sua volontà buona sia stata nulla o scarsa, e che non
      abbia valso a difesa.  (...)


               Primo  Levi   da     La tregua

lunedì 24 aprile 2017

Beethoven - 5a Sinfonia in C minor

 
 


                                            " Prendere il destino per la gola"

IL GENIO DI BEETHOVEN 1



(...) Le nove sinfonie di Beethoven sono forse il patrimonio
      musicale più conosciuto al mondo; ovunque esista una vita
      musicale, ovunque si faccia musica, le Sinfonie sono la colonna
      portante del repertorio sinfonico e da circa due secoli sono
      presenti nella mente e nel cuore degli ascoltatori.
      Tutte e nove possono essere considerate un unico repertorio
      creativo, in cui si delinea un percorso evolutivo e anche il
      racconto di una Storia. Prese insieme - infatti - possono far
      pensare ad un romanzo di formazione: un giovane parte per il
      vasto mondo, si scontra con ostacoli che riesce a superare
      grazie ad un'eroica volontà d' azione finchè, uscendo dalla
      sfera degli interessi personali, allarga lo sguardo a una
      dimensione sociale, celebrando ideali di portata universale.
      Sintesi del passato, fra Illuminismo e Romanticismo, le sinfonie
      di Beethoven hanno determinato la vita musicale dell'
      Ottocento: l'evoluzione dell'orchestra sinfonica, la nascita del
      direttore d'orchestra, l'istituzione del concerto pubblico.
      E al tempo stesso hanno rappresentato il centro di irradiazione
      della musica futura, anche attraverso gli esiti non voluti di
      musiche che sono modelli di autorità classica e allo stesso
      tempo simboli di rottura liberatoria delle forme tradizionali.
      Un mondo, quello delle Sinfonie, che brilla ancora oggi di una
      forza straordinaria, di fronte alla quale non è possibile tirarsi
      indietro: meglio assecondare quell'impeto, meglio accogliere
      quel caloroso invito a frequentare e ad abitare un patrimonio
      di cultura, civiltà e bellezza fra i più alti della storia moderna.
      (...)


          Giorgio Pestelli    da    Il Genio di Beethoven

IL GENIO DI BEETHOVEN 2



(...) Il tema con cui attacca la Quinta Sinfonia ha qualcosa di
      intimidatorio; ti mette con le spalle al muro e ti ricorda il
    " Voglio afferrare il destino alla gola", la frase - simbolo del
      temperamento morale beethoviano scritta a Wegeler durante la
      crisi dell'autunno 1801. Tema famosissimo: forse l'unico di 
      tutte le Sinfonie di Beethoven di cui si può parlare pensando 
      che ogni lettore lo conosca; entrato in proverbio, anche per
      l'aneddoto connesso, e non meno famoso, della spiegazione che
      ne avrebbe dato Beeethoven stesso secondo Anton  Schindler:
      " Così il destino bussa alla porta ". 
      Il tema è fatto di vari parametri: melodia, armonia, ritmo ne
      sono i principali; generalmente il tema è melodico nella sua
      essenza ( anche nell'esordio dell' Eroica è così ), anche se nella
      forma di sonata, dove per solito le cose s'han da capire al volo,
      i temi sono venuti assumendo caratteri particolari di brevità e
      perspicuità, specialmente con Beethoven, in quanto pensati in
      funzione dell'elaborazione successiva; temi spesso corti e
      incisivi e quindi puntando molto sul ritmo che di tutti i 
      parametri musicali è quello che più direttamente colpisce la
      ritentiva dell'orecchio. Ma qui, con la prima idea dell' Allegro
      con brio , già apparsa nella prima concezione dell'opera, siamo
      al caso limite: tre note veloci, ripetute di furia, che cadenzano
      su una quarta nota tenuta; poi lo schema si ripete scendendo
      un grado della scala, questa seconda volta con fermata più
      lunga per l'aggiunta di una battitura asimmetrica.
      Certo, ci sono intervalli melodici, ma non propriamente una
      melodia; ci sono situazioni armoniche, ma non subito univoche
      quindi il ritmo sovrasta, un tema che è soprattutto una carica
      di energia senza altri attributi o attrattive : una sorta di
      drammatico " nudo" musicale. Essendo mera forza motrice, è
      tutto disponibilità, virtualità che può propagarsi in qualsiasi
      direzione; pilotarla è l'argomento del primo movimento, che
      in sé è breve e non conclude in modo definitivo, ragion per cui
      l'espansione continua nel seguito della sinfonia.
      Essendo pura disponibilità, questo tema non dovrebbe voler
      dire nulla, ora è nulla, diventerà qualcosa; e tuttavia il modo
      in cui Beethoven lo presenta- eminentemente interrogativo -
      impone la domanda sul suo significato. L'aneddoto del destino
      che bussa alla porta ( inquietudine per la sordità crescente ),
      riferito da Schindler, allievo, segretario e poi biografo del
      compositore, è tutt' altro che superficiale: il destino infatti
      allude a una presenza inevitabile, una forza estranea all'
      interiorità, quindi non umana; una imposizione della materia
      contro cui lo spirito mobilita la sua reazione: è questa la
      concezione schilleriana  del " patetico" che coincide con quella
      operata da Beethoven nella composizione di una sinfonia che
      nasce sotto il peso di un'oppressione ritmica e che poco alla
      volta  attraverso ostacoli, ripiegamenti, affermazioni,  se ne
      libera in una vittoria finale dello spirito e dell'intelligenza
      umana. Il bussare come segnale di una catastrofe dietro la
      linea della porta è situazione tipicamente drammatica,
      conclusione di peripezia nella catastrofe come nel finale del
      Don Giovanni, nei cupi rintocchi del Macbeth dietro porte
      chiuse dietro orrendi delitti. (...)


         Giorgio  Pestelli    da    Il Genio di Beethoven
     

domenica 23 aprile 2017

LA SPENSIERATEZZA

 
 
 

                                              ...esplodo come la dinamite...



La spensieratezza è un caro peccato,
caro compagno di strada e nemico mio caro!
Tu negli occhi m'hai spruzzato il riso
e la mazurca mi hai spruzzato nelle vene.
Poiché mi hai insegnato a non serbare l'anello,
con chiunque la vita mi sposasse.
A cominciare alla ventura - dalla fine,
e a finire  - ancor prima di cominciare.
Ad essere come uno stelo, ed essere come l'acciaio.
Nella vita, in cui così poco possiamo,
a curare la tristezza con la cioccolata
e a ridere in faccia ai passanti.


      Marina  Cvetaeva   da       Poesie

L'ESPERIENZA DEL DISTACCO 1



(...) Nella nostra vita quotidiana si possono riscontrare tendenze
      simbiotiche talmente differenziate e  frequenti che la simbiosi
      non va considerata solo nel suo aspetto patologico, ma si deve
      supporre che l'essere simbiotici e l'evolvere della simbiosi
      verso l'individuazione corrispondano proprio ad un ritmo vitale
      Per questo motivo mi pare importante non evitare la simbiosi,
      ma tentare di viverla in modo ottimale. Già per il bambino
      piccolo vale il principio che una simbiosi ottimale sia il
      presupposto di un distacco e di un'individuazioni ottimali.
      Nel nostro contesto viene spontaneo chiederci ora se la persona
      in lutto, che vuole vivere in simbiosi con il defunto, sia una
      persona che non è riuscita a vivere nella sua vita una forma di
      simbiosi ottimale o se l'esigenza di simbiosi le venga solo dal
      suo grande turbamento. Pare che un tratto peculiare dell'
      acquisizione di nuove caratteristiche individuali sia di rendere
      solitari e autonomi e che proprio questa individuazione desti
      desideri simbiotici. Sulla base di questa riflessione è
      comprensibile che l'esperienza della perdita di una persona
      amata costringa a fare un passo in direzione dell'
      individuazione, risvegliando di conseguenza il desiderio di
      simbiosi. Siccome non è un distacco compiuto gioiosamente e
      deciso spontaneamente, bisogna prevedere che in un primo
      tempo verrà fatto un passo indietro.
      E' interessante notare in proposito che le nostre
      rappresentazioni collettive dell'aldilà si avvicinano molto alle
      rappresentazioni collettive di simbiosi. Anche il Paradiso - per
      esempio - in cui tutti vivono assieme in pace, è un'immagine
      che sta alla base delle nostre esigenze di simbiosi; pensiamo
      anche a espressioni quali " Entrare nell'eterna beatitudine",
     " Venire accolti in un grande tutto" per venire poi " annullati".
       Dietro rappresentazioni collettive dell'aldilà e dietro la
       tensione verso la simbiosi, vi è il desiderio di venire annullati,
       di venire protetti, di pace, di fusione con qualcosa di più
       grande che ci accolga.
       Evidentemente si riesce a sopportare il pensiero della morte
       solo se contemporaneamente ci si immagina che la morte ci
       permette di fonderci con qualcosa che ci è superiore. A questo
       modo non vi è da stupirsi che anche soffrendo l'esperienza
       della morte, si aspiri alla simbiosi.
       In ogni caso, andrebbe tenuto conto del differente modo di
       vivere il lutto che esiste da persona a persona. Osserviamo che
       chi considera il lutto un processo, può muovere da questa
       fase di simbiosi verso una nuova individuazione e, grazie a
       questa, ritornare ad essere capace di stabilire rapporti; chi
       invece rimane fermo nella  simbiosi, si sente sempre più triste
       e privo di significato, giacchè un legame simbiotico può dare
       forza e protezione solo al momento opportuno e per un certo
       periodo.   (...)


                 Verena  Kast   da     L' esperienza del distacco