martedì 29 novembre 2016

NON E' PIU' COME PRIMA 1 ( L' Impossibilità di perdonare per amore )





(...) Per l'amore narcisistico il lavoro del perdono è impossibile
      perché la delusione provocata dall' Altro genera una tale
      ferita dell' Io che l'oggetto non può più esercitare la sua
      funzione di sostegno ideale. Tuttavia l'impossibilità del perdono
      non conosce solo questa versione. Quando l'impossibilità di
      perdonare non deriva da un'offesa narcisistica, essa può avere
      la stessa dignità del perdono. Entrambe le esperienze - il
      perdono e l'impossibilità del perdono - possono essere in un
      rapporto stretto con l'impossibile. L 'impossibilità di perdonare
      non è di serie B rispetto alla serie A del perdono riuscito; non
      è il semplice fallimento del perdono. Anche l'impossibilità del
      perdono può essere una manifestazione radicale dell'amore :
      impossibilità di accettare lo spergiuro, il tradimento,
      l'abbandono della promessa non per difendere un Ideale
      astratto, una versione solo platonica e idealizzante dell'amore,
      o, peggio, dell'immagine del proprio Io. Può essere impossibile
      perdonare perché non si vuole venir meno alla grandezza dell'
      incontro che si voleva per sempre. Qualcosa si è rotto e rifiuta
      ogni aggiustamento. " Non è più come prima" non è solo la
      sentenza di chi abbandona o tradisce o, più semplicemente ,
      non ama più, ma può diventare la risposta di chi ha dovuto
      subire la ferita dell'abbandono. Anche per chi ha subito il
      trauma non può essere più come prima : l'ombra dell'infedeltà,
      del tradimento della parola, dello spergiuro rende l'Altro
      inaffidabile, irriconoscibile, estraneo, diverso da quello col
      quale si era vissuta l'esperienza nuova del mondo.
      L'impossibilità del perdono può essere un altro modo col quale
      si manifesta il carattere assoluto dell'amore, rispetto al quale
      il perdono può apparire come una via più facile che
      condurrebbe ad adattarsi  a qualsiasi cosa ( il tradimento )
      che contraddirrebbe alle radici questo amore.
      In questo senso viene rifiutata ogni versione in malafede del
      perdono perché si può perdonare per paura di perdere l'
      l'oggetto amato, per preservare e difendere l'ordine familiare,
      per non introdurre strappi troppo dolorosi o impegnativi nella
      propria vita. In tutti questi casi non c'è stato effettivo lavoro,
      ma una " fuga" nel perdono ( nel senso clinico in cui Freud
      parlava di " fuga nella guarigione" ) per evitare l'incontro
      angosciante con la propria solitudine e con la perdita dell'
      oggetto amato.
      L ' impossibilità di perdonare può essere grande come il
      perdono. L'oggetto che ci ha ferito è vivo, è ancora una
      presenza, sebbene questa presenza si sia corrotta, alterata,
      trasfigurata, si sia rivelata altra da come la pensavamo. Nell'
      impossibilità del perdono questa stessa presenza diviene un'
      assenza, un non-essere, un morto che non può essere 
      rianimato. Io decido che è davvero la fine e che le nostre vite
      non si ritroveranno più. In questo caso il lavoro del perdono
      viene sostituito da un vero e proprio lavoro del lutto: per me
      è morto, non esiste più: tutto è finito .  (...)



Massimo Recalcati   da   Non è più come prima ( Elogio del perdono nella vita amorosa )
          


                        

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